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DC United vs NYCFC: conta come spendi, non (solo) quanto
Scritto il 2015-08-12 da Steve Goff su MLS
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Quando giovedì notte scenderanno in campo allo Yankee Stadium, i titolari di New York City FC e DC United simboleggeranno le differenze economiche e filosofiche tra le due franchigie MLS.

L'undici casalingo probabilmente presenterà tre dei più vincenti e ricchi giocatori della propria generazione: l'italiano Andrea Pirlo, l'inglese Frank Lampard e lo spagnolo David Villa. I tre hanno partecipato in tutto a 8 Mondiali, e 6 Europei, e insieme i loro ingaggi valgono $15 milioni.

Dall'altra parte ci saranno 7 calciatori dello United arrivati in MLS direttamente dal college e uno addirittura dalla high school. Nessuno di loro guadagna più di $500,000. Tre di loro sono scesi in campo in Europa in campionati di secondo piano, uno ha partecipato ad un Mondiale da riserva col Costarica nove anni fa. “Si può dire che siamo le due facce della stessa medaglia", ha spiegato il coach dello United, Ben Olsen.

Le due squadre sono molto lontane anche da altri punti di vista. Con due terzi della stagione alle spalle, il gruppo privo di stelle del DC United è in testa alla classifica assoluta della MLS con 13 vittorie, 5 pareggi e 7 sconfitte, mentre il luccicante expansion di NY è ottavo nella Eastern Conference con 6 vittorie, 6 pari e ben 11 sconfitte, di cui tre consecutive nei derby coi rivali New York Red Bulls.

La filosofia del NYCFC di concedere pesanti contratti a un piccolo gruppo di giocatori di talento circondandoli di onesti calciatori, non si è tradotta in risultati. Va detto che le tre mega stelle non hanno mai giocato insieme sino alla scorsa settimana, col solo David Villa presente con la squadra sin dall'inizio. Il gruppo dell United invece è praticamente rimasto intatto per due stagioni.

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Ad ottenere molto spendendo tanti soldi sono stati i Los Angeles Galaxy, che hanno vinto tre delle ultime quattro MLS Cup con gente quale Landon Donovan, David Beckham e Robbie Keane. Donovan e Beckham si sono ormai ritirati, ma in estate i Galaxy hanno ingaggiato l'inglese Steven Gerrard e il messicano Giovani dos Santos per un totale di $10 milioni di spesa per i loro contratti . Attualmente terzi nella Western Conference, i Galaxy anche quest'anno sono favoriti nella corsa alla MLS Cup, che sarebbe per loro la sesta in 20 stagioni.

Tra gli spendaccioni ci sono anche i Seattle Sounders e il Toronto FC, rispettivamente noni e decimi nella classifica assoluta. Meglio Orlando, col centrocampista brasiliano Kakà, il più pagato in MLS con un contratto da $7,1 milioni, che sta trascinando l'expansion team della Florida nella lotta per i playoff. Dopo il più pagato Kakà, i 9 successivi giocano tutti per Los Angeles, NYCFC, Seattle o Toronto, mentre lo United e FC Dallas (quarto assoluto) sono tra i club che spendono meno.

In MLS i team sono costretti a rispettare il salary cap, ma la regola del "designated player" consente ai club di spendere senza limiti su tre giocatori. nel DC United il più pagato è l'attaccante argentino Fabian Espindola, a quota $600,000.

Gli investitori del DC United, guidati dal businessman indonesiano [e proprietario dell'Inter, NdT] Erick Thohir, non prevedono di aumentare il monte ingaggi fino a quando anche le entrate non aumenteranno grazie al nuovo stadio da costruire a Buzzard Point nell'area sudovest di Washington. Attualmente il club perde milioni ogni anno trovandosi a giocare [in affitto] nel vetusto RFK Stadium, di proprietà della città.

Sino a quando il nuovo stadio non sarà pronto, lo United continuerà a contare sulle capacità del General Manager Dave Kasper di individuare ottimi giocatori a costi adeguati, e sulla bravura di coach Ben Olsen nel costruire la chimica giusta. Una formula che sembra funzionare: dopo il fiasco del 2013, chiuso con sole tre vittorie, la rivoluzione successiva ha portato un totale di 30 vittorie, 13 pareggi e 16 sconfitte.

Ho un grandissimo rispetto per Dave e Ben, per ciò che riescono a fare nonostante le 'manette'", dice l'attaccante Chris Rolfe, che guadagna $225.000 e con 9 gol è il capocannoniere della squadra, rappresentando il modello di acquisto saggio voluto dal club. "Ciò che fanno mostra come lavorano, come fanno scouting con in testa un'idea chiara di squadra che vogliono". Tra le linee è facile vedere una critica alla strategia del NYCFC: "Dispiace vedere una proprietà pronta ad abbandonare un certo tipo di cultura per acquistare solo 'giocatori da collezione' per poi provare a costruirci una squadra. Non ho rispetto per questo approccio", aggiunge Rolfe. "Un approccio che certo è attraente e porta tifosi, aumenta le entrate in ottica business. Ma in termini di costruire una squadra di success i nostri hanno fatto un lavoro assai migliore".

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Ma pur privo di successi sul campo, il NYCFC si è certo costruito un pubblico: è terzo assoluto per spettatori allo stadio, con 28.961 di media allo Yankee Stadium. Ma come lo United, che attira 15.035 fans a partita, il NYCFC - il cui 20% è degli Yankees in società col City Football Group di Abu Dhabi - si ritrova in uno stadio fuori misura in attesa di averne uno proprio.

Nonostante ci siano davanti solo 10 match, il NYCFC è convinto di avere la forza di diventare grande [già quest'anno]. “Sono fiducioso che con il talento che abbiamo qui, una volta trovato l'amalgama, penso che inizieremo a vincere ed andremo ai playoff", speiga Frank Lampard, 37 anni, campione che ha speso gran parte della carriera con il Chelsea.

Il 33enne Villa è invece arrivato ad inizio stagione dall'Atletico Madrid [passando brevemente per il Melbourne City FC, NdT]. In carriera per lui un Mondiale vinto nel 2010 con la Spagna, di cui è il capocannoniere. Per lui già 13 gol nella sua prima stagione in MLS. Considerato un maestro al Milan e poi alla Juventus, Pirlo, 36 anni, è considerato insieme a Roberto Baggio il miglior giocatore italiano degli ultimi 25 anni. L'americano più noto del NYCFC è invece Mix Diskerud, nazionale USA ai Mondiali 2014 e attratto in America da un ingaggio di $750.000 annui al termine del suo contratto col Rosenborg.

Una così forte enfasi sui giocatori d'attacco ha inevitabilmente provocato qualche problema alla difesa, con il NYCFC quarto peggior club per gol subiti e alcune prestazioni imbarazzanti come nelle ultime due partite perse per 3-2 e 2-0.

Non voglio fare paragoni tra quello che stiamo facendo qui e ciò che stanno facendo gli altri. Questo è ciò che siamo e come facciamo le cose.... E' bello vedere squadre che puntano su grandi nomi, è un qualcosa che fa parte del DNA del NYCFC. E' un forte contrasto, e le differenze sono una bella cosa. Ci sono differenze reali in termini di filosofia tra il loro club e il nostro. Non voglio dire che una è giusta e l'altra no. Semplicemente sono diverse", chiude Ben Olsen.

Fonte: Steven Goff - Washington Post

A pochi giorni dall’inizio della stagione della Major League Soccer, l’ex leggenda del Chelsea, ora al New York City FC, Frank Lampard, in un’intervista esclusiva rilasciata ad Eurosport, che andrà in onda sabato 5 marzo alle 20:30 su Eurosport 1, loda il fantasista italiano Sebastian Giovinco: “E’ un fuoriclasse. Ha portato qui (negli States ndr) le sue qualità, di cui ero già a conoscenza avendolo incontrato in Champions League.” Giovinco, nominato Most Valuable Player (MVP) della scorsa stagione regolare della MLS, oltre che capocannoniere delle Lega con 22 gol e 16 assist, incassa anche i complimenti del suo ex compagno di squadra alla Juventus e in Nazionale, Andrea Pirlo: “Sono stato fortunato a giocare con lui in Italia. Conoscevo le sue potenzialità, aveva bisogno solamente di spazio e di fiducia in sé stesso, elementi che ha trovato qui, e ora sta dimostrando tutto il suo valore.” Coinvolto in prima persona, Giovinco ritorna a parlare della decisione di trasferirsi a Toronto: “Stavo già pensando di lasciare l’Italia; Toronto è stata la prima squadra a farmi una grande offerta e ho deciso di cogliere questa opportunità”. Ancora il fantasista di scuola Juventus ripercorre il finale della scorsa stagione, che ha visto il Toronto FC eliminato dai rivali di Montreal dopo aver dominato il match ad eliminazione diretta: “Quella partita è uno dei ricordi più brutti; dopo un gran primo tempo siamo andati sotto per 3-0. È il mio più grande rammarico. Il nostro obiettivo è fare meglio di quanto fatto nella scorsa stagione.” Per l’avvio della stagione della MLS, i canali Eurosport propongono, a partire da giovedì 3 marzo, una serie di speciali dedicati al meglio della scorsa stagione, alla presentazione della nuova annata e ad interviste esclusive con campioni del calibro di Lampard e Giovinco, e col nuovo allenatore del New York City FC Patrick Vieira. Domenica 6 marzo a partire dalle 19:30, invece, spazio alla prima giornata di regular season. Su Eurosport subito in campo il Toronto FC di Giovinco e il New York City FC di Pirlo, Lampard e Villa, oltre a Portland Timbers - Columbus Crew, rivincita della finale dello scorso anno. Poco prima di questo match gli spettatori potranno rivedere gli highlights delle MLS Finals e gustarsi uno speciale dedicato ai campioni in carica. Di seguito il dettaglio della programmazione dei canali Eurosport per la prima settimana della Major League Soccer: Giovedì 3 marzo 21:30 su Eurosport 1: Speciale - Il meglio della stagione 2015 Venerdì 4 marzo 19:00 su Eurosport 1: Speciale - Presentazione della stagione 2016 Sabato 5 marzo 20:30 su Eurosport 1: Interviste esclusive con Patrick Vieira (coach dei New York City FC), Frank Lampard (New York City FC) e Sebastian Giovinco (Toronto FC) Domenica 6 marzo 19:30 in diretta su Eurosport 1: New York Red Bulls - Toronto FC 19:45 in diretta su Eurosport 2: Chicago - New York City FC 22:00 su Eurosport 1: Speciale - MLS Finals 2015 22:15 su Eurosport 1: Speciale - Portland Timbers, Campioni MLS 2015 22:45 in diretta su Eurosport 2: Portland Timbers - Columbus Crew I canali Eurosport 1 ed Eurosport 2, per il secondo anno consecutivo, trasmetteranno in esclusiva fino a quattro partite della MLS in diretta ogni weekend. I canali Eurosport 1 ed Eurosport 2 sono disponibili su Sky, canali 210 e 211, e su Mediaset Premium, canali 372 e 373 Fino alla stagione 2018 compresa, Eurosport detiene i diritti televisivi e digitali per i match di regular season, per l'AT&T MLS All-Star Game, per i Playoff MLS e per la MLS Cup.

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Andrea Pirlo lo conosce quel successo di Renato Carosone che fa: «Tu vuo’ fa’ l’americano ma si’ nato in Italy»? «Ma io non voglio fare l’americano. Mi sento un italiano che vive in America per lavoro, come tanti. E comunque in America si sta bene». Cosa apprezza della Grande Mela? «La qualità della vita, la gente. Sono più educati, rispettano le regole». E che cosa le manca dell’Italia? «A parte gli affetti, di questa Italia in questo momento non mi manca niente». Dove ha scelto di vivere a New York? «A Chelsea. Il campo di allenamento non è dietro l’angolo, è a 50 minuti d’auto, un po’ come andare da Milano a Milanello. Ma non mi pesa». Come si passa il tempo a NY? «Faccio la vita che facevo qui in Italia. Solo che a New York c’è più scelta. Vado per musei, per gallerie d’arte. Mi piace passeggiare a Central Park, vado a correre lungo l’Hudson». E con l’inglese come siamo messi? «Se non parlano troppo veloce me la cavo». Sa come si dice cimitero in inglese? «No». Peccato. Avremmo voluto chiederle in inglese se non ha la sensazione di essere finito in un cimitero degli elefanti... «No, nessun cimitero. Il calcio negli States sta crescendo, gli stadi sono sempre pieni. È un’esperienza che mi piace». Consiglierebbe il calcio Usa ai colleghi che giocano in Europa? «Tanti colleghi vorrebbero venire a giocare in America». Qualche nome? «Tanti». La sua squadra è un po’ scarsina. «L’anno scorso siamo andati male ma era il primo anno. Abbiamo potuto comperare soltanto le riserve delle riserve delle altre squadre. Io, Lampard e Villa siamo i tre fuori budget consentiti dai regolamenti. Ora però si parte a pieno regime, con la preparazione e con un allenatore nuovo: Patrick Vieira». È vero che lei, Lampard e David Villa volate in business mentre il resto della squadra si deve accontentare dell’economy? «Vero ma è la Lega a decidere. La MLS ha in mano tutto, anche i biglietti di viaggio e gli alberghi. I voli sono sempre di linea: soltanto due volte in una stagione una squadra può utilizzare un volo charter. Negli Usa i giocatori hanno un contratto con la Lega, non con i club». Qual è il suo nickname negli States? «Per tutti sono il Maestro. Con la emme maiuscola, e scritto all’italiana». L’estate scorsa lei ha lasciato la Juve nonostante un altro anno di contratto. Motivo? «Dopo avere perso la finale di Champions a Berlino ci ho riflettuto un attimo. Sapevo che sarebbe stato difficile ripetere una stagione in cui comunque abbiamo vinto scudetto e Coppa Italia. Dopo certe annate si può solo peggiorare». Quindi? «Quindi sono andato dal presidente e gli ho detto che avrei voluto fare una nuova esperienza, ma non per svernare: per rimettermi in gioco. Andrea Agnelli è una persona in gamba, è bravissimo. Con lui c’era un accordo verbale in base al quale me ne sarei potuto andare. E così è stato». Sia sincero: quando, dopo le incomprensioni milaniste, nell’estate del 2014 Allegri si è materializzato alla Juve, qual è stata la sua reazione? «Allegri mi ha telefonato per avvertirmi. Ci abbiamo messo una pietra sopra. Se non si fa così non si va da nessuna parte». Andrea, gli anni alla Juve sono stati... «Straordinari». E quelli al Milan? «Irripetibili. Storici». Invece non ci saranno altri anni all’Inter. «Esatto. In queste settimane mi hanno chiamato un po’ di squadre». Ad esempio? «Un po’ di squadre. Tante. Ma ho fatto una scelta e non mi è parso il caso di rinnegarla dopo pochi mesi. È anche una questione di rispetto nei confronti di chi ha investito su di me». Cinque scudetti consecutivi (Milan più quattro Juve) e uno, quello del 2004 in rossonero, che si perde nella notte dei tempi. Qual è il più bello? «Il primo con la Juve. Non abbiamo mai perso, non abbiamo mai mollato. Eppure il Milan era più forte di noi. È stato uno scudetto inaspettato: era il primo anno di Conte, la Juve era reduce da due settimi posti». E quell’anno lei ha capito che Conte era un fenomeno? «Veramente l’ho capito dal primo allenamento». E gli scudetti con il Milan? «Con il Milan la gioia più grande l’ho provata a Manchester, quando abbiamo vinto la prima Champions League. Una Champions League è più importante di uno scudetto». Nesta e De Rossi restano i suoi amici del cuore? «Nesta lo vedo spesso, siamo vicini. Io a New York, lui a Miami. Due ore di aereo». E De Rossi? «Spero di rivederlo presto in nazionale». Quindi il sogno azzurro resiste. «Gioco per andare all’Europeo. Io sono sempre a disposizione, in Nazionale ci vado volentieri». Però per venirla a visionare negli Usa Conte dovrebbe spendere una barca di quattrini. «Ma le partite del campionato americano si possono vedere in tv. Su Eurosport». La Juve è sempre bella vispa anche se non ci siete più lei, Tevez e Vidal... «È ancora la squadra più forte. È la squadra da battere. L’ho sempre detto, anche quando era 15 punti dietro. Se le altre non sono riuscite a darle il colpo di grazia in quei momenti...». Quindi quinto scudetto consecutivo... «Si. Il Napoli gioca bene, può tenere, ma alla fine la Juve è abituata a vincere». E Dybala come lo inquadra? «È bravo. Sta dimostrando di valere quello che è costato». Il Milan, l’altra sua squadra di riferimento, non se la passa benissimo. «In effetti è un po’ in difficoltà. Però non è che si può cambiare allenatore ogni anno e fare la rivoluzione. Bisogna avere un programma». Gli allenatori preferiti? «Conte e Ancelotti. Quello di Lippi invece è un discorso a parte, al Mondiale di Germania abbiamo fatto la storia. Quando siamo a Ibiza ogni tanto vado a trovarlo a casa sua». A quasi 37 anni ha già messo a fuoco il suo futuro? «Non ci ho ancora pensato, davvero. Per ora mi diverto a giocare. Vedremo. Di sicuro mi piacerebbe rimanere nel calcio... Dirigente magari». Allenatore? «Per adesso no». Dove investe i suoi guadagni il Maestro Pirlo? «Nella società di famiglia. Prodotti siderurgici, acciaio, tondini di ferro. Io ho delle quote da sempre. E poi nell’azienda vitivinicola che abbiamo ingrandito di recente acquistando nuovi terreni». Nome dell’azienda? Vini prodotti? «L’azienda si chiama Pratum Coller. Produciamo bianco, rosso, rosato e passito. Ora abbiamo iniziato con lo champagne metodo rosso». In questi mesi le si sarà spalancato il mercato americano. «Già esportiamo in Cina e in Giappone. In effetti ho ricevuto svariate richieste dagli Usa. Stiamo lavorando». Andrea, se fra trent’anni i suoi nipotini le chiederanno chi è stato e che cosa ha fatto il loro nonno, lei come risponderà? «Andate a vedere su Internet...». Fonte: Corriere della Sera

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Dopo aver onorato per anni unicamente le stelle di Redskins, Senators, Nationals, Capitals, Wizards, la Washington D.C. Sports Hall of Fame vedrà finalmente un giocatore del D.C. United essere nominato nei suoi ranghi, con tanto di cerimonia il 17 luglio prima del match Nats-Pirates e con un banner commemorativo al Nationals Park (stadio di baseball). E il DCU non poteva che entrare nella HoF se non con la stella più lucente della sua storia: "El Diablo", Marco Etcheverry, vincitore coi rossoneri di 3 MLS Cup (1996, ’97 e ’99), una US Open Cup (’96), una CONCACAF Champions’ Cup e una Copa Interamericana (1998), oltre ad essere nominato MLS MVP nel 1998. Sarà il terzo personaggio nella HoF legato al calcio, dopo il coach della Howard University James ‘Ted’ Chambers e l'ex allenatore dei NY Cosmos e della Nazionale USA Gordon Bradley. “Ha fatto così tanto per me, per la squadra e per il calcio di questo paese", disse nel 2004 - in occasione dell'addio al calcio del giocatore - Bruce Arena, ex coach del DC United e oggi ai LA Galaxy. “Non credo che le persone riusciranno a capire... Non vedremo un giocatore così in MLS per molti anni a venire". E Arena fu profeta. LA STORIA Ottimo dribbling e tecnica sopraffina, Etcheverry è cresciuto nell'Academia Tahuichi, forse il più grande serbatoio di calcio giovanile del Sudamerica. Ha fallito il tentativo di sfondare in Europa (è stato solo per pochi mesi nell'Albacete, in Spagna), ha però trascinato la Bolivia alla - fino ad oggi almeno - sua ultima partecipazione ai Mondiali, a USA 1994, in cui però giocò solo 5 minuti per un'espulsione per fallaccio di reazione su Lothar Matthaeus all'esordio. Ma sempre con la Nazionale boliviana (13 gol in 71 partite) nel 1997 sfiora la vittoria nella Copa America casalinga, perdendo in finale col Brasile. Due anni dopo i Mondiali ecco lo sbarco in America, dove Marco Antonio Etcheverry scrive la storia degli albori della Major League Soccer, rendendo il D.C. United una potenza della nuova lega. In 191 match a Washington D.C. “El Diablo” segna 32 gol, piazzando 101 assist, la gran parte dei quali per il suo connazionale, il centravanti Jaime Moreno, a lungo top scorer assoluto della MLS. Oltre ai due boliviani, lo United dell'epoca presenta molti giocatori di buon livello: John Harkes (che giocò anche con lo Sheffield Wednesday), Eddie Pope, Jeff Agoos, Roy Lassiter (recordman di gol in una stagione MLS con 27, meteora al Genoa) e Raúl Díaz Arce, per nominarne alcuni, ma è Etcheverry la vera spinta di un motore inarrestabile. Un'avventura di successo quella col DCU, iniziata però molto male. “Iniziammo col piede sbagliato", ha [in realtà 7 delle prime 9, NdR]. Eravamo una buona squadra, con un buon allenatore, ma non stava funzionando nulla. Fossimo stati in un altro paese sarebbe crollato tutto. Fu dura, ma alla fine vincemmo la MLS Cup 1996, mostrando di essere i migliori”. Molti non ricordano quella che ad oggi rimane la più incredibile vittoria di una squadra americana, e cioè la oggi defunta Copa Interamericana nel 1998, che metteva di fronte i vincitori della Copa Libertadores contro quelli della CONCACAF Champions’ Cup. E il D.C. fu capace di superare per 2-1 tra andata e ritorno il Vasco de Gama, che presentava gente quale Mauro Galvão, Donizete, Guilherme, Luizão e un giovane Juninho Pernambucano (finito in seguito ai NY Red Bulls nel 2013). LEGGI: Interamericana, quando DC battè il Vasco de Gama “Eravamo in qualche modo diventati il miglior team delle Americhe battendo il Vasco de Gama che aveva appena perso la finale di Coppa Intercontinentale con il Real Madrid. Mostrammo di essere ad un livello più alto", ricorda Etcheverry, che insieme ad un gruppo di grandi giocatori, americani e stranieri, ha seminato la rinascita del calcio in America dopo il crollo della NASL all'inizio degli anni '80. "Quando arrivai in America non c'erano campi né stadi per il calcio. Oggi vedi campi ovunque e sempre pieni. C'è grande passione per il calcio negli USA. Facemmo il lavoro sporco insieme a ‘El Pibe’ [Carlos Valderrama], [Jorge] Campos, [Roberto] Donadoni – giocatori straordinari. Ma alla fine nessuno di noi lavora in MLS oggi sì da continuare ad ispirare talenti", spiegò a FIFA.com. Oggi Etcheverry vive in West Virginia, ed è rimasto rossonero: "Questo è il mio club. Il mio cuore e la mia anima saranno sempre col DC United”. LA SCHEDA Bolivia. Santa Cruz de la Sierra, 26 settembre 1970 • Ruolo: attaccante • Squadre di appartenenza: 1985-87: Academia Tahuichi; 1987-89: Destroyers; 1990-91: Bolívar; 1991-92: Albacete; 1992: Bolívar; 1993-94: Colo Colo; 1995: América Calí; 1996-97: DC United Washington; 1997-98: Barcelona (Ecuador); 1999: DC United Washington; 2000: Oriente Petrolero; 2001: DC United Washington • In nazionale: 70 presenze e 13 reti (esordio: 22 giugno 1989, Bolivia-Cile, 0-1) • Vittorie: 2 Campionati boliviani (1991, 1992), 1 Campionato cileno (1993), 1 Campionato ecuadoregno (1997), 3 Campionati statunitensi (1996, 1997, 1999)

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