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Marco Borriello a New York?
Scritto il 2014-10-10 da Giacomo Costa su Calciomercato
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Marco Borriello sarebbe stato cercato dal New York City FC, questo è quel che riporta Gianluca Di Marzio sul suo sito. Il 32enne alla Roma è chiuso dagli altri giocatori e già a gennaio 2014 era partito in prestito, al West Ham.

L'ex Milan potrebbe sposare un progetto importante come quello dei newyorkesi che esordiranno nella MLS a marzo. Bisogna andarci cauti su questa "voce" dato che Borriello non è di certo il primo calciatore accostato al New York City. Si era già parlato di Torres, Xavi e molti altri.

Borriello, comunque, dovrebbe trattarsi di una scelta di ripiego: allo Yankee Stadium hanno già portato Lampard e Villa, questo vuol dire che rimane solo un altro posto da Designated Player. Borriello è un ottimo giocatore, ma sarebbe da valutare l'adattamento a un campionato diverso come la MLS, dove per un attaccante serve anche forza atletica, e a un partner come Villa. Inoltre il calciatore non gode di grande popolarità negli Usa e a New York.

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E' un po' la sorpresa della MLS 2014 Bradley Wright-Phillips, attaccante inglese attuale capocannoniere nella lega americana, e sicuro candidato al premio MLS MVP (miglior giocatore), oltre che fratello del più famoso Shawn Wright-Phillips. Tanti gol sino ad ora (ben 18, ad uno solo dal record di Juan Pablo Angel, ma con ancora 11 match da giocare), e alcune super prestazioni come contro l'Arsenal o con le MLS All-Sars contro il Bayern Monaco, hanno attirato l'attenzione di vari club a livello internazionale - come confermato dal DS dei NYRB, lo scozzese Andy Roxbourgh - e dei media del suo paese, a comiciare da The Guardian, che gli ha dedicato un ampio servizio con tanto di intervista che dà spazio ai ricordi del giocatore, a cominciare dal suo primo viaggio a NY, allora tredicenne.. “Fu un qualcosa di speciale. Ho dei parenti a New York. E quando ero lì io e mio cugino comprammo una maglia dei MetroStars. penso fosse della Nike, e ci piaceva il rossonero. E adesso, anni dopo, sto giocando per i New York Red Bulls [la reincarnazione degli ex New York/New Jersey MetroStars].” Wright-Phillips lo scorso anni si è ritrovato col contratto scaduto al Charlton Athletic e con la possibilità di allenarsi coi New York Red Bulls. Un provino trasformatosi in contratto, e che gli ha permesso di trovarsi a giocare accanto a nient'altri che Thierry Henry, e di diventare capocannoniere della Major League Soccer. "Avevo stottostimato la MLS. O non ci avevo pensato. E poi mi sono trovato qui, ho guardato alcune partite, con squadre che ce la mettevano tutta. Ed essendo a New York, non c'è città migliore in cui stare, con le migliori strutture che abbia avuto da quando ero al Manchester City o al Southampton. Qundi ho pensato, 'Perché no? E ho colto l'opportunità". Una scelta quella di Wright-Phillips, che segue quella di altri connazionali come l'ex centrocampista del Derby County Giles Barnes, che sta facendo bene alla Houston Dynamo. Una crescita che indica un trend che significa che la MLS si sta integrando pienamente nel "football business" globale, senza contare i super ingaggi dei vari David Beckham, Henry e, più recentemente, David Villa, Frank Lampard e Kaká che nel 2015 giocheranno con le expansion franchises New York City FC (Villa e Lampard) e Orlando City (Kaká). Qualche giocatore - quale l'ex terzino di Arsenal, Chelsea e Nazionale inglese Ashley Cole - passato alla AS Roma invece di volare oltre oceano, ha invece parlato male della MLS. Wright-Phillip è stato invece più pragmatico: Posso capirlo, se sei un top player in Premier League con la voglia di andare solo in un altro club di Premier, ma non era quella la mia situazione. Giocare qui non è differente dal giocare nel Championship o in una buona squadra di League One … e non crederete al numero di chiamate e sms che ricevo ogni settimana da giocatori che vogliono venire qui. Wright-Phillips è comprensibilmente cauto in relazione a qualsiasi voce di trasferimento, e insiste su come si trovi bene a New York, che ha visto come un nuovo inizio. E quando gli si chiede dell'esperienza con le All-Stars si anima: “Non sapevo cosa aspettarmi, ma sono stati tre giorni bellissimi, anche solo incontrare i ragazzi e giocare con loro. Mi piacerebbe vedere una cosa del genere in Premier League? Ci stavo pensando in aereo tornando da Portland. In realtà sin da bambino ho sognato di vedere una squadra con i migliori giocatori della Premier League contro i migliori di Serie A e Liga. So che sarebbe difficile, ma ne parlerei coi miei compagni: "Immagina Thierry Henry in attacco con Wayne Rooney…’ Giusto qualcosa che fosse un riconoscimento per i migliori a fine stagione. Penso sarebbe grande. Tanta Premier League. “Certo! mi alzo alle 7 o quando serve, e qui ci sono tutte le partite in diretta. Non penso che la gente in Inghilterra si renda conto di quanto calc io guardiamo qui, Non mi manca. Chi arriverà tra i primi 4 quest'anno? Di solito è facile - l'Arsenal è la mia squadra e si è rafforzata. Manchester City e Manchester United saranno lì, come il Chelsea. Sulle retrocessioni non saprei. La lega migliora anno dopo anno, e le squadre promosse rischiano se non comprano, ma non ho idee [su chi rischia]” Il gol di Wright-Phillips con le MLS All-Stars. Photo: Steve Conner/Icon SMI/CorbisPuò sembrare strano venire fuori dalla bolla del calcio inglese diritti dentro un'altra cultura. Wright-Phillips menziona come la classica mentalità dei giocatori inglesi del genere "abbiamo inventato il calcio" possa fermare qualcuno dal guardare oltre casa propria quando invece ci sono crescenti e realistiche opzioni di carriera da altre parti. E per quanto riguarda lui? “Finché gioco bene sono felice, e sono felice dovunque giochi". Al momento, è molto felice, conclude il Guardian. Fonte: The Guardian

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La compagnia austriaca Red Bull Gmbh, fondata nel 1984 dal magnate austriaco Dietrich Mateschitz, il quale volle creare una bevanda energetica ispirandosi a prodotti già esistenti nel sud est asiatico, è diventata negli anni un global brand riconosciuto in tutto il mondo. Una parte della sua dirompente strategia di marketing è stata investire nello sport. Per questo motivo ha creato due scuderie di formula uno, la Red Bull Racing e la Scuderia Toro Rosso, due squadre di hockey, l’E.H.C. Red Bull Muenchen in Germania e l’ Eishockeyclub Red Bull Salzburg in Austria, città dove è stata fondata la ditta. Dopo aver investito persino negli sport estremi tra i quali no snow board e il windsurf e creato alcuni avvenimenti ad hoc la multinazionale tirolese ha investito naturalmente anche nello sport più bello del mondo, creando squadre di calcio ad ogni angolo del pianeta. La prima creatura di questa nuova strategia è stata la Red Bull Salzburg, creata sulle ceneri dello storico club locale Austria Salisburgo nel 2005, con cambio di blasone, nome e colori sociali, scelta che ha creato non pochi malumori nella tifoseria locale tanto da far si che i tifosi scontenti del cambiamento fondassero una nuova squadra con gli stessi colori e nome dell’originale che ora milita in terza divisione. A questo acquisto sono seguiti la fondazione della Red Bull Ghana in Africa, Red Bull Leipzig in Germania, attualmente nella serie B tedesca, Red Bull Brasil, squadra dello stato di San Paolo anch’essa partita dalle divisioni inferiori ed arrivata alla serie B brasiliana. Nel 2006 la Red Bull Gmbh ha diramato i suoi investimenti sportivi anche negli Stati Uniti acquistando dalla AEG, colosso delle comunicazione americano, gli allora New York Metrostars. A quel tempo la lega pro soccer americana, la MLS, non versava in buone condizioni ed annoverava al tempo appena tre investitori che gestivano più franchigie, per cui l’acquisto della squadra newyorkese da parte delle multinazionale austriaca fu salutato come un’ottima cosa da entrambi i lati, sia per l’azienda produttrice del soft drink energetico che trovava così nuovi pascoli da poter sfruttare, sia per la lega che allargava così il proprio novero di investitori e che con la Red Bull tra di essi acquistava così un tocco di internazionalità ed un ritorno di immagine non indifferente mostrando al mondo che investire nel soccer Usa stesse finalmente diventando redditizio. La scelta non è stata vista bene da molti tifosi, nonostante a differenza dell’Austria Salisburgo, i Metrostars e la MLS esistevano da appena una decade e il soccer negli Usa, sebbene nei fatti non sia esattamente così, era ed è visto ancora come uno sport nuovo ed in ascesa. Ma New York, fin dalla notte dei tempi dei sodalizi etnici fondati dagli emigranti arrivati da tutto il mondo ha comunque una forte tradizione a livello di soccer ed i suoi appassionati sono comunque più difficili da accontentare rispetto a quelli di altre latitudini del paese delle opportunità e degli hamburger, tanto che il forum dei tifosi della squadra si chiama ancora Metrofanatic.com e quando si riferiscono alla squadra la chiamano ancora Metrostars invece di Red Bulls. Questo cambio di nome ha così creato malcontento quasi quanto in Austria ed ha allontanato dagli spalti molti appassionati che mai e poi mai tiferebbero per una squadra nata fondamentalmente per fare pubblicità a un soft drink per giunta straniero. Questo disamore intorno alla squadra si è sviluppato anche perché in una tale situazione la nuova dirigenza avrebbe dovuto fare di tutto per mettere in campo un prodotto di qualità che desse spettacolo e che mietesse trofei, invece l’immagine che è trapelata sia tra gli appassionati di soccer della grande mela che tra gli addetti ai lavori è stata come la massima anno nuovo vita vecchia, perché specie nei primi anni gli uomini messi a gestire la società non si sono discostati molto dalle predenti disastrose gestioni di Charlie Stillitano e soci, e tutto questo nonostante a New York vi siano sempre stati dei nomi di impatto internazionale o giocatori che in nazionale dicevano o avevano detto il fatto loro, come grandi nomi si sono seduti storicamente su quella maledetta panchina, ma nonostante i milioni di dollari spesi la franchigia newyorkese nonostante il cambio nome è rimasta fallimentare. Tutt’ora i dirigenti sono spesso messi sotto accusa dai tifosi e dalla stampa locale, con soventi rimproveri di incompetenza e di scarso attaccamento e poca passione, ed in effetti le uniche due cose tangibili che la Red Bull ha portato a New York sono la Red Bull Arena, costruita su modello di quella presenti in Austria e Germania che dal 2010 ha sostituito il cavernoso Giants Stadium, poi demolito, e il Supporters’ Shield arrivato inaspettatamente la scorsa stagione. La Red Bull Arena ha una capienza di 25000 posti ma solitamente la media spettatori si attesta sulle 15000 unità, con punte di 18000 quando la squadra figura bene in classifica, e a parte il pessimo andamento della squadra nonostante la presenza di talento in campo, ed il cambio nome di cui si è già discusso un’altra ragione dello scarso appeal della squadra è anche perché nonostante la squadra giochi ad Harrison nel New Jersey la squadra si picca del titolo di squadra di New York, creando così un doppio effetto negativo, vale a dire allontanare gli abitanti del New Jersey che non si sentono rappresentati che gli snob newyorkesi che non considerano seriamente una squadra che gioca al di là del fiume Hudson. Questi problemi verrebbero comunque e sicuramente risolti se al posto di un’eterna incompiuta ci fosse una squadra con nomi di caratura internazionale e americani di una certa classe coadiuvati da giovani promesse in arrivo dall’accademy o dai college che mieta trofei nazionali ed internazionali e che sia conosciuta in tutto il mondo come una squadra di calcio stellare e non per via dell’accostamento ad disgustoso energy drink (de gustibus non disputandum est, si dice, ma a mio parere è disgustoso –ndr-). L’esempio più lampante anche perché proprio delle stesse terre sono i New York Cosmos, che sebbene rappresentassero nel nome la grande mela giocarono la maggior parte delle loro stagioni, tra cui quelle più memorabili, al Giants Stadium che si trovava a Meadowlands, nel New Jersey… proprio quei New York Cosmos che dopo una gestazione triennale sono tornati alla vita nel 2013 ed ora militano come allora in una lega chiamata Nasl che al momento è una seconda divisione con scarse prospettive di crescita, scarsa copertura televisiva e che rischia di venire addirittura schiacciata dalla fruttuosa partnership tra MLS e la terza divisione USL. Gli attuali Cosmos giocano a Long Island nello stadio di proprietà dell’Hofstra University, e nonostante abbiano messo in campo un prodotto di qualità che potrebbe tranquillamente competere con squadre della MLS, come dimostrato in US Open Cup proprio a spese dei Red Bulls e tenendo testa agli Union di Philadelphia, ed abbiano vinto il campionato 2013, il primo trofeo nazionale vinto da una squadra di New York dal 1995, ovverosia quando i Long Island Rough Riders allora militanti in seconda divisione vinsero il titolo U.S.I.S.L. (allora la prima divisione non essendoci ancora la MLS era la A.P.S.L.) soffre di un problema di forte decremento di presenze allo stadio, con un affluenza crollata a volte ad appena 3000 presenze. Come già scritto in passato Charles Cuttone aveva previsto tutto ciò, e per quanto i Cosmos possano riuscire con l’acquisto di grandi nomi, vincere altri campionati Nasl, fare un miglior lavoro di marketing per coinvolgere più gente possibile, amichevoli di lusso e dulcis in fundo lo stadio di proprietà a Belmont County, la prospettiva che hanno davanti è asfittica, perché a dispetto della storia e del nome e di tutto quel che potranno fare, resteranno sempre una squadra di seconda divisione, visto che la franchigia NY2 è stata infine assegnata agli arabi proprietari del Manchester City che hanno creato il N.Y.C.F.C. che pur non essendo ancora sceso in campo si sta ritagliando già una grossa fetta di appassionati, sia per i grandi nomi già ingaggiati, sia per la partnership con i New York Yankees ed il sapiente lavoro di marketing, erodendo come già detto la base di fans dello sport più bello del mondo che non seguono né Red Bulls né Cosmos, ma anche tra le basi delle due squadre newyorkesi. I Cosmos, se le cose continuano ad andare in questa maniera rischiano di chiudere per la seconda volta i battenti nel giro di pochi anni, e quand’anche riuscissero a costruire il loro stadio a meno che la Nasl non cresca rapidamente in termini di investitori, franchigie, qualità del gioco e visibilità ed appetibilità, avrebbero comunque serie difficoltà a riempirlo. Chi andrebbe a vedere Cosmos vs Oklahoma City in seconda divisione quando in città, senza contare l’offerta a livello sportivo di hockey, football, basket e baseball, puoi vedere Red Bulls vs Los Angeles Galaxy o N.Y.C.F.C. vs Washington D.C.? I New York Red Bulls non corrono lo stesso rischio ma potrebbero venire risucchiati dal vertice di popolarità che i nuovi arrivati si stanno creando e che probabilmente manterranno o aumenteranno. Dice un antico proverbio, chi è causa del suo mal, pianga se stesso, e mai agio fu più adatto sia per i Red Bulls che per i Cosmos. I primi sono stati incapaci di dare a New York quello che il popolo calcistico locale si aspettava, e questo nonostante i grandi nomi sia in campo che in panchina, quasi tre lustri gettati alle ortiche per mala gestione, per quanto riguarda i Cosmos, voci accreditate dicono che il moro mancato ingresso in MLS sia dovuto al non voler dividere con la lega di Don Garber i proventi del marchio nonostante gli fosse stato offerto di entrare in MLS per sessanta milioni di presidenti morti invece dei cento pagati dal Manchester City. Certamente le colpe in trattative di questo genere non sono mai solo da un lato, ma oramai è inutile piangere sul latte versato. Garber ha parlato chiaro, non ci sarà posto per una NY3 in MLS, per cui per salvare capra e cavoli bisognerebbe forse, come già scritto su Empire of Soccer da Patrick MacDonald, che la Red Bulls cambi leggermente la sua politica e acquisti il marchio Cosmos, denominando così i Red Bulls New York Cosmos con lo sponsor del loro energy drink sulle maglie verdi della squadra che fu di Péle, Chinaglia, Beckenbauer e Carlos Alberto per tacer degli altri. La differenza tra l’Austria Salisburgo ed i Cosmos è sostanziale, per quanto molto più antica, la squadra austriaca non è un marchio globale, ma solo una squadra che ha vinto alcuni trofei in un campionato ristretto e modesto come quello austriaco ed è quasi sconosciuta fuori dai suoi confini e in passato aveva già cambiato nome (ma non maglie e stemma) a seconda dello sponsor, basti ricordare nel ’94 quando arrivarono in finale Uefa con l’Inter la denominazione del sodalizio era Casinò Salisburgo. Per quanto riguarda Red Bull Leipzig e Red Bull Brasil erano squadre semiprofessioniste che giocavano in campionati modestissimi e senza lustro e blasone alcuno. Il marchio Cosmos invece evoca una storia prestigiosa e vittoriosa che anche ora sebbene in chiave minore evoca una mentalità ed una squadra vincente, per cui una fusione tra le due società magari con la Sela Sport come socio di minoranza sarebbe la soluzione migliore per le due squadre, per la città di New York e per la MLS. Altra ragione per cui questa soluzione sarebbe quella più adatta è perché gli allora Metrostars avrebbero voluto chiamarsi Cosmos, ma chi al tempo era detentore del marchio, Peppe Pinton, già assistente di Chinaglia, non volle vendere i diritti perché sosteneva che la MLS per via della sua politica di salary cap molto angusti e la sua entità unica non avrebbe onorato lo storico marchio, e i tentativi di appropriarsene sono stati molteplici, ma senza successo. Se così non fosse stato i Metrostars non avrebbero messo in panchina Eddy Firmani, che aveva portato i Cosmos alla vittoria del campionato NASL 1977 e che anche in seguito aveva regalato alla squadra pagine di gloria rimaste scolpite negli annali. Altro indizio è l’inaugurazione della Red Bull Arena con l’amichevole Red Bulls vs Santos, una squadra brasiliana che oggi sebbene abbia recentemente vinto una Copa Libertadores non è da tempo nell’elite del calcio mondiale ed è conosciuta nel mondo solo perché era la squadra dove militava Pélé, proprio quel Péle che nel 1975 sarebbe arrivato ai Cosmos iniziando la soccer devolution che ha portato nei decenni gli Usa ad essere una squadra da non sottovalutare a livello mondiale ed una potenza continentale. Questa soluzione sembra al momento fantasiosa ma allo stesso tempo molto realista e potrebbe essere conveniente per tutti. Storicamente il buon senso non è mai stato merce reperibile facilmente nella storia del soccer Usa, e lo vediamo anche oggi nella guerra tra le leghe minori, l’esistenza di due leghe femminili e due leghe indoor, ma quando gli odi e le divisioni sono state messe da parte il soccer ha fatto passi da gigante in poco tempo. Chi vivrà vedrà

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Se si dovesse tracciare il bilancio della Spring Season e della Us Open Cup dei Cosmos con una parola sola, questa sarebbe amarezza. Amarezza perché come scritto nelle carte trevigiane per un punto Martin perse la cappa, e così è stato per New York, per un punto la squadra di Savarese si è vista sfilare davanti i Minnesota United, e a nulla è valsa la vittoria interna contro l’expansion franchise degli Ottawa Fury con rete di Noselli durante il Chinaglia day. La squadra era partita a razzo vincendo 4-0 contro gli Atlanta Silverbacks ed espugnando Edmonton la settimana successiva ma poi sono arrivate le sconfitte con San Antonio ed in Carolina, entrambe immeritate, e lì un’altra volta sono venuti a galla i problemi della passata stagione, la difficoltà della squadra di tramutare in goal il possesso palla. Ma in casa dei Cosmos le lamentele ed i piagnistei non sono ben visti, per cui poco tempo dopo la banda Savarese è subito ripartita con una vittoria in casa contro i futuri vincitori del titolo, ma l’errore madornale che ha portato alla mancata vittoria della Spring Season è stato il pareggio per 1-1 in casa contro l’ultima della classe, vale a dire gli Indy Eleven, e a nulla è valsa la vittoria contro Ottawa, giocata peraltro in posticipo serale a bocce ferme visto che in virtù del pareggio per 3-3 contro i Tampa Bay Rowdies, i Minnesota United si erano aggiudicati il titolo di apertura, con doppia dose di amaro per Savarese & c. perché in virtù di una migliore differenza reti, anche se le due squadre fossero arrivate a pari punti, il titolo sarebbe stato assegnato ai Cosmos. Sicuramente se la stagione primaverile della Nasl non fosse stata ridotta ad appena nove giornate per via dei mondiali i Cosmos avrebbero sicuramente avuto tempo per recuperare e vincere il titolo, ma in una situazione anomala come la Spring Season 2014 New York non ha avuto il tempo di recuperare. Un altro dato dolente della stagione è stata l’affluenza, crollata durante alcune partite casalinghe a poco più di 3000 unità. Con San Antonio erano stati venduti circa 3000 biglietti che se si sommano al 3500 abbonati avrebbero portato all’Hofstra Stadium 6500 persone ma quel giorno New York era stata investita da un terribile temporale, mentre contro Minnesota si giocava di lunedì sera, per cui il numero esiguo di spettatori era giustificato dalle situazioni contingenti, ma anche successivamente il problema si è ripresentato mettendo in allarme tifosi ed addetti ai lavori. Charles Cuttone,  una delle penne di spicco del soccer newyorkese aveva previsto questo calo di affluenza in uno dei suoi articoli, altre persone hanno dato la colpa se così si può dire al fatto che durante la Spring Season le scuole sono ancora aperte e i campionati degli sport più genuinamente americani ancora in corso, in più New York è la capitale mondiale dell’entrateinment, e nonostante il marchio Cosmos sia epico, al presente rappresenta una squadra che seppur di qualità gioca in una seconda divisione con scarsa copertura televisiva, in più c’è chi accusa l’ufficio marketing di non reclamizzare abbastanza il marchio confidando troppo nel passato epico. Per quanto incisivo e per quanto la squadra è anche attiva in iniziative sociali o inaugurazioni di cliniche, mai come ora quel che conta è il presente, e le magagne vere o presunte di chi dovrebbe occuparsi della comunicazione sono venute fuori mettendo a confronto l’operato del front office dei Cosmos con la campagna di sensibilizzazione faraonica che sta compiendo al momento la franchigia satellite del Manchester City che dall’anno prossimo prenderà casa allo Yankee Stadium, vale a dire i New York City F.C., che a parte gli acquisti di David Villa, Frank Lampard e a quanto pare anche Xavi stanno realmente creandosi una base di tifosi tra gli appassionati di baseball grazie alla partnership con gli Yankees, tra chi segue la EPL (evitando l’errore dei Chivas Usa che hanno trasportato il proprio nome e marchio negli Usa come se fossero una squadra messicana che giocava in MLS) sia tra chi è tifoso o simpatizzante del Manchester City sia tra chi non lo è, accaparrandosi anche una fetta tra chi non segue i Red Bulls per via della locazione non considerandoli di New York ma del New Jersey mentre il N.Y.C. F.C. giocando nel Bronx può fregiarsi di dire di essere la squadra della Grande Mela e i puristi che mai seguirebbero una squadra col nome di un soft drink. Tutto questo va a scapito dei Cosmos che se vorranno sopravvivere dovranno veramente invertire la rotta e fare in modo di ottenere tutta l’esposizione possibile se vogliono mantenere una base di tifosi sufficiente per sopravvivere e restare sulla cresta dell’onda coniugando un passato epico con un presente di altra qualità ma anche sensibilizzando tifosi e simpatizzanti e il lavoro da fare è molto considerata l’apaticità degli sportivi di Long Island. Comunque durante l’ultima partita di campionato l’affluenza si è attestata ancora sulle 6400 unità, dato che lasciava ben sperare per la Fall Season imminente ma purtroppo nel debutto casalingo della Fall Season contro San Antonio il problema dell’affluenza anemica si è ripresentato con appena 3800 paganti dispersi all’interno dell’ Hofstra Stadium. Per quanto riguarda la Us Open Cup anche in questa competizione l’amaro in bocca è il leit motiv, dopo aver agevolmente sconfitto la squadra amatoriale dei Brooklin Italians, militanti nella NPSL, si sono imposti per 3-0 sui New York Red Bulls, con doppietta di Mads Stokkelien e rete del 3-0 di Alessandro Noselli, ma nel turno successivo sono stati sconfitti per 2-1 ai supplementari dai Philadelphia Union con un discutibile rigore trasformato dal francese Sebastien Letoux dopo che l’arbitro aveva negato la massima punizione per un evidente fallo in area su Stokkelien. Al di là dell’arbitraggio a tratti scandaloso i Cosmos hanno tenuto testa ad una squadra molto più motivata in campo di quanto non lo fossero stati i New York Red Bulls nel turno precedente, giocando in trasferta e senza la propria punta di diamante, vale a dire il brasiliano Marcos Senna, infortunio al quale si aggiungono quello dell’attaccante Diomar Diaz e della punta olandese Hans Denissen che durante la Spring Season non è sceso in campo. Sicuramente durante la Fall Season i giocatori sopra nominati torneranno in forma e aggiungeranno ulteriore lustro e valore ad una squadra che ha già un ottimo telaio e che si candida tra le vincitrici del Soccer Bowl 2014, sperando che nel frattempo si abbiano notizie sullo stadio nella contea di Belmont o soluzioni alternative a breve termine e che un’ulteriore trofeo in bacheca, magari coadiuvato dalla Woosnam Cup, la risposta della Nasl al Supporters Shield della MLS, cementi ulteriormente la base di tifosi e ne porti di nuovi, facendo si che l’erosione di appassionati di soccer a stelle e strisce e non solo avvenga prevalentemente a danno dei Red Bulls. In tutto questo tourbillon di notizie ed avvenimenti colpisce il silenzio su Raùl. L’ex nazionale spagnolo stella del Real Madrid e Schalke 04 era stato dato come acquisto dei Cosmos dal popolare giornale spagnolo AS già dai primi di maggio, e tutto questo dopo mesi di notizie comparse sul web recanti notizie di una trattativa tra la squadra di Savarese e i qatarioti dell’Al Sadd, con tanto di foto di Raùl assieme a Marcos Senna durante il tour precampionato dei newyorkesi negli emirati. Conoscendo lo stile pragmatico e silenzioso di Seamus O’ Brien, completamente antitetico a quello del suo predecessore Paul Kemsley, questo snervante silenzio stemperato dal rumore e dal clamore della Coppa del Mondo potrebbe solo essere  foriero di novità e della notizia col botto che tutti  i tifosi aspettano, e che sicuramente farebbe balzare le vendite di biglietti e darebbe ai Cosmos quella maggior esposizione che è necessaria come l’acqua nel deserto, considerando che questo potrebbe essere l’ultimo anno di Thierry Henry ai Red Bulls, per cui i proprietari austriaci potrebbero cercare un altro designated player di grosso nome per colmare la lacuna che lascerebbe il francese e ridare un po di speranza ai propri tifosi disamorati e scontenti, e che dall’anno prossimo ci saranno anche i N.Y.C.F.C. a cui dar conto e che da come già stanno facendo capire, metteranno in campo un prodotto di qualità. L’arrivo di Raùl provocherebbe, fatte le debite proporzioni, creare lo stesso effetto che creò Pélé nell’oramai lontano 1975, ma come la vecchia NASL ed i Cosmos della Warner Bros dovettero lottare contro i “Big Four”, la lega e la squadra omonimi sembrano condannati a ripetere la loro storia, questa volta in lotta contro la MLS e due squadre professioniste nella Serie A americana nella stessa città. Si spera che questa volta la storia dei Cosmos vedrà un finale diverso di quello mestamente raccontato da Alex Yannis nel 1985 e ricordato nel finale del film documentario “Once upon a lifetime” del 2006 e che invece la conclusione sarà un happy ending. Nel frattempo i Cosmos hanno tagliato il bosniaco Peri Marosevic e questo libera appunto uno slot internazionale, mentre alcune fonti accreditate danno l’affaire Raùl ancora in corso, solo che il giocatore ha voluto estendere il suo contratto con l’Al Sadd visto l’inaspettato avanzamento in nella Coppa Campioni della AFC, l’equivalente asiatico dell’UEFA. Se, come è molto probabile la compagine del Qatar verrà eliminata dagli arabi del Al Hilal F.C. a fine Agosto l’ex stella del Real Madrid potrebbe unirsi ai Cosmos a campionato in corso, se invece ottimisticamente e contro la maggior parte dei pronostici dovesse essere l’Al Sadd a passare il turno, il fuoriclasse spagnolo potrebbe arrivare a New York addirittura per la primavera del 2015….aspettando Raul sperando che questa attesa interminabile non sia come quella dell’opera di Ionesco “Aspettando Godot”. Intanto la Fall Season è cominciata e dopo aver perso il primo incontro casalingo per 3-1 contro i San Antonio Scorpions che quest’anno sembrano essere la bestia nera dei Cosmos davanti ad appena 3800 spettatori, hanno vinto ad Ottawa rovinando la festa ai canadesi contenti per gli oltre quattordicimila spettatori presenti che hanno così battuto un nuovo record per la presenza spettatori ad una partita della Nasl. Sicuramente il blasone dei Cosmos ha contribuito non poco, ma a parte questo la squadra di Savarese si è rimessa in corsa per il titolo mettendosi alle spalle la brutta partita contro San Antonio e in più può finalmente annoverare l’olandese Hans Denissen, che pur non avendo segnato ha già fatto vedere in campo delle buone cose, ed oltre lui fa capolino l’attaccante salvadoregno Andres Flores, ex stella dell’Isidro Metapan e con un’esperienza alle spalle anche nel Viborg, tutto questo mentre si parla ancora di Adu, mossa di mercato che verrebbe vista molto bene dal suo ex compagno di nazionale olimpica Danny Sztela, mentre non si sa cosa sia successo ad Alessandro Noselli, che ha momentaneamente abbandonato la squadra ed è tornato in Italia per problemi personali o così almeno dice la società. Viene da pensare se in chiave arrivo di Raùl e visto l’arrivo di Flores sia proprio l’italiano a doversene andare e che magari stia già cercando un ingaggio in patria magari nel suo Sassuolo dove ha passato gli anni migliori, ma per ora non trapela nessuna notizia. Sarebbe comunque brutto se proprio l’italiano se ne dovesse andare specie viste le ultime cose in campionato ed Us Open Cup. Cosa succederà in casa Cosmos? Lo sapremo nelle prossime puntate.

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