Non c’è nessun bambino nel mondo che, fantasticando tra i pensieri, non abbia sognato almeno una volta di voler diventare un calciatore professionista. C’è chi ci riesce ed entra nell’Olimpo come un Dio, chi fallisce miseramente sotto valanghe di errori personali. E poi, c’è chi il sogno lo raggiunge, per svegliarsi e perderlo rovinosamente qualche istante dopo. Il momento del risveglio, nel quale regnano la paura del fallimento e la consapevolezza di non avercela fatta, pare essere quello più delicato e complicato da superare. Forse è così che dev’essersi sentito Freddy Adu, probabilmente il più grande talento sprecato nella storia del calcio americano. Perché non basta avere i numeri, se la testa è tra le nuvole.
Fredua Koranteng Adu nasce nel 1989 a Tema, in Ghana. Si trasferisce però quasi subito negli Stati Uniti, ottenendone la cittadinanza. Gli States, si sa, rappresentano la Terra delle Opportunità. Anche Adu è alla ricerca della sua strada: vuole fare il calciatore., mestiere che fino a qualche anno fa negli U.S.A. pareva essere un ripiego per chi negli altri sport faceva fatica. Ma il movimento calcistico a stelle e strisce avanza e si adegua agli europeismi. Lo stesso Adu ne trae beneficio e fin da ragazzino mette in mostra numeri d’alta scuola e una sagacia tattica che per un trequartista nuovo stampo è fondamentale per adattarsi al gioco di oggi. Adu brucia tutte le tappe possibili nei settori giovanili. E’ semplicemente tre passi avanti ai suoi coetanei, come se un ragazzino delle medie si stesse già per laureare all’Università. Ed è per le sue straordinarie capacità che Adu diventa, a soli 14 anni (!) il calciatore più giovane ad esordire nel campionato professionistico americano. La maglia è quella del D.C. United. Due anni dopo (dunque a 16 anni) esordisce nella Nazionale degli Stati Uniti (altro record, nessuno come lui). Precedentemente, aveva disputato un grandissimo Mondiale Under 20con la Nazionale giovanile, risultando essere uno dei migliori calciatori della competizione volta a lanciare i nuovi campioni del domani.
La carriera di Adu appare assolutamente in discesa. Il ragazzo comincia ad essere notato, a diventare famoso. Ci si aspetta la luna da quel piccolo recordman dai piedi preziosi. Il vero problema del talentino si rivelerà essere proprio questa: la troppa responsabilità e i fari puntati sul volto. C’è chi non riesce a gestire la celebrità da adulto, figuriamoci un ragazzino. Il mondo dei grandi rapisce troppo presto il talentuoso Freddy, travolto e portato via dal tornado della notorietà. In Europa c’è la corsa a questo ricchissimo oro nero: ad aggiudicarselo sarà il Benfica, che lo preleva dal Real Salt Lake City nel gennaio del 2007. I portoghesi lo prelevano per 2 milioni di euro. Un affare, considerando che il prezzo di Adu può solo salire. E, in effetti, la stagione con le Aquile Rosse non va neanche malaccio: sono 6 le reti segnate in 20 partite e Adu si toglie anche la soddisfazione dell’esordio in Champions League. Il Benfica però decide di mandarlo in prestito, per farsi le ossa e tornare più forte che mai. Il vero problema è che Freddy Adu al Benfica non tornerà mai più. Ed inizierà un lungo e inesorabile declino.
Dal 2008 inizia la fase nomade di Adu: la prima squadra ad accoglierlo è il Monaco, in Francia. 9 presenze e 0 reti, il verdetto è già scritto. L’anno dopo ritorna in Portogallo, stavolta al Belenenses. Qui le presenze sono addirittura soltanto 3. Adu è demotivatissimo, nessuno sembra più credere in lui e ciò si riflette nelle sue pochissime partite in prestazioni negative. Si fa un tentativo in Grecia, con l’Aris Salonicco. Inutile dire che va male anche lì. Addirittura Adu finisce in una modesta squadra turca, il Çaykur Rizespor. Qui in 11 partite segna 4 gol ma anche stavolta il club non gli rinnova la fiducia. Il contratto col Benfica è ormai scaduto. Adu prova la carta del ritorno in patria, accasandosi al Philadelphia Union: nel calcio che lo ha lanciato, Adu conta di riprendersi ciò che è suo per poi ripartire alla riconquista dell’Europa. Le cose però sono cambiate: come sentenziato prima, il calcio statunitense si è ormai adeguato ai dettami europei. Adu prima era il più veloce ed i suoi dribbling risultavano fulminanti: adesso è solo un ragazzo con la palla, come tutti gli altri. L’enfant prodige che stracciava primati e record è scomparso, lasciando spazio ad una giovanissima meteora. Senza l’onore delle armi, Adu lascia il suo paese per cercare anche un’avventura brasiliana: al Bahiaperò, dopo sole 2 presenze, verrà presto accantonato. Freddy Adu si ritrova così svincolato a soli 24 anni. Un’eresia vera, considerando tutto ciò che aveva fatto in passato.
Fonte: Claudio Agave





































