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MLS, lo State of the League 2014 del Commissioner Don Garber
Scritto il 2014-12-03 da Franco Spicciariello su MLS
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Il commissioner della MLS, Don Garber, ha presentato ieri l'annuale State of the League in quel di New York, in un format diverso dal solito però, con suoi interventi e una tavola rotonda con dei giornalisti, a differenza del classico "comizio".

I principali punti dell'intervento di Don Garber, visibile qui: https://www.youtube.com/watch?v=-fPq2KfzhaQ

@thesoccerdon - il suo nickname su Twitter - ha innanzitutto presentato l'MLS Best XI votato da dirigenti, giocatori e media. Un undici privo di terzini e carico di difensori centrali, registi e cannonieri.

P Bill Hamid, D.C. United (USA)
D Chad Marshall, Seattle Sounders (USA); Bobby Boswell, D.C. United (USA); Omar Gonzalez, Los Angeles Galaxy (USA)
C Lee Nguyen, New England Revolution (USA), Diego Valeri, Portland Timbers (Argentina) Landon Donovan, Los Angeles Galaxy (USA), Thierry Henry, New York Red Bulls (Francia)
A Robbie Keane, Los Angeles Galaxy (Irlanda), Obafemi Martins, Seattle Sounders (Nigeria), Bradley Wright-Phillips, New York Red Bulls (Inghilterra)

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Rinnovo contratto collettivo giocatori. La MLS sta attualmente portando avanti le negoziazioni con la MLS Players Association. L'attuale accordo scade il 31 gennaio, e anche se dovvessero esserci problemi, il camp della Nazionale è assicurato. Nella pratica la lega ha sino a marzo, all'inizio del campionato, per risolvere la questione, come già avvenuto nel 2010.

Il procedimento è alle fasi iniziali. Stiamo cercando di comprendere le nostre priorità. Avremo un'altro meeting a dicembre, e a quel punto avvieremo le negoziazioni sulle rispettive priorità. Ma sono sicuro troveremo una soluzione valida per la lega e per i giocatori. Vedo una dinamica positiva. Uno sciopero? In questo momento nessuno ci sta pensando, come nessuno ha tutte le risposte. I giocatori devono però capire come siamo organizzati, ma stiamo entrando in una nuova era. Ciò che è importante per tutti che lo stato attuale della Major League Soccer sia migliore oggi rispetto a 20 o a 10 anni fa".

Forse proprio l'avvicinarsi delle negoziazioni ha però portato Garber a dire che dal punto di vista finanziaro le franchigie al momento perdono complessivamente oltre $100 milioni annui a causa delle spese per giocatori, stadi [ma sono investimenti, Ndr], e infrastrutture della lega. ''Posso dire con certezza che i nostri azionisti non si aspettavano di doversi trovare ad investire ancora a questo livello, ma è lo stato attuale del business di oggi", ha spiegato separatamente Garber all'Associated Press.

Garber covered a range of topics during a ''State of the League'' event Tuesday and later expanded when talking with the AP. The labor contract with players expires at the end of Jan. 31 and the sides needed assistance from the Federal Mediation and Conciliation Service in 2010, when they reached an agreement five days before the season opener.

Garber was optimistic a deal will be reached before would be reached before the 2015 season is scheduled to start in early March.

''You go into these discussions with an open mind and a desire to reach an agreement, and be as open as can, and be as transparent as can be,'' Garber said.

Espansione e stadi. Garber ha spiegato come sia possibile che una decisione possa arrivare in sei mesi. A quel punto la MLS dovrebbe identidicare i mercati pronti. Andare oltre i 24 teams previsti? "Non ho una risposta E' questo rende chiaro quanto non siamo ancora un business maturo, una lega matura".

Al riguardo, la franchigia di Miami di David Beckham, pur essendo già stata annunciata, è a rischio se non dovesse risolvere la questione stadio. “We love Miami,” ha detto Garber. “Ci sono già stati problemi con gli sport professionistici lì, e quindi sono in molti a questionare se Miami possa supportare un team MLS. Credo sia possibile, ma solo col giusto stadio. Se non abbiamo lo stadio giusto a MIami non adremo, come non andremo in nessuna città in cui non ci sia il giusto piano per uno stadio. Fino a che non ci sarà un piano finalizzato per un nuovo impianto non possiamo prendere impegni per Miami. Conosciamo quella città, e se non giochi al centro di tutto succede a livello culturale, non ce la puoi fare ad avere successo. Non possiamo rischiare dopo il fallimento passato. Eravamo nel posto sbagliato [al Lockhart Stadium di Ft. Lauderdale, Ndr] e abbiamo dovuto chiudere il team!”".

E allora perché la MLS ha approvato l'ingresso nella lega del NYCFC, che giocherà allo Yankee Stadium, e di un secondo club a L.A., che non ha ancora un piano?

Crediamo di avere una soluzione per lo stadio a L.A. e siamo fiduciosi di poter risolvere la situazione”. All'epoca in cui il NYCFC fu ammesso “eravamo convinti di avere un accordo per un'area. E' saltato. Questa non è una scienza esatta. Non ci sono situazioni in cui puoi guardare e dire 'La decisione che hai preso deve diventare un precedente'. Avremo uno stadio a New York City, hanno preso un impegno. Una soluzione temporanea allo Yankee Stadium va bene. Penso abbiamo venduto già 20.000 abbonamenti, che è più di quanto la magggior parte dei team abbia fatto [Greg Lalas, Editor in Chief di MLSsoccer.com, è poi intervenuto a correggere il dato: sono 11.000].

Garber poi rimane speranzoso che DC United e New England Revolution - come NY - possano presto trovare una soluzione per lo stadio. ''Quello che vogliamo è creare nel Northeast una rivalità simile a quella così importante nel Northwest".

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Il futuro dei NY Red Bulls. Dopo un incontro avuto al quartier generale della Red Bull in Austria col proprietario, Dieter Mateschitz, Garber ha ribadito l'impegno della società austriaca, nonostante i report che vorrebbero un disimpegno. "I Red Bulls sono 'committed' alla Major League Soccer. Non capisco da dove siano uscite certe cose. Parliamo della franchigia che ha speso più di tutti sino ad ora. Hanno costruito uno stadio, il più costoso della MLS, interamente finanziato privatamente. Operano in un mercato dove i costi di marketing e personale sono più alti che altrove, e hanno investito in percentuale più di chiunque altro nella Major League Soccer. Il punto è che si parla di un qualcuno [Mateschitz] che non viene regolarmente alle partite. Beh, fa lo stesso con la Formula 1 o con gli sport estremi che la Red Bull gestisce. Abbiamo molti proprietari che non vanno a tutti i match di NFL, NBA o Major League Baseball, ma il punto è che questa storia del disimpegno è sbagliata".

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Playoff. Commentando sull'espansione a 12 posti dei playoff anticipata dai media, Garber conferma il piano, che dovrebbe essere deciso dal Board of Governors nel meeting di sabato a Los Angeles.

Il pensiero dietro questa scelta è orientato alla crescita a 24 suqadte prevista entro il 2020. "Invece che cambiare continuamente, abbiamo deciso di cambiare il sistema subito e tenerlo in piedi finché avremo 24 squadre. E' una percentuale di qualificate simile a quella di NBA e NHL, che è intorno al 50%. Alcuni dei nostri tifosi non apprezzano [in quanto la regular season perderebbe ancor più di senso, Ndr], ma non si può dire che i playoff di quest'anno non siano stati eccitanti”.

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Calendario invernale. Inutile aspettarsi un passaggio ad un calendario di stile europeo, tipo Agosto-Maggio, almeno per un bel po'.

Il problema del clima per noi è insormontabile fin quando non costruiremo stadi indoor e riscaldati. E' una realtà sfortunata che dobbiamo gestire”, facendo riferimento al freddo che già c'è uin questi giorni negli USA, e al gelo ed alla neve di gennaio e febbraio.

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Regole MLS e trasparenza. Il meccanismo di acquisizione dei giocatori continua creare confusione tra i tifosi, come anche l'indisponibilità di informazioni finanziarie. “Comprendiamo come non le regole non siano facili come dovrebbero" ha spiegato Garber, facendo riferimento al surreale sistema che ha portato Jermaine Jones al New England. Ma "non c'era altro modo di gestire la cosa, sulla base delle regole che abbiamo. Ma il pubblico non comprende le nostre regole, e spesso nemmeno i media” [il riferimento è al sistema di single entity su cui è basata la MLS, che impedisce di fatto una reale concorrenza tra franchigie, Ndr].

La trasparenza è per noi una priorità per il 2015, e cominceremo dal rendere noto l'ordine di priorità che porta i giocatori a sbarcare nella lega. posso solo impegnarmi a rendere più trasparente la MLS di quanto sia oggi”.

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“Decision Day”. La MLS punta a mettere insieme una giornata, l'ultima della regular season, in cui far giocare tutte le squadre in contemporanea, sul modello della Premier League. Se i fusi orari dovessero creare problemi, si accorperanno i match di Conference. La MLS sta anche lavorando su una certa flessibilità di calendario per i match di fine stagione. In pratica la lega vorrebbe aiutare le TV a scegliere di trasmettere i match più importanti scegliendoli man mano.

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Promozioni e retrocessioni. "Non posso dire che non accadrà mai, perché mai è un tempo molto lungo, e non so cosa accadrà quando mi cacceranno via di qui. Ma non succederà a breve”.

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Top players. Garber è convinto che molti giocatori stiano arrivando in MLS quando sono ancora al top, e in qualche modo ha attaccato di nuovo il CT USA Jürgen Klinsmann, che ha dichiarato di aver visto in calo i vari Clint Dempsey e Michael Bradley a causa del loro ritorno in MLS. "Non penso che Clint sia tornato perché non ce la poteva fare in Europa. Voleva invece fare della MLS la sua scelta".

Un altro giocatore top in MLS è sicuramente Erick “Cubo” Torres, il cui status lo vede senza club dopo la chiusura del Chivas USA. “Cubo ha giocato alla grane in campionato e merita di essere in un club di livello in posizione da poter trascinare quel club. Per questo lo abbiamo tenuto dal processo di dispersal draft che ha assegnato alcuni ex giocatori del Chivas USA”.

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La questione canadese. Con tre team con base in Canada, Garber ha enfatizzato la necessità della crescita della Nazionale canadese. "Non penso che avremo raggiunto l'obiettivo fin quando il Canada non tornerà a qualificarsi per i Mondiali. Se non ce l'avrà fatta per quando lascerò questo posto, sarà per me un grande rimpianto”.

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Settori giovanili. Garber ha spiegato che la MLS sta mettendo notevole enfasi sullo sviluppo dei settori giovanili, puntando a farne crescere il livello, e cercando di avere sempre più giovani che poi sbarchino in prima squadra. "Dobbiamo essere in grado di avere le migliori academies del mondo. E' solo questione di risorse e allenamento".

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Gli addii di Donovan ed Henry. La lega sta pianificando un evento speciale per onorare Landon Donovan in occasione del MLS draft del prossimo 15 gennaio a Philadelphia.garber comunque non è preoccupato,, visti anche gli arrivi di Kakà, Frank lampard e David Villa per la prossima stagione. ''Non ci basiamo solo su uno o due giocatori. Questa non è più 'la lega in cui gioca David Beckham'. E' oggi il campionato in cui gioca Obafemi Martins, in cui c'è Bradley Wright-Phillips o DeAndre Yedlin [ancora per poco, NdR]. E' in coso una dinamica che porta sempre più giocatori a diventare stelle della MLS".

Il calcio gli manca, ma forse non quello giocato. Infatti Landon Donovan, leggenda dei LA Galaxy e della Nazionale USA, ha deciso di rientrare nel calcio, ma attraverso un suo club in quel di San Diego. Lo scoop è del giornale canadese Ottawa Sun, secondo il quale Donovan, insieme all'analista di FOX Warren Barton, vuole lanciare un team nella USL (Div. III del soccer americano) a San Diego. Già lo scorso dicembre era emersa la notizia dell'acquisto da parte di Donovan e Barton dei San Diego Flash della NPSL (Div. IV), mentre ad aprile Donovan aveva annunciato il suo fidanzamento e il trasferimento a San Diego, dove sta costruendo una villa a La Jolla. Ma l'obiettivo finale sarebbe una franchigia in MLS, laddove a San Diego il calcio di prima divisione manca dal 1984, quando chiusero i San Diego Sockers - club in cui militarono grandi come un giovane Hugo Sanchez (in seguito capocannoniere al Real Madrid), il capitano della grande Polonia del 1974 Kazimierz Deyna e il messicano Leonardo Cuellar - e la stessa NASL. Il progetto di Donovan e Barton potrebbe infatti essere l'embrione del più ampio tentativo guidato dal proprietario dei San Diego Padres (Major League Baseball) di costruire un nuovo stadio per il calcio, per il quale lo spazio arriverebbe nel momento dell'addio dei Chargers della NFL, destinati ad essere trasferiti. Recentemente, in un'intervista a Sports Illustrated, l'MLS commissioner Don Garber ha affermato di aver avviato delle conversazioni con alcuni gruppi a San Diego, ma che il tutto sarebbe davvero preliminare, anche se l'annunciata espansione a 28 apre molti spazi.

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Il 2015 è stato l'anno del boom (atteso da tutti) della Major League Soccer. Ne scrive anche il sito Forbes.com, che spiega come il seguito sia sempre più alto tra i giovani, nella fascia 18-34 anni, mentre è in crollo il baseball. Un boom in corso anche all'estero, con crescita degli ascolti TV del 50% nei 140 paesi in cui sono trasmessi i match MLS, dove in Italia Eurosport è riuscita a valorizzare un prodotto troppo spesso maltrattato da Sky in passato. E sul tema sbarca oggi anche Repubblica.it, che si lascia alle spalle certi toni ironici del passato per passare ad un'analisi più oggettiva. Scrive Nicola Sellitti: Un posto al tavolo delle grandi leghe sportive americane. La Major League Soccer ci sta arrivando, la sfida è lanciata ai colossi Mlb, Nba, Nfl e Nhl. Prima David Beckham, ora Kakà, Frank Lampard, Steven Gerrard e Andrea Pirlo, campioni con il pedigree, assegni circolari di interesse finiti in metropoli glamour - tranne l'ex milanista a Orlando - come New York e Los Angeles. Ma il flusso di stelle dall'Europa verso gli Stati Uniti oppure il format nuovo, da 17 a 19 franchigie con Orlando City e i New York FC in attesa della nuova società a Los Angeles dal 2018, non basta a spiegare il boom del soccer. Sempre Forbes: Con 340 partite trasmesse in diretta tv nell'ultima edizione del torneo, vinta dai Portland Timbers, la MLS presenta un forte seguito soprattutto tra i giovani, nella fascia 18-34 anni, che rappresentano i 2/3 degli spettatori complessivi. Dagli Stati Uniti all'estero, nell'ultima stagione è stata registrata una crescita di ascolti del 50% nei Paesi - oltre 140 - in cui la Lega viene trasmessa (in Europa c'è un accordo quadriennale con Eurosport), con enormi margini di crescita negli altri continenti, grazie anche al supporto delle piattaforme digitali su cui la Lega ha puntato il dollaro, tra contenuti video di partite, allenamenti delle squadre piazzati su Facebook e Twitter. Ancora Rep: Si sta concretizzando solo ora l'investimento sul calcio in America avviato più di due decenni fa che portò la Fifa ad assegnare agli Stati Uniti i Mondiali 1994, mentre ha contribuito alla causa il buon torneo della Nazionale allenata da Jurgen Klinsmann a Brasile 2014, fuori agli ottavi di finale ai supplementari con il Belgio ma con tanti orgogliosi spettatori americani, compreso il presidente Barack Obama, incollati alla tv. Oppure gli americani avevano solo bisogno di tempo per assimilare le leggi non scritte di uno sport culturalmente diverso da basket, baseball o football, che leggono la sconfitta nelle analisi statistiche, mentre nel pallone si può subire l'avversario per 90 minuti, con il bus davanti alla linea di porta e poi vincere con un calcio da fermo. Risultato: ora il pubblico lo guarda in tv e negli stadi, di proprietà delle franchigie, sicuri, moderni, tecnologici, a impatto zero sull'ambiente, di medie dimensioni, senza cattedrali vacanti da 80 mila posti a sedere. Il boom spettatori La media spettatori della Mls 2015 cresce del 12,5% rispetto alla passata stagione, con oltre 21 mila a gara, è stata ancora più alta ai playoffs. La Serie A non è troppo lontana, anzi i Seattle Sounders, con oltre 44 mila spettatori in media (con autoriduzione dello stadio), sarebbero al top anche in Italia, Premier League o Bundesliga. Ma ancora più importante è il tasso di riempimento degli stadi, superiore al 90% (in Italia è al 55%). LEGGI: Nuovo record media spettatori per la MLS! Per continuare a spingere la crescita la MLS ha deciso di continuare ad investire. Per questo il Board of Directors ha messo sul piatto altri 37 milioni di dollari per ingaggi e acquisti, che vanno ad aggiungersi al salary cap e alle spese senza limite per i tre designated player consentiti ad ogni squadra, Una crescita che sarà accompagnata anche dagli ingressi di grandi città come Atlanta (2017), Los Angeles con l'LAFC a far concorrenza ai LA Galaxy dal 2018 magari insieme a Miami (che intanto sbarca nella NASL con Nesta in panchina) con David Beckham pronto ad importare Ibra e Cristiano Ronaldo, e poi Minnesota (2018) , che porteranno la MLS a 24 team. Ma è stato annunciato che si salirà sino a quota 28 squadre, con Sacramento, San Antonio, Las Vegas e una fra St. Louis (la culla del soccer americano, da dove proveniva gran parte dei nazionali che batterono l'Inghilterra nel 1950), Detroit e Phoenix, pronte a mettere 100 milioni di dollari sul tavolo per entrare. Grandi città che servono anche a far crescere il mercato televisivo. Oggi l'accordo con Espn, Fox e Univision porta nelle casse della MLS 90 milioni di dollari l'anno (intesa per otto anni), il triplo del precedente contratto con i network, sette milioni in più di quanto Nbc sborsi per trasmettere le partite della Premier League negli Stati Uniti. Siamo ancora distanti(e ci rimarremo) dalle cifre monstre spese per la NFL, che da Cbs, Fox e Nbc che sborsano oltre tre miliardi di dollari l'anno, e anche dalla NBA, per cui  TNT e Espn pagano 2,6 miliardi di dollari annui per dieci anni. Ma il calcio in America non si ferma più.

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Mai la Major League Soccer (MLS) aveva visto un'estate di fuochi d'artificio come quella del 2015 nemmeno nel 1996, al punto di attrarre l'attenzione di media e fans di tutto il mondo. Del resto se tutto insieme si vede scendere in campo gente quale i campioni del mondo Andrea Pirlo e David Villa (sbarcato già a febbraio), o quale gli ex capitani di Liverpool e Chelsea Steven Gerrard e Frank Lampard, il suo compagno di sempre nei Blues Didier Drogba (che esordirà a giorni), l'ex Pallone d'Oro rossonero Kakà (anche lui presente da inizio campionato), fino ad un giovanotto di 26 anni adorato dalle folle messicane quale Giovani dos Santos, allora qualcosa deve essere successo oltre oceano. LEGGI: Riuscirà Giovani dos Santos a far amare la MLS ai messicani? Mai si erano viste infatti per una città come New York tante magliette con sulle spalle nomi quali "Villa", "Lampard" e ora "Pirlo", tutti del New York City FC, laddove in precedenza né i NY MetroStars poi NY Red Bulls erano riusciti a sfondare (dura se ti chiami col nome di un energy drink) nonostante grandi quali Yuri Djorkaeff o Thierry Henry. A qualcuno questa lunga serie di sbarchi di nomi altisonanti farà certamente venire in mente la NASL degli anni '70, quando nel giro di due anni a NY si palesarono prima Pelé e poi Giorgio Chinaglia e i capitani campioni del mondo di Germania e Brasile, Franz Beckenbauer e Carlos Alberto, tutti in maglia Cosmos. A fianco a loro in quegli anni il pubblico americano poté ammirare quel che restava dei vari Johann Cruyff, George Best, Gerd Muller, Kazimierz Deyna, fino ai fantasisti inglesi negletti da Don Revie, quali ad esempio Rodney Marsh, Peter Osgood e Charlie George. Il primo della nouvelle vague dei grandi nomi MLS fu David Beckham nel 2007, che accese i riflettori sulla lega USA. Oggi Gerrard, Pirlo e Lampard non hanno certo il suo appeal, ma la strada è quella indicata dall'ex United e Real Madrid, il cui trasferimento a LA mentre era ancora in piena carriera rese "legittima" la MLS agli occhi dei suoi colleghi in giro per il mondo. E al primo giro Becks fu seguito dai vari Juan Pablo Angel (ex Aston Villa), il messicano Cuauhtemoc Blanco (capace di riempire solo lui lo stadio del Chicago Fire), il deludente brasiliano Denilson a Dallas, Guillermo Barros Schelotto protagonista nella MLS Cup vinta da Columbus, e altri, fino a Thierry Henry. LEGGI: Garber: Al top grazie a Beckham e ai fans Le cifre di oggi corrispondono a quelle guadagnate da Beckham, se non di più a livello base: Pirlo guadagnerà sugli 8,5 milioni più 2 di bonus; Lampard e Gerrad intorno ai 6. Tutte cifre extra salary cap, dato che ognuno di loro peserà massimo $436,250 sui $3.49 milioni assegnati ad ogni squadra per gli ingaggi. Il resto è paato dai titolari delle singole franchigie. Il timore di alcuni oggi è che la MLS possa essere avviata sullo stesso percorso che portò la NASL al fallimento a inizio anni '80, diventando una "retirement league". LEGGI: Stipendi MLS, Gerrard e Lampard giù dal podio. Kakà il più pagato Ma sarebbe un errore pensarlo, in quanto le condizioni e i tempi sono estremamente diversi rispetto ad allora. Innanzitutto in America è completamente cambiata la demografia, con una crescita esponenziale della popolazione di origine latinos. Inoltre, da oltre una decade il pubblico americano è sottoposto ad un bombardamento calcistico quotidiano, con centinaia di migliaia di persone che ogni sabato e domenica mattina si riversano nei pub per guardare i campionati europei o interrompono il lavoro per guardarsi un match di Champions League. L'opposto di quanto accadeva 30 anni fa, quando al massimo negli USA si riusciva a vedere qualche finale o un programma sulla Bundesliga sulla PBS, il servizio pubblico. E poi, altro punto fondamentale per un paese come gli Stati Uniti, c'è una Nazionale - guidata da un nome top come Jurgen Klinsmann, CT anche della Germania nel 2006 - sempre presente ai Mondiali dall'edizione 1990, giunta sino ai quarti nel 2002 e capace di creare ormai problemi a chiunque, con alcuni dei propri giocatori cresciuti nella MLS (ad es. Tim Howard, Clint Dempsey, Michael Bradley, ecc.) e poi protagonisti anche in Europa. In sintesi, è un altro mondo.   Altro mondo testimoniato anche dalla televisione. La MLS ha chiuso accordi per trasmettere i match di campionato in 86 paesi: dal Regno Unito all'Italia (Eurosport) e i nel resto d'Europa, arrivando sino ad Australia, Cina, Medio Oriente, Nordafrica e Brasile! Ma per riuscirci la MLS ha dovuto cambiare strategia negli ultimi anni. Dopo la crisi che portò nel 2002 alla chiusura delle franchigie di Miami e Tampa, la lega - sotto la guida saggia di Don Garber, ex capo di NFL Europe - ha avviato un processo di crescita lento ma costante, che dalle 10 squadre rimaste nel 2002 vedrà la MLS arrivare a 24 entro il 2020, e probabilmente ognuna col proprio stadio, dopo i primi anni in cui tutte erano costrette a giocare nei cavernosi stadi da football, con atmosfere totalmente diverse da quelle spettacolari (e televisive) di stadi come lo StubHub Center dei LA Galaxy, lo Sporting KC Park (considerato lo stadio più tecnologicamente avanzato al mondo) o la Red Bull Arena. LEGGI: Ultimissimo stadio: lo Sporting KC Park   Ma dopo aver portato la gente allo stadio negli USA e avviato due generazioni di calciatori, investendo poi pesantemente in centri di allenamento e academy, era arrivato il momento di costruirsi un profilo internazionale. Per questo, dopo aver riportato a casa alcuni dei migliori nazionali - Dempsey, Bradley, Jozy Altidore - strapagandoli anche per dare l'idea di una MLS quale "destination league" per i talenti nazionali, la lega ha deciso di puntare al top possibile. Un top che inevitabilmente non può che passare per giocatori con alle spalle il meglio della propria carriera, ma ancora in grado di dare qualcosa sul campo. Del resto Pirlo ha giocato la finale di Champions solo due mesi fa ed è (per ora) titolare nell'Italia, mentre Lampard e Gerrard sono stati comunque tra i protagonisti dell'ultima Premier League. E con loro la MLS si è lanciata definitivamente, come si può vedere anche dall'enorme interesse mediatico, con stampa e siti di tutti i paesi a coprire risultati e giocatori d'oltre oceano, quando - ad esempio in Italia - il solo www.SoccerItalia.it (in precedenza c'era solo una rubrica MLS su www.playitusa.com) se ne occupava fino a pochi anni fa. Del resto nel 2007 il Commissioner della MLS Don Garber disse allo scrivente: "Se un giorno acquistare Kakà o uno come lui dovesse per noi avere un senso dal punto di vista del business, non avremmo certo problemi a farlo. Basti dare un'occhiata agli azionisti della MLS titolari delle franchigie". E quel giorno è evidentemente arrivato. LEGGI: Garber e la MLS: i 15 anni del Don (SI.com) L'unico rischio per la MLS è che la mossa di investire sui grandi nomi possa identificarla troppo con una "retirement league", sul modello di quelle mediorientali tipo Qatar o Emirati, e ciò anche a causa di molti giornalisti che non conoscono o non capiscono regole e meccanismi. Per questo comunque la lega ha deciso di puntare anche su giovani ottimi giocatori quali Giovani dos Santos o Sebastian Giovinco, ad oggi vera stella del campionato, che sta illuminando con tutto il suo talento troppo spesso soffocato dai tattici allenatori italiani. E il mix sembra funzionare. Si prendano i LA Galaxy, dove accanto a due campioni un po' in la con gli anni quali Steven Gerrard e Robbie Keane (l'anno scorso miglior giocatore della lega), ecco una stellina come dos Santos e giovani promesse americane come Gyasi Zardes e Jose Villareal cresciute nell'Academy, o professionisti usciti dal Draft quali Omar Gonzalez (a suo tempo vicino anche alla AS Roma) e AJ De La Garza, o ottimi "lavoratori" del campo scovati in giro come Juninho (cresciuto nel Sao paulo) e Marcelo Sarvas. Non lo stesso si può dire ancora per il NYCFC, dove effettivamente a parte i gol di Villa, Pirlo è appena arrivato e Lampard è stato sempre infortunato, ma coach Kreis ha puntato anche sul giovane nazionale USA Mix Diskerud, su un veterano come Ned Grabavoy, e sta assistendo all'esplosione di Poku. Ma certo non è facile assemblare una squadra dal nulla. LEGGI: MLS MVP 2014: Robbie Keane (LA Galaxy) Nel mezzo di questa strategia qualche errore certo è stato fatto. Si pensi al Toronto, dove il management non è stato sempre il top. Prima il fallimento Danny Koevermans, poi l'arrivo stellare del cannoniere della nazionale inglese Jermain Defoe, immalinconitosi però dopo il cambio allenatore e ceduto al Sunderland. Mentre meglio è andata con Michael Bradley e, principalmente, Sebastian Giovinco, mentre Jozy Altidore si sta ancora riadattando dopo gli anni europei. Tutti nomi importanti, ma per Toronto e il calcio canadese e la MLS è forse ancor più importante l'investimento fatto da Toronto per la costruzione di un centro tecnico all'avanguardia affiancato da un'Academy considerata il futuro della squadra e della Nazionale della foglia d'acero (a fiabco dell'Academy dei Vancouver Whitecaps). Dal punto di vista del business le cose stanno andando sempre meglio per la MLS, anche se alcuni club,quelli senza stadio come il DC United, continuano a perdere soldi, ma la direzione imboccata è certamente quella giusta. Una direzione secondo alcuni simile - fatte le dovute distinzioni - a quella presa dalla Premier League. Fondata nel 1992, il calcio inglese era reduce dagli anni delle violenze degli hooligans, con anche l'addio al calcio europeo per i propri club. Per lanciare la Premier alcuni club puntarono proprio su grand giocatori, alcuni anche un po' in la con gli anni, in arrivo da quello che allora era il campionato top nel mondo la Serie A: ed ecco che per la prima volta sui giornali nostrani si iniziò a leggere delle vicende dei vari Paolo Di Canio, capace di appassionare i tifosi di Sheffield Wednesday, Celtic Glasgow, West Ham e Charlton (che lasciò insieme au milione e mezzo di contratto per tornare alla Lazio nel 2004), e grande rimpianto di Alex Ferguson allo United; Gianluca Vialli, Gianfranco Zola e l'ex laziale Roberto Di Matteo al Chelsea; Fabrizio Ravanelli al Boro; Attilio Lombardo; l'ex parmense Tino Asprilla; o anche gli olandesi Ruud Gullit, reduce dai successi col Milan di Sacchi, e Dennis Bergkamp, che invece all'Inter aveva fallito e che all'Arsenal cambiò la storia e l'immagine noiosa dei Gunners insieme a Thierry Henry, altro ad aver fatto male in Italia alla Juve, con Arséne Wenger in panchina. Grandi nomi accompagnati tutti da una rivoluzione iniziata da stadi nuovi (o rinnovati) e bellissimi, capaci di attrarre un pubblico grande ma diverso dal passato, senza più violenza. E così la Premier divenne un campionato di sapore internazionale dopo un secolo di quasi autarchia. Che la MLS possa essere destinata allo stesso futuro è forse improbabile, sia per ragioni storiche che finanziarie (lega chiusa, salary cap), oltre al fatto che per guadagnarsi davvero la rispettabilità nel mondo i suoi club dovrebbero iniziare a vincere la CONCACAF Champions League (e magari un giorno la Copa Libertadores, dove le messicane partecipano ma non vincono) e ben figurare nel Mondiale per Club. Realista peraltro Garber, che parla sempre di una lega nella top 10 mondiale nel 2020, ma non certo di più. Ma la differenza col resto del mondo è che la MLS può solo crescere, e che gli USA rimangono un'attrazione enorme per i giocatori di tutto il mondo come luogo per vivere e per pagare (meno) tasse sugli ingaggi. E già si parla dello sbarco di Zlatan Ibrahimovic nel 2016 e di Cristiano Ronaldo e Wayne Rooney nel 2018. Sotto a chi tocca.

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