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Mondiali, il trionfo USA firmato dalla ribelle Carli Lloyd
Scritto il 2015-07-06 da Massimo Lopes Pegna su Nazionale USA
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L’aveva sognato un paio di notti fa, Carli Lloyd: avrebbe segnato quattro volte nella finale del Mondiale. Mai fidarsi, però. Perché contro il Giappone, la capitana e nuova eroina degli Usa ne ha fatti solo tre. Un hat-trick, una tripletta, confezionato nei primi sedici minuti di una partita messa subito in cassaforte, grazie anche al gol di Lauren Holiday. Un 4-0 iniziale che vendicava con gli interessi il dispetto di quattro anni prima, quando in svantaggio due volte, le nip- poniche avevano poi vinto ai rigori.

PRIMA VOLTA Nessuna aveva mai fatto una tripletta nell’atto finale di una Coppa del Mondo. Due zampate da navigata donna d’area di rigore e l’ulti- mo gol da centrocampo: un’oc- chiata al portiere in posizione troppo avanzata e quella lunga e precisa palombella. Finiva 5-2 e gli Usa alzavano il trofeo per la terza volta, più di tutte le altre nazioni. Ma non conquistavano un Mondiale dal 1999 (pur avendo quattro ori e un argento in cinque edizioni olimpiche), da quando Brandi Chastain spedì in rete il rigore contro la Cina, s’inginocchiò sul prato del Rose Bowl a Pasadena davanti a 90 mila persone, si tolse la maglia, rimase in top nero e finì sulla copertina di Sports Illustrated e sui poster di milioni di bambini americani.

LA MIGLIORE Ora è il momento di Carli. Non si segnano tre gol nella partita più pesante se non si ha nel Dna i geni di gente come Messi. Ne aveva già fatti tre nelle ultime tre partite, dagli ottavi in poi, incluso un assist, e per questo è stata nominata miglior calciatrice del Mondiale. Era la ragazza che aveva messo dentro le reti decisive nelle finali olimpiche del 2008 a Pechino (contro il Brasile) e nel 2012 (contro il Giappone). Ma nel 2011, come Roberto Baggio, aveva mandato alle stelle uno dei rigori della sconfitta proprio con le giapponesi (quella da vendicare). E da lì era ripartita. Perché Carli è sempre stata un’incompresa: mezzala d’attacco non di difesa, bisogno di libertà senza sentirsi rinchiusa in una gabbia di schemi. «Non ascolta mai quello che le dici», l’aveva criticata qualche giorno fa Pia Sundhage, ex c.t. degli Usa e ora delle svedesi. «Se fossi in voi adesso le rifarei la stessa domanda», sorrideva con i giornalisti Carli. Da anni si affida a un personal coach australiano, che paga di tasca sua, per migliorare fisicamente e mentalmente. «Forse qualcuno pensa che sia arrogante, perché dopo l’allenamento metto la musica nelle cuffie e vado in camera». Invece è solo la ricerca di perfezione. Le piace visualizzare, oltre che sognare: «In semifinale con la Germania quando sono andata sul dischetto ho bloccato tutto ciò che avevo intorno: c’ero io, la rete e la palla». Ha studiato Muhammad Ali, Michael Jordan e Wayne Gretzky per capire come si fa ad eccellere. Ora, il presidente Obama e Kobe Bryant le hanno cinguettato dei tweet personali e il suo volto sorridente sarà il nuovo poster del calcio Usa. Anche di quello maschile.

Oltre la vittoria: il soccer si rilancia e le tv applaudono
La veterana Wambach sfida le ipocrisie: al fischio finale si precipita a baciare la moglie

C’è tutto il bello dell’America nei novanta minuti della finale di Coppa del Mondo di domenica sera. La vitto- ria, naturalmente, la terza in sette edizioni, oltre a un argento e tre bronzi: gli Usa non sono mai scesi dal podio. E’ il successo che rilan- cia il soccer anche in quei salotti dove si discute prevalentemente di altri sport, considerati più attraenti. Perché per farsi largo e se- durre nuovi tifosi, in questo Paese devi soprattutto essere vincente. Il calcio femminile lo è e per Mondiale e Olimpiade si ritaglia uno spazio impensabile su giornali e tv, con audience straordinarie.

LEZIONE E RISPETTO Non c’è solo il trionfo sportivo nella notte di Vancouver, ma molto di più. C’è il ri- spetto di Carli Lloyd, la nuova eroina che insiste per cedere la fascia di capitana al suo mito di ragazzina, Abby Wambach, la donna che ha segnato più re- ti nel soccer ed entra in campo negli ultimi minuti per la sua ultima presenza prima della pensione. Poi proprio la Wambach, dopo il fischio finale, tiene una bella lezione di civiltà: va a baciare in diretta mondiale sua moglie, ricordando agli ultimi bacchettoni rimasti che cosa significhi vivere in un Paese libero. Una lezione la impartiscono anche i media americani, che dopo l’ennesima gaffe della Fifa sul sito ufficiale («Alex Morgan è tanto brava quanto bella») insorgono per quell’eccesso di sessismo. E ri- badiscono l’idea di uguaglianza fra uomini e donne: «Ma quando parlano di Cristiano Ronaldo mica scrivono che è “hot”!».

L’OSSESSIONE E poi c’è la storia di questa generazione di calciatrici, che per sedici anni ha convissuto con l’ossessione di emulare quella precedente. E’ come se Buffon, Pirlo e Del Piero nel 2006 avessero tolto di mezzo Zoff, Pablito Rossi e Tardelli, i campioni del 1982. E’ il segno della continuità: più che la vittoria di una squadra, quella di un intero movimento.

Fonte: Gazzetta dello Sport

Non è stato un grande anno per la Nazionale a stelle e strisce, proprio no. Nonostante alcuni grandi momenti, tutti gli obiettivi sono stati mancati, lasciando molti interrogativi sul lavoro del CT Jurgen Klinsmann. E dopo un 2014 decisamente positivo, l'anno che si sta chiudendo appare invece un deciso passo indietro. Il quadro preciso lo ha dato Grant Wahl  di Sports Illustrated: "C'è molto di cui essere preoccupati riguardo l'intero programma della Nazionale USA. In termini di match ufficiali il 2015 è stato un anno terribile. Gli USA hanno chiuso al quarto posto la Gold Cup e hanno perso il playoff di qualificazione alla Confederations Cup contro il Messico- Inoltre, la squadra è stata messa sotto da praticamente ogni squadra decente affrontata. Il trend preso non è per niente bello" La parte bella. Il migliori momenti della stagione sono stati segnato da alcune amichevoli fatte di risultati sorprendenti e protagonisti ancor di più. Basti pensare ai gol vittoria segnati entrambi nel finale dal carneade Bobby Wood (gioca in 2.Bundesliga con l'Union Berlin) contro Olanda e Germania lo scorso giugno, o il gol d'apertura del giovane Jordan Morris - che ancora gioca al college, con la Stanford University - contro il Messico a San Antonio, nel suo primo match dall'inizio con la maglia della Nazionale. Un altra buona notizia per la Nazionale è l'impegno preso dal promettente regista dell'Arsenal (attualmente in prestito ai Rangers Glasgow) di giocare con gli USA, scelti rispetto a Germania ed Etiopia. E qualcosa ci si può aspettare anche da Darlington Nagbe, liberiano naturalizzato americano dei Portland Timbers vincitori della MLS Cup, centrocampista offensivo capace di colpi notevoli, che ha già impressionato nel suo primo ritiro. Bene, ma era il minimo, anche i quattro punti ottenuti nei primi due match di qualificazione mondiale, anche se ci si aspetterebbe un percorso netto quando gli avversari si chiamano Guatemala, Saint Vincent e Grenadine, e Trinidad & Tobago. L'anno comunque si chiude con 10 vittorie, 6 sconfitte e 4 pari, anche se i numeri dicono poco. La parte brutta. Il vero obiettivo dell'annno era uno: vincere la CONCACAF Gold Cup per assicurarsi un posto nella Confederations Cup 2017 di preparazione ai Mondiali di Russia del 2018. Ma saltato l'obiettivo a causa di un'orrenda prestazione contro la Giamaica, a quel punto il nuovo obiettivo è diventato battere il Messico nel playoff. Ma al Rose Bowl di Pasadena la partita l'ha fatta il Messico, e l'ha anche vinta meritatamente, seppur ai supplementari. Inevitabili a quel punto le critiche per Klinsmann, difeso dal presidente della US Soccer Federation Sunil Gulati in una situazione nella quale la grande maggioranza dei CT sarebbe stata licenziata in tronco, viste anche le scelte molto discutibili in termini di convocazioni da parte dell'ex attaccante dell'Inter. Da un certo punto di vista la posizione di Gulati è sensata, visto che JK è stato preso con un ottica di lungo periodo, ma certo per lui è arrivato il tempo dei risultati. L'avvio delle qualificazioni ai Monidali 2018 era l'occasione per ripartire, ma i problemi non potevano certo sparire in un secondo, come si è visto quando Saint Vincent e Grenadine è andata in gol dopo soli 5 minuti dall'inizio del match contro gli Stati Uniti in quel di St. Louis. Poi gli USA hanno preso il controllo e vinto, ma i segnali d'allarme rimangono, come anche la pressione su Klinsmann. Anche perché è proprio il trend che preoccupa. Negli ultimi 15 anni raramente gli USA hanno lasciato punti contro squadre CONCACAF (escluso il messico, ovviamente) snei match su suolo americano. Ma nel 2015, dopo due vittorie, ne è seguita una sola in sei partite casalinghe contro team CONCACAF. E l'unica vittoria è stata un 6-0 su Cuba. A parte quella: due pareggi con Panama (inclusa la finale per il terzo posto della Gold Cup, poi persa ai rigori), la semifinale persa con la Giamaica, il playoff perso col Messico e pure un pari in amichevole col Costarica! Un anno che si chiude quindi con gli USA maramaldeggianti con le grandi ma poi dimentichi di curarsi del giardino di casa propria, col risultato di perdere il posto in Confederations Cup, accumulando anche tanti punti interrogativi. Ancora Michael Bradley. Quasi inevitabile la vittoria del premio "US Soccer Player of the Year" per Michael Bradley, vero fulcro del progetto di Klinsmann. Leader in campo e fuori, tatticamente bravissimo, difficilmente sbaglia una partita, e quest'anno è riuscito nell'impresa "leggendaria" di portare il Toronto FC ai playoff per la prima volta. Forse non la sua miglior stagione, ma nel grigio panorama USA 2015 il suo standard lo eleva sul piano più alto del podio. Ciò nonostante Clint Dempsey abbia messo a segno 9 gol (7 in Gold Cup), ma la stagione di quest'ultimo è stata segnata dal brutto incidente con l'arbitro in US Open Cup. Inoltre i grandi giocatori si vedono nei momenti importanti, e lui nella semifinale con la Giamaica e nel playoff col Messico è mancato totalmente. L'altro candidato era Fabian Johnson, che ha avuto un'ottima stagione col Borussia Monchengladbach, andando anche in gol in Champions League, ma messo da parte da Klinsmann dopo aver chiesto di essere sostituito nel match col Messico ai supplementari senza nemmeno essere infortunato. Che sarà nel 2016? Il momento più importante dell'anno a venire sarà sicuramente la Copa America Centenario, che si giocherà proprio negli USA, che avranno l'occasione di misurarsi con alcune delle migliori Nazionali al mondo. Gli stadi americani potranno quindi ammirare le gesta dei vari Leo Messi, Neymar, Luis Suarez e Jaime Rodriguez, e gli Stati Uniti non possono permettersi brutte figure dopo quanto accaduto tra Gold Cup e mancata Confederations, tanto più che affronteranno il sorteggio da teste di serie insieme a Argentina, Brasile e Messico, trovando quindi un girone gestibile. Il 2016 prenderà il via il 4 gennaio col classico ritiro invernale, che prevede anche due amichevoli: il 31 gennaio contro l'Islanda e il 4 febbraio contro il Canada. A marzo poi ci sarà il doppio match di qualificazione mondiale contro il Guatemala. Ancora un paio di match a settembre e poi via all'Hexagonal finale di qualificazione a novembre. Nel mezzo sicuramente Klinsmann vorrà organizzare qualche amichevole di alto profilo, anche se dovrà utilizzare date non previste dalla FIFA, con inevitabili restrizioni nella scelta dei giocatori. E questo sarà anche l'anno in cui probabilmente si vedranno molti cambiamenti, con l'ingresso di tanti giovani. Non per niente Klinsmann ha decisio che il ritiro di gennaio vedrà insieme i "grandi" e gli under 23, che dovranno prepararsi per il doppio playoff di marzo contro la Colombia di qualificazione alle Olimpiadi di Rio 2016. E' quindi probabile che qualche veterano inizi a rimanere a casa, specie dopo la Copa America. Un nome per tutti: Clint Dempsey. L'attaccante dei Seattle Sounders è a soli 9 gol dal record di segnature in nazionale di Landon Donovan, ma senza la Confederations Cup nel 2017, e con 35 anni sulle spalle nel 2018, è assai probabile che Klinsmann decida di guardare oltre. E l'esclusione nel primo match di qualificazione mondiale è stato un chiaro segnale al riguardo.

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MLS Week #19 con tanti scontri inter Conference e tra squadre di alt contro bassa classifica, condizionati però dalle assenze di tanti nazionali a causa della contemporaneità con la CONCACAF Gold Cup in corso di svolgimento. Nella Eastern, DC united sempre primo da solo, mentre nella Western Seattle, sconfitta, rimane appaiata con i Whitecaps, che però hanno una partita in meno e scenderanno in campo stanotte contro lo Sporting KC. In settimana MLS di nuovo in campo per i quarti di US Open Cup, con LA che dopo aver giocato ieri in International Champions Cup, martedì affronterà il Real Salt Lake. HIGHLIGHTS: New York Red Bulls vs. New England Revolution 4-1 Brutta serata per il New England Revolution battuto per 4-1 alla Red Bull Arena, con tre gol di del duo inglese Bradley Wright-Phillips e Lloyd Sam segnano nei primi 12 minuti. Il risultato spinge i New York Red Bulls al secondo posto nella Eastern Conference con 26 punti in 18 partite, mentre i Revs - ancora privi dell'infortunato Jermaine Jones - portano a cinque le sconfitte consecutive e scendono al quinto posto di Conference, iniziando a guardarsi alle spalle in ottica playoff. HIGHLIGHTS - Orlando City vs FC Dallas 0-2 Rimane terzo nella Eastern l'Orlando City, che privo dello squalificato Kaka e degli infortunati Brek Shea, Cyle Larin, Kevin Molino e Darwin Ceren, ha perso per 2-0 con FC Dallas (gol di Mauro Diaz e Fabian Castillo), apparso superiore lungo tutti i 90'. La vittoria vale per Dallas il secondo posto al pari dei Vancouver Whitecaps. HIGHLIGHTS - Philadelphia Union vs Portland Timbers 3-0 Bella vittoria anche per la Philadelphia Union, nonostante la dura contestazione dei tifosi contro la proprietà, accusata di non investire. La Union ha battuto per 3-0 i Portland Timbers, con tre reti negli ultimi 22 minuti di Andrew Wenger - il primo d aottobre - e doppietta del centrocampista francese Vincent Nogueira. HIGHLIGHTS - Montreal Impact vs Columbus Crew 3-0 Stesso risultato, 3-0, anche per il Montreal Impact sul Columbus Crew, con rete nel primo tempo di Dominic Oduro e dell'ex Bologna Marco Donadel con un gran tiro dai 25 metri. All'80' è poi ancora Oduro a chiudere definitivamente i giochi per l'Impact. HIGHLIGHTS - Chicago Fire vs Seattle Sounders 1-0 Torna alla vittoria con un gol al 93'  di Jason Johnson il Chicago Fire, che batte per 1-0 Seattle Sounders, che rimangono in testa alla Western Conference ma che ancora una volta dimostrano di non saper supplire alle assenze in attacco di Clint Dempsey (in nazionale) e Oba Oba Martins (infortunato). HIGHLIGHTS - Colorado rapids vs. Real Salt Lake 3-1 Lo scontro tra le ultime due della Western Conference  al Dick's Sporting Goods Park si chiude con un gran finale con i Colorado Rapids ne infilano tre negli ultimi dieci minuti, battendo per 3-1 il Real Salt Lake 3-1 nel Rocky Mountain derby e accorciando le distanze dal RSL penultimo. Il team dello Utah era andato in vantaggio al 79' con l'argentino Sebastian Jaime. Il pari arriva all'81' col difensore Drew Moore tutto solo, mentre la successiva espulsione di Jaime apre le porte alla vittoria dei Rapids, che vanno in gol con Jared Watts e Juan Ramirez addirittura al 97'.  

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Dopo la vittoria contro la Colombia conquistata grazie ad un gol dell'attaccante dell'Utrecht Rubio Rubin, i ragazzi di Tab Ramos ci speravano. Oggi invece l'avventura americana si è infranta nei quarti contro la Serbia, uscita vincitrice dopo i calci di rigore. Ne sono serviti ben nove per assegnare il posto in semifinale, al termine di un match in cui gli Stati Uniti sono arrivati privi di ben quattro titolari: Jamieson e Tall infortunati, Allen e Acosta squalificati). Bella e combattuta la partita, con la Serbia più propositiva e gli USA bravi di rimessa. Prima occasione per Antonov, su cui salva Steffen - l'eroe del rigore decisivo parato alla Colombia - mentre poi tocca a Thompson spedire di poco a lato. Ancora Steffen para alla grande su una punizione bassa e angolata di Živković, mentre Rajković blocca su Rubin, su bell'assist dell'ala del Tijuana Paul Arriola. A Tommy Thompson (San Jose Earthquakes) arriva poi la palla del match, ma l'errore è macroscopico. Si va ai supplementari. La Serbia che va vicinissima alla rete con Saponjic che in scivolata a porta vuota manda la sfera fuori incredibilmente da due passi su cross Mandic, col difensore del Tottenham Cameron Carter-Vickers che sporca la palla sulla linea. Dall'altra parte gli americani hanno la palla della vittoria quando il difensore serbo Babic toglie dalla testa di Rubin una possibile conclusione in rete. E quindi i rigori. Errore di Rubin. Il portiere e capitano della Serbia, Predrag Rajković,  para e sbaglia un rigore decisivo, come anche Joel Soñora (Boca Juniors). Ma poi John Anthony Requejo, Jr., 19enne terzino sinistro del Club Tijuana, si fa parare il tiro e  regala la semifinale ai suoi contro il Mali. Si chiude così un buon Mondiale U20 per gli USA, che però non riescono a superare lo scoglio quarti ancora una volta, e a superare così il miglior risultato ottenuto al 1989 FIFA World Youth Championship in cui chiusero quarti assoluti dopo aver perso la finalizza col Brasile. In quell'edizione l'ex attaccante dello Standard Liegi Steve Snow si classificò secondo nella classifica marcatori con tre reti. ________________________________________________________________________ USA vs. SERBIA: 5-6 d.c.r. (0-0) Marcatori: – Rigori: Rubin (USA, parato), Zdjelar (S, gol), Payne (USA, gol), Mandić (S, fuori), Arriola (USA, gol), Babić (S, gol), Hyndman (USA, gol), Grujić (S, gol), Zelalem (USA, gol), Živković (S, gol), Soñora (USA, traversa), Rajković (S, parato), Delgado (USA, gol), Antonov (S, gol), Caster-Vickers (USA, fuori), Veljkovic (S, parato), Requejo (USA, parato), Maksimović (S, gol) USA (4-2-3-1): Steffen; Payne, Miazga, Carter-Vickers, Requejo; Hyndman, Delgado; Arriola, Thompson (103′ Soñora), Zelalem; Rubin. A disp.: Moore, Olsen, Donovan, Palmer-Brown, Caldwell, Jamieson. All.: Ramos Serbia (4-2-3-1): Rajković; Stevanović, Veljkovic, Babić, Antonov; Zdjelar, Maksimović; Živković, S. Savić (111′ Grujić), Gaćinović (68′ Šaponjić); Mandić. A disp.: Manojlović, Milošević, Pankov, V. Savić, Ilić, Janković, Jovanović. All.: Paunović Arbitro: Artur Dias (Portogallo) Note: ammonizioni: Requejo (USA), Antonov, Mandić (S)

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