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Sono cambiati i tempi, ora tutti vogliono entrare nella Major League Soccer. San Antonio non è da meno; gli Scorpions attualmente giocano nella NASL (seconda lega per importanza), ma i tifosi del club texano vogliono entrare nella MLS a tutti i costi, tanto che hanno avviato, poco più di due giorni fa, una petizione online già firmata da quasi 2.000 persone, con l'obiettivo di arrivare a 15.000. "Stiamo dando l'opportunità ai tifosi di San Antonio di trovarsi assieme, in un'unica voce, e dire 'Sì! Siamo pronti per la MLS", ha detto Michael Macias, fondatore dei Crocketteers, gruppo di tifo organizzato di San Antonio con 1.500 membri. #MLSReady è lo slogan dei Crocketteers, con la speranza di raggiungere l'obiettivo. La città texana, che ha oltre 2 milioni di abitanti nell'area metropolitana, può contare solo in una squadra della NBA, cosa da non sottovalutare. Esiste già un gruppo di imprenditori interessato a portare la massima lega del calcio locale in città, come già esiste - cosa fondamentale - uno stadio specifico per il soccer, da 8.000 posti, ma espandibile facilmente a 18.000. Nella NASL 2013 San Antonio ha avuto una media spettatori di 6.700 unità. "Possiamo vedere tutti che ci sono un sacco di città candidate per l'expansion della Major League Soccer" ha detto Macias, "Ma pensiamo di avere qualcosa di migliore da dire, che San Antonio è pronta. Non stiamo solo dicendo che vogliamo, stiamo dicendo che siamo pronti". Sempre secondo il fondatore dei Crocketteers uno dei motivi del successo che potrebbe avere San Antonio è la rivalità con le altre due squadre del Texas, Dallas e Houston. "Entrambi i leader di Houston e Dallas hanno sostenuto San Antonio per entrare, quindi sappiamo che sono molto interessati nel market e in quello che San Antonio potrebbe dare. Magari potrebbe essere la nuova generazione della Cascadia Cup, al sud". Sempre parole di Macias. Link per firmare la petizione.

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Il Chivas USA resterà a Los Angeles, è stato chiaro su questo il commissioner della MLS Don Garber. Che ha nominato alcune città che potrebbero presto entrare, con Orlando, New York (seconda squadra) e Miami che entreranno nei prossimi anni. L'obiettivo della Major League Soccer è di aggiungere altre tre squadre per il 2020. Don Garber ha parlato di alcune possibilità come San Diego (California del Sud), Sacramento (California del Nord), Atlanta (Georgia), Minneapolis (Minnesota) e San Antonio (Texas). In California sono presenti LA Galaxy, Chivas USA e San Jose Earthquakes, in Texas Houston e Dallas. Non esistono squadre in Georgia e in Minnesota. Per quanto riguarda Atlanta la MLS sta parlando con Arthur Blank, proprietario degli Atlanta Falcons della NFL che ha intenzione di costruire uno stadio da $1,2 miliardi che possa essere molto di più di un semplice impianto dove disputare un match una volta ogni due settimane. Su Minnesota Don Garber si è espresso così: "Crediamo che abbiamo bisogno di più squadre nel Midwest, se Minnesota continua a mostrare il supporto che hanno dato al club della NASL (Minnesota United FC), e se continuano a fare progressi su un numero di possibilità per lo stadio c'è una buona opportunità in Minnesota." Don Garber ha poi speso meno parole sulle altre città: "Ci sono state alcune discussioni" ha detto su San Diego. "Ci sono un sacco di opportunità che abbiamo guardato in Texas" ha dichiarato sulla possibilità dell'expansion a San Antonio, città nella quale Garber è stato un mese fa dove ha incontrato il sindaco ed il presidente dei San Antonio Scorpions della NASL. Per finire sulla capitale della California, Sacramento, ha detto: "Ci sono alcune attività che stanno portando avanti nel Nord della California", riferendosi all'entrata nella USL Pro dei Sacramento Republic, che stanno ottenendo un buon successo anche negli abbonamenti. Insomma, il Commissioner non si è sbilanciato più di tanto.

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David Beckham sa sicuramente quello che sta facendo, avendo dimostrato negli anni di saper sfruttare al meglio la sua popolarità per diventare un brand internazionale. Di certo lanciare una nuova franchigia in un posto come Miami, dove un altro team è stato chiuso nel 2002 causa scarso successo di pubblico, non è un'operazione facile. Viene quindi da chiedersi se dare alla nuova squadra il nome di uno dei più bei telefilm degli anni '80 sia una buona idea. Secondo il giornale della Florida il Palm Beach Post infatti, "Miami Vice" - come la mitica serie - sarebbe uno dei tre nomi usati dal gruppo di Beckham nelle presentazioni effettuate alla città di Miami, alla Miami-Dade County ed agli investitori potenziali. Gli altri nomi? "Miami Current" ed un nome non noto ma legato da uno sponsor. Fortunatamente, sempre secondo il Palm Beach Post, ci sarebbero altri nomi in considerazione, e logo e uniformi presentati potrebbero cambiare. Non i colori invece, tra i preferiti per gli abiti indossati dai due protagonisti del telefilm, Don Johnson e Philip-Michael Thomas.  

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David Beckham ha chiesto alla proprietà del Paris Saint-Germain di aiutarlo a finanziare la start up del nuovo team di Miami della Major League Soccer, secondo quanto riporta Le Parisien. Beckham, 38, ha chiuso la propria carriera calcistica proprio col PSG, con cui ha vinto la Ligue 1 lo scorso anno, mantenendo un ottimo rapporto col presidente Nasser Al-Khelaifi. E l'arrivo dell'ex capitano della Nazionale inglese a Parigi non sarebbe stato possibile senza le risorse della Qatar Sports Investments (QSI), che ha pompato oltre 300 milioni di euro nel PSG dall'acquisto della squadra avvenuto nell'estate 2011. E ora Beckham, che il mese scorso era a Parigi invitato ad un evento di beneficenza organizzato dal PSG, spera che la QSI accetti di entrare nella cordata messa insieme dall'ex Galaxy insieme al miliardario boliviano Marcelo Claure e dal suo ex agente Simon Fuller che dovrà effettuare l'investimento per rilanciare il calcio professionistico a Miami, dove manca dal 2002, anno di chiusura del Miami Fusion. "Sì, David Beckham ci ha chiesto aiuto" ha dichiarato una fonte anonima della QSI a Le Parisien aggiungendo che "nessuna decisione è stata ancora presa". L'annuncio che Bekham avrebbe esercitato l'opzione esistente nel suo contratto con la MLS di acquistare un expansion team al prezzo scontato di $25 milioni era arrivato la scorsa settimana, nonostante la cordata d'acquisto (che potrebbe includere anche il cestista LeBron James) non sia stata ancora completata e non ci sia un accordo per lo stadio.

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La Major League Soccer lo ha ufficializzato: David Beckham avrà il suo expansion team, che avrà base a Miami — sempre che gli investitori alle spale dell'inglese riescano a chiudere la partita-stadio. "Questa è la prima volta nell'era moderna che un ex-atleta diventa proprietario di un club" ha dichiarato l'MLS Commissioner Don Garber in conferenza stampa oggi a Miami. Prima di lui, l'unico giocatore ad avere fatto un salto del genere era stato Giorgio Chinaglia, quando nel 1983 divenne proprietario dei NY Cosmos della NASL e poi della SS Lazio. Ai politici Garber ha promesso: "Se riusciremo a portare questo progetto in meta, saremo dei fantastici partner". La nuova squadra di Miami dovrebbe essere pronta a scendere in campo in MLS da 2017, o forse anche per il 2016. Vai al video della conferenza stampa di presentazione di Miami Beckham, ritiratosi dal calcio dopo sei mesi al PSG al termine della sua esperienza quinquennale coi LA Galaxy, ha quindi esercitato l'opzione prevista dal suo contratto con la MLS, che gli consentiva di acquisire una franchigia MLS al prezzo "scontato" di $25 milioni. Uno sconto notevole, considerando i prezzi delle due ultime franchigie: $100 milioni per il NYCFC e $70 per l'Orlando City. A supportarlo nell'investimenti al momento ci sono il suo manager Simon Fuller e il miliardario delle telecomunicazioni Marcelo Claure, che aveva già provato rilanciare Miami nel 2009 insieme al Barcellona. A questi potrebbe aggiungersi presto il cestista dei Miami Heath LeBron James, anche per attirare un pubblico come quello di Miami non certo facile a recarsi ad eventi sportivi in massa. Ma Beckham è convinto di poter avere successo in Florida. "Voglio creare la mia squadra da zero. So che questa città è pronta per il calcio". L'annuncio di Beckham ha attirato a Miami politici, celebrità e da tifosi in attesa di una squadra da quando nel 2002 la lega decise di chiudere il Miami Fusion, mentre durò solo due stagioni (fino al 2010) il Miami FC (USL Soccer, Div. II) dei brasiliani campioni del mondo 1994 Romario e Zinho, club poi trasferitosi a Ft. Lauderdale. E per ringraziare l'ex capitano della Nazionale inglese i suoi nuovi tifosi hanno intonato "One David Beckham, there's only one David Beckham" (sul ritmo di "Guantanamera") nel pieno dell'evento di presentazione tenutosi al Pérez Art Museum Miami, struttura con vista su PortMiami, dove la Miami Beckham United vorrebbe costruire il nuovo stadio da 25.000 posti. Operazione per il quale il gruppo ha anche assunto un lobbista con base a Tallahassee, capitale della Florida, per ottenere sgravi fiscali come quelli concessi in passato ad altre società sportive. Ma l'accordo per lo stadio ancora non c'è, con i politici locali sono ancora scottati dalle ricadute dello scandalo dei finanziamenti per lo stadio da baseball dei Miami Marlins a Little Havana, costato il posto all'ex sindaco di Miami-Dade County. A guidare le negoziazioni col gruppo Beckham c'è il suo successore, Carlos Gimenez, che pensa ci arrivare ad un accordo entro la prossima estate. "Lo sport più popolare del mondo sta arrivando nella città più calda del mondo" ha detto Gimenez, specificando di non riferirsi alla temperatura, visto che mentre parlava sopra il museo girava iun aereo con lo striscione "Beckham, don't trust Gimenez", pagato dai sindacati in guerra col sindaco. Gimenez ha escluso ogni tipo di finanziamento pubblico per los tadio, affermando anche che in caso di uso di terreno pubblico sarà necessario il pagamento di un affitto da parte del nuovo team MLS, ma non è stata esclusa la possibilità di uno sviluppo di aree commerciali su almeno un terzo dell'area (12 acri su 36) del sito di port Miami. Ma gli investitori stanno anche valutando un'area di proprietà dei Florida Marlins attigua al loro stadio. Per parlare di calcio ci sarà tempo.

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L'anticipazione è arrivata direttamente da Don Garber ai margini del SuperDraft 2014. Il Comissioner della MLS ha infatti detto di aspettarsi un annuncio da parte di David Beckham per febbraio, e quel momento è arrivato. Secondo il Miami Herald infatti, l'ex centrocampista dei LA Galaxy dopo aver assistito ieri al SuperBowl al MetLife Stadium in New Jersey, sbarcherà in Florida domani, e mercoledì annuncerà insieme al Commissioner Garber la nascita del nuovo club di Miami, che dovrebbe fare il suo ingresso in MLS nel 2016 o 2017. Beckham, ritiratosi dal calcio giocato lo scorso anno, ha quindi esercitato l'opzione su un expansion team alla cifra ridotta di $25 milioni, una clausola questa prevista nel contratto legato al suo arrivo in MLS nel 2007. Al momento la cordata guidata dall'ex capitano della Nazionale inglese - in cui presto potrebbe entrare anche il cestista LeBron James - non ha ancora trovato un accordo definitivo con la Miami-Dade County per il njuovo stadio, per il quale sarebbe stata individuata l'area sudoccidentale di PortMiami. Ma secondo l'Herald "ci vorrano solo pochi mesi per chiudere". Garber lo aveva già spiegato chiaramente a dicembre: perché Miami possa essere l'expansion team numero 22 (dopo l'ingresso del New York City FC e Orlando City nel 2015) ha bisogno di un suo stadio, che potrebbe essere costruito nell'area di PortMiami, e per il quale Beckham ha anche assunto un lobbista locale, Brian Ballard, per fare in modo di ottenere gli stessi sussidi piovuti su altre strutture sportive della Florida. Nell'attesa del nuovo stadio, non è comunque da escludere per la nuova franchigia di Miami possa giocare nell''enorme (76.100 posti) Sun Life stadium, casa dei Miami Dolphins della NFL, che però dovrebbe essere riadattato. Più probabile invece un passaggio al FIU Stadium da 21.000 posti. A Miami il calcio professionistico manca dal 2010, da quando il Miami FC (USL Soccer, Div. II) - ex squadra dei brasiliani Romario e Zinho - si è trasferito a Ft. Lauderdale. Ma il livello top manca addirittura dal 2002, anno di chiusura del Miami Fusion da parte della MLS. Del 2009 invece il tentativo fallito del Barcellona sempre insieme all'imprenditore boliviano Marcelo Claure, ora di nuovo coinvolto insieme a Beckham nel tentativo di rilanciare Miami. Nota di colore. Secondo il giornale inglese The Sun, Beckham sarebbe anche interessato all'acquisto di una villa in zona, e pare che abbia messo gli occhi sulla tenuta da 14 milioni di euro di Matt Damon situata a Miami. «I collaboratori di Beckham hanno già adocchiato diverse proprietà in linea coi suoi gusti e la villa di Damon è una delle più gettonate», ha riferito una fonte. «In futuro trascorrerà molto tempo a Miami per cui ha bisogno di una proprietà d'appoggio per lui, la moglie Victoria e i bambini». Casa Damon vanta sette camere da letto, un teatro per la proiezione di film, una cella per i vini, una piscina e un terrazzo sul tetto.

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Miami potrebbe finalmente tornare ad avere un club in Major League Soccer - dopo oltre dieci anni - nel giro di un mese. L'anticipazione è arrivata direttamente da Don Garber ai margini del SuperDraft 2014. Il Comissioner della MLS ha infatti detto di aspettarsi un annuncio da parte di David Beckham il mese prossimo. "Ero a Miami lo scorso weekend, e ci sono andato spesso per lavorare con la cordata per chiudere il piano per lo stadio. Abbiamo ancora molto lavoro da fare, ma annunceremo qualcosa ad inizio febbraio". Garber lo aveva già spiegato chiaramente a dicembre: perché Miami possa essere l'expansion team numero 22 (dopo l'ingresso del New York City FC e Orlando City nel 2015) ha bisogno di un suo stadio, che potrebbe essere costruito nell'area di PortMiami, e per il quale Beckham ha anche assunto un lobbista locale, Brian Ballard, per fare in modo di ottenere gli stessi sussidi piovuti su altre strutture sportive della Florida. Nell'attesa del nuovo stadio, non è comunque da escludere per la nuova franchigia di Miami possa giocare nell''enorme (76.100 posti) Sun Life stadium, casa dei Miami Dolphins della NFL, che però dovrebbe essere riadattato. Più probabile invece un passaggio al FIU Stadium da 21.000 posti. Beckham, ritiratosi dal calcio giocato lo scorso anno, ha diritto ad investire su un expansion team - esclusa l'area di NY - alla cifra ridotta di $25 milioni, una clausola questa prevista nel contratto legato al suo arrivo in MLS nel 2007. La clausola però aveva scadenza 2013, e non è ancora noto quali saranno le conseguenze di questo ritardo.

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Continua la corsa all'expansion per la MLS, attualmente giunta quota 19 team, con però il New York City FC e l'Orlando City SC il cui ingresso è previsto per il 2015, portando così il totale a 21 squadre. Lo scorso agosto il Commissione della MLS Don Garber ha affermato però che la lega toccherà quota 24 squadre entro il 2020, per poi puntare alla stabilizzazione per un certo periodo. Per i tre posti rimanenti in prima ci sono Miami, con una cordata guidata da David Beckham e dall'imprenditore boliviano Marcelo Claure (che ci aveva già provato nel 2008 insieme al Barcellona) , e Atlanta, con alle spalle Arthur Blank e l'organizzazione degli Atlanta Falcons, che avrà pronto un nuovo stadio per il 2016. Per il posto numero 24 si parla ora di un ritorno di fiamma per Minneapolis-St.Paul. Un canale tv del Minnesota riporta infatti che il Minnesota United FC della NASL e i Minnesota Twins della MLB stanno unendo le forze per riuscire ad ottenere un team MLS. Una mossa che potrebbe spiazzare gli sforzi dei Minnesota Vikings della NFL, che puntavano su un expansion team MLS per sfruttare al meglio il nuovo stadio che sarà pronto nel 2016 (pagato con soldi pubblici). La news va a confermare i report già usciti su SI.com e sul Business Journal il mese scorso, aggiungendo che il proprietario del Minnesota United, Bill McGuire sta cercando un'area vicina al Target Field dei Twins, al centro di Minneapolis, per costruire un soccer-specific stadium. Lo United non ha attualmente una timeline nè sono stati stimati i costi dell'operazione stadio (mentre l'expansion costerebbe almeno $50/70 milioni), ma i proprietari di Twins e MU stanno osservando il modello Sporting KC, il cui bellissimo stadio  da 18.000 è costato $200 milioni. Nel frattempo., lo United FC sta costruendo un centro tecnico presso il Bielenberg Sports Center di Woodbury, e il club ha recentemente annunciato il rinnovo triennale dell'accordo col National Sports Center (ex proprietario del team) di Blaine per continuare a giocare i propri match casalinghi. Il calcio pro a Minneapolis non sarebbe certo una novità. Già negli anni '70 infatti, ai tempi della NASL, gli allora Minnesota Kicks del sudafricano Ace Ntsolengoe e del portiere americano Tim Twellman (papà  di Taylor Twellman, ex attaccate della Nazionale USA e dei New England Revolution) furono capaci di attirare una media di 32.775 spettatori a partita nel 1977, secondi solo ai Cosmos, mentre l'anno prima vennero sconfitti nella finale del Soccer Bowl dai Toronto Metros-Croatia di Eusebio.  

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Le “soccer wars” sono state un elemento tristemente noto nella storia del soccer Usa, eventi  funesti che han fatto si che il soccer rimanesse indietro anni luce rispetto al vicino centro america pur avendo un ottimo potenziale poi dimostrato quando finalmente gli alterchi tra leghe rivali o tra leghe pro ed USSF sono stati finalmente lasciati dietro e l’ascia di guerra è stata seppellita. Tacendo delle soccer wars degli anni ’20 restano alla memoria nel dopoguerra l’azione dell’allora USSFA contro la ISL di Bill Cox nel ’65, la guerra fratricida tra NPSL ed USA nel ’67, che generarono poi la NASL, la guerra fratricida del calcio indoor tra NASL e MISL, o quella tra NASL e la federazione (USSF) che fece in modo che la Coppa del Mondo cui la Colombia dovette rinunciare fosse assegnata al Messico invece che agli Usa. E infine, ancora l'indoor con MISL contro AISA. Questi avvenimenti sembravano relegati ad un triste passato quando però nel 2009 una scissione interna alla USL per via della vendita della lega - all'epoca di proprietà della Umbro, appena comprata dalla Nike - alla società Nu Rock, diede vita ad una seconda divisione provvisoria nel 2010 e alla nascita nel 2011 di due legh: la USL PR e la NASL. La federcalcio americana diede a quest’ultima lo status di seconda divisione ed alla USL PRO quello di terza, ma gli sgarbi e le scortesie tra le due leghe non sono mai mancati. Oggi a rendere il conflitto ancora più caldo ci si mette l’accordo di collaborazione tra USL ed MLS che prevede prestiti dei giovani provenienti dai draft e dalle scuole calcio delle franchigie MLS, parziale fusione del campionato riserve con quello della USL PRO ed affiliazione delle franchigie USL a quelle MLS, diventando così ufficialmente squadre vivaio. Questo accordo solidifica la posizione della USL che sembra così essersi in un certo qual modo assicurata il futuro, aiuta la MLS a far crescere i propri giovani ed in generale aiuta il livello di gioco a crescere. Inoltre, dopo l'esperienza di Orlando, proprio la USL sembra diventata il terreno di lancio per le future franchigie MLS, come dimostra ciò che sta succedendo a Sacramento. Questa situazione però stringe la Nasl in mezzo ad una manovra a tenaglia. In Passato il momento più caldo della guerriglia tra USL e NASL si era espresso in quel di Puerto Rico, con la nascita di Puerto Rico United, Club Atletico River Plate e Sevilla Puerto Rico ad insidiare gli storici Puerto Rico Islanders. Le franchigie USL fallirono dopo pochi mesi ed ora anche i Puerto Rico Islanders sembrano aver chiuso i battenti  anche se non ufficialmente. E con la fine dei Bermuda Hoggs e la pessima situazione degli Antigua Barracuda sembra che gli americani abbiano abbandonato i Caraibi (anche se solo a livello di franchigie visto il prossimo draft che si terrà ad Antigua dal 2 al 5 Gennaio), forse destinati ad una propria lega. New York resta per tutte e tre le leghe un punto caldo e di vitale importanza. Quella che è considerata da molti la capitale mondiale è al centro di una grossa contesa ed è per la USL PRO una ferita aperta. Nel 2010 la USL PRO aveva annunciato la nascita dell’F.C. New York, con sede all’Hofstra Stadium, ma la squadra è fallita dopo un solo anno ed un campionato disastroso. Nel frattempo, dopo tre anni di gestazione, in quello stesso stadio sono tornati alla vita i New York Cosmos battenti bandiera Nasl, che con una media superiore ai 6.000 spettatori a partita hanno vinto durante il loro primo anno di vita il Soccer Bowl, cosa non ancora riuscita ai New York Red Bulls (ex Metrostars) dopo quasi un ventennio. In arrivo c'è poi nel 2015 il New Yorok City FC, spalleggiato dagli arabi proprietari del Manchester City e dai NY Yankees, che complica ulteriormente le cose vista anche l’intenzione dei Cosmos di ripercorrere per quanto possible la loro epopea ed il loro progetto per uno stadio da 25.000 posti. San Antonio. Tutto tace a San Antonio dopo i rumors della nascita di un sodalizio USL PRO ma con intenzione di entrare successivamente in MLS che avrebbe avuto i finanziamenti della proprietà dei San Antonio Spurs, ma alle chiacchiere non sono succeduti i fatti, così come quando era comparsa la voce del cambio di casacca per i Dayton Dutch Lions (team supportato dagli olandesi del Twente), i quali erano stati accreditati come prossima franchigia Nasl abbandonando così la USL. Anche qui sembra essersi trattato di una bufala, ma a volte bastano anche notizie false per aumentare la tensione che già si taglia col coltello. Rochester. Un'altra recente notizia non ufficiale è quella di una possibile nascita di un nuovo sodalizio Nasl in quel di Rochester, dove già sono presenti i Rhinos, una delle punte di diamante della USL (e nel 2004 vicini all'ingresso in MLS), e dove esistono anche i Rochester Lancers militanti nella terza incarnazione della MISL, anch’essa finita nell’orbita del circuito United Soccer Leagues. Le voci dicono che sarebbero proprio questi ultimi a diventare il nuovo Nasl expansion team negli anni a venire, facendo compagni ad Oklahoma City e Jacksonville nel 2015. E se da una parte sembra difficile vista l’appartenenza dei Lancers alla MISL è pure vero che la Nasl è in parte una sorta di operazione vintage che annovera oltre i Cosmos anche Tampa Bay Rowdies e Fort Lauderdale Strikers e la nascita o l’assimilazione in questo caso di una franchigia con il nome di una squadra della NASL originale con una storia alle spalle (basti ricordare i primi anni ’70 con Carlos Metidieri) sarebbe un colpo magistrale, nonché la consumazione di una vendetta contro i Rhinos che pur avendo spalleggiato la nascita della Nasl decisero poi di tornare all’ovile recitando la parte del figliol prodigo. Minneapolis. Sempre rimanendo in tema di notizie non ufficiali, la situazione sembra farsi calda nel Minnesota, già terra degli storici Minnesota Kicks e Minnesota Strikers e - in tono minore - dei Minnesota Thunder. Attualmente in quello stato milita la franchigia Nasl dei Minnesota United FC, già Minnesota NSC Stars, prima di un ente non profit poi spalleggiati dalla lega di proprietà della multinazionale brasiliana Traffic Sport. Minneapolis è certamente un mercato in orbita MLS e a quanto detto dal commissioner della MLS Don Garber ci sarebbero stati dei colloqui informali con la proprietà dei Minnesota Vikings per la nascita di una franchigia MLS, che insieme a quelle possibili di Miami - a cura di David Beckham - Atlanta, apre un ulteriore fronte dopo quello newyorkese, già caldissimo. Atlanta. Ad Atlanta a quanto pare le ruote si stanno già mettendo in movimento, con trattative ufficiali di Garber con Arthur Blank e Rick McKay, rispettivamente proprietario e presidente degli Atlanta Falcons riguardanti la costruzione di uno stadio polivalente ed ultramoderno per football americano e soccer con manto in erba e dal costo di un miliardo di dollari, di cui 2/300 milioni provenienti dalla municipalità di Atlanta tramite una tassa di soggiorno ad hoc per i turisti. Lo stadio avrebbe 65.000 posti anche se a meno di una sorpresa tipo Seattle quando giocherebbe la franchigia pro soccer resterebbe aperto solo il primo anello coi suoi 32.000 posti disponibili. Ma ad Atlanta ci sono i Silverbacks, in parte di proprietà della Traffic Sport, così come Fort Lauderdale e Carolina Railhawks, che non sono stati interpellati, a differenza di quanto accadde con Seattle e Portland quando ai soci dei preesistenti sodalizi USL fu offerto di entrare come soci di minoranza nella nuova franchigia MLS. Se dovessero concretizzarsi i desideri della MLS alla franchigie Nasl di Atlanta e Minnesota resterebbero ben poche prospettive, lo spettro molto probabile della chiusura, così come avvenne per gli Utah Blizz e i Colorado Foxes dell'allora A-League (seconda divisione anni '90) quando in città arrivarono i “big boys”, oppure re location, con un po di dispiacere in caso di Atlanta del soccer specific stadium di 4.500 posti espandibile fino a 7000. Oklahoma. Un'altra guerra che la Nasl dovrà combattere, questa volta con la USL è ad Oklahoma City, dove pochi mesi dopo l’annuncio della nascita di un sodalizio Nasl che dovrebbe arrivare nel 2015, è arrivata la notizia che anche la USL impianterà una squadra pro soccer che aprirà i battenti nel 2014 dal nome Oklahoma City Energy F.C. spalleggiato dalla Prodigal, azienda che si occupa di energia ed estrazione di petrolio, e con una partnership stipulata col la squadra di baseball locale. La neonata franchigia ha in progetto un soccer specific stadium ma per ora ha scelto come casa il Pribil Stadium di proprietà della Bishop McGuinness Catholic High School, sito nel centro della città. Chi la spunterà tra le due? Florida. Il fronte più caldo al momento è comunque la Florida dove la MLS, ritiratasi mestamente alla fine del campionato 2001 con la chiusura di Tampa Bay Mutiny e Miami Fusion, progetta l’imminente ritorno in pompa magna. A Tampa Bay da qualche anno sono rinati i Tampa Bay Rowdies, squadra storica della NASL originale, che oggi milita nella sua nuova più modesta incarnazione. La squadra gioca le partite casalinghe all’ Al Lang Stadium, ha vinto il titolo Nasl 2012 ed ha una media di 4.000 spettatori, ma da quest’anno deve dividersi il pubblico con il nuovo sodalizio USL Pro VSI Tampa Bay, nati come sviluppo di una scuola calcio inglese chiamata Vision Pro Sport Institute. I concorrenti dei più famosi Rowdies hanno eletto come loro tana il Plant City Stadium e sebbene la loro media spettatori non è stata molto alta, potrebbe diventare concorrenti pericolosi. A Fort Lauderdale nel 2011 sono tornati gli Strikers, dopo aver traslocato da Miami dove originariamente si chiamavano Miami Blues e successivamente Miami FC ma che hanno lasciato la capitale della Florida perché stanchi di medie anemiche pur potendo annoverare giocatori del calibro di Romario e Zinho. I nuovi Strikers, come i loro predecessori e come gli effimeri Miami Fusion giocano le loro partite al Lockhart Stadium e hanno visto negli anni la loro media spettatori crescere fino ad un discreto 4.265 presenze a partita anche se in quel complesso da 20.000 posti fanno un po’ l’effetto goccia nell’oceano, una triste immagine che ha accompagnato il soccer usa per molti decenni. I problemi per gli Strikers potrebbero diventare anche peggiori rispetto a quelli dei Rowdies, perché poco lontano da Fort Lauderdale gioca un temibile concorrente: la franchigia USL Pro demonimata Orlando City S.C., che fondata nel 2011 sulle ceneri degli Austin Aztex, ha vinto in tre anni due campionati e vede la sua media spettatori aumentare vertiginosamente. Il sodalizio di Orlando ha scelto il colore viola in onore della Fiorentina ed i leoni come simbolo per mantenere il legame con la storica squadra APSL degli Orlando Lions. Infatti, il nickname dell’attuale squadra è proprio “The Lions”. La media spettatori al Cirtus Bowl quest’anno è stata di 8.917 paganti con la punta massima di 20.000 per la finale vinta a spese dei Charlotte Eagles, mai tanto pubblico si era visto per una finale di USL Pro. E quando nel 2015 Orlando entrerà in MLS avrà pront un soccer specific stadium da 18000 posti, la vita per i Fort Lauderdale Strikers si complicherà ulteriormente. E purtroppo per loro i guai non si esaurirebbero qui, in quanto la MLS sta cercando di tornare anche su Miami  dove David Beckham, grazie all’opzione prevista nel suo contratto da calciatore di poter impiantare una franchigia pro soccer negli Usa per soli 25 milioni di dollari (basti pensare che il N.Y.C.F.C.  ne ha spesi quattro volte tanto) che ha coinvolto nel progetto il milionario boliviano Marcelo Claure - che già ci aveva provato insieme al Barcellona nel 2009 - e ci sta provando con l’asso del basket LeBron James, peraltro proprietario di una quota del Liverpool. Si sta infine interessando anche il proprietario dei Miami Dolphins Stephen Ross vorrebbe entrare nella cordata, anche per poter sfruttare il SunLife Stadium quando il campionato NFL è fermo. Per ora sono solo dialoghi informali ma presto i colloqui potrebbero lasciare il posto ai fatti concreti ed allora dopo più di un decennio Miami rivedrebbe una squadra di prima divisione, rimane da chiedersi se la popolazione di Miami si appassionerà alla nuova franchigia pro soccer visto che storicamente la capitale della Florida non è mai stata una terra fertile per lo sport più bello del mondo, visto che sia i  Miami Toros nel 1975 che i Miami FC nei tempi  recenti dovettero andarsene e trasferirsi a Fort Lauderdale per disperazione. Va poi ricordato che i Miami Fusion a dispetto del nome giocavano a Fort Lauderdale. Dulcis in fundo nel 2015 la Nasl darà vita ad un’ulteriore franchigia a Jacksonville, città che fu negli anni ’80 la terra degli effimeri Jacksonville Tea Men. Le domande da farsi sono, sopravviveranno le franchigie Nasl in Florida al duplice ritorno della MLS? Riuscirà finalmente Miami a convincere i suoi abitanti ad andare allo stadio e supportare il soccer? Cosa accadrà nei prossimi anni ad Atlanta, Minneapolis e New York? Ma soprattutto, cui prodest?

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Sono ormai lontani i tempi in cui la MLS sembrava prossima al fallimento ed era costretta a tagliare le franchigie di Miami e Tampa Bay a causa dello scarso pubblico e della mancanza di investitori. A distanza di undici anni invece, alla porta della MLS c'è oggi la fila per entrare da parte di città e gruppi imprenditoriali, pronti a spendere dai 40 ai 70 milioni per la fee d'ingresso e a costruire uno stadio solo per il calcio. E così dopo i recenti annunci di New York City City FC e Orlando City SC, che entreranno nella lega nel 2015, e con Miami che potrebbe essere annunciata già all'inizio del 2014, è partita la corsa per gli ultimi due posti disponibili sino al 2020, quando la MLS raggiungerà quota 24 squadre. Oltre ad Atlanta, che ha recentemente presentato il progetto per un nuovo stadio adattabile anche al calcio, in lista c'è ora anche Sacramento, capitale della California.   Secondo quanto riporta il Sacramento Bee, Warren Smith, presidente del Sacramento Republic FC - che scenderà in campo nella USL PRO (terza divisione) nel 2014 - sarebbe pronto a lanciare l'assalto alla MLS per il 2016. Al riguardo il club avrebbe già lanciato una campagna per convincere la lega che Sacramento è un mercato adatto per una franchigia. Pur dovendo essere pronto per il ritiro di febbraio, va detto però che il Sacramento Republic FC deve ancora ingaggiare un giocatore e completare il proprio stadio da 8.000 posti a Cal Expo, mentre il consiglio comunale di Elk Grove (CA) ha dato l'ok all'acquisto del terreno per un impianto da 18.000 posti e $100 milioni in ottica MLS. Il club ha già venduto 2.500 abbonamenti, e punta a quota 5.000 per l'inizio della stagione. A guidare il team è stato invece chiamato l'ex MVP e poi allenatore di Chivas USA e Toronto FC Predrag Radosavljevic, in arte Preki. La MLS ha commentato già lo scorso marzo la candidatura di Sacramento, in pratica rimanendo in attesa della soluzione alla questione stadio, e allo stesso tempo invitando i tifosi della California settentrionale a supportare i San Jose Earthquakes! Una dichiarazione che non deve aver fatto piacere a Smith e ai tifosi locali. In caso di ingresso in MLS infatti, Sacramento diventerebbe la prima rivale di San Jose, distante solo 150km. Il sindaco Kevin Johnson è però fiducioso. "E' tutto pronto. Sacramento ha già dimostrato di poter supportare una franchigia. Vogliamo mostrare a tutti che siamo una grande comunità calcistica capace di grandi cose, come già facciamo nel basket [con i Sacramento Kings della NBA, in cui ha militato Vlade Divac] e nel Triple-A baseball”. E i 14.000 che hanno riempito a luglio il Raley Field per il match tra Norwich City e i messicani del Dorados de Sinaloa sembrano dargli ragione. Ma per convincere la MLS ci vorrà uno stadio vero e tanti soldi.

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Dopo 12 anni il calcio professionistico di prima divisione torna in Florida. La Major League Soccer ha infatti annunciato che l'Orlando City SC sarà la 21° franchigia della lega a partire dal 2015. “Il sogno ora è realtà", ha dichiarato il presidente dell'Orlando City Phil Rawlins, in passato coproprietario dello Stoke City in Inghilterra. “Volevamo portare Orlando in MLS, e oggi abbiamo fatto la storia”. Dopo aver incontrato una serie di ostacoli ad inizio anni, negli ultimi due mesi i Lions hanno risolto tutti i problemi relativi a finanziamento e costruzione del nuovo stadio, che sorgerà a downtown Orlando. “Questo momento è senza prezzo" si è aggiunto l'azionista di maggioranza, l'imprenditore brasiliano Flavio Augusto Da Silva. “Abbiamo il supporto di una vasta base di tifosi, e molti altri ne arriveranno, lo prometto". "Parto per l'Europa giovedì per andare a vedere un giocatore molto famoso che sarà con noi nel 2015". La transizione in MLS comporterà dei piccoli ritocchi al logo, mentre le nuove maglie - che sostituiranno le attuali della Lotto - saranno realizzate dall'Adidas, che come noto ha un accordo di esclusiva con la MLS. Nome e colori non cambieranno, come già accaduto con altri ingressi recenti quali Seattle e Vancouver. Rawlins ha anche indicato che gran parte del 2014 verrà dedicato alla costruzione della squadra e a chiudere un accordo per portare il primo Designated Player a Orlando. Sul fronte stadio, Flavio Augusto Da Silva ha spiegato che la squadra giocherà parte della stagione 2015 al Citrus Bowl in corso di ristrutturazione prima di trasferirsi nel nuovo stadio. Fondato nel 2010 sulle ceneri degli Austin Aztex trasferiti in Florida da Rawlins, da allora l'Orlando City ha vinto due USL Pro championships, 2011 e 2013, l'ultimo davanti ad oltre 20mila spettatori nell'incredibile finale contro Charlotte a settembre. Garber: "Miami sarebbe un grande mercato per la MLS" La presentazione di Orlando è stata ovviamente gestita dal Commissione della MLS, Don Garber, colui che nel 2001 decise la chiusura di Miami Fusion e Tampa Bay Mutiny proprio per salvare la lega, allora in seria difficoltà economica. Da allora la MLS è passata da 10 ai 21 tema del 2015, e crescerà fino a 24 nel 2020. Garber ha approfittato dell'occasione anche per parlare del possibile ingresso di Miami: “Sono convinto che Miami sarebbe un grandissimo mercato se riuscissimo ad ottenere di costruire uno stadio a Downtown Miami e ad individuare la giusta proprietà. Nonostante abbiamo lasciato quel mercato 10 anni fa, lo scenario oggi sarebbe diverso e di successo". E l'allineamento tra David Beckham, l'imprenditore boliviano delle telecomunicazioni Marcelo Claure (titolare in patria del Bolivar FC) e la stella NBA LeBron James - con cui l'ex calciatore inglese sta negoziando - sembra proprio ciò che la MLS sta cercando. Inoltre un ritorno di Miami consentirebbe la nascita di una rivalità in Florida con Orlando. “Ci stiamo focalizzando molto sulle rivalità. Abbiamo un secondo team in arrivo a NY nel 2015, ne abbiamo già due a LA e credo che ne avremo due o tre in Florida". E propro quest'ultima frase è la novità maggiore, visto che lascia prefigurare un possibile ritorno di fiamma per Tampa Bay, anche se dopo Miami in prima fila per entrare negli ultimi due posti disponibili in MLS sino al 2020 ci sono Atlanta, Minneapolis, Detroit e San Antonio.    

Expansion

David Beckham sta discutendo con la stella della NBA LeBron James la possibilità di lanciare un club di Major League Soccer a Miami, che potrebbe entrare nella lega nel quadro dell'expansion a 24 squadre prevista entro il 2020. Non sarebbe una novità per James, che è già titolare di una quota del Liverpool attraverso il Fenway Sports Group di John Henry e Thomas DiBenedetto (co-proprietario anche della AS Roma), che da tempo si dichiarato interessato al calcio. "C'è interesse da entrambe le parti" ha dichiarato James in relazione agli incontri avuti con Beckham, quest'anno spesso presente alle partite dei Miami Heath. "David è diventato un buon amico negli ultimi anni, e penso che sarebbe una gran cosa per questa città have un club calcistico". A Miami il calcio professionistico manca dal 2010, da quando il Miami FC (USL Soccer, Div. II) - ex squadra dei brasiliani Romario e Zinho - si è trasferito a Ft. Lauderdale. Ma il livello top manca addirittura dal 2002, anno di chiusura del Miami Fusion da parte della MLS. Del 2009 invece il tentativo fallito del Barcellona sempre insieme all'imprenditore boliviano Marcelo Claure, ora di nuovo coinvolto insieme a Beckham nel tentativo di rilanciare Miami. Per il momento però James ha ribadito come la discussione sia solo ai preliminari, e che non si è andati oltre "un dialogo aperto". "L'analisi è ancora in corso, ma credo possa qualcosa di enorme", ha dichiarato il quattro volte MVP della lega e due volte vincitore dell'anello. "Ma non si può sapere. Pensao sia una città ottima per il calcio. Ci sono molti calciatori qui [ad es. Alessandro Nesta vive a Miami, Ndr] e tanti giovani che giocano". Esiste però qualche perplessità da più parti riguardo il fatto che Miami, pur presentando stadi pieni per i grandi avvenimenti come la Gold Cup e le amichevoli internazionali (vedi i 71.000 presenti al match tra Brasile e Honduras di pochi giorni fa), possa fornire una fan base adeguata per un team MLS, che - come noto - presenta tutta una serie di limitazioni dovute al salary cap ed alla struttura stessa della lega. Comunque, proprio la sua business partnership col Liverpool insieme al Fenway Sports Group, e un tour in casa dei Reds, hanno fatto crescere in lui l'interesse per questa possibilità, che non sarebbe la sua prima extra basket a Miami, dove è titolare di un negozio di abbigliamento in un mall e sta per aprire un juice bar a Coconut Grove. Scelte che fanno sperare i tifosi dei Miami Heath che il giocatre decida di restare, visto che a fine stagione potrebbe lasciare come free agent. Il mese scorso la ESPN ha rivelato cje il proprietario dei Miami Dolphins, Stephen Ross, vorrebbe entrare in partnership con Beckham - che ha un'opzione per lanciare una franchigia al prezzo di $25 milioni, in scadenza a fine anno - anche per sfruttare al massimo il suo SunLife Stadium (76.100 posti) casa dei Miami Dolphins della NFL, che però dovrebbe essere riadattato completamente per una capienza più adeguata. Più probabile invece - nell'attesa di un eventuale nuovo stadio da costruire - l'FIU Stadium da 21.000 posti.

Expansion

L'expansion verso nuove città è da sempre uno degli argomenti di maggior interesse che circondano la MLS e inevitabilmente, dopo le recenti ottime notizie sull'ok ricevuto da Orlando per il finanziamento dello stadio che dovrebbe portare la città nella lega dal 2015, già si iniza a guardare oltre. Avendo come team più a sud degli Stati Uniti il DC United di Washington, a seguito della contraction del 2002 che ha visto Miami e Tampa Bay chiudere, da tempo la MLS punta al sud per la propria expansion sino a 24 squadre entro il 2020, anche ai fini di una presenza più completa sul territorio. Ed in cima alla lista c'è Atlanta, la nona città più grande degli USA, considerata la NY del sud, la città  a maggior crescita. Il Commissioner Don Garber, ex capo della NFL Europe, è in discussione da tempo con Arthur Blank, il proprietario degli Atlanta Falcons, che due giorni fa ha reso noto il piano per uno stadio da $1 miliardo destinato a sostituire il Georgia Dome. E, anche più importante, strutturato per ospitare partite di calcio. Il nuovo stadio dovrebbe essere pronto per il 2017 (anno in cui scadranno i bond pubblici con cui si è pagato l'attuale stadio), essendo già stato acquistato il terreno sul quale dovrebbe sorgere. I costi dello stadio saranno in parte sostenuti dalla città, che tra fondi e terreni arriverà ad una spesa tra i 200 e i 300 milioni di dollari da coprire con un'apposita tourist tax. Le immagini rese note dal presidente dei Falcons Rich McKay e dalla 360 Architectures danno l'idea di un qualcosa mai visto prima. Il nuovo stadio avrà un tetto retraibile di forma ovale che consentirà la visione della skyline di Atlanta, con intorno una struttura in simil vetro per l'ingresso della luce conormi finestre per il passaggio dell'aria. Aria e luce che consentiranno l'impianto di un campo in erba e non sintetico, sicuramente un bene per lo spettacolo. Lo stadio avrà 65.000 posti a sedere su due anelli, con la parte alta strutturata in modo da diventare invisibile in occasione dei match di MLS, per i quali verrebbe aperto il solo primo anello da 27.000 posti. Un modello simile a quello del BC Place di Vancouver. Ma il punto di forza dello stadio sarà il design. Bill Johnson, fondatore della 360 Architecture: “La nostra unica strategia è, ' Dobbiamo battere tutti sul design.’ Deve essere qualcosa di completamente diverso, che possa superare le obiezioni dei politici". Lo stadio da sopra ricorderà un falco ad ali spiegate, mentre le mura translucenti - come accade ad esempio all'Allianz Arena di Monaco di Baviera - rifletteranno una luce colorata a seconda della partita: rosso per i Falcons e un altro colore per il team di Major League Soccer che giocherà ad Atlanta. Per la gestione di squadra e stadio il modello sarà quello della collaborazione già esistente a Seattle tra i Sounders e i Seahawks della NFL per il CenturyLink Field. Parte dei costi sarà coperta dalla vendita dei naming rights. "Avremo sponsor nei quattro angoli dello stadio e all'interno, utilizzando vari mezzi per ridurre i costi", ha dichiarato Blank, che ha aggiunto che verrà istituita una una licenza per i possessori di abbonamento annuale. "Vogliamo riportare i fans allo stadio, un posto che pari al meglio, o di più, di quanto esista al mondo oggi". Che futuro per i Silverbacks della NASL? Nell'attesa delle decisioni di MLS e di Blank, rimane incerto il futuro degli Atlanta Silverbacks della NASL, quest'anno vincitori della Spring Season e che tra due settimane si giocherà il SoccerBowl contro i NY Cosmos. Sovvenzionata dalla società brasiliana Traffic (titolare anche dei FT. Lauderdale Strikers) e da tempo in cerca di una nuova proprietà, il club che attualmente rappresenta Atlanta avrà due possibilità al momento dell'eventuale annuncio della MLS: essere acquistato da Blank per preparare lo sbarco nella lega maggiore, oppure chiusura con relocation. Con l'ingresso del New York City FC (del cui stadio non si sa più nulla) e di Orlando, Atlanta diverrebbe la franchigia numero 22, lasciando quindi solo due spazi ancora disponibili, che dovrebbero uscire dalle candidature di Miami (su cui sta lavorando David Beckham), Minneapolis e Detroit.  

Expansion

Gli stadi si costruiscono negli Stati Uniti, e anche abbastanza velocemente, visto che quello di Orlando dovrà essere pronto per l'estate 2015. Ma, al di la di quanto pensino molti in Italia, i soldi pubblici hanno un ruolo fondamentale nello sviluppo delle infrastrutture sportive USA. Infatti, ieri l'Orange County Board of Commissioners ha approvato i fondi per uno nuovo stadio nel centro di Orlando, nel corso di una seduta con presenti 200 tifosi festanti che cantavano  "We are going to MLS!". Lo stadio, 18.000 posti espandibile, il cui progetto prevede un investimento complessivo di 84 milioni di dollari, verrà finanziato con $20 milioni in tasse turistiche, altri $20 milioni arriveranno dalla città di Orlando, mentre altri milioni verranno elargiti da altre autorità locali, inclusi $2 milioni dalla Seminole County. La proprietà dell'Orlando City investirà immediatamente $30 milioni sui lavori di costruzione, impegnandosi poi a pagare un canone di $675,000 l'anno per 25 anni in cambio di una sorta di finanziamento immediato da $10 milioni da parte della città. Tutto questo consentirà all'Orlando City SC, team campione in carica della USL PRO (la terza divisione del soccer USA) di fare il suo ingresso in MLS come squadra numero 21, probabilmente a partire dal 2015. Il ventesimo team sarà infatti il New York City FC - costituito da una joint venure tra la proprietà del Manchester City e i New York Yankees - anch'esso al via nel 2015. L'accordo di ieri però non garantisce del tutto l'expansion a Orlando, ma come spiegato dall'Orlando Sentinel, le negoziazioni inizieranno velocemente. Sul tavolo l'expansion fee (circa $40 milioni in tre anni) che la società guidata da Phil Rawlins dovrà pagare, più un'altra serie di aspetti legata ad esempio a marchi, diritti TV, ecc. Ma la proprietà dei Lions ieri già festeggiava. "La MLS ha già sottoscritto il tutto", ha dichiarato il presidente Phil Rawlins al Sentinel. "Ci aspettiamo una finestra di 4-6 settimane per chiudere la documentazione e l'accordo per arrivare poi all'annuncio", che quindi potrebbe arrivare a cavallo della finale di MLS Cup. E i tifosi dell'Orlando già sognano l'arrivo di Kakà in Florida nel 2015, anche perché il vero pezzo grosso economico dell'Orlando City è l'imprenditore brasiliano Flávio Augusto da Silva, trasferitosi negli USA nel 2009 che ha fatto milioni con le scuole d'inglese tra la Florida e il Brasile, e che punta anche a portare allo stadio la grandissima comunità verdeoro che vive a Orlando, oltre a promuovre la città come destinazione turistica per i connazionali. A seguito del voto il president della MLS president evice commissionerMark Abbott ha dichiarato a MLSsoccer.com: "Lavoreremo con la proprietà dell'Orlando City SC per finalizzare l'accordo di expansion”. Expansion che, secondo quanto dichiarato prima del MLS All-Star Game di quest'estate dal commissioner Don Garber, dovrebbe portare la lega a 24 teams entro il 2020. Dovrebbero quindi essere tre i posti ancora disponibili. E le prossime candidate dovrebbero arrivare ancora dal sud degli Stati Uniti, area del paese da cui la MLS è assente dal 2002, a seguito della chiusura di Tampa Bay Mutiny e Miami Fusion. Il primo nome della lista è quello di Miami, nel quadro dell'accordo tra la MLS e David Beckham, che consente al giocare di acquistare una franchigia al prezzo ridotto di $25 milioni. Segue Atlanta, dove il proprietario degli Atlanta Falcons (NFL) Arthur Blake sta negoziando la costruzione di un nuovo stadio che prevederebbe anche l'expansion al calcio e alla MLS. Seguono Detroit, dove i proprietari del Pontiac Silverdome stanno puntando a sviluppare un'area con incluso stadio da 20.000 posti, Minneapolis (con il coinvolgimento dei Vikings della NFL) e Sacramento, che entrerà nella USL PRO nel 2014. Con l'ingresso di Orlando e New York nel 2015, la MLS avrà aggiunto ben 11 squadre in 11 anni. Un'incredibile crescita per una lega che sino al 2004 vedeva la maggior parte dei suoi team sotto l'ala di due soli proprietari: Lamar Hunt e Phil Anschutz. L'OrlandoC ity SC, oggi guidato dall'ex campione dell'Everton anni '80 Adrian Heath, è stato fondato nel 2011 dall'attuale proprietario, Phil Rawlins, ex co-proprietario dello Stoke City, passando per il trasferimento in Florida degli Austin Aztex, team della USL PRO. Una relocation che sorprese molti, visto che la squadra texana aveva una media spettatori di quasi 4.000 persone a partita. Ma l'obiettivo di Rawlins era la MLS, e Orlando - per popolazione e mercato TV - era la location più adatta da cui partire. A ragione, va detto a posteriori. Per Orlando l'ingresso in MLS vorrà anche dire l'inevitabile fine della fruttuosa partership con lo Sporting KC, che ha consentito al team della Florida di prendere in prestito alcuni giocatori quali Dom Dwyer, Jon Kempin, C.J. Sapong e Christian Duke, con Dwyer diventato capocannoniere (15 gol in 13 partite) e fondamentale nella finale del campionato vinta per 7-4 sugli Charlotte Eagles al Citrus Bowl di Orlando, davanti a 20.886 spettatori (record assoluto per una divisione inferiore).

Expansion

Lo sbarco della Major League Soccer a Orlando sembra sempre più una certezza. All'Orlando City SC manca infatti solo un ultimo voto da parte della Orange County Commission il prossimo 22 ottobre per avere l'ok al finanziamento da $20 milioni (derivanti da una nuova "Tourist Tax" locale) nel quadro di un piano di investimento complessivo da 95 milioni per un nuovo stadio. Attualmente l'Orlando City gioca al Citrus Bowl, impianto da football da 65.438 posti, per il quale viene infatti aperto il solo anello inferiore. In vista del voto il presidente dei Lions, Phil Rawlins, ha rilasciato un'interessante intervista all'Orlando Sun Sentinel riguardo il futuro del club - recente campione USL PRO per la seconda volta - in vista dello sbarco in MLS. Sulla tempistica di ingresso in MLS dopo il via libera per lo stadio: Una volta avuto un esito positivo, ci aspettiamo un annuncio da parte della MLS entro il 30 novembre. Il nostro piano è di entrare in MLS nel 2015, e questo ci darebbe 16 mesi per prepararci. E il calcio d'inizio sarebbe a marzo 2015. Sui giocatori che potrebbero fare il salto dalla USL PRO alla MLS: Pensiamo che alcuni dei nostri giocatori possano transitare in MLS. Quanti? Dipende da Adrian [Heath, l'allenatore, ex capitano dell'Everton anni '80] e dalle loro prestazioni nei prossimi 12 mesi, ma ci aspettiamo che alcuni di loro possano farcela. Sono in grado di giocare al livello superiore. Ma ci saranno da fare delle aggiunte visto che parliamo di una rosa da 28-30 giocatori. Sul cambio di logo, mantenendo però nome e colori: Il nome rimarrà, ma il logo dovrà cambiare, anche se non in maniera eccessiva, non diventeremo giraffe. Ciò principalmente per motivi di copyright, in quanto diventerà proprietà della Major League Soccer. Ma rimarremo Orlando City, e saremo sempre i leoni in viola. Intendiamo mantenere un colore che è un'identità per noi come per la Fiorentina. Sull'expansion della MLS verso il Southeast con Miami e Atlanta: Penso che le rivalità regionali aiutino. Lo abbiamo visto nel Pacific Northwest con la rivalità fra [Seattle] Sounders,[Portland] Timbers e [Vancouver] Whitecaps. E' un'ottima cosa per lo sport, per i tifosi e per l'economia, grazie ai tifosi che si spostano di città in città. Che sia miami o Atlanta, sono completamento aperto. C'è spazio per due teams nel Southeast, anche perché i tifosi avrebbero così una rivale a livello regionale. Sull'importanza del voto della Orange County Commission il 22 ottobre: Sono sempre ottimista. Penso che abbiamo presentato un ottimo business case, e se si pensa ai benefici economici, per la comunità... semplicemente ha senso. Per questo sono ottimista. Non penso sarà facile come con la città, dove abbiamo un grande supporto, ma penso che possiamo farcela e che potremo avere un team in Major League [Soccer] a novembre.

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