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Dispersal Draft Chivas USA: Kennedy prima scelta di Dallas
Scritto il 2014-11-20 da Amerindo Gazzini su MLS
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La MLS ha gestito ieri il Dispersal Draft - il primo dal 2002, quando toccò a Tampa Bay Mutiny e Miami Fusion - dell'ormai defunto Chivas USA. Il Draft ha permesso la redistribuzione verso gli altri club della lega dei giocatori Goats, comunque sotto contratto con la lega. Non tutti ovviamente sono stati scelti, e per i non chiamati ci sarà la possibilità concessa dal Re-Entry Draft e dal Waiver Draft di dicembre.

Vista l'indisponibilità di Erick "Cubo" Torres, attaccante messicano capocannoniere dei Goats, per il quale la MLS ha previsto un destino da Designated Player che passerà per percorsi diversi (per lui si vocifera un trasferimento al chicago Fire), per quanto riguarda le scelte, tutto è andato come previsto, almeno per la numero uno.

FC Dallas ha infatti chiamato il gioiello del Chivas USA, il portiere Dan Kennedy, e ciò nonostante presenti in rosa già un'accoppiata composta da Raul Fernandez e Chris Seitz. Ma un asset tale rimane, e a questo punto potrà gestire la cessione di uno dei tre portieri sul mercato.

Kennedy, 32 anni, è considerato da tutti uno dei migliori portieri della MLS, sin da quando nel 2011 è diventato titolare dei Rojiblancos subentrando a Zach Thornthon.

Solo altri sei giocatori sono stati selezionati durante il Draft, e sono tutti giovani, con ben 14 club che hanno deciso di "passare". Questo perché chiamare i giocatori nel re-Entry Draft consentirà loro di rinegoziare i contratti.

Per quanto riguarda le nuove arrivate, Orlando ha deciso di rinunciare, mentre il coach del New York City FC, Jason Kreis, ha chiamato con la seconda scelta il 20enne centrocampistaMatthew Dunn, visto spesso in campo nel finale di stagione.

Il D.C. United ha preso il versatile attaccante Thomas McNamara, 23 anni, titolare nelle prime sei partite del 2014 (un gol) prima di infortunarsi ad un ginocchio ad aprile.

Ottima chiamata del Montreal Impact, che ha portato in Quebec il giovane e promettente difensore Donny Toia, Homegrown player del Real Salt Lake, terzino sinistro titolare per 24 delle ultime 27 partite del Chivas USA.

I Colorado Rapids hanno rafforzato l'attacco con il 18enne Caleb Calvert, mai in campo nel 2014 ma con alle spalle esperienza internazionale a livello giovanile.

Un attaccante anche per i San Jose Earthquakes, che hanno puntato sul 22enne Kristopher Tyrpak, rookie con alle spalle solo 156 minuti, ma bravo ad infilare un gol e un assist.

Con la scelta numero 14 Toronto ha invece chiamato il 19enne Homegrown Marco Delgado, difensore/centrocampista con già 37 partite MLS.

Il Dispersal Draft si è tenuto tutto in conference call con i rappresentanti dei 20 club MLS, con ogni team che che si è visto assegnare un minuto per la scelta. Il club MLS che hanno effettuato la chiamata dovranno acquisire i giocatori con l'ingaggio attuale.

E i Draft di dicembre potrebbero essere persino più interessanti di questo, visto che sono rimasti disponibili giocatori di buon livello. Tra questi, gli esperti difensore centrali Bobby Burling e il colombiano Jhon Kennedy Hurtado in passato in prova al Milan.

A centrocampo varie sono le opzioni proposte dall'ex Chivas USA. La prima è l'aregntino Leandro Barrera, normalmente attaccante ma in campo sempre da laterale sinistro nel 2014, e la veloce ala Marvin Chavez (foto a destra).

E' rimasto fuori anche Oswaldo Minda, ecuadoregno, reduce dal Mondiale, distruttore a centrocampo.

Tra quelli a fine contratto c'è invece l'esperto inglese Nigel Reo-Coker, che dopo due anni a Vancouver ha fatto vedere ottime cose nell'ultimo periodo col Chivas USA. La sua lunga esperienza in Premier League e il suo carattere possono essere un asset di grande valore per tutti i club MLS, ma certamente dovrà ridurre le sue pretese economiche.

Per il resto... addio Chivas USA, non mancherai a nessuno.

L'esordio in MLS di New York City FC e Orlando City SC è lontano ancora più di tre mesi, ma hanno affrontato ieri la loro prima competizione, e il NYCFC sulla carta sembra aver avuto la meglio. Il New York City FC ha infatti messo insieme una serie molto interessante di giocatori, un misto di veterani e di giovani di ritorno da infortuni che possono essere considerati un investimento, sicuramente superando Orlando City. Il coach del NYCFC , Jason Kreis, ha voluto puntare su un paio dei suoi ex uomini Real Salt Lake: il muscolare Ned Grabavoy e Chris Wingert, entrambi titolari fondamentali ai tempi del RSL, e lo stesso dovrebbe accadere al NYC, dove in mezzo andranno a supportare la classe di Frank Lampard. Anche l'Orlando City ha deciso di puntare su un paio di veterani come il portiere Donovan Ricketts (ex NYRB e Goalkeeper of the Year 2010 e 2013) - nonostante il recente ingaggio dell'infortunato Tally Hall - e il terzino sinistro Heath Pearce. Preso anche il veterano attaccante del Costarica, Jairo Arrieta, arrivato dal Columbus Crew, e il difensore Eric Gehrig (subito spedito al Chicago Fire in cambio di allocation money). Dove il NYCFC ha certamente messo a segno un colpo è in attacco, in cui ha preso l'avanti del New England Patrick Mullins, tra i migliori rookie di questa stagione. Accanto a lui arriva anche l'ex nazionale USA Under 23 Tony Taylor, uno con esperienza anche in Portogallo, e da molti considerato ancora un ottimo prosepct. Andranno afare compagnia in attacco allo spagnolo David Villa. Ma i veri affari potrebbero essere due. Il difensore, arrivato da Dallas, George John e Tommy McNamara, candidato a MLS Rookie of the Year col Chivas USA nella prima fase della stagione. Entrambi in fase di recupero da infortuni ai legamenti, se John - che fino a due anni fa era ricercato dal West Ham - e McNamara dovessero riprendersi sarebbero sicuramente titolari. In realtà l'Orlando City non è molto preoccupato delExpandio Draft, dato che si era preoccupato di rinforzare la squadra ingaggiando i difensori Aurelien Collin (Sporting KC) - preso incambio di Janil Anniebaba - e Amobi Okugo (Philadelphia Union). Solo sfiorato invece l'acquisto del centrocampista Dax McCarty, che i New York Red Bulls no  hanno voluto cedere. I Lions hanno a loro volta hanno chiamato l'ala, anche lui infortunatosi Tony Cascio, in corsa per il Rookie season before having nel 2014, e con il 23enne centravanti congolese Danny Mwanga, ex scelta numero 1 al Draft, che si affiancherà allo spagno David Villa (già arruolato ad agosto e attualmente reduce dal prestito al Melbourne City). Più in generale coach Kresi ha poi puntato su giocatori tecnici in mezzo, come il regista Mehdi Ballouchi, Sal Zizzo e il 23enne del TFC Daniel Lovitz (immediatamente riacquistato dal Toronto FC oin cambio di allocation money). Per Zizzo il futuro sarà però sì a NY, ma lato Red Bulls, dove è stato mandato dal NYCFC in cambio del portiere irlandese Ryan Meara. Nonostante l'expansion draft, le rose dei due club sono di la dall'essere formate. Innanzitutto il NYCFC deve ancora ingaggiare un Designaed Player (si dà per certo l'arrivo del centrocampista colombiano Javier Calle) mentre Orlando ha ancora due spazi aperti. In altre parole, è chiaro essere troppo presto per inquadrare se alcuna delle due sqadre riuscirà ad imporsi dal primo anno, anche se le prime mosse suggeriscono un NYCFC più preparato, e ancor di più se si pensa che i rivali cittadini hanno perso Thierry Henry, e che il futuro di Bradley Wright-Phillips e Tim Cahill è ancora sospeso. “E' mia convinzione che ogni squadra MLS necessita di focalizzarsi su più cose insieme: vincere, coi veterani; costruire un'identità, coi giovani e con quelli in crescita nelle giovani. Del resto abbiamo un sistema di salra cap", ha dichiarato il coach del NYCFC Jason Kreis. Ecco le rose delle due squadre al termine dell'Expansion Draft: Orlando City SC Portieri: Tally Hall, Donovan Ricketts*. Difensori: Luke Boden, Aurelien Collin, Rafael Ramos, Tommy Redding, Tyler Turner, Jalil Anibaba*, Heath Pearce*, Eric Gehrig*. Centrocampisti: Darwin Ceren, Estrela, Harrison Heath, Kaka, Kevin Molino, Amobi Okugo, Lewis Neal*, Tony Cascio*. Attaccanti: Pedro Ribeiro*, Jairo Arrieta*, Danny Mwanga*, Mark Sherrod*. New York City FC Portieri: Josh Saunders. Difensori: Jeb Brovsky, Kwame Watson-Siriboe, Josh Williams, Jason Hernandez*, George John*, Chris Wingert* Centrocampisti: Matt Dunn, Andrew Jacobson, Frank Lampard, Ned Grabavoy*, Daniel Lovitz*, Mehdi Ballouchy*, Sal Zizzo* Attaccanti: David Villa, Patrick Mullins*, Tony Taylor*, Thomas McNamara*. *Chiamati nell'Expansion Draft Secondo le regole MLS, ogni giocatore selezionato è già sotto contratto, e a quel punto il club si assume il contratto 2015. Se invece il giocatore non  è sotto contratto, ha il diritto di rinegoziare, a meno che non sia disponibile per il Re-Entry Draft.

Calcio - Socceritalia

Nel marzo del 2015 la nuova MLS riaprirà i battenti non solo con due nuove franchigie (Orlando e NY), una manciata di campioni (Lampard, David Villa) e un nuovo logo molto elegante, ma anche con una stella in meno: Landon Donovan. E quando, a undici minuti dal termine della finale dell’ultima MLS Cup, l’ultima partita di Donovan, Chris Tierney, prodotto del vivaio dei New England Revolution, ha pareggiato una gara fino a quel momento saldamente nelle mani dei Los Angeles Galaxy, gli sceneggiatori si sono guardati con sospetto: chi stava sabotando l’happy ending? Donovan è l’uomo che è riuscito a fare per il calcio USA negli anni zero, quello che Michael Jordan, con le dovute proporzioni, ha fatto per il basket negli anni Novanta: fomentare la passione fino a cementificarla nel mito. Se oggi la MLS può permettersi di dire: «Esistiamo da vent’anni, non abbiamo bisogno di farti vedere un pallone e uno scarpino per farti capire che parliamo di soccer», buona parte del merito è di Landon Donovan, il miglior marcatore e assistman assoluto non solo della Lega, ma anche dello USMNT, ovvero la Nazionale di calcio maschile. Per questo, l’ultima stagione non ammetteva finali alternativi: Donovan si era preparato un’uscita di scena, a suo modo, hollywoodiana. I Los Angeles Galaxy si sarebbero giocati la possibilità di laurearsi campioni degli States per la quinta volta, più di ogni altra squadra, sul proprio campo: lo StubHub Centre di Carson sul quale nessuno riusciva a batterli dal Marzo scorso. Figuriamoci nella finale, e nell’atto finale della carriera di Donovan. Così è finita sotto una pioggia di lustrini dorati, con Robbie Keane, il capitano, che ha alzato la coppa e si è voltato a cercare Landon, nascosto tra gli altri compagni quasi a voler cercare un fade out clandestino, e lo ha reclamato sul fronte del palco. Gli sceneggiatori si sciolgono in un sorriso disteso: nessuno può sabotare un happy ending. Negli ultimi quindici anni Donovan è stato lo specchio del processo di maturazione del calcio yankee, una linea di spartiacque acuta e ripida (come lo slash che divide il nuovo logo in due quadranti); ha saputo trasformare il soccer da elettromagnete per eurofili a sport tipicamente nordamericano, al pari (non del tutto, ma quasi, in prospettiva) del baseball o del basket. Sarebbe bello se un giorno, nel quadrante immacolato del nuovo logo, la MLS introducesse una silhouette – come Jerry West per l’NBA o Harmon Killebrew per la MLB – di Landon Donovan. Donovan è il simbolo di un passaggio epocale per il calcio in America e se adesso è diventato uno sport di un certo rilievo, addirittura “cool”, è anche un po’ merito di LD. Come testimonia la foto con Obama e Beckham: Landon Donovan non sfigura. Forse è appena troppo basso. In ogni caso, senza di lui, la combinazione “Soccer” + “Presidente degli States” avrebbe avuto lo stesso effetto di George W. Bush Sr. che calcia goffamente un pallone sul prato poco curato della villa di un amico in Texas vestito da maratoneta col k-way:   L’adolescenza ai tempi del pionierismo. A qualche miglio più a sud dall’inizio del tratto californiano della Route 66 si trova la cittadina di Redlands, “Capitale Mondiale delle Arance Navel”, nebbiosa e operaia manciata di case della suburbia losangelina in cui Landon è cresciuto frequentando il college da studente modello, prendendo lezioni di violino, distribuendo giornali come molti ragazzini dell’America bene. I genitori avevano divorziato quando lui aveva solo due anni: il padre Tim, giocatore dilettante di hockey su ghiaccio, si era trasferito in Nebraska dove si era fatto una nuova famiglia. Landon è cresciuto con la madre Donna e i quattro fratelli: Sheri e Tim, già più grandi, Josh e la sorella gemella Tristan, nata un minuto esatto prima di lui. Negli anni in cui Landon è un ragazzino, negli States, il calcio è poco più che una terapia, un rimedio all’iperattività in età scolare: permette ai piccoli di bruciare energie, li stanca. Senza dover pensare per forza al professionismo. Per questo le mamme lo scelgono per i loro figli: gite fuori porta con il van, sedie pieghevoli, succo d’arancia in cartone, molta spensieratezza e novanta minuti di corse confuse che sfiancano i bambini. Per questo Donna lo sceglie per il figlio. Josh gli insegna i fondamentali: come si stoppa il pallone, come si tira. Allo svezzamento provvedono i Cal Heat di Rancho Cucamonga, la sua prima squadra. Quando guidi verso L.A., attraversando San Bernardino, Pomona, Pasadena hai come l’impressione di essere già, per una qualche ragione, in una propaggine d’America Latina: i gommisti, i colorifici, i fruttivendoli, tutte le insegne sui muri, dipinte a vernice, sono in spagnolo. Nei Cal Heat Landon divide il campo con ragazzini messicani, costarricensi, honduregni: «Ho dovuto imparare lo spagnolo se volevo che mi passassero la palla». Secondo Richard Motzkin, il primo agente di Donovan, la caratteristica principale del Landon ragazzino era quella di suscitare una specie di Landonmania ovunque andasse. Tutti i coetanei volevano essere Landon Donovan. Le ragazze lo amavano. I ragazzi più grandi lo ammiravano e le mamme lo adoravano. A quindici anni Landon è stato accettato nell’Olympic Development Program per il calcio negli States. «Anche se conoscevo a malapena i nomi di 5 squadre in tutto il mondo, mi piaceva molto giocare a calcio», dice a un certo punto di “The Finish Line”, il documentario che gli ha dedicato Grantland. E poi è uno dei primi storici allievi della IMG Bradenton Academy, in Florida. La Bradenton non è che la Bollettieri Academy raccontata da André Agassi in “Open”, solo che per i giovani calciatori, a differenza dei tennisti, il clima è molto più disteso, non c’è competitività ma spirito di squadra e molta goliardia, anche quando per rilassarsi si gioca a golf. Landon, un giorno, per rincorrere una pallina colpita da un compagno si avventura in uno stagno, e quasi finisce per farsi azzannare da un alligatore (è una scena che Filip Bondy ha raccontato nel suo libro “Chasing the game”). Landon vuole diventare un calciatore di successo, ovviamente in Europa. Vuole guadagnarsi il rispetto che all’epoca non era concesso ai calciatori yankee. Mi sono imbattuto in un questionario compilato durante un ritiro con le nazionali giovanili – deve risalire a qualche tempo prima del Mondiale U-17 disputato nel 1999 in Nuova Zelanda – che secondo me tra le righe racconta molto del Donovan calciatore, della sua fama di ambizione, dei suoi modelli di riferimento. Il suo calciatore preferito, dice, è Roberto Baggio. Mi sono immaginato un piccolo Donovan durante il Mondiale del ’94, folgorato dalle giocate del fantasista italiano, piangere per il rigore sbagliato nel catino rovente del Rose Bowl di Pasadena. E ancora nel questionario: «Cosa sai del Campionato del Mondo giovanile?». «Che lo vinceremo». Quell’U-17 riuscirà in una serie di imprese, come battere una squadra di “grandi” (i Tampa Bay Mutiny, che militavano nella MLS) o i pari età argentini, vieppiù in Argentina. Ai Mondiali arriveranno quarti. In quel periodo Landon portava i capelli biondi ossigenati, come il primo Billie Joe dei Green Day o Eminem ai tempi di Slim Shady, e già da sei mesi viveva e faceva il calciatore in Germania. Di quella U-17 statunitense facevano parte anche Oguchi Onyewu, DaMarcus Beasley e Kyle Beckerman, nella foto con Landon. Poi c’erano Danny Bolin, che è diventato elicotterista nella Air Force; Filippo Chillemi, che ha giocato in Italia con l’Olbia e il Mazzara; e infine Jordan Cila, oggi analista contabile alla Goldman&Sachs. In Germania, a diciassette anni. Forse è solo una storiella, però funziona bene in ciò per cui è stata concepita, cioè illustrare il livello di ingenuità di Donovan non in quanto Donovan, ma in quanto Diciassettenne Calciatore Negli States Di Fine Ventesimo Secolo: quando l’osservatore del Bayer Leverkusen lo ha contattato, sembra che LD abbia risposto: «Bayer chi? Leverkusen? Non so cosa sia». Ambientarsi in Germania è complicato: Landon soffre la lontananza dalla famiglia, dai suoi luoghi. La madre, per farlo sentire a casa, gli spedisce pacchi di Cinnamon Toast Crunch e bottiglie di Ranch Dressing per le insalate. Il padre è felice per il figlio, perché ha avuto «la chance di fare esattamente quello che io speravo di fare». Il sentimento della madre è ambiguo e ondivago, come tutti i sentimenti delle madri. «Mi dispiace un po’ che ora consideri il calcio un business. Ho paura che un giorno possa dirmi “Mamma, perché mi hai lasciato andare?”». Ma anche: «Ho pianto per due giorni [quando il figlio ha deciso di partire, NdR]. Ma non voglio che tra qualche anno possa dirmi “Hai distrutto le mie possibilità”». Landon gioca con la squadra riserve del Bayer: «Devo dimostrare qualcosa ogni giorno. In allenamento, sul bus, in aereo». Quando contro l’Essen segna una tripletta c’è chi lo paragona a Ulf Kirsten. «Raramente offriamo un contratto così oneroso [400mila dollari l’anno, NdR] a un calciatore così giovane; ma in ventun anni che lavoro con i ragazzi raramente ne ho visto uno con un potenziale del genere», dice Michael Reschke, direttore del settore giovanile delle “Aspirine” all’epoca, a Marc Spiegler di Sports Illustrated. «Chiamavo la palla, i ragazzi mi vedevano ma di proposito non me la passavano». Le immagini sono di “The Finish Line”. Nella lunga intervista concessa a Spiegler dice invece: «Una parte di me pensava: te la stanno rendendo difficile perché sei americano. Non riuscivo a capire che forse mi sarei solo dovuto impegnare di più». Il primo ritorno a casa: San José Earthquakes. Nel 2001 il Bayer vuole provare a vedere se c’è una qualche maniera di salvare il talento del giovane Landon dalle ganasce della nostalgia. L’investimento monetario deve per forza essere controbilanciato da un investimento umano: per questo viene ceduto in prestito per una stagione ai San José Earthquakes, California, MLS. >>> continua a leggere su L'Ultimo Uomo  Fabrizio Gabrielli scrive e traduce dei libri. Ha tradotto Lugones e collaborato con i blog di Finzioni, Edizioni Sur e Fútbologia occupandosi di Sudamerica, calcio e letteratura, anche in combine. Il suo ultimo libro si intitola "Sforbiciate. Storie di pallone ma anche no" (Piano B, 2012).- See more at: http://www.ultimouomo.com/the-legend/#sthash.zFHnJ2tt.dpuf  Fabrizio Gabrielli scrive e traduce dei libri. Ha tradotto Lugones e collaborato con i blog di Finzioni, Edizioni Sur e Fútbologia occupandosi di Sudamerica, calcio e letteratura, anche in combine. Il suo ultimo libro si intitola "Sforbiciate. Storie di pallone ma anche no" (Piano B, 2012).- See more at: http://www.ultimouomo.com/the-legend/#sthash.zFHnJ2tt.dpuf __________________________________________ Fabrizio Gabrielli scrive e traduce dei libri. Ha tradotto Lugones e collaborato con i blog di Finzioni, Edizioni Sur e Fútbologia occupandosi di Sudamerica, calcio e letteratura, anche in combine. Il suo ultimo libro si intitola "Sforbiciate. Storie di pallone ma anche no" (Piano B, 2012).

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(Francesco Federico Pagani) Giusto ieri sera sui profili ho seguito la finale del campionato MLS 2014. Vinta, come abbiamo già avuto modo di dire, dai Los Angeles Galaxy. Che con questo salgono a cinque successi nella propria storia, prendendosi la prima posizione dell’albo d’oro in solitaria distaccando i DC United di un titolo. Come successo già al termine della regular season ho contattato Giacomo Costa (www.socceritalia.it) per farmi una chiacchierata a conclusione della stagione. Galaxy campioni. Per quanto mi riguarda con merito, dato che i Revs – che pure hanno rischiato di spuntarla – hanno giocato una finale globalmente inferiore a Los Angeles. Che ne dici? Nella gara di ieri hanno sicuramente meritato i Los Angeles Galaxy. I Revs mi hanno deluso un po’, credo che abbiano giocato al di sotto delle loro possibilità, come gli stessi Galaxy. Gli americani sono abbastanza d’accordo sul fatto che è stata una delle peggiori partite dell’anno. Anche se è stata interessante lo stesso dato che si decideva una stagione intera. Nessuna delle due squadre ha voluto rischiare più di tanto e i giocatori che potevano cambiare il match sono rimasti nell’ombra quasi sempre. Alla fine l’ha spuntata anche la solidità dei Galaxy con un Omar Gonzalez difficilmente superabile quand’è in giornata, riesce quasi a far ben figurare Leonardo, il suo partner. Inoltre ha vinto per l’ennesima volta una difesa americana, come da tradizione. I primi mesi dell’anno non furono ottimi per la squadra di Los Angeles, poi l’esplosione di Zardes, il “ritorno” ai loro livelli di Donovan e Gonzalez e qualche invenzione di Bruce Arena hanno fatto sicuramente la differenza. Robbie Keane MVP. E a coronare il tutto il goal decisivo in finale, ai supplementari. Premio meritato? Sì, alla fine direi premio meritato. Anche se io avrei votato Nguyen. Perché 20 goal stagionali da centrocampista sono tanti, senza avere di fianco un Donovan che vince la classifica degli assist. Comunque grandissimo merito all’irlandese che è ancora ben messo fisicamente, d’altronde lo aveva dimostrato anche nel prestito all’Aston Villa, seppur sia passato ormai del tempo. Quest’anno ha giocato la sua miglior stagione e fisicamente, appunto, non mostra segni di cedimento preoccupanti. Si vede che ha ancora tanta fame di vittorie, lotta su ogni pallone e se la prende con l’arbitro anche per il minimo contatto dimostrando tanto agonismo. La finale di quest’anno è stata anche l’ultima partita della carriera di un grandissimo del calcio americano, Landon Donovan. Sicuramente un esempio da seguire per i più giovani… Donovan è l’idolo di ogni ragazzino americano che inizia a seguire il calcio. Trovare un altro volto così per il calcio americano sarà davvero difficile, anche perché il fatto che abbia giocato sempre negli Stati Uniti ha aiutato enormemente la crescita della MLS. Purtroppo si ritira già a 32 anni, una scelta inaspettata; avrebbe potuto giocare ancora, decisamente. Bisogna comunque rispettare la sua scelta, come è giusto che sia. Quanto perde L.A. con il ritiro di Donovan? Perde il miglior capocannoniere della storia della MLS e della Nazionale, miglior assistman della storia del campionato e un ragazzo capace di finire 7 volte nella Top XI della lega. Inoltre a livello di immagine e vendite (seconda maglietta più venduta dopo quella di Dempsey) è una perdita alla quale non puoi porre rimedio. I californiani hanno ora due Designated Players (Gonzalez e Keane), quindi potrebbero anche entrare nel mercato. Si dice siano interessati a Gerrard e Sneijder, ma sono solo voci. Cosa ti aspetti dalla prossima stagione? Quali pensi saranno le squadre che si muoveranno meglio sul mercato e partiranno come favorite? L’Orlando City si sta già muovendo bene. La stagione è finita ieri e già oggi avrebbero chiuso per Amobi Okugo, difensore centrale o centrocampista difensivo di Philadelphia che a questo punto non andrà in Bundesliga. Per il resto tutte dovranno rinforzarsi per arrivare ai play off e l’arrivo di due squadre competitive – almeno nelle intenzioni – come Orlando e New York City è un incentivo per tutte le altre, considerando l’addio del povero Chivas USA che era ormai un valore negativo sotto ogni aspetto per la Lega. In particolare mi aspetto nuovi acquisti dai Portland Timbers, soprattutto in difesa. Avrebbero preso Nat Borchers, molti lo conosceranno per la barba, non giovanissimo ma credo sia la mossa giusta per una difesa pessima. Nel 2013 avevano fatto grandi cose e il loro 4-2-1-3 era davvero bellissimo da guardare. Se sistemano la difesa saranno tra i favoriti. Come sempre tutte se la potranno giocare, in pochi avrebbero pronosticato il New England in finale. Inoltre l’expansion draft che si terrà tra qualche giorno, dove New York City e Orlando sceglieranno giocatori dalle altre squadre, cambierà le carte in tavola. Anche se difficilmente ci saranno giocatori forti non protetti dalle loro squadre, che ne possono salvare 10, più i vari Designated Players e Homegrown players. Poi il SuperDraft, dove se peschi bene puoi metterti in casa un Omar Gonzalez, un Besler o un Zusi, per fare esempi, se peschi male qualche giocatore inutile. Fonte: Sciabolata Morbida blog

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