Non è che la folla abbia popolato Times Square dopo la vittoria di lunedì sera, ma gli Stati Uniti d’America e il suo presidente si sono riempiti d’orgoglio già al 32° secondo del match contro il Ghana, e alla fine è stato anche meglio. «One nation, one team», ha twittato Obama. Era lo slogan preferito di Mandela, e si sa che il presidente si sente filosoficamente parente di Madiba.
Oasi C’è un pezzo d’America nel centro di San Paolo, separato dalla marmellata di traffico che avvolge la metropoli nell’ora precedente la partita del Brasile. Proprio mentre la Seleçao scende in campo, la nazionale di Klinsmann torna ad alenarsi accompagnata da telecamere e cronisti discretamente controllati all’ingresso. La cancellata del centro sportivo è pesante, all’interno il verde dei campi abbaglia. Klinsmann ha appena parlato elogiando Brooks, il match winner che ha spezzato il tabù Ghana, e tutto il gruppo. «Non ho mai avuto dubbi, sapevo che avremmo potuto farcela anche dopo il pareggio. La forza mentale dei miei giocatori è stata notevole». Notevole quella di Dempsey che è rimasto in campo col naso rotto. «Avevo difficoltà a respirare, ma sono andato avanti»: come un bravo americano, appunto. Notevole la forza del gigantone Brooks che ha abbattuto con la testa le speranze africane a pochi minuti dalla fine: «Avevo sognato che avrei fatto gol». Ora gli Stati Uniti si presentano ancora più fiduciosi all’appuntamento con il Portogallo strapazzato di Cristiano Ronaldo, ma per la verità non sembra ci fosse bisogno di altre dosi di serenità: la strategia di Klinsmann per ora funziona.
Globetrotter Barbecue e birra quando si può per scaricare la tensione, con i giornalisti invitati, tanto per dar più forza allo slogan One Nation, One Team. Allenamenti e ritiro in centro a San Paolo, e pazienza se la squadra dovrà percorrere 14mila chilometri per giocare le partite del girone. L’America e Klinsmann fanno a modo loro,come sempre, e i risultati si sono visti in campo contro i rivali più acerrimi delle ultime due edizioni della Coppa. Inutile dire che Klinsmann e i suoi soldati sanno di dover fare ancora tanta strada, ma cosa sono migliaia di chilometri in aereo per un popolo abituato a frontiere che cambiano? E senza Fabio Coentrao e Pepe la prossima tappa sembra ancora più accessibile.
Feriti La squadra si allena e la nazione si diverte. Negli Stati Uniti che hanno provato negli ultimi tempi ad assicurarsi l’organizzazione del Mondiale è stato venduto il maggior numero di biglietti all’estero, e le star della Nba hanno twittato la loro gioia tutta la sera. Kobe Bryant, che pure non sembra in grandi rapporti con Klinsmann (vecchie ruggini a proposito del suo ingaggio) ha fatto pervenire complimenti e auguri, con la dovuta speranza di una finale Italia-Usa. «Tiferei Stati Uniti, ma mi è difficile decidere». Detto questo, Dempsey ha il naso rotto, e le condizioni di Besler e Altidore non sono delle migliori. Ma un vero americano si esalta nelle difficoltà. Per dirla con Obama: One Nation, One Team.
Fonte: Gazzetta dello Sport





































