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Il calcio americano alla guerra tra leghe
Scritto il 2013-12-08 da Dario Torrente su NASL USL PRO
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Le “soccer wars” sono state un elemento tristemente noto nella storia del soccer Usa, eventi  funesti che han fatto si che il soccer rimanesse indietro anni luce rispetto al vicino centro america pur avendo un ottimo potenziale poi dimostrato quando finalmente gli alterchi tra leghe rivali o tra leghe pro ed USSF sono stati finalmente lasciati dietro e l’ascia di guerra è stata seppellita.

Tacendo delle soccer wars degli anni ’20 restano alla memoria nel dopoguerra l’azione dell’allora USSFA contro la ISL di Bill Cox nel ’65, la guerra fratricida tra NPSL ed USA nel ’67, che generarono poi la NASL, la guerra fratricida del calcio indoor tra NASL e MISL, o quella tra NASL e la federazione (USSF) che fece in modo che la Coppa del Mondo cui la Colombia dovette rinunciare fosse assegnata al Messico invece che agli Usa. E infine, ancora l'indoor con MISL contro AISA.

Questi avvenimenti sembravano relegati ad un triste passato quando però nel 2009 una scissione interna alla USL per via della vendita della lega - all'epoca di proprietà della Umbro, appena comprata dalla Nike - alla società Nu Rock, diede vita ad una seconda divisione provvisoria nel 2010 e alla nascita nel 2011 di due legh: la USL PR e la NASL. La federcalcio americana diede a quest’ultima lo status di seconda divisione ed alla USL PRO quello di terza, ma gli sgarbi e le scortesie tra le due leghe non sono mai mancati.

Oggi a rendere il conflitto ancora più caldo ci si mette l’accordo di collaborazione tra USL ed MLS che prevede prestiti dei giovani provenienti dai draft e dalle scuole calcio delle franchigie MLS, parziale fusione del campionato riserve con quello della USL PRO ed affiliazione delle franchigie USL a quelle MLS, diventando così ufficialmente squadre vivaio.

Questo accordo solidifica la posizione della USL che sembra così essersi in un certo qual modo assicurata il futuro, aiuta la MLS a far crescere i propri giovani ed in generale aiuta il livello di gioco a crescere. Inoltre, dopo l'esperienza di Orlando, proprio la USL sembra diventata il terreno di lancio per le future franchigie MLS, come dimostra ciò che sta succedendo a Sacramento.

Questa situazione però stringe la Nasl in mezzo ad una manovra a tenaglia. In Passato il momento più caldo della guerriglia tra USL e NASL si era espresso in quel di Puerto Rico, con la nascita di Puerto Rico United, Club Atletico River Plate e Sevilla Puerto Rico ad insidiare gli storici Puerto Rico Islanders. Le franchigie USL fallirono dopo pochi mesi ed ora anche i Puerto Rico Islanders sembrano aver chiuso i battenti  anche se non ufficialmente. E con la fine dei Bermuda Hoggs e la pessima situazione degli Antigua Barracuda sembra che gli americani abbiano abbandonato i Caraibi (anche se solo a livello di franchigie visto il prossimo draft che si terrà ad Antigua dal 2 al 5 Gennaio), forse destinati ad una propria lega.

New York resta per tutte e tre le leghe un punto caldo e di vitale importanza. Quella che è considerata da molti la capitale mondiale è al centro di una grossa contesa ed è per la USL PRO una ferita aperta. Nel 2010 la USL PRO aveva annunciato la nascita dell’F.C. New York, con sede all’Hofstra Stadium, ma la squadra è fallita dopo un solo anno ed un campionato disastroso. Nel frattempo, dopo tre anni di gestazione, in quello stesso stadio sono tornati alla vita i New York Cosmos battenti bandiera Nasl, che con una media superiore ai 6.000 spettatori a partita hanno vinto durante il loro primo anno di vita il Soccer Bowl, cosa non ancora riuscita ai New York Red Bulls (ex Metrostars) dopo quasi un ventennio. In arrivo c'è poi nel 2015 il New Yorok City FC, spalleggiato dagli arabi proprietari del Manchester City e dai NY Yankees, che complica ulteriormente le cose vista anche l’intenzione dei Cosmos di ripercorrere per quanto possible la loro epopea ed il loro progetto per uno stadio da 25.000 posti.

San Antonio. Tutto tace a San Antonio dopo i rumors della nascita di un sodalizio USL PRO ma con intenzione di entrare successivamente in MLS che avrebbe avuto i finanziamenti della proprietà dei San Antonio Spurs, ma alle chiacchiere non sono succeduti i fatti, così come quando era comparsa la voce del cambio di casacca per i Dayton Dutch Lions (team supportato dagli olandesi del Twente), i quali erano stati accreditati come prossima franchigia Nasl abbandonando così la USL. Anche qui sembra essersi trattato di una bufala, ma a volte bastano anche notizie false per aumentare la tensione che già si taglia col coltello.

Rochester. Un'altra recente notizia non ufficiale è quella di una possibile nascita di un nuovo sodalizio Nasl in quel di Rochester, dove già sono presenti i Rhinos, una delle punte di diamante della USL (e nel 2004 vicini all'ingresso in MLS), e dove esistono anche i Rochester Lancers militanti nella terza incarnazione della MISL, anch’essa finita nell’orbita del circuito United Soccer Leagues.

Le voci dicono che sarebbero proprio questi ultimi a diventare il nuovo Nasl expansion team negli anni a venire, facendo compagni ad Oklahoma City e Jacksonville nel 2015. E se da una parte sembra difficile vista l’appartenenza dei Lancers alla MISL è pure vero che la Nasl è in parte una sorta di operazione vintage che annovera oltre i Cosmos anche Tampa Bay Rowdies e Fort Lauderdale Strikers e la nascita o l’assimilazione in questo caso di una franchigia con il nome di una squadra della NASL originale con una storia alle spalle (basti ricordare i primi anni ’70 con Carlos Metidieri) sarebbe un colpo magistrale, nonché la consumazione di una vendetta contro i Rhinos che pur avendo spalleggiato la nascita della Nasl decisero poi di tornare all’ovile recitando la parte del figliol prodigo.

Minneapolis. Sempre rimanendo in tema di notizie non ufficiali, la situazione sembra farsi calda nel Minnesota, già terra degli storici Minnesota Kicks e Minnesota Strikers e - in tono minore - dei Minnesota Thunder. Attualmente in quello stato milita la franchigia Nasl dei Minnesota United FC, già Minnesota NSC Stars, prima di un ente non profit poi spalleggiati dalla lega di proprietà della multinazionale brasiliana Traffic Sport. Minneapolis è certamente un mercato in orbita MLS e a quanto detto dal commissioner della MLS Don Garber ci sarebbero stati dei colloqui informali con la proprietà dei Minnesota Vikings per la nascita di una franchigia MLS, che insieme a quelle possibili di Miami - a cura di David Beckham - Atlanta, apre un ulteriore fronte dopo quello newyorkese, già caldissimo.

Atlanta. Ad Atlanta a quanto pare le ruote si stanno già mettendo in movimento, con trattative ufficiali di Garber con Arthur Blank e Rick McKay, rispettivamente proprietario e presidente degli Atlanta Falcons riguardanti la costruzione di uno stadio polivalente ed ultramoderno per football americano e soccer con manto in erba e dal costo di un miliardo di dollari, di cui 2/300 milioni provenienti dalla municipalità di Atlanta tramite una tassa di soggiorno ad hoc per i turisti. Lo stadio avrebbe 65.000 posti anche se a meno di una sorpresa tipo Seattle quando giocherebbe la franchigia pro soccer resterebbe aperto solo il primo anello coi suoi 32.000 posti disponibili.

Ma ad Atlanta ci sono i Silverbacks, in parte di proprietà della Traffic Sport, così come Fort Lauderdale e Carolina Railhawks, che non sono stati interpellati, a differenza di quanto accadde con Seattle e Portland quando ai soci dei preesistenti sodalizi USL fu offerto di entrare come soci di minoranza nella nuova franchigia MLS. Se dovessero concretizzarsi i desideri della MLS alla franchigie Nasl di Atlanta e Minnesota resterebbero ben poche prospettive, lo spettro molto probabile della chiusura, così come avvenne per gli Utah Blizz e i Colorado Foxes dell'allora A-League (seconda divisione anni '90) quando in città arrivarono i “big boys”, oppure re location, con un po di dispiacere in caso di Atlanta del soccer specific stadium di 4.500 posti espandibile fino a 7000.

Oklahoma. Un'altra guerra che la Nasl dovrà combattere, questa volta con la USL è ad Oklahoma City, dove pochi mesi dopo l’annuncio della nascita di un sodalizio Nasl che dovrebbe arrivare nel 2015, è arrivata la notizia che anche la USL impianterà una squadra pro soccer che aprirà i battenti nel 2014 dal nome Oklahoma City Energy F.C. spalleggiato dalla Prodigal, azienda che si occupa di energia ed estrazione di petrolio, e con una partnership stipulata col la squadra di baseball locale. La neonata franchigia ha in progetto un soccer specific stadium ma per ora ha scelto come casa il Pribil Stadium di proprietà della Bishop McGuinness Catholic High School, sito nel centro della città. Chi la spunterà tra le due?

Florida. Il fronte più caldo al momento è comunque la Florida dove la MLS, ritiratasi mestamente alla fine del campionato 2001 con la chiusura di Tampa Bay Mutiny e Miami Fusion, progetta l’imminente ritorno in pompa magna. A Tampa Bay da qualche anno sono rinati i Tampa Bay Rowdies, squadra storica della NASL originale, che oggi milita nella sua nuova più modesta incarnazione. La squadra gioca le partite casalinghe all’ Al Lang Stadium, ha vinto il titolo Nasl 2012 ed ha una media di 4.000 spettatori, ma da quest’anno deve dividersi il pubblico con il nuovo sodalizio USL Pro VSI Tampa Bay, nati come sviluppo di una scuola calcio inglese chiamata Vision Pro Sport Institute.

I concorrenti dei più famosi Rowdies hanno eletto come loro tana il Plant City Stadium e sebbene la loro media spettatori non è stata molto alta, potrebbe diventare concorrenti pericolosi. A Fort Lauderdale nel 2011 sono tornati gli Strikers, dopo aver traslocato da Miami dove originariamente si chiamavano Miami Blues e successivamente Miami FC ma che hanno lasciato la capitale della Florida perché stanchi di medie anemiche pur potendo annoverare giocatori del calibro di Romario e Zinho. I nuovi Strikers, come i loro predecessori e come gli effimeri Miami Fusion giocano le loro partite al Lockhart Stadium e hanno visto negli anni la loro media spettatori crescere fino ad un discreto 4.265 presenze a partita anche se in quel complesso da 20.000 posti fanno un po’ l’effetto goccia nell’oceano, una triste immagine che ha accompagnato il soccer usa per molti decenni.

I problemi per gli Strikers potrebbero diventare anche peggiori rispetto a quelli dei Rowdies, perché poco lontano da Fort Lauderdale gioca un temibile concorrente: la franchigia USL Pro demonimata Orlando City S.C., che fondata nel 2011 sulle ceneri degli Austin Aztex, ha vinto in tre anni due campionati e vede la sua media spettatori aumentare vertiginosamente. Il sodalizio di Orlando ha scelto il colore viola in onore della Fiorentina ed i leoni come simbolo per mantenere il legame con la storica squadra APSL degli Orlando Lions. Infatti, il nickname dell’attuale squadra è proprio “The Lions”. La media spettatori al Cirtus Bowl quest’anno è stata di 8.917 paganti con la punta massima di 20.000 per la finale vinta a spese dei Charlotte Eagles, mai tanto pubblico si era visto per una finale di USL Pro. E quando nel 2015 Orlando entrerà in MLS avrà pront un soccer specific stadium da 18000 posti, la vita per i Fort Lauderdale Strikers si complicherà ulteriormente. E purtroppo per loro i guai non si esaurirebbero qui, in quanto la MLS sta cercando di tornare anche su Miami  dove David Beckham, grazie all’opzione prevista nel suo contratto da calciatore di poter impiantare una franchigia pro soccer negli Usa per soli 25 milioni di dollari (basti pensare che il N.Y.C.F.C.  ne ha spesi quattro volte tanto) che ha coinvolto nel progetto il milionario boliviano Marcelo Claure - che già ci aveva provato insieme al Barcellona nel 2009 - e ci sta provando con l’asso del basket LeBron James, peraltro proprietario di una quota del Liverpool. Si sta infine interessando anche il proprietario dei Miami Dolphins Stephen Ross vorrebbe entrare nella cordata, anche per poter sfruttare il SunLife Stadium quando il campionato NFL è fermo.

Per ora sono solo dialoghi informali ma presto i colloqui potrebbero lasciare il posto ai fatti concreti ed allora dopo più di un decennio Miami rivedrebbe una squadra di prima divisione, rimane da chiedersi se la popolazione di Miami si appassionerà alla nuova franchigia pro soccer visto che storicamente la capitale della Florida non è mai stata una terra fertile per lo sport più bello del mondo, visto che sia i  Miami Toros nel 1975 che i Miami FC nei tempi  recenti dovettero andarsene e trasferirsi a Fort Lauderdale per disperazione. Va poi ricordato che i Miami Fusion a dispetto del nome giocavano a Fort Lauderdale.

Dulcis in fundo nel 2015 la Nasl darà vita ad un’ulteriore franchigia a Jacksonville, città che fu negli anni ’80 la terra degli effimeri Jacksonville Tea Men. Le domande da farsi sono, sopravviveranno le franchigie Nasl in Florida al duplice ritorno della MLS? Riuscirà finalmente Miami a convincere i suoi abitanti ad andare allo stadio e supportare il soccer? Cosa accadrà nei prossimi anni ad Atlanta, Minneapolis e New York? Ma soprattutto, cui prodest?

I giorni dell'entusiasmo, quelli dell'ingresso in MLS, dell'arrivo di Kakà, del Citrus Bowl pieno e della trattativa (saltata a luglio) per Ganso, sembrano ormai lontani. Tutto è evaporato con il mancato ingresso nei playoff, al termine di un campionato passato in gran parte sul lato giusto della classifica. Da allora a Orlando è iniziato un caos societario che al momento non sembra vedere soluzione immediata. Coi mancati playoff il primo a finire sulla graticola è stato inevitabilmente l'allenatore, l'inglese Adrian Heath, il costruttore della squadra capace prima di vincere per due volte il titolo di USL PRO e poi di ben presentarsi all'esordio in MLS, lanciando giovani come Cyle Larin. Confermato Heath, suona però strano che siano stati mandati via il suo vice di fiducia, Ian Fuller (già capitano dell'OCSC, da calciatore esordì con il New England Revolution nel 2002), e il direttore generale Paul McDonough, molto legato all'ex centrocampista dell'Everton. Scelte che ci possono anche stare, visto che - afferma il presidente Phil Rawlins - "Avevamo detto molto chiaramente che il nostro obiettivo era quello di fare i playoff. Siamo abituati a fare i playoff e vincere campionati. L'abbiamo fatto nelle serie minori e volevamo mantenere lo stesso livello e lasciare un segno a il nostro primo anno in MLS. Abbiamo avuto una buona prima stagione, ma non abbiamo raggiunto i nostri obiettivi. Vogliamo assicurarci di costruire per avere successo nel 2016". Parole che debbono aver convinto poco i tifosi dell'OCSC, che infatti lo scorso 18 dicembre hanno organizzato una protesta fuori dalla sede del club, con tanto di striscioni. Un segno (negativo?) che comunque il calcio in America sta diventando sempre più un qualcosa di estremamente serio. Strano è invece quanto successo dopo. A sostituire McDonough, GM molto rispettato nell'ambiente calcistico USA e subito assunto da Atlanta, è stato chiamato, con tanto di annuncio in pompa magna, Armando Carneiro, direttore del settore giovanile del Benfica (che lo ha sostituito con l'ex delle Fiorentina Nuno Gomes), di cui si diceva potesse passare al Manchester City. Uomo di grande esperienza e qualità, le uniche perplessità su Carneiro erano relative alla sua scarsa conoscenza dei complessi meandri della MajorLeague Soccer. Sulla scelta pare abbia influito molto la volontà di Flàvio Augusto da Silva, proprietario della squadra e amico di Carneiro, sempre più dentro le scelte tecniche, e che starebbe spingendo per una sempre maggiore "brasilianizzazione/portoghesizzazione" dell'Orlando City SC. Mai presentato alla stampa né mai avvistato a Orlando, ecco che pochi giorni il club viola annuncia le dimissioni di Carneiro per "motivi personali". Di più non è dato sapere. L'unica buona notizia è che il suo ruolo viene preso per il momento dallo stesso Phil Rawlins, che torna quindi ad occuparsi della squadra insieme a Heath come ai tempi della USL PRO. Nel frattempo, a meno di due mesi da via (il 6 marzo contro il Real Salt Lake), a Orlando il mercato langue. Sono arrivati i soli il portiere Joe Bendik da Toronto (in sostituzione del costoso e spesso infortunato Tally Hall) e il terzino ex Revs Kevin Alston. Per Ganso invece non ci sono novità: saltata la trattativa a luglio, il giocatore ha un contratto sino al settembre 2017 e il San Paolo non appare interessato a lasciarlo andare. Nulla è ancora successo per l'attacco, dove i soli Larin, Bryan Rochez e Pedro Ribeiro hanno mostrato di non poter reggere una stagione con continuità, e mancano ancora quattro posti in rosa da riempire. Non certo ciò che ci si aspettava da un club ambizioso ma rimasto fuori dai playoff, seppur anche a causa dei numerosi infortuni (a cominciare da quello del trinidegno Kevin Molino, che sarà pronto al via). Mancano due mesi però,e Rawlins e Heath hanno già mostrato di saper fare il proprio lavoro, ma il rischio di una contestazione di inizio stagione è più che reale.

Calcio - Socceritalia

Il 2015 è stato l'anno del boom (atteso da tutti) della Major League Soccer. Ne scrive anche il sito Forbes.com, che spiega come il seguito sia sempre più alto tra i giovani, nella fascia 18-34 anni, mentre è in crollo il baseball. Un boom in corso anche all'estero, con crescita degli ascolti TV del 50% nei 140 paesi in cui sono trasmessi i match MLS, dove in Italia Eurosport è riuscita a valorizzare un prodotto troppo spesso maltrattato da Sky in passato. E sul tema sbarca oggi anche Repubblica.it, che si lascia alle spalle certi toni ironici del passato per passare ad un'analisi più oggettiva. Scrive Nicola Sellitti: Un posto al tavolo delle grandi leghe sportive americane. La Major League Soccer ci sta arrivando, la sfida è lanciata ai colossi Mlb, Nba, Nfl e Nhl. Prima David Beckham, ora Kakà, Frank Lampard, Steven Gerrard e Andrea Pirlo, campioni con il pedigree, assegni circolari di interesse finiti in metropoli glamour - tranne l'ex milanista a Orlando - come New York e Los Angeles. Ma il flusso di stelle dall'Europa verso gli Stati Uniti oppure il format nuovo, da 17 a 19 franchigie con Orlando City e i New York FC in attesa della nuova società a Los Angeles dal 2018, non basta a spiegare il boom del soccer. Sempre Forbes: Con 340 partite trasmesse in diretta tv nell'ultima edizione del torneo, vinta dai Portland Timbers, la MLS presenta un forte seguito soprattutto tra i giovani, nella fascia 18-34 anni, che rappresentano i 2/3 degli spettatori complessivi. Dagli Stati Uniti all'estero, nell'ultima stagione è stata registrata una crescita di ascolti del 50% nei Paesi - oltre 140 - in cui la Lega viene trasmessa (in Europa c'è un accordo quadriennale con Eurosport), con enormi margini di crescita negli altri continenti, grazie anche al supporto delle piattaforme digitali su cui la Lega ha puntato il dollaro, tra contenuti video di partite, allenamenti delle squadre piazzati su Facebook e Twitter. Ancora Rep: Si sta concretizzando solo ora l'investimento sul calcio in America avviato più di due decenni fa che portò la Fifa ad assegnare agli Stati Uniti i Mondiali 1994, mentre ha contribuito alla causa il buon torneo della Nazionale allenata da Jurgen Klinsmann a Brasile 2014, fuori agli ottavi di finale ai supplementari con il Belgio ma con tanti orgogliosi spettatori americani, compreso il presidente Barack Obama, incollati alla tv. Oppure gli americani avevano solo bisogno di tempo per assimilare le leggi non scritte di uno sport culturalmente diverso da basket, baseball o football, che leggono la sconfitta nelle analisi statistiche, mentre nel pallone si può subire l'avversario per 90 minuti, con il bus davanti alla linea di porta e poi vincere con un calcio da fermo. Risultato: ora il pubblico lo guarda in tv e negli stadi, di proprietà delle franchigie, sicuri, moderni, tecnologici, a impatto zero sull'ambiente, di medie dimensioni, senza cattedrali vacanti da 80 mila posti a sedere. Il boom spettatori La media spettatori della Mls 2015 cresce del 12,5% rispetto alla passata stagione, con oltre 21 mila a gara, è stata ancora più alta ai playoffs. La Serie A non è troppo lontana, anzi i Seattle Sounders, con oltre 44 mila spettatori in media (con autoriduzione dello stadio), sarebbero al top anche in Italia, Premier League o Bundesliga. Ma ancora più importante è il tasso di riempimento degli stadi, superiore al 90% (in Italia è al 55%). LEGGI: Nuovo record media spettatori per la MLS! Per continuare a spingere la crescita la MLS ha deciso di continuare ad investire. Per questo il Board of Directors ha messo sul piatto altri 37 milioni di dollari per ingaggi e acquisti, che vanno ad aggiungersi al salary cap e alle spese senza limite per i tre designated player consentiti ad ogni squadra, Una crescita che sarà accompagnata anche dagli ingressi di grandi città come Atlanta (2017), Los Angeles con l'LAFC a far concorrenza ai LA Galaxy dal 2018 magari insieme a Miami (che intanto sbarca nella NASL con Nesta in panchina) con David Beckham pronto ad importare Ibra e Cristiano Ronaldo, e poi Minnesota (2018) , che porteranno la MLS a 24 team. Ma è stato annunciato che si salirà sino a quota 28 squadre, con Sacramento, San Antonio, Las Vegas e una fra St. Louis (la culla del soccer americano, da dove proveniva gran parte dei nazionali che batterono l'Inghilterra nel 1950), Detroit e Phoenix, pronte a mettere 100 milioni di dollari sul tavolo per entrare. Grandi città che servono anche a far crescere il mercato televisivo. Oggi l'accordo con Espn, Fox e Univision porta nelle casse della MLS 90 milioni di dollari l'anno (intesa per otto anni), il triplo del precedente contratto con i network, sette milioni in più di quanto Nbc sborsi per trasmettere le partite della Premier League negli Stati Uniti. Siamo ancora distanti(e ci rimarremo) dalle cifre monstre spese per la NFL, che da Cbs, Fox e Nbc che sborsano oltre tre miliardi di dollari l'anno, e anche dalla NBA, per cui  TNT e Espn pagano 2,6 miliardi di dollari annui per dieci anni. Ma il calcio in America non si ferma più.

Calcio - Socceritalia

Mai la Major League Soccer (MLS) aveva visto un'estate di fuochi d'artificio come quella del 2015 nemmeno nel 1996, al punto di attrarre l'attenzione di media e fans di tutto il mondo. Del resto se tutto insieme si vede scendere in campo gente quale i campioni del mondo Andrea Pirlo e David Villa (sbarcato già a febbraio), o quale gli ex capitani di Liverpool e Chelsea Steven Gerrard e Frank Lampard, il suo compagno di sempre nei Blues Didier Drogba (che esordirà a giorni), l'ex Pallone d'Oro rossonero Kakà (anche lui presente da inizio campionato), fino ad un giovanotto di 26 anni adorato dalle folle messicane quale Giovani dos Santos, allora qualcosa deve essere successo oltre oceano. LEGGI: Riuscirà Giovani dos Santos a far amare la MLS ai messicani? Mai si erano viste infatti per una città come New York tante magliette con sulle spalle nomi quali "Villa", "Lampard" e ora "Pirlo", tutti del New York City FC, laddove in precedenza né i NY MetroStars poi NY Red Bulls erano riusciti a sfondare (dura se ti chiami col nome di un energy drink) nonostante grandi quali Yuri Djorkaeff o Thierry Henry. A qualcuno questa lunga serie di sbarchi di nomi altisonanti farà certamente venire in mente la NASL degli anni '70, quando nel giro di due anni a NY si palesarono prima Pelé e poi Giorgio Chinaglia e i capitani campioni del mondo di Germania e Brasile, Franz Beckenbauer e Carlos Alberto, tutti in maglia Cosmos. A fianco a loro in quegli anni il pubblico americano poté ammirare quel che restava dei vari Johann Cruyff, George Best, Gerd Muller, Kazimierz Deyna, fino ai fantasisti inglesi negletti da Don Revie, quali ad esempio Rodney Marsh, Peter Osgood e Charlie George. Il primo della nouvelle vague dei grandi nomi MLS fu David Beckham nel 2007, che accese i riflettori sulla lega USA. Oggi Gerrard, Pirlo e Lampard non hanno certo il suo appeal, ma la strada è quella indicata dall'ex United e Real Madrid, il cui trasferimento a LA mentre era ancora in piena carriera rese "legittima" la MLS agli occhi dei suoi colleghi in giro per il mondo. E al primo giro Becks fu seguito dai vari Juan Pablo Angel (ex Aston Villa), il messicano Cuauhtemoc Blanco (capace di riempire solo lui lo stadio del Chicago Fire), il deludente brasiliano Denilson a Dallas, Guillermo Barros Schelotto protagonista nella MLS Cup vinta da Columbus, e altri, fino a Thierry Henry. LEGGI: Garber: Al top grazie a Beckham e ai fans Le cifre di oggi corrispondono a quelle guadagnate da Beckham, se non di più a livello base: Pirlo guadagnerà sugli 8,5 milioni più 2 di bonus; Lampard e Gerrad intorno ai 6. Tutte cifre extra salary cap, dato che ognuno di loro peserà massimo $436,250 sui $3.49 milioni assegnati ad ogni squadra per gli ingaggi. Il resto è paato dai titolari delle singole franchigie. Il timore di alcuni oggi è che la MLS possa essere avviata sullo stesso percorso che portò la NASL al fallimento a inizio anni '80, diventando una "retirement league". LEGGI: Stipendi MLS, Gerrard e Lampard giù dal podio. Kakà il più pagato Ma sarebbe un errore pensarlo, in quanto le condizioni e i tempi sono estremamente diversi rispetto ad allora. Innanzitutto in America è completamente cambiata la demografia, con una crescita esponenziale della popolazione di origine latinos. Inoltre, da oltre una decade il pubblico americano è sottoposto ad un bombardamento calcistico quotidiano, con centinaia di migliaia di persone che ogni sabato e domenica mattina si riversano nei pub per guardare i campionati europei o interrompono il lavoro per guardarsi un match di Champions League. L'opposto di quanto accadeva 30 anni fa, quando al massimo negli USA si riusciva a vedere qualche finale o un programma sulla Bundesliga sulla PBS, il servizio pubblico. E poi, altro punto fondamentale per un paese come gli Stati Uniti, c'è una Nazionale - guidata da un nome top come Jurgen Klinsmann, CT anche della Germania nel 2006 - sempre presente ai Mondiali dall'edizione 1990, giunta sino ai quarti nel 2002 e capace di creare ormai problemi a chiunque, con alcuni dei propri giocatori cresciuti nella MLS (ad es. Tim Howard, Clint Dempsey, Michael Bradley, ecc.) e poi protagonisti anche in Europa. In sintesi, è un altro mondo.   Altro mondo testimoniato anche dalla televisione. La MLS ha chiuso accordi per trasmettere i match di campionato in 86 paesi: dal Regno Unito all'Italia (Eurosport) e i nel resto d'Europa, arrivando sino ad Australia, Cina, Medio Oriente, Nordafrica e Brasile! Ma per riuscirci la MLS ha dovuto cambiare strategia negli ultimi anni. Dopo la crisi che portò nel 2002 alla chiusura delle franchigie di Miami e Tampa, la lega - sotto la guida saggia di Don Garber, ex capo di NFL Europe - ha avviato un processo di crescita lento ma costante, che dalle 10 squadre rimaste nel 2002 vedrà la MLS arrivare a 24 entro il 2020, e probabilmente ognuna col proprio stadio, dopo i primi anni in cui tutte erano costrette a giocare nei cavernosi stadi da football, con atmosfere totalmente diverse da quelle spettacolari (e televisive) di stadi come lo StubHub Center dei LA Galaxy, lo Sporting KC Park (considerato lo stadio più tecnologicamente avanzato al mondo) o la Red Bull Arena. LEGGI: Ultimissimo stadio: lo Sporting KC Park   Ma dopo aver portato la gente allo stadio negli USA e avviato due generazioni di calciatori, investendo poi pesantemente in centri di allenamento e academy, era arrivato il momento di costruirsi un profilo internazionale. Per questo, dopo aver riportato a casa alcuni dei migliori nazionali - Dempsey, Bradley, Jozy Altidore - strapagandoli anche per dare l'idea di una MLS quale "destination league" per i talenti nazionali, la lega ha deciso di puntare al top possibile. Un top che inevitabilmente non può che passare per giocatori con alle spalle il meglio della propria carriera, ma ancora in grado di dare qualcosa sul campo. Del resto Pirlo ha giocato la finale di Champions solo due mesi fa ed è (per ora) titolare nell'Italia, mentre Lampard e Gerrard sono stati comunque tra i protagonisti dell'ultima Premier League. E con loro la MLS si è lanciata definitivamente, come si può vedere anche dall'enorme interesse mediatico, con stampa e siti di tutti i paesi a coprire risultati e giocatori d'oltre oceano, quando - ad esempio in Italia - il solo www.SoccerItalia.it (in precedenza c'era solo una rubrica MLS su www.playitusa.com) se ne occupava fino a pochi anni fa. Del resto nel 2007 il Commissioner della MLS Don Garber disse allo scrivente: "Se un giorno acquistare Kakà o uno come lui dovesse per noi avere un senso dal punto di vista del business, non avremmo certo problemi a farlo. Basti dare un'occhiata agli azionisti della MLS titolari delle franchigie". E quel giorno è evidentemente arrivato. LEGGI: Garber e la MLS: i 15 anni del Don (SI.com) L'unico rischio per la MLS è che la mossa di investire sui grandi nomi possa identificarla troppo con una "retirement league", sul modello di quelle mediorientali tipo Qatar o Emirati, e ciò anche a causa di molti giornalisti che non conoscono o non capiscono regole e meccanismi. Per questo comunque la lega ha deciso di puntare anche su giovani ottimi giocatori quali Giovani dos Santos o Sebastian Giovinco, ad oggi vera stella del campionato, che sta illuminando con tutto il suo talento troppo spesso soffocato dai tattici allenatori italiani. E il mix sembra funzionare. Si prendano i LA Galaxy, dove accanto a due campioni un po' in la con gli anni quali Steven Gerrard e Robbie Keane (l'anno scorso miglior giocatore della lega), ecco una stellina come dos Santos e giovani promesse americane come Gyasi Zardes e Jose Villareal cresciute nell'Academy, o professionisti usciti dal Draft quali Omar Gonzalez (a suo tempo vicino anche alla AS Roma) e AJ De La Garza, o ottimi "lavoratori" del campo scovati in giro come Juninho (cresciuto nel Sao paulo) e Marcelo Sarvas. Non lo stesso si può dire ancora per il NYCFC, dove effettivamente a parte i gol di Villa, Pirlo è appena arrivato e Lampard è stato sempre infortunato, ma coach Kreis ha puntato anche sul giovane nazionale USA Mix Diskerud, su un veterano come Ned Grabavoy, e sta assistendo all'esplosione di Poku. Ma certo non è facile assemblare una squadra dal nulla. LEGGI: MLS MVP 2014: Robbie Keane (LA Galaxy) Nel mezzo di questa strategia qualche errore certo è stato fatto. Si pensi al Toronto, dove il management non è stato sempre il top. Prima il fallimento Danny Koevermans, poi l'arrivo stellare del cannoniere della nazionale inglese Jermain Defoe, immalinconitosi però dopo il cambio allenatore e ceduto al Sunderland. Mentre meglio è andata con Michael Bradley e, principalmente, Sebastian Giovinco, mentre Jozy Altidore si sta ancora riadattando dopo gli anni europei. Tutti nomi importanti, ma per Toronto e il calcio canadese e la MLS è forse ancor più importante l'investimento fatto da Toronto per la costruzione di un centro tecnico all'avanguardia affiancato da un'Academy considerata il futuro della squadra e della Nazionale della foglia d'acero (a fiabco dell'Academy dei Vancouver Whitecaps). Dal punto di vista del business le cose stanno andando sempre meglio per la MLS, anche se alcuni club,quelli senza stadio come il DC United, continuano a perdere soldi, ma la direzione imboccata è certamente quella giusta. Una direzione secondo alcuni simile - fatte le dovute distinzioni - a quella presa dalla Premier League. Fondata nel 1992, il calcio inglese era reduce dagli anni delle violenze degli hooligans, con anche l'addio al calcio europeo per i propri club. Per lanciare la Premier alcuni club puntarono proprio su grand giocatori, alcuni anche un po' in la con gli anni, in arrivo da quello che allora era il campionato top nel mondo la Serie A: ed ecco che per la prima volta sui giornali nostrani si iniziò a leggere delle vicende dei vari Paolo Di Canio, capace di appassionare i tifosi di Sheffield Wednesday, Celtic Glasgow, West Ham e Charlton (che lasciò insieme au milione e mezzo di contratto per tornare alla Lazio nel 2004), e grande rimpianto di Alex Ferguson allo United; Gianluca Vialli, Gianfranco Zola e l'ex laziale Roberto Di Matteo al Chelsea; Fabrizio Ravanelli al Boro; Attilio Lombardo; l'ex parmense Tino Asprilla; o anche gli olandesi Ruud Gullit, reduce dai successi col Milan di Sacchi, e Dennis Bergkamp, che invece all'Inter aveva fallito e che all'Arsenal cambiò la storia e l'immagine noiosa dei Gunners insieme a Thierry Henry, altro ad aver fatto male in Italia alla Juve, con Arséne Wenger in panchina. Grandi nomi accompagnati tutti da una rivoluzione iniziata da stadi nuovi (o rinnovati) e bellissimi, capaci di attrarre un pubblico grande ma diverso dal passato, senza più violenza. E così la Premier divenne un campionato di sapore internazionale dopo un secolo di quasi autarchia. Che la MLS possa essere destinata allo stesso futuro è forse improbabile, sia per ragioni storiche che finanziarie (lega chiusa, salary cap), oltre al fatto che per guadagnarsi davvero la rispettabilità nel mondo i suoi club dovrebbero iniziare a vincere la CONCACAF Champions League (e magari un giorno la Copa Libertadores, dove le messicane partecipano ma non vincono) e ben figurare nel Mondiale per Club. Realista peraltro Garber, che parla sempre di una lega nella top 10 mondiale nel 2020, ma non certo di più. Ma la differenza col resto del mondo è che la MLS può solo crescere, e che gli USA rimangono un'attrazione enorme per i giocatori di tutto il mondo come luogo per vivere e per pagare (meno) tasse sugli ingaggi. E già si parla dello sbarco di Zlatan Ibrahimovic nel 2016 e di Cristiano Ronaldo e Wayne Rooney nel 2018. Sotto a chi tocca.

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Serie A: Calendario e Classifica del Campionato 2015-2016

 


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