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Copa America, Giamaica: 17 anni dopo ancora Reggae Boyz
Scritto il 2015-06-13 da Americo Costi su Concacaf
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Nel 1998 giocarono il primo Mondiale, la nuova generazione in Cile su invito. Il c.t. Schaefer: «Non sempre vincono i migliori»

Non li prendono sul serio. Lo scivolone geografico di CavaniQueste squadre africane sono veloci e fisiche») è emblematico: della Giamaica, che ha accettato l’invito alla Copa dopo i no di Cina e Giappone, si sa poco. Ma non va presa sottogamba, se non altro per il gusto per l’impresa. Come nel ’98 quando arrivò ai Mondiali, un Paese grande mezza Sardegna. Quella storia è leggenda come i suoi eroi: un ex militare visionario a capo della federazione, il c.t. brasiliano coi baffi alla Groucho Marx che ordinava «No ganja, no beer», un portiere facchino in hotel, una gara clou giocata sotto un vento fortissimo che impedì ai messicani di fraseggiare. Ci sarebbe da farci un film, sui Reggae Boyz.

I NUOVI BOYZ Diciassette anni dopo in Giamaica sono convinti che la generazione sia quella del nuovo miracolo. Il movimento locale è alla soglia del professionismo, per i top c’è la speranza di
cinando. Uno dei motivi per non prenderli sottogamba è che corrono come fosse l’ultima, hanno voglia di mettersi in vetrina e trascorsi che fanno sperare. Come Lawrence, terzino che fece un figurone contro Shaqiri in amichevole, o Austin, 3 anni al Leeds, fra i mediani più duri di Championship.

ORIUNDI E poi gli oriundi, per lo più inglesi di seconda genera- zione con la patria d’origine nel cuore: un anno fa ci provarono con Sterling, che a Kingston è nato; il top è Barnes, punta, U19 inglese e colonna di Houston. Li allena il tedesco Schaefer, 65 anni, c.t. di Camerun e Thailandia, che ha dato equilibrio: «Corsa e disciplina, e ce la giochiamo con tutti, pure con gli argentini. Loro una potenza, noi una piccola isola, ma non sempre trionfano i migliori». C’è entusiasmo e c’è un progetto. C’è Bob Marley, che amava il calcio. Ai giornalisti diceva: «Vuoi l’intervista? Prima partitina». E ci sarà musica. Quelli del ’98 furono salutati da un concerto di Jimmy Cliff, una bella figura in Cile basterà a fare altrettanto. Mica per caso sono Reggae Boyz...

Fonte: Gazzetta dello Sport

Al Saputo Stadium di Montreal, due gol in un minuto nel finale e l'Impact riesce a portare a casa un pareggio contro i Vancouver Whitecaps nella finale di andata del Canadian Championship, che vale per le squadre canadesi un posto in CONCACAF Champions League. Sono difensore belga Laurent Ciman all'84' e l'attaccante Anthony Jackson-Hamel all'85' a far esplodere il Saputo dopo che Vancouver - in campo con 8 cambi rispetto alla vittoria col RSL di sabato - aveva giocato gran parte del match in contropiede ma portandosi avanti 2-0 coi gol di Darren Mattocks e Pedro Morales nel secondo tempo. La finale di ritorno è prevista per il prossimo 26 agosto al B.C. Place di Vancouver, dove i Whitecaps - attualmente in testa alla Western Conference MLS, proveranno a vincere per la prima volta la Voyageurs Cup, il trofeo assegnato a chi vince il torneo nato nel 2008. Da parte sua Montreal lo ha vinto tre volte, le ultime nel 2013 e 2014.    

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Per Jurgen Klinsmann la Gold Cup 2015 era la priorità, ma gli USA sono andati malissimo La Gold Cup 2015 verrà ricordata come un vero e proprio fallimento per la Nazionale USA. Reduci da un Mondiale da cui è stata eliminata solo ai supplementari dal Belgio, gli Stati Uniti hanno invece messo in campo nel torneo continentale una serie di prove nettamente al di sotto delle possibilità del gruppo di giocatori a disposizione del CT tedesco. LEGGI: Gold Cup, USA eliminati dalla Giamaica Le recenti vittorie su Germania, Olanda e Messico avevano lasciato sperare in una crescita post Mondiale, dimostrandosi invece di aver unicamente nascosto una serie di problemi che gli USA si sono portati dietro nei 12 mesi post Mondiali. Un periodo fatto di ben 13 amichevoli, durante il quale gli uomini di Klinsmann poche volte hanno fatto vedere buone cose, a parte i flash europei e in Messico, sino alla meritata eliminazione in semifinale di Gold Cup contro la Giamaica, rafforzata dalla partecipazione alla Copa America. Nel torneo CONCACAF la Nazionale USA è apparsa assolutamente non pronta, iniziando ogni partita fin troppo lentamente (Cuba a parte, ma non fa testo), e di questo Klinsmann delle colpe le ha di certo, anche se difficilmente lo si sentirà fare autocritica. Autocritica che invece sarebbe utile anche per togliere un po' di pressioni dalle spalle dei giocatori. La "Pantegana" aveva dichiarato che il suo primo ciclo Mondiali avrebbe messo giù le fondamenta del suo programma, mentre in questo secondo avrebbe costruito. Oggi, più di un anno nel secondo ciclo, qualche dubbio invece inizia a sorgere, specie per alcune scelte del CT. DIFESA SBAGLIATA. A parte la porta, copertissima con Brad Guzan (Aston Villa) e il rientrante Tim Howard (Everton), la difesa è il problema. Klinsmann aveva chiarito prima del torneo che la coppia centrale in difesa sarebbe stata composta dal "tedesco" John Brooks e dal "messicano" Ventura Alvarado. Perché? Alvarado ha alle spalle un totale di 1.317 minuti nella Liga MX. Dopo aver esordito a marzo con gli USA, è stato spesso scostante nel rendimento, a parte la vittoria di aprile in Messico,  casa sua. Giocatore con potenziale, ma forse il suo lancio nel ruolo da titolare è stato troppo veloce, e la ragione non è affatto chiara. Il suo compagno Brooks, reduce da una Bundesliga con qualche ottima prova con la maglia dell'Hertha Berlino, anche lui in Nazionale è apparso spesso incerto, spaventando compagni e tifosi nei match ad esempio contro Danimarca, Olanda e Svizzera. Inoltre Brooks aveva alle spalle un solo match ufficiale da titolare, negli scorsi Mondiali, in cui era anche andato in gol. Alvarado non ne aveva nessuno, e anche a livello di club poca roba. Una coppia decisamente inesperta e probabilmente non del livello adeguato. Una scommessa persa per JK. A questo punto rimane l'interrogativo del perché Klinsmann proprio non creda nei centrali di casa, gli esperti Matt Besler (Sporting KC) e Omar Gonzalez (LA Galaxy), che bene avevano fatto ai Mondiali e in passato in CONCACAF, o anche Tim Ream del Bolton. CENTROCAMPO STANCO. A centrocampo il problema è stato un Kyle Beckerman apparso a 33 anni in netto calo. Da oltre un decennio leale guerriero al servizio dei CT USA, in Gold Cup si è trovato spesso in difficoltà contro avversari più giovani e veloci. A questo punto Klnsmann deve trovare un sostituto all'altezza, più atletico: Danny Williams o Perry Kitchen del DC United sono due dei nomi in cima alla lista. Per fortuna Michael Bradley continua a reggere a grandi livelli, mentre si spera che Jermaine Jones possa riprendersi dall'infortunio, anche se l'età non lo aiuterà di certo. ATTACCO ANEMICO. A parte i sei gol contro la povera Cuba, l'attacco americano si appoggiato totalmente sulle spalle di Clint Dempsey. Punto. L'attaccante dei Seattle Sounders ha segnato tutte le reti della squadra, a parte quella di Michael Bradley contro Panama, peraltro proprio su assist di Dempsey. Notevole la delusione per le prestazioni del centravanti Jozy Altidore, fuori forma e rispedito a Toronto prima del tempo. Meglio è andato l'avanti dell'AZ Alkmaar Aron Johannsson, che ha messo in mostra qualche flash, ma che non è riuscito ad infilare le reti necessarie nei momenti cruciali. Il problema è che Dempsey ha già 32 anni, e che in Russia ne avrà 35, con i due dietro che al momento non sembrano in grado di sostituirlo al meglio (si spera più in Johannsson che in Altidore ormai, troppo spesso deludente), e alle loro spalle a parte il 19enne Rubio Rubin dell'Utrecht sembra esserci poco altro.   POCO GIOCO. Nel fallimento complessivo è finito inevitabilmente anche il gioco. Mancano le ali. In Gold Cup Klinsmann ha cercato di supplire con Alejandro Bedoya (che gioca in mezzo al Nantes), Gyasi Zardes (attaccante nei LA Galaxy) e DeAndre Yedlin (terzino destro al Tottenham). Non sorprende che il risultato non sia stato un granché. Si spera nel rientro di Graham Zusi dello Sporting KC, ad oggi - almeno dal punto di vista tecnico-tattico - unico possibile erede di Landon Donovan. Rimane un mistero poi l'insistere sul terzino del Norimberga, Timothy Chandler. Fuori con la Giamaica per infortunio, è ancora lui il titolare a destra. Giocatore ormai esperto con 124 match in Bundesliga sulle spalle, in Nazionale non ha mai convinto pienamente, mentre gente quale Eric Lichaj (Nottingham Forest) non viene nemmeno messa alla prova. Ma ciò che preoccupa più in generale è l'assoluta mancanza di progressi dal Mondiale, sotto tutti gli aspetti, considerando che JK è anche direttore tecnico e pure le giovanili dei problemi li hanno messi in evidenza. IL FUTURO E' ADESSO. Klinsmann certamente non si muove dalla panchina, come confermato ufficialmente - e senza alcun dubbio - da parte del presidente della USSF, Sunil Gulati. La figura di JK è centrale ormai nella struttura del calcio americano. Del resto Gulati lo avrebbe voluto già nel 2006 (e forse anche prima), e in lui crede tantissimo per lanciare la Nazionale USA nell'empireo del calcio mondiale. Ad ottobre però arriverà un momento cruciale per Klinsmann e gli USA, che ad ottobre affronteranno il Messico vincitore della Gold Cup per conquistare il posto CONCACAF nella 2017 Confederations Cup in Russia; nello stesso mese l'U23 parteciperà alle Qualificazioni per le Olimpiadi di Rio 2016, dopo aver saltato Londra 2012. Dovessero portare a casa il risultato, allora la Giamaica sarà solo un brutto ricordo. Ma avendo considerato priorità top queste due competizioni, per Klinsmann la vera valutazione arriverà su queste. Un fallimento sarebbe pesante anche in ottica Mondiali, avendo molte meno possibilità di misurarsi al top nei prossimi anni, visto anche che la Copa America Centenario sembra ancora a rischio.

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