Don Garber, Commissioner della Major League Soccer, ha dichiarato ieri che uno stadio a downtown Miami è essenziale ai fini dell'ingresso della nuova franchigia di proprietà di David Beckham in società col suo manager Simon Fuller e il miliardario delle telecomunicazioni Marcelo Claure, che aveva già provato rilanciare Miami nel 2009 insieme al Barcellona. A questi potrebbe aggiungersi presto il cestista dei Miami Heath LeBron James, anche per attirare un pubblico come quello di Miami non certo facile a recarsi ad eventi sportivi in massa.
L'expansion team era stato annunciato lo scorso febbraio, ma il progetto proposto da Beckham per uno stadio da costruire nel suggestivo scenario di Port Miami sta trovando forti opposizioni. E' stata addirittura creata una coalizione contro lo stadio nell'area del porto guidata dalla società di crociere Royal Caribbean, che sta sponsorizzando degli sponsor televisivi sul tema.
Garber, intervenendo al meeting annuale della Associated Press Sports Editors, ha dichiarato che la MLS "non crede che qualsiasi altra location andrebbe bene per lo stadio", aggiungendo però che altri siti vicino all'oceano "potrebbero avere senso".
Beckham, ritiratosi dal calcio dopo sei mesi al PSG al termine della sua esperienza quinquennale coi LA Galaxy, ha quindi esercitato l'opzione prevista dal suo contratto con la MLS, che gli consentiva di acquisire una franchigia MLS al prezzo "scontato" di $25 milioni. Uno sconto notevole, considerando i prezzi delle due ultime franchigie: $100 milioni per il NYCFC e $70 per l'Orlando City. "Non c'è una tempistica specifica", ha detto Garber, "ma David ha esercitato la sua opzione. Adesso ha uno specifico periodo di tempo entro il quale chiudere la cordata proprietaria e trovare un luogo adatto per lo stadio, anche perché non possiamo lasciare quell'opzione aperta per sempre".
La MLS al momento vede uno schieramento di 19 squadre, cui si aggiungeranno New York City FC e Orlando City SC nel 2015, seguite poi dal team numero 22 - annunciato due settimane fa - che sarà Atlanta (di 70 milioni l'investimento del proprietario degli Atlanta Falcons, Arthur Blank), nel 2017. Nessuna scadenza è stata invece data per Miami, 23° franchigia, che già ora difficilmente potrebbe entrare prima del 2017, con la lega decisa a chiudere le expansion a quota 24 entro il 2020.
Anche il NYCFC al momento ha qualche problema per lo stadio però, e fino al 2017 (per ora) scenderà in campo allo Yankee Stadium, di proprietà dei NY Yankees, partner del Manchester City nell'avventura NYCFC. "Al riguardo non voglio dire che non ci siano avanzamenti. C'è un sacco di lavoro che si sta facendo, e speriamo che entro il prossimo anno saremo in grado di annunciare qualcosa".
Un nuovo stadio è la priorità anche per Chivas USA, D.C. United, New England. Il Chivas USA, che condivide lo StubHub Center con i Los Angeles Galaxy, è un caso particolare, essendo stato riacquistato dalla MLS lo scorso febbraio dopo i disastri di Jorge Vergara e Angelica Fuentes (proprietari anche del club messicano Chivas Guadalajara dal 2002), con i Goats che troveranno un nuovo titolare entro l'anno e che avranno un nuovo brand nel 2015.
Il Chivas USA "era mal posizionato sul mercato. Avevamo una proprietà non legata al territorio, che aveva una visione molto diversa di come gestire il club rispetto alla struttura della MLS", ha spiegato Garber. "Era praticamente tutto sbagliato, a cominciare dal brand. Penso siano state assunte molte decisioni sbagliate, incluse alcune prese dalla lega".
La MLS sta quindi cercando una nuova proprietà per il club biancorosso, che l'anno prossimo potrebbe riportare in vita un brand storico del soccer, quello dei Los Angeles Aztecs, club della NASL anni '70 in cui giocarono George Best e Johann Cruyff. Oltre alla ricerca di investitori, per la quale la lega ha incaricato la banca di investimenti Moelis & Co., Garber ha dichiarato anche che rimane in piedi l'obiettivo di un nuovo stadio nell'area della University of Southern California.










































