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MLS Week #23, vittorie super per Sporting KC e Real Salt Lake
Scritto il 2014-08-17 da Franco Spicciariello su MLS
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Serata di exploit nel turno di Ferragosto della MLS, giunta alla Week #23. Dopo la vittoria di Houston su Philadelphia nel match giocato il 15, è toccato ieri notte a tutte le altre, con posticipo che invece vedrà DC United e Colorado Rapids oggi chiudere la giornata.

Grande giornata per Sporting KC - 4-1 al Toronto FC (vai alla Photo Gallery) - e Real Salt Lake - 2-1 ai Seattle Sounders - ora appaiate in testa alle rispettive Conference. Nella Eastern sale Columbus, che abbatte LA con 4 gol, mentre nella West vola al terzo posto FC Dallas, che ne rifila 5 in trasferta ai San Jose Earthquakes.

Si muove anche la classifica cannonieri, con la doppietta che porta l'attaccante dello Sporting KC Dom Dwyer a quota 16, a solo due dal connazionale Bradley Wright-Phillips. Segna anche Erick Torres, gol numero 14, unica luce dello spento Chivas USA.

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  • Classifica cannonieri e assist

Sporting Kansas City vs Toronto FC 4-1 (Highlights)

Davanti ai 20,730 fans at Sporting Park - ancora una volta tutto esaurito - una doppietta dal dischetto dell'attaccante inglese Dom Dwyer regala allo Sporting KC una vittoria pesante sul TFC, permettendo agli uomini di Peter Vermes di consolidarre la propria posizione in testa alla Eastern Conference con 5 punti sul DC United (che però ha due partite in meno). KC in vantaggio con Dwyer al 20', con bis dieci minuti dopo. Poco prima della pausa è l'avanti brasiliano Gilberto ad accorciare superando Jon Kempin, ma una gran punizione di Soony Saad al 54' batte Joe Bendik per il 3-1. A seppellire definitivamente il risultato è poi C.J. Sapong. Certamente non contento il coach del TFC Ryan Nelsen, ma nonostante la sconfitta i primi playoff della storia dei club canadese si avvicinano, ma il gruppo di Michael Bradley deve migliorare molto se vuole puntare alla MLS Cup, e il rientro a breve di Jermain Defoe (infortunatosi prima dell'All-Star Game) sarà certamente di aiuto.

Real Salt Lake vs Seattle 2-1 (Highlights)

Importante vittoria anche per il RSL, 2-1 ai Seattle Sounders al Rio Tinto Stadium, che torna così in testa alla Western Conference (con due partite in più di Seattle). Il caldo umido dello Utah si fa sentire nel primo tempo, ma nel secondo il match decolla, specie quando al 53' il piccolo colombiano Joao Plata infila Frei su un bell'assist di Luke Mulholland. E proprio Mulholland raddoppia per il gol vittoria che conferma il RSL quale serio contendente per il Supporters Shield. Inutile al 72' il gol di Chad Barrett, con Seattle incapace di rendersi ulteriormente pericolosa.

Columbus Crew vs LA Galaxy 4-1 (Highlights)

Nella serata in onore di Landon Donovan, campione di LA autore sempre di grandi prestazioni al Columbus Crew Stadium con la Nazionale USA, il Columbus Crew di coach Gregg Berhalter mette in campo la miglior prestazione da quando l'ex difensore di LA siede sulla panchina giallonera e stende in Los Angeles Galaxy del suo mentore Bruce Arena, costretto a dichiarare nel dopo partita: "Siamo stati sovrastati da Columbus". Ad aprire i giochi è Justin Meram dopo 23', seguito dieci minuti dopo da Ethan Finlay dopo un gran taglio in diagonale. Accorcia il giovane attaccante dei Galaxy Gyasi Zardes con il suo decimo gol stagionale al 4' del secondo tempo, ma Ben Speas e il centrale costaricano Giancarlo Gonzalez - tra i difensori top del Mondiale - azzerano le speranze di LA e rafforzano le speranze di playoff del Crew.

New England Revolution vs Portland Timbers 1-1 (Highlights)

Match movimentato al Gillette Stadium, con il New England Revolution in vantaggio con l'ex Sochaux Charlie Davies poco prima della mezz'ora, cui risponde il difensore inglese Liam Ridgewell al 65'. Squadre entrambe pericolose nel secondo tempo, con vari botta e risposta, ma incapaci di trovare i tre punti che servirebbero loro come il pane, visto che chiudono la Week #23 ai bordi (esterni) della zona playoff.

San Jose Earthquakes vs FC Dallas 0-5 (Highlights)

Brutta serata al Buck Shaw Stadium di San Jose per gli Earthquakes, sepolti sotto cinque reti (a zero) dal FC Dallas, che infligge ai californiani la peggiorsconfitta interna della loro storia. Letale per i Quakes l'accoppiata d'attacco texana composta da Tesho Akindele (tripletta) e Fabian Castillo (doppietta), capace di affettare la difesa avversaria. Serata storta anche per l'attaccante e capitano dei Quakes, Chris Wondolowski, che sbaglia un penalty poco prima della fine del primio tempo sullo 0-2. Ma sarebbe probabilmente servito a poco, con SJ ora a 9 punti dalla zona playoff e senza match da recuperare. Bene Dallas, che si riprende dall'eliminazione in US Open Cup e veleggia tranquilla al terzo posto nella Western Conference.

Chivas USA vs Vancouver 0-0 (Highlights)

Nel deserto (4.215 presenti) che ormai circonda le partite del Chivas USA allo StubHub Center i Vancouver Whitecaps perdono l'occasione di allungare su Portland, distante due punti (ma i Timbers hanno una partita in più) portando a casa solo uno 0-0, triste come l'ambiente che ha circondato il match. Qualche occasione da entrambe le parti, con Dan Kennedy bravo a salvare sul giovane attaccante Omar Salgado prima dell'ora di gioco, e con l'attaccante biancorosso Erick "Cubo" Torres (14 gol, terzo in classifica cannonieri) che si mangia un gol poco dopo. Per Vancouver la buona notizia è il sesto match senza subie sconfitte, mentre il Chivas USA continua a latitare in fondo alla Western.

Montréal Impact vs Chicago Fire 1-0 (Highlights)

Doveva pensarci decisamente prima il Montreal Impact ad andarsi a prendere uno come Ignacio Piatti, i cui piedi hanno per la prima volta illuminato il Saputo Stadium (non che tutti i problemi siano risolti per Les Bleus), con un Marco Di Vaio apparso ringiovanito e spesso pericoloso. E' proprio lex attaccante di SS Lazio e Juventus ad appoggiare in rete il gol vittoria a chiusura di un'azione sulla sinistra di Eric Miller e Maxim Tissot. La vittoria serve a poco all'Impact, ultima assoluta con 17 punti distante ben 11 lunghezze dai NY Red Bulls per l'ultimo posto disponibile per i playoff, ma almeno dà coraggio ad un team che arrivava da sei sconfitte consecutive, anche in vista della Champions.

Houston 2 – Philadelphia 0 (Highlights)

giocata il 15 agosto -> vai all'articolo

Viaggio nella squadra con il tifo più "europeo" della MLS, espressione di una città con una grande cultura sportiva: il futuro del calcio degli States, visto oggi. «Posso solo dire che sono contento di esser stato parte di tutto questo, di aver visto questa cosa, come dire, nella mia vita», dice un signore attempato, sulla sessantina, con in testa un cappellino dei Seattle Sounders, la squadra di calcio della capitale dello Stato di Washington. «Perché io ho visto i momenti brutti. Ho visto… il niente. E ora vedo questo, e dico Grazie, Grazie, ogni volta che entro nello stadio, perché non avevo mai sperato di poter vedere una cosa del genere nella mia vita». A parlare è Frank MacDonald, ex-direttore Pr dei Seattle Sounders, dei primi Sounders, quelli fondati nel 1974 e disciolti nel 1983, nell’allora NASL, la prima grande Lega americana di calcio, che era, per dirla con un eufemismo, “in anticipo sui tempi”. Lo fa ai microfoni di Copa90, un’interessante web-series di documentari calcistici. MacDonald esprime un pensiero abbastanza tipico nella sua generazione di persone del calcio in America, quelli che hanno visto il calcio fallire per tanti anni (prima con la NASL, poi con la prima versione della MLS, quella, per dirla in parole povere, “pre-Beckham”). Ma se la gioia, o per giunta l’incredulità, per l’ora-assodato successo del calcio in America è sentimento abbastanza tipico per un appassionato di calcio americano di sessant’anni, non c’è niente di tipico quando si parla di calcio, e di sport, nella città di Seattle. Seattle non è una città immensa. Non conta più 650.000 persone. Eppure, ha sempre avuto una cultura sportiva, e soprattutto di tifo, straordinaria. Il sentimento cittadino per i tristemente defunti Sonics, ex-squadra della NBA, era calorosissimo, era parte del tessuto sociale urbano, e la loro morte ha creato un vero e proprio trauma collettivo, da cui è poi nato un movimento per riportare il basket a Seattle, che si corona con la produzione di un documentario, SonicsGate: Requiem for a Team, che illustra in maniera lampante le irregolarità del team di investitori capitanato da Clay Bennet che finirono per sancire l’addio definitivo da Seattle e l’approdo nell’Oklahoma, dove diventarono i preferiti di tutti gli hipster del basket, gli Oklahoma City Thunder. Una cosa del genere, in altre città orfane di squadre di basket, non è mai successa: non a St. Louis, non a Cincinnati. Ma Seattle è speciale: ama il suo sport. Tutto il suo sport. Prendiamo il football americano: i Seattle Seahawks, vincitori del Superbowl del 2014, godono di una delle fan-base più rumorose e calorose di tutta l’NFL: talmente rumorosi che sono noti come The 12th Man, Il Dodicesimo Uomo, e talmente fondamentali per i successi della squadra che la maglia numero 12 è stata ritirata dalla proprietà, manco fosse quella di Baresi, proprio in segno di rispetto verso i tifosi. E tutto questo alla faccia del fatto che stiamo parlando di football americano a Seattle; un luogo talmente poco storicamente legato allo Sport Nazionale del Mid-West che nella fantastica serie Friday Night Lights (la miglior serie tv a sfondo sportivo mai creata) i riferimenti al football a Seattle sono un running joke in più puntate della serie. Do they even have football in Seattle? chiede la moglie del coach, ridendo, in una scena memorabile. La risposta è chiara: eccome se c’è, e, a giudicare da come vanno i Cowboys, meglio rendersene conto, amici texani. Il discorso vale anche per il calcio. I tifosi dei Sounders sono diversi da tutti gli altri tifosi di calcio in America. C’è un articolo, sul sito di approfondimento sportivo americano Bleacher Report, dal titolo Seattle Sounders have the Best Fans in Pro-Sports. Non è cosa da poco: fermatevi un attimo a ragionare su cosa voglia dire per un sito di sport americano, un sito che quindi parla di football, hockey, baseball e basket, uscire con un articolo con un titolo del genere. E la cosa bella è che non si tratta del tipico esempio di “giornalismo” sensazionalistico dell’era di internet e del click-baiting – es. Questo pipistrello che mangia una banana è la cosa più dolce del mondo – no: è proprio la verità. Non esiste niente di simile, in America, e forse al mondo. Prima di tutto, i tifosi marciano allo stadio tutti assieme, ogni partita, dietro enormi striscioni, suonando tamburi, e cantando. Dal centro allo stadio. E quando ci arrivano, non smettono mai di cantare, dall’inizio alla fine. In tanti. Presente quando si urla Tutto lo stadio? Bene, a Seattle è letteralmente così. Cantano tutti, e stanno tutti in piedi, anche in tribuna. In una partita importante, vedere meno di sessantamila tifosi paganti al Century Link Field sarebbe una delusione. Anche il numero di tifosi paganti medi è pazzesco: quarantottomila, un dato sensazionale, se si pensa che l’attendance media nelle partite di MLS è meno della metà, e che è più di quanto non faccia l’AC Milan, che invece ha a sua disposizione uno stadio da quasi novantamila posti e una città con una cultura calcistica secolare. I tifosi dei Sounders, poi, sono diversi da quelli delle altre squadre della MLS: perché sembrano dei tifosi veri. Dei tifosi europei. Anche meglio dei tifosi europei medi: sono proprietari di parte della società, e hanno diritto di voto per l’elezione del General Manager ogni quattro anni, e quattro occasioni d’incontro con la dirigenza all’anno. Sono organizzati, sono strutturati, sono inclusivi, anti-fascisti, anti-omofobici e anti-razzisti. Lo dicono loro stessi, e con l’accento americano suona strano: We are antifa supporters. Hanno dei veri gruppi (non userei la parola ultras, perché sono civili) con dei veri nomi. Il gruppo più grande sono gli Emerald City Supporters, ma ci sono anche i Gorilla FC, e i La Barra Furza Verde (il gruppo ispanico).  Il quoziente ispanico è particolarmente rilevante, come in tutto il calcio americano, ma i Sounders hanno un’altra cosa che le altre squadre non hanno: il loro capo-curva è una donna. Una donna ispanica. Poi, ovviamente, i ragazzi che suonano i tamburi dall’inizio alla fine sono filippini. L’esperienza del tifo a Seattle è collettiva, e trasversale, taglia la città dall’alto al basso, dai quartieri ispanici a quelli filippini, dai bianchi agli afro-americani. E tutti quanti cantano e ballano e, a un certo punto,pogano. L’unica altra squadra nella MLS che può contare su un tifo anche vagamente paragonabile sono i Portland Timbers. Ma non è un caso: i Timbers sono i rivali dei Sounders. E rivalità, in America, vuol dire qualcosa di diverso che qui da noi. Gli elementi base sono gli stessi, chiaro, ma la rivalità è vista diversamente che da noi, o forse non è corretto dire “vista”, piuttosto, è “raccontata” in modo diverso.  Un esempio: la storica rivalità tra i Brooklyn Dodgers e i New York Giants. È nota come la miglior rivalità negli sport americani. Ed è una cosa importante. Talmente importante che, quando i Giants si spostarono a San Francisco, l’allora presidente dei Dodgers decisedi spostare a sua volta la squadra a Los Angeles per permettere alla rivalità di continuare. Non c’è molto altro da dire, oltre a questo, se non che in America si possono fare discorsi qualitativi sulle rivalità (fate una ricerca su Google scrivendo Which sports rivalry is the best rivalry e vedete cosa viene fuori), che sono una parte fondamentale dell’esperienza sportiva americana, parte della narrazione, a tal punto che i palinsesti televisivi sono strutturati apposta per ricreare il più possibile questo modello di racconto sportivo. E si ripresenta a tutti i livelli. La rivalità tra i Lakers e i Celtics è nota a tutti, ma per fare audience ESPN trasmette ogni anno la partita tra Ole Miss e Alabama nel college football, oppure quella tra Missouri contro Nebraska, o North Carolina contro Virginia. Queste rivalità hanno un nome proprio: ad esempio, quella (meravigliosa) tra Auburn e Georgia si chiama “Deep South’s Oldest Rivalry”. La cosa arriva fino alle High-school texane e alle loro assurde rivalità decennali con la squadra di football del paese affianco. Nel calcio ce n’è una sola: quella tra i Seattle Sounders e i Portland Timbers. È una cosa seria: ha pure una sua pagina dedicata su Wikipedia (conta ben sei capitoli e quindici sottosezioni). Nel primo paragrafo si legge che «la rivalità tra Timbers e Sounders è una delle più intense dell’intero panorama sportivo americano». È l’unica paragonabile a un derby europeo. Ed è nata, in parte, dalle ceneri dell’acerrima rivalità tra i Seattle SuperSonics e i Portland TrailBlazers nella NBA – rivalità che è stata sfortunatamente interrotta, appunto, quando i Sonics sono diventati i Thunder di Oklahoma City. Una rivalità che sta rinascendo, oggi, sul campo da calcio. Quindi, sì, è chiaro, l’abbiamo detto noi e lo stanno dicendo in tanti, da tanti anni: il calcio negli Stati Uniti sta cambiando, l’attenzione sta aumentando, il livello tecnico sta migliorando, i soldi stanno girando, la gente lo segue sempre di più, ovunque. Ma se vogliamo vedere, oggi, uno spaccato di cosa potrebbe essere il calcio in America nei prossimi anni, non serve una macchina del tempo. Se vogliamo vedere dei veri tifosi, una squadra veramente amata, uno stadio pieno, un vero derby, be’, non ci sono altre scelte. Basta andare a Seattle, oggi, per vedere una città che vive per il calcio. Non è più un sogno di pochi calciofili di vecchia data come il signor MacDonald. È una realtà. Una città Americana che ama il calcio. Chi l’avrebbe mai detto? Fonte: Timothy Small - Rivista Undici

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Il calcio gli manca, ma forse non quello giocato. Infatti Landon Donovan, leggenda dei LA Galaxy e della Nazionale USA, ha deciso di rientrare nel calcio, ma attraverso un suo club in quel di San Diego. Lo scoop è del giornale canadese Ottawa Sun, secondo il quale Donovan, insieme all'analista di FOX Warren Barton, vuole lanciare un team nella USL (Div. III del soccer americano) a San Diego. Già lo scorso dicembre era emersa la notizia dell'acquisto da parte di Donovan e Barton dei San Diego Flash della NPSL (Div. IV), mentre ad aprile Donovan aveva annunciato il suo fidanzamento e il trasferimento a San Diego, dove sta costruendo una villa a La Jolla. Ma l'obiettivo finale sarebbe una franchigia in MLS, laddove a San Diego il calcio di prima divisione manca dal 1984, quando chiusero i San Diego Sockers - club in cui militarono grandi come un giovane Hugo Sanchez (in seguito capocannoniere al Real Madrid), il capitano della grande Polonia del 1974 Kazimierz Deyna e il messicano Leonardo Cuellar - e la stessa NASL. Il progetto di Donovan e Barton potrebbe infatti essere l'embrione del più ampio tentativo guidato dal proprietario dei San Diego Padres (Major League Baseball) di costruire un nuovo stadio per il calcio, per il quale lo spazio arriverebbe nel momento dell'addio dei Chargers della NFL, destinati ad essere trasferiti. Recentemente, in un'intervista a Sports Illustrated, l'MLS commissioner Don Garber ha affermato di aver avviato delle conversazioni con alcuni gruppi a San Diego, ma che il tutto sarebbe davvero preliminare, anche se l'annunciata espansione a 28 apre molti spazi.

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A guarde Steven Gerrard, non sembra proprio essere un atleta pronto ad entrare nel suo ultimo anno di carriera. Ma l'ex capitano del Liverpool e della Nazionale inglese tornerà a Los Angeles a gennaio, e sembra ormai chiaro che questa sarà la stagione finale. “Non sono sicuro al 100% - ha dichiarato al Daily Telegraph in un intervista rilasciata presso il suo ristorante "Vincents", al centro di Liverpool - ma credo che questo sarà il mio ultimo anno da giocatore”. Il saluto di Steven Gerrard ad Anfield lo scorso maggio Ciò che però sembra preoccupare di più Gerrard è il dopo. Al momento non sembra avere in mano nulla, se non una vaga promessa del Liverpool che ci sarà qualcosa per lui. Una situazione simile a quella di altri giocatori della cosiddetta "golden generation" (che però con la Nazionale nulla ha vinto), tipo Frank Lampard, pieni di entusiasmo e idee ma ormai disincantati. “Dovrebbero ricevere offerte che non si possono rifiutare", spiega Gerrard. "Se uno ha giocato 100 volte in Nazionale e 700 match a livello di club, come può la FA lasciarlo andare? Hanno troppo da offrire. In molti club non succede. Guarda il Manchester United con Ryan Giggs o il Barcellona con Pep Guardiola, che hanno detto loro 'quando avrete finito succederà questo'. “Mi spiace non aver iniziato a prendere i patentini quando avevo 21/22 anni. All'epoca ho sprecato un sacco di tempo negli hotel a guardare 'The Office' e 'I Soprano'. Avrei dovuto prendere il patentino CBA all'epoca per poi poter diventare allenatore ora. Ho avuto recentemente un meeting con la FA e mi hanno detto che ora intendono trovare il modo di coinvolgere di più chi ha giocato in Nazionale un certo numero di partite. Gente quale Jamie Carragher e like Robbie (Fowler) ha troppo da dare per essere lasciata andare". “Ammiro Gary Neville e il suo aver fatto il salto così prest, specialmente in un grande club come il Valencia. Sapevo che Gary era uno che avrebbe potuto avere un ruolo. Bisogna togliersi il cappello”. Gerrard ha recentemente scritto nella sua biografia che avrebbe voluto che il Liverpool facesse di più per tenerlo, in campo o come membro dello staff. “Sarei potuto rimanere nel gruppo, magari con un piano a più fasi". Nelle ultime settimane si è allenato a Melwood sotto la guida del tedesco Jurgen Klopp, sì da arrivare preparato a fine gennaio per il ritiro coi LA Galaxy in vista della stagione 2016 della MLS. “Ho parlato con Klopp. Non ho ricevuto offerte, ma il club si è dichiarato disponibile, seppur senza entrare nei dettagli". Gerrard in allenamento a Melwood “Mi hanno accolto bene. Avrò sempre un debole per il Liverpool e per la FA, ma quando sono a casa intendo lavorare e girare tra i vari club per osservare gli altri allenatori e acquisire esperienza. Di base sarà disponibile da novembre, dicembre, 2016. Tutto il mondo saprà che sono disponibile, e a quel punto sarò al 75% del mio eprcorso da allenatore. Ho il sogno e l'aspirazione di diventare allenatore e dirigente, ma al momento non sono pronto a dirigere. Quando inizi a preparati capisci che è tutt'altro dallo giocare. Devi controllare 25 uomini con personalità molto diversi”. Nel frattempo Gerrard sta imparando da Klopp. “Mi sono allenato con lui un paio di settimane. Ero un suo grande fam già da prima che arrivasse al Liverpool, ma vederlo lavorare coi singoli giocatori è davvero eccitante". Che quello di allenatore fosse il destino prossimo di Gerrard lo sa anche Bruce Arena, coach e GM dei LA Galaxy, - ed ex CT della Nazionale USA - che già lo scorso agosto spiegava come "il prossimo passo di Gerrard è quello di diventare allenatore, non ho dubbi. Sta studiando molto tutto quello che succede qui. Parliamo spesso di ciò che ha fatto al Liverpool e compariamo i nostri appunti". E tra meno di un mese proprio da un uomo di grande esperienza come Arena Gerrard tornerà ad imparare, anche se prima dovrà pensare a guidare i Galaxy sul campo alla sesta MLS Cup della loro storia.

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