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Giovinco: "Conte mi ha detto che ho fatto la scelta giusta"
Scritto il 2015-02-20 da Giacomo Costa su MLS
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Sebastian Giovinco ha parlato ai microfoni di Tuttomercatoweb.com dopo la sconfitta di ieri di Toronto contro Oklahoma per 1-0.

"Conte mi ha detto che ho fatto la scelta giusta e di non preoccuparmi perché se farò bene verrò comunque preso in considerazione per la Nazionale", ha detto l'ex Juventus.

"Toronto è bellissima, la società è importante e ha voglia di crescere". Giovinco ha poi continuato: "Le strutture sono belle, non dico che la società sia strutturata in maniera diversa ma c'è più contorno".

"Conoscevo Bradley e Altidore prima di arrivare. Il nostro obiettivo è quello di migliorare la stagione precedente".

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Intervista a tutto campo con la Gazzetta dello Sport per il nuovo patron del Bologna, il magnate italocanadese Joey Saputo, proprietario anche del Montreal Impact della MLS. «Sono nato a Montreal, stato di Quebec, in Canada da genitori emigrati dall’Italia - esordisce il chairman rossoblù - papà Emanuele (per tutti Lino) è originario di Montelepre, un paesino di 6mila abitanti in provincia di Palermo, dove l’anno passato gli hanno dedicato una festa; mamma Mirella è di Treviso. Ho due fratelli, Lino jr e Nadia. Mia moglie Carmie è di origine calabrese. Abbiamo 4 figli maschi, tutti tifosi di calcio: Luca, Simone, Joey e Jesse». Le attività di famiglia «Mio padre ha costruito la Saputo Incorporated fondata sul commercio dei latticini conquistando il terzo polo del mercato nordamericano. Nel tempo gli affari si sono allargati ad altri settori, ora sono quattro: alimentare, immobiliare, trasporti/logistica e legname. Negli immobili abbiamo molte proprietà (oltre 2 milioni di metri quadrati, ndr)nei trasporti con l’acquisto della Transforce mobilizziamo oltre 21mila camion. Nel 1997 le attività di famiglia sono state quotate alla Borsa di Montreal per 400 milioni di dollari e generano un fatturato di 10 miliardi. Negli ultimi anni, la famiglia ha diviso le attività in diverse holding: io gestisco quella immobiliare oltre ad essere titolare di una holding tutta mia, la Free2B, nella quale confluisce il Montreal Impact, il club del campionato MLS di cui sono presidente. Nel business la mia filosofia è non guardare alla top line (i ricavi nell’immediato) ma alla bottom line (la rendita nel tempo)». Come è arrivato al calcio? «È cominciato tutto nel 1993 quando mi sono avvicinato alla a squadra di una lega secondaria [era l'American Professional Soccer League (APSL)] di cui mio padre era sponsor. Quella squadra è diventata il Montreal Impact [quell'anno fu allenato da Eddie Firmani, Ndr]. Volevamo restituire alla comunità italiana in Canada quello che avevamo ricevuto in termini di successo e fortuna. All’epoca era un hobby, adesso è una passione. Il calcio mi è sempre piaciuto ma non l’ho mai praticato e non ho mai fatto il tifo per questo o quel club, da ragazzo giocavo ad hockey ghiaccio come tutti i canadesi». Perché l'Italia? «Non pensavo di comprare un club italiano. Se non fossi italocanadese non lo avrei mai fatto, le radici contano. In passato ho avuto contatti col Parma, ai tempi della vicenda Parmalat, e ci ho fatto un pensierino ma tutto è finito lì. Poi ho avuto rapporti con la Fiorentina per sviluppare la nostra academy giovanile al Montreal. È stato in quel periodo che ho conosciuto Pantaleo Corvino. Il Bologna si è presentato come un’opportunità che andava afferrata al volo. Non l’ho cercato, è arrivato da solo. È stato Andrew Nestor, patron dei Tampa Bay Rowdies, lega minore americana, amico comune mio e di Tacopina, a parlarmene. Nell’agosto scorso ho conosciuto Joe e abbiamo sviluppato la trattativa. [...]». Il suo giudizio sul calcio italiano? «È bello ma anche molto complicato. Per esempio la questione dei biglietti e degli ingressi allo stadio è un passaggio faticoso in confronto alle abitudini in Canada. Il problema è strutturale, occorre migliorare i servizi e le condizioni degli impianti. Sono stato allo Juventus Stadium su invito di Andrea Agnelli che conoscevo da tempo. È un modello rispetto allo standard italiano con 4mila posti per l’hospitality. Inoltre, bisogna ragionare sulle barriere tra i tifosi perché se vengono trattati come animali in gabbia è normale che si comportino da animali». Al Bologna volevate Giovinco che ha scelto proprio il Canada. Commenti? «Ho letto che va a Toronto, la nostra rivale, per tanti soldi. Noi abbiamo una strategia diversa sui contratti e sulle persone. Puntiamo su quei giocatori che hanno buone ragioni, non solo economiche, per venire da noi. L’esempio è Di Vaio. Auguro a Giovinco il meglio, per nostra fortuna verrà in Canada a luglio mentre il derby Montreal-Toronto è in programma a maggio». [...] Col suo socio Tacopina come va? «Joe con la sua energia ha portato entusiasmo facendo un grande lavoro in città ma adesso è il momento di rallentare, non dobbiamo sovraesporci troppo. La nostra partnership ha completato la prima fase, quella più facile. Non abbiamo fatto ancora niente. Adesso viene il difficile con tanti obiettivi da raggiungere». [...]   Quando la Fiorentina si divertì a casa sua «Andremo a giocare a Montreal, al Saputo Stadium, contro gli Impact di Joey Saputo! ». «E chi è?». «Vedrai... Un personaggio incredibile. La sua famiglia di origine italiana è leader, tra le altre cose, nella produzione di mozzarelle in Canada. Joey ha un impero, se vuole può comprarsi mezza Serie A...». Era il marzo 2010 quando Mencucci, ad della Fiorentina, annunciò per fine maggio la tournee canadese che avrebbe chiuso il ciclo viola di Prandelli. La notizia di Cesare futuro c.t. azzurro arrivò mentre la squadra era in volo per il Canada con tre giornalisti al seguito: io [Andrea Di Caro], Matteo Dalla Vite e Giovanni Sardelli. Sarebbe stata, quella tournee, l'occasione per salutare il tecnico che aveva fatto innamorare Firenze, e per scoprire che Mencucci aveva ragione. Saputo, oltre che ricchissimo, era davvero un tipo straordinario. ILLUMINATO. All'inizio la sua quasi fanciullesca gioia nell'ospitare una squadra di A, ricordò quella di Amedeo Nazzari, l'emigrante italiano nel film Il Gaucho. Ma poi sentendolo parlare del futuro del soccer nord americano,di progetti, dello stadio da ristrutturare, fu evidente che lo Zio d'America era un manager illuminato. Come si illuminarono gli occhi dei giocatori un pomeriggio ospiti nella tenuta di Saputo. Parchi, fontane, una villa enorme. Frey saliva e scendeva dalle tante auto d'epoca della collezione di Saputo. Quella dei vini ricercatissimi stupì invece i compagni abituati alla non irresistibile produzione di rosso «Fenomeno 10» di Adrian Mutu. Donadel si limitò a dire: «Sembra Disneyland...». Joey come Walt? Al concreto ed equilibrato Saputo forse il paragone non piacerà, ma ai tifosi del Bologna è consentito sognare.

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Su Panorama, Dario Pelizzari ha intervistato Roberto Gotta, giornalista di Sky che ben conosce gli sport americani. Gotta fornisce così un quadro che ben spiega la scelta di Giovinco. "[...] quella corrisposta a Giovinco è una cifra molto alta anche per la MLS. Ma il giocatore è nel pieno della sua carriera, ecco perché hanno deciso di pagarlo così tanto. In questo momento negli Stati Uniti si parla più di lui che di Kakà, che invece ha deciso di giocare nella MLS quando il meglio l'aveva già dato altrove. Dove nascono ingaggi così ricchi? Possono permettersi di pagare stipendi così alti grazie alla tv, che elargisce montagne di quattrini.  [...] ". La Serie A in calo "Dietro al suo trasferimento, ci sono [...] anche elementi non calcistici [...] per un atleta europeo lo sport americano è una vera e propria rivelazione. Perché negli Stati Uniti si vive meglio. Certo, la logisitica è massacrante, ma questo vale soprattutto per i giocatori di pallacanestro. Da quelle parti è diverso l'approccio: ti lasciano in pace, non devi guardarti le spalle per strada, se sbagli un rigore non ti tagliano le ruote della macchina e gli ultras non ti chiedono un colloquio chirificatore se le cose non vanno bene. Insomma, tutto un altro modo di intendere lo sport e i suoi protagonisti". MLS e soldi "Gli stipendi dei calciatori della Major League Soccer sono assicurati dalla Lega, che coordina tutto nei minimi dettagli e definisce le regole d'ingaggio anche per chi gestisce le squadre. Sì, perché nella Mls non esistono quelli che da noi vengono chiamati proprietari. Sono più degli investitori, che decidono di aderire alle proposte della Lega e accettano di seguire procedure molto severe in tema di bilancio. E' un controllo centralizzato. Le decisioni importanti vengono prese dai vertici della Lega, non dai boss delle società. Nel caso di Giovinco poi, a Toronto c'è una grande comunità di italiani, che certo non vedono l'ora di seguire le partite del fenomeno di casa con la maglia della loro squadra del cuore. E' un ambiente ideale per un giocatore come lui, ancora nel pieno della carriera, al contrario di molti altri giocatori che sono arrivati negli States dopo aver superato i trenta". Non è più una retirement league "E' proprio così, le cose stanno cambiando. Dico di più, un ragazzo europeo potrebbe già pensare di giocare a pallone negli States prima ancora di provare ad trovare spazio nel calcio professionistico italiano. Perché negli Usa le opportunità per fare strada sono tante. Qualche giorno fa ho raccolto l'esperienza di un giovane di casa nostra che ha deciso di andare da quelle parti per studiare e giocare a calcio. Grazie alle sue qualità da calciatore, ha vinto una borsa di studio per frequentare un college prestigioso. Se non dovesse riuscire a diventare un professionista potrebbe comunque trovare il modo di sfruttare il suo titolo di studio. E' una carriera che una volta non esisteva e che oggi merita di essere considerata. Considerando come vanno le cose nel nostro Paese e come è probabile che possano andare nei prossimi anni, c'è da andare di corsa in un posto del genere". Il boom del calcio "I segnali sono chiari. Nel 2006 fui costretto a seguire la partita della Champions League tra Juventus e Arsenal al ristorante della Espn a New York, vicino a Times Square. Non c'erano altre possibilità, o la vedevo lì, oppure nulla, difficile trovarla altrove. Ora se sei in una qualunque stanza d'albergo made in Usa nel fine settimana, accendi la tv e puoi vedere le partite della Premier League e della Liga spagnola. Negli ultimi anni, moltissimi canali nazionali hanno deciso di trasmettere il calcio europeo e non solo. Ecco cosa è cambiato. Una rivoluzione epocale. L'anno scorso ho visto nel Bronx un autista di autobus con la sciarpa del Manchester United. Non sarebbe mai successo nel 1994 e nemmeno nel 2004. Oggi moltissimi americani sanno chi è Pirlo. Chi l'avrebbe mai detto? Fino a pochissimo tempo fa la popolarità del Superbowl non aveva rivali, era l'evento in assoluto più seguito negli Usa. Eppure, ormai da qualche tempo la finale della Champions League sta crescendo in modo esponenziale. Tutti elementi che mi portano a pensare che sì, questa volta andrà diversamente". La MLS come la NFL e la MLB "[...] In Serie A [...] ci sono al massimo 4 squadre che possono vincere lo scudetto, eppure gli appassionati sono sempre tantissimi. Invero, negli Stati Uniti, i tifosi di tutte le squadre professionistiche sanno che mantenendo la calma presto o tardi capiterà a loro di fare festa. Perché tutte le società partono da una base di partenza, anche economica, molto simile [...]".

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Sul Corriere della Sera di oggi il bravo Tommaso Pellizzari scrive una "Lettera aperta a Giovinco" che se ne va a giocare a Toronto, dove guadagnerà 6 milioni l’anno per 5 anni. E giocherà sempre. Ma è un errore, secondo lui. Mentre secondo noi è Pellizzari che sbaglia (in buona fede) a causa della scarsa conoscenza della destinazione di Giovinco, in termini di città, ambiente sportivo e campionato. Per capire gli errori di Pellizzari, abbiamo deciso di analizzare punto per punto la lettera. Caro Sebastian Giovinco, a quanto pare il 26 gennaio lei festeggerà il suo 28esimo compleanno spegnendo 6 milioni di candeline, collocate su una torta piuttosto grande. D’altra parte, oltre che un compleanno, c’è un record da festeggiare: il suo ingaggio al Toronto Fc da 6 milioni di euro l’anno fa di lei il secondo calciatore italiano più pagato al mondo, dopo De Rossi e davanti a Balotelli, Totti, Buffon e Pirlo. Primo spunto: gli ultimi tre IMHO hanno un ingaggio meritatissimo ma: De Rossi ha ottenuto un ingaggio monstre solo grazie al fatto che si è ritrovato il contratto in scadenza all'arrivo alla AS Roma della proprietà americana, che certo non poteva permettersi di lasciarselo sfuggire a zero, e ora lo strapaga. Balotelli deve ringraziare Mino Raiola, genio del male degli agenti, che facendogli cambiare squadra ogni volta gli fa ottenere un aumento. Lo stesso Pirlo, genio del calcio invece, i soldi li merita tutti ogni giorno, ma quel contratto lo ha potuto avere in Italia solo perché passato alla Juventus a zero.   Complimenti, ovviamente. Ma, se lo lasci dire da uno che pensa che da tempo lei avrebbe dovuto andarsene all’estero: lei ha scelto l’estero sbagliato. Per opposte ragioni, la sua tecnica e il suo fisico sarebbero stati perfetti per il campionato inglese e per quello spagnolo. Nel primo sarebbe stato immarcabile, nel secondo un maestro del tocco e del palleggio nel Paese che negli ultimi anni ne ha fatto più che un’arte una ragione di esistenza. Analisi tecnica impeccabile. Sicuramente la MLS non è paragonabile tecnicamente a Premier League, Liga, Bundesliga e Serie A.   Avrebbe dovuto andarsene un anno, due anni fa, quando era ormai chiaro che la panchina della Juve non sarebbe stato un episodio e non per cattiveria dei suoi allenatori. È anzi noto che Antonio Conte è uno dei suoi più grandi estimatori, in Italia, eppure neanche con lui lei giocava molto: per la semplice ragione che il calcio italiano, con i suoi spazi stretti e il suo cinismo tattico, finisce per trasformare in limiti i vantaggi che la sua struttura fisica le offre. È quello che è successo all’ex interista Coutinho, il calciatore che forse le somiglia di più in assoluto: inconsistente in Italia, buono in Spagna, ottimo nel Liverpool. E non è solo una questione di maturità raggiunta. Perfetto.   Ora, dal Canada, le arriva la classica offerta che non si può rifiutare. O almeno, è molto facile dire da qui che si potrebbe (o addirittura dovrebbe) rifiutare, se non si vuole ridurre una carriera a una mera questione di soldi. Bisognerebbe trovarsi al suo posto, per dirlo. Stupisce da un giornalista dell'esperienza di Pellizzari leggere una frase del genere. I calciatori di oggi (e anche di ieri, da quando c'è la Bosman almeno) sono professionisti come tutti noi, e cosa dovrebbero fare? E poi con Giovinco mica parliamo di Totti o Maldini che lasciano AS Roma e Milan! Il suo contratto con la Juventus da €2,2 milioni netti scade a giugno, e non gli sono arrivate già lo scorso anno grandi offerte di rinnovo. L'altro aspetto - e qui bravo l'agente - è che da ora in poi chiunque voglia Giovinco dovrà pagarlo così. Jermain Defoe, 32 anni, lo scorso anno è andato a Toronto ed è durato poco (causa anche esonero dell'allenatore che lo aveva voluto). Il TFC gli aveva dato un mega contratto, che ora il Sunderland gli ha confermato e prolungato. Bravo l'agente di Giovinco quindi.   Resta però un dubbio: vale la pena, a 28 anni, di lasciare il continente del calcio che conta? Non è un po’ presto per accettare un contratto da fine carriera, con tutto il rispetto per il calcio di Stati Uniti e Canada? Qui arriva l'errore. La MLS non è la NASL degli anni '70, che arruolava (tranne Giorgio Chinaglia e forse Franz Beckenbauer, che aveva vinto il Pallone d'Oro solo 6 mesi prima di andare in America, oppure i giovani Peter Bearsdley e Trevor Francis) solo vecchie glorie. Da dieci anni è un campionato in continua crescita, come dimostrano anche i numeri. Dal 1999 al 2010 il numero dei calciatori è raddoppiato, e tra i giovani tra i 12 e i 24 anni il calcio è il secondo sport preferito dopo il football americano della NFL. E la MLS? Nel 2000 c'erano 10 squadre. Oggi sono 20. Nel 2020 saranno 24, sparse su tutti gli USA. Per l'ingresso nella lega, nel 2004 il Toronto pagò $10 milioni, negli ultimi due NYCFC, Atlanta e LAFC han pagato $100 milioni ognuna, a testimonianza di un valore in crescita esponenziale. Gli stadi: nel 2000 c'era un solo stadio per il calcio a Columbus, oggi sono 13, più Washington in arrivo e Seattle che è da football ma sempre pieno. La media spettatori è salita da 13,756 nel 2000 a 19,151 nel 2014 (+50%!). In Italia abbiamo uno stadio di proprietà, uno in arrivo (Udine) e una media in triste calo da anni... In sintesi Giovinco è la punta dell'iceberg di un movimento in cerca di tecnica. Ovvio però che portare grandi giocatori lontano dal cuore dell?Europa li si debba pagare qualcosa in più. Ma si ricordi che la Juventus Giovinco lo ha pagato €11 milioni al Parma e 4,4 milioni lordi annui. Che differenza c'è sui 5 anni con €6 milioni del TFC?   Soprattutto, non è una sconfitta, a parte il fatto che di sicuro là sarà titolare fisso? Per carità, ci sono sconfitte più disonorevoli e soprattutto meno remunerate. Però quella sensazione resta. Può essere considerata una sconfitta diventare una stella in Nordamerica, a quelle cifre e con la capacità di essere al picco di un movimento? Aggiungiamo che forse il surreale spazio dato ad un Alex Del Piero ormai ex calciatore in campionati come quello australiano (e ok, ma in una squadra pessima come il Sydney FC) e ancor di più in campionato di pochi mesi di ultraquarantenni come quello indiano, possa aver fatto pensare a un Giovnico (ma presto altri ne seguiranno) che forse si ottiene più visibilità andando fuori, specie se si è ancora un giocatore di alto livello.   Insieme a un’altra: quella secondo la quale - esattamente come per Alessandro Diamanti, tornato dalla Cina a Firenze - la rivedremo qui più presto di quanto pensa. Scommettiamo che il calcio vero le mancherà più di quel che lei adesso immagina? Questo, quindi, non è un addio, ma un arrivederci. In Inghilterra e Spagna, però. Non in Italia, mi raccomando. Appare inadeguato comparare il calcio cinese, privo di una Nazionale nemmeno decente, di giocatori all'estero validi, di un campionato che sia possibile definire tale, e comunque in un paese con una cultura molto lontana dalla nostra cui difficilmente i nostri giocatori si possono adeguare. Non escludo che Giovinco possa tornare in prestito tra gennaio e marzo prossimi (difficile, a meno che non gli si prefiguri la partecipazione agli Europei), ma non ci sarebbe nulla di strano. Più strano è che i nostri club non mandino negli USA i giovani (che non fanno giocare) per magari formarli anche culturalmente (che aiuta sempre) e valorizzarli su un palcoscenico che comunque avrebbe ritorno.   Intanto, un grande in bocca al lupo da Tommaso Pellizzari (cui consigliamo la lettura di questo articolo di risposta a Repubblica) e da www.SoccerItalia.it

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