"Non c'è mai stato un proprietario-giocatore, ma chissà...". Il campione ci ha ripensato? Pare che a un anno dal ritiro, David Beckham si sia stufato della vita da spettatore. David Beckham non esclude l'ipotesi di tornare in campo. Il 39enne ex centrocampista inglese si è ritirato nel 2013 e come noto ora è concentrato sulla nuova avventura da manager. Lo Spice Boy guida a Miami il progetto per la creazione di una nuova franchigia che dal 2016, o dal 2017, entrerà a far parte della Major League Soccer, anche se prima dovrà risolvere il problema stadio. "Adesso vado a vedere una partita di basket", racconta Beckham alla Bbc, presentando un documentario in cui percorre in lungo e in largo la foresta amazzonica in moto, canoa e aereo, "e quando vedi un atleta che gioca al top, torna quel desiderio di giocare. Viene voglia di rientrare e comincia a pensare Potrei tornare a giocare? Sarei in grado di riprendere". Ma conoscendo la macchina di pubbliche relazioni che c'è dietro ogni dichiarazione di Beckham è probabile che tutto rimanga un sogno. Più probabile che lo si possa vedere forse in campo per un'amichevole, ma in questo caso sarebbe secondo ditro un altro mito del soccer USA, Giorgio Chinaglia, che nel 1983 dopo il ritiro scese in campo da presidente e proprietario della SS Lazio in un'amichevole contro i Cosmos nel Chinaglia's Day. Meglio così.
Il gruppo di telecomunicazioni alle spalle di David Beckham nell’affare che riporterà una franchigia professionistica della MLS a Miami ha rivelato i piani per il nuovo stadio. Marcelo Claure, fondatore e presidente del distributore di telefonia mobile Brightstar [che già nel 2009 aveva provato a portare la MLS a Miami insieme al Barcellona, Ndr], ha offerto un piano alternativo per la costruzione di un nuovo stadio lungo il litorale della Baia di Biscayne, dopo che una prima proposta aveva sollevato l’opposizione dei politici locali, della Royal Caribbean e del magnate Norman Braman. Claure, che possiede il 43% della Brightstar, è entrato in affari con Beckham e con l’imprenditore inglese Simon Fuller nel tentativo di portare una franchigia della MLS a Miami entro il 2017. I dubbi di ambientalisti e cittadini. La proposta del gruppo di Beckham prevede la costruzione del nuovo impianto in un’area dove già si trova l’American Airlines Arena, casa dei Miami Heat. Questo porterebbe all’espansione dell’area esistente, con la costruzione dello stadio. “Non c’è un posto più significativo di un’area con i musei alla sinistra e l’arena alla destra”, ha dichiarato Claure. Lo stadio dovrebbe avere una capienza di circa 20mila posti, ma l’area prescelta sembrerebbe non essere gradita da tutta la comunità di Miami. Il progetto dello stadio dovrà infatti superare l’opposizione di coloro che temono per il traffico cittadino, così come quelle degli ambientalisti per quel che riguarda la salvaguardia della Baia di Biscayne. Un investimento da 250 milioni di dollari. Per la costruzione di un nuovo stadio, la città e la contea potrebbero accordarsi per un cambio di terreni che esenterebbe la struttura dalle tasse di proprietà. Beckham pagherebbe dunque soltanto una sorta di affitto. A novembre i cittadini di Miami saranno chiamati alle urne per votare il referendum sulla questione stadio. Se gli elettori dovessero appoggiare il progetto da 250 milioni di dollari, la costruzione dello stadio verrà finanziata privatamente. “Ho sempre detto che la nostra squadra sarà la società della gente e renderà orgogliosa l’intera comunità di Miami”, ha dichiarato Beckham. Stadi in città, il regolamento della MLS. Dal 1998 al 2001 Miami ha avuto una franchigia nella MLS, i Fusion, che hanno giocato a Fort Lauderdale. La franchigia non esiste più dal 2002, a causa dei scarsi ricavi (ultima nella MLS) e dei dati negativi riguardanti pubblico e sponsorizzazioni. I criteri della MLS prevedono uno stadio in città per le franchigie partecipanti al campionato professionistico: a questo proposito, John Aschuler (consigliere immobiliare del gruppo) concorda con la Lega Professionistica Americana: “Il calcio è uno sport urbano, non si può giocare a calcio in un parcheggio fuori dall’autostrada”. Fonte: Marco Belinazzo - ilsole24ore.com
In un'intervista rilasciata all'edizione domenicale del Minneapolis Star Tribune, il vicepresidente dei Minnesota Vikings Lester Bagley ha parlato chiaramente della volontà del team NFL di lanciare una franchigia in Major League Soccer. Per quanto ormai da qualche anno in Minnesota si parli della possibilità, le dichiarazioni di Bagely sono le più forti mai espresse sul tema. Ecco il passaggio rilevante dell'intervista: Q: Major League Soccer: Abbiamo letto che sia i Vikings che un gruppo guidato dal Minnesota United puntano ad un expansion team. A che punto sono gli sforzi al riguardo, e non c'è il rischio che il Super Bowl porti via risorse al progetto? A: No, penso che il Super Bowl provi che siamo in grado di realizzare le cose. E una delle cose che intendiamo fare è ottenere una franchigia MLS. Siamo stati a Seattle e ci siamo incontrati con la loro proprietà e il management. Stessa cosa faremo con lo Sporting KC la prossima settimana. E stiamo continuando a discutere con il Commissioner [Don] Garber. Lo Star Tribune riporta inoltre che i Vikings stanno lavorando con gli architetti per fare in modo che il nuovo stadio (dal costo di $975 milioni) possa presentare un design in grado di permettere una riduzione dei posti a 20,000-30,000, sul modello di quanto realizzato a Vancouver col BC Place per i match dei Whitecaps. Ma per i Minnesota Vikings non sarà semplice, visto il forte interesse per una franchigia reso pubblico dal Minnesota United della NASL, che ha il vantaggio di partire da una base tecnica e di tifosi, un centro tecnico in costruzione, e l'alleanza con i Minnesota Twins della MLB, con cui puntano a costruire un stadio nuovo da 20mila posti. Con l'ingresso di New York City FC e Orlando nel 2015, di Atlanta nel 2017, e con Miami in stand by, Minnesota sarebbe per la MLS la franchigia numero 24, a chiusura del round di espansione annunciato un anno fa da Garber. Il calcio pro a Minneapolis non sarebbe certo una novità. Già negli anni '70 infatti, ai tempi della NASL, gli allora Minnesota Kicks del sudafricano Ace Ntsolengoe e del portiere americano Tim Twellman (papà di Taylor Twellman, ex attaccate della Nazionale USA e dei New England Revolution) furono capaci di attirare una media di 32.775 spettatori a partita nel 1977, secondi solo ai Cosmos, mentre l'anno prima vennero sconfitti nella finale del Soccer Bowl dai Toronto Metros-Croatia di Eusebio.
Potrebbe la Major League Soccer arrivare a Las Vegas? Il Las Vegas Sun riporta che la Findlay Sports and Entertainment e The Cordish Companies hanno annunciato ieri un piano per costruire uno stadio da calcio di 24,000 posti a sedere nel centro città a Symphony Park, foto a fine articolo. Mark Abbott (MLS Deputy Commissioner) ha confermato al Las Vegas Sun che si è parlato di questa cosa: "Ci siamo incontrati recentemente con Justin Findlay e Blake Cordish negli uffici della MLS a New York. Siamo rimasti molto colpiti della loro visione di costruire un nuovo stadio per il calcio e l'acquisizione della expansion per la MLS" ha detto Abbott. "Siamo lieti di continuare le discussioni così come loro lavoreranno per sviluppare ulteriormente i loro piani con il sindaco e con la città di Las Vegas". La MLS si sta espandendo dagli attuali 19 club a 24. Orlando City e New York City FC entreranno a far parte della lega nel 2015, Miami e Atlanta intorno al 2017. Justin Findlay ha citato Austin, Minneapolis, Sacramento, San Antonio e San Diego come rivali di Las Vegas per l'ultimo posto. L'investimento per lo stadio dovrebbe essere di $300 milioni e dovrebbe portare circa 1,000 posti di lavoro permanenti.
Don Garber, Commissioner della Major League Soccer, ha dichiarato ieri che uno stadio a downtown Miami è essenziale ai fini dell'ingresso della nuova franchigia di proprietà di David Beckham in società col suo manager Simon Fuller e il miliardario delle telecomunicazioni Marcelo Claure, che aveva già provato rilanciare Miami nel 2009 insieme al Barcellona. A questi potrebbe aggiungersi presto il cestista dei Miami Heath LeBron James, anche per attirare un pubblico come quello di Miami non certo facile a recarsi ad eventi sportivi in massa. L'expansion team era stato annunciato lo scorso febbraio, ma il progetto proposto da Beckham per uno stadio da costruire nel suggestivo scenario di Port Miami sta trovando forti opposizioni. E' stata addirittura creata una coalizione contro lo stadio nell'area del porto guidata dalla società di crociere Royal Caribbean, che sta sponsorizzando degli sponsor televisivi sul tema. Garber, intervenendo al meeting annuale della Associated Press Sports Editors, ha dichiarato che la MLS "non crede che qualsiasi altra location andrebbe bene per lo stadio", aggiungendo però che altri siti vicino all'oceano "potrebbero avere senso". Beckham, ritiratosi dal calcio dopo sei mesi al PSG al termine della sua esperienza quinquennale coi LA Galaxy, ha quindi esercitato l'opzione prevista dal suo contratto con la MLS, che gli consentiva di acquisire una franchigia MLS al prezzo "scontato" di $25 milioni. Uno sconto notevole, considerando i prezzi delle due ultime franchigie: $100 milioni per il NYCFC e $70 per l'Orlando City. "Non c'è una tempistica specifica", ha detto Garber, "ma David ha esercitato la sua opzione. Adesso ha uno specifico periodo di tempo entro il quale chiudere la cordata proprietaria e trovare un luogo adatto per lo stadio, anche perché non possiamo lasciare quell'opzione aperta per sempre". La MLS al momento vede uno schieramento di 19 squadre, cui si aggiungeranno New York City FC e Orlando City SC nel 2015, seguite poi dal team numero 22 - annunciato due settimane fa - che sarà Atlanta (di 70 milioni l'investimento del proprietario degli Atlanta Falcons, Arthur Blank), nel 2017. Nessuna scadenza è stata invece data per Miami, 23° franchigia, che già ora difficilmente potrebbe entrare prima del 2017, con la lega decisa a chiudere le expansion a quota 24 entro il 2020. Anche il NYCFC al momento ha qualche problema per lo stadio però, e fino al 2017 (per ora) scenderà in campo allo Yankee Stadium, di proprietà dei NY Yankees, partner del Manchester City nell'avventura NYCFC. "Al riguardo non voglio dire che non ci siano avanzamenti. C'è un sacco di lavoro che si sta facendo, e speriamo che entro il prossimo anno saremo in grado di annunciare qualcosa". Un nuovo stadio è la priorità anche per Chivas USA, D.C. United, New England. Il Chivas USA, che condivide lo StubHub Center con i Los Angeles Galaxy, è un caso particolare, essendo stato riacquistato dalla MLS lo scorso febbraio dopo i disastri di Jorge Vergara e Angelica Fuentes (proprietari anche del club messicano Chivas Guadalajara dal 2002), con i Goats che troveranno un nuovo titolare entro l'anno e che avranno un nuovo brand nel 2015. Il Chivas USA "era mal posizionato sul mercato. Avevamo una proprietà non legata al territorio, che aveva una visione molto diversa di come gestire il club rispetto alla struttura della MLS", ha spiegato Garber. "Era praticamente tutto sbagliato, a cominciare dal brand. Penso siano state assunte molte decisioni sbagliate, incluse alcune prese dalla lega". La MLS sta quindi cercando una nuova proprietà per il club biancorosso, che l'anno prossimo potrebbe riportare in vita un brand storico del soccer, quello dei Los Angeles Aztecs, club della NASL anni '70 in cui giocarono George Best e Johann Cruyff. Oltre alla ricerca di investitori, per la quale la lega ha incaricato la banca di investimenti Moelis & Co., Garber ha dichiarato anche che rimane in piedi l'obiettivo di un nuovo stadio nell'area della University of Southern California.
Tra circa 10 ore verrà annunciato l'arrivo di Atlanta nella Major League Soccer come 22esimo team, a partire dal 2017. Operazione, come già scritto su questo sito, conclusa grazie alla voglia di portare la lega nel sud del paese (Orlando, Miami e Atlanta). Ma anche grazie al proprietario degli Atlanta Falcons della NFL, che ha messo sul tavolo un ottimo progetto, seppur la città venga considerata non un granché come market sportivo. Su questi passi, come riporta soccerbyives.net, anche il Minnesota che vorrebbe portare la MLS a Minneapolis nel Midwest, dove attualmente la lega ha Sporting KC, Chicago Fire e Columbus Crew, ed il Midwest è una regione geografica composta da 12 stati per circa 65 milioni di abitanti. Sugli stessi passi di Atlanta perché anche in questo caso ci sarebbe lo "zampino" della NFL, ovviamente dei Minnesota Vikings. Come ad Atlanta la squadra giocherebbe nel nuovo stadio della franchigia della National Football League da 65,000 posti a sedere (portabili a 30.000 con una copertura). Lester Bagley, vice presidente dei "public affairs" dei Vikings ha dichiarato: "Abbiamo intensificato le nostre conversazioni con la MLS. Ci sono sicuramente altri interessati nel market". Gli altri interessati dovrebbero essere Jim Pohlad, proprietario dei Minnesota Twins della MLB e Bill McGuire, proprietario del Minnesota United della NASL.
Continua senza pause l'espansione della Major League Soccer, che si appresta a raggiungere quota 23 squadre. Dopo i recenti ingressi di New York City FC e Orlando City SC (dal 2015), cui si aggiungerà il team di Miami di proprietà di David Beckham nel 2016 o 2017, il prossimo 16 aprile arriverà l'annuncio aspettato da tanto di Atlanta, anche se la Major League Soccer ha emesso un comunicato domenica in cui specifica: "Stiamo continuando a discutere con Arthur Blank per portare un team MLS ad Atlanta, ma al momento nessun accordo è stato finalizzato". Nonostante l'assenza di un accordo formale con la MLS, Arthur Blank - il miliardario proprietario degli Atlanta Falcons della NFL - ha confermato oggi che la prossima settimana ci sarà una presentazione pubblica relativa al futuro del calcio ad Atlanta, come riportato anche dall'Atlanta Journal Constitution: “Il titolare dei Falcons Arthur Blank sta puntando da anni ad una franchigia MLS. Le due parti hanno negoziato a lungo, ma ancora non si è arrivati a fissare una tempistica". La squadra giocherebbe nel nuovo stadio dei Falcons, attualmente in costruzione, che sarà pronto proprio per il 2017 - al costo di $1 miliardo - , e che sarà adattato con una riduzione dei posti disponibili in occasione dei match MLS, un po' come avviende per il BC Place di Vancouver. Ma l'AJC conferma anch'esso che l'annuncio sarà fatto il 16 aprile a downtown Atlanta, completando l'opera voluta dalla MLS di espansione nel sud degli States, dove sino ad oggi la squadra più a meridione è il DC United di Washington. Un piano che era stato illustrato dal Commissioner della MLS Don Garber, che la scorsa estate aveva spiegato che l'obiettivo è di arrivare a 24 squadre entro il 2020. Dopo l'annuncio di Atlanta quindi, le varie Minneapolis (MN), Sacramento (CA), San Antonio (TX), Detroit (MI), Indianapolis (IN), Charlotte (SC), daranno vita ad una battaglia per l'ultimo posto disponibile. Sempre che i proprietari delle altre fanchigie non preferiscano incassare ulteriormete da nuovi ingressi, anche se in passato Garber ha dichiarato che 30 club sarebbero davvero troppi. Che futuro per i Silverbacks della NASL? Il nuovo team Atlanta riannoderà quindi un filo che va indietro sino agli Atlanta Chiefs che nel 1968 militavano nella North American Soccer League (NASL), mentre nell'attesa delle decisioni di MLS e di Blank, rimane incerto il futuro degli Atlanta Silverbacks della "nuova" NASL, nel 2013 vincitori della Spring Season e sconfitti nel NASL Soccer Bowl dai NY Cosmos. Il club che attualmente rappresenta Atlanta avrà due possibilità al momento dell'eventuale annuncio della MLS: essere acquistato da Blank per preparare lo sbarco nella lega maggiore, oppure chiusura con relocation.
Il New York City Football Club esordirà Major League Soccer nel 2015 - insieme all'Orlando City SC - come terza squadra della grande mela oltre ai NY Red Bulls e ai NY Cosmos (che giocano però nella NASL). Non si conosce ancora invece la stagione d'esordio del team di Miami. La nuova franchigia americana, di proprietà di una joint venture 80% Manchester City e 20% New York Yankees (Mlb), e che è parte della strategia dello Sheikh Mansour di diffusione mondiale che ha visto anche l'acquisto e il rebranding del Melbourne Heart della A-League australiana, ha presentato pochi giorni fa il suo nuovo logo, che a molti ricorderà inevitabilmente quello dell'Inter. Somiglianza rintracciabile nei cerchi concentrici, nel nome del club nel cerchio più esterno, e per le iniziali 'NYC' nella parte centrale. In realtà l'ispirazione dell'autore, Rafael Esquer, risalirebbe al vecchio gettone della metropolitana di New York realizzato dalla Transit Authority nel 1953 e rimasto in uso per 50 anni. L'ultima versione del token presentava un pentagono al centro rappresentante i cinque boroughs di NYC (di qui l'hashtag #5boros1city), e due pentagoni appaiono sul logo del team, per rinforzare il collegamento con l'intera città. I colori blu, bianco e arancio derivano invece dalla bandiera di New York City. Il logo è stato scelto attraverso una votazione durata tre giorni e mezzo che ha visto la partecipazione di oltre 100mila persone. Reso pubblico il logo, il NYCFC ha dato il via ad un'impegnativa campagna di comunicazione fatta di pubblicità sui giornali e sui muri della città per informare i cittadini della Grande Mela della nascita del team a partire dalla prossima stagione, diretto dall'ex capitano degli USA Claudio Reyna e guidato in panchina dall'ex coach del Real Salt Lake Jason Kreis. Di ieri infine la notizia che la Etihad Airways diverrà sponsor della Major League Soccer, e si parla della possibilità che il suo logo possa apparire sulle maglie del New York City FC. Sarebbe questa una scelta che renderebbe ancor più simile l'immagine del club a quella della casa madre di Manchester. Sicuri che sia un bene, considerato il precedente (fallito) del Chivas USA?