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USL Pro, Orlando in testa. In 20,000 a Sacramento!
Scritto il 2014-04-27 da Giacomo Costa su NASL USL PRO
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Si è giocata nella notte la USL Pro, però, prima di qualunque risultato e di qualunque classifica, bisogna sottilineare i 20 mila spettatori che Sacramento è riuscita a portare allo Hughes Stadium per una partita della terza lega per importanza del paese. Tanto per dire, nessuno nella Lega Pro 1A e 1B ci è riuscito.

Peccato per il risultato, che ha visto il Sacramento Republic guidato da Preki (ex nazionale USA e 2 volte MVP nel 1997 e 2003) sconfitto per 2-1 dagli Harrisburg City Islanders.

Guarda gli highlights del match.

"Avere 20.000 persone allo stadio qui è incredibile", ha spiegato l'attaccante Adam Jahn, nato e cresciuto vicino Sacramento e arrivato in prestito dai san Jose Earthquakes. Suo il gol del momentaneo pari al 32', il primo di sempre in casa della squadra entrata in USL Pro quest'anno. Ma al 52' un tiro di Morgan Langley rovina - ma non troppo - la festa di 20.000. Il Republic giocherà in tutto tre partite allo Hughes Stadium, per poi trasferirsi nel nuovo stadio per il calcio da 8.000 in corso di realizzazione all'interno di Cal Expo.

Orlando ha vinto per 1-2 in casa dell'OKC Energy grazie ad un super Molino ('90, 6° goal stagionale) che ha siglato un goal e all'altra rete di Chin. I LA Galaxy II seguono a 3 punti di distanza dopo aver pareggiato con l'Arizona United per 1-1, rete del '94 Raul Mendiola (6 partite, 1 goal, 3 assist).

Venerdì le riserve dei Chicago Fire (che non partecipano al campionato) hanno battuto per 3-2 i Charlotte Eagles. C'è da dire che le riserve della franchigia dell'Illinois schieravano quasi tutti giocatori della prima squadra a causa della loro giornata di "riposo" nella Major League Soccer. Decisivi infatti Anangono (2 goal), Amarikwa (goal) e Shipp (assist).

Dopo aver assistito in prima persona al successo dello sbarco dell'Orlando City in Major League Soccer, l'MLS Commissioner Don Garber ha confermato pubbliciamente che il nome del prossimo expansion team sarà reso noto di qui a “45-60 giorni”. La MLS vede attuamente 20 squadre per il 2015, con LA ed Atlanta pronte ad entrare nel 2017. Ci sarebbe poi Miami, la franchigia di David Beckham, già annunciata un anno fa ma al momento in grossa difficoltà a causa della mancanza di uno stadio. Al momento comunque la MLS cerca la franchigia numero 24, che entrerà nel campionato entro il 2020. LEGGI: MLS Expansion: Minneapolis, Miami e Sacramento per due posti Al Citrus Bowl di Orlando erano presenti i rappresentanti di entrambi i gruppi di Minneapolis e poi Sacramento, St. Louis e San Antonio. Ecco le parole di Garber: “Nei prossimi 45/60 giorni, senza alcun dubbio, annunceremo l'espansione. C'è così tanto interesse nell'expansion che dobbiamo stare attenti. Dobiamo pensare ad un piano che ci consenta di catturare quest'enorme interesse che siamo riusciti ad attrarre”. Dato che ormai Las Vegas è fuori dalla corsa per il 2020, ma non è del tutto fuori obiettivo, non è da escludere che la MLS possa allargare i propri obiettivi, e si parla già di una possibile quota 28 squadre entro il 2022, considerato il sempre maggior numero di città e di investitori pronti a mettere i soldi necessari ($100 milioni) per l'expansion fee e per costruire uno stadio. LEGGI: Expansion MLS, i Minnesota Vikings insistono Con Sacramento, Minneapolis e San Antonio che già vedono dei team di successo nelle divisioni inferiori USL e NASL, è facile vedere già delle nuove franchigie pronte alla MLS. A queste potrebbero far seguito Indianapolis, che fa grandi numeri nella NASL e sta per avere un proprio stadio, e magari St. Louis, la culla del soccer USA, a completare la presenza della lega nel Midwest. In tutto questo entusiasmo da expansion chi preoccupa è però è Miami, che nonostante la spinta della lega e di David Beckham, al momento non sembra avere un futuro certo. Dopo i due no ricevuti su due aree per lo stadio, la prossima deve essere la volta buona. “La prossima scelta deve andare in fondo", ha dichiarato una fonte vicina a Becks al Guardian. “Non ci sarà una quarta opzione. Non ci sarà un'altra possibilità. Lo stadio della Florida International University potrà essere considerato solo in via temporanea”. Il problema è che senza stadio, a Miami non ci sarà alcuna franchigia MLS, che non intende replicare il fallimento che costrinse alla chiusra del Miami Fusion nel 2002.  

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Quattro concorrenti, tre città, due posti. Questa la situazione della corsa all'expansion MLS dopo l'esclusione di Las Vegas causa problemi per lo stadio (per Garber se ne riparlerà nel 2018). Mentre la questione del rinnovo del contratto collettivo dei giocatori rimane la priorità per la MLS - al momento il rischio di uno sciopero è ancora forte - le discussioni sull'expansion a 24 entro il 2020 continuano, visto anche che le decisioni finali dovrebbero essere prese entro giugno 2015. LEGGI: MLS, in pista per l'ingresso Minneapolis, Sacramento e Las Vegas La situazione vede in pole position la città di Minneapolis, fortemente vouluta dalla MLS, essendo il 15° mercato TV americano e la quinta città per numero di società incluse nella lista Fortune 500. Questi numeri, più il trovarsi nel Midwestern e l'avere alle spalle due gruppi pienamente qualificati, ne fanno la candidata ideale. L'offerta dei Minnesota Vikings ricorda molto quella di Arthur Blank e degli  Atlanta Falcons, che entreranno nel 2017 quando sarà pronto il nuovo stadio per il team NFL (già raccolti depositi per 17.000 abbonamenti). I Vikings non hanno alcun collegamento con la comunità calcistica locale, ma hanno uno stadio da $1 miliardo in costruzione. Stadio che è stato disegnato per riadattarsi a 25.000 posti in occasione dei match calcistici. Inoltre va ricordato che in MLS sono vari i proprietari NFl, e sono loro a votare per l'ammissione di un nuovo gruppo. LEGGI: Expansion MLS, i Minnesota Vikings insistono A competere con i Vikings c'è il Minnesota United ,della North American Soccer League, alleatosi con i proprietari di Minnesota Twins e Timberwolves. Lo Uninited è un club la cui storia va indietro sino al 1990, e l'ascesa in MLS rappresenta anche l'unica chance di sopravvivenza. ma il suo successo dipende dalla capacità di costruire uno stadio da calcio a downtown Minneapolis. I soldi ci sono, l'area pure. Va solo definita la partnership con la contea.  La decisione è prevista tra aprile e maggio per poi pensare alla franchigia numero 24. LEGGI: Il Minnesota United e i Twins insieme per la MLS La corsa è tra l'immaginanzione e la certezza. L'idea di avere a Miami un team di David beckham sembra fantastica. Se sarà capace di attrarre investitori e avere l'ok per uno stadio allora Beckham avrà la squadra, Ma al momento è più facile a dirsi che a farsi. Lo stesso Board of Governors sembra preoccupato degli scarsi progressi a Miami dopo i due rifiuti da parte delle autorità locali per aree sull'oceano dove costruire lo stadio. A giugno si faranno i conti, e nel frattempo Sacramento aspetta. LEGGI: Garber avverte Beckham: "Senza stadio, niente MLS per Miami" Il Sacramento Republic, squadra della capitale della California, l'anno scorso ha attirato un pubblico record nello USL Pro vinto all'esordio. Teoricamente il club potrebbe essere pronto per la MLS già nel 2016. Il suo stadio, il Boney Field, potrebbe infatti essere allargato a 14.000 posti da subito mentre nel frattempo prenderebbe il via la costruzione del nuovo stadio. Inoltre, l'ingresso nella partnership dei proprietari dei Sacramento Kings della NBA e dei San Francisco 49ers della NBA, ha tolto ogni dubbio sulla solidità del club. Certo, l'ingresso di Sacramento era assolutamente imprevisto quando due anni fa la MLS ha fissato l'obiettivo 24 squadre per il 2020, ma ora il club rispetta tutti i parametri della candidatura perfetta, e nonostante MIami, sarà difficile dire no. Chi è preoccupato però è la proprietà dei San Jose Earthquakes, che aprirà quest'anno il suo Avaya Stadium, e vorrebbe evitare concorrenza territoriale da parte del Sacramento Republic, che giocherà a meno di 200km di distanza, anche se nel caso la certezza che un club a San Francisco non sarebbe più un rischio. E dopo? Con l'arrivo di Atlanta, Los Angeles FC, Minneapolis e una tra Miami e Sacramento, a quota 24 la MLS dovrebbe fermarsi, ma è sicuro che la discussione ripartirà immediatamente. Guardando in avanti, St. Louis e le texane San Antonio e Austin hanno già espresso interesse, mentre Indianapolis - che sta avendo grande successo di pubblico nella NASL - potrebbe entrare in gioco una volta costruito lo stadio, per il quale manca poco. E non finisce mica così...

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E’ di pochi giorni fa la notizia che la USL Pro, ora spalleggiata e foraggiata dalla MLS, ha presentato domanda alla U.S.S.F. per poter così guadagnare lo status di seconda divisione nel panorama del soccer Usa strappando così il posto alla Nasl, che se dovesse essere retrocessa a terza divisione americana verrebbe così condannata al fallimento. Le ragioni di questa mossa da parte dei dirigenti della USL hanno radici antiche di odio atavico risalente al 2009, quando l’allora commissioner della lega Francisco Marcos, decise di vendere la lega alla società NuRock senza consultare i proprietari delle squadre, molti delle quali avrebbero invece voluto che la lega fosse venduta ai titolari delle franchigie. La decisione di Marcos creò una scissione all’interno dei piani bassi della piramide del soccer a stelle e strisce, costringendo così la federcalcio a creare per il 2010 una USSF D2 provvisoria mentre l’allora USL Second Division rimase con appena cinque squadre. I proprietari delle franchigie ribelli decisero così di creare una nuova lega con l’ambizioso nome di Nasl, che seppur non avendo nessun collegamento diretto con la storica lega fallita nel 1984 se ne considera l’erede morale e materiale, tanto da annoverare nei propri ranghi nomi storici di quelle che furono alcune tra le squadre di grido in quegli anni, New York Cosmos in testa ma anche Fort Lauderdale Strikers e Tampa Bay Rowdies. Nel frattempo la U.S.S.F. ha insignito la Nasl. del titolo di seconda divisione retrocedendo così la storica USL al ruolo di serie C americana. Le due leghe con gli anni si sono rinforzate, la USL ha fuso le due divisioni, e dopo l’insuccesso delle squadre caraibiche di Puerto Rico ed Antigua ma anche altre franchigie fallimentari come l’F.C. New York si è via via ingrandita aumentando ogni anno il numero delle proprie squadre, ma la vera svolta che ha dato nuova linfa alla nuova USL Pro sono stati gli accordi di partnership con la MLS, sfociati in affiliazioni delle franchigie USL con le più titolate squadre di MLS diventando così ufficialmente il vivaio della massima serie a stelle e strisce. Nel 2014 la MLS è passata dalle affiliazioni alle squadre B come avviene in molti campionati europei, come in Germania e Spagna. Questo ha portato ad una crescita smisurata della USL Pro che dopo tanti anni di campionato a girone unico si trova dalla stagione 2015 ad ospitare ventitré squadre divise in due conference. La Nasl nel frattempo, dopo aver perso Montreal Impact, emigrati nella più prestigiosa MLS e Puerto Rico Islanders, è passata dalle sette franchigie della Spring Season 2013 alle attuali undici squadre includendo nei propri ranghi gli storici New York Cosmos, Indy Eleven, Ottwa Fury e Jacksonville Armada. Sebbene la USL Pro conti al momento più del doppio delle squadre annoverate dalla Nasl la composizione delle due leghe è molto diversa, in quanto essendo diventata ufficialmente o quasi la succursale della MLS dove vengono mandati i giovani interessanti per farsi le ossa, e salari inferiori rispetto alla Nasl, sarebbe giusto visto anche il grande lavoro della lega del commissioner Bill Peterson e dei suoi predecessori senza avere le spalle coperte dalla MLS, (che anzi spalleggia la USL unendo l’atavico odio della lega satellite verso i traditori alla paura di poter avere un giorno una temibile concorrenza e dover così alzare e non di poco il salary cap e magari rinunciare al modello unico al mondo di entità unica) che la federazione lasciasse le cose come stanno. Non è ancora dato di sapere cosa deciderà la U.S.S.F., ma quel che si spera è che l’ennesima soccer war, stavolta una guerra fredda, almeno per ora, termini senza lasciare morti sul terreno, e che il buon senso stavolta trionfi sull’odio generato dalle fazioni in lotta l’una contro l’altra. Pochi mesi fa il commissioner della Nasl  aveva addirittura affermato che le squadre della Nasl potrebbero tranquillamente ben figurare in Concacaf Champions’ League, ma la realtà è che il parco giocatori della lega è comunque composto in prevalenza di carneadi, ex universitari convocati al superdraft e non selezionati dalle squadre della MLS, giocatori proveniente dalla USL Pro, ragazzi stranieri di nascita ma formatisi nel sistema calcistico della NCAA, atleti che han fatto panchina nella MLS e qualche vecchia conoscenza che aveva discretamente figurato in prima divisione ed alcuni nazionali e non degli stati caraibici e centroamericani, salvo alcune eccezioni. Oltre i Cosmos, che possono annoverare l’ex nazionale Usa Danny Sztela, Carlos Mendes che non aveva sfigurato nei Metrostars/Red Bulls, l’ex Sporting Gijon Ayoze, il brasiliano Roversio che sebbene non sia un grande nome ha giocato sia in Portogallo che nella liga spagnola in forza a Osasuna e Betis e le stelle internazionali Marcos Senna e  Raul, son poche le squadre che possono annoverare giocatori di classe e fama internazionale. I Carolina Railhaks, una delle squadre più conosciute e competitive della Nasl possono mostrare come pezzi più preziosi del loro parco giocatori l’ex Red Bulls e Philadelphia Union Nick Zimmerman, e il capitano nazionale portoricano Kupono Low, l’ex Washington DC Jordan Graye, l’attaccante Zack Schilawski già dei New England Revolution, il centrocampista Austin Da Luz, riserva in passato di New York Red Bulls e Washington DC, forse buoni giocatori da collettivo per la categoria ma di certo non fuoriclasse. Alzano la media il nippo-americano Jun Marques Davidson con esperienza nella J-League sia in seconda che in prima divisione e lo spagnolo Nacho Novo, che può vantare esperienze in Scozia con Dundee e Rangers ed in Spagna con lo Sporting Gijon ed ha giocato anche in Polonia in forza al Legia Varsavia ma non si tratta certo di calciatori di fama internazionale. A Tampa Bay la situazione non varia di molto, con l’ex nazionale Under 20 Gale Agbossoumonde con alle spalle qualche presenza nel Toronto FC ed esperienze internazionali non sempre andate a buon fine con Braga ed Estoril Praja in Portogallo, la squadra B dell’Eintract Francoforte e gli svedesi del Djurgardens IF. Il bulgaro Georgi Hristov ha giocato con più squadre nella sua nazione d’origine ma il campionato bulgaro è di modestissima levatura per cui non si può certo definire un calciatore titolato, mentre il portiere Matt Pickens ha difeso la porta dei Colorado Rapids dal 2009 al 2014 prima di essere mandato in quel di Tampa. Il difensore Black Wagner è ex nazionale Usa Under 23 ed ha accumulato un pugno di presenze in MLS tra FC Dallas, Vancouver Whitecaps e Real Salt Lake ma era stato già acquistato dai San Antonio Scorpions nel 2012 mentre Corey Hertzog aveva provato ad affermarsi in MLS con New York Red Bulls e Vancouver Whitecaps ma non può vantare che una dozzina di presenze in tre anni ed ha militato prevalentemente in USL Pro con Wilmington ed Orlando. Juan Guerra è stato acquistato di recente dal nuovo ct Thomas Rongen ed ha militato in più club in Venezuela ma si tratta di un giocatore di categoria mentre il nativo del Malawi ma naturalizzato inglese Tamika Mkandawire ha girovagato nelle serie minori inglesi con West Bromwich Albion, Hereford United, Leyton Orient, Milwall, Southend United e Shewsbury Town, sicuramente la sua esperienza è un bagaglio utile alla squadra ed alla Nasl e c’è da dire che la rosa per la stagione 2015 è in allestimento ma difficilmente vedremo un acquisto che faccia per così dire saltare il banco. Gli attuali campioni in carica, i San Antonio Scorpions, possono annoverare tra le loro fila oltre al francese già nazionale Under 21 Eric Hassli, ex Vancouver Whitecaps e Toronto FC e precedentemente in forza a Servette, Neuchatel Xamax, FC St Gallen, FC Zurigo ed in patria presso il Valenciennes, altri giocatori interessanti quali il difensore Greg Janicki, un pugno di presenze in MLS con Washington DC e Vancouver Whitecaps per lui, mentre il colombiano Rafael Castillo ha girato più club prestigiosi nel suo paese quali Real Cartagena, Indipendiente de Medellin, Milionarios Bogotà, Deportivo Pereira, Nacional de Medellin e Llaneros e vanta anche un’ esperienza negli Emirati con l’Al Ahly, e sebbene arrivato a metà stagione è stato determinante per la conquista del titolo. Ryan Guy, sebbene sia stato utilizzato appena tre volte ha accumulato esperienze professionali in Irlanda nel St Patrick coi quali segnò anche un goal durante le qualificazioni per la Coppa Uefa nel 2007, firmando la prima vittoria in trasferta in campo europeo per il club, e dal 2011 al 2013 il centrocampista nazionale dell’Isola di Guam ha giocato stabilmente in MLS coi New England Revolution. Il difensore Jonathan Borrajo, snobbato dai New York Red Bulls ha militato recentemente sia nell’HamKam che nel Mjondalem in Svezia, mentre il nazionale trinidegno Julius James si è formato in MLS nei ranghi di Toronto FC, Houston Dynamo, Columbus Crew e DC United. Anche l’ex nazionale canadese Adrian Cann alza la media della squadra, già alta per la categoria, e della Nasl grazie ai suoi trascorsi con le maglie di Montreal Impact, Vancouver Whitecaps, gli svedesi dell’ Esbjerg e la MLS con il Toronto FC. La squadra campione del 2014 pur non avendo giocatori di fama internazionale ha più individualità che possono vantare esperienze significative sia in MLS che in campionati esteri, San Antonio rappresenta quello che tutte le squadre della Nasl dovrebbero cercare di essere per poter veramente dire di poter eguagliare il livello della massima serie Usa. Ad Ottawa la situazione si mantiene invece nella media col carneade brasiliano Paulo Junior, già di Fort Lauderdale Strikers e Real Salt Lake ma senza impressionare e la scorsa stagione in forza al Nautico, dove è sceso in campo quindici volte senza mai segnare. I canadesi Carl Hawort e Mario Eustaquio vengono dalla PDL o da esperienze giovanili all’estero nel caso di Eustaquio, mentre invece il connazionale Mason Trafford dopo essersi fatto le ossa in PDL e USL con i Whitecaps e Real Maryland Monarchs ha accumulato esperienze in Svezia con l’HamKam ed addirittura in Cina col Giuzhou Zhicheng. L’attaccante americano Tom Heinemann può vantare presenze nei Columbus Crew e Vancouver Whitecaps ma non è mai stato un attaccante molto prodigo di goal, per alzare il livello di gioco e la classifica degli Ottawa Fury ci vuole altro o che torni ai fasti dei St Louis Lions in PDL, ma il calcio professionistico è un’altra cosa. Il portiere francese Romuald Peiser ha trascorsi nella serie B francese e tedesca, e nella terza divisione portoghese, certamente non un fuoriclasse ma la sua esperienza internazionale può comunque essere utile alla squadra e alla lega in genere, mentre Omar Jarun, a parte il giocare nella nazionale palestinese ha prestato i suoi servigi in Polonia ed in Belgio dove però è sceso in campo solo due volte con lo Charleroi, mentre il centrocampista irlandese Richie Ryan, a parte aver militato in vari club del suo paese tra i quali lo Shamrock Rovers può anche dire di aver accumulato otto presenze in Belgio con la maglia del Royal Antwerp e di aver disputato in scozia con il Dundee United. Il capitano Nicki Paterson, originario della Scozia, ha giocato in passato nella serie B scozzese con Hamilton Academical e Clyde, nel complesso si può dire che il nocciolo duro di Ottawa non è scadente e sicuramente con l’esperienza e qualche innesto il 2015 sarà migliore della prima stagione appena passata comunque la rosa della squadra ricorda un po quelle dei primi anni della MLS, il che per la Nasl è un buon punto di partenza. I Jacksonville Armada hanno affidato la direzione tecnica all’argentino Jose Luis Villareal, già giocatore titolato in più club europei ed argentini, mentre nella rosa, ancora in allestimento visto lo status di expansion franchise possiamo vedere oltre l’attaccante Jemal Johnson, già dei Cosmos e con esperienze nelle serie minori inglesi anche il difensore Shawn Nicklaw, che prima di passare ai Jakcsonville Armada ha indossato le magliette di HB Koge e Thor in Danimarca ed Islanda. Il centrocampista colombiano Jaime Castrillon, oltre ad aver fatto parte nella passata stagione dei Colorado Rapids in MLS dove ha giocato stabilmente ha in passato disputato campionati in patria con Indipendiente de Medellin e Once Caldas ma ha anche giocato in Cina con il Nanchand Bayi di Shangai. Sicuramente un giocatore di esperienza che darà consistenza al centrocampo della neonata squadra. La situazione cambia ad Edmonton dove il valore della squadra è purtroppo molto più modesto. Di tutti i giocatori canadesi solo Frank Jonke ha un passato di militanza nel campionato finlandese, una lega certamente modesta ma che è pur sempre in Europa, gli altri provengono o da squadre dalla PDL o giovanili dell’Edmonton FC. Un po meglio si può dire dei quattro americani in squadra. Il portiere Matt Van Oekel viene dai Minnesota United, Beto Navarro, alla seconda stagione con gli Eddies, ha in passato prestato i suoi servigi agli Atlanta Silverbacks, mentre Chad Burt era stato preso a stagione in corso dagli svedesi dell’ Myresio IF ma una volta arrivato in Canada sembra aver smarrito il fiuto del goal. Il centrocampista Milton Blanco invece ha alle spalle militanza in varie squadre di PDL, USL Pro, Nasl in forza agli Atlanta Silverback e cinque presenze con i Chivas Usa in MLS, un onesto pedatore ma per alzare il livello ci vuol ben altro. Dei vari stranieri presenti in rosa della squadra quasi nessuno di loro ha esperienza internazionale di alto livello, avendo militato chi in club semiprofessionisti tedeschi, chi in Irlanda del Nord o nelle serie minori inglesi ed in Islanda e Finlandia, per aumentare la qualità del gioco in campo, i risultati e gli spettatori sugli spalti ci vuole di più, molto di più, e forse bisognerebbe anche cambiare nome e blasone, troppo blandi ed incapaci di suscitare passione, perché non chiamarsi come la squadra storica della NASL e altre leghe indoor Edmonton Drillers? I campioni d’inverno Minnesota United, possono invece vantare una rosa qualitativamente molto più altra, cominciando dagli stranieri. Tranne Cristiano Dias, in passato a club minori brasiliani e lo sfortunato Miami F.C., e Pablo Campos che comunque può dire di aver accumulato otto presenze con gli svedesi del GAIS ed una quarantina buona di convocazioni in MLS  tra San Jose Earthquakes e Real Salt Lake, gli altri hanno tutti alle spalle militanze passate in club brasiliani e stranieri. Tiago Calvano ad esempio, l’anno scorso dato per vicino ai Cosmos, ha cominciato la sua carriera col Botafogo, popolare club di Rio de Janeiro per poi finire alla squadra riserve del Barcellona e di lì in Svizzera per gli Young Boys ed accumulare poi successivamente presenze in Germania con MSV Duisburg e prima e seconda squadra del Fortuna Dusseldorf coi quali è sceso in campo nove volte. Prima di finire nella Nasl era stato in forza a Newcastle Jets e Sidney F.C. nella A-League australiana. Daniel Mendes ha prestato i suoi servigi in Svezia nel Kalmar FF e successivamente nel Degerforts IF e GAIS ma anche in Corea con l’Ulsan Hyundai e in Colombia con il Nacional De Medellin ed ancora in Svezia con l’AIK Sollna. Juliano Vicentini invece dopo aver esordito con qualche apparizione nel Palmeiras è poi passato al Curitiba e successivamente al Flamengo ed alla Juventude, per poi approdare nella serie B italiana prima col Pisa e poi col Lecce. L’ultima esperienza prima di approdare negli Usa è stata per lui sempre in Italia col Novara. Sicuramente non sono nomi che fanno lievitare le presenze allo stadio ma il loro apporto in campo è di sicuro aiuto e la loro esperienza è utile per far crescere tecnicamente gli americani in campo, alcuni già di discreta levatura. Primo su tutti spicca Miguel Ibarra, balzato alle cronache per essere stato convocato dal ct della nazionale Usa Jurgen Klinsmann, il capitano Aaron Pictchkolan che tra il 2005 ed il 2009 ha accumulato un’ottantina di presenze tra FC Dallas e San Jose Earthquakes. Dei Minnesota United si può affermare la stessa cosa già espressa riguardo i San Antonio Scorpions. Ad Indianapolis le cose durante lo scorso campionato avrebbero potuto andare meglio ma l’inesperienza ed il minor tempo di coesione hanno fatto si che nell’anno di esordio la squadra non eccellesse anche se con il pareggio in trasferta all’Hofstra Stadium hanno fatto perdere ai Cosmos il titolo primaverile, e nel parco giocatori sono presenti alcune buone indivualità, primo tra tutti il brasiliano campione del mondo 2002 Kleberson, che oltre la Coppa del Mondo ha potuto alzare al cielo anche la Copa America nel 2004 e la Confederation Cup nel 2009. Certamente la sua presenza nell’attuale Nasl si può paragonare a quella di Geoff Hurst nella NASL originale, ma le sue otto reti hanno dato un discreto contributo agli Indy Eleven e sicuramente se la media spettatori è stata durante la stagione appena conclusasi di  10465 paganti, la più alta di tutta la lega, il merito è anche suo. L’onduregno Sergio Pena è stato dato in prestito dalla Real Sociedad, e il macedone Dragan Stoikov, fresco d’acquisto dalla squadra riserve dei Los Angeles Galaxy può vantare una coppa di Serbia conquistata nel 2013 quando difendeva i colori dello Jagodina. Il portiere tedesco dell’est Kristian Nicht è stato in passato di Stuttgart Kickers, Alemania Aachen, Viking Stavanger in Svezia e prima di approdare in USL Pro con i Rochester Rhinos era tornato in Germania difendendo la porta del Karlsruher SC. Il difensore Jaime Frias pur avendo passaporto americano è stato dato in prestito dal popolare club messicano dei Chivas di Guadalajara, Brad Ring è sceso in campo trentasette volte in MLS coi San Jose Earthquakes che lo avevano selezionato durante il Superdraft 2009 mentre nel 2013 era stato ceduto ai Portland Timbers coi quali però può vantare solo una presenza, ed ha così deciso di tornare nel suo stato natio. Anche in questo caso l’allestimento della rosa per la stagione 2015 è ancora in alto mare visto il tempo a disposizione ma sicuramente l’esperienza maturata in campo durante il primo anno di esistenza più qualche innesto azzeccato potrebbe far si che la stagione prossima ventura veda gli Indy Eleven nelle posizioni alte della classifica. I Fort Lauderdale Strikers, che pochi mesi fa hanno visto acquistare una quota della società da una cordata capeggiata dal brasiliano Ronaldo, la qualità del parco giocatori e del gioco espresso in campo si alza sensibilmente con il portiere slovacco Kamil Contofalsky, che oltre ad aver difeso la porta dello Slavia Praga prima di arrivare negli Usa ha passato i suoi anni migliori in Russia con lo Zenit di San Pietroburgo coi quali ha vinto oltre il campionato 2006/2007 una Coppa Uefa ed una Supercoppa Europea nel 2008 alle quali si aggiunge la Supercoppa di lega conquistata nello stesso anno ed una Coppa di Russia conquistata nel 2010. Il centrocampista della Guyana Chris Nurse invece sebbene non può vantare un palmares di rilevanza internazionale della stessa portata ha militato in più squadre nelle divisioni minori inglesi come Kingstonian F.C., Sutton United, ed Hinkley United tralasciandone molte altre, ed è stato campione della USSF D2 nel 2010 coi Puerto Rico Islanders, ora defunti,coi quali si è aggiudicato anche il CFU Championship nello stesso anno, valido per la qualificazione in Concacaf Champions’ League. Coi Carolina Railhawks è ha vinto invece la regual season nel 2011, tralasciando la finale persa contro i San Antonio Scorpions durante l’ultimo Soccer Bowl. L’haitiano Fafa Picault è invece il capocannoniere sociale della squadra ed è andato a segno dodici volte su ventiquattro presenze. Il difensore originario dell’Honduras Ivan Guerrero è stato per molti anni titolare nel Motagua, uno dei club più prestigiosi della sua nazione ed è stato acquistato anche dagli inglesi del Coventry coi quali però ha collezionato appena sette presenze in due anni. Tornato poi in patria è stato successivamente acquistato dagli uruguagi del prestigioso club Penarol ed è finito poi in MLS rinforzando i ranghi dei Chicago Fire, coi quali ha potuto giocare stabilmente. Le sue esperienze successive con DC Unite e San Jose Earthquakes sono state meno fortunato e nel 2009 seppur acquistato dai Colorado Rapids non è mai sceso in campo. Tornato ancora nel Motagua è stato poi acquistato dagli Strikers e da allora ne è un perno inamovibile. I Fort Lauderale Strikers sono arrivati quest’anno in finale dopo un campionato altalenante. Il telaio della squadra è buono, forse un paio di acquisti non per forza di calciatori stranieri ma di qualche giocatore titolare in MLS basterebbe per fare il salto di qualità, peccato per il numero esiguo di spettatori, appena 3825 presenze in uno stadio che può contenerne circa ventimila, cosa si potrebbe fare per aumentare i paganti almeno fino a cinquemila unità a partita? Ad Atlanta la situazione è tutta da decifrare con la squadra che per ora ha confermato solo gli americani Edgar Espinoza, Pablo Cruz e Jaime Chavez, e gli stranieri Ferrety Souza, originario del Congo, il togolese Alex Harlley, ed il ganese Kwadwo Poku. Aspettando le prossime riconferme ed eventuali nuovi acquisti c’è però da fare alcune considerazioni, ovvero che i dirigenti dei Silverbacks non hanno mai veramente speso molti soldi per la squadra, e non si parla di tirare fuori milioni di dollari per comprare la stella internazionale al tramonto di turno ma nemmeno per giocatori che comunemente si trovano nelle rose delle altre squadre della Nasl. A parte il titolo di campioni della Spring Season nel 2013 e la finale del Soccer Bowl persa in casa di misura coi Cosmos, gli Atlanta Silverbacks non sono mai stati competitivi, ma tralasciando queste considerazioni bisogna tenere conto che nel 2017 la MLS arriverà in città spalleggiata dai giganti del football americano, e una squadra di seconda divisione che durante la scorsa stagione ha portato allo stadio poco più di 4000 spettatori difficilmente può sopravvivere in una situazione di concorrenza spietata e senza mezzi per poter competere. Forse per i Silverbacks sarebbe il caso di trasferirsi altrove, magari in California  per fare compagnia all’imminente nuova franchigia sita in quel di Los Angeles o nell’Iowa dove i Des Moines Menace hanno ottenuto una buona affluenza in PDL o perché no a Detroit facendo così tornare in vita i Detroit Express. Al di là della situazione di Atlanta bisogna riconoscere che l’attuale Nasl, sebbene in crescita è e rimane una seconda divisione, che se vuole sopravvivere ed espandersi deve lasciar perdere le velleità e lavorare sodo su tutti i fronti. Acquistando giocatori titolati approfittando del fatto di non avere un salary cap magari ingolosendo così alcuni giocatori titolari in MLS, lavorando molto nel settore giovanile per poter così radicarsi nelle comunità locali ed avere in pochi anni alcuni giovani fuoriclasse nei propri ranghi a costo zero, richiamare in patria tutti quegli americani che giocano prevalentemente in nord Europa, potenziare i rispettivi uffici marketing per poter così tra le altre cose attirare anche prestigiose sponsorizzazioni in modo da aumentare la visibilità della lega ed anche contratti televisivi sempre migliori e le presenze allo stadio, scovare in Centro America ma non solo giovani e sconosciuti stranieri che potrebbero fare la differenza e diventare così pezzi pregiati, cercare di strappare alla MLS le scelte dei vari draft, specie del Superdraft che per via della nascita dei settori giovanili e della partnership con la USL sembra perdere via via importanza, migliorare quantitativamente e qualitativamente l’offerta televisiva e, dulcis in fundo, cercare, come per ora hanno fatto solo Cosmos ed Indy Eleven, di attirare calciatori di fama mondiale dimostrando così coi fatti che la Nasl non è una serie B americana ma semplicemente un’altra lega pro soccer che può far concorrenza alla MLS.

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