Quello che invece molti non sanno è che Concina è l’unico elemento cresciuto nel calcio di Toronto che abbia mai bussato alla porta della Serie A. Enzo Concina nel calcio italiano c’è stato per 12 anni. Ed è stato l’unico italo-canadese calcisticamente cresciuto nel soccer che abbia giocato stabilmente nel campionato cadetto. «La mia carriera è un cerchio iniziato e finito in C2, passando per la C1 e la serie B. Non ripiango nulla, anzi. Per un ragazzino cresciuto nel soccer ho fatto anche troppo» ha raccontato qualche tempo fa al Corriere Canadese.
Grazie al doppio passaporto (italiano e canadese), viene convocato nelle file della Nazionale nordamericana per la prima volta nel luglio 1988, in vista dell'amichevole con la Polonia, non facendo quindi intempo ad andare ai Mondiali insieme alla generazione d'oro del calcio canadese composta dai vari Bob Lenarduzzi (oggi GM dei vancouver Whitecaps), il portiere ex 'Caps e Minnesota ma nato a Bari, Tino Lettieri, Branko Segota (leggenda del soccer indoor), e Bruce Wilson, difensore centrale dei New York Cosmos.
Concina esordisce immediatamente, realizzando anche il gol della bandiera della sua Nazionale, battuta per 2-1 dai polacchi. Nell'anno successivo colleziona un'altra presenza, e non viene più convocato fino al 1993, quando torna in Nazionale in vista della Gold Cup. Durante la competizione disputa le sue due ultime partite con la maglia canadese, contro Martinica e Messico, che battendo 8-0 la Nazionale della foglia d'acero segnò la fine della sua carriera a livello internazionale.
A livello di club Concina fa tutta la gavetta. In Emilia si impose nella squadra guidata da Giovan Battista "Titta" Rota, provvisoria capolista nel girone d'andata, conciliando marcature ferree e doti interessanti nell'altra area. Una sorta di Lorenzo Amoruso ante litteram, per citare un possibile termine di paragone.«Io ero stopper ai tempi in cui si marcava ad uomo e la zona era sconosciuta. Ma sulle palle ferme avevo licenza di andare avanti per sfuttare statura ed elevazione. Un anno [1986/87, in C1, Ndr] al Piacenza feci sei gol, quasi tutti determinanti. Qualche anno prima attirai l’attenzione della Lazio, dove era presidente Giorgio Chinaglia. Ci fu un contatto del quale venni a conoscenza soltanto anni dopo. Il Ravenna chiese 600 milioni delle vecchie lire, la Lazio ne offrì 200. C’era spazio per trattare, ma in quel periodo i proprietari del Ravenna erano in cinque ed ognuno aveva una testa diversa».
Il grande calcio lo sfiora un'altra volta l'anno dopo. «La mia seconda grande chance fu la Roma. Il grande Nils Liedholm venne a visionarmi ma il destinoera in agguato. In un contrasto di gioco mi saltò il crociato del ginocchio destro. Quattro mesi dopo tornai in campo, ma il treno per la capitale era già passato. Mentre ero infortunato mi sostituì il campione del mondo Claudio Gentile, che pochi mesi prima aveva chiuso la sua carriera nella Fiorentina, ma rimise le scarpe da gioco per dare una mano al Piacenza».
Nato il 21 giugno 1962 a Prato Canico («Lassù, quasi al confine con l’Austria») aveva quattro anni quando si trasferì a Toronto con i genitori che ancora risiedono a Mississauga. «Avevo dieci anni - ricorda - e come tutti i ragazzini italiani correvo dietro il pallone. Ma nel tempo libero cercavo di guadagnare qualche soldino. Ed il mio primo lavoro in assoluto fu consegnare il Corriere Canadese ad una decina di famiglie della zona. Ricordo le corse per “deliverare” il giornale in tempo utile per poi andare agli allenamenti di Aldo Lista, il mio primo allenatore, il più importante per me. Poi nella Toronto Italia ho avuto Fiorigi Pagliuso e Carlo Del Monte».
Concina sbarca nel calcio italiano al tempo in cui ogni squadra aveva appena due stranieri e i giocatori con passaporto italiano ma provenienti dall’estero dovevano disputare obbligatoriamente due anni in Serie C, come capitò a Giorgio Chinaglia, che prima di andare alla Lazio dovette passare per l'Internapoli avendo prima giocato nel Swansea, in Galles.
Fu Francesco Scorsa, giocatore calabrese dell’Ascoli, che aprì le porte del calcio italiano a Concina. «Francesco venne a Toronto nell’estate dell’82 - racconta l’ex stopper - per partecipare a quel torneo in cui l’Italia di Toronto battè anche il Celtic per 4-1. Io non c’ero, perché impegnato con la nazionale olimpica canadese. Ma gli parlarono di me e lui fece in modo da ottenere in provino con l’Ascoli, allora in Serie A. Il provino però finii per farlo al Cesena e Pierluigi Cera, ex Cagliari, ex nazionale, acquistò il mio cartellino dopo una trattativa con Gus Mandarino. Sembra, ma non ne sono certo, che per me abbiano pagato 20.000 dollari».
Il Cesena mandò il giovane Concina al Pavia, che allora era in C1 che poi lo vendette al Piacenza. «Piacenza e il Piacenza hanno segnato il mio futuro di uomo e di calciatore. Mia moglie vi gestisce ancora un negozio di abbigliamento. I miei tre anni nel Piacenza sono stati favolosi e nello stesso tempo drammatici. Abbiamo sfiorato la promozione in Serie A, io segnai si reti, mi chiese la Lazio, mi seguì la Roma, poi mi spaccai un ginocchio e nella stagione 1988-89 fummo retrocessi nonostante alla fine del girone di andata eravamo sesti, ed allora in A ci andavano quattro squadre. Tra i giocatori che ho incontrato chi mi ha fatto "soffrire" di più è stato il campione del mondo Ciccio Graziani che affrontai mentre lui svecchaiava nell’Udinese. Si alzava ancora benissimo e sapeva proteggere da dio la palla. E' stata dura anche con Spillo Altobelli, che era nel Brescia in B mentre io ero nel Monza».
Uno dei sei gol segnati dallo stopper cresciuto laddove sventola la bandiera con la foglia d’acero nel mezzo, lo descrive il piacentino di nascita Pippo Inzaghi al tempo raccattapalle del Piacenza. «Ricordo quel Piacenza-Spal del marzo dell’87 - si legge in un articolo della Gazzetta dello Sport sulle esperienze giovanili del futuro Superpippo - che da noi vale il doppio. Vincemmo per 2-1, con la rete decisiva realizzata dallo stopper Concina, di testa nella porta lontana. Poi Concina corse fino a sotto la nostra curva per esultare. Non vi dico quante volte ho sognato quella corsa».
Nel 1989 viene acquistato dal Monza, con cui disputa il suo terzo campionato cadetto, poi scende nuovamente di categoria: un biennio al Nola, in Serie C1, e uno spezzone di stagione al Forlì, prima di andare a concludere la carriera in Canada, nel Montreal Impact (10 presenze e un gol), con cui vince il campionato APSL nel 1994, battendo in finale i Colorado Foxes.
«Il Nola, squadra campana di C1, mi offrì un buon biennale ed io accettai il trasferimento al Sud. In quella squadra trovai Walter Mazzarri, del quale sono rimasto molto amico, e Mario Somma. Nel 1993 si chiuse il cerchio della mia carriera italiana, dalla C2 (Ravenna) alla C2 (Forlì). Giocai un altro anno, nel Montreal Impact con il quale vincemmo il campionato APSL del 1994. Poi appesi le scarpe al chiodo e mi dovetti trovare un lavoro. Sono però rimasto legato a Mazzarri, come detto, a Gigi Di Biagio che debuttò nel mio Monza. Beppe Signori lo ebbi come compagno nel Piacenza l’anno prima che andasse al Foggia di Zeman. Signori mi haanche voluto in campo nella partita del suo addio al calcio. Tra gli allenatori, Titta Rota e Gigi Cagni. Unico rimpianto è l’aver perso due volte il treno della Serie A. Nel mio destino c’era la capitale d’Italia, Roma o Lazio che fosse», aggiunge Concina.
All'epoca i soldi che giravano non erano però molti, e Concina ha dovuto trovarsi un lavoro fuori dal calcio. «Ne mei 12 anni italiani ho guadagnato bene, ma non mi sono arricchito. Quegli anni erano magri, le vacche grasse sarebbero arrivate dopo la sentenza Bosman e l’entrata in gioco dei diritti tv. Dopo aver smesso, un mio amico, ex calciatore anche lui, mi offrì un incarico nella sua azienda di telefonia mobile. Poi sono passato alla Stark, azienda leader di attrezzi per tagliare il metallo».
Sempre al Corriere Canadese ha poi parlato del suo recente impegno col Napoli. "Tre anni fa Mazzarri mi aveva chiesto di raggiungerlo alla Sampdoria, ma avevo altri impegni. Ma quando mi ha voluto al Napoli non ho potuto resistere. Al momento lavoro con la squadra in fase di preparazione e sudo con i giocatori. E' un bel gruppo, senza prime donne". Di lui Mazzarri dice: «È molto utile alla squadra».
Ma Concina mantiene i suoi legami col calcio canadese. “Calcisticamente sono cresciuto a Toronto, dove i miei parenti vivonmo ancoira. Ho chiuso la carriera a Montreal e sono spesso in contatto con [il presidente] Joey Saputo. Mi ha già detto che vorrebbe vedere il Napoli in Canada. Riferirò a chi di dovere!".
Si ringrazia il forum dei tifosi della SS Lazio, www.biancocelesti.org







































