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Lampard resta al Man City. Scoppia la polemica negli USA
Scritto il 2015-01-01 da Franco Spicciariello su MLS
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L'annuncio dato del Manchester City della conferma di Frank Lampard sino a giugno, che priverà il New York City FC del giocatore per i primi tre mesi di MLS 2015, ha fatto scoppiare una fortissima polemica negli USA sia da parte dei tifosi che dei media.

La situazione è stata poi aggravata dalla notizia, arrivata da una fonte interna al NYCFC, che il giocatore non è "in prestito" al City che invece è pienamente titolare del contratto del giocatore, a differenza di quanto comunicato in questi mesi dal club americano (anche se va detto che ufficialmente la parola "prestito" non era mai stata usata), che aveva presentato il giocatore a stampa e tifosi lo scorso luglio affermando che sarebbe stato in campo in MLS da marzo 2015.

Ma evidentemente le esigenze del Manchester City, in piena lotta per vincere la Premier League 2015 e ancora in corsa in Champions League, hanno prevalso, mettendo pienamente a nudo una sudditanza da parte del club di New York rispetto alla sorella (a questo punto, mamma) Manchester City. Prevedibile, forse, ma ora evidente. E prevedibile era la reazione dei tifosi - arrivata ieri sera subito dopo la news - di una città come NY, seconda a nessuno, tanto meno a Manchester.  Il comunicato del Third Rail, il maggior club di tiofsi del NYCFC:

Noi del Third Rail denunciamo pubblicamente la decisione del City Football Group e di Frank Lampard di prolungare la permanenza del giocatore al Manchester City sino al termine della Premier League.
Molti fans, inclusi i nostri iscritti, hannod eciso di supportare la squadra, acquistare abbonamenti e merchandise, sulla base dell'annuncio che Frank Lampard avrebbe giocato per il New York City Football Club, non per il Manchester City.  Molti di quei fans sono giustamente molto arrabbiati per questa decisione, e intendiamo supportare ogni azione per dare voce allo scontento.
Abbiamo supportato senza alcun dubbio la proprietà sino ad oggi, ma questo non lo possiamo accettare. Rigettiamo totalmente l'idea che il NYCFC possa essere in qualsiasi modo secondario al Manchester City FC, e siamo davvero dispiaciuti che City Football Group dia quest'immagine.
Comunicato a parte, sono centinaia i tweets, i post su Reddit e sui forum in cui i tifosi del NYCFC stanno esprimendo la propria rabbia. Una rabbia derivante dall'essersi sentiti presi in giro dal club, visto il modo in cui l'immagine di Lampard è stata usata per il lancio, tra conferenza stampa, video e banner pubblicitari a Times Square. Un lancio che aveva convinto oltre 11.000 persone a sottoscrivefre l'abbonamento per la prossima stagione, in cui il NYCFC giocherà allo Yankee Stadium, stadio da baseball assolutamente inadatto al calcio (ogni volta servono tre giorni per sistemare il campo, e le linee si vedono), in quella che dovrebbe essere una soluzione momentanea di cui però al momento non si vede fine.
E c'è anche chi ha intelligentemente deciso di sfruttare la notizia in ottica di marketing:
Ma le parole più dure  nei confronti della dirigenza del New York City FC - da più parti soprannominanto ManCity Light o, peggio, ManCity USA a riecheggiare l'ormai defunto Chivas USA - arrivano dalla stampa, specie da Grant Wahl, reporter numero uno di Sports Illustrated, mai così duro:

Non c'è mai una seconda chance di fare una prima, buona, impressione, specie a New York City, che non accetta die ssere seconda a nessuno. Ecco perché la decisione dei proprietari del Manchester City di tenere Frank Lampard in Inghilterra fino a maggio è uno schiaffo alla MLS e agli 11.000 che hanno acquistato l'abbonamento per la squadra. [...]

Avrebbe avuto senso per Lampard rimanere sino a febbraio, per poi raggiungere il NYCFC per l'inizio della stagione. Ma la decisione si è dimostrata la misura in cui la leadership del manCity tiene in considerazione la MLS e i tifosi di NY. E la risposta ora c'è: non ha alcuna considerazione. [...]

Da un punto di vista tecnico, perdere Lampard per tre mesi non sarebbe un grande problema per il NYCFC, specie con 12 team su 20 a qualificarsi per i playoff nel 2015. Ma non è quello il punto. Quello che conta è il messaggio che la decisione su Lampard dà ai fans di NY, e cioè che il NYCFC è una succursale del Man City (ed è forse usato per aggirare le norme UEFA sul Financial Fair Play) [come suggerito a suo tempo da Arséne Wenger, NdT]. E il fatto che il contratto del giocatore sia di proprietà del Manchester City mostra ancor di più che i due club hanno sviato il pubblico. [...]

Quanto è importante la prima impressione a New York? Si pensi alla prima dei NY MetroStars (oggi New York Red Bulls) nel 1996. Con in testa la memoria dei grandi New York Cosmos di Pelé, Giorgio Chinaglia e Franz Beckenbauer, in  46.826 si presentarono al Giants Stadium. Ma un brutto match, finito con la sconfitta per 1-0 con autogol del difensore Nicola Caricola - che diede il via alla cd."maledizione di Caricola" - ha portato quel numero di presenti a rimanere un record (superato solo due volte) in 19 anni di MLS. [...]

A questo punto, per salvare la faccia, l'unica cosa che il NYCFC possa fare è ingaggiare un giocatore dello stesso livello entro l'avvio della stagione, a marzo. Ma se fossi un tifoso del NYCFC chiederei il rimborso dell'abbonamento.

Un articolo, quello di Sports Illustrated, che rifflette pienamente lo stato d'animo dei tifosi del NYCFC e non solo, per una situazione che vede invece esultare quelli dei NY Cosmos, che possono alzare la bandiera di "unico club newyorkese" (i Red Bulls sono infatti di proprietà di una bibita energetica austriaca, come noto).

Si attende la reazione di Jason Kreis di cui ricordiamo alcune parole:

"Per me i giocatori che arrivano a stagione iniziata sono generalmente un fallimento. La chance che quei giocatori possano contribuire sostanzialmente nella seconda metà della stagione in MLS sono molto, molto, poche".

Sicuramente la stampa gliele rinfaccerà presto. Intanto l'ex difensore del Liverpool, e già coach del New England Revolution, Steve Nicol, è stato chiaro. "E' un disastro per la nuova franchigia, ed è un disastro per la MLS," ha dichiarato alla ESPN.

MLS che ha commentato attraverso il deputy commissioner Mark Abbott. "Le performance di Frank Lampard al Manchester City lo conferma quale uno dei migliori centrocampisti del mondo, e lo aspettiamo per la stagione 2015". Commento molto "istituzionale", ma negli uffici della MLS c'è sicuramente preoccupazione per la botta d'immagine a due mesi dal via della stagione numero 20. Oggi è l'1 gennaio, e sicuramente il peggio - in termini di reazioni - deve ancora arrivare. E da quanto si legge su Twitter non sarà piacevole per nessuno.

Rabbia:

lamps loan mad

lampard loan angry

Incredulità:

lamps loan sad

E anche l'ex difensore del Padova, oggi opinionista TV, Alexi Lalas, ha dato la sua botta:

lalas lampard loan

Dopo quattro giorni di (imbarazzato) silenzio, la MLS prende la parola attraverso il suo commissioner, Don Garber, intervistato da Grant Wahl di Sports Illustrated, top media sportivo americano USA che a cavallo di Capodanno aveva letteralmente bastonato la lega e il New York City FC sul caso Lampard. Nell'intervista Garber ha affrontato sia la questione relativa all'estensione del "soggiorno" al Manchester City di Frank Lampard che dell'atteso trasferimento ai LA Galaxy del capitano del Liverpool, Steven Gerrard. Su quest'ultimo Garber ha detto che “non c'è nulla di firmato". Il commissioner ha cercato - non riuscendo - di trovare appigli e giustificazioni sul caso Lampard, provando anche a spargere ottimismo rispetto al rapporto tra NYCFC e Manchester City, entrambi di proprietà del City Football Group. In questi giorni Garber ha dovuto affrontare la rabbia e anche lo scherno di migliaia di tifosi di NY delusi per quanto accaduto, vista anche la campagna pubblicitaria del NYCFC che ha sfruttato l'immagine di Lampard assicurando la sua presenza dal primo giorno del campionato 2015. Cosa che invece non accadrà, visto l0'annuncio dato dal Manchester City, che reatterrà il giocatore almeno sino a giugno. Almeno, in quanto il manager Manuel Pellegrini ha fatto capire che potrebbe rimanere persino nella prossima stagione. “Posso comprendere perché i tifosi sono scontenti, e credo che [il NYCFC] lavorerà duro per ricostruire il rapporto fiduciario", ha dichiarato Garber a SI.com. “Hanno già cominciato. Sapevo sarebbe successo, e non sono rimasto sorpreso della decisione. Stiamo gestendo una serie di circostanze inaspettate, Frank è diventato uno dei giocatori più importanti del Man City in questa stagione, segnando gol essenziali per il primo posto in Premier League. L'errore è stato di non annunciare subito che sarebbe arrivato a luglio, come già accaduto per Robbie Keane, Thierry Henry o David Beckham.”. Lascia perplessi leggere che Garber avesse "la sensazione" che Lampard sarebbe rimasto a Manchester, visto che l'agente del giocatore aveva smentito potesse accadere solo a novembre, e visto che il direttore sportivo del NYCFC - Claudio Reyna - era volato in Inghilterra a dicembre proprio per discutere della data di rientro dell'ex capitano del Chelsea. Evidentemente Garber ne sapeva più di loro. La MLS ha anche reso noto la versione ufficiale sul contratto di Lampard: prima del suo annuncio la scorsa estate, il giocatore aveva firmato col City Football Group un contratto per giocare in MLS nel 2015 e nel 2016, impegnandosi a rimanere al Manchester City sino a fine 2014, Ora che il suo contratto Man City è stato esteso sino a fine stagione, Lampard raggiungerà il NYCFC a luglio e avrà allora un contratto con la MLS. Un'altra accusa piovuta sul City e sulla MLS è che il NYCFC non sarebbe altro che una squadra satellite della consorella inglese, o peggio, solo un metodo per aggirare le regole del Financial Fair Play dell'UEFA. “Non penso cje [il NYCFC] sia un 'farm team' per il Man City. Il livello di investimento che la proprietà del club sta realizzando è enorme, rivaleggiando quello di altri club in giro per il mondo. Dai rapporti con loro nulla dà da pensare che possa essere così”. Mentre sul caso Lampard l'imbarazzo di Garber è evidente ma la risposta è quantomeno sensata, su questo secondo aspetto l'argomento utilizzato è prossimo all'imbarazzante. Per entrare in MLS il City Football Group ha investito $100 milioni (€83 milioni) in partnership con i NY Yankees, con ulteriore vera spesa oltre al management al momento il solo ingaggio di David Villa (quello di Lampard, a questo punto forse, partirà da luglio). Una cifra che potrebbe sembrare notevole a prima vista, ma in realtà assolutamente limitata, tanto più per un gruppo con alle spalle l'emirato di Abu Dhabi. Ma mentre Garber aveva parlato di un progetto - come garantitogli da Ferran Soriano, CEO del City - completamente indipendente dal club inglese, ciò che si è visto sino a questo mento è: un nome senza originalità (e passi); una maglia ridicolmente identica (unica differenza i loghi adidas e NYCFC, nemmeno quella del defunto Chivas USA era uguale a quella del Guadalajara); nessun investimento sul centro d'allenamento; almeno tre anni allo Yankees Stadium, al momento il peggior stadio in cui si giocheranno partite MLS, e nessun progetto di un soccer specific stadium. E ora la ciliegina sulla torta del caso Lampard, che ha dato il quadro di come il NYCFC sia al momento assolutamente secondario. Al momento quello che sarebbe dovuto il punto di svolta per la MLS, lo sbarco del City Football Group - ed è un problema anche la situazione del gruppo di David Beckham, dove senza stadio non ci sarà alcun club nonostante l'annuncio -  sta invece facendo addensare nuovoloni neri sulla lega, scuotendola dalle fondamenta e mettendone a rischio la credibilità conquistata con fatica in questi anni. L'obiettivo stabilito da Garber di diventare una delle leghe top al mondo entro il prossimo decennio sembra oggi lontanissimo.  

Calcio - Socceritalia

Pubblichiamo di seguito un articolo di Enrico Sisti - bella penna, di solito - pubblicato oggi da Repubblica. A leggerlo i nostri quattro lettori potranno rendersi conto della quantità di stereotipi ed errori che lo stesso contiene. Non una novità per la stampa italiana che parla del calcio USA, né tanto meno per Repubblica, dove evidentemente per scrivere un articolo di costume in pochi minuti non prestano attenzione alla realtà. Ma una telefonata no? Sicuramente il calcio USA e la MLS presentano ancora molti limiti - anche a causa di una lega "chiusa" (peraltro sogno da anni di tanti nostri dirigenti), che però consente stabilità e profitti - e una certa immaturità (la lega esiste solo dal 1996 del resto), ma da un giornale di livello come Repubblica ci si aspetterebbe un'analisi almeno informata, possibilmente scevra di pregiudizi culturali che risultano prossimi al ridicolo, specie se si va a fare un confronto con la situazione italiana. (Enrico Sisti) Se non ce la fai vai in America, se Anfield merita più di quel che puoi offrire a 34 anni vai in America, se lo scivolone dello scorso anno che costò il titolo al Liverpool, se quel fiume di lacrime ancora scorre sul volto di Gerrard, vai in America, se i Galaxy ti offrono 25 milioni di euro a stagione [falso! Gerrard guadagnerà circa $5/6 milioni a stagione per 4 anni] non c’è nemmeno bisogno di dirlo, vai in America e vacci pure di corsa («Vado negli Usa, ma non so ancora in quale squadra», precisa lui). Leggi: Beckham bidone? No, affare (13 gennaio, 2007) Passano gli anni e il calcio americano è sempre lì, generosamente acerbo: una meravigliosa “land of opportunities” senza cuore. Cresce la base, si finanziano scuole, si allevano campioncini, aumentano i ricavi, eppure c’è ancora bisogno di un Beckham, di un Henry, adesso di un Gerrard, per rilanciare il movimento [vero, in Italia non portiamo più nessuno e il movimento è in calo continuo], ricchissimo di sponsor ma povero di cultura [ah, è per questo che tra il 1999 e il 2010 il numero dei calciatori è raddoppiato e tra i 12 e i 24 anni è il secondo sport dopo il football?], come se quel movimento fosse apparente, simile a quello invisibile del denaro. «Siamo quasi dispiaciuti di non poterci allineare linguisticamente a voi», spiega scherzando, ma quanto scherzando, il presidente della federcalcio Usa Sunil Gulati, «da noi è soccer, da voi è football». È come se anche per colpa di un solo vocabolo l’America fosse condannata a un gioco diverso, meno internazionale, non autorizzato a chiamarsi football per via dell’altro football. Pare proprio che il calcio Usa sia travolto da un paradosso permanente: sale la qualità del gioco, la nazionale è ormai capace di allinearsi alle prime dieci d’Europa: quel che manca, stabilmente, è l’intensità del “sentire” professionale e popolare [prima di riscriverlo, perché non si fa un giro per gli stadi di posti "sperduti" come Kansas City, Portland, Seattle - dove fanno il corteo per lo stadio - o anche Washington DC?]. Al via a marzo, la MLS fa incetta di contratti pubblicitari e diritti tv (è vicina ormai ai quattro sport guida, football, basket [falso, non si avvicina nemmeno lontanamente ai primi due sport], baseball e hockey), eppure l’aereo della passione vera non decolla mai. Raul va a giocare nella North American League, una MLS di seconda mano, garantendosi un futuro da dirigente, Ronaldo diventa azionista del Fort Lauderdale, Thohir esulta perché il DC United, che è anche suo, avrà il nuovo stadio [ma come, in Italia massacriamo i presidenti proprio perché gli stadi non li fannno!], Las Vegas spenderà 410 milioni di dollari per un impianto senza sapere se un giorno avrà una squadra [ma che dice? li spenderà solo se otterrà un team MLS, peraltro al costo di $100 milioni, e lo stadio costerà meno di 200, il resto è un complesso immobiliare]. Terra fertile per i contadini di Steinbeck, terra ubertosa per gli affaristi del soccer, ma il cuore è un’altra cosa, è una chimera rossa che nemmeno l’arrivo di Gerrard, Lampard (City permettendo), Kakà, David Villa consentirà di raggiungere. Quest’abitudine, questo vizio di accogliere stelle al tramonto, dimostra che non è cambiato molto dai tempi di Pelè e Beckenbauer [facciamo presente che Beckenbauer andò ai Cosmos 6 mesi dopo aver vinto il Pallone d'Oro 1976]. Cercare miti stanchi [invece l'Italia che fa? Anzi, non può più permettersi nemmeno quelli, rimane solo Klose] conferma la dipendenza dalla propria indole hollywoodiana: se hai già vinto un Oscar vendiamo meglio il prossimo film [invece il Milan che prende Beckham in prestito dai LA Galaxy e colleziona vecchietti è diverso?]. Non è la Major League Soccer a guidare se stessa: è la Us Soccer Marketing [la società si chiama Soccer United Marketing, farebbe lo stesso errore con una cosa simile di Serie A o Premier?], gestita dal guru Don Garber, che sovrintende ogni spostamento del pallone, giustificandolo economicamente [giusto, Beretta e Lotito non giustificano nulla economicamente. E infatti vediamo lo stato del calcio italiano e della Lega]. Campioni in carica, i Galaxy sono pronti a finanziare Gerrard con lo stipendio più alto della storia della MLS, identico a quello di Beckham (ma Houllier, che lanciò Stevie G a Liverpool, lo vorrebbe nei Red Bulls al posto di Henry). «Vorremo che i tifosi del soccer», dice Gulati, «diventassero come i deadheads», i fan dei Grateful Dead che giravano il paese per seguire i concerti di Jerry Garcia. Ma quelli erano fissati, conoscevano tutte le posizioni delle mani di Garcia sulla chitarra, compreso il dito mancante. Il “soccer” è solo vissuto, non amato. Ecco come funziona lì dove il soccer non è amato secondo Enrico Sisti e Repubblica:

Calcio - Socceritalia

L'annuncio arriva il 27 gennaio 1983, con La Stampa di Torino che titola così: "Bettega al Toronto dopo 13 anni di Juve" che ne racconta la bellissima carriera in una sorta di "coccodrillo". Grazie ai meccanismi dello svincolo (ha 32 anni), che per lui diventerà operante quest'anno, il giocatore bianconero sarà libero e potrà trasferirsi in Nord America. Non è una novità che Bettega abbia già allacciato rapporti con il Cosmos. Ma questa ipotesi è svanita, davanti ad un'offerta molto più allettante propostagli dal Toronto Blizzard, la società canadese che ha già tesserato in passato giocatori della Juventus, come Francesco Morini, ora d.s. del club bianconero, e Giampaolo Boniperti, figlio del presidente. [...] Bettega vuole fare una nuova esperienza di vita, in un Paese dove potrebbe fra l'altro perfezionare la lingua inglese [...] Un distacco consensuale, reso necessario da due esigenze: quella del giocatore, che sente giustamente il bisogno di giocare ancora, e quella della Juventus che nei suoi programmi intende, nella maniera meno dolorosa possibile, apportare alcuni ritocchi di restauro alla squadra per allungare un ciclo che ha già dato tanti frutti e moltissimi scudetti. Bettega è uno degli ultimi grandi nomi a sbarcare in Nordamerica. Nel 1983 infatti, il soccer aveva ormai preso la china discendente, e il campionato avrebbe chiuso di lì a due anni. A Toronto si ritrova in una squadra di buon livello per la NASL (North American Soccer League) costruita da Clive Toye, il manager che aveva reso i grandi i Cosmos portando Pelé, Giorgio Chinaglia, Franz Beckenbauer e Carlos Alberto a New York. Di giocatori "veri" a fianco però se ne trova pochi, tra cui il portiere svedese Jan Moller, ex Malmoe, e i difensori Conny Carlsson e il nordirlandese Jimmy Nicholl, ex Manchester United e reduce dai Mondiali di Spagna, oltre al sudafricano Ace Ntsoelengoe. In panchina Bobby Houghton, ex calciatore del Fulham e in seguito una carriera da allenatore giramondo che nel 1996 lo ha visto poi passare anche per la i Colorado Rapids nella neonata MLS, e guidare le nazionali di Cina, India e Uzbekistan. L'idea Toronto è proposta a Bettega (e lo stesso fece poi con Del Piero nel 2012, senza successo però) dal suo ex compagno di squadra Francesco "Morgan" Morini, che in Canada era andato a chiudere la carriera nel 1980: "Se vuoi un'esperienza nuova potresti provare con il Canada. Ti ricordi che sono stato una stagione nella Nasl, due anni fa... esperienza stupenda. A Toronto ci sono tanti italiani, poi puoi imparare l'inglese, magari a te che vuoi fare il dirigente potrebbe servire, al tuo posto ci farei un pensierino". La trattativa inizia nell'aprile 1982, come racconta la "Toronto Gazette", e presto i canadesi prevalgono su un Cosmos ormai in via di dismissione, allora in mano a Chinaglia. Bettega termina la stagione con la Juventus in maniera amara - Scudetto alla AS Roma e Coppa dei Campioni persa in finale ad Atene per il gol fantasma di Felix Magath - e sbarca in Canada a stagione in corso (il campionato americano a giugno è già a metà strada. L'esordio arriva in amichevole, il 2 giugno 1983, in un 2-1 contro il Nottingham Forest (squadra oggi relegato nell'oscurità del Championship, ma che con in panchina il mitico Brian Clough vinse la Coppa dei Campioni nel 1979 e 1980, e fu semifinalista UEFA nel 1984), con Bobby-gol ormai trasformato in centrocampista. L'esordio vero pochi giorni dopo, migliore in campo (nonostante le vesciche causate dal sintetico), ma con Toronto sconfitto 4-1 ai rigori dai Vancouver Whitecaps. Commenta così Bettega a La Stampa dell'8 giugno 1983: «E' calcio vero anche sulla moquette. Sapevo che non sarebbe stata una passeggiata, ma non Immaginavo che, a trentatré anni, avrei quasi dovuto ricominciare da capo. Non è un calcetto, come qualcuno in Italia può pensare: è vero football — assicura Bettega —. La matrice è tipicamente inglese, il pallone non si ferma mai e viaggia dalla difesa agli attaccanti, che fanno da "sponda" un po' come Withe, il centravanti dell'Aston Villa, per favorire le conclusioni del centrocampisti. Poiché non esiste il pareggio, prevalgono la mentalità offensiva, il ritmo e la corsa. Per ora il problema maggiore è il campo, una "moquette" sottile incollata al cemento, sulla quale il pallone rimbalza moltissimo: sull'erba 1 valori tecnici emergono di più, ma questa nuova esperienza mi eccita, cosi come mi piace lo spirito della squadra, la combattività, la voglia di vincere che l'anima e che mi contagia». Pochi giorni dopo arriva anche una serataccia al Giants Stadium, dove i Toronto Blizzard ne prendono 5 (a 1) dai NY Cosmos - doppiette di Chinaglia e del paraguayano Roberto Cabanas - guidati da un grande Franz Beckenbauer, anche lui autore di una rete. ''Franz può ancora giocare così bene" spiega Bettega al NY Times del 20 giugno 1983. "Come ai vecchi tempi, sembrava volesse attaccare tutto il tempo". L'8 agosto ecco l'amichevole deis entimenti contro la Juventus, alla prima stagione dopo tanto tempo senza lui e Zoff. Un match finito 0-0 tra i fischi dei 42 mila spettatori, in larga maggioranza immigrati, delusi non tanto dal gioco quanto per la mancanza di gol. Bettega ancora una volta è tra i migliori in campo, anche se Juventus dei campioni del mondo Gentile, Cabrini, Scirea, Tardelli e Paolo Rossi, oltre a Michel Platinì e Zibi Boniek, almeno per un'ora ha fatto valere i diritti della classe superiore nonostante il pessimo «turf» e i pochi giorni di preparazione alle spalle. "Sull'erba anche se a corto di allenamento, i bianconeri avrebbero sicuramente vinto con almeno tre reti di scarto" la sentenza di Omar Sivori (all'epoca collaboratore del Toronto Italia), autore del calcio d'inizio. Da notare che in campo con la Juve c'era anche Nicola Caricola, che nel 1996 volerà ai NY MetroStars nell'anno di fondazione della MLS. La franchigia di Toronto centra il traguardo dei play-off con una regular season di 16 vittorie e 14 sconfitte, ed una media di 51 goal segnati e 48 subiti, chiudendo al terzo posto la Eastern Conference, e con una media spettatori a partita di 11.630. Nella prima dei playoff il Blizzard perde contro i Vancouver Whitecaps (che presentavano un giovane Peter Bearsdley in prestito, l'olandese Frans Thijssen e il tedesco ex Ajax Arno Steffenhagen) per 1-0, ma vince al ritorno per 4-3, determinando così un altro match di spareggio con risultato che arride ai Blizzard per 1-0. Nelle semifinali Toronto sconfigge i Golden Bay (ex San Jose) Eearthquakes di Slavisa Zungul (probabilmente il più grande calciatore 'indoor' della storia) per 1-0 e 2-0. Nel frattempo i Cosmos di Giorgio Chinaglia all'ultima stagione in campo finiscono fuori subito, sconfitti dal Montreal Manic allenato da Eddie Firmani, mentre la sorpresa arriva dai Tulsa Roughnecks che eliminando proprio Montreal finisco a giocarsi il Soccer Bowl 1983 a Vancouver contro Toronto. Il gruppo di Bettega arriva alla finale da netto favorito, grazie anche ad un super Ntsolengoe rientrato dopo un'operazione in tempo per i playoff, e con davanti una squadra di sconosciuti - gli stessi Roughnecks si definivano "un pugno di scarti" - in cui dovrebbe essere assente anche il centravanti e cannoniere Ron Futcher, squalificato per somma di ammonizioni. Ma evidentemente per Bettega non è l'anno buono: prima il commissioner della NASL Howard Samuels decide di annullare la squalifica di Futcher"per il bene del gioco", e poi  Tulsa va a vincere 2-0 il Soccer Bowl con i gol dello jugoslavo (cresciuto nel Queens) Njega Pesa al 56' e proprio del "graziato" Futcher al 62' davanti ai 53.326 del vecchio B.C. Place Stadium di Vancouver, dove i tifosi erano ancora arrabbiati per l'eliminazione subita dai Caps con Toronto. In tutto Bettega mette insieme 16 presenze con 2 gol e 8 assist, e a ottobre torna in Italia, allenandosi con la Juventus per tenersi in forma. Sulla NASL ha le idee chiare: "Indipendentemente dalla mia venuta, a Toronto s'è rivitalizzato il calcio per merito dei dirigenti. Ma Toronto è un'isola in un oceano immenso e quanto sta accadendo qui non ha riflessi negli Stati Uniti. Ogni squadra respira il suo ambiente. Calcisticamente è un pianeta nato con grandi errori di base. Si dovrebbe dare un colpo di spugna per cancellarli" Non accadrà, purtroppo. Intanto il Toronto riprende la preparazione per la stagione successiva partendo dall'Italia. I primi di aprile Bettega torna infatti in campo al Dall'Ara di Bologna controla  Juve (0-0), mentre tre giorni dopo ad Alassio affronta la Sampdoria del suo ex compagno Liam Brady (vittoria 3-2 dei blucerchiati con gol di Gianfranco Bellotto, Trevor Francis [anche lui ex NASL coi Detroit Express] e Francesco Casagrande, Bettega di testa e Randy Ragan per Toronto). Segue una serie di sconfitte con Inter (2-0), Triestina (3-0) e Livorno (4-0). La NASL avvia la stagione 1984 con solo 9 squadre, quattro delle quali - Chicago, San Diego, Tampa Bay e Tulsa - a serio rischio finanziario, mentre la franchigia Montreal - grande successo in campo e fuori - viene rinominata "Team Canada": non certo una scelta intelligente in un Quebec francofono che tanto canadese non si è mai sentito. E infatti il pubblico abbandona presto la squadra, che chiuderà a fine stagione. Ad agosto intanto Bettega affronta ancora una volta la Juventus, volata in Nordamerica per una torunée. Stavolta i bianconeri vincono per 2-1 con reti di Boniek al 27° e di Antonio Cabrini al 61° e del sudafricano Ntsoelangoe, con qualche colpo proibito tra i vecchi amici Bettega e Sergio Brio (con lo stopper che ci ha anche rimesso un dente). Chiusa la Eastern Conference dietro Chicago e battuti in semifinale i San Diego Sockers del polacco Kazimierz Deyna (autore del secondo gol nel match che ha eliminato gli Azzurri ai Mondiali 1974), per la seconda volta consecutiva Toronto vola sino alla finale, grazie ai gol di Bettega e dell'inglese David Byrne, e alle parate essenziali dell'ex Crystal Palace Paul Hammond. In finale l'avversario stavolta è il Chicago Sting del cannoniere tedesco Karl-Heintz Granitza e del polacco Seninho (già Porto e NY Cosmos), ma si gioca al meglio dei tre match per la prima volta dal 1975. Toronto parte di nuovo favorita, ma in entrambi i match finisce sconfitta: 2-1 a Chicago e 3-2 in casa il 21 settembre, match in cui il Blizzard va sotto due volte, al 73' proprio Bettega firma il momentaneo 2-2, fino al gol vittoria dell'argentino Pato Margetic, autore di una doppietta (e nel 1988/89 finito al Borussia Dortmund). Per Bettega termina una stagione in cui fa vedere di essere ancora un campione, con prestazioni all'altezza della propria fama, come dimostrano anche i numeri: 28 presenze, 8 gol e 13 assist. Allo stesso tempo si chiude così quello che sarebbe stato l'ultimo campionato del calcio professionistico sino alla nascita della MLS nel 1996. A fine stagione infatti Tulsa chiude, e in inverno decidono di passare indoor San Diego, Chicago, Minnesota e NY Cosmos (che però falliranno a metà stagione 1985) . Rimangono le sole Toronto, Tampa Bay, Vancouver e Golden Bay, ma è la fine della NASL e dell'esperienza di Bettega in Canada, anche se sul momento lui non ci crede, avendo un contratto fino al 1985, indeciso se continuare indoor nella MISL o tornare in Italia durante il mercato di "riparazione" (si chiamava così) di ottobre per indossare le maglie di Udinese o Cremonese. Racconta infatti in un'intervista a La Stampa il 23 ottobre 1984: «C'è il rischio — ammette Bettega — che si riprenda a giocare solo a metà giugno ma anche se, per assurdo, la 'League' dovesse ridursi a due sole squadre, onorerò fino in fondo il mio impegno. E non è asso- lutamente vero che mi trovo male a Toronto, città bellissima: sarebbe un insulto a gente che mi ha accolto a braccia aperte. Piuttosto il 'feeling' fra squadre e tifosi, a parte le minoranze etniche dei Paesi dove il calcio è amato, non è mai stato ottimo. Gli americani sembrano gradire il 'calcetto' [riferendosi al soccer indoor, NdR] con la formula mista che ricorda il basket e l'hockey». Bettega, che ha rinunciato ad aprire a Toronto una scuola a livello giovanile, ricorda che il «soccer» è boicottato, come lo è stato alle Olimpiadi, e che a coltivarlo sono rimasti in pochi. «C'è perfino chi ha proposto di inserire nel campionato anche le squadre messicane e Haiti ma i viaggi annullerebbero gli incassi: .Tra un paio di mesi saprò se non c'è più vero calcio. Mi spiacerebbe smettere con quello classico per fare esperienza al coperto. E non sarei più utile a nessuno in Italia: sarebbe assurdo giocare solo nel girone di ritorno». Ma il 2 novembre 1984 è ancora una volta la sfortuna a dare lo stop, stavolta definitivo, alla carriera di Bobby Gol, proprio nel giorno in cui avrebbe dovuto firmare per l'Udinese di Zico e dell'ex compagno Franco Causio, convinto dall'ex compagno nel Varese Ariedo Braida (in seguito colonna della dirigenza del Milan berlusconiano). La sua auto, una A112, esce infatti di strada sull'autostrada Torino-Milano, e il giocatore finisce grave in prognosi riservata all'ospedale con  un forte trauma cranico con frattura dell' occipite. Bettega si riprende, e a Capodanno è ancora convinto di tornare a giocare a Toronto, ma per lui è la fine di una fantastica carriera raccontata così da La Stampa: Roberto Bettega, dopo essere cresciuto nelle minori bianconere, fu dirottato (1969) per una stagione al Varese, in serie B, dove ebbe come allenatore Nils Liedholm. Bettega vinse la classifica dei cannonieri (13 gol) e tornò alla Juventus. Cominciò una stupenda carriera, «macchiata» nell'inverno del '72 da una grave malattia, alla quale reagì con una straordinaria forza d'animo. Riprese a giocare all'inizio della stagione '72/73 e il suo talento ebbe modo di esaltarsi attraverso un campionario eccezionale. Divenne presto un uomo guida; i suoi gol, di testa o di piede, erano quasi sempre determinanti. Intelligente e tatticamente impeccabile, costruiva e finalizzava il gioco come se leggesse in un libro calcistico. E nella Juventus ha vinto sette scudetti. Ha debuttato nella Nazionale di Bearzot il 5 giugno del '75, toccando i vertici durante la fase di qualificazione ai mondiali di Argentina e a Buenos Aires. Nel '79-80, con 16 reti, vinse la classifica cannonieri in serie A. Nell'autunno dell'81, in uno scontro con Munaron dell'Anderlecht, il «bomber» juventino denunciò un grave infortunio al ginocchio sinistro. Fu operato con felice esito dal prof. Pizzetti. La convalescenza fu lunga [e gli costò i Mondiali 1982, NdR]. Ed ancora una volta il suo carattere è stato superiore alla sfortuna. Nell'agosto dell'82 la ripresa [...] Sono dati che si commentano da soli e che qualificano la carriera di un campione, protagonista del calcio italiano degli Anni 70-80 e uno dei più grandi di sempre. Una carriera lunga 13 anni, fatta di 481 match ufficiali (326 partite in campionato, 73 in Coppa Italia, 82 nelle grandi manifestazioni internazionali), 178 gol  (129 in campionato, 22 in Coppa Italia e 27 sulle ribalte europee); 7 Scudetti (il primo nel '72, l'ultimo nell'82), due Coppa Italia (nel 1979 e 1983), una Coppa Uefa (nel 1977), due finali di Coppa dei Campioni (oltre alla finale dell'83 con l'Amburgo, quella persa - sempre ad Atene - contro l'Ajax di Johann Cruyff il 30 maggio del '73). Vai alla Photo Gallery di Roberto Bettega Lasciato il calcio giocato, mentre ad agosto si parla per lui di un ruolo di amministratore delegato alla Juve, a settembre diventa presentatore i canali Fininvest (rifiutando l'offerta della RAI e facendo inalberare Tito Stagno), dove conduce "Caccia al 13", e poi inizia una lunga collaborazione di successo con Moggi e Giraudo [la Triade, NdR], insieme i quali conquista tanti trofei, lasciando però dopo Calciopoli (da cui esce pulito). Nel dicembre 2009 torna in società come vice direttore generale, fino al saluto definitivo (per ora?) nell'estate del 2010.

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