SPORT
GUIDA MLS: PARTE 2, Western Conference
Scritto il 2015-03-06 da Giacomo Costa su MLS
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La seconda parte della guida (anche se forse è un po' esagerato chiamarla così) di www.socceritalia.it per la Major League Soccer 2015 è qua! Abbiamo cercato di mantenere le cose semplici (anche perché il tempo non è mai abbastanza, purtroppo) e su questo sito, non su qualche file PDF da scaricare. Non è una guida dove ogni singolo giocatore di ogni singola squadra viene analizzato a partire dal numero di scarpe che porta anche perché pochi "diehard" la leggerebbero dall'inizio alla fine; per gli approfondimenti su squadre o giocatori in particolare ci sarà spazio più avanti durante il campionato, come abbiamo sempre fatto, quindi continuate a seguire questo sito. Oltretutto molti lettori apriranno questo articolo proprio per iniziare a seguire la Major League Soccer "seriamente" da questa stagione. Qua sotto troverete le informazioni basilari e necessarie che vi servono per potervi godere la nuova stagione a stelle e strisce!

COLORADO RAPIDS

Nome completo: Colorado Rapids
Nickname:
Rapids
Stadio:
Dick's Sporting Good Park (17.400)
Media spettatori 2014: 14.500
Rosa: 26
Designated Players: 2
Homegrown Players: 2
Giocatori chiave: O'Neill, Powers
Miglior reparto: Centrocampo
Peggior reparto: Attacco
Best case scenario: 5° posizione
Worst case scenario: Terzultimo posto
Allenatore: Pablo Mastroeni

Anche in questa stagione in Colorado si presentano con una squadra molto interessante con molti giovani pronti a spiccare il volo. I dubbi della squadra restano su Pablo Mastroeni, che lo scorso anno ha faticato a far girare i Rapids al massimo come l'aveva fatto l'anno precedente Oscar Pareja. Sarà maturato il coach ex USA dopo la sua prima stagione?

Difesa: la partenza di Chris Klute potrebbe rivelarsi un problema ma la società l'ha rimpiazzato con l'ottimo Harrington da Portland. O'Neill, classe '93, migliora sempre più e Moor resta un compagno affidabile.
Centrocampo: per Dillon Powers, '91, questa potrebbe essere l'ultima stagione a Denver dato che ha da poco ricevuto il passaporto comunitario (italiano) che potrebbe facilitarne un arrivo in Europa. Nick LaBrocca, Jared Watts, Harrington ('94), Sam Cronin e in particolare Pittinari e Marcelo Sarvas lo affiancano in un reparto abbastanza completo che in zone più offensive può contare su Vicente Sanchez (un po' attempato, ma può dire la sua), Juan Ramirez e un altro dei talenti di casa, il 20enne Dillon Serna che è in rampa di lancio.
Attacco: Gabriel Torres esploderà finalmente? Staremo a vedere, ma il titolare sarà comunque il velocissimo e potentissimo 23enne Deshorn Brown, 20 goal nelle uniche due stagioni di MLS disputate.

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DALLAS

Nome completo: FC Dallas
Nickname:
Hoops
Stadio:
Toyota Stadium (20.200)
Media spettatori 2014: 17.000
Rosa: 25
Designated Players: 2
Homegrown Players: 7
Giocatori chiave: Hedges, Blas Perez, Diaz, Castillo.
Miglior reparto: Centrocampo
Peggior reparto: Nessuno
Best case scenario: 2° posizione
Worst case scenario: 6° posto
Allenatore: Oscar Pareja

Al secondo anno sotto la guida di Oscar Pareja ci si aspetta molto dai texani che vengono comunque da un buonissimo 4° posto lo scorso anno dietro a Seattle, Galaxy e Real Salt Lake. Squadra giovane che non si è particolarmente migliorata, ma nemmeno peggiorata.

Difesa: il leader sarà come sempre il 24enne Hedges portato in Nazionale da Klinsmann lo scorso mese.
Centrocampo: la coppia Michel-Ulloa dovrebbe dare abbastanza sicurezza davanti alla difesa, ma un altro giocatore di livello servirebbe sicuramente. Ulloa, texano del '92, è chiamato alla stagione dell'esplosione. Diaz, sfortunatissimo nella scorsa stagione, è un trequartista giovane che può fare la differenza, così come Castillo sulla sinistra. A destra, nel 4-2-3-1, dovrebbe giocare il rookie of the year del 2014 Akindele, anche se non è il suo ruolo principale.
Attacco: Blas Perez è ormai inamovibile da tempo in quelle zone di campo.

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HOUSTON DYNAMO

Nome completo: Houston Dynamo
Nickname: 
The Orange
Stadio:
BBVA Compass Stadium  (22.000)
Media spettatori 2014: 20.100
Rosa: 27
Designated Players: 3
Homegrown Players: 1
Giocatori chiave: Beasley, Davis, Boniek Garcia, Torres
Miglior reparto: Centrocampo/Attacco
Peggior reparto: Difesa
Best case scenario: 5° posizione
Worst case scenario: Ultimo posto
Allenatore: Owen Coyle

Dopo ben 9 stagioni Dominic Kinnear ha lasciato la squadra da allenatore dopo aver vinto 2 MLS (più due perse in finale) per i San Jose Earthquakes, al suo posto è arrivato lo scozzese Owen Coyle, ex allenatore di Bolton, Wigan e Burnley, tra le altre.

Difesa: lo scorso anno in Texas persero Boswell a favore del DC United, un buco enorme che si fa ancora sentire. Houston ha comunque acquistato Inkoom, il 25enne nazionale ghanese, ma dovrebbe inizialmente partire dalla panchina. Al centro la Dynamo ha puntato su Raul Rodriguez, 27enne spagnolo con alle spalle più di 80 partite con l'Espanyol nella Liga.
Centrocampo: Coyle non dovrebbe stravolgere l'ottimo lavoro fatto da Dominic Kinnear e proseguire con il 4-4-2 formato da Boniek Garcia, Garrido, Clark e Davis. Un centrocampo solido ed esperto.
Attacco: l'acquisto di Erick Torres per 7 milioni di dollari è uno degli highlights di questo inizio di stagione. Il Nazionale messicano del '93 arriverà però a giugno. In coppia con lui dovrebbe esserci Bruin, anche se Barnes si adatta meglio alle caratteristiche de El Cubo.

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LOS ANGELES GALAXY

Nome completo: Los Angeles Galaxy
Nickname: 
Galaxy, Los Galacticos
Stadio:
StubHub Center (27.000)
Media spettatori 2014: 22.000
Rosa: 26
Designated Players: 3
Homegrown Players: 6
Giocatori chiave: Gonzalez, Gerrard, Juninho, Keane, Zardes
Miglior reparto: Tutti
Peggior reparto: Nessuno
Best case scenario: 1° posto
Worst case scenario: 4° posto
Allenatore: Bruce Arena (5 MLS, 3 Supporters' Shield, 1 Concacaf CL, 1 US Open Cup, 2 Gold Cup)

Squadra che vince non si cambia, infatti Bruce Arena ha operato solo tre acquisti: Gerrard e due ragazzi del SuperDraft. Ma guardando il suo palmerés c'è da fidarsi. La squadra ha perso un pezzo enorme, una leggenda come Landon Donovan. Si diceva che sarebbe stato sostituito con Sneijder, o con un altro grande nome. Invece no, sarà Bradford Jamieson IV, un ragazzo del 1996 a prendere il suo posto.

Difesa: Omar Gonzalez è un muro e ha giurato fedeltà ai californiani avendo rifiutato un bel paio di offerte dalla Premier League. Certo, il compagno di reparto Leonardo non è all'altezza ma con il rientro di Dunivant e Oscar Sorto che cresce DeLaGarza dovrebbe tornare al centro.
Centrocampo: perso Sarvas, acquistato Gerrard. Sulla carta i Galaxy non ci perdono (anche se il capitano del Liverpool arriverà a luglio) ma non è detto che l'inglese riesca a fare meglio di Marcelo Sarvas. Al posto di Landon Donovan, lo abbiamo già detto, ci sarà l'homegrown Bradford Jamieson IV.
Attacco: Robbie Keane e Gyasi Zardes formeranno anche quest'anno la coppia da 37 goal stagionali nel 2014.

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PORTLAND TIMBERS

Nome completo: Portland Timbers
Nickname: 
Timbers
Stadio:
Providence Park (20.400)
Media spettatori 2014: 20.700
Rosa: 29
Designated Players: 2
Homegrown Players: 0
Giocatori chiave: Borchers, Chara, Johnson, Valeri
Miglior reparto: Centrocampo
Peggior reparto: Difesa
Best case scenario: 1° posto
Worst case scenario: 5° posto
Allenatore: Caleb Porter

Grande 2013, 2014 deludente. A Portland c'è, come sempre, grandissimo entusiasmo e la squadra vuole arrivare fino in fondo. Da loro ci aspettiamo uno stadio esaurito (come in ogni singolo match dal 2011), un tifo bellissimo da parte della Timbers Army e un calcio spumeggiante, conseguenza del 4-2-1-3 impostato da Caleb Porter.

Difesa: resta sempre il più grosso problema dei Timbers che continuano ad affidarsi a difensori stranieri che puntualmente falliscono. Quest'anno hanno però acquistato Nat Borchers, difensore espertissimo e di valore che dovrebbe sicuramente migliorare il reparto.
Centrocampo: il duo Chara-Johnson è perfetto e l'infortunio dell'ultimo si è fatto sicuramente sentire nel finale della scorsa stagione. Non ha ancora recuperato dall'infortunio e per sostituirlo si candidano Nick Besler (fratello di Matt) e Jewsbury. Trequartista Diego Valeri (anche lui infortunato) con Nagbe (chiamato alla stagione della consacrazione) e Wallace sulle corsie.
Attacco: Fanendo Adi e Maxi Urruti si giocheranno il posto, un dualismo che continua a non avere un vincitore. 9 goal il primo, 10 il secondo. Vedremo anche se e come Gaston Fernandez e Asprila si ritaglieranno un po' di spazio.

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REAL SALT LAKE

Nome completo: Real Salt Lake
Nickname:
Claret & Cobalt, Royals, RSL
Stadio:
Rio Tinto Stadium (20.200)
Media spettatori 2014: 
20.200
Rosa:
26
Designated Players: 3
Homegrown Players: 4
Giocatori chiave: Rimando, Schuler, Beltran, Beckerman, Saborio
Miglior reparto:
Centrocampo/attacco
Peggior reparto: Nessuno

Best case scenario:
1° posto
Worst case scenario: 
5° posto

Una delle squadre più complete del campionato, non ha un punto debole. Certo, Jason Kries non è più l'allenatore (si è trasferito a New York, sponda City) ma Jeff Cassar era comunque il suo assistente e nella scorsa stagione non si è fatto dispiacere.

Difesa: Borchers se n'è andato e non ritorna più, la partita delle 15 senza lui. Olave lo sostituirà, ma il colombiano non è al livello del passato. Schuler resta una sicurezza, così come Beltran a destra.
Centrocampo: Cassar avrebbe deciso di allontanarsi un po' dal 4-3-1-2 per un 4-3-3 comunque molto offensivo. Beckerman punto di riferimento davanti alla difesa, Morales e Gil ('93) al suo fianco.
Attacco: Joao Plata ('92), 13 goal e 3 assist, largo a sinistra, Sebastian Jaime a destra e Alvaro Saborio al centro.

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SAN JOSE EARTHQUAKES

Nome completo: San Jose Earthquakes
Nickname: 
Quakes
Stadio:
Quakes Stadium (20.000)
Media spettatori 2014: 15.000 (vecchio stadio)
Rosa: 27
Designated Players: 3
Homegrown Players: 1
Giocatori chiave: Wondolowski, Bernardez, Matias Perez Garcia
Miglior reparto: Centrocampo/Attacco
Peggior reparto: Difesa
Best case scenario: 5° posto
Worst case scenario: ultimo posto
Allenatore: Dominic Kinnear


A seguito dell'ultima brutta stagione, terminata con l'ultimo posto ad Ovest, a San Jose hanno deciso di affidarsi alle esperti mani di Dominic Kinnear, un allenatore abituato a lavorare con squadre senza "nomi", dalle aspettative non altissime e dai roster di quantità più che di qualità, tirandone fuori il meglio. Quel che dovrà fare anche a San Jose, dove servirà un mezzo miracolo solo per arrivare al 5° posto. "Some might say" che è il Tony Pulis statunitense

Difesa: un reparto debole che Kinnear dovrà rendere migliore rispetto al 2013, altrimenti le possibilità di arrivare ai play off sono nulle.
Centrocampo: il 4-4-2 sembra scontato e l'ex coach della Dynamo dovrebbe schierare Pierazzi e JJ Koval ('92) al centro, con Matias Perez Garcia a sinistra (dovrebbe agire al centro del campo in fase di possesso) e Salinas a destra. Leandro Barrera e Nyassi riserve.
Attacco: Emeghara-Wondolowski, questa la coppia che dovrà cercare di portare alla squadra almeno 25 reti. Occhio al 19enne Tommy Thompson che a gara in corso potrebbe fare la differenza.

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SEATTLE SOUNDERS

Nome completo: Seattle Sounders Football Club
Nickname: 
Sounders, Rave Green
Stadio:
CenturyLink Field (38.500 o 67.000)
Media spettatori 2014: 43.000
Rosa: 27
Designated Players: 3
Homegrown Players: 3
Giocatori chiave: Marshall, Alonso, Dempsey, Martins
Miglior reparto: Tutti
Peggior reparto: Nessuno
Best case scenario: 1° posto
Worst case scenario: 3° posto
Allenatore: Sigi Schmid

Lo scorso anno a Seattle si sono portati a casa US Open Cup e Supporters' Shield, ma nonostante questo non sono di certo contenti, perché il trofeo che conta è quello con scritto "MLS Cup", e questa squadra ha le carte in regola per vincerlo.

Difesa: a Seattle hanno perso Yedlin (destinazione Tottenham) e da quella parte non è ancora stato deciso un titolare fisso, Sigi Schmid ha diverse possibilità. Evans dovrebbe essere spostato al centro della difesa dove farà coppia con Marshall.
Centrocampo: Pappa largo a sinistra, Neagle a destra, Pineda e Ozzie Alonso al centro. Esattamente come nella scorsa stagione, 4 giocatori che ormai si conoscono bene.
Attacco: la coppia Martins-Dempsey non può che essere confermata. Dietro di loro anche due buone riserve come Barrett e Cooper, non male.

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SPORTING KANSAS CITY

Nome completo: Sporting Kansas City
Nickname: 
SKC
Stadio:
Sporting Park (20.000)
Media spettatori 2014: 20.000
Rosa: 27
Designated Players: 2
Homegrown Players: 3
Giocatori chiave: Besler, Zusi, Feilhaber, Dwyer
Miglior reparto: Tutti
Peggior reparto: Nessuno
Best case scenario: 1° posto
Worst case scenario: 3° posto
Allenatore: Peter Vermes

Lo Sporting Kansas City, che vinse la MLS nel 2013, sembra una squadra senza punti deboli un po' sfortunata nella scorsa stagione per vari infortuni e assenze (Zusi e Besler al Mondiale). Peter Vermes riuscirà a riportare la sua squadra sul tetto degli USA?

Difesa: per sopperire all'addio di Collin Vermes ha optato per il canadese Marcel De Jong, ma molti si aspettano la prima stagione con diverse presenze da titolare per Palmer-Brown, classe '97 cercato anche dalla Juventus.
Centrocampo: è tornato Roger Espinoza dalla sua esperienza inglese e con Nagamura e Feilhaber dovrebbe formare un buonissimo centrocampo a 3, con Mikey Lopez, classe '93, pronto ad intervenire in caso di qualche assenza o brutta prestazione.
Attacco: nessun dubbio su Graham Zusi e Dom Dwyer, uno dei migliori attaccanti nel 2014, che dovrebbero avere come terzo compagno di reparto Anor o Németh, acquistato dal Roda, Eredivisie.

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VANCOUVER WHITECAPS

Nome completo: Vancouver Whitecaps Football Club
Nickname: 
Caps
Stadio:
BC Place (21.000)
Media spettatori 2014: 20.800
Rosa: 27
Designated Players: 3
Homegrown Players: 8
Giocatori chiave: Morales
Miglior reparto: Attacco
Peggior reparto: Difesa
Best case scenario:
Worst case scenario: Penultimo posto
Allenatore: Carl Robinson

Vancouver è con netto distacco la "squadra scommessa" della stagione. Hanno tanti giovani (19 giocatori hanno 24 o meno anni) e se renderanno come promettono potranno disputare una grande stagione, altrimenti faranno fatica.

Difesa: l'addio al calcio di Jay DeMerit, capitano, si farà sentire almeno sotto il punto di vista della leadership. In questo ruolo c'è più di una scommessa e Kah non dovrebbe essere abbastanza per risolvere i problemi, anche perché lui stesso ne ha creato qualcuno a Portland.
Centrocampo: Pedro Morales manterrà la sua forma? Domanda chiave per i tifosi dei Caps. Koffie e Laba correranno anche per lui come al solito.
Attacco: Mattocks, Manneh, Hurtado, Rivero, Clarke. La scelta non manca, ma Robinson riuscirà a trovare una gerarchia? Questo è uno dei problemi dei Caps, tanti giocatori bravi, nessuno che abbia quel qualcosa in più. Che potrebbe dare Manneh nel caso esplodesse definitivamente, in Premier League stanno a guardare...

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POWER RANKING

1. SEATTLE SOUNDERS
2. LOS ANGELES GALAXY
3. SPORTING KANSAS CITY
---------------------------------------
4. REAL SALT LAKE
5. PORTLAND TIMBERS
---------------------------------------
6. DALLAS FC
7. VANCOUVER WHITECAPS
8. HOUSTON DYNAMO
9. COLORADO RAPIDS
10. SAN JOSE EARTHQUAKES

Possibile la scelta di altre quattro candidate già entro il 2017, che potrebbero diventare cinque se nel frattempo Miami dovesse saltare Continua l'expansion della MLS, che nel 2018 salirà a quota 23 squadre con l'ingresso del LAFC, il Los Angeles Football Club. Lo ha confermato il commissioner della lega, Don Garber, che che ha dichiarato che "nessuno si aggiungerà al LAFC nel 2018, che quindi entrerà da solo". La notizia arriva a conferma delle sempre maggiori difficoltà per il gruppo guidato da David Beckham di riuscire a lanciare un team a Miami, bloccato dalla questione stadio che sembra senza sbocchi al momento. Inoltre, si susseguono voci che nella stessa MLS l'interesse per il team di Beckham, che verserebbe solo 25 milioni grazie al suo accordo dei tempi del trasferimento negli USA in un momento in cui un expansion team vale fino a $200 milioni. E' saltata invece la possibilità di vedere Sacramento quale back up immediato, che da molti era visto come possibile. “Entro la fine dell'anno prenderemo una decisione sui team 25 e 26" (Miami sarebbe la numero 24, NdR), ha aggiunto Garber. "E' anche possibile che decideremo i team 27 e 28 nello stesso momento, anche se non è quello il piano. Sabato scorso ero ad Austin per incontrare la U.S. Conference of Mayors. La metà dei sindaci presenti o aveva un team MLS in città o erano candidati all'espansione. C'è un enorme interesse da parte delle 12 città candidate. La tempistica è stretta ma siamo in linea”. Ecco il quadro delle candidate: Charlotte Proprietà: Marcus Smith, presidente e CEO della Speedway Motorsports, Inc. Stadio: Demolizione del Memorial Stadium, sostituito da un impianto da 20,000 posti per una spesa di $175 milioni. Situazione: Lo stadio, come spesso capita, è il problema principale. L'aspetto positivo è la crescita continua dell'area e la necessità per la MLS di espandersi a sud, dove c'è la sola ATlanta (la Florida non è culturalmente considerata nel South degli USA). Cincinnati Proprietà: Carl H. Lindner III, co-CEO dell'American Financial Group, proprietario del FC Cincinnati Stadio: La squadra attualmente gioca presso il Nippert Stadium della University of Cincinnati, ma vuole costruirsi il proprio impianto . Situazione: L'FC Cincinnati sta avendo un successo incredibile a livello USL (Division II), con una media spettatori di ben 17mila a partita nel 2016! Ma dove costruire lo stadio nuovo è ancora un mistero, mentre i soldi della proprietà non sono un problema. Detroit Proprietà: Dan Gilbert, proprietariod dei  Cleveland Cavaliers, fondatore e chairman di Quicken Loans, Inc.; Tom Gores, proprietario dei Detroit Pistons, founder, chairman e CEO ei Platinum Equity. Stadio: Gilbert e Gores stanno proponendo un piano di sviluppo immobiliare del valore di $1 miliardo per l'area del carcere della Wayne County, che vedrebbe anche uno stadio da 23mila posti del valore di $250 milioni. Situazione: Detroit è lobiettivo Midwest della MLS. Tra tutte le candidate infatti, solo Phoenix presenta un'area metropolitana più grande. Inoltre, l'esperienza nello sport di Gores e Gilbert è una garanzia per la lega. Indianapolis Proprietà: Ersal Ozdemir, fondatore e CEO del Keystone Realty Group, proprietario del team NASL Indy Eleven; Mickey Maurer, chairman della National Bank of Indianapolis e dell'IBJ Corp; Jeff Laborsky, president e CEO di Heritage; Mark Elwood, CEO di Elwood Staffing; Andy Mohr, fondatore e proprietario del Mohr Auto Group. Stadio: C'è una proposta per costruire uno stadio da $100 milioni a downtown, vicino al Lucas Oil Stadium. Situazione: L'Indy Eleven è stato un successo in campo e fuori nella NASL. Cera qualche dubbio sulla proprietà, ma con i nuovi investitori aggiuntisi i problemi sono stati risolti. E' da capire se arriveranno finanziamenti pubblici per lo stadio. La proposta di Detroit Nashville Proprietà: John Ingram, chairman dell'Ingram Industries, Inc.; Bill Hagerty, ex commissioner of Economic Development for Tennessee. Stadio: Mancano i dettagli. Si parla di un'area vicino Nashville Fairgrounds per uno stadio da 25mila posti. Situazione: La proprietà è ricca, e la città ha sempre risposto bene agli appuntamenti calcistici. Ma servono più dettagli sullo stadio e Ingram deve convincere la MLS che l'expansdion può funzionare in un mercato tutto sommato piccolo come Nashville. Phoenix Proprietà: Berke Bakay, governatore, Phoenix Rising FC, CEO, Kona Grill; Brett Johnson, co-chairman del Phoenix Rising FC, CEO di Benevolent Capital; Mark Detmer, board member, Phoenix Rising FC, managing director, JLL; Tim Riester, board member, Phoenix Rising FC, CEO, RIESTER; David Rappaport, board member, Phoenix Rising FC, partner, Manatt, Phelps & Phillips, LLP. Stadio: Il piano è per uno stadio con aria condizionata su un'area già opzionata. Situazione: Phoenix è la città più grande tra le candidate, e l'avere l'esperienza in USL e un'area pronta per lo stadio è un vantaggio. Area che includerebbe anche Academy e una tramvia. Da segnalare però che non sembra esserci grande entusiasmo nel pubblico. Raleigh/Durham Proprietà: Steve Malik, chairman e proprietario del North Carolina FC. Stadio: Malik ha identificato tre aree per uno stadio da 20mila posti. Situazione: Il calcio è nell'area dal 2006, tra NASL e altro. Malik, imprenditore nella sanità, ha acquistato il North Carolina FC (gli ex Carolina RailHawks) nel 2016. Come Charlotte, consentirebbe alla MLS di espandersi geograficamente, ma è da capire se un'area così piccola è in grado di reggere un altro team professionistico oltre ai Carolina Hurricanes della NHL. Sacramento Proprietà: Kevin Nagle, chairman e CEO, Sac Soccer & Entertainment Holdings, e azionista di minoranza dei Sacramento Kings; Meg Whitman, investitore, Sac Soccer & Entertainment Holdings, e CEO di Hewlett Packard Enterprise; Jed York, proprietario e CEO dei San Francisco 49ers. Stadium: Il piano per uno stadio a downtown è già stato approvato dalla città. Overview: il Sacramento Republic FC esiste dal 2012 nella USL, e da allora è stato un successo di pubblico e tecnico. C'è purtroppo qualche frizione tra SRFC e Sac Soccer & Entertainment Holdings (l'entità legale che ha lanciato la proposta alla MLS) e che rischia di creare problemi- Per Sacramento il rischio, se tutto non sarà chiarito, arriva da San Diego. Il rendering dello stadio proposto dall'expansion team di San Diego, sull'area del Qualcomm Stadium degli ex San Diego Chargers. St. Louis Proprietà: Paul Edgerley, senior advisor di Bain Capital, managing director di VantEdge Partners, azionista dei Boston Celtics; Terry Matlack, managing director di Tortoise Capital, partner di VantEdge Partners; Jim Kavanaugh, CEO di World Wide Technology, fondatore del Saint Louis FC; Dave Peacock, ex presidente di Anheuser-Busch Inc., chairman della St. Louis Sports Commission. Stadio: Si puta ad uno stadio da 20,000 posti vicino a Union Station. Situazione: St. Louis è la culla del soccer USA, e con l'addio alla città da parte dei Rams della NFL (volati a Los Angeles) lo spazio di crescita del calcio sembra notevole. La proprietà è di alto livello, ma lo stadio è ancora un punto interrogativo, con riferimento al finanziamento, e si aspetta il risultato di un referendum sul tema ad aprile prossimo. San Antonio Proprietà: Spurs Sports & Entertainment Stadio: Il team già gioca in un "soccer specific stadium" da 8.000 posti, espandibile a 18mila. Situazione: San Antonio ha alle spalle una proprietà con grande esperienza nello sport business, come dimostra il successo dei San Antonio Spurs. L'avere uno stadio espandibile è certo un plus, anche se il contro è che si trova a 20km dalla città, che per assurdo lo pone vicino ad un altro mercato di interesse per la MLS quale Austin. Ma è da comprendere se la MLS davvero vuole un altro team in Texas accanto a FC Dallas (che bene non va dal punto fi vista del pubblico) e Houston Dynamo. San Diego Proprietà: Mike Stone, fondatore di FS Investors; Peter Seidler, AD dei San Diego Padres; Massih e Masood Tayebi, co-fondatori del Bridgewest Group; Steve Altman, ex presidente di Qualcomm; Juan Carlos Rodriguez, imprenditore del mondo media. Stadio: La proposta è per uno stadio da 30mila posti da condividere con la San Diego State University, sulla stessa area dell'attuale Qualcomm Stadium. Situazione: Garber sembra puntarci, e l'addio dei Chargers della NFL (anche loro a LA) è un vantaggio come per St. Louis. Il piano per lo stadio sembra solido anche politicamente anche se la vicinanza con il Club Tijuana situato a pochi km (34) oltre confine potrebbe essere un problema. Nel 2018 in MLS sbarcherà il LAFC, che si affiancherà a LA Galaxy, San Jose Earthquakes e probabilmente Sacramento. Sarà da capire se la MLS vorrà avere ben 5 squadre californiane in campo. Tampa/St. Petersburg Ownership: Bill Edwards, proprietario dei Tampa Bay Rowdies (USL). Stadium: Il piano vede un investimento da $80 milioni per l'espansione dell'Al Lang Stadium dagli attuali 7.200 a 18.000. Overview: L'area di Tampa/St. Pete è il più grosso mercato televisivo (in America conta eccome) attualmente privo di un team MLS. Il piano per lo stadio è pronto, approvato e finanziato. L'ingresso di un nome storico del soccer USA (i Rowdies di Rodney Marsh erano gli avversari più acerrimi dei NY Cosmos di Chinaglia e Beckenbauer negli anni '70) e l'eventuale rivalità con Orlando rendono attraente la scelta per la lega, cui ancora brucia la chiusura del Tampa Bay Mutiny di Carlos Valderrama decisa 15 anni fa.

Calcio - Socceritalia

Scatterà sabato 4 marzo, in esclusiva sui canali Eurosport, la stagione 2017 della Major League Soccer, il campionato professionistico di calcio americano, giunto alla ventiduesima edizione, che nella scorsa ha visto trionfare in finale ai calci di rigore i Seattle Sounders sul Toronto FC di Sebastian Giovinco. Per il terzo anno consecutivo i due canali Eurosport saranno il palcoscenico dei più importanti incontri della regular season, dell’All-Star Game MLS, dei Playoff MLS e della MLS Cup. Si parte sabato 4 marzo, a partire dalle 22:00 live su Eurosport 1 con il match tra i Los Angeles Galaxy di Ashley Cole e Giovani Dos Santos e l’FC Dallas. Domenica 5 marzo, dalle 21:15 in diretta su Eurosport 1, in campo molte conoscenze della Serie A: da una parte l’Orlando City SC di Kaka e Antonio Nocerino, dall’altra il New York City FC di Andrea Pirlo e Maxi Moralez. Per non far arrivare impreparati gli appassionati all’appuntamento col calcio di inizio, Eurosport 1 proporrà venerdì 3 marzo, a partire dalle 22.30, una speciale anteprima sulla nuova stagione del calcio a stelle e strisce, con la presentazione delle squadre in lizza per il “Trofeo Philip Frederick Anschutz” e uno sguardo alle stelle da tenere d’occhio nel 2017. Di seguito la programmazione di Eurosport per il primo turno di MLS: Sabato 4 marzo 22:00 in diretta su Eurosport 1: Los Angeles Galaxy – FC Dallas Domenica 5 marzo 23:15 in diretta su Eurosport 1: Orlando City SC – New York City FC

Calcio - Socceritalia

Gli Stati Uniti sono sempre stati un grande Paese e finalmente ora hanno anche un grande campionato di calcio. Per averne uno bello, però, meglio ripassare tra qualche anno. Perché se – come amava dire John Davison Rockefeller – «l’America non è una nazione, ma una promessa», forse nel soccer la parola non è stata mantenuta. E la scadenza fissata dal boss della Mls Don Garber («Nel 2022 saremo una delle migliori leghe al mondo») somiglia sempre più a un’utopia. Lo stato dell’arte del calcio Oltreoceano racchiude in sé la contraddizione insita nell’anima americana, quella tra quantità e qualità. Grandi porzioni e cibo spazzatura, enormi spazi e lande desertiche, magnati e diseredati. Così, se nella settimana che precede la finale della 21esima stagione di MLS (Toronto FC-Seattle Sounders, in programma il 10 dicembre) ci si ferma ad analizzare a che punto è arrivato il calcio a stelle e strisce, si nota la stessa stridente dicotomia: belli gli stadi pieni (a Seattle media oltre i 40mila spettatori), belle le scuole dove i bimbi giocano più a pallone che a baseball, bella gente, bel tifo, bell’entusiasmo, bei soldi. Bello tutto. A parte il gioco. Quello no, rimane qualcosa a cui tendere, come la frontiera dei pionieri nel West. Per spiegare come il pallone abbia trovato l’America e viceversa, e per capire come si sia arrivati ad un Paese di 300 milioni di persone impazzito per uno sport dove il livello medio è quello della Championship inglese (parola di Martin Samuel del Daily Mail), occorre fare un passo indietro, o forse due, fino alla Nasl, il campionato professionistico che per primo diffuse la religione europea e sudamericana del calcio nella patria di football e basket. Beckenbauer, Pelé, Cruyff, Best, Bettega, Chinaglia, Carlos Alberto: dal ’68 all’84 furono loro i veri pionieri-missionari, cowboy coi tacchetti al posto degli speroni con la folle idea di esportare uno sport sconosciuto. Ma la crescita del calcio americano fu eccessiva: tutti fiutavano aria di affari e soldi facili e correvano a investire, le franchigie si moltiplicavano e i campioni a fine carriera venivano coperti d’oro. Solo che Andy Warhol aveva ragione quando diceva che «spendere è molto più americano di pensare»: per guadagnare occorreva tempo e i pragmatici milionari di Tampa, Houston e Detroit non ne avevano. Spazientiti, si ritirarono presto, le squadre scomparvero, l’intero sistema collassò e fino al 1996 a calcio si giocò solo in università e in Nazionale, tanto è vero che Alexi Lalas, mitico difensore fulvo di Usa ’94 e poi del Padova, prima del Mondiale aveva giocato solo nel college di Rutgers. Il primo esperimento era fallito perché gli americani sono così, ovunque vadano vogliono stabilire il record di velocità per arrivarci, anche a costo di bruciarsi. Però non esiste veleno per cui l’America non abbia nel suo corpo un antidoto. Così sulla scorta dell’esperienza Nasl, la Mls nasce con una possente armatura contro gli eccessi di entusiasmo: il salary cap, ovvero un rigoroso tetto agli stipendi che impedisca ai visionari presidenti di rovinarsi come i giocatori di videopoker. Un meccanismo che funziona ma che soffoca la crescita. La scappatoia si trova nel 2007, quando viene varata la DPR, la Designated Player Rule, detta anche Legge Beckham. In sostanza, una deroga – dicono i maligni ideata apposta per permettere ai Los Angeles Galaxy di ingaggiare David Beckham – al tetto ingaggi: ogni squadra ha la facoltà di prendere un giocatore (negli anni diventeranno tre per squadra) con uno stipendio più alto della soglia. Una strategia per richiamare giocatori di fama mondiale e far rinascere l’entusiasmo dei tempi dei Metrostars, un investimento sul movimento che dà i suoi frutti e fa arrivare campioni come Rafa Márquez, Thierry Henry, Cuauhtémoc Blanco, Robbie Keane. Lo Spice Boy con la sua armata fa il miracolo, catalizza l’attenzione, rende il calcio di nuovo uno sport trendy. In dieci anni la Mls passa da 10 a 20 squadre, gli spettatori sono ora 21mila di media (più di basket e hockey), i diritti tv sono cresciuti del 500%. L’America torna ad essere una meta gradita e vive un secondo rinascimento di talenti maturi con l’arrivo di Pirlo, Gerrard, Lampard, Drogba, Kakà, Villa, Ashley Cole, De Jong. Le partite di Mls sono trasmesse perfino sulla tv italiana, tutti ne parlano come di un successo clamoroso. La storia dice che Beckham ha fatto esplodere la moda del calcio. Quel che non gli è riuscito è stato renderlo esteticamente all’altezza del calcio europeo. La fine di questa stagione è un buon momento per tirare le somme. Il ritiro di Gerrard e dell’ex romanista Julio Baptista e gli addii di Drogba e Lampard a Montreal e New York City chiudono di fatto la piccola era degli astri calanti andati a scintillare per le ultime volte al di là dell’Atlantico. Stelle che hanno accecato il mondo che guardava alla Mls e non si curava del Lumpenproletariat di terzinacci sgraziati che popola il campionato statunitense. Per un Kakà che guadagna 7,1 milioni di dollari l’anno, ci sono decine di giocatori che ne prendono 30mila, in un sistema immensamente squilibrato che somiglia a un film di Ken Loach. Un calcio per cui l’80% dell’attenzione si concentra su dieci Designated Players necessariamente non aiuta la qualità. Qualche esempio dà l’idea meglio di tanti discorsi. La finale di Eastern Conference tra Toronto e Montreal Il capocannoniere della regular season quest’anno è stato Bradley Wright-Phillips dei New York Red Bulls, con 24 reti. Il fratello dell’ex Chelsea Shaun ha giocato solo due stagioni in Premier League, all’inizio della carriera. Il resto è stato un peregrinare in Championship tra Southampton, Plymouth e Charlton, prima di scoprirsi bomber di razza alla foce dell’Hudson. Simile la parabola di Liam Ridgewell, capitano dei Portland Timbers campioni in carica, che nella pausa invernale l’anno scorso è tornato in prestito in Europa. Ora, essendo il capitano dei migliori d’America, ci si aspetterebbe una destinazione mediamente prestigiosa. Di certo più prestigiosa del Brighton & Hove in Championship. E che dire di Innocent Emeghara, Carneade apparso tra Livorno e Siena qualche anno fa e ora punta di diamante dei San José Earthquakes? Che dire di Federico Higuaín, fratello del Pipita, che in Europa fu bocciato dal Besiktas senza appello per esplodere ai Columbus Crew? Che dire di Matteo Mancosu, protagonista della promozione del Trapani dalla Lega Pro in Serie B, pallido in Serie A a Bologna e ora titolare inamovibile dei Montreal Impacts, tanto da tenere in panca Drogba? E ancora Nelson Haedo Valdez, paraguaiano giramondo la cui ultima stagione decente risale al Werder Brema del 2006 e che ora guiderà l’attacco di Seattle in finale; Shkëlzen Gashi, che prima di diventare DP dei New England Revolution aveva girato l’intera Svizzera tra Zurigo, Sciaffusa, Bellinzona, Neuchatel, Aarau, Grasshoppers e Basilea; Lee Nguyen, una presenza in tre anni al Psv Eindhoven e ora orgoglio vietnamita in New England; Matt Miazga, difensore gioiello comprato dal Chelsea per 5 milioni e dirottato al Vitesse dove scalda la panchina. Per finire con Ignacio Piatti, fallimento totale a Lecce tra 2010 e 2012 e ora miglior giocatore di Montreal con un gol ogni due partite. Una carrellata forse stucchevole, ma che rende l’idea. L’idea della relatività del talento e di come gli Stati Uniti siano davvero il Paese delle grandi opportunità. Anche se nel calcio forse sono opportunità livellate verso il basso. Il Best 11 della Mls 2016 Non sono conclusioni affrettate, né solitarie. Al di là delle dichiarazioni di facciata dei campioni «impressionati» dal livello della Mls (o dagli ingaggi…), basta guardare le partite per cogliere le differenze. Un’impressione realistica si ha anche vagabondando su Youtube. Si trova la recente semifinale Colorado-Seattle, un tripudio di erroracci. Si trova pure un filmato che raccoglie le 36 reti nella prima giornata della stagione appena conclusa e che sembra un campionario del Benny Hill Show. Chicago Fire-New York City 3-4: prima un difensore rinvia di testa in faccia a un compagno che sta provando una rovesciata e l’attaccante indisturbato fa gol, poi un difensore dei NY rende il favore addormentandosi e regalando la rete a Chicago (in un angolo si vede Andrea Pirlo sconsolato allargare le braccia…). Houston-New England 3-3: prima il portiere in uscita abbatte il difensore e l’attaccante segna a porta vuota, poi un altro difensore si sdraia invece di rinviare. Vancouver-Montreal 2-3: prima uno stopper prova a contrastare il centravanti di tacco, poi l’immancabile qui pro quo col portiere… Si può andare avanti per ore. Perfino i filmati che raccolgono le migliori giocate delle stelle sono indicativi. Tra i colpi più belli di Kakà sono finiti calci d’angolo e punizioni, e ogni tifoso del Milan sa che a San Siro Ricardo non ne ha mai tirata una. Semplice, a Milano c’erano 5 o 6 compagni che le battevano meglio, a Orlando è l’unico che le sa tirare. Pirlo poi: non ha mai brillato per dinamismo, ma in Mls fa la differenza nonostante si muova a velocità da domenica pomeriggio dopo il brasato della mamma. Contro il Real Salt Lake, Gerrard segna uno dei suoi gol più belli: una finta e in due volano a cercare margherite altrove. Un altro lo segna dopo un sombrero e un tunnel in area. Stessa cosa per Krisztan Nemeth di Kansas City, che in finale di Mls Cup contro Portland parte da metà campo per siglare un gol storico. Storici anche i capitomboli di due difensori affannati dai suoi (nemmeno troppo repentini) cambi di direzione. Per la cronaca, Nemeth ora non gioca nel Barça, ma nell’Al Gharafa, in Qatar. Il problema della qualità in Mls esiste per tutti. Per chi arriva da campionati infinitamente più competitivi e per chi invece cresce qui e vuole un giorno confrontarsi con le realtà straniere. Gli unici per cui il problema non esiste sono i vertici della Mls stessa. Gli stessi che hanno licenziato Jürgen Klinsmann da ct della Nazionale perché non valorizzava i talenti del campionato locale e anzi aveva duramente criticato le scelte di Bradley, Dempsey e Altidore di tornare in patria, attratti dalle sirene e dai milioni di dollari delle franchigie di casa: «Giocavano in squadre da Champions League (Bradley alla Roma, Dempsey al Tottenham, ndr), non è un passo avanti nella loro carriera». Klinsmann era arrivato perfino a convocare tedeschi di origine statunitense che giocavano in Zweite Liga o giovani senza nemmeno il passaporto americano (come Ashton Götz dell’Amburgo) piuttosto dei talentini impegnati in Mls, e il suo vice Herzog si era lasciato sfuggire che «l’obiettivo del calcio Usa è quello di portare più americani possibile in Europa». Una posizione non compatibile con la grande campagna dei vertici per lanciare il campionato statunitense come un prodotto di qualità. D’altronde, Klinsmann non era certo l’unico a giudicare la Mls inferiore e non paragonabile agli altri tornei. Antonio Conte ha lasciato a casa dal recente Europeo sia Pirlo sia Giovinco perché impegnati in un campionato non all’altezza e stessa cosa ha fatto il nuovo ct Giampiero Ventura con la Formica Atomica: «Se ti abitui a un livello basso, poi diventa un problema mentale». Con buona pace dei 7 milioni di stipendio. Uguale il concetto del ct messicano Juan Carlos Osorio (ex coach di NY Red Bulls e Chicago Fire, NdR), che ha chiesto ai giocatori di preferire esperienze in piccole squadre europee alla Mls, «un campionato di giocatori sul viale del tramonto». Senza contare che anche i giocatori europei sono ben consapevoli dei limiti del campionato in cui giocano. Per Pirlo «in Mls c’è troppa fisicità e poco gioco, c’è un vuoto culturale, non si insegna ai ragazzi a stoppare il pallone»; per Giovinco «è un campionato divertente solo per gli attaccanti perché non esiste la tattica», per Ridgewell il livello è quello della Championship inglese. Parole sagge ma minoritarie e inascoltate, dato che secondo un sondaggio il 67% dei calciatori della Mls crede che il livello sia quello di una squadra di media classifica in Premier League. La realtà dei numeri però è meno ottimistica. Dice per esempio che la Concacaf Champions League – la maggior competizione per club del Centro-Nord America – è stata vinta solo due volte da una squadra statunitense, l’ultima delle quali nel lontano 2000 (Los Angeles Galaxy-Olimpia Tegucigalpa 3-2). Dice anche che chi si trasferisce in Mls chiude con la Nazionale (Pirlo, Lampard, Gerrard, Iraola e perfino Giovinco, l’unico non a fine carriera). E dice che il ranking mondiale lascerà il tempo che trova, ma qualcosa significa. E se il club piazzato meglio è l’FC Dallas al 153esimo posto (peggio del Sanfrecce Hiroshima e del Sassuolo), forse Klinsmann era meno disfattista di quanto sembrasse. Inoltre, forse la qualità non si misura in media spettatori, altrimenti gli indiani del Kerala Blasters con i loro 49.111 appassionati ogni domenica sarebbero sulla cresta dell’onda. Così come non si misura in media gol fatti: la spettacolare regular season 2016 si è chiusa con una media di 2,81 gol a partita contro i 2,74 della Liga spagnola. Il che rende la Mls un campionato divertentissimo, ma non quanto la Serie A Svizzera (media di 3,43 gol a partita negli ultimi 150 match) e non quanto la seconda divisione di Andorra coi suoi 4,33 gol a partita. Emerge il vero problema della Mls: mancano gioco e fondamentali. Così si torna al principio e a un calcio americano entusiasmante e scintillante ma dai contenuti modesti che non è riuscito a decollare qualitativamente neppure con l’invasione dei Designated Players. Perché? Chi studia il fenomeno, ipotizza tre ragioni. La prima è il meccanismo dei playoff, che depotenzia l’intera regular season. Se puoi vincere il titolo arrivando a metà classifica, il livello si alzerà solo nei playoff, mentre per il resto della stagione si vivacchierà. Ma questa al massimo è una spiegazione per i differenti livelli di intensità, non di qualità. Seconda ragione: le franchigie bloccate. Non avere retrocessioni e promozioni – come in tutti gli altri sport americani – paralizza il sistema, lo sclerotizza e per inerzia gli impedisce di migliorarsi. Parzialmente vero, ma non risulta che la Nba sia qualitativamente peggiore dei campionati di basket europei. Dove c’è talento, le franchigie bloccate contano poco. E si arriva alla terza ragione, quella che affonda le radici nel trauma del fallimento della Nasl: l’impossibilità di investire in calciatori. Il meccanismo dei Designated Players ha aperto le porte all’ingresso di giocatori di livello – e dunque di ingaggio – superiore. Ma ancora rappresentano una minoranza, uno specchietto per allodole e diritti tv. Che funziona per creare seguito, ma non trascina qualitativamente la Mls. Numeri, dribbling e acrobazie L’analisi più puntuale l’ha fatta Simon Evans di Soccerly, secondo cui il salary cap impedisce un innalzamento del livello medio. Per migliorare occorre importare giovani di livello da Africa, Sud America ed Europa. Occorrono scouting, programmazione e investimenti. Non necessariamente in campioni nell’inverno della loro arte pedatoria, ma in potenziali campioni in grado di entrare nelle Academy giovanili e stimolare la competizione fin da subito. Solo così il livello può crescere. Una strada che implica costi e che fa paura, un po’ per lo spettro di finire come in Russia, dove gli anni d’oro delle spese folli sono finiti in una depressione calcistica totale, e un po’ perché in una cultura sportiva di roosters e uguali opportunità i patron alla Abramovic sono sempre mal visti. Pericolosa e scomoda, questa sembra però l’unica via per riuscire a rendere la Mls una delle migliori leghe del mondo. God improve America. L’alternativa, più gaudente e confortevole, è rimanere in questa dimensione di passione pura, con stadi moderni sempre pieni e partite ricche di gol, in cui 4 o 5 giocatori parlano una lingua e gli altri arrancano, sempre a disagio col pallone fra i piedi. L’alternativa è rimanere in un contesto da show in cui la competenza tecnico tattica è merce rara. All’alba dei suoi 21 anni, il calcio a stelle e strisce deve decidere cosa diventare e la sfida è non dare ragione a Mark Twain quando scriveva: «È stato meraviglioso scoprire l’America, ma sarebbe stato ancor più meraviglioso ignorarla».   Fonte: Marco Zucchetti - Rivista 11

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