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Calcio e complessi negli USA: gli stereotipi e la disinformazione di Repubblica
Scritto il 2015-01-04 da Franco Spicciariello su MLS
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Pubblichiamo di seguito un articolo di Enrico Sisti - bella penna, di solito - pubblicato oggi da Repubblica. A leggerlo i nostri quattro lettori potranno rendersi conto della quantità di stereotipi ed errori che lo stesso contiene. Non una novità per la stampa italiana che parla del calcio USA, né tanto meno per Repubblica, dove evidentemente per scrivere un articolo di costume in pochi minuti non prestano attenzione alla realtà. Ma una telefonata no?

Sicuramente il calcio USA e la MLS presentano ancora molti limiti - anche a causa di una lega "chiusa" (peraltro sogno da anni di tanti nostri dirigenti), che però consente stabilità e profitti - e una certa immaturità (la lega esiste solo dal 1996 del resto), ma da un giornale di livello come Repubblica ci si aspetterebbe un'analisi almeno informata, possibilmente scevra di pregiudizi culturali che risultano prossimi al ridicolo, specie se si va a fare un confronto con la situazione italiana.

(Enrico Sisti) Se non ce la fai vai in America, se Anfield merita più di quel che puoi offrire a 34 anni vai in America, se lo scivolone dello scorso anno che costò il titolo al Liverpool, se quel fiume di lacrime ancora scorre sul volto di Gerrard, vai in America, se i Galaxy ti offrono 25 milioni di euro a stagione [falso! Gerrard guadagnerà circa $5/6 milioni a stagione per 4 anni] non c’è nemmeno bisogno di dirlo, vai in America e vacci pure di corsa («Vado negli Usa, ma non so ancora in quale squadra», precisa lui).

Passano gli anni e il calcio americano è sempre lì, generosamente acerbo: una meravigliosa “land of opportunities” senza cuore. Cresce la base, si finanziano scuole, si allevano campioncini, aumentano i ricavi, eppure c’è ancora bisogno di un Beckham, di un Henry, adesso di un Gerrard, per rilanciare il movimento [vero, in Italia non portiamo più nessuno e il movimento è in calo continuo], ricchissimo di sponsor ma povero di cultura [ah, è per questo che tra il 1999 e il 2010 il numero dei calciatori è raddoppiato e tra i 12 e i 24 anni è il secondo sport dopo il football?], come se quel movimento fosse apparente, simile a quello invisibile del denaro. «Siamo quasi dispiaciuti di non poterci allineare linguisticamente a voi», spiega scherzando, ma quanto scherzando, il presidente della federcalcio Usa Sunil Gulati, «da noi è soccer, da voi è football».

È come se anche per colpa di un solo vocabolo l’America fosse condannata a un gioco diverso, meno internazionale, non autorizzato a chiamarsi football per via dell’altro football. Pare proprio che il calcio Usa sia travolto da un paradosso permanente: sale la qualità del gioco, la nazionale è ormai capace di allinearsi alle prime dieci d’Europa: quel che manca, stabilmente, è l’intensità del “sentire” professionale e popolare [prima di riscriverlo, perché non si fa un giro per gli stadi di posti "sperduti" come Kansas City, Portland, Seattle - dove fanno il corteo per lo stadio - o anche Washington DC?]. Al via a marzo, la MLS fa incetta di contratti pubblicitari e diritti tv (è vicina ormai ai quattro sport guida, football, basket [falso, non si avvicina nemmeno lontanamente ai primi due sport], baseball e hockey), eppure l’aereo della passione vera non decolla mai.

Scenografia all'Olimpico per un derby? No, CenturyLink Field di Seattle

Raul va a giocare nella North American League, una MLS di seconda mano, garantendosi un futuro da dirigente, Ronaldo diventa azionista del Fort Lauderdale, Thohir esulta perché il DC United, che è anche suo, avrà il nuovo stadio [ma come, in Italia massacriamo i presidenti proprio perché gli stadi non li fannno!], Las Vegas spenderà 410 milioni di dollari per un impianto senza sapere se un giorno avrà una squadra [ma che dice? li spenderà solo se otterrà un team MLS, peraltro al costo di $100 milioni, e lo stadio costerà meno di 200, il resto è un complesso immobiliare]. Terra fertile per i contadini di Steinbeck, terra ubertosa per gli affaristi del soccer, ma il cuore è un’altra cosa, è una chimera rossa che nemmeno l’arrivo di Gerrard, Lampard (City permettendo), Kakà, David Villa consentirà di raggiungere.

Quest’abitudine, questo vizio di accogliere stelle al tramonto, dimostra che non è cambiato molto dai tempi di Pelè e Beckenbauer [facciamo presente che Beckenbauer andò ai Cosmos 6 mesi dopo aver vinto il Pallone d'Oro 1976]. Cercare miti stanchi [invece l'Italia che fa? Anzi, non può più permettersi nemmeno quelli, rimane solo Klose] conferma la dipendenza dalla propria indole hollywoodiana: se hai già vinto un Oscar vendiamo meglio il prossimo film [invece il Milan che prende Beckham in prestito dai LA Galaxy e colleziona vecchietti è diverso?]. Non è la Major League Soccer a guidare se stessa: è la Us Soccer Marketing [la società si chiama Soccer United Marketing, farebbe lo stesso errore con una cosa simile di Serie A o Premier?], gestita dal guru Don Garber, che sovrintende ogni spostamento del pallone, giustificandolo economicamente [giusto, Beretta e Lotito non giustificano nulla economicamente. E infatti vediamo lo stato del calcio italiano e della Lega]. Campioni in carica, i Galaxy sono pronti a finanziare Gerrard con lo stipendio più alto della storia della MLS, identico a quello di Beckham (ma Houllier, che lanciò Stevie G a Liverpool, lo vorrebbe nei Red Bulls al posto di Henry). «Vorremo che i tifosi del soccer», dice Gulati, «diventassero come i deadheads», i fan dei Grateful Dead che giravano il paese per seguire i concerti di Jerry Garcia. Ma quelli erano fissati, conoscevano tutte le posizioni delle mani di Garcia sulla chitarra, compreso il dito mancante. Il “soccer” è solo vissuto, non amato.

Ecco come funziona lì dove il soccer non è amato secondo Enrico Sisti e Repubblica:

La March to the Match dei tifosi dei Seattle Sounders

I tifosi dei Portland Timbers: il Timbers Army

I Barra Brava del DC United di Washington

Toronto FC

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Ieri è stato ufficialmente accantonato il precedente logo della Nazionale americana di calcio, per dar spazio al nuovo stemma che prenderà posto sul petto delle uniformi Nike a stelle e strisce. In un 2016 colmo di rebranding di ogni genere, anche il calcio del nuovo continente si trova davanti ad un cambio che sta già spaccando le opinioni dei fan americani, da una parte poco convinti della nuova soluzione adottata, dall’altra affascinati dal design semplice e pulito che il nuovo logo regala all'immagine della nazionale di uno sport in grande crescita nel paese. La nuova soluzione grafica si presenta estremamente semplice e lineare, con l’immancabile acronimo USA ad occupare la parte superiore e le 13 strisce bianco-rosse, richiamo della bandiera statunitense, nella parte inferiore. I colori, ovviamente, rimangono stabilmente sul rosso-bianco-blu, lasciando spazio comunque a qualsiasi rappresentazione monocromatica a seconda delle esigenze. Le principali perplessità degli americani vanno sulla soluzione estremamente semplice dello stemma, che rimandano quasi ad una interpretazione bonaria del mercato della contraffazione, o dei videogame che non acquistano la licenza di rappresentazione della federazione stessa. D’altro canto però la soluzione così semplice e lineare è qualcosa che si sta sempre più ricercando, ma che ovviamente stona con il fantastico comparto loghi che la MLS, ad esempio, propone. Rispetto al precedente logo salta subito all’occhio la modifica cromatica del rosso e del blu, diventati più scuri nella nuova rappresentazione, e sicuramente meglio distribuiti rispetto al precedente: le strisce che andavano a richiamare la bandiera del nuovo continente, oltre a essere in numero inferiore, risultavano bianco-blu invece che bianco-rosso. Un’altra principale differenza, sicuramente difficile da digerire, è l’assoluta mancanza di richiamo allo sport cui fa riferimento: mentre il logo precedente presentava un pallone da gioco, il nuovo stemma non presenta alcun segno distintivo del Soccer; difficile capire, in mancanza di precise informazione, di essere davanti allo stemma del calcio americano, e non basket, baseball oppure hockey. Possibile che sia il primo passo verso un unico brand dello sport americano nella sua forma internazionale? Condivisibile l’eliminazione, invece, delle tre stelle, a rappresentazione della vittoria dei tre mondiali conquistati dalla nazionale femminile. Ma nella nazionale maschile? Cosa potevano o volevano rappresentare? Ovviamente nulla, se non un discutibile richiamo alle stelle della bandiera. Lo slogan che va ad accompagnare la presentazione è “One Nation. One Team.”, slogan che probabilmente avvalora la tesi di uniformità di branding tra i diversi sport che rappresentano il paese nelle competizioni internazionali, ma che attualmente nel solo calcio trova una enorme disparità di pareri riguardo la nuova soluzione adottata, e non mancano i fan made sui social a lasciar intendere un generale “Si poteva fare meglio”. Ma si poteva davvero fare meglio? Voi cosa pensate del nuovo stemma americano che dominerà le prossime maglie Nike Football? Fonte: SoccerStyle24.it 

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Calendario Serie A 2015/2016
Meno di un mese e si riparte con il campionato di calcio di Serie A. Il via preliminare alla nuova stagione è stato dato ieri all’Expo di Milano con la definizione del calendario della Serie A 2015/2016. Nel campionato che sta per partire ricomincia la caccia alla Juventus campione in carica, e allo stesso tempo si dà il benvenuto alle tre neopromosse tra le quali c’è un gradito ritorno, quello del Bologna, e due debutti assoluti nella massima serie, quelli di Carpi e Frosinone. Il via al campionato è fissato per il 22 agosto, mentre l’ultima giornata è in programma il 15 maggio 2016. Partenza col botto per la nuova Serie A con Fiorentina-Milan alla prima giornata, Roma-Juve alla seconda, Inter-Milan alla terza e Napoli-Lazio alla quarta. Match clou L’inizio del campionato è infarcito di big match con l’incontro tra Juventus e Roma, prima e seconda dello scorso campionato, che andrà in scena all’Olimpico già alla seconda giornata. La sfida tra Napoli e Lazio, decisiva a fine campionato per andare ai preliminari di Champions, è in programma alla 4° giornata. Napoli-Juventus si giocherà alla 6° giornata, mentre nel turno successivo la squadra di Sarri andrà a San Siro per Milan-Napoli. Il derby d’Italia, Inter-Juventus, va in scena all’8° giornata, mentre alla 9° c’è Fiorentina-Roma. La sfida tra Juve e Milan è in programma alla 13°, con alla 14° uno stuzzicante Napoli-Inter. Chiusura ad alta tensione con l’ultima giornata, la 19°, che propone Roma-Milan e Fiorentina-Lazio. Derby Nemmeno le stracittadine, cinque in tutto quest’anno nel massimo campionato di calcio, dovranno aspettare più di tanto per animare le città di Milano, Roma, Torino, Genova e Verona. Il primo derby in programma è quello della Madonnina, con Inter-Milan in programma alla 3° giornata. Alla 7° si gioca Chievo-Verona, mentre all’11° giornata sarà la volta del derby della Mole tra Juventus e Torino. Nel turno successivo, 12° giornata, occhi puntati sull’Olimpico per Roma-Lazio. La serie di derby è chiusa da quello della Lanterna, Genoa- Sampdoria, in programma alla 18° giornata.

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