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L'americano Freddy Adu in prova al Blackpool
Scritto il 2014-02-05 da Arnaldo Selmosson su Calciomercato
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Continua il pellegrinaggio dell'ex wonder boy del calcio USA, Freddy Adu, che dopo la scadenza del suo contratto coi brasiliani del Bahia vuole ora provare a rilanciarsi nel Championship inglese.

L'ormai 24enne centrocampista offensivo infatti si trova in Inghilterra, dove in questi giorni è in prova al Blackpool, l'antica squadra di Sir Stanley Matthews. Sabato scorso Adu ha viaggiato coi Seasiders in occasione del loro match in trasferta coi Blackburn Rovers, e questa settimana sta continuando ad allenarsi con la prima squadra.

Ieri è anche sceso in campo per 45' in un match a porte chiuse contro la "Primavera" del Blackpool. La decisione sull'eventuale ingaggio di Adu, attualmente free agent, spetta al manager Barry Ferguson, che ha dichiarato alla Blackpool Gazette: "Freddy è qui per allenarsi, e gli darò uno sguardo. Per ora è tutto. Non gioca da due mesi ed è appena tornato dal Brasile. Vediamo quello che fa in allenamento". Ma l'ultimo match competitivo di Adu risale addirittura al 28 agosto, quando scese in campo per 71' con la maglia del Bahia nella Copa Sudamericana.

Non è ancora chiaro come Adu possa però ottenere un permesso di lavoro, che per un giocatore extra comunitario nel Regno Unito prevede l'aver giocato almeno il 75% delle partite con la propria Nazionale negli ultimi 12 mesi.

Sbarcato in Brasile lo scorso aprile, in seguito ad uno scambio che ha visto il brasiliano campione del mondo 2002 Kleberson volare alla Philadelphia Union, Adu ha trovato pochissimo spazio al Bahia, anche a causa del cambio di allenatore che ha coinvolto la squadra, passata da Joel Santana a Christopher Borges.

Prova così a ripartire l'ex enfant prodige del calcio americano, che nel 2004 venne definito "il nuovo Pelè", il cui unico vero momento di luce sul campo però è arrivato ai Mon diali U20 2007, in cui ha trascinato gli USA sino ai quarti di finale. Il Blackpool sarebbe per lui il decimo club in dieci anni di carriera nel calcio professionistico.

Sul sito ufficiale della Major League Soccer Mark Abbott, Deputy Commissioner, ha parlato del futuro della MLS, dal calendario, alle possibili nuovi squadre fino al salary cap. Di seguito l'intervista tradotta da www.socceritalia.it. Su Sacramento nella MLS: "Ovviamente ci sono un sacco di cose bellissime che stanno accadendo a Sacramento", ha detto Abbott. "Il mercato calcistico è buono in se, ma quello che stanno facendo la dirigenza del Sacramento Republic è una grande storia. Ci sono un sacco di persone a Sacramento che vogliono vedere la MLS in città. Incluso il sindaco." Sul numero di squadre nella MLS per il 2020 e le altre possibili città: "Las Vegas è una città che ho visitato recentemente. C'è stato un gruppo che è uscito pubblicamente sulla volontà di portare Las Vegas nella MLS che ho incontrato", ha dichiarato il Deputy Commissioner. "Ci sono state persone uscite allo scoperto anche per San Antonio e Austin. Sono tutte diverse, ma sono tutte interessate seriamente alla Lega. Abbiamo comunque deciso che il giusto numero per il nostro numero di giocatori, per i diritti tv e altro, è di 24 squadre per il 2020". Sullo sviluppo dei giovani: "Ora abbiamo un sistema che incentiva lo sviluppo dei giovani perché ne riconosciamo l'importanza. E' stato bellissimo vedere Yedlin uscire dal "programma" Homegrown players e giocare il Mondiale. Per noi è tutto relativamente nuovo. Sono solo 4 o 5 anni che abbiamo iniziato a investire su questa cosa, quindi è ancora presto per dire se è la direzione giusta". Sulla partnership della MLS con la USL Pro e la possibilità di creare altre squadre come i LA Galaxy II: "La partnership con la USL Pro è molto produttiva, sia con il metodo dei Galaxy (squadra riserve), sia con quello della squadra affiliata. Penso che sia una parte fondamentale dello sviluppo dei calciatori. I giocatori giovani che non giocano in prima squadra possono andare a giocare nella USL pro, è importante". Sulla proposta di allargare il calendario del College soccer per tutto l'anno accademico: "Penso sia una cosa positiva e che supportiamo. Quello che è buono per il college soccer e per lo sviluppo dei calciatori è buono anche per noi. In prospettiva MLS Combine e SuperDraft non sappiamo ancora come muoverci, ma è una cosa che supportiamo". Sulla volontà della Lega di aumentare il Salary cap: "Nel corso del tempo continueremo a investire sempre di più nei calciatori, e penso che lo abbiamo dimostrato costantemente. Quindi non esiste una formula specifica che posso darvi, ma riconosciamo la continua importanza del migliorare il prodotto sul campo. E ci sono diverse strade per farlo". Sulle negoziazioni per il contratto collettivo con l'associazione giocatori che scadrà a dicembre: "Il contratto collettivo riguarda l'investire sui giocatori. Non vogliamo un lockout, non è il nostro piano. Per prima cosa voglio dire che abbiamo un ottimo rapporto con i nostri giocatori e con l'associazione. Penso che nell'ultimo contratto collettivo siamo stati capaci di risolvere un sacco di cose che hanno migliorato la vita dei nostri calciatori. Secondo, siamo estremamente orgogliosi dei nostri giocatori, per come si comportano in campo e fuori". Sul futuro del Chivas USA e in possibili location per uno stadio a Los Angeles: "Abbiamo speso un sacco di tempo nel parlare con possibili investitori. Non ho ancora un calendario preciso... Abbiamo parlato della University of California come luogo possibile. L'idea è di tirare giù la Los Angeles Memorial Sports Arena e costruire uno stadio da calcio. Ma sono sicuro che ci saranno altre opportunità e altre idee". Nota: Abbott ha confermato che la squadra continuerà a giocare nell'attuale stadio fino a quando il nuovo stadio non sarà pronto. Intanto Sacramento sarebbe interessata a rilevare la squadra e trasferirla nel Nord California. "Crediamo che Los Angeles possa avere due squadre, che sia in grado di ospitarle, ora come ora amiamo le rivalità. Lo vediamo nel Pacific Northwest. Questa è la ragione per la quale abbiamo due squadre a New York". Sul potenziale cambio di calendario utilizzando quello della Fifa: "Quello che dirò è quello che il Commissioner (Don Garber) ha detto lo scorso anno. Ci abbiamo ragionato lo scorso autunno e siamo arrivati alla conclusione che è un cambiamento che non possiamo fare. Non lo escludiamo per il futuro, ma non c'è un piano imminente per cambiarlo". Nota: Blatter, a Toronto, pochi giorni fa ha dichiarato che la MLS avrebbe cambiato il calendario adottando quello della Fifa e dei più grandi campionati europei. Sulla possibilità di vedere promozioni e retrocessioni nel calcio americano: "E' una cosa che non succederà mai".    

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Quando la Major League Soccer ha deciso di assegnare al gruppo guidato da David Beckham l'expansion team di Miami, ha posto una condizione precisa: la nuova franchigia sarebbe potuta scendere in campo solo dopo aver ottenuto il via libera per la costruzione di uno stadio in città. Ora però, dopo che i due siti preferiti sono stati respinti, l'MLS Commissioner Don Garber ha reiterato il concetto - per la seconda volta in due mesi - della condizione base dello stadio. "Miami rimane una priorità per noi"" ha spiegato Garber in un'intervista con Alexi Lalas e ESPN. "Ci ricordiamo delle problematiche avute in passato, e dobbiamo avere la giusta proprietà e la giusta location per lo stadio. David sta lavorando per mettere insieme ulteriori partner, che sarebbero ottimi per la MLS. Ma al momento non è riuscito ad individuare un'area in grado di dare il necessari accesso e visibilità per il successo della franchigia. L'obiettivo è uno stadio a downtown Miami, e non ci sarà expansion a Miami senza un'area per lo stadio a downtown". A Miami il calcio professionistico manca dal 2010, da quando il Miami FC (USL Soccer, Div. II) - ex squadra dei brasiliani Romario e Zinho - si è trasferito a Ft. Lauderdale. Ma il livello top manca addirittura dal 2002, anno di chiusura del Miami Fusion da parte della MLS. Del 2009 invece il tentativo fallito del Barcellona sempre insieme a Calure di rilanciare Miami. Quale sia la scadenza che Garber e la MLS hanno imposto a Beckham non è però ancora chiaro. Con così tante città interessate ad entrare nella lega, di certo la pazienza avrà un limite. New York City FC e Orlando City entreranno nel 2015, portando la MLS a quota 21 club. Nel 2017 toccherà ad Atlanta. La MLS vuole chiudere (momentaneamente?) l'espansione raggiungendo il numero di 24 club entro il 2020. Per l'ultimo posto disponibile - se Miami fosse confermata - sono in prima fila Sacramento e Minnesota, ma dietro di loro c'è la fila con le varie San Antonio, St. Louis e, ultima arrivata, Las Vegas. Sotto: il rendering dello stadio che Beckham avrebbe voluto a Port Miami. Respinto dal governo della città

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Non c’è nessun bambino nel mondo che, fantasticando tra i pensieri, non abbia sognato almeno una volta di voler diventare un calciatore professionista. C’è chi ci riesce ed entra nell’Olimpo come un Dio, chi fallisce miseramente sotto valanghe di errori personali. E poi, c’è chi il sogno lo raggiunge, per svegliarsi e perderlo rovinosamente qualche istante dopo. Il momento del risveglio, nel quale regnano la paura del fallimento e la consapevolezza di non avercela fatta, pare essere quello più delicato e complicato da superare. Forse è così che dev’essersi sentito Freddy Adu, probabilmente il più grande talento sprecato nella storia del calcio americano. Perché non basta avere i numeri, se la testa è tra le nuvole. Fredua Koranteng Adu nasce nel 1989 a Tema, in Ghana. Si trasferisce però quasi subito negli Stati Uniti, ottenendone la cittadinanza. Gli States, si sa, rappresentano la Terra delle Opportunità. Anche Adu è alla ricerca della sua strada: vuole fare il calciatore., mestiere che fino a qualche anno fa negli U.S.A. pareva essere un ripiego per chi negli altri sport faceva fatica. Ma il movimento calcistico a stelle e strisce avanza e si adegua agli europeismi. Lo stesso Adu ne trae beneficio e fin da ragazzino mette in mostra numeri d’alta scuola e una sagacia tattica che per un trequartista nuovo stampo è fondamentale per adattarsi al gioco di oggi. Adu brucia tutte le tappe possibili nei settori giovanili. E’ semplicemente tre passi avanti ai suoi coetanei, come se un ragazzino delle medie si stesse già per laureare all’Università. Ed è per le sue straordinarie capacità che Adu diventa, a soli 14 anni (!) il calciatore più giovane ad esordire nel campionato professionistico americano. La maglia è quella del D.C. United. Due anni dopo (dunque a 16 anni) esordisce nella Nazionale degli Stati Uniti (altro record, nessuno come lui). Precedentemente, aveva disputato un grandissimo Mondiale Under 20con la Nazionale giovanile, risultando essere uno dei migliori calciatori della competizione volta a lanciare i nuovi campioni del domani. La carriera di Adu appare assolutamente in discesa. Il ragazzo comincia ad essere notato, a diventare famoso. Ci si aspetta la luna da quel piccolo recordman dai piedi preziosi. Il vero problema del talentino si rivelerà essere proprio questa: la troppa responsabilità e i fari puntati sul volto. C’è chi non riesce a gestire la celebrità da adulto, figuriamoci un ragazzino. Il mondo dei grandi rapisce troppo presto il talentuoso Freddy, travolto e portato via dal tornado della notorietà. In Europa c’è la corsa a questo ricchissimo oro nero: ad aggiudicarselo sarà il Benfica, che lo preleva dal Real Salt Lake City nel gennaio del 2007. I portoghesi lo prelevano per 2 milioni di euro. Un affare, considerando che il prezzo di Adu può solo salire. E, in effetti, la stagione con le Aquile Rosse non va neanche malaccio: sono 6 le reti segnate in 20 partite e Adu si toglie anche la soddisfazione dell’esordio in Champions League. Il Benfica però decide di mandarlo in prestito, per farsi le ossa e tornare più forte che mai. Il vero problema è che Freddy Adu al Benfica non tornerà mai più. Ed inizierà un lungo e inesorabile declino. Dal 2008 inizia la fase nomade di Adu: la prima squadra ad accoglierlo è il Monaco, in Francia. 9 presenze e 0 reti, il verdetto è già scritto. L’anno dopo ritorna in Portogallo, stavolta al Belenenses. Qui le presenze sono addirittura soltanto 3. Adu è demotivatissimo, nessuno sembra più credere in lui e ciò si riflette nelle sue pochissime partite in prestazioni negative. Si fa un tentativo in Grecia, con l’Aris Salonicco. Inutile dire che va male anche lì. Addirittura Adu finisce in una modesta squadra turca, il Çaykur Rizespor. Qui in 11 partite segna 4 gol ma anche stavolta il club non gli rinnova la fiducia. Il contratto col Benfica è ormai scaduto. Adu prova la carta del ritorno in patria, accasandosi al Philadelphia Union: nel calcio che lo ha lanciato, Adu conta di riprendersi ciò che è suo per poi ripartire alla riconquista dell’Europa. Le cose però sono cambiate: come sentenziato prima, il calcio statunitense si è ormai adeguato ai dettami europei. Adu prima era il più veloce ed i suoi dribbling risultavano fulminanti: adesso è solo un ragazzo con la palla, come tutti gli altri. L’enfant prodige che stracciava primati e record è scomparso, lasciando spazio ad una giovanissima meteora. Senza l’onore delle armi, Adu lascia il suo paese per cercare anche un’avventura brasiliana: al Bahiaperò, dopo sole 2 presenze, verrà presto accantonato. Freddy Adu si ritrova così svincolato a soli 24 anni. Un’eresia vera, considerando tutto ciò che aveva fatto in passato. Di recente, una fiammella di speranza: Adu è stato infatti provinato prima dallo Stabaek, club norvegese, ed in seguito dall’Az Alkmaar (e il club olandese sembrava orientato ad offrirgli un contratto prima di comunicare freddamente che l’ancora giovane ex attaccante statunitense non ce l ‘ha fatta a convincere la dirigenza olandese). Il diamantino grezzo pronto ad essere regalato alle signore del calcio mondiale si è sbriciolato in mille pezzi. Non sappiamo se un po’ di colla basterà, ma tentare è un obbligo. Perché a volte crescere con i dovuti step è fondamentale. E Freddy Adu, il più incredibile spreco di talento mai visto, ha sperimentato quanto possa essere vero sulla sua pelle. Ma “è finita” si dice alla fine. In bocca al lupo Freddy, che tu possa ritrovare i tuoi pensieri felici e spiccare di nuovo il volo. Fonte: Claudio Agave 

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