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Chivas USA, stop di due anni per attuare il rebranding
Scritto il 2014-09-30 da Giacomo Costa su MLS
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Secondo quel che riporta la ESPN il Chivas USA (o come si chiamerà in futuro) dovrebbe rimanere fermo nei prossimi due anni per poter permettere ai nuovi proprietari di poter attuare il rebranding e la costruzione di uno stadio. La società, infatti, sta per essere venduta dalla MLS, che la aveva acquistata per 70 milioni a febbraio, a un gruppo di imprenditori per circa 100 milioni.

Come già sappiamo scomparirà il nome Chivas USA, così come il suo logo e "l'amicizia" con il Chivas Guadalajara della Liga MX. Nessun problema per questo, resta in piedi solo la questione Erick Torres, un 21enne di grande talento (convocato recentemente nel Messico) che la MLS vorrebbe acquistare a titolo definitivo. Non c'è da sorprendersi di questa rivoluzione, dato che la squadra è stata un fallimento in campo e fuori da esso, con partite che hanno visto lo StubHub Center praticamente vuoto con 3,000 spettatori.

L'obiettivo della nuova proprietà dovrebbe essere quello di costruire una franchigia che possa fare concorrenza ai Galaxy e che riesca ad attirare il pubblico di Los Angeles. Proprio per questo è praticamente sicuro l'addio allo StubHub Center (condiviso con i Galaxy) per un nuovo stadio, che dovrebbe sorgere nell'area della LA Sports Arena, vicino al centro città, senza che i tifosi debbano spostarsi fino a Carson e affrontare il noto traffico della città californiana.

La MLS, così, dalle 19 squadre attuali, nel 2015, passerebbe a 20 visto l'addio dei californiani e l'arrivo di New York City FC e Orlando City. Avendo poi, nelle prossime stagioni, altre tre novità da lanciare: la nuova squadra di Los Angeles, Atlanta e Miami, se Beckham riuscirà ad ottenere l'okay per lo stadio.

Mai la Major League Soccer (MLS) aveva visto un'estate di fuochi d'artificio come quella del 2015 nemmeno nel 1996, al punto di attrarre l'attenzione di media e fans di tutto il mondo. Del resto se tutto insieme si vede scendere in campo gente quale i campioni del mondo Andrea Pirlo e David Villa (sbarcato già a febbraio), o quale gli ex capitani di Liverpool e Chelsea Steven Gerrard e Frank Lampard, il suo compagno di sempre nei Blues Didier Drogba (che esordirà a giorni), l'ex Pallone d'Oro rossonero Kakà (anche lui presente da inizio campionato), fino ad un giovanotto di 26 anni adorato dalle folle messicane quale Giovani dos Santos, allora qualcosa deve essere successo oltre oceano. LEGGI: Riuscirà Giovani dos Santos a far amare la MLS ai messicani? Mai si erano viste infatti per una città come New York tante magliette con sulle spalle nomi quali "Villa", "Lampard" e ora "Pirlo", tutti del New York City FC, laddove in precedenza né i NY MetroStars poi NY Red Bulls erano riusciti a sfondare (dura se ti chiami col nome di un energy drink) nonostante grandi quali Yuri Djorkaeff o Thierry Henry. A qualcuno questa lunga serie di sbarchi di nomi altisonanti farà certamente venire in mente la NASL degli anni '70, quando nel giro di due anni a NY si palesarono prima Pelé e poi Giorgio Chinaglia e i capitani campioni del mondo di Germania e Brasile, Franz Beckenbauer e Carlos Alberto, tutti in maglia Cosmos. A fianco a loro in quegli anni il pubblico americano poté ammirare quel che restava dei vari Johann Cruyff, George Best, Gerd Muller, Kazimierz Deyna, fino ai fantasisti inglesi negletti da Don Revie, quali ad esempio Rodney Marsh, Peter Osgood e Charlie George. Il primo della nouvelle vague dei grandi nomi MLS fu David Beckham nel 2007, che accese i riflettori sulla lega USA. Oggi Gerrard, Pirlo e Lampard non hanno certo il suo appeal, ma la strada è quella indicata dall'ex United e Real Madrid, il cui trasferimento a LA mentre era ancora in piena carriera rese "legittima" la MLS agli occhi dei suoi colleghi in giro per il mondo. E al primo giro Becks fu seguito dai vari Juan Pablo Angel (ex Aston Villa), il messicano Cuauhtemoc Blanco (capace di riempire solo lui lo stadio del Chicago Fire), il deludente brasiliano Denilson a Dallas, Guillermo Barros Schelotto protagonista nella MLS Cup vinta da Columbus, e altri, fino a Thierry Henry. LEGGI: Garber: Al top grazie a Beckham e ai fans Le cifre di oggi corrispondono a quelle guadagnate da Beckham, se non di più a livello base: Pirlo guadagnerà sugli 8,5 milioni più 2 di bonus; Lampard e Gerrad intorno ai 6. Tutte cifre extra salary cap, dato che ognuno di loro peserà massimo $436,250 sui $3.49 milioni assegnati ad ogni squadra per gli ingaggi. Il resto è paato dai titolari delle singole franchigie. Il timore di alcuni oggi è che la MLS possa essere avviata sullo stesso percorso che portò la NASL al fallimento a inizio anni '80, diventando una "retirement league". LEGGI: Stipendi MLS, Gerrard e Lampard giù dal podio. Kakà il più pagato Ma sarebbe un errore pensarlo, in quanto le condizioni e i tempi sono estremamente diversi rispetto ad allora. Innanzitutto in America è completamente cambiata la demografia, con una crescita esponenziale della popolazione di origine latinos. Inoltre, da oltre una decade il pubblico americano è sottoposto ad un bombardamento calcistico quotidiano, con centinaia di migliaia di persone che ogni sabato e domenica mattina si riversano nei pub per guardare i campionati europei o interrompono il lavoro per guardarsi un match di Champions League. L'opposto di quanto accadeva 30 anni fa, quando al massimo negli USA si riusciva a vedere qualche finale o un programma sulla Bundesliga sulla PBS, il servizio pubblico. E poi, altro punto fondamentale per un paese come gli Stati Uniti, c'è una Nazionale - guidata da un nome top come Jurgen Klinsmann, CT anche della Germania nel 2006 - sempre presente ai Mondiali dall'edizione 1990, giunta sino ai quarti nel 2002 e capace di creare ormai problemi a chiunque, con alcuni dei propri giocatori cresciuti nella MLS (ad es. Tim Howard, Clint Dempsey, Michael Bradley, ecc.) e poi protagonisti anche in Europa. In sintesi, è un altro mondo.   Altro mondo testimoniato anche dalla televisione. La MLS ha chiuso accordi per trasmettere i match di campionato in 86 paesi: dal Regno Unito all'Italia (Eurosport) e i nel resto d'Europa, arrivando sino ad Australia, Cina, Medio Oriente, Nordafrica e Brasile! Ma per riuscirci la MLS ha dovuto cambiare strategia negli ultimi anni. Dopo la crisi che portò nel 2002 alla chiusura delle franchigie di Miami e Tampa, la lega - sotto la guida saggia di Don Garber, ex capo di NFL Europe - ha avviato un processo di crescita lento ma costante, che dalle 10 squadre rimaste nel 2002 vedrà la MLS arrivare a 24 entro il 2020, e probabilmente ognuna col proprio stadio, dopo i primi anni in cui tutte erano costrette a giocare nei cavernosi stadi da football, con atmosfere totalmente diverse da quelle spettacolari (e televisive) di stadi come lo StubHub Center dei LA Galaxy, lo Sporting KC Park (considerato lo stadio più tecnologicamente avanzato al mondo) o la Red Bull Arena. LEGGI: Ultimissimo stadio: lo Sporting KC Park   Ma dopo aver portato la gente allo stadio negli USA e avviato due generazioni di calciatori, investendo poi pesantemente in centri di allenamento e academy, era arrivato il momento di costruirsi un profilo internazionale. Per questo, dopo aver riportato a casa alcuni dei migliori nazionali - Dempsey, Bradley, Jozy Altidore - strapagandoli anche per dare l'idea di una MLS quale "destination league" per i talenti nazionali, la lega ha deciso di puntare al top possibile. Un top che inevitabilmente non può che passare per giocatori con alle spalle il meglio della propria carriera, ma ancora in grado di dare qualcosa sul campo. Del resto Pirlo ha giocato la finale di Champions solo due mesi fa ed è (per ora) titolare nell'Italia, mentre Lampard e Gerrard sono stati comunque tra i protagonisti dell'ultima Premier League. E con loro la MLS si è lanciata definitivamente, come si può vedere anche dall'enorme interesse mediatico, con stampa e siti di tutti i paesi a coprire risultati e giocatori d'oltre oceano, quando - ad esempio in Italia - il solo www.SoccerItalia.it (in precedenza c'era solo una rubrica MLS su www.playitusa.com) se ne occupava fino a pochi anni fa. Del resto nel 2007 il Commissioner della MLS Don Garber disse allo scrivente: "Se un giorno acquistare Kakà o uno come lui dovesse per noi avere un senso dal punto di vista del business, non avremmo certo problemi a farlo. Basti dare un'occhiata agli azionisti della MLS titolari delle franchigie". E quel giorno è evidentemente arrivato. LEGGI: Garber e la MLS: i 15 anni del Don (SI.com) L'unico rischio per la MLS è che la mossa di investire sui grandi nomi possa identificarla troppo con una "retirement league", sul modello di quelle mediorientali tipo Qatar o Emirati, e ciò anche a causa di molti giornalisti che non conoscono o non capiscono regole e meccanismi. Per questo comunque la lega ha deciso di puntare anche su giovani ottimi giocatori quali Giovani dos Santos o Sebastian Giovinco, ad oggi vera stella del campionato, che sta illuminando con tutto il suo talento troppo spesso soffocato dai tattici allenatori italiani. E il mix sembra funzionare. Si prendano i LA Galaxy, dove accanto a due campioni un po' in la con gli anni quali Steven Gerrard e Robbie Keane (l'anno scorso miglior giocatore della lega), ecco una stellina come dos Santos e giovani promesse americane come Gyasi Zardes e Jose Villareal cresciute nell'Academy, o professionisti usciti dal Draft quali Omar Gonzalez (a suo tempo vicino anche alla AS Roma) e AJ De La Garza, o ottimi "lavoratori" del campo scovati in giro come Juninho (cresciuto nel Sao paulo) e Marcelo Sarvas. Non lo stesso si può dire ancora per il NYCFC, dove effettivamente a parte i gol di Villa, Pirlo è appena arrivato e Lampard è stato sempre infortunato, ma coach Kreis ha puntato anche sul giovane nazionale USA Mix Diskerud, su un veterano come Ned Grabavoy, e sta assistendo all'esplosione di Poku. Ma certo non è facile assemblare una squadra dal nulla. LEGGI: MLS MVP 2014: Robbie Keane (LA Galaxy) Nel mezzo di questa strategia qualche errore certo è stato fatto. Si pensi al Toronto, dove il management non è stato sempre il top. Prima il fallimento Danny Koevermans, poi l'arrivo stellare del cannoniere della nazionale inglese Jermain Defoe, immalinconitosi però dopo il cambio allenatore e ceduto al Sunderland. Mentre meglio è andata con Michael Bradley e, principalmente, Sebastian Giovinco, mentre Jozy Altidore si sta ancora riadattando dopo gli anni europei. Tutti nomi importanti, ma per Toronto e il calcio canadese e la MLS è forse ancor più importante l'investimento fatto da Toronto per la costruzione di un centro tecnico all'avanguardia affiancato da un'Academy considerata il futuro della squadra e della Nazionale della foglia d'acero (a fiabco dell'Academy dei Vancouver Whitecaps). Dal punto di vista del business le cose stanno andando sempre meglio per la MLS, anche se alcuni club,quelli senza stadio come il DC United, continuano a perdere soldi, ma la direzione imboccata è certamente quella giusta. Una direzione secondo alcuni simile - fatte le dovute distinzioni - a quella presa dalla Premier League. Fondata nel 1992, il calcio inglese era reduce dagli anni delle violenze degli hooligans, con anche l'addio al calcio europeo per i propri club. Per lanciare la Premier alcuni club puntarono proprio su grand giocatori, alcuni anche un po' in la con gli anni, in arrivo da quello che allora era il campionato top nel mondo la Serie A: ed ecco che per la prima volta sui giornali nostrani si iniziò a leggere delle vicende dei vari Paolo Di Canio, capace di appassionare i tifosi di Sheffield Wednesday, Celtic Glasgow, West Ham e Charlton (che lasciò insieme au milione e mezzo di contratto per tornare alla Lazio nel 2004), e grande rimpianto di Alex Ferguson allo United; Gianluca Vialli, Gianfranco Zola e l'ex laziale Roberto Di Matteo al Chelsea; Fabrizio Ravanelli al Boro; Attilio Lombardo; l'ex parmense Tino Asprilla; o anche gli olandesi Ruud Gullit, reduce dai successi col Milan di Sacchi, e Dennis Bergkamp, che invece all'Inter aveva fallito e che all'Arsenal cambiò la storia e l'immagine noiosa dei Gunners insieme a Thierry Henry, altro ad aver fatto male in Italia alla Juve, con Arséne Wenger in panchina. Grandi nomi accompagnati tutti da una rivoluzione iniziata da stadi nuovi (o rinnovati) e bellissimi, capaci di attrarre un pubblico grande ma diverso dal passato, senza più violenza. E così la Premier divenne un campionato di sapore internazionale dopo un secolo di quasi autarchia. Che la MLS possa essere destinata allo stesso futuro è forse improbabile, sia per ragioni storiche che finanziarie (lega chiusa, salary cap), oltre al fatto che per guadagnarsi davvero la rispettabilità nel mondo i suoi club dovrebbero iniziare a vincere la CONCACAF Champions League (e magari un giorno la Copa Libertadores, dove le messicane partecipano ma non vincono) e ben figurare nel Mondiale per Club. Realista peraltro Garber, che parla sempre di una lega nella top 10 mondiale nel 2020, ma non certo di più. Ma la differenza col resto del mondo è che la MLS può solo crescere, e che gli USA rimangono un'attrazione enorme per i giocatori di tutto il mondo come luogo per vivere e per pagare (meno) tasse sugli ingaggi. E già si parla dello sbarco di Zlatan Ibrahimovic nel 2016 e di Cristiano Ronaldo e Wayne Rooney nel 2018. Sotto a chi tocca.

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La MLS ha annunciato lunedì di essere in "discussione avanzata" con il Minnesota United FC, club della NASL (North American Soccer League), per l'ingresso nella lega, aggiungendo che la futura espansione della stessa potrà andare oltre le 24 squadre previste per il 2020. “Siamo in discussione avanzata con con Bill McGuire [proprietario dello United, NdR] e suoi partner in Minnesota per portare un club di Major League Soccer nelle Twin Cities, e siamo particolarmente eccitati per i loro piani che prevedono la costruzione di un soccer-specific stadium che sarà la casa del club. Annunceremo comunque la prossima città entro 35/40 giorni, anche se non abbiamo fissato alcuna data specifica", ha dichiarato l'MLS commissioner Don Garber in un comunicato. “Nel corso del 2015 valuteremo anche la potenziale espansione oltre quota 24 club”. A contendersi un team a Minneapolis sono il Minnesota United FC e i Minnesota Vikings della NFL, il cui presidente Mark Wilf ha reagito pubblicamente alle dichiarazioni di Garber. "Siamo stati informati dei piani della Major League Soccer di perseguire l'obiettivo di uno stadio all'aperto a Minneapolis. Abbiamo la possibilità di portare un team MLS ai fans del Minnesota e profondamente impegnati fornire una fenomenale esperienza da stadio. Offriamo alla MLS una situazione ideale: uno stadio che sarà completato nel 2016, una partership pubblico-privatp per ospitare la MLS, un'opzione che non richiede ulteriori permessi. Il nuovo stadio polifunzionale - riferendosi all'impianto dei Vikings in costruzione - avrebbe potuto ospitare la MLS lungo tutta la stagione e aiutare la crescita del calcio in questo mercato. In ogni caso, facciamo gli augiri al MLS Commissioner Don Garber e al Deputy Commissioner Mark Abbott per il loro continuo successo nel costruire il brand MLS, e siamo contenti che credano nel mercato Minneapolis-St. Paul". Molto contento ovviamente il Minnesota United: "La leadership della MLS sa che la passione dei fans del Minnesota, combinata con uno stadio per il calcio di grande livello [da costruire vicino al Target Field dei Twins, NdR], fanno delle Twin Cities e del nostro stato la casa perfetta per il prossimo MLS expansion team". ​In lizza per il posto numero 23 in MLS (Atlanta e l'LAFC occupano il 21 e 22) c'era anche Sacramento Republic FC, club della USL Pro (DivisionIII), e considerato che di base lo slot numero 24 dovrebbe (il condizionale è d'obbligo in assenza di stadio) appartenere al team di Miami di David Beckham, i californiani a questo punto dovranno attendere il prossimo giro. LEGGI: MLS Expansion: Minneapolis, Miami e Sacramento per due posti Nonostante un anno fa Garber avesse fissato a quota 24 il tetto all'expansion della MLS, annunciando anche un periodo di stop, oggi per la prima volta ha parlato di andare oltre quel numero. “L'espansione continua ad essere una priorità per la Major League Soccer. Abbiamo visto tutti il grande successo degli expansion team Orlando City SC e New York City FC, che hanno aperto con un pubblico record [oltre 100mila spettatori totali, NdR] la stagione 2015. Negli ultimi mesi abbiamo avuto incontri con i rappresentanti di Las Vegas - al momento fuori dalla corsa - Minneapolis e Sacramento, e visitato tutte e tre le città. Abbiamo incontrato anche San Antonio e St. Louis”. Nessuna chiarezza al momento quindi sulla possibile data d'ingresso del nuovo team di Minneapolis, che considerati i tempi per lo stadio e i calendario di ingressi già previsto - Atlanta 2017, LAFC probabile 2018 - potrebbe sbarcare in MLS nel 2019. Di conseguenza il Minnesota United avrebbe davanti a sé ancora quattro stagioni (inclusa quella che deve iniziare tra poco) nella NASL, lega che perdendo un altro club (prima era toccato a Seattle, Portland, Vancouver e Montreal, e con l'ingresso di Atlanta è improbabile la sopravvivenza dei Silverbacks) - e con la crescita della USL Pro spinta proprio dalla MLS - inizia a vedere oscuro il proprio futuro.  

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La notizia è arrivata ieri notte verso l'1.30, quando il portiere del Real Salt Lake Nick Rimando ha detto ad uno dei giornalisti appostati su K-Street a Washington, sede dei negoziati, "The deal is done". Major League Soccer (MLS) e Major League Soccer Players Union hanno infatti raggiunto l'accordo di principio sui termini del nuovo contratto collettivo (CBA) dei calciatori MLS - il precedente era scaduto lo scorso 31 gennaio - che durerà sino al termine della stagione 2019. Non è stato un accordo facile, arrivato solo al termine di trattative estenuanti e dopo un voto unanime dei rappresentati delle squadre MLS in favore di uno sciopero, col necessario supporto del Federal Mediation and Conciliation Service Deputy Director of Mediation Services and Field Operations Scot Beckenbaugh e del mediatore Peter Donatello. Entusiasta il commissioner della MLS, Don Garber. “Possiamo avviare la nostra 20° stagione alla grande, grazie alle nuove partnership televisive, nuove stelle, due expansion team a New York City e Orlando che esordiranno davanti a 60mila persone al Citrus Bowl. Questo accordo ci darà una piattaforma per aiutarci a rendere la Major League Soccer una delle leghe di maggior successo al mondo”. Nonostante l'entusasmo di Garber, non tutto però è andato così liscio. Vasto è infatti il malcontento tra i giocatori a causa dei contenuti dell'accordo (via Paul Tenorio, Orlando Sentinel): Lo svincolo sarà concesso a fine contratto ai soli giocatori di almeno 28 anni e con alle spalle almeno 8 anni In ogni caso, il free agent che cambia squadra in MLS non potrà ottenere un aumento superiore ad una cifra tra il 15% e il 25% sulla base dell'ultimo ingaggio. L'ingaggio minimo dei calciatori viene alzato da $36.500 a $60.000 annui, con aumenti previsti per ogni anno. I proprietari hanno vinto La MLS ottiene essenzialmente ciò che voleva, e cioè un sistema che le permetta di contenere i costi per altri cinque anni. Il nuovo sistema di free agency infatti, modificherà ben poco l'attuale situazione. I piccoli aumenti previsti infatti, impediranno ai club di fare delle aste per i free agent. Nessuna modifica è stata poi discussa sul sistema di entrata in MLS, che sia dall'estero (ad esempio per i designated players, o su complesse regole quali discovery claims, allocation orders, diritti, ecc.) o dal college (rimangono sia il SuperDraft che il modello Homegrown per i ragazzi cresciuti nelle Academy). Ancor più importante, la MLS ha ottenuto di evitare ciò di cui aveva paura davvero: uno sciopero, che sarebbe stato una mossa deflagrante in termini d'immagini. Si pensi alle dirette televisive che saltano o ai 60mila di Orlando delusi dal non poter andare allo stadio per vedere il debutto di Kakà. Il rischio era quello di una "botta" al calcio negli USA che si sarebbe sentita per anni. Basti pensare che la NHL non si è ancora davvero ripresa dalla chiusura di qualche anno fa e persino la Major League Baseball (MLB) ne ha subito le conseguenze nefaste per anni. La trattativa I rappresentati della MLS hanno insistito in ogni dove che il tema free agency fosse incompatibile col modello single-entity su cui è strutturata la lega, e su cui gli attuali investitori hanno puntato i loro soldi, considerato che garantisce un equilibrio finanziario notevole. Non per niente il proprietario del Real Salt Lake, Dell Loy Hansen (nella foto sotto), era arrivato a dichiarare che la richiesta del sindacato sullo svincolo fosse "una conversazione destinata a non andare da nessuna parte", beccandosi anche una multa da $150mila, la più alta mai comminata dalla MLS. Secondo quanto fuoriuscito dalle trattative, la proposta originale della MLS era un ok alla free agency per i giocatori di 32 anni con 10 anni nello stesso team MLS. Un sistema che si sarebbe potuto applicare ad oggi al solo Brad Davis, ala della Houston Dynamo! (nella foto sotto). Passo successivo è stato il 28/8, che certamente è almeno una crepa nel granitico sistema MLS anti free agency, che rende la lega più simile a quelle degli altri sport USA, rispetto alle quali però la differenza sui salari resta enorme. Inoltre, tra 5 anni il punto di partenza delle negoziazioni sarà ben diverso da oggi. Cos'hanno ottenuto i giocatori Il sindacato è stato bravo ad usare contro Garber la sua frase sulla MLS che deve diventare la "lega di scelta" dei giocatori. Sono così riusciti ad ottenere quello spazio di movimento, almeno per quei giocatori che hanno dedicato la loro carriera alla MLS. Un qualcosa che ricorda molto la Jugoslavia anni '80, che permetteva l'espatrio dei propri calciatori migliori solo dopo i 28 anni. Un ulteriore tassello sull'accusa di "socialismo" che molti osservatori USA fanno alla MLS. La crescita degli ingaggi sarà minima, ma almeno a guadagnarci di più saranno proprio i calciatori che ad oggi prendono meno. L'ingaggio minimo è stato infatti portato a $60.000 l'anno. Poca roba, se confrontato al salario minimo da $507.000 della MLB o da $435.000 della NFL, ma almeno è un salto in avanti da $36.500 attuali, e ancor di più dai $975 al mese che alcuni giocatori guadagnavano a seguito del contratto collettivo 2004. Importante poi il successo d'immagine dei calciatori, che spesso dalla pubblica opinione ricevono accuse di vario genere. In questo caso sono invece a far trasparire come i proprietari MLS abbiano una doppia faccia, piangendo miseria da un lato per poi gettare milioni su Designated Players spesso non all'altezza. Le polemiche Secondo quanto riporta Ives Galarcep di Goal.com, i rappresentanti di sette squadre hanno votato contro l'accordo finale, mentre SI.com - citando un giocatore presente al tavolo - dice che i calciatori solo 24h prima avevano votato 18-1 (mancava il rappresentante di Montreal, impegnata nei quarti di CCL) in favore di uno sciopero, per poi vederesi accettare un accordo al ribasso. “Non solo questo accordo distruggge il futuro dei giocatori americani, ma aiuta a malapena quelli che già oggi sono in MLS". Saranno infatti ben pochi a poter usufruire della regola 28/8 che consentirà la free agency, ad oggi solo il 13% (29) di quelli in rosa secondo Soccer America. Ciò che pereoccupa è il tetto di età, considerando che un Homegrown cresciuto nel settore giovanile e magari contrattualizzato a 18 anni dovrà aspettare 10 anni prima di essere "libero". Il problema, secondo alcuni, è che non scioperando il sindacato a deposto la sua arma più forte, e a questo punto sarà da vedere se la prossima volta potrà sventolarla ancora in maniera credibile. Ciò che però che da molti non è consierato è che i giocatori sono in questo caos il lato debole, visto che per molti in sciopero sarebbe un problema addirittura arrivare a fine mese. Una situazione non destinata a cambiare del tutto nemmeno tra cinque anni. Si parte Comunque l'accordo alla fine è stato trovato e la stagione numero 20 della Major League Soccer prenderà il via domani, venerdì 6 marzo, col match tra i campioni in carica LA Galaxy e il Chicago Fire (si gioca alle 4 del mattino italiane). Gli altri 18 club saranno invece in campo i 7 e l'8 marzo, con una super “MLS Soccer Sunday” che vedrà l'Orlando City SC e il New York City FC darsi battaglia davanti a 60.000 fans al Citrus Bowl (diretta dalle 22 su Eurosport), lo Sporting Kansas City ospitare i New York Red Bulls (alla mezzanotte italiana) e i Seattle Sounders FC dare il benvenuto ai finalist 2014 del New England Revolution (alle 2:30 del mattino in Italia). Alcune partite andranno anche in diretta in Italia su Eurosport (canale 212 di Sky, 384 su LCN pacchetto Mediaset Premium): sabato 7 marzo: 04,00, Los Angeles Galaxy - Chicago Fire sabato 7 marzo: 21, DC United - Montréal Impact. Eurosport domenica 8 marzo: 22, Orlando City - New York City FC. domenica 8 marzo: a mezzanotte, Sporting Kansas City - New York Red Bulls

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