Le “soccer wars” sono state un elemento tristemente noto nella storia del soccer Usa, eventi funesti che han fatto si che il soccer rimanesse indietro anni luce rispetto al vicino centro america pur avendo un ottimo potenziale poi dimostrato quando finalmente gli alterchi tra leghe rivali o tra leghe pro ed USSF sono stati finalmente lasciati dietro e l’ascia di guerra è stata seppellita.
Tacendo delle soccer wars degli anni ’20 restano alla memoria nel dopoguerra l’azione dell’allora USSFA contro la ISL di Bill Cox nel ’65, la guerra fratricida tra NPSL ed USA nel ’67, che generarono poi la NASL, la guerra fratricida del calcio indoor tra NASL e MISL, o quella tra NASL e la federazione (USSF) che fece in modo che la Coppa del Mondo cui la Colombia dovette rinunciare fosse assegnata al Messico invece che agli Usa. E infine, ancora l'indoor con MISL contro AISA.
Questi avvenimenti sembravano relegati ad un triste passato quando però nel 2009 una scissione interna alla USL per via della vendita della lega - all'epoca di proprietà della Umbro, appena comprata dalla Nike - alla società Nu Rock, diede vita ad una seconda divisione provvisoria nel 2010 e alla nascita nel 2011 di due legh: la USL PR e la NASL. La federcalcio americana diede a quest’ultima lo status di seconda divisione ed alla USL PRO quello di terza, ma gli sgarbi e le scortesie tra le due leghe non sono mai mancati.
Oggi a rendere il conflitto ancora più caldo ci si mette l’accordo di collaborazione tra USL ed MLS che prevede prestiti dei giovani provenienti dai draft e dalle scuole calcio delle franchigie MLS, parziale fusione del campionato riserve con quello della USL PRO ed affiliazione delle franchigie USL a quelle MLS, diventando così ufficialmente squadre vivaio.
Questo accordo solidifica la posizione della USL che sembra così essersi in un certo qual modo assicurata il futuro, aiuta la MLS a far crescere i propri giovani ed in generale aiuta il livello di gioco a crescere. Inoltre, dopo l'esperienza di Orlando, proprio la USL sembra diventata il terreno di lancio per le future franchigie MLS, come dimostra ciò che sta succedendo a Sacramento.
Questa situazione però stringe la Nasl in mezzo ad una manovra a tenaglia. In Passato il momento più caldo della guerriglia tra USL e NASL si era espresso in quel di Puerto Rico, con la nascita di Puerto Rico United, Club Atletico River Plate e Sevilla Puerto Rico ad insidiare gli storici Puerto Rico Islanders. Le franchigie USL fallirono dopo pochi mesi ed ora anche i Puerto Rico Islanders sembrano aver chiuso i battenti anche se non ufficialmente. E con la fine dei Bermuda Hoggs e la pessima situazione degli Antigua Barracuda sembra che gli americani abbiano abbandonato i Caraibi (anche se solo a livello di franchigie visto il prossimo draft che si terrà ad Antigua dal 2 al 5 Gennaio), forse destinati ad una propria lega.
New York resta per tutte e tre le leghe un punto caldo e di vitale importanza. Quella che è considerata da molti la capitale mondiale è al centro di una grossa contesa ed è per la USL PRO una ferita aperta. Nel 2010 la USL PRO aveva annunciato la nascita dell’F.C. New York, con sede all’Hofstra Stadium, ma la squadra è fallita dopo un solo anno ed un campionato disastroso. Nel frattempo, dopo tre anni di gestazione, in quello stesso stadio sono tornati alla vita i New York Cosmos battenti bandiera Nasl, che con una media superiore ai 6.000 spettatori a partita hanno vinto durante il loro primo anno di vita il Soccer Bowl, cosa non ancora riuscita ai New York Red Bulls (ex Metrostars) dopo quasi un ventennio. In arrivo c'è poi nel 2015 il New Yorok City FC, spalleggiato dagli arabi proprietari del Manchester City e dai NY Yankees, che complica ulteriormente le cose vista anche l’intenzione dei Cosmos di ripercorrere per quanto possible la loro epopea ed il loro progetto per uno stadio da 25.000 posti.
San Antonio. Tutto tace a San Antonio dopo i rumors della nascita di un sodalizio USL PRO ma con intenzione di entrare successivamente in MLS che avrebbe avuto i finanziamenti della proprietà dei San Antonio Spurs, ma alle chiacchiere non sono succeduti i fatti, così come quando era comparsa la voce del cambio di casacca per i Dayton Dutch Lions (team supportato dagli olandesi del Twente), i quali erano stati accreditati come prossima franchigia Nasl abbandonando così la USL. Anche qui sembra essersi trattato di una bufala, ma a volte bastano anche notizie false per aumentare la tensione che già si taglia col coltello.
Rochester. Un'altra recente notizia non ufficiale è quella di una possibile nascita di un nuovo sodalizio Nasl in quel di Rochester, dove già sono presenti i Rhinos, una delle punte di diamante della USL (e nel 2004 vicini all'ingresso in MLS), e dove esistono anche i Rochester Lancers militanti nella terza incarnazione della MISL, anch’essa finita nell’orbita del circuito United Soccer Leagues.
Le voci dicono che sarebbero proprio questi ultimi a diventare il nuovo Nasl expansion team negli anni a venire, facendo compagni ad Oklahoma City e Jacksonville nel 2015. E se da una parte sembra difficile vista l’appartenenza dei Lancers alla MISL è pure vero che la Nasl è in parte una sorta di operazione vintage che annovera oltre i Cosmos anche Tampa Bay Rowdies e Fort Lauderdale Strikers e la nascita o l’assimilazione in questo caso di una franchigia con il nome di una squadra della NASL originale con una storia alle spalle (basti ricordare i primi anni ’70 con Carlos Metidieri) sarebbe un colpo magistrale, nonché la consumazione di una vendetta contro i Rhinos che pur avendo spalleggiato la nascita della Nasl decisero poi di tornare all’ovile recitando la parte del figliol prodigo.
Minneapolis. Sempre rimanendo in tema di notizie non ufficiali, la situazione sembra farsi calda nel Minnesota, già terra degli storici Minnesota Kicks e Minnesota Strikers e - in tono minore - dei Minnesota Thunder. Attualmente in quello stato milita la franchigia Nasl dei Minnesota United FC, già Minnesota NSC Stars, prima di un ente non profit poi spalleggiati dalla lega di proprietà della multinazionale brasiliana Traffic Sport. Minneapolis è certamente un mercato in orbita MLS e a quanto detto dal commissioner della MLS Don Garber ci sarebbero stati dei colloqui informali con la proprietà dei Minnesota Vikings per la nascita di una franchigia MLS, che insieme a quelle possibili di Miami - a cura di David Beckham - Atlanta, apre un ulteriore fronte dopo quello newyorkese, già caldissimo.
Atlanta. Ad Atlanta a quanto pare le ruote si stanno già mettendo in movimento, con trattative ufficiali di Garber con Arthur Blank e Rick McKay, rispettivamente proprietario e presidente degli Atlanta Falcons riguardanti la costruzione di uno stadio polivalente ed ultramoderno per football americano e soccer con manto in erba e dal costo di un miliardo di dollari, di cui 2/300 milioni provenienti dalla municipalità di Atlanta tramite una tassa di soggiorno ad hoc per i turisti. Lo stadio avrebbe 65.000 posti anche se a meno di una sorpresa tipo Seattle quando giocherebbe la franchigia pro soccer resterebbe aperto solo il primo anello coi suoi 32.000 posti disponibili.
Ma ad Atlanta ci sono i Silverbacks, in parte di proprietà della Traffic Sport, così come Fort Lauderdale e Carolina Railhawks, che non sono stati interpellati, a differenza di quanto accadde con Seattle e Portland quando ai soci dei preesistenti sodalizi USL fu offerto di entrare come soci di minoranza nella nuova franchigia MLS. Se dovessero concretizzarsi i desideri della MLS alla franchigie Nasl di Atlanta e Minnesota resterebbero ben poche prospettive, lo spettro molto probabile della chiusura, così come avvenne per gli Utah Blizz e i Colorado Foxes dell'allora A-League (seconda divisione anni '90) quando in città arrivarono i “big boys”, oppure re location, con un po di dispiacere in caso di Atlanta del soccer specific stadium di 4.500 posti espandibile fino a 7000.
Oklahoma. Un'altra guerra che la Nasl dovrà combattere, questa volta con la USL è ad Oklahoma City, dove pochi mesi dopo l’annuncio della nascita di un sodalizio Nasl che dovrebbe arrivare nel 2015, è arrivata la notizia che anche la USL impianterà una squadra pro soccer che aprirà i battenti nel 2014 dal nome Oklahoma City Energy F.C. spalleggiato dalla Prodigal, azienda che si occupa di energia ed estrazione di petrolio, e con una partnership stipulata col la squadra di baseball locale. La neonata franchigia ha in progetto un soccer specific stadium ma per ora ha scelto come casa il Pribil Stadium di proprietà della Bishop McGuinness Catholic High School, sito nel centro della città. Chi la spunterà tra le due?
Florida. Il fronte più caldo al momento è comunque la Florida dove la MLS, ritiratasi mestamente alla fine del campionato 2001 con la chiusura di Tampa Bay Mutiny e Miami Fusion, progetta l’imminente ritorno in pompa magna. A Tampa Bay da qualche anno sono rinati i Tampa Bay Rowdies, squadra storica della NASL originale, che oggi milita nella sua nuova più modesta incarnazione. La squadra gioca le partite casalinghe all’ Al Lang Stadium, ha vinto il titolo Nasl 2012 ed ha una media di 4.000 spettatori, ma da quest’anno deve dividersi il pubblico con il nuovo sodalizio USL Pro VSI Tampa Bay, nati come sviluppo di una scuola calcio inglese chiamata Vision Pro Sport Institute.
I concorrenti dei più famosi Rowdies hanno eletto come loro tana il Plant City Stadium e sebbene la loro media spettatori non è stata molto alta, potrebbe diventare concorrenti pericolosi. A Fort Lauderdale nel 2011 sono tornati gli Strikers, dopo aver traslocato da Miami dove originariamente si chiamavano Miami Blues e successivamente Miami FC ma che hanno lasciato la capitale della Florida perché stanchi di medie anemiche pur potendo annoverare giocatori del calibro di Romario e Zinho. I nuovi Strikers, come i loro predecessori e come gli effimeri Miami Fusion giocano le loro partite al Lockhart Stadium e hanno visto negli anni la loro media spettatori crescere fino ad un discreto 4.265 presenze a partita anche se in quel complesso da 20.000 posti fanno un po’ l’effetto goccia nell’oceano, una triste immagine che ha accompagnato il soccer usa per molti decenni.
I problemi per gli Strikers potrebbero diventare anche peggiori rispetto a quelli dei Rowdies, perché poco lontano da Fort Lauderdale gioca un temibile concorrente: la franchigia USL Pro demonimata Orlando City S.C., che fondata nel 2011 sulle ceneri degli Austin Aztex, ha vinto in tre anni due campionati e vede la sua media spettatori aumentare vertiginosamente. Il sodalizio di Orlando ha scelto il colore viola in onore della Fiorentina ed i leoni come simbolo per mantenere il legame con la storica squadra APSL degli Orlando Lions. Infatti, il nickname dell’attuale squadra è proprio “The Lions”. La media spettatori al Cirtus Bowl quest’anno è stata di 8.917 paganti con la punta massima di 20.000 per la finale vinta a spese dei Charlotte Eagles, mai tanto pubblico si era visto per una finale di USL Pro. E quando nel 2015 Orlando entrerà in MLS avrà pront un soccer specific stadium da 18000 posti, la vita per i Fort Lauderdale Strikers si complicherà ulteriormente. E purtroppo per loro i guai non si esaurirebbero qui, in quanto la MLS sta cercando di tornare anche su Miami dove David Beckham, grazie all’opzione prevista nel suo contratto da calciatore di poter impiantare una franchigia pro soccer negli Usa per soli 25 milioni di dollari (basti pensare che il N.Y.C.F.C. ne ha spesi quattro volte tanto) che ha coinvolto nel progetto il milionario boliviano Marcelo Claure - che già ci aveva provato insieme al Barcellona nel 2009 - e ci sta provando con l’asso del basket LeBron James, peraltro proprietario di una quota del Liverpool. Si sta infine interessando anche il proprietario dei Miami Dolphins Stephen Ross vorrebbe entrare nella cordata, anche per poter sfruttare il SunLife Stadium quando il campionato NFL è fermo.
Per ora sono solo dialoghi informali ma presto i colloqui potrebbero lasciare il posto ai fatti concreti ed allora dopo più di un decennio Miami rivedrebbe una squadra di prima divisione, rimane da chiedersi se la popolazione di Miami si appassionerà alla nuova franchigia pro soccer visto che storicamente la capitale della Florida non è mai stata una terra fertile per lo sport più bello del mondo, visto che sia i Miami Toros nel 1975 che i Miami FC nei tempi recenti dovettero andarsene e trasferirsi a Fort Lauderdale per disperazione. Va poi ricordato che i Miami Fusion a dispetto del nome giocavano a Fort Lauderdale.
Dulcis in fundo nel 2015 la Nasl darà vita ad un’ulteriore franchigia a Jacksonville, città che fu negli anni ’80 la terra degli effimeri Jacksonville Tea Men. Le domande da farsi sono, sopravviveranno le franchigie Nasl in Florida al duplice ritorno della MLS? Riuscirà finalmente Miami a convincere i suoi abitanti ad andare allo stadio e supportare il soccer? Cosa accadrà nei prossimi anni ad Atlanta, Minneapolis e New York? Ma soprattutto, cui prodest?










































