SPORT
Gli stadi si costruiscono negli Stati Uniti, e anche abbastanza velocemente, visto che quello di Orlando dovrà essere pronto per l'estate 2015. Ma, al di la di quanto pensino molti in Italia, i soldi pubblici hanno un ruolo fondamentale nello sviluppo delle infrastrutture sportive USA. Infatti, ieri l'Orange County Board of Commissioners ha approvato i fondi per uno nuovo stadio nel centro di Orlando, nel corso di una seduta con presenti 200 tifosi festanti che cantavano  "We are going to MLS!". Lo stadio, 18.000 posti espandibile, il cui progetto prevede un investimento complessivo di 84 milioni di dollari, verrà finanziato con $20 milioni in tasse turistiche, altri $20 milioni arriveranno dalla città di Orlando, mentre altri milioni verranno elargiti da altre autorità locali, inclusi $2 milioni dalla Seminole County. La proprietà dell'Orlando City investirà immediatamente $30 milioni sui lavori di costruzione, impegnandosi poi a pagare un canone di $675,000 l'anno per 25 anni in cambio di una sorta di finanziamento immediato da $10 milioni da parte della città. Tutto questo consentirà all'Orlando City SC, team campione in carica della USL PRO (la terza divisione del soccer USA) di fare il suo ingresso in MLS come squadra numero 21, probabilmente a partire dal 2015. Il ventesimo team sarà infatti il New York City FC - costituito da una joint venure tra la proprietà del Manchester City e i New York Yankees - anch'esso al via nel 2015. L'accordo di ieri però non garantisce del tutto l'expansion a Orlando, ma come spiegato dall'Orlando Sentinel, le negoziazioni inizieranno velocemente. Sul tavolo l'expansion fee (circa $40 milioni in tre anni) che la società guidata da Phil Rawlins dovrà pagare, più un'altra serie di aspetti legata ad esempio a marchi, diritti TV, ecc. Ma la proprietà dei Lions ieri già festeggiava. "La MLS ha già sottoscritto il tutto", ha dichiarato il presidente Phil Rawlins al Sentinel. "Ci aspettiamo una finestra di 4-6 settimane per chiudere la documentazione e l'accordo per arrivare poi all'annuncio", che quindi potrebbe arrivare a cavallo della finale di MLS Cup. E i tifosi dell'Orlando già sognano l'arrivo di Kakà in Florida nel 2015, anche perché il vero pezzo grosso economico dell'Orlando City è l'imprenditore brasiliano Flávio Augusto da Silva, trasferitosi negli USA nel 2009 che ha fatto milioni con le scuole d'inglese tra la Florida e il Brasile, e che punta anche a portare allo stadio la grandissima comunità verdeoro che vive a Orlando, oltre a promuovre la città come destinazione turistica per i connazionali. A seguito del voto il president della MLS president evice commissionerMark Abbott ha dichiarato a MLSsoccer.com: "Lavoreremo con la proprietà dell'Orlando City SC per finalizzare l'accordo di expansion”. Expansion che, secondo quanto dichiarato prima del MLS All-Star Game di quest'estate dal commissioner Don Garber, dovrebbe portare la lega a 24 teams entro il 2020. Dovrebbero quindi essere tre i posti ancora disponibili. E le prossime candidate dovrebbero arrivare ancora dal sud degli Stati Uniti, area del paese da cui la MLS è assente dal 2002, a seguito della chiusura di Tampa Bay Mutiny e Miami Fusion. Il primo nome della lista è quello di Miami, nel quadro dell'accordo tra la MLS e David Beckham, che consente al giocare di acquistare una franchigia al prezzo ridotto di $25 milioni. Segue Atlanta, dove il proprietario degli Atlanta Falcons (NFL) Arthur Blake sta negoziando la costruzione di un nuovo stadio che prevederebbe anche l'expansion al calcio e alla MLS. Seguono Detroit, dove i proprietari del Pontiac Silverdome stanno puntando a sviluppare un'area con incluso stadio da 20.000 posti, Minneapolis (con il coinvolgimento dei Vikings della NFL) e Sacramento, che entrerà nella USL PRO nel 2014. Con l'ingresso di Orlando e New York nel 2015, la MLS avrà aggiunto ben 11 squadre in 11 anni. Un'incredibile crescita per una lega che sino al 2004 vedeva la maggior parte dei suoi team sotto l'ala di due soli proprietari: Lamar Hunt e Phil Anschutz. L'OrlandoC ity SC, oggi guidato dall'ex campione dell'Everton anni '80 Adrian Heath, è stato fondato nel 2011 dall'attuale proprietario, Phil Rawlins, ex co-proprietario dello Stoke City, passando per il trasferimento in Florida degli Austin Aztex, team della USL PRO. Una relocation che sorprese molti, visto che la squadra texana aveva una media spettatori di quasi 4.000 persone a partita. Ma l'obiettivo di Rawlins era la MLS, e Orlando - per popolazione e mercato TV - era la location più adatta da cui partire. A ragione, va detto a posteriori. Per Orlando l'ingresso in MLS vorrà anche dire l'inevitabile fine della fruttuosa partership con lo Sporting KC, che ha consentito al team della Florida di prendere in prestito alcuni giocatori quali Dom Dwyer, Jon Kempin, C.J. Sapong e Christian Duke, con Dwyer diventato capocannoniere (15 gol in 13 partite) e fondamentale nella finale del campionato vinta per 7-4 sugli Charlotte Eagles al Citrus Bowl di Orlando, davanti a 20.886 spettatori (record assoluto per una divisione inferiore).

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Lo sbarco della Major League Soccer a Orlando sembra sempre più una certezza. All'Orlando City SC manca infatti solo un ultimo voto da parte della Orange County Commission il prossimo 22 ottobre per avere l'ok al finanziamento da $20 milioni (derivanti da una nuova "Tourist Tax" locale) nel quadro di un piano di investimento complessivo da 95 milioni per un nuovo stadio. Attualmente l'Orlando City gioca al Citrus Bowl, impianto da football da 65.438 posti, per il quale viene infatti aperto il solo anello inferiore. In vista del voto il presidente dei Lions, Phil Rawlins, ha rilasciato un'interessante intervista all'Orlando Sun Sentinel riguardo il futuro del club - recente campione USL PRO per la seconda volta - in vista dello sbarco in MLS. Sulla tempistica di ingresso in MLS dopo il via libera per lo stadio: Una volta avuto un esito positivo, ci aspettiamo un annuncio da parte della MLS entro il 30 novembre. Il nostro piano è di entrare in MLS nel 2015, e questo ci darebbe 16 mesi per prepararci. E il calcio d'inizio sarebbe a marzo 2015. Sui giocatori che potrebbero fare il salto dalla USL PRO alla MLS: Pensiamo che alcuni dei nostri giocatori possano transitare in MLS. Quanti? Dipende da Adrian [Heath, l'allenatore, ex capitano dell'Everton anni '80] e dalle loro prestazioni nei prossimi 12 mesi, ma ci aspettiamo che alcuni di loro possano farcela. Sono in grado di giocare al livello superiore. Ma ci saranno da fare delle aggiunte visto che parliamo di una rosa da 28-30 giocatori. Sul cambio di logo, mantenendo però nome e colori: Il nome rimarrà, ma il logo dovrà cambiare, anche se non in maniera eccessiva, non diventeremo giraffe. Ciò principalmente per motivi di copyright, in quanto diventerà proprietà della Major League Soccer. Ma rimarremo Orlando City, e saremo sempre i leoni in viola. Intendiamo mantenere un colore che è un'identità per noi come per la Fiorentina. Sull'expansion della MLS verso il Southeast con Miami e Atlanta: Penso che le rivalità regionali aiutino. Lo abbiamo visto nel Pacific Northwest con la rivalità fra [Seattle] Sounders,[Portland] Timbers e [Vancouver] Whitecaps. E' un'ottima cosa per lo sport, per i tifosi e per l'economia, grazie ai tifosi che si spostano di città in città. Che sia miami o Atlanta, sono completamento aperto. C'è spazio per due teams nel Southeast, anche perché i tifosi avrebbero così una rivale a livello regionale. Sull'importanza del voto della Orange County Commission il 22 ottobre: Sono sempre ottimista. Penso che abbiamo presentato un ottimo business case, e se si pensa ai benefici economici, per la comunità... semplicemente ha senso. Per questo sono ottimista. Non penso sarà facile come con la città, dove abbiamo un grande supporto, ma penso che possiamo farcela e che potremo avere un team in Major League [Soccer] a novembre.

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Arthur Blank, proprietario degli Atalanta Falcons, sta negoziando con la Major League Soccer l'arrivo della lega nella città della Georgia. Lo riporta l'Atalanta Journal Constitution. Blank ha da tempo espresso interesse per un team da portare in MLS, e la recente approvazione del nuovo stadio dei Falcons (squadra della NFL) sta certamente influendo positivamente. La lega a sua volta da anni ha la necessità il vuoto esistente nel Southeast, essendo il club più meridionale il DC United di Washington. Il nuovo stadio dovrebbe aprire nel 2017, e le due parti stanno parlando della possibilità di inaugurarlo con un march MLS. Lo sbarco di Atalanta rientra nel piano di expansion fino a 24 club tra il 2015-20 deciso dal commissioner Don Garber, che alla TV canadese TSN mercoledì ha dichiarato che per tre dei quattro posti la decisione è praticamente presa. Secondo alcuni media USA si tratterebbe appunto di Atalanta, dell'Orlando City SC neo campione USL PRO davanti a 20mila tifosi, e forse Miami.

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Quella sull’expansion è una discussione che si ripresenta periodicamente quando si parla di MLS (c'è addirittura una voce specifica su Wikipedia). Ma stavolta si parte da una notizia. La Major League Soccer è pronta ad aggiungere quattro nuove squadre entro il 2020, raggiungendo quindi quota 24 totali, essendo infatti già previsto l’ingresso della franchigia numero 20 nel 2015, il New York City FC. La notizia è stata confermata dal Commissioner MLS Don Garber in occasione del recente All-Star Gme che ha visto le “stelle” della MLS venire sconfitte per 3-1 dalla AS Roma. Ci si aspettava a breve da parte di Garber un’apertura sul futuro, ma probabilmente nessuno pensava che la lega avrebbe “azzardato” in questo modo, puntando a raggiungere quelle 24 franchigie, un numero che l’inizio della fine della NASL, nel 1978, con la differenza che la MLS ha deciso che questa expansion arriverà nel corso dei prossimi 7 anni. Attualmente la MLS è ferma a quota 19 dopo l’ingresso di Montreal nel 2012 e in attesa del NYFC nel 2015. Un’ascesa continua iniziata dopo la contrazione del 2002, che vide l’esclusione di Miami Fusion e Tampa Bay Mutiny per motive legati a scarsità di pubblico e alla mancanza di un investitore, cui fece seguito l’avvio di una politica di costruzione di soccer specific stadium da circa 20.000 posti. Una decisione che si è rivelata vincente. Ma dopo un’expansion continua, si è deciso di attendere qualche anno per raggiungere la franchigia numero 20, avendo la lega puntata ad un secondo club a NY e ad alla costruzione di uno stadio nel Queens o forse anche a Manhattan (ma nel frattempo il nuovo team giocherà allo Yankee Stadium). E per ottenere l’ingresso la proprietà del Manchester City e quella dei NY Yankees hanno pagato la cifra monstre di $100 milioni. Nel frattempo sono state molte le città ad agitarsi ed a spingere per ottenere  un posto al tavolo di una MLS che sembra destinata a diventare una gallina dalle uova d’oro. Ma, più importante, è probabilmente la lega stessa e i suoi investitori ad avere la necessità di espandersi progressivamente in quei mercati degli USA dove un pubblico ormai demograficamente sempre più calcistico non aspetta altro che una squadra da tifare e di un proprio stadio dove andare a vedere una partita e a bersi una birra.   La Florida e il Sud La prima area cui la MLS punta è certamente il Sud. Al momento la squadra alla latitudine più meridionale è addirittura il DC United di Washington. Ed ecco allora in prima fila l’Orlando City, team della USL Pro (la terza divisione) guidato dall’ex Everton Adrian Heath e seguito già da un ottimo pubblico (erano in 15mila i presenti al Citrus Bowl nella finale 2011), assai vicino a chiudere l’accordo con le autorità locali per la costruzione di uno stadio da 20mila posti, condizione essenziale per l’ingresso nella lega insieme al pagamento di una fee intorno ai $40 milioni. Sempre in Florida, a Miami sembra si stia preparando a far partire la sua proposta David Beckham (in accoppiata col miliardario boliviano Marcelo Claure, già coinvolto nel 2008 nel tentativo del Barcellona), che nel suo contratto con la lega firmato nel 2006 aveva una clausola che gli consente di acquistare una franchigia al prezzo di “soli” $10 milioni. Lo stadio poi ci sarebbe già: quello della Florida International University, 23mila posti, già utilizzato in alcune amichevoli da club e Nazionali. Tutto da vedere se anche la notorietà di Beckham possa bastare a lanciare il calcio in un mercato assai complicato e già pieno di club di alter leghe. E il fallimento del Miami Fusion pesa in questa valutazione. Ma per gli americani la Florida non è il “vero” Sud, rappresentato più da aree come la Georgia, dove da anni la MLS è in discussione con il proprietario degli Atlanta Falcons di baseball, Arthur Blake. Al momento ad Atlanta giocano i Silverbacks della NASL, ma il vero interesse per la lega è per la città in sé, il maggior mercato TV degli USA senza una franchigia MLS. Sempre al Sud, l’attenzione è anche per il North Carolina, dove già giocano i Carolina Railhawks (NASL), che già anno uno stadio solo per il calcio.   ll Midwest Un’altra in cui la MLS potrebbe trovare grande spazio di crescita è certamente il Midwest, dove St Louis – culla del soccer USA – sarebbe la rivale ideale per Sporting Kansas City e Chicago Fire, anche se è ancora vivo il ricordo del fallimento della franchigia di USL Div. II qualche anno fa a seguito proprio del mancato salto in MLS derivante dallo scarso convincimento – giusto, visto a posteriori - di Garber e soci delle possibilità economiche del gruppo di St. Louis. Una novità potrebbe essere Indianapolis, che nel 2014 entrerà nella NASL. Se il pubblico locale dovesse confermare la passione di queste prime fasi (sono oltre 3000 gli abbonati con un anno di anticipo) potrebbe seriamente attirare l’interesse della MLS. Da seguire anche Detroit (nonostantela recente bancarotta della città) dove il Triple Group dell’imprenditore Andreas Apostolopoulos continua a parlare di uno stadio da costruire all’interno del Pontiac Silverdome (dove negli anni '70 giocavano i Detroit Express di Trevor Francis, nell'allora NASL) o in un’area più vicina a downtown. Nel frattempo il Detroit City della NPSL risulta la squadra col maggior pubblico di quella lega amatoriale. Un poco più a ovest c’è invece un candidate possible molto forte. A Minneapolis infatti i Minnesota Vikings (NFL) stanno per ottenere l’ok dall’assemblea dello Stato per la costruzione di un nuovo stadio da inaugurare nel 2016. Stadio che dovrà essere pensato anche per il calcio, replicando una situazione simile a quella di Seattle, dove l’insieme di un bellissimo e moderno stadio NFL e il marketing dei Seattle Seahawks si è dimostrato una combinazione di successo.   Il West La West Coast sembra l’area da cui è più improbabile che possa arrivare un nuovo team MLS. In lista ci sarebbe Sacramento, che ha appena lanciato un team in USL Pro e ha identificato l’area di Elk Grove per la costruzione di uno stadio. La MLS dovrebbe invece forse ragionare su una relocation del disastrato Chivas USA, un club che sta dando una pessima immagine a tutta la lega tra disorganizzazione, scarso pubblico e persino una causa per discriminazione contro dipendenti non ispanici. Difficile che i Goats possano spostarsi a San Diego, di cui si era parlato in passato, in quanto diventata ormai terra di conquista del neonato club di Tijuana, città posta appena oltre il confine col Messico. Per adesso però la situazione è congelata, anche perché il proprietario del Chivas USA (e del messicano Guadalajara) non ha alcuna intenzione di cedere la franchigia. Una area dove invece la MLS ha gettato lo sguardo è il Texas. Nello Stato della stella solitaria giocano già Houston Dynamo e FC Dallas (che qualche problema di pubblico ce l’ha a causa dell’area sbagliata in cui è stato costruito lo stadio). E un terzo team potrebbe sbarcare a San Antonio, dove gli Scorpions della NASL giocano con successo in uno stadio di proprietà da 8.000 posti, spesso esauriti, espandibili sino a 18.000.   East Coast E la East Coast? Dopo l’ingresso del NYCFC le vera emergenza più che l’expansion è in realtà il nuovo stadio del DC United, squadra da sempre al top per risultati e pubblico e da anni in crisi proprio a causa dell’impossibilità di giocare in un stadio proprio. Ma la soluzione sembra vicina, sì da scongiurare una relocation per il club più vincente della MLS. Discorso simile per il New England Revolution, costretto da anni nel cavernoso Gillette Stadium di Foxboro, casa dei Patriots della NFL. Da anni la famiglia Kraft dice di essere alla ricerca di un’area adeguata più vicina a downtown per uno stadio da 20mila posti circa. Ma la vera sorpresa all’est potrebbe chiamarsi New York Cosmos. Se infatti il club rilanciato recentemente nella NASL, con alle spalle un gruppo forte, sponsor importanti come Nike (che però è un problema vista l’esclusiva della MLS con l’adidas) e Emirates, e in mano un piano per uno stadio da 24mila posti a Long Island, si dimostrasse in grado di reggere alcuni anni continuando ad attirare l’interesse dei media di tutto il mondo grazie ad un brand dall’incredibile fascino, cissà che nel 2020 New York non possa trovarsi con un derby a tre piazze: New York Red Bulls, New York City FC e New York Cosmos. E in ogni caso solo il cielo è il limite per lo sport col maggior numero di praticanti e in maggiore crescita negli USA.  

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«Kakà giocherà con noi dal 2015». L'annuncio choc arriva dall'Orlando City, ambizioso club americano attualmente relegato nella USL Pro, una serie inferiore del campionato statunitense. «Il nostro obiettivo è quello di andare in Major League Soccer nel 2015 e a quel punto Kakà verrà da noi», ha detto l'allenatore dell'Orlando Adrian Heath, ex centrocampista dell'Everton vincitore di campionato e Coppa delle Coppe negli anni '80. "Credo sia molto possibile portarlo qui" ha aggiunto Heath. "Non si deve essere Einstein per notare come il suo contratto scada nel 2015, in contemporanea a quando ci aspettiamo di essere in MLS. Sarebbe incredibile per il nostro club”. Kaká si è allenato venerdì con l'Orlando City, il cui proprietario Phil Rawlins, che sta unendo le forze con l'investitore brasiliano Flavio Augusto da Silva, legato a sua volta a Alexandre Leitão presidente dello sports marketing group Octagon Brazil, che rappresenta Kaká. L'Orlando City SC punta ad entrare nella MLS nel 2015, e per riempire il nuovo stadio da costruire entro quella data vorrebbe proprio Kakà per attirare la sempre più folta comunità brasiliana della cittadina meglio conosciuta per essere un paradiso della Disney.  

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La Major League Soccer ha deciso di intervenire nella discussione che contorna i futuri programmi di expansion post ingresso del New York City FC previsto per il 2015, rinfocolata dalla recente visita di David Beckham a Miami e dall'insistenza di Orlando. Dan Courtemanche, executive vice president of communications della MLS ha parlato con il Miami Sun Sentinel. “Vogliamo un team nel Southeast. Ci consentirebbe di avere un bilanciamento geografico. Potenzialmente i team potrebbero essere più di uno, e nel Southeast potrebbero entrambi avere successo”, ha dichiarato Courtemanche. L'articolo fa riferimento anche al fatto che la MLS discuterà delle future expansion nel prossimo mese di luglio in occasione del MLS All Star game di Kansas City, in cui la selezione MLS affronterà l'AS Roma. “Formuleremo un piano per il futuro in relazione una potenziale crescita oltre i 20 team” ha detto Courtemanche, aggiungendo che “certamente crediamo che un team MLS potrebbe avere succeso sia in South Florida che in Central Florida”. La parte divertente dell'articolo è che Courtemanche aveva reagito male alle notizie della scorsa settimana su una possibile “double expansion” in Florida nel 2016. Che ciò accada chiaramente ancora non è possibile prevederlo, ma la possibilità di vedere in MLS Miami e Orlando a distanza di quasi 15 anni dalla scomparsa di Miami Fusion e Tamba Bay Mutiny a questo punto è una reltà.

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Beckham e gli Usa, l'amore continua. Come era già stata ipotizzato al momento del suo addio al calcio giocato, lo 'Spice Boy' sta pensando di creare una nuova franchigia MLS a Miami: "Sarebbe una sfida formidabile", ha detto Beckham - che ha lasciato il calcio giocato il mese scorso - al termine di una visita esplorativa a Miami, in Florida, dove una squadra di calcio manca dal 2002, a seguito della chiusura di Miami Fusion (che aveva però base a Ft. Lauderdale) e Tampa Bay Mutiny. Beckham, che ha già ottenuto l'appoggio di politici e tifosi locali e che nella MLS ha giocato con i Los Angeles Galaxy vincendo due MLS Cup, ha visitato due stadi: quello dei Florida Dolphins (Nfl), però troppo grande per il soccer visti i suoi 75.000 posti disponibili; e un altro, più modesto, della Florida International University da 20.000 spettatori. Nell'operazione Beckham - il cui contratto con Galaxy e MLS prevedeva anche un'opzione su un team, NY esclusa, al prezzo di $25 milioni (le ultime expansion di Montreal, Portland e Vancouver valevano 40 milioni) - avrà l'appoggio del miliardario boliviano Marcelo Claure (proprietario in patria del Bolivar FC), pronto ad investire 20 milioni di euro. Claure aveva già provato a lanciare un team a Miami nel 2008 insieme al Barcellona, ma la crisi economica in Spagna e le limitazioni poste dalla MLS al calciomercato fermarono poi il progetto. Con l'ingresso del New York City FC previsto per il 2015, la franchigia di Miami sarebbe la numero 21 della lega (con expansion ipotizzabile per il 2016), e potrebbe essere seguita da un'altra squadra del sud, con Atlanta e Orlando in prima fila. A detta dello stesso sindaco di Miami però, la questione è ancora assolutamente in una fase esplorativa.  

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Forse è davvero giunto il tempo che la MLS ammetta di essere di fronte ad una battaglia persa. Del resto lo stesso commissioner, Don Garber, non ha potuto far altro che sprimere la propria preoccupazione di fronte ai soli 7.212 (ma sembravano molti meno) presenti al match d'apertura tra Chivas USA e Columbus Crew all'Home Depot Center. Un disastro, economico e d'immagine. Durante l'offseason il Chivas USA è tornato alla scoperta delle proprie radici, puntando alla messicanizzazione della squadra - per uomini e stile di gioco -, progetto del presidente Jose Vergara (proprietario anche del Chivas de Guadalajara e miliardario nel settore food) attuato dal nuovo allenatore, José Luis Sanchéz Solá. E così, via sei giocatori "non-latinos" del calibro di Shalrie Joseph (regalato a Seattle, che ha anche ottenuto dei benefit per prenderselo) e dentro quattro latinos di discutibile livello. Una follia etnica esposta al ludibrio del (poco) pubblico nel weekend, che sembra un viatico verso l'ulteriore alienazione dei tifosi locali. Ma il problema non è solo locale, in quanto riguarda l'intera lega, di cui il Chivas USA sembra ormai essere il brutto anatroccolo. Fondato nel 2005 come squadra-sorella del Chivas d'oltre confine, con l'ottica di espandere il brande dei Goats negli USa e della MLS in Messico, il progetto sino ad oggi si può tranquillamente considerare un fallimento sotto tutti gli aspetti, incluso quello tecnico. Fino ad un paio di anni fa esisteva forse l'alternativa di uno spostamento a San Diego, ma la nascita e il successo degli Xolos di Tijuana ha ormai reso il mercato impraticabile, senza dimenticare che comunque il brand Chivas USA tiene lontano tutti i tifosi messicani non legati ai biancorossi. Lo stesso vale riguardo il possibile investimento su un nuovo stadio a LA, di cui ormai non si parla nemmeno più. E le scelte di Vergara non sembrano in nessun modo capaci di avviare il club verso un china ascendente. Back to Florida? Nella mattina di oggi il giornalista di Sports Illustrated Grant Wahl ha riportato su Twitter che il commissioner Don Garber starebbe discutendo con degli investitori per un team in Miami, città abbandonata dalla MLS nel 2011 insieme a Tampa, ma solo per problemi con un investitore locale non altezza, mentre il pubblico c'era, e anche la squadra. L'altra alternativa in pista è poi sempre Orlando, che sta chiudendo un accordo con la città per un nuovo stadio da 18.800 posti, e che ha un club che ben sta figurando sia in campo che sugli spalti in USL PRO (terza divisione). E quindi, mentre l'attenzione per il team numero 20 da parte della MLS è sempre su NY, chissà che l'accoppiata fra una relocation del Chivas USA e un'expansion team possa riportare il soccer in quella della Florida?  

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Sta succedendo qualcosa ai New York Cosmos. Qualche giorno fa infatti il CEO Paul Kemsley, immobiliarista e ex vicepreseidente del Tottenham, ha rassegnato le dimissioni dal club a seguito del'acquisto del club da parte della società saudita, la Sela Sport, già azionista del club. "C'è stato un passaggio di proprietà nelle azioni dei The New York Cosmos ed è attualmente in corso una ristrutturazione del management ad ogni livello. La nuova struttura sarà pronta entro 60 giorni. E' inquivocabilmente obiettivo dell'attuale proprietà far diventare i Cosmos un team MLS nella maniera più spedita possibile, e le decisioni relative al club verranno prese con questo obiettivo in mente" è il comunicato dei Cosmos. Sela Sport è una società che si occupa di sport con uffici sparsi tra New York, Londra, Budapest e l'Arabia Saudita, che rappresenta numerosi atleti sia in attività che ritirati, quali ad esempio l'ex capitano del Brasile e del Cosmos Carlos Alberto, e il bulgaro Pallone d'Oro ex Chicago Fire Hristo Stoitchkov, tra gli altri. La società ha speso oltre $40 milioni per la candidatura ai Mondiali e ha rappresentato la Nazionale saudita negli ultimi 6 anni, oltr ad avere diverse partnership con team sauditi. Soccer America ha riportato la scorsa settimana che le attività che hanno riportato i New York Cosmos sui media di tutto il mondo, quali l'enorme pubblicità a Times Square, l'assunzione nel ruolo di Eric Cantona e l'amichevole col Manchester United per l'addio al calcio di Paul Scholes, non sono state accolte con favore dagli azionisti sauditi. Oltre alle dimissioni di Kemsley è arrivato il licenziamento di Joe Fraga, direttore generale dei New York Cosmos. Fraga è stato mandato via poco dopo le sue dichiarazioni alla stampa del 2 novembre scorso in cui diceva:  “Sono in corso discussioni relative a notevoli cambiamenti all'interno della struttra. Uno dei due partner probabilmente acquisterà l'intero pacchetto. Nel frattempo lavoriamo come al solito. E poi solo perché cambia il CEO non è che noi cambieremo". Le ultime parole famose. Nel frattempo, Pelé pare abbia deciso di rimanere nel suo ruolo di presidente onorario. Le prime notizie su un ritorno alla vita dei mitici New York Cosos risalgono ormai al 2009, quando l'inglese Paul Kemsley dichiarò di aver acquistato il brand Cosmos, e poi successivamente nell'agosto 2010 a seguito della nomina di Pelé a presidente onorario. Il piano originale era quello di entrare in MLS come seconda franchigia di New York City, e il piano di avviare delle Academies a NY e LA nell'attesa della luce  verde da parte della lega era stata un'ottima idea. Ma poche settimane fa tutto ha iniziato a crollare. La Cosmos Academy West è stata infatti chiusa, con il Direttore tecnico Teddy Chronopolus e la maggior parte del team trasferita al Chivas USA, e gli altri al Golden State Soccer Club di Orange County, California. La chiusura dell'Academy West è stata riportata come un segnale di avvicinamento alla MLS per i New York Cosmos, a causa dei regolamenti della lega che impediscono l'espansione in aree geografiche riservate ad altri team, in questo caso LA Galaxy e  Chivas USA. Ma poi le notizie sul nuovo stadio, fondamentale per l'ingresso in MLS, hanno iniziato a scarseggiare, per così dire. Come anche quelle relative all'expansion della MLS a NY. E un logo può spingere un club solo per un certo lasso di tempo. Il vice presidente dei Terry Byrne (ex agente di David Beckham) ha recentemente dichiarato a Sporting News che si aspettava “notevoli progressi” slla questione stadio entro ottobre. E ora siamo a novembre inoltrato... Nel frattempo la MLS sembra aver iniziato a chiudere le porte in mancanza di segnali concreti. Ecco le dichiarazioni del MLS commissioner Don Garber prima del match dello scorso ottobre della Nazionale USA contro l'Ecuador: “Ho un paio di possibili investitori interessati miei ospiti stasera. Se sarà possibile costruire uno stadio allora avremo il team numero 20 a NY, ma il lavoro è ancora lungo”. E poi lo scorso mese il presidente della MLS Mark Abbott ha dichiarato a Sporting News che la lega è in “trattative serie e approfondite con altri gruppi”, non resi noti, riguardo un team a New York. E' arrivata a breve giro di posta la risposta di Terry Byrne: “Abbiamo detto dal primo giorno che il nosto obbiettivo è la MLS, sia da soli o in collaborazione con un altro gruppo presentato dalla lega”. Come dire, il brand Cosmos è a disposizione, in vendita. Ed ecco che appare l'enorme (in tutti sensi) figura di Chuck Blazer, il dimissionario segretario generale della CONCACAF, ancora membro del comitato esecutivo della FIFA, che insieme all'ex portiere dei Cosmos (oggi commentatre sportivo e agente) Shep Messing e all'ex running back dei New York Jets Curtis Martin, ha iniziato le operazioni per portare un team MLS a NY. Ma Garber ha già detto che l'expansion fee per il nuovo club con base a NY sarà di ben $100 milioni. Da capire quanto spazio di manovra avrà Blazer, che seppur ancora potente è sotto inchiesta da parte delle autorità finanziare americane a seguito del suo ruolo nello scandalo che ha coinvolto il candidato al presidente FIFA Mohammed Ben Hamman. Niente di nuovo quindi, almeno niente di buono, per il futuro a breve dei Cosmos, il cui ingresso in MLS appare sempre più in dubbio, come rimane ignoto per quanto tempo la MLS dovrà trovarsi a giocare con 19 squadre e un calendario sbilanciato.

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La gente si chiede quando finalmente Las Vegas ospiterà uno club professionistico di alto livello. Prima poi accadrà, e sono convinto che la Major League Soccer possa essere la prima lega a sbarcare nella capitale dei casinò. Come riporta stamattina il Las Vegas Sun, l'MLS commissionar Don Garber ha piazzato una serie di chiamate a legislatori dello stato del Nevada  e della città di Las Vegas rispetto ad una potenziale area per un futuro stadio per il calcio. Il Commissioner della Major League Soccer Don Garber la scorsa settimana ha effettuato alcune chiamate a legislatori del Nevada per per supportare l'idea di un expansion team per Las Vegas, esprimendo il proprio appoggio all'idea, che ha bisogno dell'approvazione da parte della Legislatura per la costruzione di un'area vicino al Mandalay Bay finalizzata alla realizzazioni un'arena/stadio/ballpark. La mossa arriva dopo l'acquisto da parte dell'immbiliarista Chris Milam del club di minor league 51s baseball, ha dichiarato pubblicamente il suo interesse a portare un team di MLS e uno di NBA a Las Vegas. Ovviamente l'inaugurazione di uno stadio a Vegas ancora lontana, ed è altamente improbabile, e ancor meno probabile che possa essere il team numero 20. Certo la MLS deve bilanciare le Conference (a meno di un passaggio al girone unico), ma si deve ancora rendere noto chi pagherà i $40 milioni necessari per l'expansion fee, anche se il ruolo di promotore da parte del super costruttore Chris Milam, che investirà sull'area almeno $600 milioni, non ci dovrebbero essere problemi.

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Dopo 22 di calcio a livello di D2 con i Thunder e poi gli NSC Minnesota Stars, e a distanza di 30 anni dall'addio dei Minnesota Strikers della NASL, il Minnesota potrebbe tornare a riaffacciarsi ai massimi livelli del soccer USA. E mentre proprio la NASL vide tra le ragioni della propria fine il ruolo di contrasto assunto dalla NFL, oggi proprio il football sembra avere un ruolo propulsivo nell'espansione del soccer, come già avvenuto a Seattle (dove ad es. i Seahawks gestiscono marketing e sales e condividono la stadio coi Sounders). E' di ieri infatti la notizia - riportata da IMSoccer - che Zygi Wilf, proprietario dei Minnesota Vikings della NFL, ha raggiunto un accordo con la Ramsey County e la città di Arden Hills - a sole 10 miglia da Minneapolis e St. Paul - per la costruzione di un nuovo stadio con tetto retraibile. Il costo di costruzione del nuovo stadio dovrebbe sfiorare il miliardo di dollari, e uno sudio dello State’s Transportation Department afferma che altri $240 milioni sarebbero necessari per la viabilità. La novità sta nel fatto che Wilf ha dichiarato la disponibilità a portare Major League Soccer in Minnesota nel caso lo stadio venisse costruito.La vicinanza al centro città, la presenza di molti centri per il calcio (ad es. il National Sports Center Stadium (NSC), che ha uno stadio da 8.200 posti dove giocano gli Stars della NASL e 52 campi da calcio) e il tetto retraibile infatti - ha detto il fratello di Wilf, Martin, sarebbero perfette per la MLS. Wilf già nel dicembre 2009 aveva pensato al calcio in relazione alla sostituione del Metrodome, impianto con ormai 30 anni sulle spalle. Ma mentre all'epoca si trattò più di chiacchiere che altro per supportare la causa dei Vikings, le dichiarazioni attuali arrivano invece a seguito di alcune consultazioni con la Major League Soccer. La strada per la MLS in Minnesota è comunque ancora lunga. Innanzi tutto è da capire se Wilf è pronto a mettere $40 milioni sul tavolo della lega per avviare un team, e poi comuqnue la MLS vorrà fare le sue valutazioni su se il Minnesota sia un posto adatto per un nuovo team. Specie con una lega che si avvicina al limite ideale di 20 squadre (saranno 19 nel 2012 con l'ingresso di Montreal) cui la MSL si fermerà per un po' una volta toccato.

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Continua l'operazione di marketing dei New York Cosmos, che puntano ad un ingresso nella MLS a partire dal 2013. Eric Cantona, Pelé e Cobi Jones, dirigente dei New York Cosmos, sono volati in visita in questi giorni a Singapore e fino a domenica per promuovere azioni sociali e partenariati economici. Lo ha annunciato oggi il sito web del club statunitense. Questa e' la prima volta che Cantona (direttore sportivo), Pelé (presidente onorario) e Cobi Jones (ex nazionale Usa e vice Cantona) si muovono insieme, come ambasciatori del club. I tre uomini inaugureranno alcuni campi da gioco e saranno ricevuti dal Presidente di Singapore Nathan. Domenica prossima Pelé si rechera' ad Hong Kong dove sarà organizzata il giorno dopo una conferenza stampa.

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Mentre la MLS si prepara ad iniziare la sua prima stagione a 18 squadre, su Internet le discussioni si sono focalizzate su quale sarà la 20ª squadra (ricordiamo che la 19ª sarà Montreal). In questo senso un indizio lo fornisce lo stesso Don Garber, volato a Miami per un incontro con i tifosi di calcio di quella città. Ma Miami non è l'unica seria pretendente per lo slot n. 20: pare ci siano altri 2 nomi in lizza, uno nuovo e l'altro destinato a solleticare la fantasia dei tifosi del soccer. I famosi New York Cosmos, i cui marchi e diritti sono sempre stati "tenuti vivi" nella speranza di poter entrare nella MLS nel 2012, hanno fatto parlare di sè questa settimana assumendo, in qualità di direttore sportivo, un nome piuttosto familiare — l'ex nazionale U.S.A. Cobi Jones.  Questa, al contrario dei rumors di cui si vocifera da anni, appare come un'effettiva mossa tesa a spiccare il salto verso il rientro dei Cosmos in una lega pro strutturata in maniera solida. Attualmente sono proprietari di accademie calcistiche per lo sviluppo dei giovani, e la società ha ancora molta strada da fare prima di essere pronta per allestire una squadra che possa giocare nella MLS, ma con le persone che sta raccogliendo attorno a sé potrebbe essere solo una questione di tempo prima che Don Garber dia l'annuncio dei Cosmos in qualità di prossimo expansion team. Ma gli stessi Cosmos potrebbero venire schiacciati nella corsa al 20° slot da una contender il cui livello infrastrutturale fa pensare che sia pronta per entrare nella MLS.  Il nuovo team di San Antonio (che gioca nella NASL) ha rivelato il proprio nuovo nome e il progetto per il suo soccer-specific stadium con l'obiettivo dichiarato di entrare nella MLS.… per il 2012.  I San Antonio Scorpions FC giocheranno nell'impianto STAR da 5.400 posti, espandibili a 18.000 se la decisione premierà la squadra texana anziché Miami o i Cosmos. È ovvio che ci sono altre squadre NASL, USL PRO e di altre leghe che si danno da fare per entrare nella MLS, ma questi 3 mercati attualmente sembrano i più adatti per l'espansione. Ognuno dei 3 ha i suoi pro e i suoi contro. Miami è un mercato sotto i riflettori con una lunga storia di soccer, ma questa storia comprende anche una franchigia MLS fallita (ricordate i Miami Fusion?).  I Cosmos hanno un nome e una storia importanti, oltre al mercato mediatico più grande di tutti, ma dovrebbero dividersi la città e la tifoseria con una squadra già presente dall'inizio della MLS (i Red Bulls, anche se la società è differente, sono i vecchi MetroStars).  Inoltre, i Cosmos si identificano troppo con la vecchia NASL, un'epoca che la MLS vorrebbe evitare di rivivere. San Antonio è un altro mercato che demograficamente e geograficamente è sensato per la MLS; il gruppo di tifosi (i “Crocketteers”) sono nell'ordine delle centinaia senza una squadra per cui fare il tifo. Tuttavia, oltre agli Scorpions c'è anche la nuova franchigia che entrerà nella USL Pro (con il progetto di entrare nella MLS presto o tardi), posseduta dal gruppo che controlla i San Antonio Spurs (NBA). Insomma, come sempre staremo a vedere.

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Ok, la MLS Combine è ormai alle porte e ci sarebbe da parlare del Draft imminente, ma le news provenienti dalle parole del Spurs Sports & Entertainment Vice President Leo Gomez - e cioè che la società ha intenzione di mettere in campo a partire dal 2012 un team a San Antonio, con sede all'Alamo Stadium, nel quadro della USL PRO (Division 3) - è sicuramente di notevole clamore. L'obiettivo poi lo è ancor di più: l'ingresso nella Major League Soccer, cui San Antonio è andata già vicina nel 2006, quando però poi saltarono i progetti per il finanziamento di un nuovo Soccer Specific Stadium. La proposta del gruppo proprietario dei San Antonio Spurs della NBA, prevede un restyling dell'Alamo Stadium  con rimozione della pista d'atletica e un campo in erba. Il problema è che nel frattempo un altro gruppo si sta organizzando per entrare con un proprio team nella NASL (Division 2). E due squadre a nelle divisioni inferiori San Antonio non sembra proprio in grado di reggerle. Interessante il progetto presentato da Gomez: una società con le spalle belle forti come lo Spurs Group, partire dalla USL PRO (che vedrà in campo 15 team nel 2011 con un piano - forse troppo aggressivo - di espansione a 24, divise in regional conferences — entro il 2012) per stabilizzarsi e poi puntare alla MLS , seguendo le orme di compagini quali Portland e Seattle (che però alla MLS ci sono arrivate dopo 10 anni).Giusto approccio anche considerando i tempi che ci vorranno per convincere lo School District a cedere lo stadio (23mila posti, costruito nel 1940), seppur cadente, ma per il quale è prevista una ristrutturazione nei prossimi anni. E poi quelli che ci vorranno per i lavori finalizzati a renderlo uno stadio di prima classe adeguato alla MLS. Magari non ci vorranno 10 anni, ma va presa in consdiderazione la questione del momentaneo stop all'expansion della MLS a quota 20 previsto per il 2015. Ma la giusta impostazione e i soldi degli Spurs sono il miglior inizio per vedere il calcio pro a San Antonio.

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La battaglia per San Antonio ha visto il secondo atto andare in onda ieri, quando l'investitore  Gordon Hartman ha annunciato il nome del team che dovrebbe scendere in campo nella NASL a partire dal 2012. La scelta è arrivata al termine di un concorso che ha visto vincere il nome "Scorpions", insetti indigeni del South Texas. “Gli scorpioni sono irritanti, dure creature indigene del South Texas,” ha detto Hartman. “Ai giudici è piaciuto il nome Scorpions per la loro reputazione di ferocia e lo spirito combattivo che siamo convinti il nostro team mettera sul campo". Hartman ha già annunciato un altro concorso per il logo. Ma, più importante, ha presentato i piani che dovrebbero portare alla costruzione di un nuovo stadio da calcio che dovrebbe partire già in primavera sui terreni dello STAR Soccer Complex, che sorge sul Morgan’s Wonderland, il parco divertimenti per ragazzi disabili di proprietà di Hartman, che lo ha voluto costruire per la figlia (link in inglese). Hartman ha annunciato che tutti i profitti della squadra andranno a finanziare il Morgan’s Wonderland, e ha coniato il suo progetto Soccer for a Cause. “Sono convinto che sia la prima volta che la creazione di una squadra di calcio sia stata organizzata per finanziare individui con special-needs", ha detto Hartman. “Il Morgan’s Wonderland ha toccato profondamente la vita di giovani e adulti disabili e quella delle loro famiglie. Nel solo 2010 abbaimo avuto più di 100mila visitatori da 47 stati e 13 paesi diversi". Il progetto STAR Stadium prevede un impianto con 5.400 posti, espandibili sino a 18mila, che Hartman considera necessari in caso di ingresso nella MLS in futuro. “Lo STAR Soccer stadium costerà $10 milioni, e approssimativamente metà della cifra arriverà da finanziatori privati. Vogliamo costruire un'infrastruttura moderna per gli Scorpions, che però possa anche essere messa a disposizione per tornei scolastici e universitari o altro. Per questo abbiamo bisogni un finanziamento pubblico di circa $8 milioni, che ci aiuterà a dare un servizio alla comunità, e non solo calcio".

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