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Indoor Soccer History - MISL 1984/86
Scritto il 2011-06-08 da Blackiesan74 su History
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All’inizio della sua 7ª stagione, la MISL dava l’impressione di continuare a crescere. Tuttavia, iniziava a farsi strada qualche problema che alla lunga sarebbe diventato insormontabile: le squadre pagavano i giocatori ben oltre il loro valore reale; ad esempio Baltimore, che pure era detentrice del titolo e giocava in un’arena piena al 99% della propria capienza, era indebitata per milioni di dollari. Di base, la lega pagava come una delle 4 major senza avere nessuna delle garanzie che rendevano possibili certi stipendi, come ad esempio un contratto televisivo a copertura nazionale. Un segnale poteva essere colto dal fallimento (poco oltre la metà della stagione) dei mitici Cosmos, invitati a giocare nella MISL dopo il fallimento della NASL.

La stagione 1984/85
Comunque all’esterno nessuno si rese conto delle prime crepe che la MISL iniziava a mostrare, e anzi l’arrivo di ben 5 franchigie nuove (di cui 4 dalla defunta NASL) venne salutato come la dimostrazione della salute della Lega. Dallas ebbe l’onore di avere un expansion team: nacquero così i Dallas Sidekicks, e dalla NASL arrivarono i Chicago Sting e i San Diego Sockers (non nuovi all’esperienza nella MISL) più i Minnesota Strikers; l’ultima franchigia furono appunto i New York Cosmos, invitati anche per riempire il vuoto lasciato dall’improvvisa chiusura dei New York Arrows. Beninteso, che gli Arrows non sarebbero stati più competitivi lo immaginavano gli stessi tifosi, ma tra loro nessuno si sarebbe mai aspettato una chiusura così repentina: ai New York Arrows e alla loro epopea dedicheremo un articolo apposito prossimamente.

La MISL aveva vinto la battaglia della popolarità, e ciò produsse 2 risultati immediati: la fine della “Guerra dei salari” e, a livello sportivo, un’importante infusione di “sangue fresco”, cioè nuovi talenti che prima prestavano servizio nella NASL e ora erano a disposizione della MISL, rendendo così più appassionante il gioco. Sembrava che l’indoor soccer sarebbe stato il futuro del calcio negli USA, poiché la versione “outdoor” poteva contare unicamente su una United Soccer League seriamente indebolita e su una minuscola lega sulla costa del Pacifico chiamata Western Soccer Alliance.

Ma c’era un’altra novità: la lega spostò i suoi uffici da Bala Cynwyd (PA) a Chicago (IL). Il commissioner e fondatore Earl Foreman non poteva scegliere un momento migliore per ritirarsi se non lasciare la Lega al suo meglio, e consegnare la “patata bollente” a Francis L. Dale. Ma all’orizzonte si profilava una nuova sfida, con la nascita dell’AISA (American Indoor Soccer Association); ne sentiremo parlare spesso nei prossimi appuntamenti…

Venendo ai risultati del campo, non ci furono grandi rivoluzioni nella Eastern Division: i Blast continuarono a dominare incontrastati; piuttosto Pittsburgh si piazzò sorprendentemente al 6° posto. I St. Louis Steamers, traslocati a Est, compilarono un record in parità e questo produsse una delusione, perché gli Steamers entrarono ai play-off dal 1° turno e non dai quarti di finale, nonostante l’ottima stagione di Ricky Davis; Chicago ebbe tantissimo dal suo leader Karl-Heinz Granitza. Chi non potè assolvere fino alla fine il suo compito furono i New York Cosmos, che chiusero i battenti proprio nel bel mezzo della stagione, con un record attestato su 11W e 22L: ma d’altro canto era rimasto solo il portiere Dave Brcic come ricordo dei giorni gloriosi degli anni ’70…

Stessa sorte seguirono i Las Vegas Americans: traslocati lì da Memphis (nella Western Division), finirono la regular season con un ottimo record (30W – 18L), ma subito dopo la sconfitta nei quarti di finale da parte di Minnesota chiusero i battenti per problemi finanziari (e ancora oggi si vocifera che la sconfitta fosse più figlia di ragioni di opportunità che per reali questioni tecniche). A Ovest i San Diego Sockers recitarono da subito il ruolo di protagonisti, lasciando agli avversari le briciole, grazie ai gol e agli assist di Steve Zungul e Branko Segota, che finirono al 1° e 3° posto della classifica-cannonieri.

Altri giocatori di forte impatto furono Jan Goosens (Minnesota Strikers) e Fred Grgurev (Las Vegas). Ma la stagione ‘84/’85 è ricordata anche per il debutto di 2 giocatori storici dell’indoor soccer: la punta Tatu (Carlos Antonio Pecorai) e il portiere Victor Nogueira, che rimarranno leader storici e saranno presenti sui campi di gioco per tutto il resto del 20° secolo.

Nei play-off ci furono poche sorprese: nel turno “wild card” Kansas City batté St. Louis e Minnesota sconfisse Wichita; la vera sorpresa fu la sconfitta di Las Vegas contro Minnesota nei quarti ma, come già detto, c’è più di un sospetto che la sconfitta sia da attribuire a fattori extra-tecnici. Per il resto San Diego superò i Comets, Cleveland ebbe la meglio su Chicago e Baltimore sconfisse i Lazers. Anche le semifinali furono tutto sommato normali: entrambe le serie finirono a gara-5, ma in semifinale ci si aspetta delle serie combattute, e comunque ne uscirono le dominatrici degli ultimi anni: Baltimore Blast e San Diego Sockers.

La serie finale era al meglio delle 7 partite, e di sicuro sarebbe stato bellissimo vedere una gara-7 tra queste 2 squadre. Ma San Diego aveva deciso che il titolo doveva essere suo e Baltimore potè fare ben poco: con la serie sul 2-0 per i Sockers, i Blast ebbero un sussulto aggiudicandosi gara-3 e molti pensarono che la serie si potesse riaprire (come 2 anni prima). Ma stavolta quei Sockers erano davvero troppo forti e decisi, e ci misero solo altre 2 gare a vincere la serie e il titolo, il 2° titolo MISL (anche se per loro si trattava del 3° assoluto, contando quello NASL dell’anno prima). Allora non si poteva immaginare, ma San Diego avrebbe rastrellato titoli su titoli negli anni seguenti, prendendo il posto dei New York Arrows nell’immaginario dei tifosi. D’altro canto c’era un comune denominatore: si chiamava Steve Zungul.

1984/85 MISL Standings

G W L GF GA % GB
Eastern Division
Baltimore Blast 48 32 16 252 190 .681 --
Chicago Sting 48 28 20 261 223 .583 4
Cleveland Force 48 27 21 239 228 .553 5
Minnesota Strikers 48 24 24 224 226 .500 8
St. Louis Steamers 48 24 24 211 207 .500 8
Pittsburgh Spirit 48 19 29 217 256 .396 13
New York Cosmos 48 11 22 137 185 .333 13.5

Western Division
San Diego Sockers 48 37 11 302 201 .771 --
Las Vegas Americans 48 30 18 269 214 .625 7
Los Angeles Lazers 48 24 24 232 230 .500 13
Kansas City Comets 48 22 26 216 221 .458 15
Wichita Wings 48 21 26 202 233 .437 15.5
Tacoma Stars 48 17 31 207 263 .354 20
Dallas Sidekicks 48 12 36 194 286 .250 25

1984-85 MISL PlayOffs

Wild-Cards:
Kansas City batte St. Louis 2-0 (5-4(OT), 4-3(OT)).
Minnesota batte Wichita 2-1 (2-1, 3-8, 3-2(OT)).

Quarterfinals:
Cleveland batte Chicago 3-1 (5-4(OT), 4-8, 6-1, 5-4(OT)).
San Diego batte Kansas City 3-0 (4-3(OT), 11-7, 3-2).
Baltimore batte Los Angeles 3-0 (4-3, 12-3, 5-4).
Minnesota batte Las Vegas 3-1 (6-5, 4-6, 3-2, 4-1).

Semifinals:
San Diego batte Minnesota 3-2 (8-1, 6-5(OT), 5-8, 3-4(SO), 8-0).
Baltimore batte Cleveland 3-2 (6-5, 3-5, 4-3, 6-7, 7-4).

1984/85 MISL CHAMPIONSHIP:
San Diego batte Baltimore 4-1 (5-4, 7-3, 6-10, 14-2, 5-3).

Classifica cannonieri
GP G A TP
Steve Zungul, San Diego 48 68 68 136
Karl-Heinz Granitza, Chicago 47 64 53 117
Branko Segota, San Diego 46 66 40 106
Stan Stamenkovic, Baltimore 43 39 52 91
Tatu, Dallas 43 59 29 88
Dale Mitchell, Tacoma 48 55 32 87
Jean Willrich, San Diego 48 43 43 86
Fred Grgurev, Las Vegas 47 48 29 77
Craig Allen, Cleveland 42 45 30 75
Jan Goossens, Minnesota 48 49 24 73
Juli Veee, Las Vegas 39 50 21 71
Stan Terlecki, Pittsburgh 39 39 32 71
Erik Rasmussen, Wichita 46 55 11 66
Phil Kitson, Baltimore 43 39 27 66
Keith Furphy, Cleveland 48 40 22 62
Thompson Usiyan, Minnesota 47 36 26 62
Mike Stankovic, Baltimore 42 33 26 59
Rick Davis, St. Louis 40 27 31 56
Gerry Gray, Chicago 24 19 40 58
Stuart Lee, Los Angeles 48 42 15 57

Most Valuable Player: Steve Zungul, San Diego Sockers
Coach of the Year: Peter Wall, Los Angeles Lazers
MISL Scoring Champion: Steve Zungul, San Diego Sockers
MISL Pass Master (most Assists): Steve Zungul, San Diego Sockers
Defender of the Year: Kevin Crow, San Diego Sockers
Goalkeeper of the Year: Scott Manning, Baltimore Blast
Rookie of the Year: Ali Kazemaini, Cleveland Force
Championship Series Player of the Year: Steve Zungul, San Diego Sockers

La stagione 1985/86
Dopo la scomparsa di New York e Las Vegas dal panorama calcistico americano, 12 squadre si iscrissero alla MISL per la stagione seguente, l’8ª della sua storia. Quell’anno la lega vide un’altra infusione di talento poiché molti giocatori della defunta NASL cercarono un ingaggio nelle squadre MISL, anche in virtù della qualità del gioco. Il risultato fu che la stagione 1985/86 fu la migliore di sempre per quanto riguarda la qualità del gioco.

Di conseguenza anche le presenze all’arena aumentarono, raggiungendo una media di 8.696 spettatori a partita, andando a insidiare il record di 8.735 raggiunto nel 1981/82, che però non poteva contare sulla stessa qualità di gioco; Cleveland stabilì il suo record con 20.176 persone presenti all’ultima partita in casa, che vide i Force vincere il titolo della Eastern division dopo un estenuante duello con i Minnesota Strikers. Quell’anno la lega inaugurò anche un contratto con la ESPN per trasmettere 15 gare di regular season più tutti i play-off. Con poca (o nessuna) competizione da parte del calcio outdoor, e con la Nazionale in completo marasma, la MISL era la principale attrazione calcistica nel paese.

Sul campo, come abbiamo detto, a Est fu lotta serrata: non solo tra Cleveland e Minnesota, ma tra queste 2, Dallas e Baltimore. Ognuna finì dietro all’altra per 1 sola partita persa in più; potrebbe sembrare che il record in parità dei Blast sia da rigettare, viste le 3 Finali consecutive degli ultimi anni, ma in assoluto la Eastern Division stava esprimendo il più alto valore della Lega nella sua interezza.

Non così nella Western Division, dove dominava San Diego e Wichita (seconda in classifica) era a 9 partite di distanza. Le altre qualificate ai play-off (Tacoma e St. Louis) avevano entrambe un record perdente.

La stella che brillò di più fu ancora quella di Steve Zungul, seguito da Erik Rasmussen e Branko Segota. Ma quell’anno fece il suo debutto sui campi degli USA anche un personaggio importantissimo per la scena calcistica americana, che gli appassionati della MLS conoscono bene: l’ex-allenatore dei CD Chivas USA Predrag Radosavljevic, per tutti Preki.

I play-off confermarono l’assoluto equilibrio che regnava ad Est: nei quarti di Finale Cleveland superò Baltimore in 5 gare tiratissime (e per Baltimore fu uno shock vedersi eliminata al 1° turno dopo 3 Finali consecutive); Minnesota si liberò di Dallas in 4 gare. A Ovest ci fu più equilibrio che durante la stagione regolare: sia Tacoma contro Wichita sia San Diego contro St. Louis arrivarono a gara-4 per aggiudicarsi il passaggio del turno. Nelle semifinali, Minnesota ebbe la meglio su Cleveland in 4 gare, e lo stesso fece San Diego per avere ragione di Tacoma.

La serie finale fu un vero e proprio romanzo d’appendice: i Sockers vinsero nettamente gara-1 (per 7-2), ma vennero umiliati da Minnesota sia in gara-2 (6-1) che in gara-3 (7-2); anche gara-4 fu appannaggio degli Strikers per 4-3, e a quel punto l’inerzia della serie era tutta dalla parte di Minnesota: sul 3-1 sarebbe bastato vincere una qualunque delle prossime 3 partite e gli Strikers avrebbero vinto un titolo storico, levandolo ai tremendi San Diego Sockers!

Ma i Sockers non a caso erano un mito: decisero che se dovevano perdere il titolo avrebbero venduto cara la pelle e il 4° punto gli Strikers avrebbero dovuto sudarlo; così vinsero le rimanenti 3 partite (con punteggi non larghissimi ma di tutta sicurezza) e fecero loro il titolo più combattuto dell’intera storia della MISL e forse dell’intera storia dell’indoor soccer USA. Era il 4° titolo, avevano eguagliato i New York Arrows.

1985-86 MISL Standings

G W L GF GA % GB
Eastern Division
Cleveland Force 48 27 21 252 212 .563 --
Minnesota Strikers 48 26 22 232 242 .542 1
Dallas Sidekicks 48 25 23 220 231 .521 2
Baltimore Blast 48 24 24 211 201 .500 3
Chicago Sting 48 23 25 196 196 .479 4
Pittsburgh Spirit 48 23 25 221 237 .479 4

Western Division
San Diego Sockers 48 36 12 308 195 .750 --
Wichita Wings 48 27 21 258 226 .563 9
Tacoma Stars 48 23 25 208 232 .479 13
St. Louis Steamers 48 23 25 223 233 .479 13
Kansas City Comets 48 18 30 217 268 .375 18
Los Angeles Lazers 48 13 35 197 270 .271 23

MISL PlayOffs
Quarterfinals:
Cleveland batte Baltimore 3-2 (7-2, 3-8, 6-8, 4-3(OT), 5-1).
Minnesota batte Dallas 3-1 (5-3, 7-2, 1-4, 7-4).
San Diego batte St. Louis 3-1 (7-6(OT), 5-3, 7-8, 10-4).
Tacoma batte Wichita 3-1 (5-6, 5-4, 5-4(OT), 3-2)

Semifinals:
Minnesota batte Cleveland 3-1 (2-5, 6-2, 5-4(OT), 7-3).
San Diego batte Tacoma 3-1 (10-4, 7-2, 3-4, 8-5).

CHAMPIONSHIP:
San Diego batte Minnesota 4-3 (7-2, 1-6, 2-7, 3-4, 7-4, 6-3, 5-3).

Classifica cannonieri:
GP G A TP
Steve Zungul, San Diego 46 55 60 115
Erik Rasmussen, Wichita 47 67 41 108
Branko Segota, San Diego 45 60 46 106
Tatu, Dallas 44 49 32 81
Craig Allen, Cleveland 43 50 31 81
Stan Stamenkovic, Baltimore 45 37 44 81
Karl-Heinz Granitza, Chicago 43 28 47 75
Chico Borja, Wichita 37 33 41 74
Preki, Tacoma 48 41 30 71
Hugo Perez, San Diego 41 41 25 66
Kim Roentved, Wichita 47 28 38 64
Dale Mitchell, Kansas City 48 37 26 63
Keith Furphy, Tacoma 47 33 27 61
Drago Dumbovic, Chicago 47 47 14 61
Thompson Usiyan, Minnesota 40 30 30 60
Ali Kazemaini, Cleveland 47 38 21 59
Poli Garcia, Los Angeles 44 36 21 57
Jean Wilrich, San Diego 45 27 30 57

Most Valuable Player: Steve Zungul, San Diego Sockers
Coach of the Year: Gordon Jago, Dallas Sidekicks
MISL Scoring Champion: Steve Zungul, San Diego Sockers
MISL Pass Master (most Assists): Steve Zungul, San Diego Sockers
Defender of the Year: Kim Roentved, Wichita Wings
Goalkeeper of the Year: Keith Van Eron, Baltimore Blast
Rookie of the Year: David Boncek, Kansas City Comets
Championship Series Player of the Year: Brian Quinn, San Diego Sockers

Parlando di New York, la MISL annunciò il suo ritorno nella Grande Mela con la creazione di un expansion team, i New York Express. L’impatto non sarà minimamente significante.

(8 – continua)

L'annuncio arriva il 27 gennaio 1983, con La Stampa di Torino che titola così: "Bettega al Toronto dopo 13 anni di Juve" che ne racconta la bellissima carriera in una sorta di "coccodrillo". Grazie ai meccanismi dello svincolo (ha 32 anni), che per lui diventerà operante quest'anno, il giocatore bianconero sarà libero e potrà trasferirsi in Nord America. Non è una novità che Bettega abbia già allacciato rapporti con il Cosmos. Ma questa ipotesi è svanita, davanti ad un'offerta molto più allettante propostagli dal Toronto Blizzard, la società canadese che ha già tesserato in passato giocatori della Juventus, come Francesco Morini, ora d.s. del club bianconero, e Giampaolo Boniperti, figlio del presidente. [...] Bettega vuole fare una nuova esperienza di vita, in un Paese dove potrebbe fra l'altro perfezionare la lingua inglese [...] Un distacco consensuale, reso necessario da due esigenze: quella del giocatore, che sente giustamente il bisogno di giocare ancora, e quella della Juventus che nei suoi programmi intende, nella maniera meno dolorosa possibile, apportare alcuni ritocchi di restauro alla squadra per allungare un ciclo che ha già dato tanti frutti e moltissimi scudetti. Bettega è uno degli ultimi grandi nomi a sbarcare in Nordamerica. Nel 1983 infatti, il soccer aveva ormai preso la china discendente, e il campionato avrebbe chiuso di lì a due anni. A Toronto si ritrova in una squadra di buon livello per la NASL (North American Soccer League) costruita da Clive Toye, il manager che aveva reso i grandi i Cosmos portando Pelé, Giorgio Chinaglia, Franz Beckenbauer e Carlos Alberto a New York. Di giocatori "veri" a fianco però se ne trova pochi, tra cui il portiere svedese Jan Moller, ex Malmoe, e i difensori Conny Carlsson e il nordirlandese Jimmy Nicholl, ex Manchester United e reduce dai Mondiali di Spagna, oltre al sudafricano Ace Ntsoelengoe. In panchina Bobby Houghton, ex calciatore del Fulham e in seguito una carriera da allenatore giramondo che nel 1996 lo ha visto poi passare anche per la i Colorado Rapids nella neonata MLS, e guidare le nazionali di Cina, India e Uzbekistan. L'idea Toronto è proposta a Bettega (e lo stesso fece poi con Del Piero nel 2012, senza successo però) dal suo ex compagno di squadra Francesco "Morgan" Morini, che in Canada era andato a chiudere la carriera nel 1980: "Se vuoi un'esperienza nuova potresti provare con il Canada. Ti ricordi che sono stato una stagione nella Nasl, due anni fa... esperienza stupenda. A Toronto ci sono tanti italiani, poi puoi imparare l'inglese, magari a te che vuoi fare il dirigente potrebbe servire, al tuo posto ci farei un pensierino". La trattativa inizia nell'aprile 1982, come racconta la "Toronto Gazette", e presto i canadesi prevalgono su un Cosmos ormai in via di dismissione, allora in mano a Chinaglia. Bettega termina la stagione con la Juventus in maniera amara - Scudetto alla AS Roma e Coppa dei Campioni persa in finale ad Atene per il gol fantasma di Felix Magath - e sbarca in Canada a stagione in corso (il campionato americano a giugno è già a metà strada. L'esordio arriva in amichevole, il 2 giugno 1983, in un 2-1 contro il Nottingham Forest (squadra oggi relegato nell'oscurità del Championship, ma che con in panchina il mitico Brian Clough vinse la Coppa dei Campioni nel 1979 e 1980, e fu semifinalista UEFA nel 1984), con Bobby-gol ormai trasformato in centrocampista. L'esordio vero pochi giorni dopo, migliore in campo (nonostante le vesciche causate dal sintetico), ma con Toronto sconfitto 4-1 ai rigori dai Vancouver Whitecaps. Commenta così Bettega a La Stampa dell'8 giugno 1983: «E' calcio vero anche sulla moquette. Sapevo che non sarebbe stata una passeggiata, ma non Immaginavo che, a trentatré anni, avrei quasi dovuto ricominciare da capo. Non è un calcetto, come qualcuno in Italia può pensare: è vero football — assicura Bettega —. La matrice è tipicamente inglese, il pallone non si ferma mai e viaggia dalla difesa agli attaccanti, che fanno da "sponda" un po' come Withe, il centravanti dell'Aston Villa, per favorire le conclusioni del centrocampisti. Poiché non esiste il pareggio, prevalgono la mentalità offensiva, il ritmo e la corsa. Per ora il problema maggiore è il campo, una "moquette" sottile incollata al cemento, sulla quale il pallone rimbalza moltissimo: sull'erba 1 valori tecnici emergono di più, ma questa nuova esperienza mi eccita, cosi come mi piace lo spirito della squadra, la combattività, la voglia di vincere che l'anima e che mi contagia». Pochi giorni dopo arriva anche una serataccia al Giants Stadium, dove i Toronto Blizzard ne prendono 5 (a 1) dai NY Cosmos - doppiette di Chinaglia e del paraguayano Roberto Cabanas - guidati da un grande Franz Beckenbauer, anche lui autore di una rete. ''Franz può ancora giocare così bene" spiega Bettega al NY Times del 20 giugno 1983. "Come ai vecchi tempi, sembrava volesse attaccare tutto il tempo". L'8 agosto ecco l'amichevole deis entimenti contro la Juventus, alla prima stagione dopo tanto tempo senza lui e Zoff. Un match finito 0-0 tra i fischi dei 42 mila spettatori, in larga maggioranza immigrati, delusi non tanto dal gioco quanto per la mancanza di gol. Bettega ancora una volta è tra i migliori in campo, anche se Juventus dei campioni del mondo Gentile, Cabrini, Scirea, Tardelli e Paolo Rossi, oltre a Michel Platinì e Zibi Boniek, almeno per un'ora ha fatto valere i diritti della classe superiore nonostante il pessimo «turf» e i pochi giorni di preparazione alle spalle. "Sull'erba anche se a corto di allenamento, i bianconeri avrebbero sicuramente vinto con almeno tre reti di scarto" la sentenza di Omar Sivori (all'epoca collaboratore del Toronto Italia), autore del calcio d'inizio. Da notare che in campo con la Juve c'era anche Nicola Caricola, che nel 1996 volerà ai NY MetroStars nell'anno di fondazione della MLS. La franchigia di Toronto centra il traguardo dei play-off con una regular season di 16 vittorie e 14 sconfitte, ed una media di 51 goal segnati e 48 subiti, chiudendo al terzo posto la Eastern Conference, e con una media spettatori a partita di 11.630. Nella prima dei playoff il Blizzard perde contro i Vancouver Whitecaps (che presentavano un giovane Peter Bearsdley in prestito, l'olandese Frans Thijssen e il tedesco ex Ajax Arno Steffenhagen) per 1-0, ma vince al ritorno per 4-3, determinando così un altro match di spareggio con risultato che arride ai Blizzard per 1-0. Nelle semifinali Toronto sconfigge i Golden Bay (ex San Jose) Eearthquakes di Slavisa Zungul (probabilmente il più grande calciatore 'indoor' della storia) per 1-0 e 2-0. Nel frattempo i Cosmos di Giorgio Chinaglia all'ultima stagione in campo finiscono fuori subito, sconfitti dal Montreal Manic allenato da Eddie Firmani, mentre la sorpresa arriva dai Tulsa Roughnecks che eliminando proprio Montreal finisco a giocarsi il Soccer Bowl 1983 a Vancouver contro Toronto. Il gruppo di Bettega arriva alla finale da netto favorito, grazie anche ad un super Ntsolengoe rientrato dopo un'operazione in tempo per i playoff, e con davanti una squadra di sconosciuti - gli stessi Roughnecks si definivano "un pugno di scarti" - in cui dovrebbe essere assente anche il centravanti e cannoniere Ron Futcher, squalificato per somma di ammonizioni. Ma evidentemente per Bettega non è l'anno buono: prima il commissioner della NASL Howard Samuels decide di annullare la squalifica di Futcher"per il bene del gioco", e poi  Tulsa va a vincere 2-0 il Soccer Bowl con i gol dello jugoslavo (cresciuto nel Queens) Njega Pesa al 56' e proprio del "graziato" Futcher al 62' davanti ai 53.326 del vecchio B.C. Place Stadium di Vancouver, dove i tifosi erano ancora arrabbiati per l'eliminazione subita dai Caps con Toronto. In tutto Bettega mette insieme 16 presenze con 2 gol e 8 assist, e a ottobre torna in Italia, allenandosi con la Juventus per tenersi in forma. Sulla NASL ha le idee chiare: "Indipendentemente dalla mia venuta, a Toronto s'è rivitalizzato il calcio per merito dei dirigenti. Ma Toronto è un'isola in un oceano immenso e quanto sta accadendo qui non ha riflessi negli Stati Uniti. Ogni squadra respira il suo ambiente. Calcisticamente è un pianeta nato con grandi errori di base. Si dovrebbe dare un colpo di spugna per cancellarli" Non accadrà, purtroppo. Intanto il Toronto riprende la preparazione per la stagione successiva partendo dall'Italia. I primi di aprile Bettega torna infatti in campo al Dall'Ara di Bologna controla  Juve (0-0), mentre tre giorni dopo ad Alassio affronta la Sampdoria del suo ex compagno Liam Brady (vittoria 3-2 dei blucerchiati con gol di Gianfranco Bellotto, Trevor Francis [anche lui ex NASL coi Detroit Express] e Francesco Casagrande, Bettega di testa e Randy Ragan per Toronto). Segue una serie di sconfitte con Inter (2-0), Triestina (3-0) e Livorno (4-0). La NASL avvia la stagione 1984 con solo 9 squadre, quattro delle quali - Chicago, San Diego, Tampa Bay e Tulsa - a serio rischio finanziario, mentre la franchigia Montreal - grande successo in campo e fuori - viene rinominata "Team Canada": non certo una scelta intelligente in un Quebec francofono che tanto canadese non si è mai sentito. E infatti il pubblico abbandona presto la squadra, che chiuderà a fine stagione. Ad agosto intanto Bettega affronta ancora una volta la Juventus, volata in Nordamerica per una torunée. Stavolta i bianconeri vincono per 2-1 con reti di Boniek al 27° e di Antonio Cabrini al 61° e del sudafricano Ntsoelangoe, con qualche colpo proibito tra i vecchi amici Bettega e Sergio Brio (con lo stopper che ci ha anche rimesso un dente). Chiusa la Eastern Conference dietro Chicago e battuti in semifinale i San Diego Sockers del polacco Kazimierz Deyna (autore del secondo gol nel match che ha eliminato gli Azzurri ai Mondiali 1974), per la seconda volta consecutiva Toronto vola sino alla finale, grazie ai gol di Bettega e dell'inglese David Byrne, e alle parate essenziali dell'ex Crystal Palace Paul Hammond. In finale l'avversario stavolta è il Chicago Sting del cannoniere tedesco Karl-Heintz Granitza e del polacco Seninho (già Porto e NY Cosmos), ma si gioca al meglio dei tre match per la prima volta dal 1975. Toronto parte di nuovo favorita, ma in entrambi i match finisce sconfitta: 2-1 a Chicago e 3-2 in casa il 21 settembre, match in cui il Blizzard va sotto due volte, al 73' proprio Bettega firma il momentaneo 2-2, fino al gol vittoria dell'argentino Pato Margetic, autore di una doppietta (e nel 1988/89 finito al Borussia Dortmund). Per Bettega termina una stagione in cui fa vedere di essere ancora un campione, con prestazioni all'altezza della propria fama, come dimostrano anche i numeri: 28 presenze, 8 gol e 13 assist. Allo stesso tempo si chiude così quello che sarebbe stato l'ultimo campionato del calcio professionistico sino alla nascita della MLS nel 1996. A fine stagione infatti Tulsa chiude, e in inverno decidono di passare indoor San Diego, Chicago, Minnesota e NY Cosmos (che però falliranno a metà stagione 1985) . Rimangono le sole Toronto, Tampa Bay, Vancouver e Golden Bay, ma è la fine della NASL e dell'esperienza di Bettega in Canada, anche se sul momento lui non ci crede, avendo un contratto fino al 1985, indeciso se continuare indoor nella MISL o tornare in Italia durante il mercato di "riparazione" (si chiamava così) di ottobre per indossare le maglie di Udinese o Cremonese. Racconta infatti in un'intervista a La Stampa il 23 ottobre 1984: «C'è il rischio — ammette Bettega — che si riprenda a giocare solo a metà giugno ma anche se, per assurdo, la 'League' dovesse ridursi a due sole squadre, onorerò fino in fondo il mio impegno. E non è asso- lutamente vero che mi trovo male a Toronto, città bellissima: sarebbe un insulto a gente che mi ha accolto a braccia aperte. Piuttosto il 'feeling' fra squadre e tifosi, a parte le minoranze etniche dei Paesi dove il calcio è amato, non è mai stato ottimo. Gli americani sembrano gradire il 'calcetto' [riferendosi al soccer indoor, NdR] con la formula mista che ricorda il basket e l'hockey». Bettega, che ha rinunciato ad aprire a Toronto una scuola a livello giovanile, ricorda che il «soccer» è boicottato, come lo è stato alle Olimpiadi, e che a coltivarlo sono rimasti in pochi. «C'è perfino chi ha proposto di inserire nel campionato anche le squadre messicane e Haiti ma i viaggi annullerebbero gli incassi: .Tra un paio di mesi saprò se non c'è più vero calcio. Mi spiacerebbe smettere con quello classico per fare esperienza al coperto. E non sarei più utile a nessuno in Italia: sarebbe assurdo giocare solo nel girone di ritorno». Ma il 2 novembre 1984 è ancora una volta la sfortuna a dare lo stop, stavolta definitivo, alla carriera di Bobby Gol, proprio nel giorno in cui avrebbe dovuto firmare per l'Udinese di Zico e dell'ex compagno Franco Causio, convinto dall'ex compagno nel Varese Ariedo Braida (in seguito colonna della dirigenza del Milan berlusconiano). La sua auto, una A112, esce infatti di strada sull'autostrada Torino-Milano, e il giocatore finisce grave in prognosi riservata all'ospedale con  un forte trauma cranico con frattura dell' occipite. Bettega si riprende, e a Capodanno è ancora convinto di tornare a giocare a Toronto, ma per lui è la fine di una fantastica carriera raccontata così da La Stampa: Roberto Bettega, dopo essere cresciuto nelle minori bianconere, fu dirottato (1969) per una stagione al Varese, in serie B, dove ebbe come allenatore Nils Liedholm. Bettega vinse la classifica dei cannonieri (13 gol) e tornò alla Juventus. Cominciò una stupenda carriera, «macchiata» nell'inverno del '72 da una grave malattia, alla quale reagì con una straordinaria forza d'animo. Riprese a giocare all'inizio della stagione '72/73 e il suo talento ebbe modo di esaltarsi attraverso un campionario eccezionale. Divenne presto un uomo guida; i suoi gol, di testa o di piede, erano quasi sempre determinanti. Intelligente e tatticamente impeccabile, costruiva e finalizzava il gioco come se leggesse in un libro calcistico. E nella Juventus ha vinto sette scudetti. Ha debuttato nella Nazionale di Bearzot il 5 giugno del '75, toccando i vertici durante la fase di qualificazione ai mondiali di Argentina e a Buenos Aires. Nel '79-80, con 16 reti, vinse la classifica cannonieri in serie A. Nell'autunno dell'81, in uno scontro con Munaron dell'Anderlecht, il «bomber» juventino denunciò un grave infortunio al ginocchio sinistro. Fu operato con felice esito dal prof. Pizzetti. La convalescenza fu lunga [e gli costò i Mondiali 1982, NdR]. Ed ancora una volta il suo carattere è stato superiore alla sfortuna. Nell'agosto dell'82 la ripresa [...] Sono dati che si commentano da soli e che qualificano la carriera di un campione, protagonista del calcio italiano degli Anni 70-80 e uno dei più grandi di sempre. Una carriera lunga 13 anni, fatta di 481 match ufficiali (326 partite in campionato, 73 in Coppa Italia, 82 nelle grandi manifestazioni internazionali), 178 gol  (129 in campionato, 22 in Coppa Italia e 27 sulle ribalte europee); 7 Scudetti (il primo nel '72, l'ultimo nell'82), due Coppa Italia (nel 1979 e 1983), una Coppa Uefa (nel 1977), due finali di Coppa dei Campioni (oltre alla finale dell'83 con l'Amburgo, quella persa - sempre ad Atene - contro l'Ajax di Johann Cruyff il 30 maggio del '73). Vai alla Photo Gallery di Roberto Bettega Lasciato il calcio giocato, mentre ad agosto si parla per lui di un ruolo di amministratore delegato alla Juve, a settembre diventa presentatore i canali Fininvest (rifiutando l'offerta della RAI e facendo inalberare Tito Stagno), dove conduce "Caccia al 13", e poi inizia una lunga collaborazione di successo con Moggi e Giraudo [la Triade, NdR], insieme i quali conquista tanti trofei, lasciando però dopo Calciopoli (da cui esce pulito). Nel dicembre 2009 torna in società come vice direttore generale, fino al saluto definitivo (per ora?) nell'estate del 2010.

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I Missouri Comets non potranno difendere il titolo MISL 2013/13. E in un certo senso nemmeno i Chicago Mustangs pur tenendosi la Newman Cup potranno riconquistare il titolo PASL. Tutto ciò perché prenderà il via ad ottobre la prima edizione della Major Arena Soccer League (MASL). La MASL nasce a seguito dela fusione che ha visto i 7 team della MISL (Major Indoor Soccer League) - parte della USL - accorparsi a quelli della PASL, cui si sono aggiunti 5 team al rientro, per un totale di 23 club che si appropinquano a giocare il più grande campionato di soccer indoor della storia USA, con squadre in tutto il paese, più tre messicane. La nuova lega è stata formata nel mese di maggio scorso a seguito della decisione della USL di stoppare l'attività MISL di un anno, con conseguente fuga dei club rimanenti. A capo della Major Arena Soccer League sono stati nominat Ed Hale (Baltimore Blast) quale  Chairman of the Board e Kevin Milliken Commissioner of the League.  Brad Likens dei Kansas City Comets sarà invece il Segretario, mentre a Phil Salvagio dei San Diego Sockers il ruolo di Tesoriere. La nuova Major Arena Soccer League (MASL) ha annunicato ieri un calendario di 230 partite totali per la stagione 2014/15, con ognuno dei 23 team che giocherà 20 partite. La stagione inizierà con i campioni MISL Missouri Comets in trasferta presso i Dallas Sidekicks il prossimo 25 ottobre, con campionato che si chiuderà l'1 marzo. Le squadre saranno suddivise in Divisions regionali, ma ci saranno anche incontri interdivisionali con lunghi viaggi, come ad esempio per l'Ontario (club con base in California) che volerà sino nello stato di NY per incontrare i Syracuse Silver Knights e i Rochester Lancers (club con le radici nella NASL anni '70), o quando i Baltimore Blast affronteranno i San Diego Sockers, rinnovando una rivalità vecchia di 30 anni. Il calendario completo può essere trovato su www.maslsoccer.com cliccando su "Schedule".

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Il centravanti della SS Lazio Miro Klose ha recentemente parlato della sua volontà di volare in America per concludere la sua gloriosa carriera, scegliendo di seguire lo stesso percorso di Gerd Müller . Der Bomber firmò coi Ft. Lauderdale Strikers della NASL un contratto di due anni e mezzo nel 1979 dal valore totale di $1,5 milioni (circa 4,5 milioni di oggi), e vi rimase sino al 1981, mettendo a segno 38 reti e 27 assist in 71 partite. I tedeschi occidentali della NASL A cavallo tra '70 e '80, anche la Germania diede un importante contributo di giocatori alla crescita (e poi al crollo per motivi economici) della North American Soccer League. In primis Franz Beckenbauer, che aprì il percorso verso la nuova frontiera nel 1977 - fresco di pallone d'oro - rimanendo ai NY Cosmos fino al 1983, con in mezzo una breve esperienza all'Amburgo. Nel 1981 fu la volta di un altro campione del mondo 1974, l'ala dell'Eintracht Francoforte Bernd Hölzenbein, anche lui a Ft. Lauderdale e poi nel 1983 addirittura nella MISL (indoor) con Memphis Americans e Baltimore Blast. Chicago accolse il maggior numero di tedeschi: Horst Blankenburg e Arno Steffenhagen, il cuore tedesco dell'Ajax di Cruyff, insieme all'ex Eintracht Lothar Skala; Paul Hahn (ex Bayer Uerdingen);  Peter Gruber (dal Bayern, passato anche per Dallas e Tampa Bay); Molti grandi nomi quindi, anche se il tedesco che ebbe maggior successo nella NASL era quasi sconosciuto in patria, dove aveva indossato le maglie di Eintracht Dortmund e Hertha Berlino tra le altre. Si tratta di Karl-Heinz Granitza, attaccante autore di 128 reti (secondo di sempre nella NASL dietro Giorgio Chinaglia) in 199 match col Chicago Sting tra il 1979 e il 1984, e rimasto poi a giocare indoor fino al 1987. L'esperienza di Müller  Nonostante i gol, l'esperienza di Gerd Müller non lasciò grandi segni nel soccer USA (a parte , pur risultando molto interessante, come raccontato dallo stesso giocatore qualche tempo fa allo Spiegel. Der Spiegel: Herr Muller, nel 1979 Lei passò dal Bayern Monaco ai Fort Lauderdale Strikers. Fu uno shock culturale? Müller: C'era un po' di nervosismo, ma la stagione durava solo sei mesi, e il resto dell'anno potevo essere a Monaco di Baviera. Ho anche avuto la fortuna di essere a Ft. Lauderdale, nel posto migliore della NASL (North American Soccer League) e di giocare sul miglior prato della Florida [al Lockhart Stadium, NdR]. Sicuramente stavo molto meglio di Franz [Beckenbauer] che a New York ha avuto seri problemi con il campo. I Cosmos infatti giocavano sull'erba artificiale [si chiamava AstroTurf, NdR], un campo terribile. DS: C'erano altre differenze rispetto alla Bundesliga? Beckenbauer ha detto che inizialmente ha dovuto spiegare al presentatore dei Cosmos le regole del gioco durante la partita. Müller: A noi non è successo. Ma le regole del gioco erano diverse, a cominciare dal fuorigioco fischiato solo oltre la linea delle 35 yards. Inoltre, non c'erano pareggi. Dopo due supplementari da 15 minuti si passava agli shootout, e quando una partita era in TV poteva durare  fino a due ore e mezza. DS: A causa delle interruzioni pubblicitarie? Müller: Passavano una pubblicità anche quando c'era solo una punizione da tirare. DS: La nuova regola del fuorigioco era un vantaggio? Müller: Ho dovuto abituarmi al sistema. All'inizio giocavamo all'inglese, solo palle alte e lunghe. A quel punto sono intervenuto e ho detto: mettete la palla terra. E ho ricominciato a segnare. DS: Ci si allenava diversamente a Fort Lauderdale rispetto al Bayern Monaco? Müller: Soprattutto avevamo condizioni climatiche diverse . Abbiamo avuto qualche 48 gradi Celsius in Florida. Questo significava che spesso potevamo fare una sola sessione di allenamento, alle nove del mattino. DS: Per Franz Beckenbauer il trasferimento a New York è stata una delle migliori decisioni della sua vita. Come è stato per te? Müller: Senza dubbio anche per me. Ho militato in grandi squadre lì: ad esempio, con il preuviano Teófilo Cubillas, Bernd Hölzenbein e George Best, con il quale ho ancora potuto giocare otto settimane. La prima cosa che mi disse fu: "Vedremo chi è la stella qui". Domanda: Non suona molto fair play britannico. Müller: Il nordirlandese era probabilmente un po' incazzato perché mi avevano portato in squadra. Domanda: Perché Best se ne è andato via così velocemente? Müller: E' andato via presto. Eravamo in tour in California, tre partite a Los Angeles, San Diego e San Jose. Da qualche parte nei pressi di Los Angeles se ne andato insieme alla sua fidanzata, una del posto, e il suo manager. Poi i due sono tornati insieme, ma il giorno dopo all'allenamento Best non c'era. Il presidente lo aveva licenziato.

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