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Ufficiale. Beckham avrà Miami dal 2017 (o forse prima)
Scritto il 2014-02-06 da Franco Spicciariello su Expansion
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La Major League Soccer lo ha ufficializzato: David Beckham avrà il suo expansion team, che avrà base a Miami — sempre che gli investitori alle spale dell'inglese riescano a chiudere la partita-stadio.

"Questa è la prima volta nell'era moderna che un ex-atleta diventa proprietario di un club" ha dichiarato l'MLS Commissioner Don Garber in conferenza stampa oggi a Miami. Prima di lui, l'unico giocatore ad avere fatto un salto del genere era stato Giorgio Chinaglia, quando nel 1983 divenne proprietario dei NY Cosmos della NASL e poi della SS Lazio.

Ai politici Garber ha promesso: "Se riusciremo a portare questo progetto in meta, saremo dei fantastici partner". La nuova squadra di Miami dovrebbe essere pronta a scendere in campo in MLS da 2017, o forse anche per il 2016.

  • Vai al video della conferenza stampa di presentazione di Miami

Beckham, ritiratosi dal calcio dopo sei mesi al PSG al termine della sua esperienza quinquennale coi LA Galaxy, ha quindi esercitato l'opzione prevista dal suo contratto con la MLS, che gli consentiva di acquisire una franchigia MLS al prezzo "scontato" di $25 milioni. Uno sconto notevole, considerando i prezzi delle due ultime franchigie: $100 milioni per il NYCFC e $70 per l'Orlando City. A supportarlo nell'investimenti al momento ci sono il suo manager Simon Fuller e il miliardario delle telecomunicazioni Marcelo Claure, che aveva già provato rilanciare Miami nel 2009 insieme al Barcellona. A questi potrebbe aggiungersi presto il cestista dei Miami Heath LeBron James, anche per attirare un pubblico come quello di Miami non certo facile a recarsi ad eventi sportivi in massa.

Ma Beckham è convinto di poter avere successo in Florida. "Voglio creare la mia squadra da zero. So che questa città è pronta per il calcio".

L'annuncio di Beckham ha attirato a Miami politici, celebrità e da tifosi in attesa di una squadra da quando nel 2002 la lega decise di chiudere il Miami Fusion, mentre durò solo due stagioni (fino al 2010) il Miami FC (USL Soccer, Div. II) dei brasiliani campioni del mondo 1994 Romario e Zinho, club poi trasferitosi a Ft. Lauderdale. E per ringraziare l'ex capitano della Nazionale inglese i suoi nuovi tifosi hanno intonato "One David Beckham, there's only one David Beckham" (sul ritmo di "Guantanamera") nel pieno dell'evento di presentazione tenutosi al Pérez Art Museum Miami, struttura con vista su PortMiami, dove la Miami Beckham United vorrebbe costruire il nuovo stadio da 25.000 posti. Operazione per il quale il gruppo ha anche assunto un lobbista con base a Tallahassee, capitale della Florida, per ottenere sgravi fiscali come quelli concessi in passato ad altre società sportive.

Ma l'accordo per lo stadio ancora non c'è, con i politici locali sono ancora scottati dalle ricadute dello scandalo dei finanziamenti per lo stadio da baseball dei Miami Marlins a Little Havana, costato il posto all'ex sindaco di Miami-Dade County. A guidare le negoziazioni col gruppo Beckham c'è il suo successore, Carlos Gimenez, che pensa ci arrivare ad un accordo entro la prossima estate. "Lo sport più popolare del mondo sta arrivando nella città più calda del mondo" ha detto Gimenez, specificando di non riferirsi alla temperatura, visto che mentre parlava sopra il museo girava iun aereo con lo striscione "Beckham, don't trust Gimenez", pagato dai sindacati in guerra col sindaco.

Gimenez ha escluso ogni tipo di finanziamento pubblico per los tadio, affermando anche che in caso di uso di terreno pubblico sarà necessario il pagamento di un affitto da parte del nuovo team MLS, ma non è stata esclusa la possibilità di uno sviluppo di aree commerciali su almeno un terzo dell'area (12 acri su 36) del sito di port Miami. Ma gli investitori stanno anche valutando un'area di proprietà dei Florida Marlins attigua al loro stadio.

Per parlare di calcio ci sarà tempo.

A NY i Red Bulls e il loro stadio, la Red Bull Arena (inaugurata nel 2010), sarebbero in vendita. La notizia è stata data ieri da Grant Wahl, giornalista di Sports Illustrated. Nonostante Marc de Grandpre, capo delle operazioni commerciali dei NYRBm dica che il club non è in vendita, una fonte afferma che nel caso dovesse arrivare un'offerta da 300 milioni per club e stadio, l'affare verrebbe chiuso entro 48 ore. A questi brutti rumors sui NY Red Bulls si aggiunge l'altra rivelazione di Grant Wahl, che afferma non esserci nessuna possibilità che Thierry Henry possa rimanere un'altra stagione a NY. Ciò non vuol dire che si ritirerà, ma semplicemente che lascerà i Red Bulls. Le voci su una possibile cessione del team di NY arrivano a seguito di un certo minore interesse da parte della casa madre austriaca, in questo momento più presa dai gioielli in Europa - il Red Bull Salzburg e l'RB Leipzig (favorito per la promozione in Bundesliga), dove gioca l'americano Terrance Boyd - cui si aggiunge un recente declino in termini di profitti derivanti dalle vendite della nota bibita energetica. A ciò si potrebbe aggiungere lo sbarco nel 2015 del New York City FC, presentatosi con un'aggressiva campagna di marketing in tutta NY e con l'ingaggio di due stelle di prima grandezza quali Frank Lampard e David Villa. A quanto pare in passato la Red Bull aveva avuto anche dei contatti proprio col Manchester City, prima ovviamente del lancio della nuova squadra di NY in joint venture con gli Yankees, e poi con un gruppo del New Jersey Il distacco della proprietà austriaca era iniziato a sembrare chiaro quando la scorsa estate il club aveva rinunciato ad acquistare un terzo Designated Player da affiancare a Henry e Tim Cahill, cui poi era seguita la decisione di non portare avanti il progetto di una seconda squadra da piazzare nel campionato USL Pro. Le smentite erano inevitabili, con tentativi di giustificare le scelte più ad un adeguamento con le filosofie dei club di maggior successo in MLS (RSL, Sporting KC), che con un disimpegno. Il quadro che invece esce fuori da Sports Illustrated chiarisce invece la scarsissima possibilità che i NY Red Bulls possano ancora essere in MLS così come li conosciamo oggi di qui a 10 anni. Ma mentre una decade può sembrare un'enormità, una notizia del genere potrebbe in breve portare al collasso il club, spingendo i tifosi ad allontanarsi da un team che presto potrebbe non esserci più, anche se solo cambiando nome. Esattamente quanto accaduto al Chivas USA, che però era in una situazione ben peggiore, per brand e mancanza di stadio. La smentita Proprio per evitare una debacle, è arrivata ieri pronta la smentita da parte del commissione della MLS, Don Garber: “Posso assolutamente assicurarvi che i New York Red Bulls non sono in vendita. Sia la proprietà che il management in Austria e a New York sono totalmente impegnati nei confronti della Major League Soccer e del club".

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Don Garber, Commissioner della Major League Soccer, ha rinnovato il contratto con la Lega fino al 2018. Garber, nato nel 1957, ha lavorato oltre 15 anni con la NFL e diventò Commissioner della MLS nell'agosto 1999. Con il suo arrivo il campionato ha eliminato i rigori in movimento (shootout) al termine di ogni pareggio. "E' il primo contratto di 5 anni che ho firmato da quando sono qua", ha detto Garber. Sports Illustrated riporta che il Commissioner aveva già firmato a gennaio, tre mesi prima che gli venne diagnosticato un cancro alla prostata, dal quale, ora, si è liberato dopo l'operazione di luglio. Dal suo arrivo la Major League Soccer ha aggiunto 9 squadre al campionato. Senza considerare New York City, Orlando City, Atlanta e, forse, Miami che entreranno nelle prossime stagioni. L'obiettivo è quello di raggiungere 24 squadre per il 2020. Nel 2001 la MLS diede l'addio a Tampa Bay e Miami Fusion.

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Il Commissioner della MLS, Don Garber, affiancato dal presidente della US Soccer Federation Sunil Gulati, è intervenuto ieri su una serie di questioni relative al modello di business della lega, in occasione del Bloomberg Sports Business Summit tenutosi a New York. In evidenza l'enorme crescita della MLS e del calcio in generale negli Stati Uniti negli ultimi anni. “Salt Lake è il mercato più piccolo tra le nostre 19 squadre, e hanno fatto 20 'tutto esaurito' consecutivi", ha spiegato Garber conversando col reporter di Bloomberg Tariq Panja. “Il rapporto creatosi con la comunità, il fatto che i proprietari stanno facendo le cose giuste e che i giocatori che riescono a guadagnare il necessario, oltre agli ottimi accordi televisivi - e quelli ancor migliori in arrivo con FOX, ESPN e Univision – sono il segnale che questo sport sta crescendo". “Non pensiamo certo che il calcio diventerà lo sport più importante degli Stati Uniti", ha aggiunto Garber. “Continueremo a fare quel che stiamo facendo, crescendo con attenzione e in maniera incrementale. E con i Millennials destinati a diventare sempre più importanti, ed una popolazione ispanica che sta esplodendo, pensiamo di essere in ottima posizione”. Garber ha spiegato che anche se la MLS guarda all'Europa nel suo tentativo di crescere nel quadro dei migliori campionati del mondo, allo stesso tempo però la struttura della Major League Soccer basata sulla "single entity" consente un modello sostenibile e bastao sulla crescita. “Una gran cosa della nostra lega è l'essere stata fondata da un gruppo di imprenditori dello sport già proprietari di squadre di NFL, baseball, NBA o NHL, capaci di mettere in piedi una struttura al tempo – e Sunil [Gulati] fu uno dei fondatori nel 1996 – che ci consente di gestire il business in partnership quando siamo chiusi in una sala, e da competitors sul campo” ha spiegato Garber. “Il vero benefit di questa struttura è che abbiamo pieno controllo su come spendiamo i nostri soldi e gestimao le nostre entrate, e così abbiamo un business che ha senso. Un qualcosa che, in un certo senso, sta cercando di fare anche l'UEFA col Financial Fair Play". "La nostra struttura ha funzionato molto bene per portarci al punto in cui siamo oggi. Abbiamo 19 squadre. Quando sono arrivato 15 anni fa ne avevamo 12. Il nostro obiettivo è 24 squadre per la fine della decade... La crescità è stata sostanziale e moderata, grazie a gente intelligente che si è seduta in una stanza facendo le cose giuste”. A Garber e Gulati è stato anche chiesto della possibilità che un sistema di promozioni e retrocessioni venga attivato in Nordamerica, sul modello della gran parte dei campionati nel resto del mondo. Ma Garber su questo è stato chiaro, ripetendo quanto già detto recentemente da Mark Abbott, presidente della MLS, spiegando che un qualcosa del genere non succederà, o che almeno lui non lo vedrà accadere nella sua vita. "Al momento il nostro sistema è molto diverso", ha spiegato Garber. "E' un modello basato sulle franchigie. Abbiamo investitori che condividono le entrate. Abbiamo un salary cap che risolve molte delle questioni che un sistema di promozioni e retrocessioni dovrebbe affrontare, che vuol dire spingere ad investire sul club. Certamente non vedo la possibilità che questo sistema possa essere applicato nel prossimo futuro. Cosa possa succedere a 50 anni da oggi, non posso preoccuparmene, dato che non ci sarò!". Anche Gulati, economista della Columbia University e presidente della USSF, spesso chiamato in causa dai "PRO/REL" (promotion & relegation) fans, è sulla stessa linea di Garber. “La gente spesso mi chiede: 'Perché la Federazione non obbliga un sistema di promozioni e retrocessioni'. Il perché è nel fatto che non siamo nel business delle espropriazioni. Don lo ha spiegato. Quando quel sistema è stato creato in Europa, c'era un accordo. Di conseguenza, se sei uno dei proprietari e hai investito nel sistema pagando un tot di dollari per entrare, e qualcuno cambia le regole del gioco, allora stiamo parlando di espropriare un qualcosa che valeva tot. E non è un qualcosa che abbiamo intenzione di fare".

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