E' un po' la sorpresa della MLS 2014 Bradley Wright-Phillips, attaccante inglese attuale capocannoniere nella lega americana, e sicuro candidato al premio MLS MVP (miglior giocatore), oltre che fratello del più famoso Shawn Wright-Phillips.
Tanti gol sino ad ora (ben 18, ad uno solo dal record di Juan Pablo Angel, ma con ancora 11 match da giocare), e alcune super prestazioni come contro l'Arsenal o con le MLS All-Sars contro il Bayern Monaco, hanno attirato l'attenzione di vari club a livello internazionale - come confermato dal DS dei NYRB, lo scozzese Andy Roxbourgh - e dei media del suo paese, a comiciare da The Guardian, che gli ha dedicato un ampio servizio con tanto di intervista che dà spazio ai ricordi del giocatore, a cominciare dal suo primo viaggio a NY, allora tredicenne..
“Fu un qualcosa di speciale. Ho dei parenti a New York. E quando ero lì io e mio cugino comprammo una maglia dei MetroStars. penso fosse della Nike, e ci piaceva il rossonero. E adesso, anni dopo, sto giocando per i New York Red Bulls [la reincarnazione degli ex New York/New Jersey MetroStars].”
Wright-Phillips lo scorso anni si è ritrovato col contratto scaduto al Charlton Athletic e con la possibilità di allenarsi coi New York Red Bulls. Un provino trasformatosi in contratto, e che gli ha permesso di trovarsi a giocare accanto a nient'altri che Thierry Henry, e di diventare capocannoniere della Major League Soccer.
"Avevo stottostimato la MLS. O non ci avevo pensato. E poi mi sono trovato qui, ho guardato alcune partite, con squadre che ce la mettevano tutta. Ed essendo a New York, non c'è città migliore in cui stare, con le migliori strutture che abbia avuto da quando ero al Manchester City o al Southampton. Qundi ho pensato, 'Perché no? E ho colto l'opportunità".
Una scelta quella di Wright-Phillips, che segue quella di altri connazionali come l'ex centrocampista del Derby County Giles Barnes, che sta facendo bene alla Houston Dynamo. Una crescita che indica un trend che significa che la MLS si sta integrando pienamente nel "football business" globale, senza contare i super ingaggi dei vari David Beckham, Henry e, più recentemente, David Villa, Frank Lampard e Kaká che nel 2015 giocheranno con le expansion franchises New York City FC (Villa e Lampard) e Orlando City (Kaká).
Qualche giocatore - quale l'ex terzino di Arsenal, Chelsea e Nazionale inglese Ashley Cole - passato alla AS Roma invece di volare oltre oceano, ha invece parlato male della MLS. Wright-Phillip è stato invece più pragmatico:
Posso capirlo, se sei un top player in Premier League con la voglia di andare solo in un altro club di Premier, ma non era quella la mia situazione. Giocare qui non è differente dal giocare nel Championship o in una buona squadra di League One … e non crederete al numero di chiamate e sms che ricevo ogni settimana da giocatori che vogliono venire qui.
Wright-Phillips è comprensibilmente cauto in relazione a qualsiasi voce di trasferimento, e insiste su come si trovi bene a New York, che ha visto come un nuovo inizio. E quando gli si chiede dell'esperienza con le All-Stars si anima:
“Non sapevo cosa aspettarmi, ma sono stati tre giorni bellissimi, anche solo incontrare i ragazzi e giocare con loro. Mi piacerebbe vedere una cosa del genere in Premier League? Ci stavo pensando in aereo tornando da Portland. In realtà sin da bambino ho sognato di vedere una squadra con i migliori giocatori della Premier League contro i migliori di Serie A e Liga. So che sarebbe difficile, ma ne parlerei coi miei compagni: "Immagina Thierry Henry in attacco con Wayne Rooney…’ Giusto qualcosa che fosse un riconoscimento per i migliori a fine stagione. Penso sarebbe grande.
Tanta Premier League.
“Certo! mi alzo alle 7 o quando serve, e qui ci sono tutte le partite in diretta. Non penso che la gente in Inghilterra si renda conto di quanto calc io guardiamo qui, Non mi manca. Chi arriverà tra i primi 4 quest'anno? Di solito è facile - l'Arsenal è la mia squadra e si è rafforzata. Manchester City e Manchester United saranno lì, come il Chelsea. Sulle retrocessioni non saprei. La lega migliora anno dopo anno, e le squadre promosse rischiano se non comprano, ma non ho idee [su chi rischia]”
Può sembrare strano venire fuori dalla bolla del calcio inglese diritti dentro un'altra cultura. Wright-Phillips menziona come la classica mentalità dei giocatori inglesi del genere "abbiamo inventato il calcio" possa fermare qualcuno dal guardare oltre casa propria quando invece ci sono crescenti e realistiche opzioni di carriera da altre parti. E per quanto riguarda lui?
“Finché gioco bene sono felice, e sono felice dovunque giochi".
Al momento, è molto felice, conclude il Guardian.
Fonte: The Guardian










































