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USA e Cuba, la diplomazia della NASL negli anni '70
Scritto il 2014-12-29 da Dario Torrente su History
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Mezzo secolo di storia, e di guerra non sempre fredda, che forse si avvia a sopravvivere solo nei libri di storia. Il presidente americano Obama e il leader cubano Raul Castro hanno deciso di ristabilire le relazioni tra i loro Paesi, dopo un lungo negoziato segreto sollecitato e favorito da Papa Francesco. Ma qui ricordiamo il tentativo di diplomazia calcistica portato avanti da Clive Toye, uno dei più importanti personaggi della storia del soccer USA

L’idea di organizzare un’amichevole tra i Chicago Sting e la nazionale di calcio cubana fu partorita dalla mente di Clive Toye, giornalista inglese divenuto poi presidente dei rinomati New York Cosmos e che credeva nella diplomazia dello sport più che a quella tradizionale e pensava che un approccio geopolitico al soccer avrebbe aiutato a farlo crescere facendo sì che entrasse in altre pagine dei quotidiani oltre a quelle sportive. Un modo per far conoscere ad una sempre maggiore fetta di americani dell’esistenza di questo sport negli USA, pensando che vedendone la presenza anche nella politica lo avrebbe così sdoganato dall’etichetta di sport etnico degli immigrati e lo avrebbe mentalmente collocato assieme ai cosiddetti “big four” gli sport tradizionalmente americani.

D’altronde anche Pelé era arrivato negli Usa grazie alla sapiente e certosina diplomazia della Warner Bros., facendo leva sui contatti con Nelson Rockfeller III ed Henry Kissinger per vincere le resistenze del governo brasiliano che voleva che il più grande giocatore di tutti i tempi giocasse un altro anno nel Santos invece che andare in America.

Questa strategia era stata cominciata da Toye nel 1972 con l’amichevole tra i New York Cosmos, ancora lontani dall’essere la squadra stellare che sarebbero diventati di lì a poco, contro i sovietici della Dinamo Mosca, e continuò culminando nel tour in Cina nel 1977 grazie agli agganci col magnate del petrolio Lamar Hunt e il futuro presidente degli Stati Uniti George H.W. Bush, e cercò di fare lo stesso con Cuba. Ma prima che potesse attuare questa sua idea venne messo alla porta dai newyorkesi per volere di Giorgio Chinaglia, che oltre ad essere il top scorer della squadra era diventato anche il più ascoltato consigliere del presidente Steve Ross.

Ciò nonostante Toye riuscì ad attuare il suo sogno in veste di presidente dei Chicago Sting, e l’invito ai pungiglioni di Chicago arrivò quando la squadra stava effettuando la preseason alle isole Barbados. Toye dichiarò in un’intervista al Chicago Sun-Times. “Pensavamo di fare un favore all’America, semplicemente pensavamo di farle un favore facendole conoscere un mondo più vasto. Credevamo di cambiare il mondo? No, non penso questo, però c’era un po lo spirito di Robin Hood, rubare ai ricchi per dare i poveri, usando i soldi dei proprietari delle squadre per sviluppare il soccer. Non sempre ci han visto di buon occhio per questo motivo”.

La prima partita venne giocata sul suolo cubano il 21 marzo 1978 diventando così la prima squadra pro sport a visitare Cuba dopo la rivoluzione castrista del 1959. Il risultato sul campo è di 2-0 per i cubani, dando alla propaganda comunista un ottimo argomento di cui parlare e dimostrare la superiorità sul nemico americano.

I rapporti sportivi tra le due nazioni si erano interrotti nel 1960, quando il commissioner della Major League Baseball Ford C. Crick decise di spostare la franchigia degli Havana Sugar Kings nel New Jersey a metà stagione per evitarne la nazionalizzazione da parte del governo cubano che stava statalizzando tutte le imprese di proprietà americana. L’estate prima, durante una partita degli Havana Sugar Kings contro i Rochester Red Wings, i giocatori Frank Verdi, appartenente alla squadra ospite, e il cubano Leo Cardenas vennero feriti superficialmente da proiettili sparati dalle tribune per festeggiare il compleanno del movimento di Fidel Castro “26 Giugno”.

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Il 25 aprile del 1978 Il quotidiano “The Miami News” da rilevanza alla notizia dell’imminente partita di ritorno programmata per il 9 maggio. Clive Toye, presidente dei Chicago Sting dichiara : "In un mondo imperfetto le relazioni sportive tra popoli possono fare molto. Credo che la diplomazia sportiva sia molto importante. E’ il modo migliore per attraversare le frontiere, siano esse fisiche o psicologiche. Sei meno propenso a puntare una baionetta nello stomaco di una persona che conosci”.

Toye continua l’intervista raccontando alcuni dettagli sull’organizzazione dell’evento : "Ci sono state tre o quattro settimane di silenzio, poi ho ricevuto la telefonata”. Dopo centinaia di telex ed una visita di Toye a Cuba l’amichevole di ritorno viene organizzata. La parte finale dell’intervista verte sull’accoglienza che i Chicago Sting hanno ricevuto a Cuba, ben diversa da quella riservata ai Rochester Red Wings quasi un ventennio prima. “Siamo arrivati a marzo e ci hanno accolti in aeroporto con caffè e daiquiri ghicciato, un caldo e spontaneo benvenuto, speriamo di poter fare lo stesso quando la nazionale cubana sarà qui”. Toye conclude spiegando che se l’iniziativa avrà successo potrebbe essere riproposta su basi annuali e il giornalista scrive a fine dell’articolo che la nazionale di Cuba giocherà anche un’amichevole contro i New England Tea Men.

Invece i cubani disputano la prima amichevole il 4 maggio in California contro i Los Angeles Aztecs vincendo di misura. Non è pervenuta l’affluenza. Il 9 maggio invece finalmente Cuba affronta i Chicago Sting al Comiskey Park, ma purtroppo per Toye l’avvenimento viene ignorato dal pubblico e appena 4.153 spettatori si presentano alla partita. Le ragioni della scarsità del pubblico sono forse da attribuire al fatto che si trattava di un’amichevole infrasettimanale in notturna e anche perché gli Sting non hanno mai avuto un grande afflusso di pubblico. Ciò probabilmente perché spesso e volentieri vagavano dal Comiskey Park al Soldier Field e ancora al Wrigley Field di settimana in settimana.

Molti anni dopo, nel 1999, toccò la nazionale cubana di baseball a varcare i confini nazionali per una doppia amichevole negli Usa e sul suolo patrio contro i Baltimore Orioles. L’affluenza fu di 55.000 persone a Cuba e 48.000 a Baltimora, ennesima dimostrazione di come il soccer Usa e in particolare la NASL fossero troppo avanti per i loro anni.

Di quest’avventura cubana rimane il filmato della televisione di stato cubana.

Se sia la fine oppure l'ennesima crisi da cui risollevarsi più forti di prima ancora non è dato sapersi. Per ora quel che è certo è che i New York Cosmos, storica franchigia che ha portato negli Usa nomi come Pelé, Beckenbauer, Chinaglia, Raul e che in estate cullava il sogno Totti, stanno attraversando uno dei momenti più difficili della loro storia. Il fallimento è alle porte tanto che la società avrebbe rescisso tutti i contratti dei propri tesserati, al momento liberi di accasarsi altrove a parametro zero. Tra questi anche Andrea Mancini, il figlio giramondo del Mancio, che ha debuttato lo scorso 23 ottobre nella vittoria per 4-0 contro il Miami Fc di Nesta. Ma non è tutto, stando a indiscrezioni provenienti dagli Stati Uniti, con i Cosmos rischia di sparire anche l'intera North American Soccer League, la seconda lega del calcio Usa alle spalle della MLS; in quanto ad oggi solo 4 squadre prenderebbero parte alla prossima stagione. MOTIVI — La crisi della franchigia newyorkese deriva da un passivo di circa 30 milioni di dollari che per una lega, con un seguito e delle entrate decisamente inferiori rispetto a quelle europee, risulta essere ingentissima. Il presidente O'Brien starebbe cercando nuovi investitori per cercare di rilanciare il progetto ma al momento nessuna proposta si è rivelata concreta. Per questo ai calciatori saranno pagati gli stipendi fino a fine novembre e i bonus annuali ma non il mese di dicembre. Sui social poi sono arrivati i messaggi del portiere Jimmy Maurer e del centrocampista Ruben Bover a confermare il momento di incertezza. #ForeverGreen⭐️⭐️⭐️⭐️⭐️⭐️⭐️

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Sarà tra Stati Uniti e Giamaica la prima semifinale alla Gold Cup 2015. Tutto facile per gli Usa di Jurgen Klinsmann, che ieri sera al M&T Bank Stadium di Baltimora hanno travolto Cuba per 6-0. Dopo un girone abbastanza sotto tono, in cui gli USA hanno portato a casa le vittorie su Honduras e Haiti e un pari con Panama - finalista nel 2013 - gli americani hanno capito di dover mettere il piede sull'acceleratore in vista di (si spera) tre match in nove giorni. Apre le marcature l'attaccante dei Seattle Sounders Clint Dempsey dopo tre minuti. Ma la partita che all'intervallo è già praticamente chiusa con gli USA avanti 4-0 grazie alle marcature di Gyasi Zardes, del centravanti dell'AZ Alkmaar Aron Johannsson e del centrale dei LA Galaxy Omar Gonzalez. Nella ripresa sale di nuovo in cattedra l'ex attaccante di Fulham e Tottenham, che va di nuovo a segno su rigore al 18' e infine su assist dell'ex romanista Michael Bradley (31') completa la sua tripletta, diventando capocannoniere del torneo con 6 reti. "Deuce" è ora a quota 47 gol in Nazionale, inclusi 11 in Gold Cup, in cui ora è il secondo di sempre. Sarebbe però un errore guardare troppo al risultato, come anche una difesa - il vero problema di questa Nazionale - quasi mai in difficoltà (a parte una dormita di Ventura Alvarado). Cuba è sembrata spenta da subito, forse essa stessa stupita di essere arrivata sino ai quarti con soli 15 elementi rimasti in rosa (gli altri sono scappati chiedendo asilo). Non c'è stata proprio partita, con i cubani incapaci di reggere ritmo e tecnica americani. Ma certo la pressione e i gol immediati sono stati un segnale importante per Klinsmann. Gli Stati Uniti staccano quindi il biglietto per la semifinale, dove nella notte tra mercoledì e giovedì al Georgia Dome di Atlanta (GA) affronteranno la Giamaica. I Reggae Boyz interrompono infatti l'exploit di Haiti grazie ad un gol dell'ex centravanti del Liverpool, oggi alla Houston Dynamo, Giles Barnes al 6'. Gli altri due quarti di finale si svolgeranno stanotte, con in campo Trinidad&Tobago vs Panama e Messico vs Costarica, privo però del portiere Keylor Navas in tour in Australia da titolare del Real Madrid. ___________________________________________ U.S. Men’s National Team vs. Cuba Data: 18 luglio, 2015 2015 CONCACAF Gold Cup; Quarterfinals Stadio: M&T Bank Stadium; Baltimore, Maryland Calcio d'inizio: 5 p.m. ET Spettatori:37.994 Marcatori: USA – Clint Dempsey (Timmy Chandler)      4 USA – Gyasi Zardes (Fabian Johnson)         15 USA – Aron Johannsson (Michael Bradley)  32 USA – Omar Gonzalez (Aron Johannsson)   45 USA – Clint Dempsey (rigore)             64 USA – Clint Dempsey (Michael Bradley)       78 USA: 1-Brad Guzan; 21-Timmy Chandler (16-Brad Evans, 46), 3-Omar Gonzalez, 13-Ventura Alvarado, 23-Fabian Johnson (2-DeAndre Yedlin 67); 5-Kyle Beckerman (24-Joe Corona, 46), 20-Gyasi Zardes, 11-Alejandro Bedoya, 4-Michael Bradley (capt.); 9-Aron Johannsson, 8-Clint Dempsey Non entrati: 12-Nick Rimando, 22-William Yarbrough;10-Mix Diskerud, 15-Tim Ream, 18-Chris Wondolowski, 19-Graham Zusi, 25-DaMarcus Beasley, 26-Alan Gordon CT: Jurgen Klinsmann CUB: 21-Diosvelis Guerra; 2-Andy Vaquero, 4-Angel Horta, 5-Jorge Luis Clavelo (capt.), 6-Yaisnier Napoles, 8-Alberto Gomez (23-Felix Guerra, 78), 9-Maikel Reyes, 13-Jorge Corrales, 15-Adrian Diz Pe, 17-Liban Perez (20-Armando Coroneaux, 57), 18-Daniel Luis (19-Yasmany Lopez, 70) Non entrati: 1-Sandy Sanchez, 3-Yenier Molina, 16-Hanier Dranguet, 22-Alain Cervantes, CT: Raul Gonzalez Triana Statistiche: USA / CUB Tiri: 24 / 7 Tiri in porta: 10 / 1 Parate: 1 / 4 Corner: 7 / 1 Falli: 11 / 8 Offside: 2 / 3 Ammoniti: CUB – Yaisnier Napoles     60 CUB – Angel Horta             63 Arbitro: Henry Bejarano (CRC) Man of the Match: Clint Dempsey

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Arguellez, portiere della nazionale cubana, è il secondo giocatore a sparire nel giro di pochi giorni per chiedere asilo politico negli Usa. Lo ha comunicato l'allenatore in seconda Walter Benitez, che ora ha ancora più problemi di quanti non ne avesse prima. Non certo una novità per Cuba, che ad ogni Gold Cup negli USA perde regolarmente giocatori, alcuni dei quali finiscono in MLS, come ad esempio Mykel Galindo (ex Chivas USA tra le altre) e Osvaldo Alonso (centrocampista e Designated Player dei Seattle Sounders). Dei 23 convocati, dopo lo 0-6 all’esordio al Soldier Field di Chicago col Messico (El Tricolor ha interrotto una striscia di sette gare senza vittorie, venendo poi bloccato ieri dal Guatemala), gliene restano solo 15 a disposizione: Arguellez ha infatti seguito la scelta dell’attaccante Kailen Garcia, scappato a Miami per «vivere il sogno americano», abbandonando i compagni e Gold Cup. Altri sei non sono mai arrivati negli Stati Uniti per problemi di visto, oltre al CT Raul Gonzalez, anche lui bloccato nelle maglie della burocrazia, motivo per il quale a guidare la squadra e a parlare con la stampa è il vice Benitez. Difficile eguagliare il record, che spetta all’Eritrea: per due volte, nel giro di due anni, l’intera nazionale ha abbandonato il ritiro durante la competizione cui partecipava. Nel 2011 i giocatori sono spariti e poi riapparsi in Australia; nel 2013 i loro compagni hanno chiesto ed ottenuto asilo politico in Uganda. Succede quando a casa hai una dittatura. La piccola diaspora della nazionale cubana segnala infatti come non ci sia poi molta fiducia nell’apertura di Raul Castro sia molto ballerina. Dal 1o luglio Washington e L’Avana hanno ristabilito le relazioni diplomatiche, dopo 54 anni di gelo. Negli ultimi mesi si sono sprecati i gesti di distensione, cui non si è sottratta la diplomazia calcistica: il 2 giugno, i New York Cosmos hanno battuto Cuba 4-1 allo stadio dell’Avana: 18mila spettatori e applausi per l’inno yankee. A fine partita, ovazione al grido di «Raul! Raul!»: che non è Castro jr (jr. si fa per dire), ma l’ex Real Madrid Raul Gonzalez Blanco, oggi ai Cosmos. E forse quello era già un segnale. Qualcuno poi starà sicuramente considerando che i nuovi raporti potrebbero portare ad un cambiamento della norma che consente ai cubani che arrivano su territorio americano di richiedere asilo. IERI Gruppo B: Giamaica-Canada 1-0; Costa Rica-El Salvador 1-1. Gruppo C Trinidad-Cuba, Guatemala-Messico 0-0. Gruppo B Giamaica 4; Costa Rica, El Salvador 2; Canada 1.

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