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MISL #5 - Bene Missouri, Syracuse cade
Scritto il 2011-12-09 da Blackiesan74 su NASL USL PRO
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Settimana importante per la MISL 2011/12, che continua ad attrarre spettatori: un totale di 92.354 spettatori nelle  prime 5 giornate di regular season, con una media di 3.848 tifosi a partita.

L'ultima giornata vede Milwaukee e Baltimore continuare a dettare il ritmo, mentre alle loro spalle risorgono i Comets, mentre i Silver Knights, dopo una partenza a razzo, rallentano vistosamente. Questi i risultati:

Giovedì 1° dicembre
Norfolk SharX  - Rochester Lancers 2-16 @ Scope Arena, Norfolk, Va

Venerdì 2 dicembre
Milwaukee Wave - Missouri Comets 24-18 @ US Cellular Arena, Milwaukee, Wi
Wichita Wings - Syracuse Silver Knights 20-4 @ Hartman Arena, Wichita, Ka

Sabato 3 dicembre
Rochester Lancers - Baltimore Blast 4-10 @ Blue Cross Arena, Rochester, NY
Wichita Wings - Norfolk SharX 17-4 @Hartman Arena, Wichita, Ka

Domenica 4 dicembre
Missouri Comets - Syracuse Silver Knights 23-10 @ Independence Events Center, Kansas City, Mo

Classifiche:
Central Division
1 - Milwaukee Wave 100% (5 W - 0 L)
2 - Missouri Comets 62,50% (5 W - 3 L)
3 - Wichita Wings 37,50% (3 W - 5 L)

Eastern Division
1 - Baltimore Blast 83% (5 W - 1 L)
2 - Rochester Lancers 43% (3 W - 4 L)
3 - Syracuse Silver Knights 37,50% (3 W - 5 L)
4 - Norfolk SharX 0% (0 W - 6 L)

La MISL torna in campo questa sera con il match tra Missouri Comets e Baltimore Blast. Stay Tuned!

E’ di pochi giorni fa la notizia che la USL Pro, ora spalleggiata e foraggiata dalla MLS, ha presentato domanda alla U.S.S.F. per poter così guadagnare lo status di seconda divisione nel panorama del soccer Usa strappando così il posto alla Nasl, che se dovesse essere retrocessa a terza divisione americana verrebbe così condannata al fallimento. Le ragioni di questa mossa da parte dei dirigenti della USL hanno radici antiche di odio atavico risalente al 2009, quando l’allora commissioner della lega Francisco Marcos, decise di vendere la lega alla società NuRock senza consultare i proprietari delle squadre, molti delle quali avrebbero invece voluto che la lega fosse venduta ai titolari delle franchigie. La decisione di Marcos creò una scissione all’interno dei piani bassi della piramide del soccer a stelle e strisce, costringendo così la federcalcio a creare per il 2010 una USSF D2 provvisoria mentre l’allora USL Second Division rimase con appena cinque squadre. I proprietari delle franchigie ribelli decisero così di creare una nuova lega con l’ambizioso nome di Nasl, che seppur non avendo nessun collegamento diretto con la storica lega fallita nel 1984 se ne considera l’erede morale e materiale, tanto da annoverare nei propri ranghi nomi storici di quelle che furono alcune tra le squadre di grido in quegli anni, New York Cosmos in testa ma anche Fort Lauderdale Strikers e Tampa Bay Rowdies. Nel frattempo la U.S.S.F. ha insignito la Nasl. del titolo di seconda divisione retrocedendo così la storica USL al ruolo di serie C americana. Le due leghe con gli anni si sono rinforzate, la USL ha fuso le due divisioni, e dopo l’insuccesso delle squadre caraibiche di Puerto Rico ed Antigua ma anche altre franchigie fallimentari come l’F.C. New York si è via via ingrandita aumentando ogni anno il numero delle proprie squadre, ma la vera svolta che ha dato nuova linfa alla nuova USL Pro sono stati gli accordi di partnership con la MLS, sfociati in affiliazioni delle franchigie USL con le più titolate squadre di MLS diventando così ufficialmente il vivaio della massima serie a stelle e strisce. Nel 2014 la MLS è passata dalle affiliazioni alle squadre B come avviene in molti campionati europei, come in Germania e Spagna. Questo ha portato ad una crescita smisurata della USL Pro che dopo tanti anni di campionato a girone unico si trova dalla stagione 2015 ad ospitare ventitré squadre divise in due conference. La Nasl nel frattempo, dopo aver perso Montreal Impact, emigrati nella più prestigiosa MLS e Puerto Rico Islanders, è passata dalle sette franchigie della Spring Season 2013 alle attuali undici squadre includendo nei propri ranghi gli storici New York Cosmos, Indy Eleven, Ottwa Fury e Jacksonville Armada. Sebbene la USL Pro conti al momento più del doppio delle squadre annoverate dalla Nasl la composizione delle due leghe è molto diversa, in quanto essendo diventata ufficialmente o quasi la succursale della MLS dove vengono mandati i giovani interessanti per farsi le ossa, e salari inferiori rispetto alla Nasl, sarebbe giusto visto anche il grande lavoro della lega del commissioner Bill Peterson e dei suoi predecessori senza avere le spalle coperte dalla MLS, (che anzi spalleggia la USL unendo l’atavico odio della lega satellite verso i traditori alla paura di poter avere un giorno una temibile concorrenza e dover così alzare e non di poco il salary cap e magari rinunciare al modello unico al mondo di entità unica) che la federazione lasciasse le cose come stanno. Non è ancora dato di sapere cosa deciderà la U.S.S.F., ma quel che si spera è che l’ennesima soccer war, stavolta una guerra fredda, almeno per ora, termini senza lasciare morti sul terreno, e che il buon senso stavolta trionfi sull’odio generato dalle fazioni in lotta l’una contro l’altra. Pochi mesi fa il commissioner della Nasl  aveva addirittura affermato che le squadre della Nasl potrebbero tranquillamente ben figurare in Concacaf Champions’ League, ma la realtà è che il parco giocatori della lega è comunque composto in prevalenza di carneadi, ex universitari convocati al superdraft e non selezionati dalle squadre della MLS, giocatori proveniente dalla USL Pro, ragazzi stranieri di nascita ma formatisi nel sistema calcistico della NCAA, atleti che han fatto panchina nella MLS e qualche vecchia conoscenza che aveva discretamente figurato in prima divisione ed alcuni nazionali e non degli stati caraibici e centroamericani, salvo alcune eccezioni. Oltre i Cosmos, che possono annoverare l’ex nazionale Usa Danny Sztela, Carlos Mendes che non aveva sfigurato nei Metrostars/Red Bulls, l’ex Sporting Gijon Ayoze, il brasiliano Roversio che sebbene non sia un grande nome ha giocato sia in Portogallo che nella liga spagnola in forza a Osasuna e Betis e le stelle internazionali Marcos Senna e  Raul, son poche le squadre che possono annoverare giocatori di classe e fama internazionale. I Carolina Railhaks, una delle squadre più conosciute e competitive della Nasl possono mostrare come pezzi più preziosi del loro parco giocatori l’ex Red Bulls e Philadelphia Union Nick Zimmerman, e il capitano nazionale portoricano Kupono Low, l’ex Washington DC Jordan Graye, l’attaccante Zack Schilawski già dei New England Revolution, il centrocampista Austin Da Luz, riserva in passato di New York Red Bulls e Washington DC, forse buoni giocatori da collettivo per la categoria ma di certo non fuoriclasse. Alzano la media il nippo-americano Jun Marques Davidson con esperienza nella J-League sia in seconda che in prima divisione e lo spagnolo Nacho Novo, che può vantare esperienze in Scozia con Dundee e Rangers ed in Spagna con lo Sporting Gijon ed ha giocato anche in Polonia in forza al Legia Varsavia ma non si tratta certo di calciatori di fama internazionale. A Tampa Bay la situazione non varia di molto, con l’ex nazionale Under 20 Gale Agbossoumonde con alle spalle qualche presenza nel Toronto FC ed esperienze internazionali non sempre andate a buon fine con Braga ed Estoril Praja in Portogallo, la squadra B dell’Eintract Francoforte e gli svedesi del Djurgardens IF. Il bulgaro Georgi Hristov ha giocato con più squadre nella sua nazione d’origine ma il campionato bulgaro è di modestissima levatura per cui non si può certo definire un calciatore titolato, mentre il portiere Matt Pickens ha difeso la porta dei Colorado Rapids dal 2009 al 2014 prima di essere mandato in quel di Tampa. Il difensore Black Wagner è ex nazionale Usa Under 23 ed ha accumulato un pugno di presenze in MLS tra FC Dallas, Vancouver Whitecaps e Real Salt Lake ma era stato già acquistato dai San Antonio Scorpions nel 2012 mentre Corey Hertzog aveva provato ad affermarsi in MLS con New York Red Bulls e Vancouver Whitecaps ma non può vantare che una dozzina di presenze in tre anni ed ha militato prevalentemente in USL Pro con Wilmington ed Orlando. Juan Guerra è stato acquistato di recente dal nuovo ct Thomas Rongen ed ha militato in più club in Venezuela ma si tratta di un giocatore di categoria mentre il nativo del Malawi ma naturalizzato inglese Tamika Mkandawire ha girovagato nelle serie minori inglesi con West Bromwich Albion, Hereford United, Leyton Orient, Milwall, Southend United e Shewsbury Town, sicuramente la sua esperienza è un bagaglio utile alla squadra ed alla Nasl e c’è da dire che la rosa per la stagione 2015 è in allestimento ma difficilmente vedremo un acquisto che faccia per così dire saltare il banco. Gli attuali campioni in carica, i San Antonio Scorpions, possono annoverare tra le loro fila oltre al francese già nazionale Under 21 Eric Hassli, ex Vancouver Whitecaps e Toronto FC e precedentemente in forza a Servette, Neuchatel Xamax, FC St Gallen, FC Zurigo ed in patria presso il Valenciennes, altri giocatori interessanti quali il difensore Greg Janicki, un pugno di presenze in MLS con Washington DC e Vancouver Whitecaps per lui, mentre il colombiano Rafael Castillo ha girato più club prestigiosi nel suo paese quali Real Cartagena, Indipendiente de Medellin, Milionarios Bogotà, Deportivo Pereira, Nacional de Medellin e Llaneros e vanta anche un’ esperienza negli Emirati con l’Al Ahly, e sebbene arrivato a metà stagione è stato determinante per la conquista del titolo. Ryan Guy, sebbene sia stato utilizzato appena tre volte ha accumulato esperienze professionali in Irlanda nel St Patrick coi quali segnò anche un goal durante le qualificazioni per la Coppa Uefa nel 2007, firmando la prima vittoria in trasferta in campo europeo per il club, e dal 2011 al 2013 il centrocampista nazionale dell’Isola di Guam ha giocato stabilmente in MLS coi New England Revolution. Il difensore Jonathan Borrajo, snobbato dai New York Red Bulls ha militato recentemente sia nell’HamKam che nel Mjondalem in Svezia, mentre il nazionale trinidegno Julius James si è formato in MLS nei ranghi di Toronto FC, Houston Dynamo, Columbus Crew e DC United. Anche l’ex nazionale canadese Adrian Cann alza la media della squadra, già alta per la categoria, e della Nasl grazie ai suoi trascorsi con le maglie di Montreal Impact, Vancouver Whitecaps, gli svedesi dell’ Esbjerg e la MLS con il Toronto FC. La squadra campione del 2014 pur non avendo giocatori di fama internazionale ha più individualità che possono vantare esperienze significative sia in MLS che in campionati esteri, San Antonio rappresenta quello che tutte le squadre della Nasl dovrebbero cercare di essere per poter veramente dire di poter eguagliare il livello della massima serie Usa. Ad Ottawa la situazione si mantiene invece nella media col carneade brasiliano Paulo Junior, già di Fort Lauderdale Strikers e Real Salt Lake ma senza impressionare e la scorsa stagione in forza al Nautico, dove è sceso in campo quindici volte senza mai segnare. I canadesi Carl Hawort e Mario Eustaquio vengono dalla PDL o da esperienze giovanili all’estero nel caso di Eustaquio, mentre invece il connazionale Mason Trafford dopo essersi fatto le ossa in PDL e USL con i Whitecaps e Real Maryland Monarchs ha accumulato esperienze in Svezia con l’HamKam ed addirittura in Cina col Giuzhou Zhicheng. L’attaccante americano Tom Heinemann può vantare presenze nei Columbus Crew e Vancouver Whitecaps ma non è mai stato un attaccante molto prodigo di goal, per alzare il livello di gioco e la classifica degli Ottawa Fury ci vuole altro o che torni ai fasti dei St Louis Lions in PDL, ma il calcio professionistico è un’altra cosa. Il portiere francese Romuald Peiser ha trascorsi nella serie B francese e tedesca, e nella terza divisione portoghese, certamente non un fuoriclasse ma la sua esperienza internazionale può comunque essere utile alla squadra e alla lega in genere, mentre Omar Jarun, a parte il giocare nella nazionale palestinese ha prestato i suoi servigi in Polonia ed in Belgio dove però è sceso in campo solo due volte con lo Charleroi, mentre il centrocampista irlandese Richie Ryan, a parte aver militato in vari club del suo paese tra i quali lo Shamrock Rovers può anche dire di aver accumulato otto presenze in Belgio con la maglia del Royal Antwerp e di aver disputato in scozia con il Dundee United. Il capitano Nicki Paterson, originario della Scozia, ha giocato in passato nella serie B scozzese con Hamilton Academical e Clyde, nel complesso si può dire che il nocciolo duro di Ottawa non è scadente e sicuramente con l’esperienza e qualche innesto il 2015 sarà migliore della prima stagione appena passata comunque la rosa della squadra ricorda un po quelle dei primi anni della MLS, il che per la Nasl è un buon punto di partenza. I Jacksonville Armada hanno affidato la direzione tecnica all’argentino Jose Luis Villareal, già giocatore titolato in più club europei ed argentini, mentre nella rosa, ancora in allestimento visto lo status di expansion franchise possiamo vedere oltre l’attaccante Jemal Johnson, già dei Cosmos e con esperienze nelle serie minori inglesi anche il difensore Shawn Nicklaw, che prima di passare ai Jakcsonville Armada ha indossato le magliette di HB Koge e Thor in Danimarca ed Islanda. Il centrocampista colombiano Jaime Castrillon, oltre ad aver fatto parte nella passata stagione dei Colorado Rapids in MLS dove ha giocato stabilmente ha in passato disputato campionati in patria con Indipendiente de Medellin e Once Caldas ma ha anche giocato in Cina con il Nanchand Bayi di Shangai. Sicuramente un giocatore di esperienza che darà consistenza al centrocampo della neonata squadra. La situazione cambia ad Edmonton dove il valore della squadra è purtroppo molto più modesto. Di tutti i giocatori canadesi solo Frank Jonke ha un passato di militanza nel campionato finlandese, una lega certamente modesta ma che è pur sempre in Europa, gli altri provengono o da squadre dalla PDL o giovanili dell’Edmonton FC. Un po meglio si può dire dei quattro americani in squadra. Il portiere Matt Van Oekel viene dai Minnesota United, Beto Navarro, alla seconda stagione con gli Eddies, ha in passato prestato i suoi servigi agli Atlanta Silverbacks, mentre Chad Burt era stato preso a stagione in corso dagli svedesi dell’ Myresio IF ma una volta arrivato in Canada sembra aver smarrito il fiuto del goal. Il centrocampista Milton Blanco invece ha alle spalle militanza in varie squadre di PDL, USL Pro, Nasl in forza agli Atlanta Silverback e cinque presenze con i Chivas Usa in MLS, un onesto pedatore ma per alzare il livello ci vuol ben altro. Dei vari stranieri presenti in rosa della squadra quasi nessuno di loro ha esperienza internazionale di alto livello, avendo militato chi in club semiprofessionisti tedeschi, chi in Irlanda del Nord o nelle serie minori inglesi ed in Islanda e Finlandia, per aumentare la qualità del gioco in campo, i risultati e gli spettatori sugli spalti ci vuole di più, molto di più, e forse bisognerebbe anche cambiare nome e blasone, troppo blandi ed incapaci di suscitare passione, perché non chiamarsi come la squadra storica della NASL e altre leghe indoor Edmonton Drillers? I campioni d’inverno Minnesota United, possono invece vantare una rosa qualitativamente molto più altra, cominciando dagli stranieri. Tranne Cristiano Dias, in passato a club minori brasiliani e lo sfortunato Miami F.C., e Pablo Campos che comunque può dire di aver accumulato otto presenze con gli svedesi del GAIS ed una quarantina buona di convocazioni in MLS  tra San Jose Earthquakes e Real Salt Lake, gli altri hanno tutti alle spalle militanze passate in club brasiliani e stranieri. Tiago Calvano ad esempio, l’anno scorso dato per vicino ai Cosmos, ha cominciato la sua carriera col Botafogo, popolare club di Rio de Janeiro per poi finire alla squadra riserve del Barcellona e di lì in Svizzera per gli Young Boys ed accumulare poi successivamente presenze in Germania con MSV Duisburg e prima e seconda squadra del Fortuna Dusseldorf coi quali è sceso in campo nove volte. Prima di finire nella Nasl era stato in forza a Newcastle Jets e Sidney F.C. nella A-League australiana. Daniel Mendes ha prestato i suoi servigi in Svezia nel Kalmar FF e successivamente nel Degerforts IF e GAIS ma anche in Corea con l’Ulsan Hyundai e in Colombia con il Nacional De Medellin ed ancora in Svezia con l’AIK Sollna. Juliano Vicentini invece dopo aver esordito con qualche apparizione nel Palmeiras è poi passato al Curitiba e successivamente al Flamengo ed alla Juventude, per poi approdare nella serie B italiana prima col Pisa e poi col Lecce. L’ultima esperienza prima di approdare negli Usa è stata per lui sempre in Italia col Novara. Sicuramente non sono nomi che fanno lievitare le presenze allo stadio ma il loro apporto in campo è di sicuro aiuto e la loro esperienza è utile per far crescere tecnicamente gli americani in campo, alcuni già di discreta levatura. Primo su tutti spicca Miguel Ibarra, balzato alle cronache per essere stato convocato dal ct della nazionale Usa Jurgen Klinsmann, il capitano Aaron Pictchkolan che tra il 2005 ed il 2009 ha accumulato un’ottantina di presenze tra FC Dallas e San Jose Earthquakes. Dei Minnesota United si può affermare la stessa cosa già espressa riguardo i San Antonio Scorpions. Ad Indianapolis le cose durante lo scorso campionato avrebbero potuto andare meglio ma l’inesperienza ed il minor tempo di coesione hanno fatto si che nell’anno di esordio la squadra non eccellesse anche se con il pareggio in trasferta all’Hofstra Stadium hanno fatto perdere ai Cosmos il titolo primaverile, e nel parco giocatori sono presenti alcune buone indivualità, primo tra tutti il brasiliano campione del mondo 2002 Kleberson, che oltre la Coppa del Mondo ha potuto alzare al cielo anche la Copa America nel 2004 e la Confederation Cup nel 2009. Certamente la sua presenza nell’attuale Nasl si può paragonare a quella di Geoff Hurst nella NASL originale, ma le sue otto reti hanno dato un discreto contributo agli Indy Eleven e sicuramente se la media spettatori è stata durante la stagione appena conclusasi di  10465 paganti, la più alta di tutta la lega, il merito è anche suo. L’onduregno Sergio Pena è stato dato in prestito dalla Real Sociedad, e il macedone Dragan Stoikov, fresco d’acquisto dalla squadra riserve dei Los Angeles Galaxy può vantare una coppa di Serbia conquistata nel 2013 quando difendeva i colori dello Jagodina. Il portiere tedesco dell’est Kristian Nicht è stato in passato di Stuttgart Kickers, Alemania Aachen, Viking Stavanger in Svezia e prima di approdare in USL Pro con i Rochester Rhinos era tornato in Germania difendendo la porta del Karlsruher SC. Il difensore Jaime Frias pur avendo passaporto americano è stato dato in prestito dal popolare club messicano dei Chivas di Guadalajara, Brad Ring è sceso in campo trentasette volte in MLS coi San Jose Earthquakes che lo avevano selezionato durante il Superdraft 2009 mentre nel 2013 era stato ceduto ai Portland Timbers coi quali però può vantare solo una presenza, ed ha così deciso di tornare nel suo stato natio. Anche in questo caso l’allestimento della rosa per la stagione 2015 è ancora in alto mare visto il tempo a disposizione ma sicuramente l’esperienza maturata in campo durante il primo anno di esistenza più qualche innesto azzeccato potrebbe far si che la stagione prossima ventura veda gli Indy Eleven nelle posizioni alte della classifica. I Fort Lauderdale Strikers, che pochi mesi fa hanno visto acquistare una quota della società da una cordata capeggiata dal brasiliano Ronaldo, la qualità del parco giocatori e del gioco espresso in campo si alza sensibilmente con il portiere slovacco Kamil Contofalsky, che oltre ad aver difeso la porta dello Slavia Praga prima di arrivare negli Usa ha passato i suoi anni migliori in Russia con lo Zenit di San Pietroburgo coi quali ha vinto oltre il campionato 2006/2007 una Coppa Uefa ed una Supercoppa Europea nel 2008 alle quali si aggiunge la Supercoppa di lega conquistata nello stesso anno ed una Coppa di Russia conquistata nel 2010. Il centrocampista della Guyana Chris Nurse invece sebbene non può vantare un palmares di rilevanza internazionale della stessa portata ha militato in più squadre nelle divisioni minori inglesi come Kingstonian F.C., Sutton United, ed Hinkley United tralasciandone molte altre, ed è stato campione della USSF D2 nel 2010 coi Puerto Rico Islanders, ora defunti,coi quali si è aggiudicato anche il CFU Championship nello stesso anno, valido per la qualificazione in Concacaf Champions’ League. Coi Carolina Railhawks è ha vinto invece la regual season nel 2011, tralasciando la finale persa contro i San Antonio Scorpions durante l’ultimo Soccer Bowl. L’haitiano Fafa Picault è invece il capocannoniere sociale della squadra ed è andato a segno dodici volte su ventiquattro presenze. Il difensore originario dell’Honduras Ivan Guerrero è stato per molti anni titolare nel Motagua, uno dei club più prestigiosi della sua nazione ed è stato acquistato anche dagli inglesi del Coventry coi quali però ha collezionato appena sette presenze in due anni. Tornato poi in patria è stato successivamente acquistato dagli uruguagi del prestigioso club Penarol ed è finito poi in MLS rinforzando i ranghi dei Chicago Fire, coi quali ha potuto giocare stabilmente. Le sue esperienze successive con DC Unite e San Jose Earthquakes sono state meno fortunato e nel 2009 seppur acquistato dai Colorado Rapids non è mai sceso in campo. Tornato ancora nel Motagua è stato poi acquistato dagli Strikers e da allora ne è un perno inamovibile. I Fort Lauderale Strikers sono arrivati quest’anno in finale dopo un campionato altalenante. Il telaio della squadra è buono, forse un paio di acquisti non per forza di calciatori stranieri ma di qualche giocatore titolare in MLS basterebbe per fare il salto di qualità, peccato per il numero esiguo di spettatori, appena 3825 presenze in uno stadio che può contenerne circa ventimila, cosa si potrebbe fare per aumentare i paganti almeno fino a cinquemila unità a partita? Ad Atlanta la situazione è tutta da decifrare con la squadra che per ora ha confermato solo gli americani Edgar Espinoza, Pablo Cruz e Jaime Chavez, e gli stranieri Ferrety Souza, originario del Congo, il togolese Alex Harlley, ed il ganese Kwadwo Poku. Aspettando le prossime riconferme ed eventuali nuovi acquisti c’è però da fare alcune considerazioni, ovvero che i dirigenti dei Silverbacks non hanno mai veramente speso molti soldi per la squadra, e non si parla di tirare fuori milioni di dollari per comprare la stella internazionale al tramonto di turno ma nemmeno per giocatori che comunemente si trovano nelle rose delle altre squadre della Nasl. A parte il titolo di campioni della Spring Season nel 2013 e la finale del Soccer Bowl persa in casa di misura coi Cosmos, gli Atlanta Silverbacks non sono mai stati competitivi, ma tralasciando queste considerazioni bisogna tenere conto che nel 2017 la MLS arriverà in città spalleggiata dai giganti del football americano, e una squadra di seconda divisione che durante la scorsa stagione ha portato allo stadio poco più di 4000 spettatori difficilmente può sopravvivere in una situazione di concorrenza spietata e senza mezzi per poter competere. Forse per i Silverbacks sarebbe il caso di trasferirsi altrove, magari in California  per fare compagnia all’imminente nuova franchigia sita in quel di Los Angeles o nell’Iowa dove i Des Moines Menace hanno ottenuto una buona affluenza in PDL o perché no a Detroit facendo così tornare in vita i Detroit Express. Al di là della situazione di Atlanta bisogna riconoscere che l’attuale Nasl, sebbene in crescita è e rimane una seconda divisione, che se vuole sopravvivere ed espandersi deve lasciar perdere le velleità e lavorare sodo su tutti i fronti. Acquistando giocatori titolati approfittando del fatto di non avere un salary cap magari ingolosendo così alcuni giocatori titolari in MLS, lavorando molto nel settore giovanile per poter così radicarsi nelle comunità locali ed avere in pochi anni alcuni giovani fuoriclasse nei propri ranghi a costo zero, richiamare in patria tutti quegli americani che giocano prevalentemente in nord Europa, potenziare i rispettivi uffici marketing per poter così tra le altre cose attirare anche prestigiose sponsorizzazioni in modo da aumentare la visibilità della lega ed anche contratti televisivi sempre migliori e le presenze allo stadio, scovare in Centro America ma non solo giovani e sconosciuti stranieri che potrebbero fare la differenza e diventare così pezzi pregiati, cercare di strappare alla MLS le scelte dei vari draft, specie del Superdraft che per via della nascita dei settori giovanili e della partnership con la USL sembra perdere via via importanza, migliorare quantitativamente e qualitativamente l’offerta televisiva e, dulcis in fundo, cercare, come per ora hanno fatto solo Cosmos ed Indy Eleven, di attirare calciatori di fama mondiale dimostrando così coi fatti che la Nasl non è una serie B americana ma semplicemente un’altra lega pro soccer che può far concorrenza alla MLS.

Calcio - Socceritalia

L'annuncio arriva il 27 gennaio 1983, con La Stampa di Torino che titola così: "Bettega al Toronto dopo 13 anni di Juve" che ne racconta la bellissima carriera in una sorta di "coccodrillo". Grazie ai meccanismi dello svincolo (ha 32 anni), che per lui diventerà operante quest'anno, il giocatore bianconero sarà libero e potrà trasferirsi in Nord America. Non è una novità che Bettega abbia già allacciato rapporti con il Cosmos. Ma questa ipotesi è svanita, davanti ad un'offerta molto più allettante propostagli dal Toronto Blizzard, la società canadese che ha già tesserato in passato giocatori della Juventus, come Francesco Morini, ora d.s. del club bianconero, e Giampaolo Boniperti, figlio del presidente. [...] Bettega vuole fare una nuova esperienza di vita, in un Paese dove potrebbe fra l'altro perfezionare la lingua inglese [...] Un distacco consensuale, reso necessario da due esigenze: quella del giocatore, che sente giustamente il bisogno di giocare ancora, e quella della Juventus che nei suoi programmi intende, nella maniera meno dolorosa possibile, apportare alcuni ritocchi di restauro alla squadra per allungare un ciclo che ha già dato tanti frutti e moltissimi scudetti. Bettega è uno degli ultimi grandi nomi a sbarcare in Nordamerica. Nel 1983 infatti, il soccer aveva ormai preso la china discendente, e il campionato avrebbe chiuso di lì a due anni. A Toronto si ritrova in una squadra di buon livello per la NASL (North American Soccer League) costruita da Clive Toye, il manager che aveva reso i grandi i Cosmos portando Pelé, Giorgio Chinaglia, Franz Beckenbauer e Carlos Alberto a New York. Di giocatori "veri" a fianco però se ne trova pochi, tra cui il portiere svedese Jan Moller, ex Malmoe, e i difensori Conny Carlsson e il nordirlandese Jimmy Nicholl, ex Manchester United e reduce dai Mondiali di Spagna, oltre al sudafricano Ace Ntsoelengoe. In panchina Bobby Houghton, ex calciatore del Fulham e in seguito una carriera da allenatore giramondo che nel 1996 lo ha visto poi passare anche per la i Colorado Rapids nella neonata MLS, e guidare le nazionali di Cina, India e Uzbekistan. L'idea Toronto è proposta a Bettega (e lo stesso fece poi con Del Piero nel 2012, senza successo però) dal suo ex compagno di squadra Francesco "Morgan" Morini, che in Canada era andato a chiudere la carriera nel 1980: "Se vuoi un'esperienza nuova potresti provare con il Canada. Ti ricordi che sono stato una stagione nella Nasl, due anni fa... esperienza stupenda. A Toronto ci sono tanti italiani, poi puoi imparare l'inglese, magari a te che vuoi fare il dirigente potrebbe servire, al tuo posto ci farei un pensierino". La trattativa inizia nell'aprile 1982, come racconta la "Toronto Gazette", e presto i canadesi prevalgono su un Cosmos ormai in via di dismissione, allora in mano a Chinaglia. Bettega termina la stagione con la Juventus in maniera amara - Scudetto alla AS Roma e Coppa dei Campioni persa in finale ad Atene per il gol fantasma di Felix Magath - e sbarca in Canada a stagione in corso (il campionato americano a giugno è già a metà strada. L'esordio arriva in amichevole, il 2 giugno 1983, in un 2-1 contro il Nottingham Forest (squadra oggi relegato nell'oscurità del Championship, ma che con in panchina il mitico Brian Clough vinse la Coppa dei Campioni nel 1979 e 1980, e fu semifinalista UEFA nel 1984), con Bobby-gol ormai trasformato in centrocampista. L'esordio vero pochi giorni dopo, migliore in campo (nonostante le vesciche causate dal sintetico), ma con Toronto sconfitto 4-1 ai rigori dai Vancouver Whitecaps. Commenta così Bettega a La Stampa dell'8 giugno 1983: «E' calcio vero anche sulla moquette. Sapevo che non sarebbe stata una passeggiata, ma non Immaginavo che, a trentatré anni, avrei quasi dovuto ricominciare da capo. Non è un calcetto, come qualcuno in Italia può pensare: è vero football — assicura Bettega —. La matrice è tipicamente inglese, il pallone non si ferma mai e viaggia dalla difesa agli attaccanti, che fanno da "sponda" un po' come Withe, il centravanti dell'Aston Villa, per favorire le conclusioni del centrocampisti. Poiché non esiste il pareggio, prevalgono la mentalità offensiva, il ritmo e la corsa. Per ora il problema maggiore è il campo, una "moquette" sottile incollata al cemento, sulla quale il pallone rimbalza moltissimo: sull'erba 1 valori tecnici emergono di più, ma questa nuova esperienza mi eccita, cosi come mi piace lo spirito della squadra, la combattività, la voglia di vincere che l'anima e che mi contagia». Pochi giorni dopo arriva anche una serataccia al Giants Stadium, dove i Toronto Blizzard ne prendono 5 (a 1) dai NY Cosmos - doppiette di Chinaglia e del paraguayano Roberto Cabanas - guidati da un grande Franz Beckenbauer, anche lui autore di una rete. ''Franz può ancora giocare così bene" spiega Bettega al NY Times del 20 giugno 1983. "Come ai vecchi tempi, sembrava volesse attaccare tutto il tempo". L'8 agosto ecco l'amichevole deis entimenti contro la Juventus, alla prima stagione dopo tanto tempo senza lui e Zoff. Un match finito 0-0 tra i fischi dei 42 mila spettatori, in larga maggioranza immigrati, delusi non tanto dal gioco quanto per la mancanza di gol. Bettega ancora una volta è tra i migliori in campo, anche se Juventus dei campioni del mondo Gentile, Cabrini, Scirea, Tardelli e Paolo Rossi, oltre a Michel Platinì e Zibi Boniek, almeno per un'ora ha fatto valere i diritti della classe superiore nonostante il pessimo «turf» e i pochi giorni di preparazione alle spalle. "Sull'erba anche se a corto di allenamento, i bianconeri avrebbero sicuramente vinto con almeno tre reti di scarto" la sentenza di Omar Sivori (all'epoca collaboratore del Toronto Italia), autore del calcio d'inizio. Da notare che in campo con la Juve c'era anche Nicola Caricola, che nel 1996 volerà ai NY MetroStars nell'anno di fondazione della MLS. La franchigia di Toronto centra il traguardo dei play-off con una regular season di 16 vittorie e 14 sconfitte, ed una media di 51 goal segnati e 48 subiti, chiudendo al terzo posto la Eastern Conference, e con una media spettatori a partita di 11.630. Nella prima dei playoff il Blizzard perde contro i Vancouver Whitecaps (che presentavano un giovane Peter Bearsdley in prestito, l'olandese Frans Thijssen e il tedesco ex Ajax Arno Steffenhagen) per 1-0, ma vince al ritorno per 4-3, determinando così un altro match di spareggio con risultato che arride ai Blizzard per 1-0. Nelle semifinali Toronto sconfigge i Golden Bay (ex San Jose) Eearthquakes di Slavisa Zungul (probabilmente il più grande calciatore 'indoor' della storia) per 1-0 e 2-0. Nel frattempo i Cosmos di Giorgio Chinaglia all'ultima stagione in campo finiscono fuori subito, sconfitti dal Montreal Manic allenato da Eddie Firmani, mentre la sorpresa arriva dai Tulsa Roughnecks che eliminando proprio Montreal finisco a giocarsi il Soccer Bowl 1983 a Vancouver contro Toronto. Il gruppo di Bettega arriva alla finale da netto favorito, grazie anche ad un super Ntsolengoe rientrato dopo un'operazione in tempo per i playoff, e con davanti una squadra di sconosciuti - gli stessi Roughnecks si definivano "un pugno di scarti" - in cui dovrebbe essere assente anche il centravanti e cannoniere Ron Futcher, squalificato per somma di ammonizioni. Ma evidentemente per Bettega non è l'anno buono: prima il commissioner della NASL Howard Samuels decide di annullare la squalifica di Futcher"per il bene del gioco", e poi  Tulsa va a vincere 2-0 il Soccer Bowl con i gol dello jugoslavo (cresciuto nel Queens) Njega Pesa al 56' e proprio del "graziato" Futcher al 62' davanti ai 53.326 del vecchio B.C. Place Stadium di Vancouver, dove i tifosi erano ancora arrabbiati per l'eliminazione subita dai Caps con Toronto. In tutto Bettega mette insieme 16 presenze con 2 gol e 8 assist, e a ottobre torna in Italia, allenandosi con la Juventus per tenersi in forma. Sulla NASL ha le idee chiare: "Indipendentemente dalla mia venuta, a Toronto s'è rivitalizzato il calcio per merito dei dirigenti. Ma Toronto è un'isola in un oceano immenso e quanto sta accadendo qui non ha riflessi negli Stati Uniti. Ogni squadra respira il suo ambiente. Calcisticamente è un pianeta nato con grandi errori di base. Si dovrebbe dare un colpo di spugna per cancellarli" Non accadrà, purtroppo. Intanto il Toronto riprende la preparazione per la stagione successiva partendo dall'Italia. I primi di aprile Bettega torna infatti in campo al Dall'Ara di Bologna controla  Juve (0-0), mentre tre giorni dopo ad Alassio affronta la Sampdoria del suo ex compagno Liam Brady (vittoria 3-2 dei blucerchiati con gol di Gianfranco Bellotto, Trevor Francis [anche lui ex NASL coi Detroit Express] e Francesco Casagrande, Bettega di testa e Randy Ragan per Toronto). Segue una serie di sconfitte con Inter (2-0), Triestina (3-0) e Livorno (4-0). La NASL avvia la stagione 1984 con solo 9 squadre, quattro delle quali - Chicago, San Diego, Tampa Bay e Tulsa - a serio rischio finanziario, mentre la franchigia Montreal - grande successo in campo e fuori - viene rinominata "Team Canada": non certo una scelta intelligente in un Quebec francofono che tanto canadese non si è mai sentito. E infatti il pubblico abbandona presto la squadra, che chiuderà a fine stagione. Ad agosto intanto Bettega affronta ancora una volta la Juventus, volata in Nordamerica per una torunée. Stavolta i bianconeri vincono per 2-1 con reti di Boniek al 27° e di Antonio Cabrini al 61° e del sudafricano Ntsoelangoe, con qualche colpo proibito tra i vecchi amici Bettega e Sergio Brio (con lo stopper che ci ha anche rimesso un dente). Chiusa la Eastern Conference dietro Chicago e battuti in semifinale i San Diego Sockers del polacco Kazimierz Deyna (autore del secondo gol nel match che ha eliminato gli Azzurri ai Mondiali 1974), per la seconda volta consecutiva Toronto vola sino alla finale, grazie ai gol di Bettega e dell'inglese David Byrne, e alle parate essenziali dell'ex Crystal Palace Paul Hammond. In finale l'avversario stavolta è il Chicago Sting del cannoniere tedesco Karl-Heintz Granitza e del polacco Seninho (già Porto e NY Cosmos), ma si gioca al meglio dei tre match per la prima volta dal 1975. Toronto parte di nuovo favorita, ma in entrambi i match finisce sconfitta: 2-1 a Chicago e 3-2 in casa il 21 settembre, match in cui il Blizzard va sotto due volte, al 73' proprio Bettega firma il momentaneo 2-2, fino al gol vittoria dell'argentino Pato Margetic, autore di una doppietta (e nel 1988/89 finito al Borussia Dortmund). Per Bettega termina una stagione in cui fa vedere di essere ancora un campione, con prestazioni all'altezza della propria fama, come dimostrano anche i numeri: 28 presenze, 8 gol e 13 assist. Allo stesso tempo si chiude così quello che sarebbe stato l'ultimo campionato del calcio professionistico sino alla nascita della MLS nel 1996. A fine stagione infatti Tulsa chiude, e in inverno decidono di passare indoor San Diego, Chicago, Minnesota e NY Cosmos (che però falliranno a metà stagione 1985) . Rimangono le sole Toronto, Tampa Bay, Vancouver e Golden Bay, ma è la fine della NASL e dell'esperienza di Bettega in Canada, anche se sul momento lui non ci crede, avendo un contratto fino al 1985, indeciso se continuare indoor nella MISL o tornare in Italia durante il mercato di "riparazione" (si chiamava così) di ottobre per indossare le maglie di Udinese o Cremonese. Racconta infatti in un'intervista a La Stampa il 23 ottobre 1984: «C'è il rischio — ammette Bettega — che si riprenda a giocare solo a metà giugno ma anche se, per assurdo, la 'League' dovesse ridursi a due sole squadre, onorerò fino in fondo il mio impegno. E non è asso- lutamente vero che mi trovo male a Toronto, città bellissima: sarebbe un insulto a gente che mi ha accolto a braccia aperte. Piuttosto il 'feeling' fra squadre e tifosi, a parte le minoranze etniche dei Paesi dove il calcio è amato, non è mai stato ottimo. Gli americani sembrano gradire il 'calcetto' [riferendosi al soccer indoor, NdR] con la formula mista che ricorda il basket e l'hockey». Bettega, che ha rinunciato ad aprire a Toronto una scuola a livello giovanile, ricorda che il «soccer» è boicottato, come lo è stato alle Olimpiadi, e che a coltivarlo sono rimasti in pochi. «C'è perfino chi ha proposto di inserire nel campionato anche le squadre messicane e Haiti ma i viaggi annullerebbero gli incassi: .Tra un paio di mesi saprò se non c'è più vero calcio. Mi spiacerebbe smettere con quello classico per fare esperienza al coperto. E non sarei più utile a nessuno in Italia: sarebbe assurdo giocare solo nel girone di ritorno». Ma il 2 novembre 1984 è ancora una volta la sfortuna a dare lo stop, stavolta definitivo, alla carriera di Bobby Gol, proprio nel giorno in cui avrebbe dovuto firmare per l'Udinese di Zico e dell'ex compagno Franco Causio, convinto dall'ex compagno nel Varese Ariedo Braida (in seguito colonna della dirigenza del Milan berlusconiano). La sua auto, una A112, esce infatti di strada sull'autostrada Torino-Milano, e il giocatore finisce grave in prognosi riservata all'ospedale con  un forte trauma cranico con frattura dell' occipite. Bettega si riprende, e a Capodanno è ancora convinto di tornare a giocare a Toronto, ma per lui è la fine di una fantastica carriera raccontata così da La Stampa: Roberto Bettega, dopo essere cresciuto nelle minori bianconere, fu dirottato (1969) per una stagione al Varese, in serie B, dove ebbe come allenatore Nils Liedholm. Bettega vinse la classifica dei cannonieri (13 gol) e tornò alla Juventus. Cominciò una stupenda carriera, «macchiata» nell'inverno del '72 da una grave malattia, alla quale reagì con una straordinaria forza d'animo. Riprese a giocare all'inizio della stagione '72/73 e il suo talento ebbe modo di esaltarsi attraverso un campionario eccezionale. Divenne presto un uomo guida; i suoi gol, di testa o di piede, erano quasi sempre determinanti. Intelligente e tatticamente impeccabile, costruiva e finalizzava il gioco come se leggesse in un libro calcistico. E nella Juventus ha vinto sette scudetti. Ha debuttato nella Nazionale di Bearzot il 5 giugno del '75, toccando i vertici durante la fase di qualificazione ai mondiali di Argentina e a Buenos Aires. Nel '79-80, con 16 reti, vinse la classifica cannonieri in serie A. Nell'autunno dell'81, in uno scontro con Munaron dell'Anderlecht, il «bomber» juventino denunciò un grave infortunio al ginocchio sinistro. Fu operato con felice esito dal prof. Pizzetti. La convalescenza fu lunga [e gli costò i Mondiali 1982, NdR]. Ed ancora una volta il suo carattere è stato superiore alla sfortuna. Nell'agosto dell'82 la ripresa [...] Sono dati che si commentano da soli e che qualificano la carriera di un campione, protagonista del calcio italiano degli Anni 70-80 e uno dei più grandi di sempre. Una carriera lunga 13 anni, fatta di 481 match ufficiali (326 partite in campionato, 73 in Coppa Italia, 82 nelle grandi manifestazioni internazionali), 178 gol  (129 in campionato, 22 in Coppa Italia e 27 sulle ribalte europee); 7 Scudetti (il primo nel '72, l'ultimo nell'82), due Coppa Italia (nel 1979 e 1983), una Coppa Uefa (nel 1977), due finali di Coppa dei Campioni (oltre alla finale dell'83 con l'Amburgo, quella persa - sempre ad Atene - contro l'Ajax di Johann Cruyff il 30 maggio del '73). Vai alla Photo Gallery di Roberto Bettega Lasciato il calcio giocato, mentre ad agosto si parla per lui di un ruolo di amministratore delegato alla Juve, a settembre diventa presentatore i canali Fininvest (rifiutando l'offerta della RAI e facendo inalberare Tito Stagno), dove conduce "Caccia al 13", e poi inizia una lunga collaborazione di successo con Moggi e Giraudo [la Triade, NdR], insieme i quali conquista tanti trofei, lasciando però dopo Calciopoli (da cui esce pulito). Nel dicembre 2009 torna in società come vice direttore generale, fino al saluto definitivo (per ora?) nell'estate del 2010.

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I Missouri Comets non potranno difendere il titolo MISL 2013/13. E in un certo senso nemmeno i Chicago Mustangs pur tenendosi la Newman Cup potranno riconquistare il titolo PASL. Tutto ciò perché prenderà il via ad ottobre la prima edizione della Major Arena Soccer League (MASL). La MASL nasce a seguito dela fusione che ha visto i 7 team della MISL (Major Indoor Soccer League) - parte della USL - accorparsi a quelli della PASL, cui si sono aggiunti 5 team al rientro, per un totale di 23 club che si appropinquano a giocare il più grande campionato di soccer indoor della storia USA, con squadre in tutto il paese, più tre messicane. La nuova lega è stata formata nel mese di maggio scorso a seguito della decisione della USL di stoppare l'attività MISL di un anno, con conseguente fuga dei club rimanenti. A capo della Major Arena Soccer League sono stati nominat Ed Hale (Baltimore Blast) quale  Chairman of the Board e Kevin Milliken Commissioner of the League.  Brad Likens dei Kansas City Comets sarà invece il Segretario, mentre a Phil Salvagio dei San Diego Sockers il ruolo di Tesoriere. La nuova Major Arena Soccer League (MASL) ha annunicato ieri un calendario di 230 partite totali per la stagione 2014/15, con ognuno dei 23 team che giocherà 20 partite. La stagione inizierà con i campioni MISL Missouri Comets in trasferta presso i Dallas Sidekicks il prossimo 25 ottobre, con campionato che si chiuderà l'1 marzo. Le squadre saranno suddivise in Divisions regionali, ma ci saranno anche incontri interdivisionali con lunghi viaggi, come ad esempio per l'Ontario (club con base in California) che volerà sino nello stato di NY per incontrare i Syracuse Silver Knights e i Rochester Lancers (club con le radici nella NASL anni '70), o quando i Baltimore Blast affronteranno i San Diego Sockers, rinnovando una rivalità vecchia di 30 anni. Il calendario completo può essere trovato su www.maslsoccer.com cliccando su "Schedule".

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