I brasiliani, com’era ovvio, sono la maggioranza dei tifosi presenti nei vari stadi. Il mondiale giocato in casa li vede sempre protagonisti, come conferma il numero di biglietti venduti suddivisi per nazionalità degli acquirenti: 1.363.179 tagliandi hanno un proprietario verdeoro. La vera sorpresa nella classifica è che al secondo posto c’è il pubblico statunitense (196.838 biglietti comprati). Il podio è completato dagli argentini (61.021 ticket acquistati). Seguono Germania (58.778), Inghilterra (57.917), Colombia (54.447) e Australia (52.289). Altra sorpresa: l’Italia è fuori dalla top ten, dietro a Cile, Francia e Messico.
La rivoluzione calcio. Volano gli ascolti in tv, crescono ancora i praticanti, biglietti mondiali a ruba: la nazionale fa innamorare Ma il CT attacca la Fifa: «Le grandi trattate meglio» Mai visti i bar e i ristoranti di Bleecker street, la celebre strada che taglia il Greenwich Village di Manhattan, ribollire strapieni per una partita di calcio della Nazionale Usa: prima di gioia, poi di rabbia per la vittoria sfumata con il Portogallo. Mai sentito un simile fracasso per un gol, quello del temporaneo vantaggio di Clint Dempsey, davanti allo schermo gigante di Madison Square. Tutti in maglia bianca o rossa bianca e blu. Tutti innamorati di Howard e Jones. E come a New York, la passione ha contagiato il resto del Paese. I rating tv del bistrattato soccer cominciano a infastidire i cugini più nobili del basket e del baseball. Usa-Ghana è stata la partita più vista nella storia di Espn. E ci si aspetta il 54% in più di audience rispetto a Sudafrica 2010. Il boom Non è proprio una novità. Da una decina d’anni, negli Stati Uniti il pallone sta rotolando con un effetto valanga. O quasi. Il numero dei praticanti sotto i 19 anni è quasi raddoppiato: da 1,9 a 3 milioni. La MLS va a gonfie vele: si è passati da 10 franchigie alle 19 di oggi con altre 4 pronte a entrare in campo; la media è di quasi 19 mila spettatori, più di molte squadre della nostra A. Nel 1982 il Mondiale di Spagna era roba per carbonari: sono passati 32 anni, non un secolo. Il soccer aveva solo bisogno di entrare nei salotti degli americani e di scardinare i loro assurdi stereotipi. Un tipo sulla sessantina, con la faccia dipinta a stelle e strisce, racconta come abbandonò le sue ambizioni di calciatore: «Mi dissero: “Lascia perdere, quello è uno sport per signorine”. Ma usarono un termine molto meno educato». George Vecsey, ex editorialista del New York Times e autore di un libro di successo appena uscito (Otto Coppe del Mondo: il mio viaggio attraverso la bellezza e i lati oscuri del Calcio), sostiene che la rivoluzione culturale ha avuto inizio grazie alla tv: «Con le emittenti via cavo e l’arrivo di Internet. Hanno invaso le nostre case con una copertura sempre più massiccia dell’evento». Espn quest’anno manda in onda tutte le dirette, più di 300 ore. Ma il Mondiale non è un episodio isolato: non c’è più il rischio di avere una pausa di 4 anni, come accadde dopo Usa 94. Oggi c’è la MLS, che allora non esisteva. E da settembre a maggio arrivano la Champions, la Liga e il resto dei campionati eccellenti. Aggiunge Vecsey: «Ho capito che il calcio stava sfondando quando nel 2006 in Germania mi arrivarono le email di molti tifosi inferociti con il nostro coach, Bruce Arena: ne chiedevano la testa. Solo fino a pochi anni prima molti non conoscevano neppure il nome dell’allenatore». Furia Klinsmann È un’amara verità, ma la crescita calcistica di un Paese si capisce anche dall’insulto al c.t. Come quelli che ha ricevuto Klinsmann, tecnico Usa, dopo aver «tagliato» dai 23 Donovan, il monumento nazionale. E Jürgen ieri si è arrabbiato con la Fifa: «Abbiamo un giorno in meno di riposo rispetto alla Germania e un viaggio più lungo. Le grandi vengono sempre trattate meglio». E ora gli Usa mettono persino in discussione il fatto di essere stati gli inventori del termine un po’ snob: «soccer». Il New York Times ha recentemente rispolverato antiche cronache di giornali inglesi in cui si usava quella parola invece di football. Piccoli segnali che l’odio per lo sport degli «emigranti» è ormai roba obsoleta. Ora nelle pubblicità di cerotti e detersivi il bambino si fa male o si sporca giocando a pallone, non a basket o a football. Ora gli States sono la Nazione che ha acquistato più biglietti per Brasile 2014 (quasi 200 mila), subito dopo il Paese ospitante. Oggi c’è uno slogan che fa vibrare un intero Paese: «I believe that we will win». Crediamo nella vittoria. Riposto l’odio, sta nascendo una bella storia d’amore. Fonte: Massimo Lopes Pegna - Gazzetta dello Sport
Magari il gioco non sarà entusiasmante, ma i risultati arrivano - vittoria sul Ghana e pari subito solo all'ultimo dal Portogallo - e gli Stati Uniti dimostrano di essere una Nazionale che può avere un ruolo a livello mondiale, comunque vada l'ultima partita del Gruppo G giovedì contro la Germania. L'a vera novità per gli USA è però che la Nazionale sta diventando una vetrina per la MLS, presente nei 23 chiamati da Jurgen Klinsmann con 10 giocatori, su un totale di 31 sparsi tra le varie nazionali (ad es. Tim Cahill con l'Australia, Julio Cesar col Brasile, ecc.). Va detto che nel 2010 erano 11 i giocatori MLS sotto la guida di Bob Bradley in Sudafrica, ma quello che è cambiato è il ruolo e il numero di quelli in campo dall'inizio. Una situazione che chiaramente non può che far piacere al commissioner della MLS, Don Garber: “I nostri ragazzi sono messi alla prova. Vogliamo che la lega sia considerata una scelta top da parte dei giocatori di tutto il mondo, e questo è un processo che inizia col diventare un punto di arrivo per i migliori giocatori americani". Una dichiarazione che chiarisce il perché delle ingenti spese per riportare a casa gente come Clint Dempsey e Michael Bradley, e dell'investimento in termini di ingaggi su alcuni dei migliori giovani, quali ad esempio Matt Besler e Graham Zusi dello Sporting KC, tutti protagonisti in Brasile, quest'ultimo con due assist. Manca ancora un po' al 2022, data entro la quale la MLS vuole posizionarsi tra i migliori campionati al mondo, ma nel frattempo il piano è chiaro: più squadre e sempre più talenti. Il primo punto avanza senza intoppi: il New York City FC e l'Orlando City SC entreranno nel 2015; poi nel 2017 toccherà ad Atlanta e a Miami, se riuscirà a risolvere il problema stadio, con Sacramento come possibile alternativa. Per l'ultimo posto - per ora - sembra favorita Minneapolis. Se invece si parla di giocatori, l'anno prossimo la MLS metterà in mostra gente come Kakà (Orlando), David Villa e Frank Lampard (NYCFC), e in più ci si attende qualche altro nome di risposta. ”Senza dubbio mi aspetto di vedere i nostri club ingaggaire alcuni dei giocatori reduci dal torneo", spiega Garber. Alcuni esempi possibili? Samuel Eto'o e Didier Drogba, per fare due nomi top, o meglio qualche nome nuovo à la Andres Guardado (Messico) o Celso Borges (Costa Rica), o magari gli americani Jermaine Jones, Jozy Altidore e DaMarcus Beasley. Il tutto accompagnato dalla crescita dei talenti locali e di quelli di improtazione dal Centro America pronti poi a prendere il largo per l'Europa. In quest'ultimo caso, si pensi ad uno come il difensore centrale del Columbus Crew, Giancarlo Gonzalez, un muro col suo Costa Rica nei match vinti contro Uruguay e Italia. Perché il boom mondiale dei giocatori MLS è importante per la lega? Lo è perché è dimostrato che il Mondiale trascina tutto il movimento calcistico americano. Iniziò nel 2002 , con gli USA ai quarti di finale e la ripresa della MLS dopo la contrazione che aveva visto sparire il calcio da Miami e Tampa. Senza poi consierare che tutte le partite più seguite sulle TV americane arrivano subito dopo i Mondiali. Nessuna preoccupazione di troppo calcio in TV per Garber: “Il nostro approccio è: più calcio c'è e meglio è". Tanto più ch Nazionale e MLS sono totalmente connessi anche dal punto di vista economico, visto che i diritti TV li hanno venduti insieme a ESPN e Fox lo scorso maggio. Per gli USA non sarà facile giovedì contro la Germania, visto anche che il concetto di "biscotto" - noto da noi ma anche in Germania (si ricordi Austria vs Germania Ovest dei Mondiali 1982) - non fa parte della cultura americana. Ma comunque vada, la MLS uscirà alla grande da questo Mondiale: "Abbiamo tanti giocatori a rappresentare i rispettivi paesi in Brasile, ma allo stesso tempo stanno sventolando la bandiera della Major League Soccer”.
Klinsmann, la sua Germania e il pari più utile (non a CR7) Portogallo e Ghana temono un favore agli Usa e al “figlio del panettiere” «Non è nella nostra cultura». Ma c’è un precedente al Mondiale 1982 Bella impresa, dimostrare al mondo che non si accomoderanno sul pareggio che qualifica entrambi. Quasi più difficile che vincere la coppa, perché da domenica sera, ore 20.55 brasiliane, è partita l’onda del possibile biscotto tra Germania e Stati Uniti (con automatica eliminazione di Ronaldo). «Fossimo in Italia si penserebbe male», ride Oliver Bierhoff. Noi italiani abbiamo esportato tante malsane abitudini, anche criminose, molti termini internazionalizzati per significare porcherie o peggio. E biscotto è una delle ultime trovate. Stavolta però a pensare subito male sono stati proprio loro, coinvolti direttamente. E quando l’altra notte a Jürgen Klinsmann hanno parlato della «vergogna di Gijon», l’espressione del c.t. Usa è diventata torva. «Non fa parte della nostra cultura giocare per il pari. Il nostro spirito è costruito sulla vittoria, gli americani lottano per ottenerla. Siamo consapevoli di poterlo dimostrare». Nessun sospetto deve essere infornato, dunque: parola del figlio di un panettiere tedesco. La vergogna A Gijon, Asturie, Spagna settentrionale, la Germania Ovest incontrò i cugini di lingua dell’Austria nell’ultima giornata della prima fase del Mundial 82: la contemporaneità non era utilizzata al tempo; l’Algeria aveva battuto il Cile 3-2 il giorno prima, ma tedeschi e austriaci sarebbero passati entrambi per la differenza reti in caso di vittoria non larga dei primi. Horst Hrubesch segnò al minuto 10, nessuno poi osò più. «Patto di non aggressione» fu la definizione più carina, perché qualcosa che ricorda la guerra loro devono sempre infilarlo. Il resto fu una cascata di insulti planetari. Il telecronista della tv tedesca Eberhard Stanjek parlò di vergogna, imprimendo sulla partita un titolo perenne. Quello austriaco Robert Seeger consigliò di spegnere la tv. Pensiamo se succedesse oggi: in una gara un po’ troppo amichevole il commentatore suggerisce al tifoso di non guardare. Minimo si prende una querela dagli inserzionisti pubblicitari e rischia il licenziamento. Il Telegraaf (olandese, di parte, certo) scrisse di «uno sporco calcio pornografico», la Gazzetta titolò: «Che squallida farsa» e rinunciò alle pagelle (non c’era il fantacalcio). I tifosi dell’Algeria tentarono di invadere il campo: respinti, tirarono delle banconote contro le telecamere. L’Algeria aspetta I fantasmi di Gijon sorvolavano le spiagge brasiliane già da tempo, evocati dagli algerini che potrebbero trovare la Germania negli ottavi. Fa niente se quella squadra suscitò sospetti più pesanti, doping e dintorni, visto che 7 giocatori nordafricani hanno avuto figli con handicap. La vendetta per l’82 sembra il traguardo massimo, ora che possono qualificarsi. Ma i fantasmi di Gijon sono atterrati sulla sabbia dopo il 2-2 di Usa-Portogallo: «Roba vecchia di decenni, e poi è una brutta storia della Germania, non degli Stati Uniti» ha ribadito il tedesco Klinsmann. Ma Harald Schumacher, portiere quel giorno, ha spiegato: «Fu una partita inguardabile. Non mi stupirei se si ripetesse, perché le posizioni di partenza sono chiare e un giocatore non se le toglie dalla testa». Già, non è questione di valigette con soldi, quelle sono per i dirigenti Fifa, secondo gli inglesi. E nemmeno di amicizia tra i clan, visto che lo staff di Klinsmann è rimasto tutto con i bianchi, da Löw in giù. Bierhoff dice che «qualcuno dei nostri ha un conto aperto con Jürgen, per la stagione fallita al Bayern». Va bene, ma può essere che un riflesso mentale nell’ultima uscita del girone, alle 13, nel caldo di Recife, con la stanchezza e il rischio di infortuni e ammonizioni, induca alla cautela. Non la usassero, Germania e Usa vincerebbero insieme il Mondiale. Alla terza partita. PORTOGALLO, SERVONO ALMENO 4 GOL DI SCARTO ll Portogallo per qualificarsi deve battere con almeno 4 gol di scarto il Ghana e sperare nella sconfitta degli Stati Uniti (basta anche lo 0-1 perché in quel caso Ronaldo passerebbe per il maggior numero di gol fatti). Anche il Ghana può sperare di andare avanti se batte il Portogallo con almeno 2 gol di scarto e gli Stati Uniti perdono con qualsiasi risultato. La Germania per restare fuori deve perdere con almeno 4 gol di scarto, ma al tempo stesso il Ghana deve vincere con 2 gol di scarto oppure il Portogallo battere gli africani con 5 gol di scarto. Fonte: Gazzetta dello Sport
Con 24,7 milioni di telespettatori, ai quali vanno aggiunti i numeri dello streaming online, Stati Uniti-Portogallo è il match di calcio più visto, in televisione, nella storia degli USA. Battuta la finale del 2010 tra Spagna e Olanda che si è fermata a 24,3 milioni. Dei 24,7 milioni ben 18 erano sintonizzati sulla ESPN. Facendo una stima negli ultimi 20 minuti di gara i telespettatori dovrebbero essere più di 30 milioni. Vedremo se Germania-USA si spingerà ancora più in alto, dando praticamente per scontato un nuovo record per la finale del Mondiale. Decisamente battute le recenti Finals della NBA, giocate in orari migliori, che hanno fatto registrare una media di 15 milioni di telespettatori, toccando solo i 23 milioni nell'ultima partita. Ecco la lista completa delle partite più viste: USA-Portugal (2014), 24,7M. Spagna-Olanda (2010), 24,3M. USA-Ghana (2014), 19M. USA-Brasile (1994), 18M. USA-Inghilterra (2010), 17,1M.
La prestazione degli USA nel 2-2 contro il Portogallo è stata segnata da errori e cose belle, a cominciare da un gol regalato al 5' e un bellissimo gol di Jermaine Jones. Clint Dempsey ha messo a segno il suo secondo gol consecutivo, stavolta usando... l'ombelico. Ma con gli americani tutti dietro a difendere, il 2-1 è durato solo fino all'ultimo secondo, dopo che Michael Bradley perde una palla a centrocampo, con questa che finisce a Cristiano Ronaldo sulla fascia, bellissimo cross di CR7 e colpo di testa in tuffo per Silvestre Varela, lasciato solo dau Geoff Cameron alla Chiellini contro il Costa Rica. LE PAGELLE 6 Tim Howard (Everton/ING), 102/0. Un mezzo errore sul gol di Nani, quando si butta a terra troppo presto. Ma dopo salva in maniera spettacolare su Eder ed è sempre sicuro sui tentativi dei portoghesi, come ad esempio su Raul Meireles nel secondo tempo. Nulla può sul cross perfetto di Ronaldo. 7 Fabian Johnson (Hoffenheim/GER), 24/1. Ottima partita sulla fascia destra, anche se ancora una volta è apparso più forte nello spingere che nel difendere. Il migliore in campo per gli Stati Uniti. 6 Matt Besler (Sporting KC), 19/0. Difensore centrale sempre presente, attento e concentrato, bravo di testa e di piedi. 3 Geoff Cameron (Stoke City/ING), 29/1. La sua peggior partita in maglia USA. Un'orrenda svirgolata mette in bocca a Miguel Veloso il passaggio per il gol di Nani. E al 95' è lui a lasciare tutto solo Varela in occasione del pari. 5 DaMarcus Beasley (Puebla/MES), 118/17. Riesce a limitare le folate di Nani sulla fascia destra, costringendolo solo a tiri da lontano. Ma all'ultimo lascia troppo spazio a Ronaldo, che si inventa così l’assist che vale il pareggio. 6 Kyle Beckerman (Real Salt Lake) 39/1. Match difensivo di livello, spazza via i pericoli a supporto dei centrali, coprendo i terzini quando questi avanzavano. 8 Jermaine Jones (Besiktas/TUR), 44/3. Gran bel gol, con un tiro da oltre 20 metri a girare, accompagnato da corsa e costruzione. 5 Michael Bradley (Toronto FC), 88/12. Si mangia un incredibile gol a pochi metri dalla porta, deviato da Ricardo Costa sulla linea. Costruisce e copre, anche se non ai suoi livelli. E' lì in area e dà a Zusi per il passaggio del 2-1 di Dempsey, ma perde malamanete con Eder la palla da cui nasce il 2-2. 6 Graham Zusi (Sporting KC), 25/3. Si vede meno del solito, ben sovrapponendosi con Johnson però. E' suo il cross pennellato per l'ombelico di Dempsey del 2-1. 4 Alejandro Bedoya (Nantes/FRA), 30/1. Spesso fuori dal gioco, non riesce mai ad incidere sulla sua fascia, finendo per essere sostituito al 72'. 7 Clint Dempsey (Seattle Sounders), 107/39. Nel primo tempo mette due volte in difficoltà Beto. meno attivo nel secondo, ma rimane pericoloso, fino ad infilare per il 2-1. Sostituti: 6 DeAndre Yedlin (Seattle Sounders), 5/0. Il 20enen ex Akron entra al 72' per portare un po' di velocità sulla fascia destra, ed è lui a spingere nell'azione del 2-1. NR Chris Wondolowski (San Jose Earthquakes), 21/9. Sostituisce Dempsey all'87' per mettere pressione ai difensori portoghesi. NR Omar Gonzalez (LA Galaxy), 21/0. Entra in pieno recupero per aiutare la difesa. Ma dov'era sul gol dei portoghesi?
La squadra di Bento segna subito con Nani, poi si spegne e rischia. Gli americani assaporano la qualificazione: non bastano i gol di Jones-Dempsey. CR7 dà a Varela l’assist per il 2-2 con gli Usa al 95’. Se Klinsmann fa pari coi tedeschi, Cristiano è fuori. Come un incontro di Rocky Balboa. Botte da orbi dall’inizio alla fine. E Ronaldo ha ancora il suo ginocchio di cristallo dentro il Mondiale. Sull’orlo del baratro, ma chissà. Il Portogallo ha ancora una speranza. Flebile ma c’è. E alla fine deve ringraziare proprio il suo fenomeno a mezzo servizio. Perché è lui che regala a Varela il cross assist all’ultimissimo respiro, alla fine dei 5 minuti supplementari. Stati Uniti beffati, sì, ma non si può certo parlare di furto. È stata una partita spettacolare, un avanti e indietro con poche pause alla faccia del caldo di Manaus. Più Portogallo all’alba e al tramonto, più yankee nel mezzo della sfida. Portogallo che al Mondiale non riesce a vincere: nelle ultime nove sfide, solamente una vittoria contro la Corea del Nord per 7-0. Ma vista come stava per finire, ci si può anche accontentare. Nani sprint E’ stato un pasticciaccio collettivo nell’area americana che ha dato subito la sveglia alla sfida. La svirgolata di Cameron sul cross di Veloso, DaMarcus Beasley che sorpreso perde Nani, Tim Howard che va per terra prima ancora che il portoghese tiri. Probabile che non l’avrebbe presa comunque, ma non ci si arrende così nemmeno al miglior Cristiano Ronaldo. Un gol lampo dopo un digiuno di 3 gare di fila ai Mondiali, contando il Sudafrica. Gli Stati Uniti hanno reagito bene, trovando una corsia preferenziale sulla destra con lo scatenato Johnson e affidandosi alle geometrie di Bradley. Per una buona mezzora la banda Klinsmann ha menato la danza e ha cercato il pareggio con l’unico veramente in grado di ottenerlo: Clint Dempsey. Ma non c’è stato nulla da fare. E anzi al tramonto del primo round gli Stati Uniti hanno prestato il fianco alle ripartenze veloci e hanno rischiato di affondare. Sempre per mano di Nani, che prima ha impegnato Howard e poi ha colpito il palo. Sulla respinta Howard si è riscattato schiaffeggiando la velenosa ribattuta di Eder, entrato dopo soli 15 minuti per l’altro acciaccato, il laziale Helder Postiga, in angolo. Rimonta Il caldo a Manuas s'è fatto sentire. Tanto che i giocatori hanno pensato bene di autogestirsi per un time out: tutti a bere approfittando delle cure dei medici per Jermaine Jones. Nonostante l’afa della capitale dell’Amazzonia, la partita è stata godibile e veloce, ancor di più nel secondo round (meditare Italia, meditare). Paulo Bento ha cercato di mettere il cerotto nella ferita, cioè la fascia sinistra. Fuori Hugo Almeida e dentro William. Ma Fabian Johnson ha continuato a imperversare. Su un suo cross quasi Eduardo fa autogol. E su un’incursione in area e passaggio dietro per il tiro di Bradley, Ricardo Costa s’è sostituito a Eduardo e ha salvato sulla linea. Il Portogallo ha cercato di smorzare il ritmo affidandosi al palleggio ma non c’è riuscito. Gli Stati Uniti hanno piazzato l’uno-due della rimonta con un fenomenale tiro di Jones e con un tap in del solito Dempsey (due firme in due partite per il vecchio mestierante del gol). Sembrava finita ma quando si stavano già preparando le valigie per tornare a casa, Ronaldo e Varela hanno fatto il miracolo. Forse non servirà. Ma almeno si può ancora sognare, anche se un pareggio tra Usa e Germania eliminerà CR7. _____________________________________________ Campionati del Mondo - Gruppo G Arena da Amazônia, Manaus (Brasile) USA vs. Portogallo 2-2 Marcatori: POR - 5′ pt Nani USA - 19′ st Jones USA - 81′ st Dempsey POR - 95′ st Varela. USA (4-3-3): 1 Howard, 23 Johnson, 20 Cameron, 5 Besler, 7 Beasley (40′ st Chandler), 13 Jones, 15 Beckerman, 11 Bedoya (27′ st Yedlin), 19 Zusi, 4 Bradley, 8 Dempsey (42′ st Woldolowski) (12 Guzan, 22 Rimando, 3 Gonzalez, 6 Brooks, 9 Johansson, 10 Diskerud, 14 Davis, 16 Green, 17 Altidore). All.: Klinsmann. Portogallo (4-3-3): 22 Beto, 21 Joao Pereira, 2 Bruno Alves, 13 Ricardo Costa, 19 Almeida (1′ st Carvalho), 8 Moutinho, 4 Veloso, 16 Meireles (24′ st Varela), 17 Nani, 23 Postiga (16′ pt Eder), 7 Cristiano Ronaldo. (1 Eduardo, 22 Rui Patricio, 10 Vieirinha, 14 Neto, 15 Rafa, 20 Amorim, 9 Hugo Almeida). All.: Bento. Arbitro: Pitana (Argentina). Angoli: 6 a 4 per gli USA. Ammoniti: Jones per gioco falloso. Recupero: 2′ e 4′. Spettatori: 38.000 circa. Fonte: Gazzetta dello Sport
L'Italia è stata battuta dalla Costa Rica in un match impeccabile da parte della squadra di Pinto. La CONCACAF continua a lasciarsi cadaveri alle spalle in questo Mondiale, dopo la vittoria degli USA, i 4 punti in due partite del Messico e il passaggio matematico, appunto, della Costa Rica agli ottavi in un girone definito impossibile per Campbell e compagni. Unica nota stonata l'Honduras, che ha perso malamente con la Francia (in spolvero), in attesa di vedere cosa potranno combinare contro l'Ecuador. Costa Rica passata in vantaggio grazie a Bryan Ruiz di testa su cross di Diaz dalla sinistra, l'ex Alajuelense lasciato libero e bello in area di rigore. Nel secondo tempo azzurri con pochissime idee contro i Ticos chiusi bene in difesa. A proposito di difesa: oggi a dirigere c'era Giancarlo Gonzalez, classe '88 dei Columbus Crew. Una grande partita, proprio come contro l'Uruguay, dove si è preso il 7,5 in pagella della Gazzetta dello Sport. Anche oggi l'ha fatta da padrone commettendo una sola sbavatura: sul pallonetto sbagliato di Balotelli, ma pur sempre su un assist geniale di Pirlo. Per il resto 100% dei contrasti aerei vinti, migliore della sua squadra (e della partita con Chiellini) per palloni intercettati e salvataggi in area di rigore. 1 fallo commesso, 0 palloni persi, 3 fuorigioco vinti. Per Opta è il Man of the Match.
Meglio del Trono di Spade. Da Obama in giù, gli americani impazziscono per la loro Nazionale. In tv come sui social network, l’esordio contro il Ghana fa il botto Clint Dempsey, il capitano della nazionale di calcio statunitense, ha battuto Tyrion, protagonista del finale di stagione di Game of Thrones. Non in campo, naturalmente, né a Westeros, ma su Twitter. Fino a domenica sera, momento della messa in onda negli USA della puntata conclusiva della quarta stagione di GoT, la saga ideata da George R.R. Martin dominava incontrastata anche in rete, nonostante la coincidenza con il Mondiale e leNBA Finals fra San Antonio e Miami. Ma già dalla notte fra domenica e lunedì (nella prima mattina italiana, dunque) qualcosa è cambiato. Fra i trend topic americani è entrato di prepotenza #BeatGhana, il primo degli hashtag dedicati alla gara d’esordio della nazionale contro i rivali africani. Gli stessi, per inciso, che avevano eliminato gli yankees sia a Germania 2006 che in Sudafrica, quattro anni dopo. 173.738: i tweet scritti al momento del gol dell’1-0, segnato da Dempsey dopo 29 secondi Su Twitter la marcia d’avvicinamento alla partita di ieri ha avuto testimonial prestigiosi. Su tutti Barack Obama, il cui tweet di incoraggiamento alla squadra (“11 in campo, più di 300 milioni a sostenerli”) è stato ritwittato da oltre 14.500 utenti. 11 on the field, more than 300 million cheering them on. #WorldCup #USMNT pic.twitter.com/vVjgAMXN0J— Barack Obama (@BarackObama) June 16, 2014 Il vice presidente Joe Biden, invece, si è imbarcato sull’Air Force Two alla volta del Brasile con tanto di maglia personalizzata e dopo il fischio finale è sceso negli spogliatoi per congratularsi con la squadra e in particolare con l’autore del gol vittoria, John Brooks. One nation. One team. Keep making us proud, @ussoccer! #WorldCup #GoTeamUSA #USMNT http://t.co/wdVABpotkX pic.twitter.com/xE9FkYR3hv— Vice President Biden (@VP) June 17, 2014 Per almeno una giornata insomma l’America si è dimenticata di tutto il resto, come un’Italia qualsiasi. Fra gli hashtag entrati in classifica #OneTeamOneNation (abbreviato anche in #1T1N), #USAvsGhana e, dopo il fischio finale,#IBelieveThaWeJustWon, riferito allo slogan della clip di ESPN “I believe”. E Game of Thrones? Al team che gestisce l’account ufficiale della serie non è restato che consolarsi con il dato fornito da Google: in rete le ricerche sul finale della quarta stagionehanno superato di gran lunga (+20.000) quelle sulla partita di calcio. Forse perché anche gli americani, ormai, si sentono abbastanza competenti in materia di pallone. Sarà divertente vedere cosa succederà non appena saranno diventati 300 milioni di commissari tecnici. Fonte: GQ.com
19 milioni di persone, negli Stati Uniti, hanno guardato il match tra USA e Ghana. 11,1 milioni sulla ESPN, 4,8 milioni su Univision, 1,7 milioni sulla piattaforma digitale di Univision e 1,4 milioni su WatchESPN (streaming online), per l'evento più grande di sempre per WatchESPN. Tutto questo ha portato a ratings superiori a quelli di Gara 5 della NBA tra San Antonio e Miami. In totale l'ultimo match delle finals di NBA ha portato davanti alla televisione circa 23 milioni di persone, la media di tutte le gare è di circa 16 milioni. La differenza è che USA-Ghana si è disputata alle 18 di New York e alle 15 di Los Angeles, quindi in orari di lavoro. I dati sono molto incoraggianti perché, se contiamo anche le piattaforme digitali, questa è la terza partita di calcio più vista negli USA dopo la finale del 2010 tra Spagna e Olanda (24,3 milioni) e gli ottavi tra USA e Ghana nel 2010 (19,4 milioni). Senza i dati "digitali" si piazzerebbe al 4° posto davanti a USA-Inghilterra del 2010 e dietro a USA-Brasile del 1994. Insomma, c'è da sorridere anche perché nei gironi del 2010 USA-Algeria aveva portato davanti alla televisione 8,6 milioni di persone, mentre USA-Slovenia 7,5. Altri dati? A New York il rating è stato di 14,4, pazzesco, meglio di quello medio dei New York Jets della NFL. In poche parole a New York USA-Ghana ha attirato più persone di un singolo match dei Jets. Insomma, per una notte gli United States si sono scoperti un paese quasi calciofilo, dove la nazionale ha fatto praticamente meglio di Gara 5 della NBA, e chi lo avrebbe mai detto? Le piazze, i bar e i parchi erano tutti stracolmi, dal Grant Park di Chicago a Orlando, passando per l'Alabama (non ha squadre di calcio), Nashville, Florida e via dicendo.
Non è che la folla abbia popolato Times Square dopo la vittoria di lunedì sera, ma gli Stati Uniti d’America e il suo presidente si sono riempiti d’orgoglio già al 32° secondo del match contro il Ghana, e alla fine è stato anche meglio. «One nation, one team», ha twittato Obama. Era lo slogan preferito di Mandela, e si sa che il presidente si sente filosoficamente parente di Madiba. Oasi C’è un pezzo d’America nel centro di San Paolo, separato dalla marmellata di traffico che avvolge la metropoli nell’ora precedente la partita del Brasile. Proprio mentre la Seleçao scende in campo, la nazionale di Klinsmann torna ad alenarsi accompagnata da telecamere e cronisti discretamente controllati all’ingresso. La cancellata del centro sportivo è pesante, all’interno il verde dei campi abbaglia. Klinsmann ha appena parlato elogiando Brooks, il match winner che ha spezzato il tabù Ghana, e tutto il gruppo. «Non ho mai avuto dubbi, sapevo che avremmo potuto farcela anche dopo il pareggio. La forza mentale dei miei giocatori è stata notevole». Notevole quella di Dempsey che è rimasto in campo col naso rotto. «Avevo difficoltà a respirare, ma sono andato avanti»: come un bravo americano, appunto. Notevole la forza del gigantone Brooks che ha abbattuto con la testa le speranze africane a pochi minuti dalla fine: «Avevo sognato che avrei fatto gol». Ora gli Stati Uniti si presentano ancora più fiduciosi all’appuntamento con il Portogallo strapazzato di Cristiano Ronaldo, ma per la verità non sembra ci fosse bisogno di altre dosi di serenità: la strategia di Klinsmann per ora funziona. Globetrotter Barbecue e birra quando si può per scaricare la tensione, con i giornalisti invitati, tanto per dar più forza allo slogan One Nation, One Team. Allenamenti e ritiro in centro a San Paolo, e pazienza se la squadra dovrà percorrere 14mila chilometri per giocare le partite del girone. L’America e Klinsmann fanno a modo loro,come sempre, e i risultati si sono visti in campo contro i rivali più acerrimi delle ultime due edizioni della Coppa. Inutile dire che Klinsmann e i suoi soldati sanno di dover fare ancora tanta strada, ma cosa sono migliaia di chilometri in aereo per un popolo abituato a frontiere che cambiano? E senza Fabio Coentrao e Pepe la prossima tappa sembra ancora più accessibile. Feriti La squadra si allena e la nazione si diverte. Negli Stati Uniti che hanno provato negli ultimi tempi ad assicurarsi l’organizzazione del Mondiale è stato venduto il maggior numero di biglietti all’estero, e le star della Nba hanno twittato la loro gioia tutta la sera. Kobe Bryant, che pure non sembra in grandi rapporti con Klinsmann (vecchie ruggini a proposito del suo ingaggio) ha fatto pervenire complimenti e auguri, con la dovuta speranza di una finale Italia-Usa. «Tiferei Stati Uniti, ma mi è difficile decidere». Detto questo, Dempsey ha il naso rotto, e le condizioni di Besler e Altidore non sono delle migliori. Ma un vero americano si esalta nelle difficoltà. Per dirla con Obama: One Nation, One Team. Fonte: Gazzetta dello Sport
Kobe Bryant era in tribuna per lo 0-0 tra Brasile e Messico, e dopo aver anche incontrat Sepp Blatter, assisterà in totale a tre partite Mondiali, senza però avere occasione di vedere gli USA. Ovviamente tifa per gli Stati Uniti (oltre che per l'Italia, essendo cresciuto qui) infatti. Ma tifare non vuol dire che la star dei Los Angeles Lakers sia d'accordo con tutto ciò che Jurgen Klinsmann dice. In un'intervista alla ESPN, Bryant ha infatti risposto in maniera diretta ai commenti del CT tedesco in cui questi ha criticato la tradizione degli sport americani di coccolare le stelle della squadra. Secondo Kobe Bryant, quando Klinsmann dice certe cose lo fa perché gli manca l'ottica del proprietario. "Penso sia stato divertente, se non comico. Vedo la sua ottica, ma gli manca quella che può avere la proprietà di un club. Quello che non ha compreso è che un qualcuno che vuole far parte di una proprietà, vuole esserlo di una che premia i propri giocatori per quello che hanno fatto, bilanciando la cosa con la prospettiva del futuro. Un giocatore che guarda ai Lakers come possibile club, vuole essere parte di un'organizzazione che si prende cura dei propri giocatori e che allo stesso tempo pianifica il futuro". Le parole di Bryant fanno seguito ad un'intervista rilasciata da Klinsmann al New York Times Magazine: "Spiegatemi perché uno come Kobe Bryant deve prendere per due anni di estensione contratto 50 milioni di dollari? Per ciò che farà nelle prossime due stagioni? Naturalmente no. Li ha presi per ciò che ha fatto prima. Per me non ha alcun senso. Perché pagare per qualcosa che è già accaduto?. E' ciò che accade sempre in America". Bryant pensa che il CT della Nazionale USA debba guardare al quadro generale nella valutazione di come operano negli usa i club. "Jurgen è un allenatore, un manager, ma non è un General Manager né il proprietario di una franchigia. Se guardi infatti da quella prospettiva, le cose cambiano. Ma probabilmente avrebbe potuto usare un altro giocatore come esempio". Altre dichiarazioni di Klinsmann in quell'intervista hanno fatto rumore, come quella in cui ha affermato che gli USA "non possono vincere i Mondiali". Anche se da allora ha fatto marcia indietro dicendo di aver "comprato il biglietto di ritorno per dopo la finale". A Bryant è stato chiesto quale sarebbe stata la sua reazione se fosse arrivata dal coach di una sua squadra. "Non penso avrebbe mai potuto dirlo a me, la mia reputazione mi precede", dice Bryant ridendo. "Ma come squadra, supporti il tuo allenatore".
La prima è andata. Si apre come meglio non poteva per gli Stati Uniti l'esperienza nella Coppa del Mondo 2014. Nel pomeriggio, la Germania travolge il Portogallo mentre nella partita in notturna, ora italiana, gli USA sconfiggono lo spauracchio Ghana per 2-1, ponendosi alle spalle dei tedeschi nel proprio gruppo mondiale. Non è comunque stata una partita agevole per gli uomini di Jurgen Klinsmann e non poteva essere altrimenti. (Michele Tossani) La tensione dell'esordio, le polemiche che hanno accompagnato lo USMNT in Brasile, riguardo l'esclusione di Landon Donovan, l'avversario di tutto rispetto... eppure alla fine gli Yankee sono usciti con tre preziosissimi punti dalla partita inaugurale della loro avventura in Brasile. Come ampiamente previsto alla vigilia, Klinsmann è rimasto fedele al centrocampo a rombo sperimentato durante le ultime amichevoli in preparazione al torneo. Kyle Beckerman è stato schierato alla Andrea Pirlo, davanti alla difesa, affiancato dagli interni Jermaine Jones a sinistra e Alejandro Bedoya a destra. Michael Bradley, ancora una volta, è stato posizionato come 'falso dieci', alle spalle degli attaccanti Jozy Altidore e Clint Dempsey. In quella posizione, non nuova per Bradley, dato che è quasi la stessa nella quale viene impiegato abitualmente dai Toronto FC, l'ex romanista ha sfoderato un'altra buona prestazione. La stampa americana ha criticato la prestazione del centrocampista americano, contestandone soprattutto la scarsa precisione nella gestione offensiva del pallone. In realtà, Bradley è vittima di un equivoco tattico. Come recuperatore di palloni, posizionato nella posizione di No. 10, il compito èprimario di Bradley è quello di inserirsi in zona tiro in fase offensiva e di contrastare sul nascere l'azione avversaria qualora gli Americani decidano di giocare un pressing ultra- offensivo. Il suo ruolo è quindi quello di guastatore, simile a quello svolto egregiamente per anni da Simone Perrotta nella Roma di Luciano Spalletti. Per questo definiamo Bradley un 'falso dieci'. Se si pretendono da Bradley le giocate illuminati ed i passaggi filtranti tipici di una mezza punta classica, allora si è sbagliato giocatore e molto meglio sarebbe inserire Brad Davis o Mix Diskerud in quel ruolo. Mqa il valore di Bradley è dato dal fatto che, diversamente da quello che può offrire un No. 10 tradizionale, lui può tornare indietro per posizionarsi al fianco dell'altro centrocampista centrale, trasformando il 4-3-1-2 americano in un compatto 4-4-1-1 in fase difensiva. Questo è quello che è accaduto contro il Ghana, dove Bradley ha svolto con efficacia il lavoro difensivo, andandosi a posizionare al fianco di Beckerman nei ripiegamenti difensivi, con gli interni Jones and Bedoya che si allargavano sugli esterni per tamponare gli africani. Proprio gli esterni sono invece risultati un punto debole della nazionale americana. Sia DaMarcus Beasley che Fabian Johnson, i due terzini, sono stati infatti spesso superati dai diretti avversari. Fortuna per gli USA che i Ghanesi si sono limitati a produrre dei cross una voltvinti i duelli in fascia, con il risultato di favorire i centrali Matt Besler e Geoff Cameron. Specialmente Beasley ha sofferto sulla sua fascia di competenza, dove spesso è mancato l'aiuto di Jones, almeno nel primo tempo. Nella ripresa invece, complice anche un calo del suo diretto avversario, Christian Atsu, gli aiuti di Jones sono stati migliori e la pericolosità del Ghana si è ridotta da quella parte. In sofferenza è invece rimasto Johnson. Nonostante la vittoria, restano comunque delle preoccupazioni, soprattutto di natura fisica. Il duro training camp cui Klinsmann ha sottoposto i suoi in preparazione al Mondiale ha già prodotto alcuni effetti: non soltanto la squadra è vistosamente calata nel secondo tempo, cosa che non dovrà ripetersi contro i più quotati, sulla carta, i portoghesi, ma ci sono stati tutta una serie di problemi muscolari che, via via, hanno afflitto prima Altidore, poi Besler, infine Cameron. Klinsmann dovrà cercare di recuperarli prima della prossima gara. La situazione più difficile appare quella di Altidore: fra l'altro, il suo precoce infortunio ha impedito a Klinsmann di inserire un centorcampista in più a partita in corso al posto del giocatore del Sunderland, forzando invece il tecnico tedesco ad immmettere immediatamente un'altra punta in Aron Johannsson, la cui prova è stata opaca. Se Besler non dovesse recuperare, è probabile che Klinsmann si affidi ancora a John Brooks, il match winner contro il Ghana. Tuttavia anche qui ci sono delle perplessità, visto che Brooks è andato spesso in difficoltà, risollevando la sua prestazione con il goal vittoria. Altra opzione sarebbe Omar Gonzalez. Ma il fatto che, al momento della sotituzione di Besler, Klinsmann abbia optato per l'ultimo arrivato Brooks non fa pendere la bilancia dalla parte del difensore dei Los Angeles Galaxy.