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Leo Stolz, il ragazzo che ha preferito il College a un contratto da pro in Europa
Scritto il 2014-12-12 da Giacomo Costa su MLS
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La storia calcistica di Leo Stolz è particolare. Nato nel 1991 in Germania ha iniziato a giocare a calcio nel Monaco 1860, che gli aveva anche offerto un contratto da pro in 2.Bundesliga.

Stolz era un ottimo prospetto, membro della Germania U18, ma preferì andare negli USA a studiare al college e a giocare anche a calcio. Firmò per la George Mason University nel 2011, dove ha disputato la prima stagione per poi trasferirsi alla UCLA dove sta portando a termine la terza stagione NCAA.

La scelta è stata semplice e l'ha spiegata lui stesso. E' partito negli Usa per continuare la sua educazione avendo comunque la possibilità di coltivare la passione calcistica.

La prossima settimana si laureerà in Political Science con concentrazione in International Relations. Prima, però, c'è il campionato NCAA da vincere, dove la UCLA è arrivata in semifinale. Si deciderà tutto tra il 12 e il 14 dicembre. In semifinale i californiani affronteranno il Providence College, sperando in una vittoria per poter affrontare in finale una tra UMBC e Virginia.

Nell'ultimo anno si è allenato con Chivas USA e Real Salt Lake. Prima del SuperDraft 2014 rifiutò la stessa MLS, sempre per la stessa voglia di laurearsi. I numeri del centrocampista centrale sono ottimi: 75 partite, 24 goal e 24 assist. Un giocatore che è cresciuto di anno in anno.

Nonostante l'età (in ritardo di almeno due anni rispetto agli altri senior) sarà sicuramente tra le più alte scelte del SuperDraft 2015.

Highlights.

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Quello di strutturare la piramide del calcio USA secondo un sistema di promozioni e retrocessioni e ormai ricorrente. Lo è stato anche in occasione della recente conferenza stampa del commissioner Don Garber in occasione del MLS State of the League 2014. Una questione uscita non certo per scelta di Garber, ma a seguito di una domanda, anche se il commissioner non ha dato molto tempo alla risposta. Nulla di nuovo per i fans MLS, tanto meno per quelli che ieri sera si sono divertiti a vedere ccolare sullo StubHub Center di Carson (CA) un aereo con uno striscione che riportava la scritta "US SOCCER PROMOTION/RELEGATION NOW", pagato da un tifoso - ma espressione di una comunità che su Twitter ha come riferimento @soccerreform - per protesta contro il no della lega a questa riforma. Leggi - Don Garber: lo State of the League della MLS 2014 La MLS è una lega che da sempre sfrutta le tradizioni calcistiche solo laddove ne trova covenienza. Si pensi ad esempio all'eliminazione del countdown o degli shootout a seguito dei pareggi, entrambe scelte di Garber. Ma in MLS non c'è traccia di promozioni o retrocessioni, e il titolo vero non viene assegnato al termine di un campionato a girone unico, ma dopo i playoff e la finale di MLS Cup. Tradizione altrove, ma evidentemente non considerate adatte dalla MLS (e nemmeno dalle altre leghe USA). Leggi - Garber e la MLS, i 15 del Don Per quanto riguarda il cd. sustema di promotion/relegation, ci sono ovvie ragione per la contrarietà da parte della MLS. La lega infatti è strutturata secondo un sistema di "single entity", è cioè una "società" che concede franchigie agli investitori. Un sistema che limita la competizione tra i club, puntando a limitare le spese per i salari. E gli investitori non hanno alcuna intenzione di mettersi a rischio di fronte ad una potenziale retrocessione. Del resto di promozioni e retrocessioni non c'è traccia negli sport profesisonistici americani, fatti di leghe chiuse, playoff ed expansion teams che entrano nei singoli campionati acquistando una frnachigia, non certo salendo dalle serie inferiori. Un sistema chiuso che esprime la differenza tra leghe con oltre un secolo di storia e il costruire una lega dal niente, come ha fatto la MLS nel 1996. Si pensi cosa accadrebbe in Europa se qualcuno provasse a mettere insieme una lega oggi: difficilmente qualcuno parlerebbe di promozioni e retrocessioni. Del resto il progetto si una Superlega Europea punta proprio a questo. La scelta della MLS è quindi - per quanto poco romantica - semplicemente pragnmatica. Da più partoi però arrivano sia proteste che proposte. Le prime attaccano l'intero sistema, che vorrebbero aperto fino ai livelli più bassi. Le seconde invece, anche realistiche, ipotizzano che la MLS possa un giorno estendersi su due livelli (ad es. MLS A e MLS B) mantendendo l'attuale struttura di "single entity". Una scelta che tra un decennio potrebbe consentire alla MLS di espandersi, viste le numerose richieste. Appare infatti improbabile una crescita continua dopo l'arrivo a quota 24 squadre nel 2020. Anche perché ciò vorrebbe dire più posti a disposizione, più investimenti per nuove franchigie, e si darebbe maggior ordine all'expansion . Uno degli aspetti migliori dell'attuale sistema che promuove la 'parity' tra i club è di consentire ad una squadra di rivoltare il risultato della stagione precedente - si veda ad es. il DC United, ultimo nel 2013, primo nella Eastern Conference 2014 - laddove una retrocessione distruggerebbe valore. Cose belle che però non possono ocurare il positivo che deriverebbe dall'avere un sistema competitivo che partisse dalle leghe inferiori, un qualcosa cui ad esempio la MLS ha cercato di rispondere a suo tempo creando la SuperLiga (superata poi dalla CONCACAF Champions League), un torneo che dava a molti club di giocare per qualcosa oltre che per un posto ai playoff. E' infatti questo uno dei cavalli di battaglia del tema "pomotion/relegation", il fatto cioè delle troppe partite inutili che si giocano lungo la stagione, come del restoo accade anche in altre leghe come NFL, NBA e MLB. Solo che quegli sport non conoscono concorrenza, tantomeno televisiva, da parte di campionati più importanti come ad esempio la Premier League, a differenza della MLS, che non riesce ancora a sfondare nei confronti degli 'eurosnobs', i milioni di appassionati di calcio che seguono solo le principali leghe europee. E' l'istituzione di un sistema di promozioni/retrocessioni la via per conquistarli? Forse. Di certo c'è che sono la credibilità, il livello tecnico, le vittorie e la tradizione ad attirare tifosi. Un qualcosa che ancora manca alla MLS. Laddove un'organizzazione splendida e la costruzione di stadi solo per il calcio, accompagnati da un management ai massimi livelli, hanno dato credibilità alla MLS, insieme anche all'arrivo di alcuni campioni (David Beckham, Thierry Henry e ora Kakà, Frank Lampard e David Villa) e al lancio e al ritorno in America di alcune stelline americane (Landon Donovan in primis, Clint Dempsey, Michael Bradley), manca ancora il resto. La tradizione è in costruzione, come mostra l'attaccamento ai club di alcune tifoserie (Seattle Sounders, DC United, Columbus Crew), la il livello è ancora quello che è - da molti ex descritto simile al Championship inglese - mentre le vittorie internazionali latitano. E qui forse dovrebbe arrivare il primo intervento della MLS, aiutato dall'ingresso di grandi investotiroi come lo sceicco Al-Mansour al New York City FC e la cordata alle spalle del LAFC, affiancatisi ai vari miliardari Phil Anschutz e Stan Kroenke (peraltro proprietario anche dell'Arsenal moltre che dei Colorado Rapids). Maggiori investimenti su cartellini e stipendi, se ben calibrati finanziariamente e tecnicamente, porterebbero una crescita del livello, e magari renderebbero le squadre finalmente competitive in CONCACAF Champions League (ad oggi solo iL Real Salt Lake è arrivato in finale, nel 2011) e magari nel Mondiale FIFA, che diverrebbe la vetrina della crescita del calcio in America. Il tutto in vista di un possibile ingresso in Copa Libertadores, di interesse reciproco per le squadre USA - che affrontando le compagini brasiliane, argentine, ecc., potrebbero misurarsi al top - e per la CONMEBOL, che conquisterebbe il mercato televisivo (e non solo) americano. E a quel punto il tema promozioni/retrocessioni sarebbe certamente superato. Ma ci vogliono i soldi per farlo, e non solo per le expansion fees da oltre $100 milioni. PS: su un punto i protestatari pro/rel hanno ragione. Nel dibattito calcistico USA c'è un'assoluta assenza della USSF, o meglio il suo appoggiarsi completamente alla MLS, cui ha concesso in esclusiva il rango di Division I del calcio americano. Al riguardo il passato ruolo del presidente Sunil Gulati, fino a poco tempo fa dipendente del Kraft Group (proprietario del New England Revolution), ha da più parti sollevato questioni su possibili conflitti d'interesse.  

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Ora che sono passati 15 anni da quando è alla guida della MLS, il commissioner Don Garber può finalmente farsi una risata sulle reazioni che seguirono la sua nomina nel 1999. “Lo ricordo come fosse ieri", ha spiegato a SI.com in un'intervista presso il suo ufficio sulla Fifth Avenue. Garber ricorda il battito del cuore poco prima della sua presentazione insieme all'eccitazione di andare a guidare una "sua" lega dopo i 16 anni passati nella NFL. Gli torna in mente di quanto secondo lui la comunit calcistica sarebbe dovuta essere contenta di ritrovarsi con a capo della lega un manager che si era fatto le ossa nella lega più di successo al mondo. La realtà invece si dimostrò ben diversa, colpendolo in pieno viso. I giornalisti non la presero bene, trattandolo con sufficienza, come fosse un alieno, in occasione della sua prima conferenza stampa. “Uno dei titoli diceva NFL’S GARBER: THE WRONG MAN FOR THE JOB” (Garber della NFL, l'uomo sbagliato per il posto [di commissioner]) spiega Garber, 57 anni, con un sorriso. “Sono un tipo tranquillo con un buon senso dell'umorismo, ma sono uscito da quella conferenza stampa chiedendomi, "Ma in cosa mi sono infilato?". E me lo sono chiesto per molti anni ancora, non dicendolo a nessuno". Garber ricorda Doug Logan, l'uomo che stava sostituendo, fermarsi un attimo prima di lasciare l'ufficio. "Ragazzo - gli disse Logan - adesso vedrai cosa vuol dire essere in questo ambiente folle in cui ho lavorato per tre anni. Ci ho messo talmente tanto lavoro che se fossi un ingegnere nucleare avrei potuto lavorare su un progetto enorme. Ma avendo speso lo tempo nel calcio, nessuno ha alcun rispetto”. Molte cose sono cambiate in 15 anni, come si può notare anche dalla preparazione alla 19° finale di MLS Cup, in cui LA Galaxy e New England Revolution si affronteranno stasera allo StubHub Center di Carson, California (diretta h 21,20 su Fox Sports 2 HD e Fox Sports Plus). Sotto la guida di Garber la MLS è passata da 10 a 20 squadre. La media spettatori è salita da 13.756 a partita al record di 19.151 di quest'anno. La lega inoltre è passata dall'avere un solo 'soccer-specific stadium' a 14. Per non dire delle 'expansion fees' (la cifra pagata dagli investitori per portare un club in MLS) è schizzata da $5 milioni ai $110 milioni pagati dal gruppo che lancerà la nuova franchigia di Los Angeles nel 2017. Quello che ancora non va è il livello dell'audience televisiva, che rimane la vera sfida da vincere. Ma il recente contratto che MLS e U.S. Soccer Federation hanno firmato con Fox Sports, ESPN e UniVision - $720 milioni in 8 anni - è un buon segnale. Non per niente a garber è stato riconosciuto un rinnovo di contratto quinquennale da $5 milioni annui più bonus e incentivi. [per dare l'idea, il presidente della Lega Serie A gudagna €350mila, NdT] “Ha avuto 15 anni fantastici", ha spiegato Robert Kraft, proprietario del New England Revolution e dei Patriots, che ha voluto Garber alla guida della MLS nel 1999 dopo averlo conosciuto per il suo lavoro in NFL. “Sappiamo quanto possa essere critico il ruolo di un commissioner nelle varie leghe sportive. Se pesno a quando dovevamo pagare le televisioni per trasmettere le partite, mentre ora abbiamo un ottimo contratto. Siamo una lega di 20 squadre, e saremo 22 nel 2017 [con Atlanta e Los Angeles FC] per poi passare a 24.” “Probabilmente la cosa più importante che abbiamo visto negli ultimi 10/15 in NFL è stato lo sviluppo degli stadi di proprietà specifici per le rispettive necessità” continua Kraft, che spiega come il New England stia cercando di mettere in piedi il proprio stadio a Boston. “Molti team NFL giocavano in stadi da baseball/football, e quindi abbiamo costruito stadi solo per il football. Adesso, ecco gli stadi per il calcio, che sono un enorme impegno da centinaia di milioni di dollari. Un qualcosa di cui va dato credito ai proprietari, e che dimostra la fiducia che abbiamo in Don e in quello che ha fatto per far crescere il calcio negli USA”. Larry Tanenbaum, il chairman della Maple Leaf Sports & Entertainment, società titolare del Toronto FC, vede l'attuale costo per un MLS expansion team (ad es. i $110 milioni pagati dal LAFC) e pensa sia ancora una cifra bassa. “C'è ancora grosso spazio di crescita. Penso che mi chiamerete in 5 anni per dirmi ‘State vendendo franchigie per $300 e $400 milioni oggi’. Bellissmo, e do a Don il pieno merito per esserci riuscito". Lunga è ancora la strada che la MLS deve percorrere. Subito dopo la MLS Cup toccherà infatti al rinnovo del contratto collettivo dei giocatori, e la lega dovrà sedersi a negoziare con la MLS Players Union. Non a caso Garber si è sbrigato a spiegare nel "State of the League 2014" che la MLS perde ancora notevoli cifre, in quanto le spese non sono ancora compensate dalle entrate della Soccer United Marketing, la società lanciata dalla lega per la gestione dei match non di MLS che si giocano negli Stati Uniti. “[SUM] è una società che dà profitti, ma non abbastanza per compensare i $100 milioni e più di perdite annue. Sono preoccupato di come andremo ad eliminare le perdite in alcuni percati senza avere entrate maggiori, considerando che per i prossimi 8 anni sono già state stabilite". Ma Garber è chiaro su alcune cose: la MLS è qui per restarem ed entro il 2022 punta diventare una delle leghe top del mondo. Obiettivi impensabili forse nel 2001, quando al suo terzo anno da commissioner si trovò nella posizione di dover riorganizzare l'intera MLS, passando anche per la chiusra delle franchigie di Miami e Tampa Bay, e con un futuro davanti a serio rischio di fallimento. “Ci sono stati dei momenti in cui uscendo dai meeting mi dicevo 'Così non funziona, meglio sistemare il curriculum'" racconta oggi Garber. I MOMENTI CHIAVE DELLA CRESCITA Nel dicembre 2001 Garber e Mark Abbott, oggi presidente e vice commissioner della MLS, realizzarono una presentazione per i proprietari della lega, mettendo in rislato le varie opzioni. Piano A — continuare in quel modo — che voleva dire continuare a perdere centinaia di milioni di dolalri, non certo un'opzione adeguata per salvare la lega. Piano B, chiudere le franchigie senza un investitore adeguato, creare la SUM e comprare i diritti televisivi in inglese della NAzionale USA per i Mondiali, vendendo la pubblicità. Garber stava chiedendo ai titolari della MLS di raddoppiare la posta sul calci. Alcuni, come ad esempio Stuart Subotnick (MetroStars) e Ken Horowitz (Miami), si tirarono fuori. Phil Anschutz, e le famiglie Kraft e Hunt invece no. Anschutz ad un certo punto era proprietario di sei squadre MLS, gli Hunt di tre e i Krafts due. Ma la SUM iniziò subito a dare profitti. E la lega fu salva. “Senza quella scelta oggi non ci sarebbe alcuna MLS. Dovevamo trovare il modo di far crescere il mercato calcistico, che cresce più velocemente di quanto faccia la MLS, e le entrate che abbiamo ottenuto ci hanno aiutato a sopportare le perdite derivanti dalla MLS. Un fenomeno che è stato un pilastro della nostra sostenibilità", spiega Garber. Guardando indietro a 15 anni fa, Garber è convinto che la riorganizzazione sia stato solo uno dei momenti chiave della sua gestione. Gli altri sono stati: • La modifica delle regole Pochi mesi dopo essere diventato commissioner nel 1999, Garber decise di abbandonare gli shootout e consentire i pareggi, elimnando anche l'orologio del countdown. “Mi sembrava assurdo essere nel calcio, lo sport più popolare al mondo, e avere delle regole nostre che dicevano 'Noi pazzi Yankees stiamo cercando di lanciare una lega, ma i fans non la capiscono’”. • Landon Donovan sceglie la MLS Dopo non essersi ambientato in Germania, Donovan, l'allora giovane stella americana, si trasferì in prestito in MLS nel 2001, decidendo poi di rimanerci e divenendone il leader per numero di gol e di assist. Un scelta forte [che gli è valsa molte critiche, anche quelle di questo sito nel 2006, NdT] e avventura lunga 13 anni, che si concluderà con la finale di stasera e il suo ritiro dal calcio giocato. “Mentre celebriamo la sua eredità, non penso che a Landon sia stato dato abbastanzanza merito per la sua scelta di credere nella MLS, che fu fondamentale per la crescita della lega". • Il Crew Stadium e l'Home Depot Center Mentre la vecchia NASL non lasciò alcuna infrastruttura in termin di stadi, la MLS ne ha fatto una priorità con gli stadi di Columbus (nel 1998) e LA (nel 2003). Altri sono seguiti. “Quelle strutture permanenti sono iono l'indicatore dell'impegno degli investitori nei confronti della comunità. Un qualcosa che dice che se anche i nostri stadi sono più piccoli, non siamo differenti da NFL, NBA e dalle altre leghe. Abbiamo i nostri edifici" dice Garber. • La relazione della MLS con la U.S. Soccer Federation Sentire Garber parlare della relazione tra MLS e USSF è qualcosa di unico nel mondo del calcio, anche a causa delle decisioni prese dal presidente Sunil Gulati e dal segretario generale Dan Flynn. “Sunil e Dan avevano questa visione che quale governo del calcio dovevano prendere degli impegni sul piano sia commerciale che della competizione, e avere la MLS leader di questo sport. Non è un qualcosa che esiste in aptre parti del mondo. Credo che Sunil avrebbe potuto prendere decisioni diverse quando divenne presidente [nel 2006], ma la MLS non sarebbe stata la stessa”. • I contratti con la Pay TV del 2007 Gli accordi con ESPN e Univision assicurarono alla MLS i primi soldi derivanti dalle partite. “Non avremmo potuto continuare ad esistere se non fossimo usciti dal sistema che ci costringeva a comprare gli spazi TV. nessuna lega professionistica potrebbe”. • La 'Beckham Rule' del 2007 La spinta di Tim Leiweke per portare David Beckham a LA portò alla creazione della Designated Player rule, conosciuta anche come Beckham Rule, che per la prima volta fu applicata proprio per il contratto di David Beckham. “David disse al mondo che andava bene trasferirsi in MLS", racconta Garber. “Siamo passati da uno a oltre 40 Dsignated Players. Senza l'abilità di gestire il portare giocatori che non rientrano nel salary cap e allo stesso il far crescere giovani, la MLS non crescerebbe”. • Settori giovanili Le academies MLS sono un 'work in progress', ma Garber insiste sul fatto che siano la chiave dello sviluppo della MLS. “Stiamo spendendo $30 milioni, e probabilmente abbiamo speso il doppio in investimenti per infrastrutture. Oggi abbiamo 50 homegrown players [giocatori cresciuti nei settori giovanili, NdT], un qualcosa che dieci anni non era nemmeno nelle ipotesi”. • Espansione in Canada Toronto (2007) è stata seguita da Vancouver (2011) e Montreal (2012). “Siamo una lega nordamericana, e i nostri team canadesi hanno fans e proprietari appassionati". • Seattle/Cascadia Sin dal suo ingresso in MLS nel 2009, Seattle ha rappresentato una delle expansion più di successo della storia dello sport, con una media di 43.000 spettatori a partita che ormai va avanti da anni. “Seattle è stata un shock per tutti. Ha mostrato al mondo che il calcio può essere un'esperienza di garnde livello anche qui. Un qualcosa che è accaduto con dieci anni di anticipo rispetto a quanto prevedessi”. Inoltre l'ingresso di Seattle ha aiutato l'espansione di Portland e Vancouver, con tutto quello che rappresenta la rivalità della Cascadia Cup per la MLS. • Il successo dei mercati piccoli Garber sottolinea quanto accaduto con Kansas City e Real Salt Lake. “Kansas City è un grande modello. Ha vinto la MLS Cup ed ha una proprietà molto rispettata e uno dei migliori stadi al mondo [lo Sporting KC park, NdR]. Il fatto che siamo riusciti a sistemare le cose in così poco tempo in un piccolo mercato dimostra che la 'parity' funziona. Lo stesso a Salt Lake City, che ha fatto il tutto esaurito per oltre 30 partite e ha trovato un ottimo proprietario in Dell Loy Hansen. Oggi è una franchigia modello”. RIMORSI Rimorsi Garber ne ha eccome, e quando pressato ne parla: • Chivas USA Il club che puntava a catturare i fans del suo club fratello, il Guadalajara, ha chiuso dopo 10 stagioni turbolente. “Ho sbagliato. Ho fatto molti errori, ma su Chivas ho davvero sbagliato. Pensavamo fosse una via veloce e facile per catturare il mercato ispanico, e pensavamo di farlo attraverso un brand. Ma il rispetto si guadagna con le prove sul campo e con l'esperienza dentro lo stadio.” • La scarsa trasparenza della MLS Fans e media rimangono scettici quando leggono che un giocatore si trasferisce in cambio di allocation money, e ciò semplicemente perché è impossibile analizzare il trasferimento quando non è nota la cifra di 'allocation money' pagata. Inoltre, il 'sorteggio al buio' per Jermaine Jones ha sollevato non poche critiche per il mod in cui il giocatore è stato assegnato al New England invece che a Chicago. Jermaine Jones e la saga del #BlindDraw Un 'sorteggio al buio' è il metodo che stato usato per assegnare Jones. Garber prova a spiegare: “Penso che non siamo abbastanza trasparenti. Il nostro pubblico è cresciuto, e i tifosi chiedono più trasparenza, ma dobbiamo capire come... Non penso che il problema con Jones sia stato il sorteggio in sé, ma la scarsa trasparenza che ha circondato il processo di decisione. Se avessi chiesto a MLSsoccer.com di venire a casa mia a filmare il sorteggio molte delle critiche si sarebbero evitate”. Forse. Ma la MLS deve diventare più aperta. Il punto è quanto Garber intenderà spingere al riguardo. • La querelle con Klinsmann La più discussa conferenza stampa dell'anno (o forse di sempre) della MLS si è tenuta lo scorso ottobre, in cui Garber decise di attaccate Jurgen Klinsmann. Il CT della Nazionale USA aveva criticato la scelta di Michael Bradley e Clint Dempsey di tornare in MLS. Oggi, dopo varie settimane di riflessione Garber dice: “Ci ho pensato molto, e lo rifarei immediatamente. Forse in maniera diversa, e forse avrei aspettato un po'. Avrei dovuto prima parlare con Jurgen. ma non cambierei la decisione di parlare pubblicamente e sollevare la questione, che credo sia di imprtanza critica. Quando ho letto quei commenti ho reagito in maniera forte perché credo che il mio lavoro sia di fìdifendere la lega sino al giorno in cui nons arò più seduto su questa sedia”. “Queste cose succedono. Ora dobbiamo pensare solo a migliorare giorno dopo giorno su quello che dobbiamo fare pre rendere la MLS più popolare, per veder emigliorare la Nazionale, e per dare ai tifosi di tutto il paese un'opportunità per celebrare felicemente” Garber aggiunge che incontrerà Klinsmann in questi giorni. In generale, non certo il modo peggiore per iniziare il suo 16° anno a capo della MLS. Fonte: Grant Wahl - Sports Illustrated

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Il commissioner della MLS, Don Garber, ha presentato ieri l'annuale State of the League in quel di New York, in un format diverso dal solito però, con suoi interventi e una tavola rotonda con dei giornalisti, a differenza del classico "comizio". I principali punti dell'intervento di Don Garber, visibile qui: https://www.youtube.com/watch?v=-fPq2KfzhaQ @thesoccerdon - il suo nickname su Twitter - ha innanzitutto presentato l'MLS Best XI votato da dirigenti, giocatori e media. Un undici privo di terzini e carico di difensori centrali, registi e cannonieri. P Bill Hamid, D.C. United (USA) D Chad Marshall, Seattle Sounders (USA); Bobby Boswell, D.C. United (USA); Omar Gonzalez, Los Angeles Galaxy (USA) C Lee Nguyen, New England Revolution (USA), Diego Valeri, Portland Timbers (Argentina) Landon Donovan, Los Angeles Galaxy (USA), Thierry Henry, New York Red Bulls (Francia) A Robbie Keane, Los Angeles Galaxy (Irlanda), Obafemi Martins, Seattle Sounders (Nigeria), Bradley Wright-Phillips, New York Red Bulls (Inghilterra) ******************** Rinnovo contratto collettivo giocatori. La MLS sta attualmente portando avanti le negoziazioni con la MLS Players Association. L'attuale accordo scade il 31 gennaio, e anche se dovvessero esserci problemi, il camp della Nazionale è assicurato. Nella pratica la lega ha sino a marzo, all'inizio del campionato, per risolvere la questione, come già avvenuto nel 2010. “Il procedimento è alle fasi iniziali. Stiamo cercando di comprendere le nostre priorità. Avremo un'altro meeting a dicembre, e a quel punto avvieremo le negoziazioni sulle rispettive priorità. Ma sono sicuro troveremo una soluzione valida per la lega e per i giocatori. Vedo una dinamica positiva. Uno sciopero? In questo momento nessuno ci sta pensando, come nessuno ha tutte le risposte. I giocatori devono però capire come siamo organizzati, ma stiamo entrando in una nuova era. Ciò che è importante per tutti che lo stato attuale della Major League Soccer sia migliore oggi rispetto a 20 o a 10 anni fa". Forse proprio l'avvicinarsi delle negoziazioni ha però portato Garber a dire che dal punto di vista finanziaro le franchigie al momento perdono complessivamente oltre $100 milioni annui a causa delle spese per giocatori, stadi [ma sono investimenti, Ndr], e infrastrutture della lega. ''Posso dire con certezza che i nostri azionisti non si aspettavano di doversi trovare ad investire ancora a questo livello, ma è lo stato attuale del business di oggi", ha spiegato separatamente Garber all'Associated Press. Garber covered a range of topics during a ''State of the League'' event Tuesday and later expanded when talking with the AP. The labor contract with players expires at the end of Jan. 31 and the sides needed assistance from the Federal Mediation and Conciliation Service in 2010, when they reached an agreement five days before the season opener. Garber was optimistic a deal will be reached before would be reached before the 2015 season is scheduled to start in early March. ''You go into these discussions with an open mind and a desire to reach an agreement, and be as open as can, and be as transparent as can be,'' Garber said. Espansione e stadi. Garber ha spiegato come sia possibile che una decisione possa arrivare in sei mesi. A quel punto la MLS dovrebbe identidicare i mercati pronti. Andare oltre i 24 teams previsti? "Non ho una risposta E' questo rende chiaro quanto non siamo ancora un business maturo, una lega matura". Al riguardo, la franchigia di Miami di David Beckham, pur essendo già stata annunciata, è a rischio se non dovesse risolvere la questione stadio. “We love Miami,” ha detto Garber. “Ci sono già stati problemi con gli sport professionistici lì, e quindi sono in molti a questionare se Miami possa supportare un team MLS. Credo sia possibile, ma solo col giusto stadio. Se non abbiamo lo stadio giusto a MIami non adremo, come non andremo in nessuna città in cui non ci sia il giusto piano per uno stadio. Fino a che non ci sarà un piano finalizzato per un nuovo impianto non possiamo prendere impegni per Miami. Conosciamo quella città, e se non giochi al centro di tutto succede a livello culturale, non ce la puoi fare ad avere successo. Non possiamo rischiare dopo il fallimento passato. Eravamo nel posto sbagliato [al Lockhart Stadium di Ft. Lauderdale, Ndr] e abbiamo dovuto chiudere il team!”". E allora perché la MLS ha approvato l'ingresso nella lega del NYCFC, che giocherà allo Yankee Stadium, e di un secondo club a L.A., che non ha ancora un piano? “Crediamo di avere una soluzione per lo stadio a L.A. e siamo fiduciosi di poter risolvere la situazione”. All'epoca in cui il NYCFC fu ammesso “eravamo convinti di avere un accordo per un'area. E' saltato. Questa non è una scienza esatta. Non ci sono situazioni in cui puoi guardare e dire 'La decisione che hai preso deve diventare un precedente'. Avremo uno stadio a New York City, hanno preso un impegno. Una soluzione temporanea allo Yankee Stadium va bene. Penso abbiamo venduto già 20.000 abbonamenti, che è più di quanto la magggior parte dei team abbia fatto [Greg Lalas, Editor in Chief di MLSsoccer.com, è poi intervenuto a correggere il dato: sono 11.000]. Garber poi rimane speranzoso che DC United e New England Revolution - come NY - possano presto trovare una soluzione per lo stadio. ''Quello che vogliamo è creare nel Northeast una rivalità simile a quella così importante nel Northwest". ******************** Il futuro dei NY Red Bulls. Dopo un incontro avuto al quartier generale della Red Bull in Austria col proprietario, Dieter Mateschitz, Garber ha ribadito l'impegno della società austriaca, nonostante i report che vorrebbero un disimpegno. "I Red Bulls sono 'committed' alla Major League Soccer. Non capisco da dove siano uscite certe cose. Parliamo della franchigia che ha speso più di tutti sino ad ora. Hanno costruito uno stadio, il più costoso della MLS, interamente finanziato privatamente. Operano in un mercato dove i costi di marketing e personale sono più alti che altrove, e hanno investito in percentuale più di chiunque altro nella Major League Soccer. Il punto è che si parla di un qualcuno [Mateschitz] che non viene regolarmente alle partite. Beh, fa lo stesso con la Formula 1 o con gli sport estremi che la Red Bull gestisce. Abbiamo molti proprietari che non vanno a tutti i match di NFL, NBA o Major League Baseball, ma il punto è che questa storia del disimpegno è sbagliata". ******************** Playoff. Commentando sull'espansione a 12 posti dei playoff anticipata dai media, Garber conferma il piano, che dovrebbe essere deciso dal Board of Governors nel meeting di sabato a Los Angeles. Il pensiero dietro questa scelta è orientato alla crescita a 24 suqadte prevista entro il 2020. "Invece che cambiare continuamente, abbiamo deciso di cambiare il sistema subito e tenerlo in piedi finché avremo 24 squadre. E' una percentuale di qualificate simile a quella di NBA e NHL, che è intorno al 50%. Alcuni dei nostri tifosi non apprezzano [in quanto la regular season perderebbe ancor più di senso, Ndr], ma non si può dire che i playoff di quest'anno non siano stati eccitanti”. ******************** Calendario invernale. Inutile aspettarsi un passaggio ad un calendario di stile europeo, tipo Agosto-Maggio, almeno per un bel po'. “Il problema del clima per noi è insormontabile fin quando non costruiremo stadi indoor e riscaldati. E' una realtà sfortunata che dobbiamo gestire”, facendo riferimento al freddo che già c'è uin questi giorni negli USA, e al gelo ed alla neve di gennaio e febbraio. ******************** Regole MLS e trasparenza. Il meccanismo di acquisizione dei giocatori continua creare confusione tra i tifosi, come anche l'indisponibilità di informazioni finanziarie. “Comprendiamo come non le regole non siano facili come dovrebbero" ha spiegato Garber, facendo riferimento al surreale sistema che ha portato Jermaine Jones al New England. Ma "non c'era altro modo di gestire la cosa, sulla base delle regole che abbiamo. Ma il pubblico non comprende le nostre regole, e spesso nemmeno i media” [il riferimento è al sistema di single entity su cui è basata la MLS, che impedisce di fatto una reale concorrenza tra franchigie, Ndr]. “La trasparenza è per noi una priorità per il 2015, e cominceremo dal rendere noto l'ordine di priorità che porta i giocatori a sbarcare nella lega. posso solo impegnarmi a rendere più trasparente la MLS di quanto sia oggi”. ******************** “Decision Day”. La MLS punta a mettere insieme una giornata, l'ultima della regular season, in cui far giocare tutte le squadre in contemporanea, sul modello della Premier League. Se i fusi orari dovessero creare problemi, si accorperanno i match di Conference. La MLS sta anche lavorando su una certa flessibilità di calendario per i match di fine stagione. In pratica la lega vorrebbe aiutare le TV a scegliere di trasmettere i match più importanti scegliendoli man mano. ******************** Promozioni e retrocessioni. "Non posso dire che non accadrà mai, perché mai è un tempo molto lungo, e non so cosa accadrà quando mi cacceranno via di qui. Ma non succederà a breve”. ******************** Top players. Garber è convinto che molti giocatori stiano arrivando in MLS quando sono ancora al top, e in qualche modo ha attaccato di nuovo il CT USA Jürgen Klinsmann, che ha dichiarato di aver visto in calo i vari Clint Dempsey e Michael Bradley a causa del loro ritorno in MLS. "Non penso che Clint sia tornato perché non ce la poteva fare in Europa. Voleva invece fare della MLS la sua scelta". Un altro giocatore top in MLS è sicuramente Erick “Cubo” Torres, il cui status lo vede senza club dopo la chiusura del Chivas USA. “Cubo ha giocato alla grane in campionato e merita di essere in un club di livello in posizione da poter trascinare quel club. Per questo lo abbiamo tenuto dal processo di dispersal draft che ha assegnato alcuni ex giocatori del Chivas USA”. ******************** La questione canadese. Con tre team con base in Canada, Garber ha enfatizzato la necessità della crescita della Nazionale canadese. "Non penso che avremo raggiunto l'obiettivo fin quando il Canada non tornerà a qualificarsi per i Mondiali. Se non ce l'avrà fatta per quando lascerò questo posto, sarà per me un grande rimpianto”. ******************** Settori giovanili. Garber ha spiegato che la MLS sta mettendo notevole enfasi sullo sviluppo dei settori giovanili, puntando a farne crescere il livello, e cercando di avere sempre più giovani che poi sbarchino in prima squadra. "Dobbiamo essere in grado di avere le migliori academies del mondo. E' solo questione di risorse e allenamento". ******************** Gli addii di Donovan ed Henry. La lega sta pianificando un evento speciale per onorare Landon Donovan in occasione del MLS draft del prossimo 15 gennaio a Philadelphia.garber comunque non è preoccupato,, visti anche gli arrivi di Kakà, Frank lampard e David Villa per la prossima stagione. ''Non ci basiamo solo su uno o due giocatori. Questa non è più 'la lega in cui gioca David Beckham'. E' oggi il campionato in cui gioca Obafemi Martins, in cui c'è Bradley Wright-Phillips o DeAndre Yedlin [ancora per poco, NdR]. E' in coso una dinamica che porta sempre più giocatori a diventare stelle della MLS".

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