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New York City FC e Orlando City: il punto
Scritto il 2015-01-26 da Giacomo Costa su MLS
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La data è fissata: 6 marzo. La Major League Soccer delle neoarrivate partirà proprio con il match tra Orlando City New York City l'8 marzo (23 italiane) al Citrus Bowl in diretta su ESPN2. Per questo match in Florida sperano su 60.000 spettatori.

Ma a che punto sono le due squadre dopo il SuperDraft e a 40 giorni dall'inizio?

Entrambe hanno iniziato in questi giorni la pre-season, ma andiamo ad analizzarle nel dettaglio.

NEW YORK CITY F.C.
La squadra ha 23 giocatori in rosa. Allenatore Jason Kreis, 42enne con 6 stagioni da allenatore nella MLS, competizione che ha vinto 1 volta.

Portieri: i newyorkesi hanno optato per Akira Fitzgerald, lo scorso anno nella NASL con il Carolina, l'esperto Joshua Saunders e il 24enne Ryan Meara preso dai New York Red Bulls in prestito. Difficile dire ora chi sarà il titolare, ma per un motivo, o per l'altro, sono tutte e 3 scommesse. Stipendi nel 2014: Fitzgerald ?, Saunders $48.500, Meara $68.250. Totale, $116.750 più Fitzgerald.

Difensori: Spiccano il terzino sinistro Jeb Brovsky, ex Montréal, e il centrale George John, ex Dallas. Acquistati anche l'esperto Jason Hernandez (oltre 200 match nella MLS), Watson-Siriboe, Andres Mendoza, Josh WilliamsChris Wingert, titolare del Real Salt Lake. Il NYCFC deve tappare i buchi e acquistare almeno un difensore centrale di livello. Stipendi nel 2014: Brovsky $115.000, John $300.000, Hernandez $210.000, Watson-Siriboe $55.000, Wingert $163.590, Williams $125.000. Totale, $968.590 più Mendoza.

Centrocampisti: il ruolo dove al momento a New York hanno più scelta, nettamente. Frank Lampard dovrebbe arrivare a luglio, ma già dall'inizio ci saranno Mix Diskerud (Naz. USA), Ned Grabavoy (pupillo di coach Kreis), Andrew Jacobson, il giovane Matthew DunnThomas McNamara, Sebastian Velasquez (allenato da Kreis al RSL) e Mehdi Ballouchy. Se il modulo sarà il 4-3-1-2, marchio di fabbrica di Kreis, non dovrebbero esserci problemi. Manca sicuramente un classico 10 in grado di fare la differenza. Vedremo se si accontenteranno di Velasquez o se testeranno Lampard e Diskerud in quel ruolo. Stipendi nel 2014: Grabavoy $160.000, Jacobson $180.000, Dunn $48.500, McNamara $48.500, Velasquez $48.825, Ballouchy $65.000. Totale, $550.825 più Lampard e Diskerud.

Attaccanti: lo spagnolo David Villa guiderà il reparto avanzato del City con un partner ancora da trovare. Quello con cui dovrebbe trovarsi meglio dovrebbe essere il neo draftato Khiry Shelton, alto 191 cm. Anche se Patrick Mullins è reduce da una buona stagione nel New England. Tony Taylor e Kwadwo Poku saranno le riserve. Anche in questo reparto Claudio Reyna & co. dovranno trovare un titolare di livello. Ieri è stato acquistato Adam Nemec, ma non dovrebbe bastare, si giocherà il posto con gli altri. Stipendi nel 2014: Villa $6.000.000, Mullins $70.000 ($100.000 garantiti), Taylor $69.996. Totale $6.139.996 più Shelton, Nemec e Poku.

Totale stipendi: $7.776.161 più Fitzgerald, Mendoza, Lampard, Diskerud, Shelton e Poku che dovrebbero portare il monte stipendi a $14,5/15 milioni, 12 dei quali solo per Lampard e Villa che conteranno sul Salary Cap per £581.250 in due nella prima stagione.

Formazione attuale


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ORLANDO CITY SOCCER CLUB
Sono 26 i giocatori sotto contratto e la squadra della Florida ha potuto contare su una base di 8 giocatori già in squadra nella scorsa stagione in USL Pro. Coach Adrian Heath ha tenuto l'incarico, dirige la squadra dal 2011. Inglese di Newcastle-Under-Lyme ha allenato Burnley (1996-1997), Sheffield United (1999), Coventry City come "caretaker" (2005 e 2007) e Austin Aztex. Il modulo sarà, probabilmente, il 4-2-3-1.

Portieri: l'Orlando ha optato per due portieri esperti come Tally Hall (29, oltre 130 presenze nella MLS) e Donovan Ricketts (37, ha vinto una MLS con i Galaxy). Più Josh Ford, riserva dei Sounders, ed Earl Edwards Jr., preso dal SuperDraft. Stipendi nel 2014: Hall $200.000, Ricketts $260.000, Ford $48.500. Totale, $508.500 più Edwards Jr.

Insomma, circa £550k per 4 portieri sono molti e l'Orlando dovrebbe cedere uno tra Hall e Ricketts.

Difensori: un reparto formato dal nuovo acquisto Aurelien Collin, che ha vinto la MLS con lo Sporting KC, e un trio di ragazzi molto talentuosi nel giro degli USA U20 come Redding, Turner Donovan, tutti e 3 difensori centrali. Ci sono anche Rafael Ramos, finalista della UEFA Youth League con il Benfica, Gustavo, scommessa dalla B brasiliana e Luke Boden, inglese all'Orlando dal 2011. Vedremo se verrà acquistato un centrale esperto o se punteranno già da subito su Turner ('96, gioca anche da terzino destro), Redding ('97) o Donovan ('95) come partner di Collin. Stipendi nel 2014: Collin $275.000, Redding $36.500. Totale, $311.500 più Turner, Donovan, Rafael Ramos, Gustavo e Boden.

Centrocampisti: uno dei migliori acquisti operati è stato sicuramente quello di Amobi Okugo, '91 ex Philadelphia Union che aveva diverse richieste dalla Bundesliga. Centrale o mediano, in Florida giocherà davanti alla difesa. Di fianco a lui, salvo altri colpi, Darwin Ceren, 25enne nazionale di El Salvador e alla seconda stagione con l'Orlando. Altre opzioni il 18enne Harrison Heath (figlio del coach Adrian), Estrela (come Ramos anche lui ex finalista della Uefa Youth League) e Lewis Neal, arrivato dal DC United. Un altro acquisto sarebbe, probabilmente, molto utile per coprire al meglio la difesa.

Dietro all'unica punta agiranno Kevin Molino (MVP USL Pro 2014 con 20 goal e 9 assist in 27 partite) a destra, Kakà al centro e Brek Shea a sinistra, quest'ultimo tornato negli Usa dallo Stoke City. A Heath il compito di rivitalizzarlo dopo stagioni non felici, compresa anche l'ultima nella MLS, quella del 2012. Come riserve i colombiani Carlos Rivas ('94 preso dal Deportivo Cali) e Cristian Higuita ('94, anche lui arriva dal Deportivo Cali). Più Tony Cascio, riserva ai Colorado Rapids, e Pedro Ribeiro.
Stipendi nel 2014: Okugo $145.000 (228.000 garantiti), Ceren $50.000 (80.000 garantiti), Neal $100.000, Molino $60.000 (71.000 garantiti), Kakà $6,6 milioni (7,17 garantiti), Cascio $71.390 (105.140 garantiti), Pedro $36.504. Totale, $7.790.000 circa (garantiti) più Heath, Estrela, Carlos Rivas, Cristian Higuita e Shea.

Attaccanti: manca una punta dal posto fisso, per ora nel roster ci sono tre scommesse. Il talento 19enne canadese Cyle Larin, draftato come 1° scelta, sicuramente un calciatore dal buon futuro, ma è già pronto per un campionato da 13/4 goal? C'è poi Bryan Rochez, anche lui 19enne, nazionale dell'Honduras e autore di 30 goal in 60 partite con il Real Espana. Il più esperto dei tre è Danny Mwanga, classe '91, che conta poco meno di 100 partite nella MLS con 15 goal, tutti segnati tra il 2010 e il 2012. Stipendi nel 2014: Mwanga $130.000 (170.000 garantiti) più Rochez (DP "giovane") e Larin.

Totale stipendi: $8.610.130 più Rochez, Larin, Heath, Estrela, Carlos Rivas, Cristian Higuita, Shea, Turner, Donovan, Rafael Ramos, Gustavo, Boden ed Edwards Jr. Il monte stipendi totale dovrebbe aggirarsi sui $10/11 milioni.

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A livello generale l'Orlando City, sulla carta, si sta muovendo meglio assicurandosi una squadra, in generale, più competitiva (sempre sulla carta) con 5 milioni di dollari circa in meno di monte ingaggi. Da tenere presente, però, l'età media degli 11 titolari (24 anni circa) che potrebbe portare qualche problema nella prima stagione, per poi portare frutti, in teoria, nelle prossime.

A pochi giorni dall’inizio della stagione della Major League Soccer, l’ex leggenda del Chelsea, ora al New York City FC, Frank Lampard, in un’intervista esclusiva rilasciata ad Eurosport, che andrà in onda sabato 5 marzo alle 20:30 su Eurosport 1, loda il fantasista italiano Sebastian Giovinco: “E’ un fuoriclasse. Ha portato qui (negli States ndr) le sue qualità, di cui ero già a conoscenza avendolo incontrato in Champions League.” Giovinco, nominato Most Valuable Player (MVP) della scorsa stagione regolare della MLS, oltre che capocannoniere delle Lega con 22 gol e 16 assist, incassa anche i complimenti del suo ex compagno di squadra alla Juventus e in Nazionale, Andrea Pirlo: “Sono stato fortunato a giocare con lui in Italia. Conoscevo le sue potenzialità, aveva bisogno solamente di spazio e di fiducia in sé stesso, elementi che ha trovato qui, e ora sta dimostrando tutto il suo valore.” Coinvolto in prima persona, Giovinco ritorna a parlare della decisione di trasferirsi a Toronto: “Stavo già pensando di lasciare l’Italia; Toronto è stata la prima squadra a farmi una grande offerta e ho deciso di cogliere questa opportunità”. Ancora il fantasista di scuola Juventus ripercorre il finale della scorsa stagione, che ha visto il Toronto FC eliminato dai rivali di Montreal dopo aver dominato il match ad eliminazione diretta: “Quella partita è uno dei ricordi più brutti; dopo un gran primo tempo siamo andati sotto per 3-0. È il mio più grande rammarico. Il nostro obiettivo è fare meglio di quanto fatto nella scorsa stagione.” Per l’avvio della stagione della MLS, i canali Eurosport propongono, a partire da giovedì 3 marzo, una serie di speciali dedicati al meglio della scorsa stagione, alla presentazione della nuova annata e ad interviste esclusive con campioni del calibro di Lampard e Giovinco, e col nuovo allenatore del New York City FC Patrick Vieira. Domenica 6 marzo a partire dalle 19:30, invece, spazio alla prima giornata di regular season. Su Eurosport subito in campo il Toronto FC di Giovinco e il New York City FC di Pirlo, Lampard e Villa, oltre a Portland Timbers - Columbus Crew, rivincita della finale dello scorso anno. Poco prima di questo match gli spettatori potranno rivedere gli highlights delle MLS Finals e gustarsi uno speciale dedicato ai campioni in carica. Di seguito il dettaglio della programmazione dei canali Eurosport per la prima settimana della Major League Soccer: Giovedì 3 marzo 21:30 su Eurosport 1: Speciale - Il meglio della stagione 2015 Venerdì 4 marzo 19:00 su Eurosport 1: Speciale - Presentazione della stagione 2016 Sabato 5 marzo 20:30 su Eurosport 1: Interviste esclusive con Patrick Vieira (coach dei New York City FC), Frank Lampard (New York City FC) e Sebastian Giovinco (Toronto FC) Domenica 6 marzo 19:30 in diretta su Eurosport 1: New York Red Bulls - Toronto FC 19:45 in diretta su Eurosport 2: Chicago - New York City FC 22:00 su Eurosport 1: Speciale - MLS Finals 2015 22:15 su Eurosport 1: Speciale - Portland Timbers, Campioni MLS 2015 22:45 in diretta su Eurosport 2: Portland Timbers - Columbus Crew I canali Eurosport 1 ed Eurosport 2, per il secondo anno consecutivo, trasmetteranno in esclusiva fino a quattro partite della MLS in diretta ogni weekend. I canali Eurosport 1 ed Eurosport 2 sono disponibili su Sky, canali 210 e 211, e su Mediaset Premium, canali 372 e 373 Fino alla stagione 2018 compresa, Eurosport detiene i diritti televisivi e digitali per i match di regular season, per l'AT&T MLS All-Star Game, per i Playoff MLS e per la MLS Cup.

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I giorni dell'entusiasmo, quelli dell'ingresso in MLS, dell'arrivo di Kakà, del Citrus Bowl pieno e della trattativa (saltata a luglio) per Ganso, sembrano ormai lontani. Tutto è evaporato con il mancato ingresso nei playoff, al termine di un campionato passato in gran parte sul lato giusto della classifica. Da allora a Orlando è iniziato un caos societario che al momento non sembra vedere soluzione immediata. Coi mancati playoff il primo a finire sulla graticola è stato inevitabilmente l'allenatore, l'inglese Adrian Heath, il costruttore della squadra capace prima di vincere per due volte il titolo di USL PRO e poi di ben presentarsi all'esordio in MLS, lanciando giovani come Cyle Larin. Confermato Heath, suona però strano che siano stati mandati via il suo vice di fiducia, Ian Fuller (già capitano dell'OCSC, da calciatore esordì con il New England Revolution nel 2002), e il direttore generale Paul McDonough, molto legato all'ex centrocampista dell'Everton. Scelte che ci possono anche stare, visto che - afferma il presidente Phil Rawlins - "Avevamo detto molto chiaramente che il nostro obiettivo era quello di fare i playoff. Siamo abituati a fare i playoff e vincere campionati. L'abbiamo fatto nelle serie minori e volevamo mantenere lo stesso livello e lasciare un segno a il nostro primo anno in MLS. Abbiamo avuto una buona prima stagione, ma non abbiamo raggiunto i nostri obiettivi. Vogliamo assicurarci di costruire per avere successo nel 2016". Parole che debbono aver convinto poco i tifosi dell'OCSC, che infatti lo scorso 18 dicembre hanno organizzato una protesta fuori dalla sede del club, con tanto di striscioni. Un segno (negativo?) che comunque il calcio in America sta diventando sempre più un qualcosa di estremamente serio. Strano è invece quanto successo dopo. A sostituire McDonough, GM molto rispettato nell'ambiente calcistico USA e subito assunto da Atlanta, è stato chiamato, con tanto di annuncio in pompa magna, Armando Carneiro, direttore del settore giovanile del Benfica (che lo ha sostituito con l'ex delle Fiorentina Nuno Gomes), di cui si diceva potesse passare al Manchester City. Uomo di grande esperienza e qualità, le uniche perplessità su Carneiro erano relative alla sua scarsa conoscenza dei complessi meandri della MajorLeague Soccer. Sulla scelta pare abbia influito molto la volontà di Flàvio Augusto da Silva, proprietario della squadra e amico di Carneiro, sempre più dentro le scelte tecniche, e che starebbe spingendo per una sempre maggiore "brasilianizzazione/portoghesizzazione" dell'Orlando City SC. Mai presentato alla stampa né mai avvistato a Orlando, ecco che pochi giorni il club viola annuncia le dimissioni di Carneiro per "motivi personali". Di più non è dato sapere. L'unica buona notizia è che il suo ruolo viene preso per il momento dallo stesso Phil Rawlins, che torna quindi ad occuparsi della squadra insieme a Heath come ai tempi della USL PRO. Nel frattempo, a meno di due mesi da via (il 6 marzo contro il Real Salt Lake), a Orlando il mercato langue. Sono arrivati i soli il portiere Joe Bendik da Toronto (in sostituzione del costoso e spesso infortunato Tally Hall) e il terzino ex Revs Kevin Alston. Per Ganso invece non ci sono novità: saltata la trattativa a luglio, il giocatore ha un contratto sino al settembre 2017 e il San Paolo non appare interessato a lasciarlo andare. Nulla è ancora successo per l'attacco, dove i soli Larin, Bryan Rochez e Pedro Ribeiro hanno mostrato di non poter reggere una stagione con continuità, e mancano ancora quattro posti in rosa da riempire. Non certo ciò che ci si aspettava da un club ambizioso ma rimasto fuori dai playoff, seppur anche a causa dei numerosi infortuni (a cominciare da quello del trinidegno Kevin Molino, che sarà pronto al via). Mancano due mesi però,e Rawlins e Heath hanno già mostrato di saper fare il proprio lavoro, ma il rischio di una contestazione di inizio stagione è più che reale.

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Mai la Major League Soccer (MLS) aveva visto un'estate di fuochi d'artificio come quella del 2015 nemmeno nel 1996, al punto di attrarre l'attenzione di media e fans di tutto il mondo. Del resto se tutto insieme si vede scendere in campo gente quale i campioni del mondo Andrea Pirlo e David Villa (sbarcato già a febbraio), o quale gli ex capitani di Liverpool e Chelsea Steven Gerrard e Frank Lampard, il suo compagno di sempre nei Blues Didier Drogba (che esordirà a giorni), l'ex Pallone d'Oro rossonero Kakà (anche lui presente da inizio campionato), fino ad un giovanotto di 26 anni adorato dalle folle messicane quale Giovani dos Santos, allora qualcosa deve essere successo oltre oceano. LEGGI: Riuscirà Giovani dos Santos a far amare la MLS ai messicani? Mai si erano viste infatti per una città come New York tante magliette con sulle spalle nomi quali "Villa", "Lampard" e ora "Pirlo", tutti del New York City FC, laddove in precedenza né i NY MetroStars poi NY Red Bulls erano riusciti a sfondare (dura se ti chiami col nome di un energy drink) nonostante grandi quali Yuri Djorkaeff o Thierry Henry. A qualcuno questa lunga serie di sbarchi di nomi altisonanti farà certamente venire in mente la NASL degli anni '70, quando nel giro di due anni a NY si palesarono prima Pelé e poi Giorgio Chinaglia e i capitani campioni del mondo di Germania e Brasile, Franz Beckenbauer e Carlos Alberto, tutti in maglia Cosmos. A fianco a loro in quegli anni il pubblico americano poté ammirare quel che restava dei vari Johann Cruyff, George Best, Gerd Muller, Kazimierz Deyna, fino ai fantasisti inglesi negletti da Don Revie, quali ad esempio Rodney Marsh, Peter Osgood e Charlie George. Il primo della nouvelle vague dei grandi nomi MLS fu David Beckham nel 2007, che accese i riflettori sulla lega USA. Oggi Gerrard, Pirlo e Lampard non hanno certo il suo appeal, ma la strada è quella indicata dall'ex United e Real Madrid, il cui trasferimento a LA mentre era ancora in piena carriera rese "legittima" la MLS agli occhi dei suoi colleghi in giro per il mondo. E al primo giro Becks fu seguito dai vari Juan Pablo Angel (ex Aston Villa), il messicano Cuauhtemoc Blanco (capace di riempire solo lui lo stadio del Chicago Fire), il deludente brasiliano Denilson a Dallas, Guillermo Barros Schelotto protagonista nella MLS Cup vinta da Columbus, e altri, fino a Thierry Henry. LEGGI: Garber: Al top grazie a Beckham e ai fans Le cifre di oggi corrispondono a quelle guadagnate da Beckham, se non di più a livello base: Pirlo guadagnerà sugli 8,5 milioni più 2 di bonus; Lampard e Gerrad intorno ai 6. Tutte cifre extra salary cap, dato che ognuno di loro peserà massimo $436,250 sui $3.49 milioni assegnati ad ogni squadra per gli ingaggi. Il resto è paato dai titolari delle singole franchigie. Il timore di alcuni oggi è che la MLS possa essere avviata sullo stesso percorso che portò la NASL al fallimento a inizio anni '80, diventando una "retirement league". LEGGI: Stipendi MLS, Gerrard e Lampard giù dal podio. Kakà il più pagato Ma sarebbe un errore pensarlo, in quanto le condizioni e i tempi sono estremamente diversi rispetto ad allora. Innanzitutto in America è completamente cambiata la demografia, con una crescita esponenziale della popolazione di origine latinos. Inoltre, da oltre una decade il pubblico americano è sottoposto ad un bombardamento calcistico quotidiano, con centinaia di migliaia di persone che ogni sabato e domenica mattina si riversano nei pub per guardare i campionati europei o interrompono il lavoro per guardarsi un match di Champions League. L'opposto di quanto accadeva 30 anni fa, quando al massimo negli USA si riusciva a vedere qualche finale o un programma sulla Bundesliga sulla PBS, il servizio pubblico. E poi, altro punto fondamentale per un paese come gli Stati Uniti, c'è una Nazionale - guidata da un nome top come Jurgen Klinsmann, CT anche della Germania nel 2006 - sempre presente ai Mondiali dall'edizione 1990, giunta sino ai quarti nel 2002 e capace di creare ormai problemi a chiunque, con alcuni dei propri giocatori cresciuti nella MLS (ad es. Tim Howard, Clint Dempsey, Michael Bradley, ecc.) e poi protagonisti anche in Europa. In sintesi, è un altro mondo.   Altro mondo testimoniato anche dalla televisione. La MLS ha chiuso accordi per trasmettere i match di campionato in 86 paesi: dal Regno Unito all'Italia (Eurosport) e i nel resto d'Europa, arrivando sino ad Australia, Cina, Medio Oriente, Nordafrica e Brasile! Ma per riuscirci la MLS ha dovuto cambiare strategia negli ultimi anni. Dopo la crisi che portò nel 2002 alla chiusura delle franchigie di Miami e Tampa, la lega - sotto la guida saggia di Don Garber, ex capo di NFL Europe - ha avviato un processo di crescita lento ma costante, che dalle 10 squadre rimaste nel 2002 vedrà la MLS arrivare a 24 entro il 2020, e probabilmente ognuna col proprio stadio, dopo i primi anni in cui tutte erano costrette a giocare nei cavernosi stadi da football, con atmosfere totalmente diverse da quelle spettacolari (e televisive) di stadi come lo StubHub Center dei LA Galaxy, lo Sporting KC Park (considerato lo stadio più tecnologicamente avanzato al mondo) o la Red Bull Arena. LEGGI: Ultimissimo stadio: lo Sporting KC Park   Ma dopo aver portato la gente allo stadio negli USA e avviato due generazioni di calciatori, investendo poi pesantemente in centri di allenamento e academy, era arrivato il momento di costruirsi un profilo internazionale. Per questo, dopo aver riportato a casa alcuni dei migliori nazionali - Dempsey, Bradley, Jozy Altidore - strapagandoli anche per dare l'idea di una MLS quale "destination league" per i talenti nazionali, la lega ha deciso di puntare al top possibile. Un top che inevitabilmente non può che passare per giocatori con alle spalle il meglio della propria carriera, ma ancora in grado di dare qualcosa sul campo. Del resto Pirlo ha giocato la finale di Champions solo due mesi fa ed è (per ora) titolare nell'Italia, mentre Lampard e Gerrard sono stati comunque tra i protagonisti dell'ultima Premier League. E con loro la MLS si è lanciata definitivamente, come si può vedere anche dall'enorme interesse mediatico, con stampa e siti di tutti i paesi a coprire risultati e giocatori d'oltre oceano, quando - ad esempio in Italia - il solo www.SoccerItalia.it (in precedenza c'era solo una rubrica MLS su www.playitusa.com) se ne occupava fino a pochi anni fa. Del resto nel 2007 il Commissioner della MLS Don Garber disse allo scrivente: "Se un giorno acquistare Kakà o uno come lui dovesse per noi avere un senso dal punto di vista del business, non avremmo certo problemi a farlo. Basti dare un'occhiata agli azionisti della MLS titolari delle franchigie". E quel giorno è evidentemente arrivato. LEGGI: Garber e la MLS: i 15 anni del Don (SI.com) L'unico rischio per la MLS è che la mossa di investire sui grandi nomi possa identificarla troppo con una "retirement league", sul modello di quelle mediorientali tipo Qatar o Emirati, e ciò anche a causa di molti giornalisti che non conoscono o non capiscono regole e meccanismi. Per questo comunque la lega ha deciso di puntare anche su giovani ottimi giocatori quali Giovani dos Santos o Sebastian Giovinco, ad oggi vera stella del campionato, che sta illuminando con tutto il suo talento troppo spesso soffocato dai tattici allenatori italiani. E il mix sembra funzionare. Si prendano i LA Galaxy, dove accanto a due campioni un po' in la con gli anni quali Steven Gerrard e Robbie Keane (l'anno scorso miglior giocatore della lega), ecco una stellina come dos Santos e giovani promesse americane come Gyasi Zardes e Jose Villareal cresciute nell'Academy, o professionisti usciti dal Draft quali Omar Gonzalez (a suo tempo vicino anche alla AS Roma) e AJ De La Garza, o ottimi "lavoratori" del campo scovati in giro come Juninho (cresciuto nel Sao paulo) e Marcelo Sarvas. Non lo stesso si può dire ancora per il NYCFC, dove effettivamente a parte i gol di Villa, Pirlo è appena arrivato e Lampard è stato sempre infortunato, ma coach Kreis ha puntato anche sul giovane nazionale USA Mix Diskerud, su un veterano come Ned Grabavoy, e sta assistendo all'esplosione di Poku. Ma certo non è facile assemblare una squadra dal nulla. LEGGI: MLS MVP 2014: Robbie Keane (LA Galaxy) Nel mezzo di questa strategia qualche errore certo è stato fatto. Si pensi al Toronto, dove il management non è stato sempre il top. Prima il fallimento Danny Koevermans, poi l'arrivo stellare del cannoniere della nazionale inglese Jermain Defoe, immalinconitosi però dopo il cambio allenatore e ceduto al Sunderland. Mentre meglio è andata con Michael Bradley e, principalmente, Sebastian Giovinco, mentre Jozy Altidore si sta ancora riadattando dopo gli anni europei. Tutti nomi importanti, ma per Toronto e il calcio canadese e la MLS è forse ancor più importante l'investimento fatto da Toronto per la costruzione di un centro tecnico all'avanguardia affiancato da un'Academy considerata il futuro della squadra e della Nazionale della foglia d'acero (a fiabco dell'Academy dei Vancouver Whitecaps). Dal punto di vista del business le cose stanno andando sempre meglio per la MLS, anche se alcuni club,quelli senza stadio come il DC United, continuano a perdere soldi, ma la direzione imboccata è certamente quella giusta. Una direzione secondo alcuni simile - fatte le dovute distinzioni - a quella presa dalla Premier League. Fondata nel 1992, il calcio inglese era reduce dagli anni delle violenze degli hooligans, con anche l'addio al calcio europeo per i propri club. Per lanciare la Premier alcuni club puntarono proprio su grand giocatori, alcuni anche un po' in la con gli anni, in arrivo da quello che allora era il campionato top nel mondo la Serie A: ed ecco che per la prima volta sui giornali nostrani si iniziò a leggere delle vicende dei vari Paolo Di Canio, capace di appassionare i tifosi di Sheffield Wednesday, Celtic Glasgow, West Ham e Charlton (che lasciò insieme au milione e mezzo di contratto per tornare alla Lazio nel 2004), e grande rimpianto di Alex Ferguson allo United; Gianluca Vialli, Gianfranco Zola e l'ex laziale Roberto Di Matteo al Chelsea; Fabrizio Ravanelli al Boro; Attilio Lombardo; l'ex parmense Tino Asprilla; o anche gli olandesi Ruud Gullit, reduce dai successi col Milan di Sacchi, e Dennis Bergkamp, che invece all'Inter aveva fallito e che all'Arsenal cambiò la storia e l'immagine noiosa dei Gunners insieme a Thierry Henry, altro ad aver fatto male in Italia alla Juve, con Arséne Wenger in panchina. Grandi nomi accompagnati tutti da una rivoluzione iniziata da stadi nuovi (o rinnovati) e bellissimi, capaci di attrarre un pubblico grande ma diverso dal passato, senza più violenza. E così la Premier divenne un campionato di sapore internazionale dopo un secolo di quasi autarchia. Che la MLS possa essere destinata allo stesso futuro è forse improbabile, sia per ragioni storiche che finanziarie (lega chiusa, salary cap), oltre al fatto che per guadagnarsi davvero la rispettabilità nel mondo i suoi club dovrebbero iniziare a vincere la CONCACAF Champions League (e magari un giorno la Copa Libertadores, dove le messicane partecipano ma non vincono) e ben figurare nel Mondiale per Club. Realista peraltro Garber, che parla sempre di una lega nella top 10 mondiale nel 2020, ma non certo di più. Ma la differenza col resto del mondo è che la MLS può solo crescere, e che gli USA rimangono un'attrazione enorme per i giocatori di tutto il mondo come luogo per vivere e per pagare (meno) tasse sugli ingaggi. E già si parla dello sbarco di Zlatan Ibrahimovic nel 2016 e di Cristiano Ronaldo e Wayne Rooney nel 2018. Sotto a chi tocca.

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