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Indoor Soccer History - MISL 1986/88
Scritto il 2011-12-09 da Blackiesan74 su NASL USL PRO
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La 9ª stagione della Major Indoor Soccer League viene spesso ricordata  come l’anno della rinascita del calcio  professionistico negli USA. La MISL, uscita vincitrice dalla Guerra dei Salari contro la NASL, stava iniziando ad affrontare una nuova sfida (sempre a base di stipendi) contro l’appena nata AISA. Ma altre realtà stavano cominciando a nascere: la WSA (Western Soccer Alliance), nata nel 1985 come lega dilettantistica, diventa una lega semi-pro. Inoltre, la voce che gli USA sono in predicato di organizzare la Coppa del Mondo del 1994 dà nuova linfa ad una pletora di nuovi investitori: nascono così la SISL (Southwest Indoor Soccer League, per opera di Francisco Marcos), che opera nel circuito dell’America sudoccidentale; la LSSA (Lone Star Soccer Alliance, una lega outdoor basata in Texas e Oklahoma); e la CSL (Canadian Soccer League, che fu la prima vera lega professionistica nazionale canadese).

Come si può notare la parola d’ordine, nel caso di queste nuove leghe, è “regionalismo”. Anche la AISA, la cui ambizione era soppiantare la MISL, operava più che altro negli stati del Midwest (Michigan, Ohio, Illinois, Wisconsin); la MISL era l’unica ad avere un respiro davvero “all over USA”, essendo presente sia sulla costa Est che sulla costa Ovest. E sebbene tutte queste fossero leghe di 2ª divisione (anche sotto il profilo della qualità del gioco) o semi-pro, ebbero il merito di iniziare a ricostruire il sentimento verso il calcio negli USA a a partire dai livelli di base, attraverso la passione degli sportivi, e alla fine avrebbero creato delle fondamenta dalle quali avrebbe potuto avere inizio una nuova lega professionistica nazionale.

Ovviamente la USSF era consapevole di tutto ciò, e sapeva che un campionato nazionale di primo livello avrebbe aiutato molto a portare la kermesse mondiale sul suolo americano; ovviamente tutto ciò sarebbe scaturito nella MLS, ma per tutto questo bisogna aspettare ancora qualche anno…

La stagione 1986/87
Tornando a parlare della MISL, la stagione iniziò con 12 squadre al via; il calendario si estese a 52 partite di stagione regolare (un po’ troppe perché la qualità del gioco non cominciasse a risentirne), e il calendario tv su ESPN venne aumentato a 18 gare. Come ormai era acclarato, la competitività maggiore si trovava nella Eastern Division, dove i Cleveland Force prevalsero sui Baltimore Blast per una sola partita. All’epoca Cleveland stava tentando di rendersi credibile come forza dominante, ma l’atmosfera attorno alla città e alla squadra dava sempre l’impressione di qualcosa di mai compiutamente definito; i Blast, d’altro canto, tentavano di ringiovanirsi senza perdere in competitività, per continuare a dominare l’Est come avevano fatto fino a 2 stagioni prima.

In tutto questo non è possibile passare sotto silenzio l’esperimento fallito dei New York Express: annunciati all’inizio della stagione come “il ritorno del soccer nella Grande Mela” dopo i fasti dei Cosmos e degli Arrows, la squadra giocò solo 26 delle 52 gare previste, vincendone solo 3 e chiudendo (per mancanza di soldi e di spettatori) a metà della stagione d’esordio.

A Ovest la situazione era radicalmente diversa: come nella stagione precedente, la Western Division fu dominata da una sola squadra, ma, sorpresa!, non si trattava dei San Diego Sockers. Furono i Tacoma Stars a vincere la division, superando di molto i comunque miglioratissimi Kansas City Comets: i Sockers finirono al 3° posto.

Nei play-off le cose cambiarono radicalmente: tutte le vincitrici (Cleveland, Tacoma, Dallas Sidekicks e San Diego) ebbero bisogno di tutte le 5 gare per eliminare Minnesota Strikers, Wichita Wings, Baltimore e Kansas City nelle semifinali di division. Anche le finali produssero più di qualche sorpresa: i favoriti Cleveland Force caddero clamorosamente contro Dallas in 4 partite (clamoroso sweep); Tacoma prevalse nell’altra serie in 7 tiratissime partite.

E la serie finale fu un’altra serie al cardiopalma: Tacoma si trovò presto in svantaggio 0-2, ma vinse 2 gare consecutive in casa e riportò la serie in parità. Sul 2-2 iniziava un’altra miniserie da 3 gare. Gara-5, giocata a Tacoma, battè il record di presenze ad una partita della MISL: 20.284 persone calarono sul Tacoma Dome per vedere gli Stars battere Dallas e portarsi in vantaggio 3-2. Il sogno era ad un passo: sarebbe bastata una vittoria nelle ultime 2 gare e gli Stars avrebbero vinto il titolo: in più l’eventuale gara-7 si sarebbe giocata a Tacoma e questo era un grande vantaggio.

Gara-6 fu un altro record: giocata alla Reunion Arena di Dallas, si tratta della gara più lunga mai giocata nella storia della MISL. Ci vollero più di 80 minuti e 2 overtime prima che i Sidekicks battessero Tacoma e strappassero il pareggio: 3-3.

Ma la decisiva gara-7 si giocava a Tacoma: il 20 giugno 1987 Tacoma stabilì per la 2ª volta in pochi giorni il record di presenze ad una gara della MISL: 21.728 persone assieparono il Tacoma Dome, con la differenza che stavolta uscirono senza nulla da festeggiare; dopo un overtime favorevole ai Sidekicks la gara si concluse e Dallas festeggiava il suo 1° titolo, un titolo insperato e forse anche inaspettato: di certo i Sidekicks diedero tutto quello che avevano, ma anche nelle parole di Tatu (vero nome Antonio Carlos Pecorari, ex Tampa Bay Rowdies nella NASL, eletto MVP della serie) dopo gara-5 si leggeva l’amarezza per la sconfitta che sentivano vicina; niente in confronto a quella che sentivano i giocatori degli Stars.

1986-87 MISL Standings

G W L GF GA % GB
Eastern Division
Cleveland Force 52 34 18 252 218 .654 --
Baltimore Blast 52 33 19 239 201 .635 1
Dallas Sidekicks 52 28 24 209 197 .538 6
Minnesota Strikers 52 26 26 205 198 .500 8
Chicago Sting 52 23 29 263 265 .442 11
New York Express 26 3 23 97 159 .115 --

Western Division
Tacoma Stars 52 35 17 249 211 .673 --
Kansas City Comets 52 28 24 271 253 .538 7
San Diego Sockers 52 27 25 214 200 .519 8
Wichita Wings 52 27 25 268 265 .519 8
St. Louis Steamers 52 19 33 195 224 .365 16
Los Angeles Lazers 52 16 36 183 254 .308 19

MISL Playoff
Division Semi-finals:
Cleveland batte Minnesota 3-2 (4-5(OT), 7-6, 6-5(OT), 4-5, 7-3)
Dallas batte Baltimore 3-2 (2-3, 7-6, 2-3(OT), 4-3(OT), 7-4)
San Diego batte Kansas City 3-2 (5-4(OT), 1-5, 7-9, 5-2, 9-5)
Tacoma batte Wichita 3-2 (9-7, 9-1, 3-10, 2-6, 4-2)

Division Finals:
Dallas batte Cleveland 4-0 (5-3, 9-6, 5-2, 9-4)
Tacoma batte San Diego 4-3 (5-6, 7-2, 3-2, 2-6, 5-6, 4-3, 8-5)

CHAMPIONSHIP:
Dallas batte Tacoma 4-3 (4-10, 4-7, 5-3, 6-5, 3-5, 5-4(2 OT), 4-3(OT))

Classifica marcatori GP G A TP
Tatu, Dallas 51 73 38 111
Jai Goossens, Kansas City 45 51 44 95
Kai Haaskivi, Cleveland 49 34 55 89
Steve Zungul, Tacoma 51 42 47 89
Preki, Tacoma 51 41 47 88
Chico Borja, Wichita 46 51 36 87
Batata, Chicago 52 37 48 85
Godfrey Ingram, Tacoma 51 52 29 81
Dale Mitchell, Kansas City 48 51 24 75
Branko Segota, San Diego 38 34 41 75
Carl Valentine, Cleveland 52 33 39 72
Gary Heale, Tacoma 52 46 24 70
Drago, Chicago/Baltimore 50 34 30 64
Damir Haramina, Kansas City 45 42 22 64
Karl-Heinz Granitza, Chicago 38 35 28 63
Pato Margetic, Kansas City 46 25 37 62
Richard Chinapoo, Baltimore 40 40 21 61

Most Valuable Player: Tatu, Dallas Sidekicks
Coach of the Year: David Clements, Kansas City
MISL Scoring Champion: Tatu, Dallas Sidekicks
MISL Pass Master (most Assists): Kai Haaskivi, Cleveland Force
Defender of the Year: Bruce Savage, Baltimore Blast
Goalkeeper of the Year: Tino Lettieri, Minnesota Strikers
Rookie of the Year: John Stollmayer, Cleveland Force
Newcomer of the Year: Steve Kinsey, Minnesota Strikers
Championship Series Player of the Year: Tatu, Dallas Sidekicks

Ma 2 fatti piuttosto preoccupanti scossero la MISL durante la calda estate del 1987. Il 1° fu la constatazione che i St. Louis Steamers, all’inizio una delle franchigie più promettenti che guidava la lega per numero di spettatori, continuavano ad andare sempre peggio, adagiandosi sul fondo della classifica, e conseguentemente perdendo spettatori. Il 2° fatto fu l’accorgersi che anche i Los Angeles Lazers (finiti ultimi ad Ovest un’altra volta) erano costantemente sotto il livello minimo di competitività, a dispetto del fatto di essere situati in un’area ad alto livello di ricettività. A quel punto, la situazione era che le 3 aree metropolitane più importanti della MISL (L.A., New York e St. Louis) erano rappresentate da un team fallito e 2 squadre adagiate sul fondo della classifica.

Ma la Lega doveva affrontare un’altra e più pressante minaccia; l’AISA, spinta dai successi ottenuti nelle prime 3 stagioni di vita, cominciò ad espandersi in altri territori e ben presto entrò in concorrenza con la MISL per l’acquisizione dei giocatori: il tutto portò presto ad un’altra “Guerra dei salari”. Avvertendo il momento poco favorevole, i Minnesota Strikers chiesero ed ottennero il permesso di sospendere le operazioni per la stagione 1987-88, in modo da riorganizzarsi finanziariamente attraverso una campagna di finanziamento popolare: "save the Strikers"! La campagna però ebbe successo e gli Strikers disputarono comunque il campionato.

La stagione 1987/88
La MISL iniziò il suo 10° anno di vita con 11 squadre e una regular season espansa (ancora!) a 56 partite per squadra; firmò anche un contratto televisivo biennale con la FNN/SCORE. Questo pacchetto includeva una partita il venerdì sera, l’All-star Game, l’intera serie Finale e un notiziario settimanale. E ad accrescere la curiosità, all’inizio della stagione Steve Zungul divenne il 1° giocatore della Lega a segnare 1.000 punti (tra gol e assist); ma l’età iniziava a farsi sentire e alla fine dell’anno aveva messo a segno “solo” 47 reti.

La regular season vide il ritorno dei San Diego Sockers a livelli di eccellenza: il 1° posto nella Western Division conquistato in tutta sicurezza con 11 partite di vantaggio sui secondi (dei Los Angeles Lazers incredibilmente –e finalmente!- competitivi). A Est solita bagarre, con i Minnesota Strikers che vinsero la division dopo un lungo testa a testa con i Cleveland Force e i campioni in carica Dallas Sidekicks a fare da terzi incomodi.

Nei play-off ci furono poche sorprese: gli Strikers batterono abbastanza agevolmente Baltimore (che attraversava un periodo di ricostruzione), lo stesso fece Kansas City contro i Lazers e San Diego ebbe la meglio su Tacoma; i campioni in carica di Dallas invece si fecero eliminare, ma Cleveland era superfavorita per il passaggio del turno. Nelle finali divisionali però nessuno credeva che i Force avrebbero battuto gli Strikers, ed invece avvenne. Nell’altra finale divisionale San Diego andò vicina alla sconfitta: si trovò sotto 3-1 nella serie contro Kansas City, poi riuscì a trovare il bandolo della matassa e vinse le ultime 3 gare, portando a casa la serie per 4-3.

Tutto era pronto per la Serie Finale tra Force e Sockers, che nelle speranze della Lega avrebbe dovuto essere un altro testa a testa, da trascinare possibilmente fino a gara-7. Ma San Diego voleva vincere un altro titolo e niente si poteva frapporre; così Cleveland ebbe la sfortuna di incontrare dei Sockers affamati come leoni a digiuno da una settimana e andò incontro ad un “cappotto” tremendo: 4-0 il risultato della serie, con la sola gara-1 (trascinata all’overtime) a dare l’illusione di poter avere una serie combattuta. I Sockers avevano quello che cercavano: il 4° titolo MISL della loro storia.

1987-88 MISL Standings

G W L GF GA % GB
Eastern Division
Minnesota Strikers 56 31 25 274 252 .554 --
Cleveland Force 56 30 26 242 219 .536 1
Dallas Sidekicks 56 28 28 200 204 .500 3
Baltimore Blast 56 25 31 235 249 .446 6
Chicago Sting 56 24 32 227 247 .429 7

Western Division
San Diego Sockers 56 42 14 277 189 .750 --
Los Angeles Lazers 56 31 25 291 266 .554 11
Kansas City Comets 56 29 27 294 290 .518 13
Tacoma Stars 56 27 29 259 285 .482 15
Wichita Wings 56 23 23 232 261 .411 19
St. Louis Steamers 56 18 38 214 280 .321 24

MISL Play-off
Divisional Semifinals:
Minnesota batte Baltimore 3-1 (5-3, 4-2, 1-5, 9-4)
Cleveland batte Dallas 3-1 (3-2, 3-6, 5-4 (2OT), 5-2)
Kansas City batte Los Angeles 3-0 (9-6, 4-2, 7-5)
San Diego batte Tacoma 3-1 (6-2, 3-4 (OT), 7-2, 7-6)

Divisional finals:
Cleveland batte Minnesota 4-1 (7-3, 0-7, 5-4, 5-2, 7-2)
San Diego batte Kansas City 4-3 (4-5, 5-4, 6-7(OT), 3-7, 7-1, 6-1, 8-5)

CHAMPIONSHIP:
San Diego batte Cleveland 4-0 (6-5(OT), 6-1, 3-2, 7-4)

Classifica marcatori GP G A TP
Erik Rasmussen, Wichita 51 55 57 112
Preki, Tacoma 56 53 58 111
Jan Goossens, Kansas City 53 45 56 101
Chico Borja, Los Angeles 54 47 51 98
Dale Mitchell, Kansas City 51 48 47 95
Branko Segota, San Diego 45 56 33 89
Thompson Uslyan, Los Angeles 51 52 36 88
Steve Zungul, San Diego 52 47 41 88
Hector Marinaro, Minnesota 56 58 23 81
Poli Garcia, St. Louis 56 50 30 80
David Byrne, Minnesota 47 35 42 77
Craig Allen, Cleveland 47 41 32 73
Godfrey Ingram, Dallas 51 40 25 65

Most Valuable Player: Erik Rasmussen, Wichita Wings
Coach of the Year: Ron Newman, San Diego Sockers
MISL Scoring Champion: Erik Rasmussen, Wichita Wings
MISL Pass Master (most Assists): Preki, Tacoma Stars
Defender of the Year: Kevin Crow, San Diego Sockers
Goalkeeper of the Year: Zoltan Toth, San Diego Sockers
Rookie of the Year: David Doyle, Kansas City Comets
Newcomer of the Year: Nanad Zigante, Wichita Wings
Championship Series Player of the Year: Hugo Perez, San Diego Sockers
Championship Series Unsung Hero: George Fernandez, San Diego Sockers

Quello che accadde però alla fine della stagione doveva mettere più di una pulce nell’orecchio di Francis Dale e soci: la prolungata “Guerra dei salari” intrapresa contro la AISA cominciò a chiedere le proprie vittime. La lega pretese che la Major Indoor Soccer League Players' Association accettasse un piano di riduzione del tetto salariale. Il commissioner Bill Kenting presentò un piano di riduzione del 33% dei salari. Ad aprile le trattative si susseguirono in modo febbrile, ma alla fine la Lega e la MISLPA raggiunsero un accordo per 2 anni.

Tuttavia ciò non bastò per salvare alcune franchigie dal fallimento: i campioni in carica San Diego Sockers rischiarono la bancarotta, che invece non poterono evitare Chicago Sting, St. Louis Steamers, Tacoma Stars e Minnesota Strikers, che chiusero mestamente i battenti.

A luglio l’assemblea degli azionisti della Lega si riunì per discutere del futuro. John Kerr, rappresentante della MISLPA, fu coinvolto in maniera costante e il 18 luglio venne firmato un nuovo contratto collettivo di lavoro della durata di 4 anni, che riduceva il tetto salariale a 850.000 dollari all’anno per squadra. I Cleveland Force chiusero proprio in questa occasione, invece San Diego continuo ad esistere poiché venne venduta a nuovi investitori, e Tacoma ebbe una nuova squadra permettendo alla Lega di disputare la stagione 1988-89 con 7 squadre, il numero più basso dopo la 1ª stagione (1978-79) che vedeva al via 6 squadre. Per la MISL era l’inizio della fine.

(9 – continua)

L'annuncio arriva il 27 gennaio 1983, con La Stampa di Torino che titola così: "Bettega al Toronto dopo 13 anni di Juve" che ne racconta la bellissima carriera in una sorta di "coccodrillo". Grazie ai meccanismi dello svincolo (ha 32 anni), che per lui diventerà operante quest'anno, il giocatore bianconero sarà libero e potrà trasferirsi in Nord America. Non è una novità che Bettega abbia già allacciato rapporti con il Cosmos. Ma questa ipotesi è svanita, davanti ad un'offerta molto più allettante propostagli dal Toronto Blizzard, la società canadese che ha già tesserato in passato giocatori della Juventus, come Francesco Morini, ora d.s. del club bianconero, e Giampaolo Boniperti, figlio del presidente. [...] Bettega vuole fare una nuova esperienza di vita, in un Paese dove potrebbe fra l'altro perfezionare la lingua inglese [...] Un distacco consensuale, reso necessario da due esigenze: quella del giocatore, che sente giustamente il bisogno di giocare ancora, e quella della Juventus che nei suoi programmi intende, nella maniera meno dolorosa possibile, apportare alcuni ritocchi di restauro alla squadra per allungare un ciclo che ha già dato tanti frutti e moltissimi scudetti. Bettega è uno degli ultimi grandi nomi a sbarcare in Nordamerica. Nel 1983 infatti, il soccer aveva ormai preso la china discendente, e il campionato avrebbe chiuso di lì a due anni. A Toronto si ritrova in una squadra di buon livello per la NASL (North American Soccer League) costruita da Clive Toye, il manager che aveva reso i grandi i Cosmos portando Pelé, Giorgio Chinaglia, Franz Beckenbauer e Carlos Alberto a New York. Di giocatori "veri" a fianco però se ne trova pochi, tra cui il portiere svedese Jan Moller, ex Malmoe, e i difensori Conny Carlsson e il nordirlandese Jimmy Nicholl, ex Manchester United e reduce dai Mondiali di Spagna, oltre al sudafricano Ace Ntsoelengoe. In panchina Bobby Houghton, ex calciatore del Fulham e in seguito una carriera da allenatore giramondo che nel 1996 lo ha visto poi passare anche per la i Colorado Rapids nella neonata MLS, e guidare le nazionali di Cina, India e Uzbekistan. L'idea Toronto è proposta a Bettega (e lo stesso fece poi con Del Piero nel 2012, senza successo però) dal suo ex compagno di squadra Francesco "Morgan" Morini, che in Canada era andato a chiudere la carriera nel 1980: "Se vuoi un'esperienza nuova potresti provare con il Canada. Ti ricordi che sono stato una stagione nella Nasl, due anni fa... esperienza stupenda. A Toronto ci sono tanti italiani, poi puoi imparare l'inglese, magari a te che vuoi fare il dirigente potrebbe servire, al tuo posto ci farei un pensierino". La trattativa inizia nell'aprile 1982, come racconta la "Toronto Gazette", e presto i canadesi prevalgono su un Cosmos ormai in via di dismissione, allora in mano a Chinaglia. Bettega termina la stagione con la Juventus in maniera amara - Scudetto alla AS Roma e Coppa dei Campioni persa in finale ad Atene per il gol fantasma di Felix Magath - e sbarca in Canada a stagione in corso (il campionato americano a giugno è già a metà strada. L'esordio arriva in amichevole, il 2 giugno 1983, in un 2-1 contro il Nottingham Forest (squadra oggi relegato nell'oscurità del Championship, ma che con in panchina il mitico Brian Clough vinse la Coppa dei Campioni nel 1979 e 1980, e fu semifinalista UEFA nel 1984), con Bobby-gol ormai trasformato in centrocampista. L'esordio vero pochi giorni dopo, migliore in campo (nonostante le vesciche causate dal sintetico), ma con Toronto sconfitto 4-1 ai rigori dai Vancouver Whitecaps. Commenta così Bettega a La Stampa dell'8 giugno 1983: «E' calcio vero anche sulla moquette. Sapevo che non sarebbe stata una passeggiata, ma non Immaginavo che, a trentatré anni, avrei quasi dovuto ricominciare da capo. Non è un calcetto, come qualcuno in Italia può pensare: è vero football — assicura Bettega —. La matrice è tipicamente inglese, il pallone non si ferma mai e viaggia dalla difesa agli attaccanti, che fanno da "sponda" un po' come Withe, il centravanti dell'Aston Villa, per favorire le conclusioni del centrocampisti. Poiché non esiste il pareggio, prevalgono la mentalità offensiva, il ritmo e la corsa. Per ora il problema maggiore è il campo, una "moquette" sottile incollata al cemento, sulla quale il pallone rimbalza moltissimo: sull'erba 1 valori tecnici emergono di più, ma questa nuova esperienza mi eccita, cosi come mi piace lo spirito della squadra, la combattività, la voglia di vincere che l'anima e che mi contagia». Pochi giorni dopo arriva anche una serataccia al Giants Stadium, dove i Toronto Blizzard ne prendono 5 (a 1) dai NY Cosmos - doppiette di Chinaglia e del paraguayano Roberto Cabanas - guidati da un grande Franz Beckenbauer, anche lui autore di una rete. ''Franz può ancora giocare così bene" spiega Bettega al NY Times del 20 giugno 1983. "Come ai vecchi tempi, sembrava volesse attaccare tutto il tempo". L'8 agosto ecco l'amichevole deis entimenti contro la Juventus, alla prima stagione dopo tanto tempo senza lui e Zoff. Un match finito 0-0 tra i fischi dei 42 mila spettatori, in larga maggioranza immigrati, delusi non tanto dal gioco quanto per la mancanza di gol. Bettega ancora una volta è tra i migliori in campo, anche se Juventus dei campioni del mondo Gentile, Cabrini, Scirea, Tardelli e Paolo Rossi, oltre a Michel Platinì e Zibi Boniek, almeno per un'ora ha fatto valere i diritti della classe superiore nonostante il pessimo «turf» e i pochi giorni di preparazione alle spalle. "Sull'erba anche se a corto di allenamento, i bianconeri avrebbero sicuramente vinto con almeno tre reti di scarto" la sentenza di Omar Sivori (all'epoca collaboratore del Toronto Italia), autore del calcio d'inizio. Da notare che in campo con la Juve c'era anche Nicola Caricola, che nel 1996 volerà ai NY MetroStars nell'anno di fondazione della MLS. La franchigia di Toronto centra il traguardo dei play-off con una regular season di 16 vittorie e 14 sconfitte, ed una media di 51 goal segnati e 48 subiti, chiudendo al terzo posto la Eastern Conference, e con una media spettatori a partita di 11.630. Nella prima dei playoff il Blizzard perde contro i Vancouver Whitecaps (che presentavano un giovane Peter Bearsdley in prestito, l'olandese Frans Thijssen e il tedesco ex Ajax Arno Steffenhagen) per 1-0, ma vince al ritorno per 4-3, determinando così un altro match di spareggio con risultato che arride ai Blizzard per 1-0. Nelle semifinali Toronto sconfigge i Golden Bay (ex San Jose) Eearthquakes di Slavisa Zungul (probabilmente il più grande calciatore 'indoor' della storia) per 1-0 e 2-0. Nel frattempo i Cosmos di Giorgio Chinaglia all'ultima stagione in campo finiscono fuori subito, sconfitti dal Montreal Manic allenato da Eddie Firmani, mentre la sorpresa arriva dai Tulsa Roughnecks che eliminando proprio Montreal finisco a giocarsi il Soccer Bowl 1983 a Vancouver contro Toronto. Il gruppo di Bettega arriva alla finale da netto favorito, grazie anche ad un super Ntsolengoe rientrato dopo un'operazione in tempo per i playoff, e con davanti una squadra di sconosciuti - gli stessi Roughnecks si definivano "un pugno di scarti" - in cui dovrebbe essere assente anche il centravanti e cannoniere Ron Futcher, squalificato per somma di ammonizioni. Ma evidentemente per Bettega non è l'anno buono: prima il commissioner della NASL Howard Samuels decide di annullare la squalifica di Futcher"per il bene del gioco", e poi  Tulsa va a vincere 2-0 il Soccer Bowl con i gol dello jugoslavo (cresciuto nel Queens) Njega Pesa al 56' e proprio del "graziato" Futcher al 62' davanti ai 53.326 del vecchio B.C. Place Stadium di Vancouver, dove i tifosi erano ancora arrabbiati per l'eliminazione subita dai Caps con Toronto. In tutto Bettega mette insieme 16 presenze con 2 gol e 8 assist, e a ottobre torna in Italia, allenandosi con la Juventus per tenersi in forma. Sulla NASL ha le idee chiare: "Indipendentemente dalla mia venuta, a Toronto s'è rivitalizzato il calcio per merito dei dirigenti. Ma Toronto è un'isola in un oceano immenso e quanto sta accadendo qui non ha riflessi negli Stati Uniti. Ogni squadra respira il suo ambiente. Calcisticamente è un pianeta nato con grandi errori di base. Si dovrebbe dare un colpo di spugna per cancellarli" Non accadrà, purtroppo. Intanto il Toronto riprende la preparazione per la stagione successiva partendo dall'Italia. I primi di aprile Bettega torna infatti in campo al Dall'Ara di Bologna controla  Juve (0-0), mentre tre giorni dopo ad Alassio affronta la Sampdoria del suo ex compagno Liam Brady (vittoria 3-2 dei blucerchiati con gol di Gianfranco Bellotto, Trevor Francis [anche lui ex NASL coi Detroit Express] e Francesco Casagrande, Bettega di testa e Randy Ragan per Toronto). Segue una serie di sconfitte con Inter (2-0), Triestina (3-0) e Livorno (4-0). La NASL avvia la stagione 1984 con solo 9 squadre, quattro delle quali - Chicago, San Diego, Tampa Bay e Tulsa - a serio rischio finanziario, mentre la franchigia Montreal - grande successo in campo e fuori - viene rinominata "Team Canada": non certo una scelta intelligente in un Quebec francofono che tanto canadese non si è mai sentito. E infatti il pubblico abbandona presto la squadra, che chiuderà a fine stagione. Ad agosto intanto Bettega affronta ancora una volta la Juventus, volata in Nordamerica per una torunée. Stavolta i bianconeri vincono per 2-1 con reti di Boniek al 27° e di Antonio Cabrini al 61° e del sudafricano Ntsoelangoe, con qualche colpo proibito tra i vecchi amici Bettega e Sergio Brio (con lo stopper che ci ha anche rimesso un dente). Chiusa la Eastern Conference dietro Chicago e battuti in semifinale i San Diego Sockers del polacco Kazimierz Deyna (autore del secondo gol nel match che ha eliminato gli Azzurri ai Mondiali 1974), per la seconda volta consecutiva Toronto vola sino alla finale, grazie ai gol di Bettega e dell'inglese David Byrne, e alle parate essenziali dell'ex Crystal Palace Paul Hammond. In finale l'avversario stavolta è il Chicago Sting del cannoniere tedesco Karl-Heintz Granitza e del polacco Seninho (già Porto e NY Cosmos), ma si gioca al meglio dei tre match per la prima volta dal 1975. Toronto parte di nuovo favorita, ma in entrambi i match finisce sconfitta: 2-1 a Chicago e 3-2 in casa il 21 settembre, match in cui il Blizzard va sotto due volte, al 73' proprio Bettega firma il momentaneo 2-2, fino al gol vittoria dell'argentino Pato Margetic, autore di una doppietta (e nel 1988/89 finito al Borussia Dortmund). Per Bettega termina una stagione in cui fa vedere di essere ancora un campione, con prestazioni all'altezza della propria fama, come dimostrano anche i numeri: 28 presenze, 8 gol e 13 assist. Allo stesso tempo si chiude così quello che sarebbe stato l'ultimo campionato del calcio professionistico sino alla nascita della MLS nel 1996. A fine stagione infatti Tulsa chiude, e in inverno decidono di passare indoor San Diego, Chicago, Minnesota e NY Cosmos (che però falliranno a metà stagione 1985) . Rimangono le sole Toronto, Tampa Bay, Vancouver e Golden Bay, ma è la fine della NASL e dell'esperienza di Bettega in Canada, anche se sul momento lui non ci crede, avendo un contratto fino al 1985, indeciso se continuare indoor nella MISL o tornare in Italia durante il mercato di "riparazione" (si chiamava così) di ottobre per indossare le maglie di Udinese o Cremonese. Racconta infatti in un'intervista a La Stampa il 23 ottobre 1984: «C'è il rischio — ammette Bettega — che si riprenda a giocare solo a metà giugno ma anche se, per assurdo, la 'League' dovesse ridursi a due sole squadre, onorerò fino in fondo il mio impegno. E non è asso- lutamente vero che mi trovo male a Toronto, città bellissima: sarebbe un insulto a gente che mi ha accolto a braccia aperte. Piuttosto il 'feeling' fra squadre e tifosi, a parte le minoranze etniche dei Paesi dove il calcio è amato, non è mai stato ottimo. Gli americani sembrano gradire il 'calcetto' [riferendosi al soccer indoor, NdR] con la formula mista che ricorda il basket e l'hockey». Bettega, che ha rinunciato ad aprire a Toronto una scuola a livello giovanile, ricorda che il «soccer» è boicottato, come lo è stato alle Olimpiadi, e che a coltivarlo sono rimasti in pochi. «C'è perfino chi ha proposto di inserire nel campionato anche le squadre messicane e Haiti ma i viaggi annullerebbero gli incassi: .Tra un paio di mesi saprò se non c'è più vero calcio. Mi spiacerebbe smettere con quello classico per fare esperienza al coperto. E non sarei più utile a nessuno in Italia: sarebbe assurdo giocare solo nel girone di ritorno». Ma il 2 novembre 1984 è ancora una volta la sfortuna a dare lo stop, stavolta definitivo, alla carriera di Bobby Gol, proprio nel giorno in cui avrebbe dovuto firmare per l'Udinese di Zico e dell'ex compagno Franco Causio, convinto dall'ex compagno nel Varese Ariedo Braida (in seguito colonna della dirigenza del Milan berlusconiano). La sua auto, una A112, esce infatti di strada sull'autostrada Torino-Milano, e il giocatore finisce grave in prognosi riservata all'ospedale con  un forte trauma cranico con frattura dell' occipite. Bettega si riprende, e a Capodanno è ancora convinto di tornare a giocare a Toronto, ma per lui è la fine di una fantastica carriera raccontata così da La Stampa: Roberto Bettega, dopo essere cresciuto nelle minori bianconere, fu dirottato (1969) per una stagione al Varese, in serie B, dove ebbe come allenatore Nils Liedholm. Bettega vinse la classifica dei cannonieri (13 gol) e tornò alla Juventus. Cominciò una stupenda carriera, «macchiata» nell'inverno del '72 da una grave malattia, alla quale reagì con una straordinaria forza d'animo. Riprese a giocare all'inizio della stagione '72/73 e il suo talento ebbe modo di esaltarsi attraverso un campionario eccezionale. Divenne presto un uomo guida; i suoi gol, di testa o di piede, erano quasi sempre determinanti. Intelligente e tatticamente impeccabile, costruiva e finalizzava il gioco come se leggesse in un libro calcistico. E nella Juventus ha vinto sette scudetti. Ha debuttato nella Nazionale di Bearzot il 5 giugno del '75, toccando i vertici durante la fase di qualificazione ai mondiali di Argentina e a Buenos Aires. Nel '79-80, con 16 reti, vinse la classifica cannonieri in serie A. Nell'autunno dell'81, in uno scontro con Munaron dell'Anderlecht, il «bomber» juventino denunciò un grave infortunio al ginocchio sinistro. Fu operato con felice esito dal prof. Pizzetti. La convalescenza fu lunga [e gli costò i Mondiali 1982, NdR]. Ed ancora una volta il suo carattere è stato superiore alla sfortuna. Nell'agosto dell'82 la ripresa [...] Sono dati che si commentano da soli e che qualificano la carriera di un campione, protagonista del calcio italiano degli Anni 70-80 e uno dei più grandi di sempre. Una carriera lunga 13 anni, fatta di 481 match ufficiali (326 partite in campionato, 73 in Coppa Italia, 82 nelle grandi manifestazioni internazionali), 178 gol  (129 in campionato, 22 in Coppa Italia e 27 sulle ribalte europee); 7 Scudetti (il primo nel '72, l'ultimo nell'82), due Coppa Italia (nel 1979 e 1983), una Coppa Uefa (nel 1977), due finali di Coppa dei Campioni (oltre alla finale dell'83 con l'Amburgo, quella persa - sempre ad Atene - contro l'Ajax di Johann Cruyff il 30 maggio del '73). Vai alla Photo Gallery di Roberto Bettega Lasciato il calcio giocato, mentre ad agosto si parla per lui di un ruolo di amministratore delegato alla Juve, a settembre diventa presentatore i canali Fininvest (rifiutando l'offerta della RAI e facendo inalberare Tito Stagno), dove conduce "Caccia al 13", e poi inizia una lunga collaborazione di successo con Moggi e Giraudo [la Triade, NdR], insieme i quali conquista tanti trofei, lasciando però dopo Calciopoli (da cui esce pulito). Nel dicembre 2009 torna in società come vice direttore generale, fino al saluto definitivo (per ora?) nell'estate del 2010.

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I Missouri Comets non potranno difendere il titolo MISL 2013/13. E in un certo senso nemmeno i Chicago Mustangs pur tenendosi la Newman Cup potranno riconquistare il titolo PASL. Tutto ciò perché prenderà il via ad ottobre la prima edizione della Major Arena Soccer League (MASL). La MASL nasce a seguito dela fusione che ha visto i 7 team della MISL (Major Indoor Soccer League) - parte della USL - accorparsi a quelli della PASL, cui si sono aggiunti 5 team al rientro, per un totale di 23 club che si appropinquano a giocare il più grande campionato di soccer indoor della storia USA, con squadre in tutto il paese, più tre messicane. La nuova lega è stata formata nel mese di maggio scorso a seguito della decisione della USL di stoppare l'attività MISL di un anno, con conseguente fuga dei club rimanenti. A capo della Major Arena Soccer League sono stati nominat Ed Hale (Baltimore Blast) quale  Chairman of the Board e Kevin Milliken Commissioner of the League.  Brad Likens dei Kansas City Comets sarà invece il Segretario, mentre a Phil Salvagio dei San Diego Sockers il ruolo di Tesoriere. La nuova Major Arena Soccer League (MASL) ha annunicato ieri un calendario di 230 partite totali per la stagione 2014/15, con ognuno dei 23 team che giocherà 20 partite. La stagione inizierà con i campioni MISL Missouri Comets in trasferta presso i Dallas Sidekicks il prossimo 25 ottobre, con campionato che si chiuderà l'1 marzo. Le squadre saranno suddivise in Divisions regionali, ma ci saranno anche incontri interdivisionali con lunghi viaggi, come ad esempio per l'Ontario (club con base in California) che volerà sino nello stato di NY per incontrare i Syracuse Silver Knights e i Rochester Lancers (club con le radici nella NASL anni '70), o quando i Baltimore Blast affronteranno i San Diego Sockers, rinnovando una rivalità vecchia di 30 anni. Il calendario completo può essere trovato su www.maslsoccer.com cliccando su "Schedule".

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Il centravanti della SS Lazio Miro Klose ha recentemente parlato della sua volontà di volare in America per concludere la sua gloriosa carriera, scegliendo di seguire lo stesso percorso di Gerd Müller . Der Bomber firmò coi Ft. Lauderdale Strikers della NASL un contratto di due anni e mezzo nel 1979 dal valore totale di $1,5 milioni (circa 4,5 milioni di oggi), e vi rimase sino al 1981, mettendo a segno 38 reti e 27 assist in 71 partite. I tedeschi occidentali della NASL A cavallo tra '70 e '80, anche la Germania diede un importante contributo di giocatori alla crescita (e poi al crollo per motivi economici) della North American Soccer League. In primis Franz Beckenbauer, che aprì il percorso verso la nuova frontiera nel 1977 - fresco di pallone d'oro - rimanendo ai NY Cosmos fino al 1983, con in mezzo una breve esperienza all'Amburgo. Nel 1981 fu la volta di un altro campione del mondo 1974, l'ala dell'Eintracht Francoforte Bernd Hölzenbein, anche lui a Ft. Lauderdale e poi nel 1983 addirittura nella MISL (indoor) con Memphis Americans e Baltimore Blast. Chicago accolse il maggior numero di tedeschi: Horst Blankenburg e Arno Steffenhagen, il cuore tedesco dell'Ajax di Cruyff, insieme all'ex Eintracht Lothar Skala; Paul Hahn (ex Bayer Uerdingen);  Peter Gruber (dal Bayern, passato anche per Dallas e Tampa Bay); Molti grandi nomi quindi, anche se il tedesco che ebbe maggior successo nella NASL era quasi sconosciuto in patria, dove aveva indossato le maglie di Eintracht Dortmund e Hertha Berlino tra le altre. Si tratta di Karl-Heinz Granitza, attaccante autore di 128 reti (secondo di sempre nella NASL dietro Giorgio Chinaglia) in 199 match col Chicago Sting tra il 1979 e il 1984, e rimasto poi a giocare indoor fino al 1987. L'esperienza di Müller  Nonostante i gol, l'esperienza di Gerd Müller non lasciò grandi segni nel soccer USA (a parte , pur risultando molto interessante, come raccontato dallo stesso giocatore qualche tempo fa allo Spiegel. Der Spiegel: Herr Muller, nel 1979 Lei passò dal Bayern Monaco ai Fort Lauderdale Strikers. Fu uno shock culturale? Müller: C'era un po' di nervosismo, ma la stagione durava solo sei mesi, e il resto dell'anno potevo essere a Monaco di Baviera. Ho anche avuto la fortuna di essere a Ft. Lauderdale, nel posto migliore della NASL (North American Soccer League) e di giocare sul miglior prato della Florida [al Lockhart Stadium, NdR]. Sicuramente stavo molto meglio di Franz [Beckenbauer] che a New York ha avuto seri problemi con il campo. I Cosmos infatti giocavano sull'erba artificiale [si chiamava AstroTurf, NdR], un campo terribile. DS: C'erano altre differenze rispetto alla Bundesliga? Beckenbauer ha detto che inizialmente ha dovuto spiegare al presentatore dei Cosmos le regole del gioco durante la partita. Müller: A noi non è successo. Ma le regole del gioco erano diverse, a cominciare dal fuorigioco fischiato solo oltre la linea delle 35 yards. Inoltre, non c'erano pareggi. Dopo due supplementari da 15 minuti si passava agli shootout, e quando una partita era in TV poteva durare  fino a due ore e mezza. DS: A causa delle interruzioni pubblicitarie? Müller: Passavano una pubblicità anche quando c'era solo una punizione da tirare. DS: La nuova regola del fuorigioco era un vantaggio? Müller: Ho dovuto abituarmi al sistema. All'inizio giocavamo all'inglese, solo palle alte e lunghe. A quel punto sono intervenuto e ho detto: mettete la palla terra. E ho ricominciato a segnare. DS: Ci si allenava diversamente a Fort Lauderdale rispetto al Bayern Monaco? Müller: Soprattutto avevamo condizioni climatiche diverse . Abbiamo avuto qualche 48 gradi Celsius in Florida. Questo significava che spesso potevamo fare una sola sessione di allenamento, alle nove del mattino. DS: Per Franz Beckenbauer il trasferimento a New York è stata una delle migliori decisioni della sua vita. Come è stato per te? Müller: Senza dubbio anche per me. Ho militato in grandi squadre lì: ad esempio, con il preuviano Teófilo Cubillas, Bernd Hölzenbein e George Best, con il quale ho ancora potuto giocare otto settimane. La prima cosa che mi disse fu: "Vedremo chi è la stella qui". Domanda: Non suona molto fair play britannico. Müller: Il nordirlandese era probabilmente un po' incazzato perché mi avevano portato in squadra. Domanda: Perché Best se ne è andato via così velocemente? Müller: E' andato via presto. Eravamo in tour in California, tre partite a Los Angeles, San Diego e San Jose. Da qualche parte nei pressi di Los Angeles se ne andato insieme alla sua fidanzata, una del posto, e il suo manager. Poi i due sono tornati insieme, ma il giorno dopo all'allenamento Best non c'era. Il presidente lo aveva licenziato.

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