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Il Manchester United pesca nell'academy del Real Salt Lake
Scritto il 2014-11-14 da Giacomo Costa su MLS
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Dopo Brooks Lennon, ormai partito per il Liverpool, un altro ragazzo dell'academy del Real Salt Lake, della quale abbiamo già parlato, dovrebbe trasferirsi in Inghilterra.

Si tratta di Josh Doughty, di doppia nazionalità canadese e americana (nato in Canada, negli Usa dall'età di 4 anni). Doughty, nato nel 1997, dovrebbe partire domani per Manchester dove terrà le visite mediche e firmerà un contratto, si dice, da professionista.

Dopo la vittoria contro la Colombia conquistata grazie ad un gol dell'attaccante dell'Utrecht Rubio Rubin, i ragazzi di Tab Ramos ci speravano. Oggi invece l'avventura americana si è infranta nei quarti contro la Serbia, uscita vincitrice dopo i calci di rigore. Ne sono serviti ben nove per assegnare il posto in semifinale, al termine di un match in cui gli Stati Uniti sono arrivati privi di ben quattro titolari: Jamieson e Tall infortunati, Allen e Acosta squalificati). Bella e combattuta la partita, con la Serbia più propositiva e gli USA bravi di rimessa. Prima occasione per Antonov, su cui salva Steffen - l'eroe del rigore decisivo parato alla Colombia - mentre poi tocca a Thompson spedire di poco a lato. Ancora Steffen para alla grande su una punizione bassa e angolata di Živković, mentre Rajković blocca su Rubin, su bell'assist dell'ala del Tijuana Paul Arriola. A Tommy Thompson (San Jose Earthquakes) arriva poi la palla del match, ma l'errore è macroscopico. Si va ai supplementari. La Serbia che va vicinissima alla rete con Saponjic che in scivolata a porta vuota manda la sfera fuori incredibilmente da due passi su cross Mandic, col difensore del Tottenham Cameron Carter-Vickers che sporca la palla sulla linea. Dall'altra parte gli americani hanno la palla della vittoria quando il difensore serbo Babic toglie dalla testa di Rubin una possibile conclusione in rete. E quindi i rigori. Errore di Rubin. Il portiere e capitano della Serbia, Predrag Rajković,  para e sbaglia un rigore decisivo, come anche Joel Soñora (Boca Juniors). Ma poi John Anthony Requejo, Jr., 19enne terzino sinistro del Club Tijuana, si fa parare il tiro e  regala la semifinale ai suoi contro il Mali. Si chiude così un buon Mondiale U20 per gli USA, che però non riescono a superare lo scoglio quarti ancora una volta, e a superare così il miglior risultato ottenuto al 1989 FIFA World Youth Championship in cui chiusero quarti assoluti dopo aver perso la finalizza col Brasile. In quell'edizione l'ex attaccante dello Standard Liegi Steve Snow si classificò secondo nella classifica marcatori con tre reti. ________________________________________________________________________ USA vs. SERBIA: 5-6 d.c.r. (0-0) Marcatori: – Rigori: Rubin (USA, parato), Zdjelar (S, gol), Payne (USA, gol), Mandić (S, fuori), Arriola (USA, gol), Babić (S, gol), Hyndman (USA, gol), Grujić (S, gol), Zelalem (USA, gol), Živković (S, gol), Soñora (USA, traversa), Rajković (S, parato), Delgado (USA, gol), Antonov (S, gol), Caster-Vickers (USA, fuori), Veljkovic (S, parato), Requejo (USA, parato), Maksimović (S, gol) USA (4-2-3-1): Steffen; Payne, Miazga, Carter-Vickers, Requejo; Hyndman, Delgado; Arriola, Thompson (103′ Soñora), Zelalem; Rubin. A disp.: Moore, Olsen, Donovan, Palmer-Brown, Caldwell, Jamieson. All.: Ramos Serbia (4-2-3-1): Rajković; Stevanović, Veljkovic, Babić, Antonov; Zdjelar, Maksimović; Živković, S. Savić (111′ Grujić), Gaćinović (68′ Šaponjić); Mandić. A disp.: Manojlović, Milošević, Pankov, V. Savić, Ilić, Janković, Jovanović. All.: Paunović Arbitro: Artur Dias (Portogallo) Note: ammonizioni: Requejo (USA), Antonov, Mandić (S)

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La prima volta è stata in occasione dell'amichevole del giugno 2013, vinta dagli USA per 4-3 al RFK Stadium di Washington nel giorno dei festeggiamenti per il Centenario della US Soccer Federation.  L'anno scorso invece c'è stata Recife, con vittoria stavolta della Germania ma qualificazione degli Stati Uniti agli ottavi di finale. Oggi la trilogia di partite di Jurgen Klinsmann contro la Nazionale da lui guidata ai Mondiali 2006 si chiuderà a Colonia, stavolta contro una Germania diventata nel frattempo campione del mondo.Il match sarà l'ultimo per gli USA prima che il CT scelga i 23 per la CONCACAF Gold Cup (una lista preliminare di 35 giocatori è stata consegnata il 7 giugno scorso). L'amichevole marcherà inoltre la fine dell'anno di transizione post Mondiale, che ha visto notevoli cambiamenti di calciatori e di tattica per gli USA, con una serie notevole di alti e bassi, inclusa una serie di cinque match senza vittorie tra ottobre e dicembre, fino all'incredibile 4-3 inflitto all'Olanda venerdì scorso. LEGGI: Vittoria USA! Battuta la Germania 4-3 Per gli USA, il calcio tedesco è  molto meno alieno di quanto si pensi e di quanto lo sia quello di altri paesi. Già negli anni 70 gli americani potevano seguire il programma TV “Soccer Made in Germany" in onda sulla TV pubblica PBS, mentre poi i vari Franz Beckenbauer (NY Cosmos), Gerd Müller (Ft. Lauderdale Strikers) e Karl-Heinz Granitza (Chicago Sting) andarono a giocare nella NASL, seguiti anche da allenatori come Hennes Weiswaler, il creatore del grande Borussia Moenchenglandbach, Manny Schellscheidt e Lothar Osiander. La Germania è stata poi spesso il porto d'attracco per i primi americani d'esportazione come Eric Wynalda, Paul Caligiuri, Joe-Max Moore e Claudio Reyna, tra gli altri, in un'epoca in cui non era facile vederne. A farsi onore ci hanno pensato Steve Cherundolo, per anni capitano e poi soprannominato "sindaco di Hannover", Jovan Kirovski, che ha vinto la Coppa Intercontinentale da giovanissimo col Borussia Dortmund, o il portiere della Nazionale Kasey Keller, capitano del Borussia Mönchengladbach che viveva in un castello. LEGGI: La Germania vince con Müller, ma gli USA si qualificano Oggi i legame è persino più forte. Klinsmann, campione del mondo con la Germania nel 1990, all'ultimo Mondiale ha portato cinque tedesco-americani, e cinque (due nomi nuovi però) ce ne saranno nel match di Colonia. Una familiarità che da più parti si spera possa limitare l'impatto psicologico, visto che comunque la differenza di talento è enorme, anche se le statistiche non lo dicono visto che gli USA hanno battuto la Germania tre volte in totale (7 le sconfitte, zero i pareggi). “Mi aspetto solo che tutti coloro che sono coinvolti, specie i giocatori, si divertano. Giocheranno contro i campioni del mondo, che altro vogliono?", ha detto Klinsmann al sito ussoccer.com. "Sarà un giorno speciale in particolare per i tedesco-americani della squadra. Per noi è la possibilità di lanciare un segnale prima della Gold Cup, quindi voliamo far bene. Vogliamo un buon risultato e lasciare una buona impressione, e poi prenderemo le snottier decisioni per la Gold Cup. Vogliamo rivedere la Germania in due anni da ora, quando giocheremo la Confederations Cup in Russia.” Il gruppo di Klinsmann ha dimostrato in questi anni di saper ottenere risultati inaspettati, come mostrato in occasione delle vittorie in casa di Italia e Messico, o in quella contro la Bosnia nel 2013 o contro la Repubblica Ceca lo scorso settembre. La più recente è della scorsa settimana contro l'Olanda, con una rimonta da 3-1 coronata da una vittoria ottenuta nel finale, grazie ad un'intensità mantenuta sino alla fine nonostante un gruppo formato da molti giocatori inesperti in campo. Una vittoria che è il modo migliore per arrivare ad affrontare i campioni del mondo in casa loro, specie per la fiducia che ha regalato ad una squadra incapace di vincere sino a pochi mesi fa. LEGGI: Hannover, Cherundolo saluta il calcio. "Danke, Captain!" "Sicuramente ci ha dato fiducia", ha detto il portiere dell'Aston Villa Brad Guzan. “Ci ha fatto capire che quando ci sono match difficili, con grands quadre, in stadi complicati, possiamo vincere”. "Quando giochi coi top team mondiali puoi sempre perdere o fare brutta figura. Ma quando vinci, sorprendi queste grandi squadre, quei match ti dicono che sei in grado di farcela", ha spiegato Klinsmann. Uno dei punti di JK di questi anni è stata proprio la fede e il suo affidarsi ai giovani. Un modello speculare a quello messo in piedi nella costruzione della Germania del periodo 2004/06, base di quella che poi ha vinto nel 2014 in Brasile. Questo il senso del portare agli scorsi Mondiali giovani quali Julian Green, DeAndre Yedlin e John Brooks, cui se ne sono aggiunti tanti altri in 12 mesi, e serve pazienza. Una pazienza che sta pagando. Per esempio, Jordan Morris - ancora universitario - è andato in gol in Messico ad aprile e ha piazzato un assist vincente ad Amsterdam. Gyasi Zardes, promettente attaccante dei LA Galaxy, è stato un pericolo costante contro l'Olanda, trovandosi spesso coi compagni. Persino lo spesso deludente Bobby Wood ha fatto vedere flash che danno speranza. “Quello che devono fare è mantenere lo standards che hanno appena mostrato, La nostra speranza è che continuino a fare quello che stanno facendo". LEGGI: Olanda vs USA 3-4. Gli Stati Uniti espugnano Amsterdam per la prima volta! Klinsmann è uno che ama sperimentare, e mentre viene accurate di non dare identità alla Nazionale USA, questa in realtà ore mostra di essere molto flessibile. Il 4-1-4-1 presentato ad Amsterdam sembra ideale per i match in cui gli americani non si aspettano di tenere palla. Uno schema che intasa il centrocampo dando anche più scelta nel passaggio, e con le ali adatte può evolvere in un 4-3-3 d'attacco. Il problema venerdì è stata però la difficoltà di limitare i rifornimenti agli attaccanti olandesi, come dimostra la doppietta di Huntelaar. Come correzione basterebbe però una maggior aggressività in copertura. Inoltre lo schema ha permesso a tutti i giocatori USA di giocare nel ruolo preferito. Michael Bradley si è sentito libero nel suo muoversi box-to-box grazie alla copertura garantita da Kyle Beckerman e dal supporto in avanti di Alfredo Morales, riuscendo a dedicarsi alla costruzione del gioco ed agli assist per i compagni, in cui è il migliore dei suoi. Klisnmann spera di vedere un match simile da parte dell'ex romanista anche a Colonia, come darà uno sguardo più intenso a Danny Williams, il mediano del Reading che ha mostrato del potenziale da quando è rientrato in Nazionale lo scorso marzo. Qualche problema rimane in difesa, in cui Brooks, Ventura Alvarado e Brek Shea devono ancora crescere. Molti i problemi messi in mostra contro l'Olanda, con avversari lasciti spesso troppo liberi. Per questo ​Klinsmann potrebbe rispedire Fabian Johnson in difesa. Nonostante sia capace di rendersi pericoloso in fase propositiva, il laterale dei Mönchengladbach sembra al momento capace di dare maggiori garanzie del terzino destro del Norimberga, Timothy Chandler, sino ad oggi ancora incapace di una prestazione convincente in maglia a stelle e strisce. Della Germania si sa tutto. Con in vista il match di qualificazione ad Euro 2016 contro Gibilterra, vittoria scontata per i tedeschi che però in questo momento sono secondi nel gruppo A dietro la Polonia e a pari merito con la Scozia a dimostrazione del fatto che la compagine teutonica ha sofferto un po nel post mondiale dove di fatto è cominciato un nuovo ciclo con il ritiro di alcuni senatori come capitan Lahm e il grandissimo Miro Klose che ha appena deciso di continuare un altro ann con la Lazio. il team del CT Joachim Löw avrà a disposizione al RheinEnergie Stadion molti dei suoi migliori, come Bastian Schweinsteiger, Mesut Özil, il neo juventino Sami Khedira, André Schürrle e Mario Götze. Non ci sarà il viola Mario Gomez, mentre sarà presente l'interista Lucas Podolski. Assenti numerosi nomi di primo piano, come il portiere Neuer, Muller e Tony Kroos. Negli ultimi otto scontri diretti si registrano tre successi degli Usa e cinque della Germania (zero i pareggi).

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La Nasl, lega nata nel 2009 da una scissione della USL, capitanata allora dal commissioner Francisco Marcos sta attraversando un periodo più che mai incerto, sia per via della USL, che spalleggiata dalla MLS è arrivata a contenere ben 24 squadre tra nuove franchigie e squadre B della prima divisione su modello tedesco, che dalla MLS stessa che cerca di minare le basi della Nasl cercando di inglobare le due franchigie o di aprire nuovi team spalleggiati da tycoon dei media o impresari di altre franchigie delle leghe pro sport americane più radicate quali NFL ed NBA in testa. Così nel 2017 il patron degli Atlanta Falcons, Arthur Blank, inaugurerà sia un nuovo stadio per la sua franchigia di football utilizzabile anche per il soccer, sport per il quale saranno disponibili 23.000 posti ma in caso che la comunità locale, invero mai interessata al soccer, dovesse innamorarsi della nuova franchigia pro soccer che debutterà nello stesso anno di inaugurazione della nuova casa dei Falcons come è successo in quel di Seattle, allora altri anelli verrebbero aperti e resi disponibili per i nuovi amanti dello sport mondiale e non più straniero. Certamente Atlanta ha una tradizione alle spalle, qui nacquero gli Atlanta Chiefs, capitanati allenati e poi gestiti dal compianto Phil Woosnam, commissioner della NASL originale che proprio nei sotterranei del Fulton County Stadium teneva i primi congressi della lega negli anni più difficili. A livello di pubblico però sia i Chiefs della lega calcistica più famosa d’America che gli Atlanta Silverbacks, militanti prima nella USL ed approdati poi nella nuova Nasl dopo uno stop di due anni, non hanno mai brillato per pubblico al seguito, ma si era già detto anni addietro, l’arrivo della MLS e dei grandi sponsor potrebbe cambiare le cose come si è già visto in passato. Grazie alle conoscenze nel mondo dell’economia e delle corporazioni del fondatore Alan Rothenberg e in un passato più recente dell’attuale commissioner Don Garber, la MLS ha saputo creare franchigie di successo sia a livello di palmares che di pubblico laddove non c’era un seguito né una tradizione calcistica, Columbus e Salt Lake City in testa, ma tralasciando alcune città quali Montreal, Seattle e Portland, dove anche a livelli di divisioni minori le squadre locali registravano discreti exploit di pubblico, una delle storie più di successo create dalla MLS è stata quella del Toronto FC, squadra che dall’anno della sua fondazione non ha mai raggiunto i play-off ma che è mediamente seguita da ben ventunomila tifosi che affollano il BMO Field. Ciò laddove il Toronto Lynx della USL, squadra dove ha esordito la vedette della nazionale canadese Dwayne De Rosario, riusciva a portare nel proprio stadio appena duemila spettatori, questo perché la presenza di una lega di prima divisione con copertura televisiva e grandi sponsor solleva l’interesse della comunità sportiva locale e fa si che tutto ciò inneschi un circolo virtuoso che porta all’aumento di interesse per il soccer, maggiore copertura, spondor, redditività, merchandising venduto, e conseguente innalzamento del livello di gioco espresso in campo anche (ma non solo) attraverso l’acquisto sia di stelle straniere alcune al termine della carriera altre con ancora molto da dire, che del richiamo in patria di molti giocatori della nazionale maggiore e under 20 che sempre più si fanno rispettare in Europa. In tutta questa situazione la Nasl del commissioner Bill Peterson rischia di rimanere schiacciata, perché sicuramente con l’arrivo dei big boys nella capitale della Georgia i Silverbacks dovranno chiudere o rilocarsi, ma ancor più male fa la recente notizia che dal 2018 una delle franchigie più di successo della lega, vale a dire i Minnesota United, già Minnesota Stars, abbandoneranno la Nasl per approdare in MLS. Il commento rilasciato dal commissioner Bill Peterson trasuda amarezza da tutti i pori quasi a voler dire che i Minnesota United si sono venduti la primogenitura per un piatto di lenticchie, affermando che negli Usa il passaggio da una lega all’altra non è determinato dalla competitività ma dall’ammontare di soldi che la MLS avrebbe offerto al patron Bill McGuire per passare da una lega all’altra. L’amarezza del front office della Nasl è comprensibile visto che il Minnesota United è uno dei fiori all’occhiello della lega e quando la società versava in brutte acque fu la Nasl stessa a gestirla per evitarne il fallimento il che sarebbe stato una brutta macchia per la giovane lega visto che gli allora Minnesota NSC Stars erano nati sulle ceneri degli storici Minnesota Thunder, che durante la scissione avvenuta nel 2009 avevano optato di entrare nella nuova Nasl ma erano falliti prima di poterne far parte. Ma analizzando la situazione si comprende che al di là delle parole di Peterson la realtà è diversa. Certamente a livello competitivo alcune squadre della Nasl possono competere con la MLS, New York Cosmos in testa ma anche gli stessi Minnesota United, San Antonio Scoprions e Fort Lauderdale Strikers, ma le altre franchigie difficilmente lascerebbero gli ultimi posti della propria conference semmai approdassero in MLS con le rose attuali. In più la scelta di McGuire era obbligata, in quanto la MLS era seriamente intenzionata ad approdare a Minneapolis, e se il Minnesota United avesse detto di no il loro destino sarebbe stato segnato in quanto era già presente una cordata capitanata dalla franchigia di football dei Minnesota Vikings pronta ad impiantare una squadra MLS, così come è accaduto ad Atlanta e come potrebbe forse accadere un giorno non lontano a San Antonio, dove già gli Spurs si erano detti anni fa interessati a creare una franchigia pro soccer partendo forse dalla USL Pro per arrivare successivamente in MLS, e tutt’ora Don Garber ha rivelato che nei prossimi anni la MLS potrebbe espandersi fino a comprendere ben 3o squadre, sul modello della NBA. Con l’arrivo di Atlanta ed il L.A.F.C., nuova squadra di Los Angeles che prenderà il posto dei derelitti Chivas Usa, senza scordare Minnesota il posto disponibile per la ventiquattresima franchigia è in bilico tra Miami, dove David Beckham sta cercando tra serie difficoltà di portare la MLS da dove manca dal 2001, Sacramento, dove la neonata squadra militante in USL  recante il nome di Sacramento Republic ha registrato un notevole successo sia sul campo, dove si è aggiudicata la finale USL Pro battendo i favoriti Orlando City, che in termini di pubblico superando in alcune occasioni le ventimila persone. In questa situazione la Nasl se vuole sopravvivere deve giocare d’astuzia e riuscire ad espandersi in fretta a Est ma non solo se vuole evitare di finire travolta dalla diarchia MLS-USL. Una notizia buona per la lega è il contratto firmato con la rete ESPN3 che darà così visibilità a buona parte delle squadre Nasl molte delle quali senza un contratto televisivo o legate ad emittenti locali che trasmettono solo le partite in casa. L’assenza di un contratto televisivo nazionale fu una della cause della fine della vecchia NASL , mentre la lega omonima in questo modo si assicura la visibilità sul territorio nazionale e non solo. In più è arrivata la notizia che finalmente la expansion franchise di Oklahoma City ha finalmente trovato uno stadio in cui giocare, ovvero il Miller Stadium, sito nella contea di Yukon e con una capienza di 6500 posti, il che da più credibilità alla nuova squadra in procinto di nascere, anche se sia Oklahoma City che i Virginia Cavalry che avrebbero dovuto debuttare già nella stagione 2015 non stanno scaldando gli animi delle comunità locali e sono state accolte con sostanziale indifferenza, forse perché i Cavalry sono comunque troppo vicini alla franchigia MLS di Washington. Ad Oklahoma City la USL ha già impiantato gli Oklahoma City Energy i quali stanno riscontrando un buon successo locale e sarà dura per i nuovi arrivati fare proseliti. Come diceva il presidente cinese Mao Zedong, dalle difficoltà nascono le opportunità e forse il futuro della Nasl potrebbe essere più roseo di quanto non si possa pensare se Bill Peterson studierà le dovute contromosse e verrà un po’ aiutato dalla dea bendata. Sebbene passati alla MLS i Minnesota United militeranno nella Nasl per altre tre stagioni, durante le quali la squadra sarà sempre presente nei media attendendo la loro ascesa nel calcio che conta, dando esposizione indiretta anche alla Nasl la quale potrà vendere bene la storia della franchigia di successo costruita dal niente e diventata una tipica favola americana, in più i posti in MLS non sono infiniti per cui chi vorrà investire nel soccer e non vorrà investire in quella che ora è la brutta copia della MLS ma preferirà un modello più dinamico e competitivo più vicino alla mentalità americana dovrà per forza investire nella Nasl, la quale tra le altre cose ha visto il suo livello di gioco crescere a livelli esponenziali e grazie anche ad alcune mosse di mercato e non solo continua a far parlare di se. Sicuramente l’acquisto dello spagnolo Raul da parte dei Cosmos (i quali sarebbero ancora sulle tracce dell’italiano Di Natale) ha fatto si che i media nazionali ed esteri parlassero della nuova Nasl, ma un altro avvenimento ugualmente importante anche se non si tratta dell’acquisto dell’ennesimo fuoriclasse in cerca degli ultimi ingaggi è l’acquisizione di una quota di minoranza dei Fort Lauderdale Strikers del brasiliano già di Barcellona, Inter e Real Madrid Luis Nazario Da Lima conosciuto dai più come Ronaldo. La sua presenza nell’organigramma della squadra ha sicuramente dato una mano non indifferente alla credibilità della lega, e a parte la boutade di un suo possibile ritorno al calcio giocato se gli Strikers arrivassero alle semifinali, il suo arrivo in Florida ha fatto si che tre giocatori brasilani di esperienza internazionale indosseranno quest’anno la casacca a righe giallorosse, ovvero il centrocampista Leo Moura, con esperienza e passata militanza nei più prestigiosi club brasiliani quali Vasco De Gama, Botafogo, Sao Paulo, Palmeiras, Fluminense ed anche un anno trascorso in Olanda vestendo la casacca gialloverde dell’ADO Den Haag, Marlon Freitas, anche lui centrocampista in prestito dal Fluminense e l’attaccante Stefano Pinho, lo scorso anno in Finlandia tra le fila del MYPA. Anche se non si tratta di fuoriclasse di levatura internazionale sicuramente aiuteranno gli Strikers a vincere sul campo e la lega a crescere ulteriormente a livello di gioco. In più nello stato della Florida oltre le storiche presenze di Fort Lauderdale Strikers e dei loro rivali Tampa Bay Rowdies si sono uniti gli esordienti Jacksonville Armada, i quali sembrano aver fatto breccia nel cuore degli sportivi della città, per cui i neopromossi (anche se non si tratta di una promozione ottenuta sul campo visto il differente sistema sportivo americano rispetto al resto del mondo) Orlando City dovranno contendersi i tifosi con ben tre franchigie Nasl due delle quali radicate nelle comunità locali, e se Beckham non dovesse riuscire ad aprire il suo club MLS la battaglia della Florida volgerebbe a favore della Nasl, con uno smacco non indifferente per la lega di Don Garber. Spostando lo scontro a New York, i Cosmos continuano a far parlare di se e non solo per Raul, ma per il ritorno alla politica internazionale delle origini, la quale ha fatto si che la squadra di Savarese disputasse amichevoli internazionali in Cina ed America latina, e la notizia che il 2 Giugno disputeranno un’amichevole contro la nazionale cubana in quello che è stato uno degli stati canaglia più odiati dagli Usa fin dal 1960, anno della rivoluzione castrista, li ha sicuramente (ri)consegnati ad una dimensione storica che trascende lo sport, dando ancora una volta grande visibilità alla Nasl che specie a New York è schiacciata tra due fuochi, i New York Red Bulls ed i neonati New York City F.C., franchigia satellite degli inglesi del Manchester City che al loro esordio casalingo allo Yankee Stadium hanno totalizzato ben quarantatremila spettatori. La sopravvivenza dei Cosmos e della Nasl nella grande mela dipenderà molto dalla costruzione dello stadio nella contea di Belmont che aspetta l’approvazione da ben due anni. Erik Stover, direttore generale dei Cosmos si è pubblicamente lamentato dei tempi di attesa eccessivamente lunghi, parere condiviso anche dalla società concorrente che vorrebbe costruire nello stesso lotto edilizia residenziale e casinò. Questo lasso di tempo eccessivo ha fatto si che anche più politici di schieramenti diversi  prendessero in esame la questione, per cui sicuramente i tempi di attesa si accorceranno considerevolmente, e se i Cosmos riusciranno a costruire il proprio stadio si saranno assicurati la sopravvivenza e quella della lega in cui militano con un’altra spina nel fianco di Don Garber. In ogni caso la Nasl sa che se vuole crescere deve farlo in tempi brevi, l’ora delle decisioni irrevocabili è vicina e Bill Peterson parla già di una possibile nuova espansione in Canada, con possibili scelte Hamilton e Calgary. La città di Calgary ospitò nel 1982 i Calgary Boomers, che sebbene durarono un solo anno totalizzarono una presenza media di diecimila spettatori, non male per una lega in profonda crisi ed una squadra non eccezionale, per cui se la lega capitanata da Peterson riuscisse a creare una terza squadra canadese oltre le già esistenti Edmonton ed Ottawa creerebbe un altro contraltare alla MLS che nel paese della foglia d’acero ha Montreal, Toronto e Vancouver. A mio parere personale però la lega dovrebbe, visto che si parla da tempo di una nuova espansione ad est in quel di Los Angeles probabilmente revitalizzando gli Aztecs, coinvolgere David Beckham in caso non avesse successo a Miami approfittando della sua popolarità maturata in sei anni di militanza nei Galaxy schiaffeggiando così la MLS, coinvolgere Las Vegas in una possibile nuova expansion franchise visto il rifiuto degli alti papaveri della MLS, spostare le franchigie di Oklahoma e Virginia – a meno che inaspettatamente si rivelassero squadre di grande successo a livello di pubblico  - a Des Moines e Detroit, magari creando una nuova incarnazione dei Detroit Express. In Iowa la franchigia dei  Des Moines Menace milita in PDL e riesce a portare allo stadio mediamente dalle tremila alle quattromila persone  pertanto la nascita di una franchigia pro soccer con la giusta visibilità e sponsorizzazioni creerebbero lo stesso effetto della nascita del Real Salt Lake nello Utah, uno stato sostanzialmente senza una tradizione calcistica di livello. A Detroit il soccer professionista manca da troppi anni, ed una rivitalizzazione degli Express in chiave un po’ vintage anche a ricordare gli anni d’oro della città, ora in profonda crisi economica e sociale, potrebbe avvicinare al neonato sodalizio Nasl una considerevole moltitudine di appassionati che si stringerebbero attorno ai loro beniamini togliendo alla MLS una città dove hanno dichiarato più volte di potersi espandere. Con il 2017 anche i Silverbacks dovranno rilocarsi e il posto migliore dove andare sarebbe a mio avviso la california, Oakland o Anaheim, dove già la NASL originale creò gli Oakland Clippers e Oakland Stompers e i California Surf o perché no San Diego ricreando i mitici Sockers con una partnership con l’attuale squadra indoor omonima, La MLS è già presente con Los Angeles Galaxy e San Jose Earthquakes e dal 2017 arriverà anche l’L.A.F.C., ma l’amore dei californiani di nuova generazione per il soccer, unito ad una sempre più numerosa presenza di latinos ed una sapiente campagna di marketing e pubbliche relazioni farebbe si che ci sarebbe posto anche per la Nasl, chi vivrà vedrà.

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