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Team MLS, al via i ritiri precampionato
Scritto il 2015-01-25 da Giacomo Costa su MLS
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La preparazione delle squadre della Major League Soccer in vista dell'inizio di stagione a marzo è iniziata in questi giorni, ma potrebbe terminare a breve a causa dell'accordo tra il sindacato calciatori e la MLS che non arriva.

Il contratto scadrà il 31 gennaio e senza un accordo è molto probabile che i calciatori scioperino saltando così la preparazione. I problemi maggiori potrebbero arrivare in vista della MLS che inizierà il 6 marzo, ma anche per la Concacaf Champions League dove le squadre della MLS arriverebbero senza nemmeno una partita ufficiale nelle gambe (questo anche in caso di nessun sciopero) e una preparazione quasi nulla contro le altre squadre (come le messicane) che saranno a metà stagione.

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Quello di strutturare la piramide del calcio USA secondo un sistema di promozioni e retrocessioni e ormai ricorrente. Lo è stato anche in occasione della recente conferenza stampa del commissioner Don Garber in occasione del MLS State of the League 2014. Una questione uscita non certo per scelta di Garber, ma a seguito di una domanda, anche se il commissioner non ha dato molto tempo alla risposta. Nulla di nuovo per i fans MLS, tanto meno per quelli che ieri sera si sono divertiti a vedere ccolare sullo StubHub Center di Carson (CA) un aereo con uno striscione che riportava la scritta "US SOCCER PROMOTION/RELEGATION NOW", pagato da un tifoso - ma espressione di una comunità che su Twitter ha come riferimento @soccerreform - per protesta contro il no della lega a questa riforma. Leggi - Don Garber: lo State of the League della MLS 2014 La MLS è una lega che da sempre sfrutta le tradizioni calcistiche solo laddove ne trova covenienza. Si pensi ad esempio all'eliminazione del countdown o degli shootout a seguito dei pareggi, entrambe scelte di Garber. Ma in MLS non c'è traccia di promozioni o retrocessioni, e il titolo vero non viene assegnato al termine di un campionato a girone unico, ma dopo i playoff e la finale di MLS Cup. Tradizione altrove, ma evidentemente non considerate adatte dalla MLS (e nemmeno dalle altre leghe USA). Leggi - Garber e la MLS, i 15 del Don Per quanto riguarda il cd. sustema di promotion/relegation, ci sono ovvie ragione per la contrarietà da parte della MLS. La lega infatti è strutturata secondo un sistema di "single entity", è cioè una "società" che concede franchigie agli investitori. Un sistema che limita la competizione tra i club, puntando a limitare le spese per i salari. E gli investitori non hanno alcuna intenzione di mettersi a rischio di fronte ad una potenziale retrocessione. Del resto di promozioni e retrocessioni non c'è traccia negli sport profesisonistici americani, fatti di leghe chiuse, playoff ed expansion teams che entrano nei singoli campionati acquistando una frnachigia, non certo salendo dalle serie inferiori. Un sistema chiuso che esprime la differenza tra leghe con oltre un secolo di storia e il costruire una lega dal niente, come ha fatto la MLS nel 1996. Si pensi cosa accadrebbe in Europa se qualcuno provasse a mettere insieme una lega oggi: difficilmente qualcuno parlerebbe di promozioni e retrocessioni. Del resto il progetto si una Superlega Europea punta proprio a questo. La scelta della MLS è quindi - per quanto poco romantica - semplicemente pragnmatica. Da più partoi però arrivano sia proteste che proposte. Le prime attaccano l'intero sistema, che vorrebbero aperto fino ai livelli più bassi. Le seconde invece, anche realistiche, ipotizzano che la MLS possa un giorno estendersi su due livelli (ad es. MLS A e MLS B) mantendendo l'attuale struttura di "single entity". Una scelta che tra un decennio potrebbe consentire alla MLS di espandersi, viste le numerose richieste. Appare infatti improbabile una crescita continua dopo l'arrivo a quota 24 squadre nel 2020. Anche perché ciò vorrebbe dire più posti a disposizione, più investimenti per nuove franchigie, e si darebbe maggior ordine all'expansion . Uno degli aspetti migliori dell'attuale sistema che promuove la 'parity' tra i club è di consentire ad una squadra di rivoltare il risultato della stagione precedente - si veda ad es. il DC United, ultimo nel 2013, primo nella Eastern Conference 2014 - laddove una retrocessione distruggerebbe valore. Cose belle che però non possono ocurare il positivo che deriverebbe dall'avere un sistema competitivo che partisse dalle leghe inferiori, un qualcosa cui ad esempio la MLS ha cercato di rispondere a suo tempo creando la SuperLiga (superata poi dalla CONCACAF Champions League), un torneo che dava a molti club di giocare per qualcosa oltre che per un posto ai playoff. E' infatti questo uno dei cavalli di battaglia del tema "pomotion/relegation", il fatto cioè delle troppe partite inutili che si giocano lungo la stagione, come del restoo accade anche in altre leghe come NFL, NBA e MLB. Solo che quegli sport non conoscono concorrenza, tantomeno televisiva, da parte di campionati più importanti come ad esempio la Premier League, a differenza della MLS, che non riesce ancora a sfondare nei confronti degli 'eurosnobs', i milioni di appassionati di calcio che seguono solo le principali leghe europee. E' l'istituzione di un sistema di promozioni/retrocessioni la via per conquistarli? Forse. Di certo c'è che sono la credibilità, il livello tecnico, le vittorie e la tradizione ad attirare tifosi. Un qualcosa che ancora manca alla MLS. Laddove un'organizzazione splendida e la costruzione di stadi solo per il calcio, accompagnati da un management ai massimi livelli, hanno dato credibilità alla MLS, insieme anche all'arrivo di alcuni campioni (David Beckham, Thierry Henry e ora Kakà, Frank Lampard e David Villa) e al lancio e al ritorno in America di alcune stelline americane (Landon Donovan in primis, Clint Dempsey, Michael Bradley), manca ancora il resto. La tradizione è in costruzione, come mostra l'attaccamento ai club di alcune tifoserie (Seattle Sounders, DC United, Columbus Crew), la il livello è ancora quello che è - da molti ex descritto simile al Championship inglese - mentre le vittorie internazionali latitano. E qui forse dovrebbe arrivare il primo intervento della MLS, aiutato dall'ingresso di grandi investotiroi come lo sceicco Al-Mansour al New York City FC e la cordata alle spalle del LAFC, affiancatisi ai vari miliardari Phil Anschutz e Stan Kroenke (peraltro proprietario anche dell'Arsenal moltre che dei Colorado Rapids). Maggiori investimenti su cartellini e stipendi, se ben calibrati finanziariamente e tecnicamente, porterebbero una crescita del livello, e magari renderebbero le squadre finalmente competitive in CONCACAF Champions League (ad oggi solo iL Real Salt Lake è arrivato in finale, nel 2011) e magari nel Mondiale FIFA, che diverrebbe la vetrina della crescita del calcio in America. Il tutto in vista di un possibile ingresso in Copa Libertadores, di interesse reciproco per le squadre USA - che affrontando le compagini brasiliane, argentine, ecc., potrebbero misurarsi al top - e per la CONMEBOL, che conquisterebbe il mercato televisivo (e non solo) americano. E a quel punto il tema promozioni/retrocessioni sarebbe certamente superato. Ma ci vogliono i soldi per farlo, e non solo per le expansion fees da oltre $100 milioni. PS: su un punto i protestatari pro/rel hanno ragione. Nel dibattito calcistico USA c'è un'assoluta assenza della USSF, o meglio il suo appoggiarsi completamente alla MLS, cui ha concesso in esclusiva il rango di Division I del calcio americano. Al riguardo il passato ruolo del presidente Sunil Gulati, fino a poco tempo fa dipendente del Kraft Group (proprietario del New England Revolution), ha da più parti sollevato questioni su possibili conflitti d'interesse.  

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Ora che sono passati 15 anni da quando è alla guida della MLS, il commissioner Don Garber può finalmente farsi una risata sulle reazioni che seguirono la sua nomina nel 1999. “Lo ricordo come fosse ieri", ha spiegato a SI.com in un'intervista presso il suo ufficio sulla Fifth Avenue. Garber ricorda il battito del cuore poco prima della sua presentazione insieme all'eccitazione di andare a guidare una "sua" lega dopo i 16 anni passati nella NFL. Gli torna in mente di quanto secondo lui la comunit calcistica sarebbe dovuta essere contenta di ritrovarsi con a capo della lega un manager che si era fatto le ossa nella lega più di successo al mondo. La realtà invece si dimostrò ben diversa, colpendolo in pieno viso. I giornalisti non la presero bene, trattandolo con sufficienza, come fosse un alieno, in occasione della sua prima conferenza stampa. “Uno dei titoli diceva NFL’S GARBER: THE WRONG MAN FOR THE JOB” (Garber della NFL, l'uomo sbagliato per il posto [di commissioner]) spiega Garber, 57 anni, con un sorriso. “Sono un tipo tranquillo con un buon senso dell'umorismo, ma sono uscito da quella conferenza stampa chiedendomi, "Ma in cosa mi sono infilato?". E me lo sono chiesto per molti anni ancora, non dicendolo a nessuno". Garber ricorda Doug Logan, l'uomo che stava sostituendo, fermarsi un attimo prima di lasciare l'ufficio. "Ragazzo - gli disse Logan - adesso vedrai cosa vuol dire essere in questo ambiente folle in cui ho lavorato per tre anni. Ci ho messo talmente tanto lavoro che se fossi un ingegnere nucleare avrei potuto lavorare su un progetto enorme. Ma avendo speso lo tempo nel calcio, nessuno ha alcun rispetto”. Molte cose sono cambiate in 15 anni, come si può notare anche dalla preparazione alla 19° finale di MLS Cup, in cui LA Galaxy e New England Revolution si affronteranno stasera allo StubHub Center di Carson, California (diretta h 21,20 su Fox Sports 2 HD e Fox Sports Plus). Sotto la guida di Garber la MLS è passata da 10 a 20 squadre. La media spettatori è salita da 13.756 a partita al record di 19.151 di quest'anno. La lega inoltre è passata dall'avere un solo 'soccer-specific stadium' a 14. Per non dire delle 'expansion fees' (la cifra pagata dagli investitori per portare un club in MLS) è schizzata da $5 milioni ai $110 milioni pagati dal gruppo che lancerà la nuova franchigia di Los Angeles nel 2017. Quello che ancora non va è il livello dell'audience televisiva, che rimane la vera sfida da vincere. Ma il recente contratto che MLS e U.S. Soccer Federation hanno firmato con Fox Sports, ESPN e UniVision - $720 milioni in 8 anni - è un buon segnale. Non per niente a garber è stato riconosciuto un rinnovo di contratto quinquennale da $5 milioni annui più bonus e incentivi. [per dare l'idea, il presidente della Lega Serie A gudagna €350mila, NdT] “Ha avuto 15 anni fantastici", ha spiegato Robert Kraft, proprietario del New England Revolution e dei Patriots, che ha voluto Garber alla guida della MLS nel 1999 dopo averlo conosciuto per il suo lavoro in NFL. “Sappiamo quanto possa essere critico il ruolo di un commissioner nelle varie leghe sportive. Se pesno a quando dovevamo pagare le televisioni per trasmettere le partite, mentre ora abbiamo un ottimo contratto. Siamo una lega di 20 squadre, e saremo 22 nel 2017 [con Atlanta e Los Angeles FC] per poi passare a 24.” “Probabilmente la cosa più importante che abbiamo visto negli ultimi 10/15 in NFL è stato lo sviluppo degli stadi di proprietà specifici per le rispettive necessità” continua Kraft, che spiega come il New England stia cercando di mettere in piedi il proprio stadio a Boston. “Molti team NFL giocavano in stadi da baseball/football, e quindi abbiamo costruito stadi solo per il football. Adesso, ecco gli stadi per il calcio, che sono un enorme impegno da centinaia di milioni di dollari. Un qualcosa di cui va dato credito ai proprietari, e che dimostra la fiducia che abbiamo in Don e in quello che ha fatto per far crescere il calcio negli USA”. Larry Tanenbaum, il chairman della Maple Leaf Sports & Entertainment, società titolare del Toronto FC, vede l'attuale costo per un MLS expansion team (ad es. i $110 milioni pagati dal LAFC) e pensa sia ancora una cifra bassa. “C'è ancora grosso spazio di crescita. Penso che mi chiamerete in 5 anni per dirmi ‘State vendendo franchigie per $300 e $400 milioni oggi’. Bellissmo, e do a Don il pieno merito per esserci riuscito". Lunga è ancora la strada che la MLS deve percorrere. Subito dopo la MLS Cup toccherà infatti al rinnovo del contratto collettivo dei giocatori, e la lega dovrà sedersi a negoziare con la MLS Players Union. Non a caso Garber si è sbrigato a spiegare nel "State of the League 2014" che la MLS perde ancora notevoli cifre, in quanto le spese non sono ancora compensate dalle entrate della Soccer United Marketing, la società lanciata dalla lega per la gestione dei match non di MLS che si giocano negli Stati Uniti. “[SUM] è una società che dà profitti, ma non abbastanza per compensare i $100 milioni e più di perdite annue. Sono preoccupato di come andremo ad eliminare le perdite in alcuni percati senza avere entrate maggiori, considerando che per i prossimi 8 anni sono già state stabilite". Ma Garber è chiaro su alcune cose: la MLS è qui per restarem ed entro il 2022 punta diventare una delle leghe top del mondo. Obiettivi impensabili forse nel 2001, quando al suo terzo anno da commissioner si trovò nella posizione di dover riorganizzare l'intera MLS, passando anche per la chiusra delle franchigie di Miami e Tampa Bay, e con un futuro davanti a serio rischio di fallimento. “Ci sono stati dei momenti in cui uscendo dai meeting mi dicevo 'Così non funziona, meglio sistemare il curriculum'" racconta oggi Garber. I MOMENTI CHIAVE DELLA CRESCITA Nel dicembre 2001 Garber e Mark Abbott, oggi presidente e vice commissioner della MLS, realizzarono una presentazione per i proprietari della lega, mettendo in rislato le varie opzioni. Piano A — continuare in quel modo — che voleva dire continuare a perdere centinaia di milioni di dolalri, non certo un'opzione adeguata per salvare la lega. Piano B, chiudere le franchigie senza un investitore adeguato, creare la SUM e comprare i diritti televisivi in inglese della NAzionale USA per i Mondiali, vendendo la pubblicità. Garber stava chiedendo ai titolari della MLS di raddoppiare la posta sul calci. Alcuni, come ad esempio Stuart Subotnick (MetroStars) e Ken Horowitz (Miami), si tirarono fuori. Phil Anschutz, e le famiglie Kraft e Hunt invece no. Anschutz ad un certo punto era proprietario di sei squadre MLS, gli Hunt di tre e i Krafts due. Ma la SUM iniziò subito a dare profitti. E la lega fu salva. “Senza quella scelta oggi non ci sarebbe alcuna MLS. Dovevamo trovare il modo di far crescere il mercato calcistico, che cresce più velocemente di quanto faccia la MLS, e le entrate che abbiamo ottenuto ci hanno aiutato a sopportare le perdite derivanti dalla MLS. Un fenomeno che è stato un pilastro della nostra sostenibilità", spiega Garber. Guardando indietro a 15 anni fa, Garber è convinto che la riorganizzazione sia stato solo uno dei momenti chiave della sua gestione. Gli altri sono stati: • La modifica delle regole Pochi mesi dopo essere diventato commissioner nel 1999, Garber decise di abbandonare gli shootout e consentire i pareggi, elimnando anche l'orologio del countdown. “Mi sembrava assurdo essere nel calcio, lo sport più popolare al mondo, e avere delle regole nostre che dicevano 'Noi pazzi Yankees stiamo cercando di lanciare una lega, ma i fans non la capiscono’”. • Landon Donovan sceglie la MLS Dopo non essersi ambientato in Germania, Donovan, l'allora giovane stella americana, si trasferì in prestito in MLS nel 2001, decidendo poi di rimanerci e divenendone il leader per numero di gol e di assist. Un scelta forte [che gli è valsa molte critiche, anche quelle di questo sito nel 2006, NdT] e avventura lunga 13 anni, che si concluderà con la finale di stasera e il suo ritiro dal calcio giocato. “Mentre celebriamo la sua eredità, non penso che a Landon sia stato dato abbastanzanza merito per la sua scelta di credere nella MLS, che fu fondamentale per la crescita della lega". • Il Crew Stadium e l'Home Depot Center Mentre la vecchia NASL non lasciò alcuna infrastruttura in termin di stadi, la MLS ne ha fatto una priorità con gli stadi di Columbus (nel 1998) e LA (nel 2003). Altri sono seguiti. “Quelle strutture permanenti sono iono l'indicatore dell'impegno degli investitori nei confronti della comunità. Un qualcosa che dice che se anche i nostri stadi sono più piccoli, non siamo differenti da NFL, NBA e dalle altre leghe. Abbiamo i nostri edifici" dice Garber. • La relazione della MLS con la U.S. Soccer Federation Sentire Garber parlare della relazione tra MLS e USSF è qualcosa di unico nel mondo del calcio, anche a causa delle decisioni prese dal presidente Sunil Gulati e dal segretario generale Dan Flynn. “Sunil e Dan avevano questa visione che quale governo del calcio dovevano prendere degli impegni sul piano sia commerciale che della competizione, e avere la MLS leader di questo sport. Non è un qualcosa che esiste in aptre parti del mondo. Credo che Sunil avrebbe potuto prendere decisioni diverse quando divenne presidente [nel 2006], ma la MLS non sarebbe stata la stessa”. • I contratti con la Pay TV del 2007 Gli accordi con ESPN e Univision assicurarono alla MLS i primi soldi derivanti dalle partite. “Non avremmo potuto continuare ad esistere se non fossimo usciti dal sistema che ci costringeva a comprare gli spazi TV. nessuna lega professionistica potrebbe”. • La 'Beckham Rule' del 2007 La spinta di Tim Leiweke per portare David Beckham a LA portò alla creazione della Designated Player rule, conosciuta anche come Beckham Rule, che per la prima volta fu applicata proprio per il contratto di David Beckham. “David disse al mondo che andava bene trasferirsi in MLS", racconta Garber. “Siamo passati da uno a oltre 40 Dsignated Players. Senza l'abilità di gestire il portare giocatori che non rientrano nel salary cap e allo stesso il far crescere giovani, la MLS non crescerebbe”. • Settori giovanili Le academies MLS sono un 'work in progress', ma Garber insiste sul fatto che siano la chiave dello sviluppo della MLS. “Stiamo spendendo $30 milioni, e probabilmente abbiamo speso il doppio in investimenti per infrastrutture. Oggi abbiamo 50 homegrown players [giocatori cresciuti nei settori giovanili, NdT], un qualcosa che dieci anni non era nemmeno nelle ipotesi”. • Espansione in Canada Toronto (2007) è stata seguita da Vancouver (2011) e Montreal (2012). “Siamo una lega nordamericana, e i nostri team canadesi hanno fans e proprietari appassionati". • Seattle/Cascadia Sin dal suo ingresso in MLS nel 2009, Seattle ha rappresentato una delle expansion più di successo della storia dello sport, con una media di 43.000 spettatori a partita che ormai va avanti da anni. “Seattle è stata un shock per tutti. Ha mostrato al mondo che il calcio può essere un'esperienza di garnde livello anche qui. Un qualcosa che è accaduto con dieci anni di anticipo rispetto a quanto prevedessi”. Inoltre l'ingresso di Seattle ha aiutato l'espansione di Portland e Vancouver, con tutto quello che rappresenta la rivalità della Cascadia Cup per la MLS. • Il successo dei mercati piccoli Garber sottolinea quanto accaduto con Kansas City e Real Salt Lake. “Kansas City è un grande modello. Ha vinto la MLS Cup ed ha una proprietà molto rispettata e uno dei migliori stadi al mondo [lo Sporting KC park, NdR]. Il fatto che siamo riusciti a sistemare le cose in così poco tempo in un piccolo mercato dimostra che la 'parity' funziona. Lo stesso a Salt Lake City, che ha fatto il tutto esaurito per oltre 30 partite e ha trovato un ottimo proprietario in Dell Loy Hansen. Oggi è una franchigia modello”. RIMORSI Rimorsi Garber ne ha eccome, e quando pressato ne parla: • Chivas USA Il club che puntava a catturare i fans del suo club fratello, il Guadalajara, ha chiuso dopo 10 stagioni turbolente. “Ho sbagliato. Ho fatto molti errori, ma su Chivas ho davvero sbagliato. Pensavamo fosse una via veloce e facile per catturare il mercato ispanico, e pensavamo di farlo attraverso un brand. Ma il rispetto si guadagna con le prove sul campo e con l'esperienza dentro lo stadio.” • La scarsa trasparenza della MLS Fans e media rimangono scettici quando leggono che un giocatore si trasferisce in cambio di allocation money, e ciò semplicemente perché è impossibile analizzare il trasferimento quando non è nota la cifra di 'allocation money' pagata. Inoltre, il 'sorteggio al buio' per Jermaine Jones ha sollevato non poche critiche per il mod in cui il giocatore è stato assegnato al New England invece che a Chicago. Jermaine Jones e la saga del #BlindDraw Un 'sorteggio al buio' è il metodo che stato usato per assegnare Jones. Garber prova a spiegare: “Penso che non siamo abbastanza trasparenti. Il nostro pubblico è cresciuto, e i tifosi chiedono più trasparenza, ma dobbiamo capire come... Non penso che il problema con Jones sia stato il sorteggio in sé, ma la scarsa trasparenza che ha circondato il processo di decisione. Se avessi chiesto a MLSsoccer.com di venire a casa mia a filmare il sorteggio molte delle critiche si sarebbero evitate”. Forse. Ma la MLS deve diventare più aperta. Il punto è quanto Garber intenderà spingere al riguardo. • La querelle con Klinsmann La più discussa conferenza stampa dell'anno (o forse di sempre) della MLS si è tenuta lo scorso ottobre, in cui Garber decise di attaccate Jurgen Klinsmann. Il CT della Nazionale USA aveva criticato la scelta di Michael Bradley e Clint Dempsey di tornare in MLS. Oggi, dopo varie settimane di riflessione Garber dice: “Ci ho pensato molto, e lo rifarei immediatamente. Forse in maniera diversa, e forse avrei aspettato un po'. Avrei dovuto prima parlare con Jurgen. ma non cambierei la decisione di parlare pubblicamente e sollevare la questione, che credo sia di imprtanza critica. Quando ho letto quei commenti ho reagito in maniera forte perché credo che il mio lavoro sia di fìdifendere la lega sino al giorno in cui nons arò più seduto su questa sedia”. “Queste cose succedono. Ora dobbiamo pensare solo a migliorare giorno dopo giorno su quello che dobbiamo fare pre rendere la MLS più popolare, per veder emigliorare la Nazionale, e per dare ai tifosi di tutto il paese un'opportunità per celebrare felicemente” Garber aggiunge che incontrerà Klinsmann in questi giorni. In generale, non certo il modo peggiore per iniziare il suo 16° anno a capo della MLS. Fonte: Grant Wahl - Sports Illustrated

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La prima sconfitta fu dolorosa, ma tollerabile, scrive il bravo Brian Straus su SI.com. Si giocava a Foxboro, nello stadio del New England Revolution - anche se tecnicamente si trattava di campo neutro - coi Revs giunti sino alla finale di MLS Cup 2002 da assoluti sfavoriti con alle spalle una stagione mediocre. Ma si sa che i playoff possono regalare grandi sorpres. Dall'altra parte c'erano il LA Galaxy vincitori del Supporters Shield (che va alla migliore della regular season), che però la squadra di Steve Nicol riuscì a costringere sino ai supplementari, quando fu un gol del letale Carlos Ruiz a regalare il trofeo a LA. Highlights: MLS Cup 2002 - New England Revolution vs LA Galaxy 0-1 (dts) Già la seconda però iniziava ad essere troppo. Era il 2005, e stavolta erano i Revs i favoriti contro i medicori Galaxy di quella stagione. Ma ancora una volta è bastato un gol in pieno recupero di Pando Ramírez, guatemalteco come Ruiz,a rovinare l'annata del New England. "Era metà del 2006. Ero anche rimasto fuori dalla rosa dei Mondiali e mi dissi 'Sono stufo di questa merda'. Andai in un negozio di metalli a Boston e chisi se le medagli [del secondo posto] potevano trasformarsi in una catena", ha raccontato a Sports Illustrated l'ex centravanti del New England e della Nazionale USA Taylor Twellman, oggi opinonista per la ESPN. "Mi disse che me ne sarebbe servita un'altra. Mai avrei immaginato di perderne altre due". A differenza di suo papà Tim Twellman, che nel 1984 vinse la finale del NASL Soccer Bowl giocando in porta col Chicago Sting. Highlights: MLS Cup 2005 - LA Galaxy vs New England Revolution 1-0 Perdere quattro finali in sei anni è abbastanza inconcepibile (l'unico altro caso negli sport USA è quello dei Buffalo Bills della NFL), ma è quello che è successo al New England Revolution e a Twellman, che la terza medaglia - quella del 2006 - l'ha abbandonata nello spogliatoio del Pizza Hut Park dopo la sconfitta contro la Houston Dynamo, mentre quella del 2007 (ancora contro Houston!) l'ha invece gettata in un cestino del RFK Stadium. "Non so chi mai le avrebbe tenute. Chi si ricorda dei secondi posti?". In genere i tifosi, sarebbe la risposta più corretta. Ma un altro che si ricorda bene quelle sconfitte è l'attuale allenatore dei Revs, il 38enne  ex difensore Jay Heaps, unico insieme a Twellman e all'ex top assist man della MLS Steve Ralston a giocare in tutte e quattro le finali perse. Heaps ricorda quella del 2002 come "una grande storia", mentre nel 2005 e 2007 i Revs "avrebbero dovuto vincere", raccontando anche recentemente suo figlio di tre anni ha trovato la medaglia del 2005 in fondo ad un cesto dei giochi. Ma la sconfitta del 2006 è definita da Heaps come "personalmente devastante". I Revs infatti andarono in vantaggio su Houston con Taylor Twellman al 113', per vedersi poi recuperare dopo solo un minuto da Brian Ching. Calci di rigore: il decimo lo tira proprio Heaps, che sbaglia consegnando il pallone nelle braccia di Pat Onstad, e la MLS Cup alla Dynamo. Da buon terzino destro i rigori non erano certo la sua specialità, ma ebbe il coraggio di prendersi la responsabilità dopo che vari suoi compagni avevano rinunciato, un po' come aveva fatto Falcao in occasione dei rigori della finale di Coppa dei campioni tra AS Roma e Liverpool, un qualcosa che molti tifosi giallorossi non gli hanno mai perdonato. Highlights: MLS Cup 2006 - Houston Dynamo vs New England Revolution 4-3 (1-1 dts) "Se otto anni fa mi avessero detto che dopo aver sbagliato quel rigore - uno dei peggiori che abbia mai visto - Heaps un giorno avrebbe allenato la squadra portandola sino alla finale di MLS Cup…" racconta Twellman. "Ero seduto in quella stanza e lo vedevo piangere attraverso le telefonate che arrivavano, ed era un uomo. Ma l'ha presa da uomo. Glielo dico ancora, 'Non hai avuto paura di sbagliare'". Il rigore sbagliato da Jay Heaps nella finale di MLS Cup 2006 Di quell'ultima finale ci sono solo Shalrie Joseph ed Andy Dorman a far parte del gruppo, e nessuno dei due è previsto scendere in campo domani sera (diretta h21.20 su Fox Sports 2 HD) allo StubHub Center per la finale contro i Galaxy. Ma quelle sconfitte rimangono nel DNA dei Revs. Heaps ha spiegato a SI.com di come sia orgoglioso del modo in cui i suoi ex compagni sono ricordati. Quei Revs erano una squadra di grande talento, con gente quale Matt Reis in porta, Michael Parkhurst, Carlos Llamosa, Clint Dempsey e Daniel Hernandez. Ma purtroppo nello sport sono le vittorie in genere a segnare la storia. "Se avessimo vinto due o tre di quelle partite, saremmo ricordati come una 'dynasty', e non semplicemente come un ottimo team. Vincere le grandi partite conta". Highlights: MLS Cup 2007 - New England Revolution vs Houston Dynamo 1-2 Il Revolution non ci riuscì, e la sua corsa finì lì. Una commozione cerebrale ha costretto Twellman al ritiro. Poco dopo è toccato a Heaps e Ralston, mentre Dempsey e Parkhurst sono volati all'estero. Da allora i tifosi dei Revs sono stati costretti ad assistere a campionati mediocri, coi Revs quasi sempre fuori dai playoff. E con l'aumentare delle sconfitte, i dubbi sull'impegno della famiglia Kraft - proprietaria anche dei New England Patriots della NFL - sono inziati ad emergere pubblicamente. Dubbi poi esplosi proprio con l'assunzione di Heaps, all'epoca opinionista televisivo con un impiego da trader di banca. Ma, ancora una volta, Heaps non ha avuto paura di fallire. "La domanda è se Jay sia stato assunto - almeno in parte . perché è uno di casa ed ha accettato un contratto al ribasso? Certo! Ma tocca a Jay far funzionare le cose. E questo è il suo successo maggiore", spiega Twellman. "Sono stato alle ultime due combines per i college, e il nome di Jay esce fuori ogni volta che parlo coi ragazzi. Ha quel qualcosa che spinge i ragazzi a voler giocare per lui. Qualunque cosa abbia fatto, ha reso i Revs un'organizzazione per la quale i giovani vogliono giocare". I complimenti arrivano anche dall'ala Chris Tierney, al New England dal 2008: "Con l'arrivo di Jay molte cose sono cambiate. merito suo. Non riesco ad immaginare uno staff che lavora più durp di quanto faccia il suo. E' vero, il club si è preso un sacco di critiche per la scelta, ma ha funzionato. Da quando c'è Jay in carico, le cose sono molto cambiate in termini di livello di professionalità. Siamo cresciuti". Una serie di affermazioni che certamente lo scozzese Steve Nicol, per anni allenatore dei Revs e da giocatore ex Liverpool (era in campo nella finale di di Coppa dei Campioni contro la AS Roma, e sbagliò il primo rigore), non avrà piacere a leggere. "Jay ha voluto inizare dagli spogliatoi, rifatti completamente; da un nuovo sistema video. Piccole cose che però ci hanno fatto sentire di essere in un ambiente più professionale". Per Tierney domani sarà una serata speciale. 28 anni, è nativo di Wellesley, Mass., non lontano da Boston, e da ragazzino festeggiava i compleanni ai match dei Revs, ed era in lacrime quando nel 2002 il gol di Ruiz distrusse le speranze di vincere la MLS Cup. "E' strano oggi essere coinvolto da questa parte. Persino al college seguivo tutte le partite dei Revs ovunque potessi. Da professionista ci provi a mettere da parte il tuo tifo da bambino, ma per me è davvero importante vincere questa". Heaps, avendo chiaro come la forza dei "suoi" Revs fosse quella di un gruppo coeso, ha deciso di costruirsi il suo nuovo gruppo. Ha dato fiducia a ragazzi giovani e di talento che forse ne avevano persa in sé stessi, come Charlie Davies, Teal Bunbury e il finalista per il premio MVP Lee Nguyen. E poi, al momento giusto, è arrivato Jermaine Jones. Un investimento che ha sorpreso molti, vista la reputazione della proprietà dei Revs, considerata un po' "tirata". Insieme al GM Mike Burns, Heaps ha costruito una squadra bellla da vedere e dura da giocare, anche più di quella in cui giocava lui. Ha portato con sé una cultura, e il New England se n'è accorto, come dimostra la crescita del 30% nel numero di spettatori allo stadio negli ultimi quattro anni. I Revs oggi hanno di nuovo il rispetto della MLS, ma non ancora un titolo. E la famiglia Kraft, che tanto ha vinto coi Patriots - tre SuberBowl dal 2002 ad oggi - ci tiene molto, viste anche le vittorie in città di Bruins, Red Sox e Celtics negli ultimi 15 anni: mancano solo i Revs. "So quanto siano impegnati nel calcio, e lo so da quando sono arrivato in questo club. Hanno fatto per il calcio [in questo paese] molto più di quanto sia dato a loro credito", spiega Heaps, aggiungendo che ogni volta che il nome di un "top player" è uscito fuori "non ho mai sentito dire 'Non si può fare, costa troppo'". La MLS Cup vuol dire molto per me e per la famiglia Kraft", afferma Heaps. Un impegno, quello dei Kraft, su cui si scioglierebbe ogni dubbio se - come sembra - riuscissero finalmente costruire uno stadio da calcio a Boston. I Revs infatti sono costretti a giocare all'enorme (68.756 posti) Gillette Stadium di Foxboro, ad oltre 40km dalla capitale del Massachusetts. Uno stadio da 20/25mila posti ben collegato in una città come Boston, fatta anche di decine di migliaia di studenti e giovani professionisti - il target della MLS - potrebbe finalmente elevare il New England Revolution al livello degli altri club locali.

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