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Inter, Concina al DC United da viceallenatore
Scritto il 2014-03-06 da Franco Spicciariello su Calciomercato
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Continua la collaborazione tra D.C. United e Inter sotto l'egida del comune proprietario, l'indonesiano Erik Thohir.

Dopo il periodo d'allenamento del giovane attaccante del DC United Michael Seaton ad Appiano Gentile e l'ingresso di Michael Williamson nella dirigenza nerazzurra, tocca ora ad un tecnico dell'Inter fare il percorso inverso. Si tratta di Enzo Concina, il tattico di Walter Mazzarri, che diventa assistant coach di Ben Olsen

Enzo ci apporterà un'enorme esperienza", ha dichiarato Olsen, bandiera rossonera. “Siamo estremamente contenti che venga a lavorare con noi".

Per Concina però quella americana non sarà un'esperienza completamente nuova, come già raccontato in passato da Socceritalia.  Quello che infatti molti non sanno è che Concina è l’unico elemento cresciuto nel calcio di Toronto che abbia mai bussato alla porta della Serie A. Enzo Concina nel calcio italiano c’è stato per 12 anni. Ed è stato l’unico italo-canadese calcisticamente cresciuto nel soccer che abbia giocato stabilmente nel campionato cadetto. «La mia carriera è un cerchio iniziato e finito in C2, passando per la C1 e la serie B. Non ripiango nulla, anzi. Per un ragazzino cresciuto nel soccer ho fatto anche troppo» ha raccontato qualche tempo fa al Corriere Canadese.

La carriera da calciatore

Grazie al doppio passaporto (italiano e canadese), viene convocato nelle file della Nazionale nordamericana per la prima volta nel luglio 1988, in vista dell'amichevole con la Polonia, non facendo quindi intempo ad andare ai Mondiali insieme alla generazione d'oro del calcio canadese composta dai vari Bob Lenarduzzi (oggi GM dei vancouver Whitecaps), il portiere ex 'Caps e Minnesota ma nato a Bari, Tino LettieriBranko Segota (leggenda del soccer indoor), e Bruce Wilson, difensore centrale dei New York Cosmos.

Concina esordisce immediatamente, realizzando anche il gol della bandiera della sua Nazionale, battuta per 2-1 dai polacchi. Nell'anno successivo colleziona un'altra presenza, e non viene più convocato fino al 1993, quando torna in Nazionale in vista della Gold Cup. Durante la competizione disputa le sue due ultime partite con la maglia canadese, contro Martinica e Messico, che battendo 8-0 la Nazionale della foglia d'acero segnò la fine della sua carriera a livello internazionale.

A livello di club Concina fa tutta la gavetta.  In Emilia si impose nella squadra guidata da Giovan Battista "Titta" Rota, provvisoria capolista nel girone d'andata, conciliando marcature ferree e doti interessanti nell'altra area. Una sorta di Lorenzo Amoruso ante litteram, per citare un possibile termine di paragone.«Io ero stopper ai tempi in cui si marcava ad uomo e la zona era sconosciuta. Ma sulle palle ferme avevo licenza di andare avanti per sfuttare statura ed elevazione. Un anno [1986/87, in C1, Ndr] al Piacenza feci sei gol, quasi tutti determinanti. Qualche anno prima attirai  l’attenzione della Lazio, dove era presidente Giorgio Chinaglia. Ci fu un contatto del quale venni a conoscenza soltanto anni dopo. Il Ravenna chiese 600 milioni delle vecchie lire, la Lazio ne offrì 200. C’era spazio per trattare, ma in quel periodo i proprietari del Ravenna erano in cinque ed ognuno aveva una testa diversa».

Il grande calcio lo sfiora un'altra volta l'anno dopo. «La mia seconda grande chance fu la Roma. Il grande Nils Liedholm venne a visionarmi ma il destinoera in agguato. In un contrasto di gioco mi saltò il crociato del ginocchio destro. Quattro mesi dopo tornai in campo, ma il treno per la capitale era già passato. Mentre ero infortunato mi sostituì il campione del mondo Claudio Gentile, che pochi mesi prima aveva chiuso la sua carriera nella Fiorentina, ma rimise le scarpe da gioco per dare una mano al Piacenza».

Nato il 21 giugno 1962 a Prato Canico («Lassù, quasi al confine con l’Austria») aveva quattro anni quando si trasferì a Toronto con i genitori che ancora risiedono a Mississauga. «Avevo dieci anni - ricorda - e come tutti i ragazzini italiani correvo dietro il pallone. Ma nel tempo libero cercavo di guadagnare qualche soldino. Ed il mio primo lavoro in assoluto fu consegnare il Corriere Canadese ad una decina di famiglie della zona. Ricordo le corse per “deliverare” il giornale in tempo utile per poi andare agli allenamenti di Aldo Lista, il mio primo allenatore, il più importante per me. Poi nella Toronto Italia ho avuto Fiorigi Pagliuso e Carlo Del Monte».

Concina sbarca nel calcio italiano al tempo in cui ogni squadra aveva appena due stranieri e i giocatori con passaporto italiano ma provenienti dall’estero dovevano disputare obbligatoriamente due anni in Serie C, come capitò a Giorgio Chinaglia, che prima di andare alla Lazio dovette passare per l'Internapoli avendo prima giocato nel Swansea, in Galles.

Fu Francesco Scorsa, giocatore calabrese dell’Ascoli, che aprì le porte del calcio italiano a Concina. «Francesco venne a Toronto nell’estate dell’82 - racconta l’ex stopper - per partecipare a quel torneo in cui l’Italia di Toronto battè anche il Celtic per 4-1. Io non c’ero, perché impegnato con la nazionale olimpica canadese. Ma gli parlarono di me e lui fece in modo da ottenere in provino con l’Ascoli, allora in Serie AIl provino però finii per farlo al Cesena e Pierluigi Cera, ex Cagliari, ex nazionale, acquistò il mio cartellino dopo una trattativa con Gus Mandarino. Sembra, ma non ne sono certo, che per me abbiano pagato 20.000 dollari».

Il Cesena mandò il giovane Concina al Pavia, che allora era in C1 che poi lo vendette al Piacenza. «Piacenza e il Piacenza hanno segnato il mio futuro di uomo e di calciatore. Mia moglie vi gestisce ancora un negozio di abbigliamento. I miei tre anni nel Piacenza sono stati favolosi e nello stesso tempo drammatici. Abbiamo sfiorato la promozione in Serie A, io segnai si reti, mi chiese la Lazio, mi seguì la Roma, poi mi spaccai un ginocchio e nella stagione 1988-89 fummo retrocessi nonostante alla fine del girone di andata eravamo sesti, ed allora in A ci andavano quattro squadreTra i giocatori che ho incontrato chi mi ha fatto "soffrire" di più è stato  il campione del mondo Ciccio Graziani che affrontai mentre lui svecchaiava nell’Udinese. Si alzava ancora benissimo e sapeva proteggere da dio la palla. E' stata dura anche con Spillo Altobelli, che era nel Brescia in B mentre io ero nel Monza».

Uno dei sei gol segnati dallo stopper cresciuto laddove sventola la bandiera con la foglia d’acero nel mezzo, lo descrive il piacentino di nascita Pippo Inzaghi al tempo raccattapalle del Piacenza. «Ricordo quel Piacenza-Spal del marzo dell’87 - si legge in un articolo della Gazzetta dello Sport sulle esperienze giovanili del futuro Superpippo - che da noi vale il doppio. Vincemmo per 2-1, con la rete decisiva realizzata dallo stopper Concina, di testa nella porta lontana. Poi Concina corse fino a sotto la nostra curva per esultare. Non vi dico quante volte ho sognato quella corsa».

Nel 1989 viene acquistato dal Monza, con cui disputa il suo terzo campionato cadetto, poi scende nuovamente di categoria: un biennio al Nola, in Serie C1, e uno spezzone di stagione al Forlì, prima di andare a concludere la carriera in Canada, nel Montreal Impact (10 presenze e un gol), con cui vince il campionato APSL nel 1994, battendo in finale i Colorado Foxes.

«Il Nola, squadra campana di C1, mi offrì un buon biennale ed io accettai il trasferimento al Sud. In quella squadra trovai Walter Mazzarri, del quale sono rimasto molto amico, e Mario Somma. Nel 1993 si chiuse il cerchio della mia carriera italiana, dalla C2 (Ravenna) alla C2 (Forlì). Giocai un altro anno, nel Montreal Impact con il quale vincemmo il campionato APSL del 1994. Poi appesi le scarpe al chiodo e mi dovetti trovare un lavoro. Sono però rimasto legato a Mazzarri, come detto, a  Gigi Di Biagio che debuttò nel mio Monza. Beppe Signori lo ebbi come compagno nel Piacenza l’anno prima che andasse al Foggia di Zeman. Signori mi haanche  voluto in campo nella partita del suo addio al calcio. Tra gli allenatori, Titta Rota e Gigi Cagni. Unico rimpianto è l’aver perso due volte il treno della Serie A. Nel mio destino c’era la capitale d’Italia, Roma o Lazio che fosse», aggiunge Concina.

All'epoca i soldi che giravano non erano però molti, e Concina ha dovuto trovarsi un lavoro fuori dal calcio. «Ne mei 12 anni italiani ho guadagnato bene, ma non mi sono arricchito. Quegli anni erano magri, le vacche grasse sarebbero arrivate dopo la sentenza Bosman e l’entrata in gioco dei diritti tv. Dopo aver smesso, un mio amico, ex calciatore anche lui, mi offrì un incarico nella sua azienda di telefonia mobile. Poi sono passato alla Stark, azienda leader di attrezzi per tagliare il metallo».

Sempre al Corriere Canadese ha poi parlato del suo impegno col Napoli. "Mazzarri mi aveva chiesto di raggiungerlo alla Sampdoria, ma avevo altri impegni. Ma quando mi ha voluto al Napoli non ho potuto resistere. Al momento lavoro con la squadra in fase di preparazione e sudo con i giocatori. E' un bel gruppo, senza prime donne". Di lui Mazzarri dice: «È molto utile alla squadra».

Ma Concina mantiene i suoi legami col calcio canadese. “Calcisticamente sono cresciuto a Toronto, dove i miei parenti vivonmo ancoira. Ho chiuso la carriera a Montreal e sono spesso in contatto con [il presidente] Joey Saputo".

Dopo aver rifiutato il posto da vice della Nazionale canadese, nell'estate 2013 arriva per Concina il trasferimento all'Inter sempre al fianco di Mazzarri, fino alla scelta di Thohir di spedirlo a Washington, dove avrà anche un incarico di scout sul mercato nordamericano e di facilitatore per i giovani nerazzurri che andranno in prestito al DC United in futuro.

Dopo aver onorato per anni unicamente le stelle di Redskins, Senators, Nationals, Capitals, Wizards, la Washington D.C. Sports Hall of Fame vedrà finalmente un giocatore del D.C. United essere nominato nei suoi ranghi, con tanto di cerimonia il 17 luglio prima del match Nats-Pirates e con un banner commemorativo al Nationals Park (stadio di baseball). E il DCU non poteva che entrare nella HoF se non con la stella più lucente della sua storia: "El Diablo", Marco Etcheverry, vincitore coi rossoneri di 3 MLS Cup (1996, ’97 e ’99), una US Open Cup (’96), una CONCACAF Champions’ Cup e una Copa Interamericana (1998), oltre ad essere nominato MLS MVP nel 1998. Sarà il terzo personaggio nella HoF legato al calcio, dopo il coach della Howard University James ‘Ted’ Chambers e l'ex allenatore dei NY Cosmos e della Nazionale USA Gordon Bradley. “Ha fatto così tanto per me, per la squadra e per il calcio di questo paese", disse nel 2004 - in occasione dell'addio al calcio del giocatore - Bruce Arena, ex coach del DC United e oggi ai LA Galaxy. “Non credo che le persone riusciranno a capire... Non vedremo un giocatore così in MLS per molti anni a venire". E Arena fu profeta. LA STORIA Ottimo dribbling e tecnica sopraffina, Etcheverry è cresciuto nell'Academia Tahuichi, forse il più grande serbatoio di calcio giovanile del Sudamerica. Ha fallito il tentativo di sfondare in Europa (è stato solo per pochi mesi nell'Albacete, in Spagna), ha però trascinato la Bolivia alla - fino ad oggi almeno - sua ultima partecipazione ai Mondiali, a USA 1994, in cui però giocò solo 5 minuti per un'espulsione per fallaccio di reazione su Lothar Matthaeus all'esordio. Ma sempre con la Nazionale boliviana (13 gol in 71 partite) nel 1997 sfiora la vittoria nella Copa America casalinga, perdendo in finale col Brasile. Due anni dopo i Mondiali ecco lo sbarco in America, dove Marco Antonio Etcheverry scrive la storia degli albori della Major League Soccer, rendendo il D.C. United una potenza della nuova lega. In 191 match a Washington D.C. “El Diablo” segna 32 gol, piazzando 101 assist, la gran parte dei quali per il suo connazionale, il centravanti Jaime Moreno, a lungo top scorer assoluto della MLS. Oltre ai due boliviani, lo United dell'epoca presenta molti giocatori di buon livello: John Harkes (che giocò anche con lo Sheffield Wednesday), Eddie Pope, Jeff Agoos, Roy Lassiter (recordman di gol in una stagione MLS con 27, meteora al Genoa) e Raúl Díaz Arce, per nominarne alcuni, ma è Etcheverry la vera spinta di un motore inarrestabile. Un'avventura di successo quella col DCU, iniziata però molto male. “Iniziammo col piede sbagliato", ha [in realtà 7 delle prime 9, NdR]. Eravamo una buona squadra, con un buon allenatore, ma non stava funzionando nulla. Fossimo stati in un altro paese sarebbe crollato tutto. Fu dura, ma alla fine vincemmo la MLS Cup 1996, mostrando di essere i migliori”. Molti non ricordano quella che ad oggi rimane la più incredibile vittoria di una squadra americana, e cioè la oggi defunta Copa Interamericana nel 1998, che metteva di fronte i vincitori della Copa Libertadores contro quelli della CONCACAF Champions’ Cup. E il D.C. fu capace di superare per 2-1 tra andata e ritorno il Vasco de Gama, che presentava gente quale Mauro Galvão, Donizete, Guilherme, Luizão e un giovane Juninho Pernambucano (finito in seguito ai NY Red Bulls nel 2013). LEGGI: Interamericana, quando DC battè il Vasco de Gama “Eravamo in qualche modo diventati il miglior team delle Americhe battendo il Vasco de Gama che aveva appena perso la finale di Coppa Intercontinentale con il Real Madrid. Mostrammo di essere ad un livello più alto", ricorda Etcheverry, che insieme ad un gruppo di grandi giocatori, americani e stranieri, ha seminato la rinascita del calcio in America dopo il crollo della NASL all'inizio degli anni '80. "Quando arrivai in America non c'erano campi né stadi per il calcio. Oggi vedi campi ovunque e sempre pieni. C'è grande passione per il calcio negli USA. Facemmo il lavoro sporco insieme a ‘El Pibe’ [Carlos Valderrama], [Jorge] Campos, [Roberto] Donadoni – giocatori straordinari. Ma alla fine nessuno di noi lavora in MLS oggi sì da continuare ad ispirare talenti", spiegò a FIFA.com. Oggi Etcheverry vive in West Virginia, ed è rimasto rossonero: "Questo è il mio club. Il mio cuore e la mia anima saranno sempre col DC United”. LA SCHEDA Bolivia. Santa Cruz de la Sierra, 26 settembre 1970 • Ruolo: attaccante • Squadre di appartenenza: 1985-87: Academia Tahuichi; 1987-89: Destroyers; 1990-91: Bolívar; 1991-92: Albacete; 1992: Bolívar; 1993-94: Colo Colo; 1995: América Calí; 1996-97: DC United Washington; 1997-98: Barcelona (Ecuador); 1999: DC United Washington; 2000: Oriente Petrolero; 2001: DC United Washington • In nazionale: 70 presenze e 13 reti (esordio: 22 giugno 1989, Bolivia-Cile, 0-1) • Vittorie: 2 Campionati boliviani (1991, 1992), 1 Campionato cileno (1993), 1 Campionato ecuadoregno (1997), 3 Campionati statunitensi (1996, 1997, 1999)

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Quando giovedì notte scenderanno in campo allo Yankee Stadium, i titolari di New York City FC e DC United simboleggeranno le differenze economiche e filosofiche tra le due franchigie MLS. L'undici casalingo probabilmente presenterà tre dei più vincenti e ricchi giocatori della propria generazione: l'italiano Andrea Pirlo, l'inglese Frank Lampard e lo spagnolo David Villa. I tre hanno partecipato in tutto a 8 Mondiali, e 6 Europei, e insieme i loro ingaggi valgono $15 milioni. Dall'altra parte ci saranno 7 calciatori dello United arrivati in MLS direttamente dal college e uno addirittura dalla high school. Nessuno di loro guadagna più di $500,000. Tre di loro sono scesi in campo in Europa in campionati di secondo piano, uno ha partecipato ad un Mondiale da riserva col Costarica nove anni fa. “Si può dire che siamo le due facce della stessa medaglia", ha spiegato il coach dello United, Ben Olsen. Le due squadre sono molto lontane anche da altri punti di vista. Con due terzi della stagione alle spalle, il gruppo privo di stelle del DC United è in testa alla classifica assoluta della MLS con 13 vittorie, 5 pareggi e 7 sconfitte, mentre il luccicante expansion di NY è ottavo nella Eastern Conference con 6 vittorie, 6 pari e ben 11 sconfitte, di cui tre consecutive nei derby coi rivali New York Red Bulls. La filosofia del NYCFC di concedere pesanti contratti a un piccolo gruppo di giocatori di talento circondandoli di onesti calciatori, non si è tradotta in risultati. Va detto che le tre mega stelle non hanno mai giocato insieme sino alla scorsa settimana, col solo David Villa presente con la squadra sin dall'inizio. Il gruppo dell United invece è praticamente rimasto intatto per due stagioni. Ad ottenere molto spendendo tanti soldi sono stati i Los Angeles Galaxy, che hanno vinto tre delle ultime quattro MLS Cup con gente quale Landon Donovan, David Beckham e Robbie Keane. Donovan e Beckham si sono ormai ritirati, ma in estate i Galaxy hanno ingaggiato l'inglese Steven Gerrard e il messicano Giovani dos Santos per un totale di $10 milioni di spesa per i loro contratti . Attualmente terzi nella Western Conference, i Galaxy anche quest'anno sono favoriti nella corsa alla MLS Cup, che sarebbe per loro la sesta in 20 stagioni. LEGGI: Ufficiale: Giovani Dos Santos ai LA Galaxy Tra gli spendaccioni ci sono anche i Seattle Sounders e il Toronto FC, rispettivamente noni e decimi nella classifica assoluta. Meglio Orlando, col centrocampista brasiliano Kakà, il più pagato in MLS con un contratto da $7,1 milioni, che sta trascinando l'expansion team della Florida nella lotta per i playoff. Dopo il più pagato Kakà, i 9 successivi giocano tutti per Los Angeles, NYCFC, Seattle o Toronto, mentre lo United e FC Dallas (quarto assoluto) sono tra i club che spendono meno. In MLS i team sono costretti a rispettare il salary cap, ma la regola del "designated player" consente ai club di spendere senza limiti su tre giocatori. nel DC United il più pagato è l'attaccante argentino Fabian Espindola, a quota $600,000. Gli investitori del DC United, guidati dal businessman indonesiano [e proprietario dell'Inter, NdT] Erick Thohir, non prevedono di aumentare il monte ingaggi fino a quando anche le entrate non aumenteranno grazie al nuovo stadio da costruire a Buzzard Point nell'area sudovest di Washington. Attualmente il club perde milioni ogni anno trovandosi a giocare [in affitto] nel vetusto RFK Stadium, di proprietà della città. LEGGI: Nuovo stadio del DC United, progetto da $286 milioni Sino a quando il nuovo stadio non sarà pronto, lo United continuerà a contare sulle capacità del General Manager Dave Kasper di individuare ottimi giocatori a costi adeguati, e sulla bravura di coach Ben Olsen nel costruire la chimica giusta. Una formula che sembra funzionare: dopo il fiasco del 2013, chiuso con sole tre vittorie, la rivoluzione successiva ha portato un totale di 30 vittorie, 13 pareggi e 16 sconfitte. “Ho un grandissimo rispetto per Dave e Ben, per ciò che riescono a fare nonostante le 'manette'", dice l'attaccante Chris Rolfe, che guadagna $225.000 e con 9 gol è il capocannoniere della squadra, rappresentando il modello di acquisto saggio voluto dal club. "Ciò che fanno mostra come lavorano, come fanno scouting con in testa un'idea chiara di squadra che vogliono". Tra le linee è facile vedere una critica alla strategia del NYCFC: "Dispiace vedere una proprietà pronta ad abbandonare un certo tipo di cultura per acquistare solo 'giocatori da collezione' per poi provare a costruirci una squadra. Non ho rispetto per questo approccio", aggiunge Rolfe. "Un approccio che certo è attraente e porta tifosi, aumenta le entrate in ottica business. Ma in termini di costruire una squadra di success i nostri hanno fatto un lavoro assai migliore". Ma pur privo di successi sul campo, il NYCFC si è certo costruito un pubblico: è terzo assoluto per spettatori allo stadio, con 28.961 di media allo Yankee Stadium. Ma come lo United, che attira 15.035 fans a partita, il NYCFC - il cui 20% è degli Yankees in società col City Football Group di Abu Dhabi - si ritrova in uno stadio fuori misura in attesa di averne uno proprio. LEGGI: Da Manchester a NY: il City alla conquista del mondo Nonostante ci siano davanti solo 10 match, il NYCFC è convinto di avere la forza di diventare grande [già quest'anno]. “Sono fiducioso che con il talento che abbiamo qui, una volta trovato l'amalgama, penso che inizieremo a vincere ed andremo ai playoff", speiga Frank Lampard, 37 anni, campione che ha speso gran parte della carriera con il Chelsea. Il 33enne Villa è invece arrivato ad inizio stagione dall'Atletico Madrid [passando brevemente per il Melbourne City FC, NdT]. In carriera per lui un Mondiale vinto nel 2010 con la Spagna, di cui è il capocannoniere. Per lui già 13 gol nella sua prima stagione in MLS. Considerato un maestro al Milan e poi alla Juventus, Pirlo, 36 anni, è considerato insieme a Roberto Baggio il miglior giocatore italiano degli ultimi 25 anni. L'americano più noto del NYCFC è invece Mix Diskerud, nazionale USA ai Mondiali 2014 e attratto in America da un ingaggio di $750.000 annui al termine del suo contratto col Rosenborg. Una così forte enfasi sui giocatori d'attacco ha inevitabilmente provocato qualche problema alla difesa, con il NYCFC quarto peggior club per gol subiti e alcune prestazioni imbarazzanti come nelle ultime due partite perse per 3-2 e 2-0. “Non voglio fare paragoni tra quello che stiamo facendo qui e ciò che stanno facendo gli altri. Questo è ciò che siamo e come facciamo le cose.... E' bello vedere squadre che puntano su grandi nomi, è un qualcosa che fa parte del DNA del NYCFC. E' un forte contrasto, e le differenze sono una bella cosa. Ci sono differenze reali in termini di filosofia tra il loro club e il nostro. Non voglio dire che una è giusta e l'altra no. Semplicemente sono diverse", chiude Ben Olsen. Fonte: Steven Goff - Washington Post

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Dopo gli anticipi con le vittorie di Columbus su Chicago e il SuperClàsico vinto dai LA Galaxy contro i San Jose Earthquakes nell'esordio con gol di Steven Gerrard, MLS in campo a piene forze per la Week #21 nel sabato in cui gioca anche la Nazionale USA, che ha battuto Cuba per 6-0 nei quarti di CONCACAF Gold Cup. La concorrenza con la Gold Cup stavolta Toronto non l'ha sentita, avendo anche recuperato Jozy Altidore, mentre Seattle continua ad essere in difficoltà ed a perdere punti senza Clint Dempsey e con Oba Oba Martins fuori per infortuni. Toronto FC 2 1, Philadelphia Union 1 In attesa dell'esordio di Andrea Pirlo a New York, è ancora Sebastian Giovinco il protagonista nella Major League Soccer. L'ex attaccante della Juventus ha trascinato con un assist e un gol i Toronto FC al successo per 2-1 contro la Philadelphia Union. La Formica Atomica è sempre più l'idolo incontrastato dei tifosi canadesi, con 12 gol e 9 assist in questa stagione. Giovinco al 29' serve il canadese Marky Delgado per l'1-0, tre minuti dopo realizza di persona il gol del 2-0. Per l'ex bianconero è il 12° gol nel campionato americano. Al 91' il gol della bandiera di Philadelphia con l'ex centravanti dei tedeschi del Mainz Conor Casey, entrato nel secondo tempo, che batte Joe Bendik. Con questa vittoria, Toronto si porta al terzo posto nella classifica della Eastern Conference alle spalle dei DC United e dei New York Red Bulls. HIGHLIGHTS: Toronto FC vs. Philadelphia Union 2-1  New England Revolution 1, New York City FC 0 Basta un gol del centrocampista Lee Nguyen al 12' per consentire al New England Revolution di battere per 1-0 il New York City FC - in 10 dal 55' per l'espulsione di Ned Grabavoy - e interrompere una serie di cinque sconfitte consecutive. Ancora niente esordio per Frank Lampard, ancora con qualche problema muscolare, mentre il debutto di Andrea Pirlo è atteso per la prossima settimana allo Yankee Stadium per il match contro l'Orlando City. HIGHLIGHTS: New England Revolution vs. New York City FC 1-0 Sporting Kansas City 2, Montreal Impact 1 Klinsmann vedrà avanti a lui tanti altri per la Nazionale, ma Benny Feilhaber continua col suo splendido campionato a centrocampo dello Sporting Kansas City, che nella notte supera il Montreal Impact per 2-1 allo Sporting Park, dove gli uomini hanno vinto le ultime otto in tutte le competizioni. E' Feilhaber ad aprire le marcature al quarto minuto: una palla rubata dall'ex Wigan Roger Espinoza e spedita all'ungherese Kristian Nemeth,cross indietro per Feilhaber e gran sinistro nell'angolo destro della porta quebeçois. Al 34' Feilhaber stavolta l'assist lo fa lui per Dom Dwyer, tagliando in due la difesa avversaria. Accorcia poi le distanze al 59' lex Lecce l'argentino Ignacio Piatti, interrompendo la serie senza subire gol di KC che durava da 355'. Con questa vittoria lo Sporting sale a due punti dalla vetta della Western, ma con due partite in meno rispetto al FC Dallas, mentre Montreal rimane a -3 dalla zona playoff ma con 3 match da recuperare sull'Orlando City. HIGHLIGHTS: Sporting Kansas City vs. Montreal Impact 2-1 Orlando City 0, New York Red Bulls 2 Orlando City che per la seconda settimana consecutiva perde in casa, deludendo i 33,518 presenti nonostante il calore estivo della Florida. Stavolta sono i NY Red Bulls ad uscire vittoriosi dal Citrus Bowl coi gol dell'ex compagno di centrocampo di Lucas Biglia all'Anderlecht, Sacha Kljestan, e dell'italo americano ex Leeds il centravanti Mike Grella, entrambi su assist di Dax McCarty. Per New York è la quarta vittoria consecutiva ed è ora a sei punti dal DC United capolista, che però ha tre partite in più. Orlando invece deve guardarsi le spalle, essendo all'ultimo posto buono dei playoff, e con in vista sabato la sfida col New York City FC di Pirlo, che dovrà affrontare senza Cyle Larin, espulso al 32' per una mini rissa. HIGHLIGHTS: Orlando City SC vs. New York Red Bulls 0-2 FC Dallas 2, DC United 1 Anche DC deve guardarsi le spalle dopo mezza stagione sempre in testa, vista la sconfitta di ieri negli oltre 30 gradi del Texas, che hanno costretto l'arbitro a concedere ai giocatori pause per la reidratazione. A Dallas è un gol di Fabian Castillo in pieno recupero a regalare i tre punti alle Hoops texane, alla quarta vittoria consecutiva. DC era andata sotto al 73' per un gol di Kellyn Acosta, pareggiato quattro minuti dopo da un autogol di Matt Hedges. Poi nel recupero Castillo punisce gli uomini di Ben Olsen. Dallas rimane quindi intesta alla Western con un punto sui Galaxy e due partite in meno, ma lo Sporting KC gli fa sentire il fiato sul collo. HIGHLIGHTS: FC Dallas vs. DC United 2-1 Seattle Sounders 0, Colorado Rapids 1 Basta un contropiede con gol dell'irlandese Kevin Doyle all'84' a fare la differenza nel match della notte vinto dai  Colorado Rapids per 1-0 in casa dei Seattle Sounders . Gol di Doyle che è stato l'unico lampo di un brutto match, con entrambe le squadre apparse in difficoltà sull'erba appena sdraiata al CenturyLink Field a causa dell'amichevole fra Manchester United e Club America giocata venerdì. Per i Rapids (5-6-9, 24 punti) non solo è la terza vittoria consecutiva, che permette loro di mantenere speranze per i playoff (che rimangono difficili), ma è anche la prima assoluta a Seattle dall'ingresso dei Sounders in MLS nel 2009. Per Seattle (10-9-2, 32 punti) invece, quinta sconfitta nelle ultime sei partite, di cui quattro senza mai segnare. Forse nei Sounders qualcuno comincia ad essere infastidito della scelta della MLS di non fare soste nelle date FIFA. HIGHLIGHTS: Seattle Sounders vs Colorado Rapids 0-1 Real Salt Lake 2, Houston Dynamo 0 Nella Western sale anche il Real Salt Lake, evidentemente rinfrancato dall'aver eliminato LA in US Open Cup, e che ieri sera ha fatto fuori con un secco 2-0 la Houston Dynamo tornando a vincere dopo quattro partite. Seratona del piccolo Joao Plata, bravo prima a costruire l'azione per il gol dell'argentino Javier Morales, per poi raddoppiare al 65' con la sua prima rete stagionale. . L'RSL è ora a sei punti dall'ultimo posto buono dei playoff, occuoato da Portland, Houston a -8, ma con una partita da recuperare. HIGHLIGHTS: Real Salt Lake vs. Houston Dynamo 2-0 Portland Timbers 1, Vancouver Whitecaps 1 Vancouver si fa superare da FC Dallas (che ha anche una partita in meno) in testa alla classifica della Western Conference pareggiando 1-1 a Portland. Vantaggio Timbers nel primo tempo con il regista argentino Diego Valeri, ma il connazionale Matias Laba pareggia i conti al 58' per i 'Caps. Risultato buono per entrambe, considerando che Portland ha vinto sei delle ultime nove partite e che invece Vancouver arrivava da due sconfitte. Brutto il finale, con espulsione diretta per il difensore dei 'Caps Jordan Harvey per un tackle da dietro su Valeri, e rissa tra giocatori. HIGHLIGHTS: Portland Timbers vs. Vancouver Whitecaps 1-1

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