Il centravanti della SS Lazio Miro Klose ha recentemente parlato della sua volontà di volare in America per concludere la sua gloriosa carriera, scegliendo di seguire lo stesso percorso di Gerd Müller .
Der Bomber firmò coi Ft. Lauderdale Strikers della NASL un contratto di due anni e mezzo nel 1979 dal valore totale di $1,5 milioni (circa 4,5 milioni di oggi), e vi rimase sino al 1981, mettendo a segno 38 reti e 27 assist in 71 partite.
I tedeschi occidentali della NASL
A cavallo tra '70 e '80, anche la Germania diede un importante contributo di giocatori alla crescita (e poi al crollo per motivi economici) della North American Soccer League. In primis Franz Beckenbauer, che aprì il percorso verso la nuova frontiera nel 1977 - fresco di pallone d'oro - rimanendo ai NY Cosmos fino al 1983, con in mezzo una breve esperienza all'Amburgo.
Nel 1981 fu la volta di un altro campione del mondo 1974, l'ala dell'Eintracht Francoforte Bernd Hölzenbein, anche lui a Ft. Lauderdale e poi nel 1983 addirittura nella MISL (indoor) con Memphis Americans e Baltimore Blast.
Chicago accolse il maggior numero di tedeschi: Horst Blankenburg e Arno Steffenhagen, il cuore tedesco dell'Ajax di Cruyff, insieme all'ex Eintracht Lothar Skala; Paul Hahn (ex Bayer Uerdingen); Peter Gruber (dal Bayern, passato anche per Dallas e Tampa Bay);
Molti grandi nomi quindi, anche se il tedesco che ebbe maggior successo nella NASL era quasi sconosciuto in patria, dove aveva indossato le maglie di Eintracht Dortmund e Hertha Berlino tra le altre. Si tratta di Karl-Heinz Granitza, attaccante autore di 128 reti (secondo di sempre nella NASL dietro Giorgio Chinaglia) in 199 match col Chicago Sting tra il 1979 e il 1984, e rimasto poi a giocare indoor fino al 1987.
L'esperienza di Müller
Nonostante i gol, l'esperienza di Gerd Müller non lasciò grandi segni nel soccer USA (a parte , pur risultando molto interessante, come raccontato dallo stesso giocatore qualche tempo fa allo Spiegel.
Der Spiegel: Herr Muller, nel 1979 Lei passò dal Bayern Monaco ai Fort Lauderdale Strikers. Fu uno shock culturale?
Müller: C'era un po' di nervosismo, ma la stagione durava solo sei mesi, e il resto dell'anno potevo essere a Monaco di Baviera. Ho anche avuto la fortuna di essere a Ft. Lauderdale, nel posto migliore della NASL (North American Soccer League) e di giocare sul miglior prato della Florida [al Lockhart Stadium, NdR]. Sicuramente stavo molto meglio di Franz [Beckenbauer] che a New York ha avuto seri problemi con il campo. I Cosmos infatti giocavano sull'erba artificiale [si chiamava AstroTurf, NdR], un campo terribile.
DS: C'erano altre differenze rispetto alla Bundesliga? Beckenbauer ha detto che inizialmente ha dovuto spiegare al presentatore dei Cosmos le regole del gioco durante la partita.
Müller: A noi non è successo. Ma le regole del gioco erano diverse, a cominciare dal fuorigioco fischiato solo oltre la linea delle 35 yards. Inoltre, non c'erano pareggi. Dopo due supplementari da 15 minuti si passava agli shootout, e quando una partita era in TV poteva durare fino a due ore e mezza.
DS: A causa delle interruzioni pubblicitarie?
Müller: Passavano una pubblicità anche quando c'era solo una punizione da tirare.
DS: La nuova regola del fuorigioco era un vantaggio?
Müller: Ho dovuto abituarmi al sistema. All'inizio giocavamo all'inglese, solo palle alte e lunghe. A quel punto sono intervenuto e ho detto: mettete la palla terra. E ho ricominciato a segnare.
DS: Ci si allenava diversamente a Fort Lauderdale rispetto al Bayern Monaco?
Müller: Soprattutto avevamo condizioni climatiche diverse . Abbiamo avuto qualche 48 gradi Celsius in Florida. Questo significava che spesso potevamo fare una sola sessione di allenamento, alle nove del mattino.
DS: Per Franz Beckenbauer il trasferimento a New York è stata una delle migliori decisioni della sua vita. Come è stato per te?
Müller: Senza dubbio anche per me. Ho militato in grandi squadre lì: ad esempio, con il preuviano Teófilo Cubillas, Bernd Hölzenbein e George Best, con il quale ho ancora potuto giocare otto settimane. La prima cosa che mi disse fu: "Vedremo chi è la stella qui".
Domanda: Non suona molto fair play britannico.
Müller: Il nordirlandese era probabilmente un po' incazzato perché mi avevano portato in squadra.
Domanda: Perché Best se ne è andato via così velocemente?
Müller: E' andato via presto. Eravamo in tour in California, tre partite a Los Angeles, San Diego e San Jose. Da qualche parte nei pressi di Los Angeles se ne andato insieme alla sua fidanzata, una del posto, e il suo manager. Poi i due sono tornati insieme, ma il giorno dopo all'allenamento Best non c'era. Il presidente lo aveva licenziato.










































