SPORT
Cosmos, lo stallo dopo il boom
Scritto il 2014-07-22 da Dario Torrente su NASL, USL, MISL
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Se si dovesse tracciare il bilancio della Spring Season e della Us Open Cup dei Cosmos con una parola sola, questa sarebbe amarezza. Amarezza perché come scritto nelle carte trevigiane per un punto Martin perse la cappa, e così è stato per New York, per un punto la squadra di Savarese si è vista sfilare davanti i Minnesota United, e a nulla è valsa la vittoria interna contro l’expansion franchise degli Ottawa Fury con rete di Noselli durante il Chinaglia day. La squadra era partita a razzo vincendo 4-0 contro gli Atlanta Silverbacks ed espugnando Edmonton la settimana successiva ma poi sono arrivate le sconfitte con San Antonio ed in Carolina, entrambe immeritate, e lì un’altra volta sono venuti a galla i problemi della passata stagione, la difficoltà della squadra di tramutare in goal il possesso palla.

Ma in casa dei Cosmos le lamentele ed i piagnistei non sono ben visti, per cui poco tempo dopo la banda Savarese è subito ripartita con una vittoria in casa contro i futuri vincitori del titolo, ma l’errore madornale che ha portato alla mancata vittoria della Spring Season è stato il pareggio per 1-1 in casa contro l’ultima della classe, vale a dire gli Indy Eleven, e a nulla è valsa la vittoria contro Ottawa, giocata peraltro in posticipo serale a bocce ferme visto che in virtù del pareggio per 3-3 contro i Tampa Bay Rowdies, i Minnesota United si erano aggiudicati il titolo di apertura, con doppia dose di amaro per Savarese & c. perché in virtù di una migliore differenza reti, anche se le due squadre fossero arrivate a pari punti, il titolo sarebbe stato assegnato ai Cosmos. Sicuramente se la stagione primaverile della Nasl non fosse stata ridotta ad appena nove giornate per via dei mondiali i Cosmos avrebbero sicuramente avuto tempo per recuperare e vincere il titolo, ma in una situazione anomala come la Spring Season 2014 New York non ha avuto il tempo di recuperare.

Un altro dato dolente della stagione è stata l’affluenza, crollata durante alcune partite casalinghe a poco più di 3000 unità. Con San Antonio erano stati venduti circa 3000 biglietti che se si sommano al 3500 abbonati avrebbero portato all’Hofstra Stadium 6500 persone ma quel giorno New York era stata investita da un terribile temporale, mentre contro Minnesota si giocava di lunedì sera, per cui il numero esiguo di spettatori era giustificato dalle situazioni contingenti, ma anche successivamente il problema si è ripresentato mettendo in allarme tifosi ed addetti ai lavori.

Charles Cuttone,  una delle penne di spicco del soccer newyorkese aveva previsto questo calo di affluenza in uno dei suoi articoli, altre persone hanno dato la colpa se così si può dire al fatto che durante la Spring Season le scuole sono ancora aperte e i campionati degli sport più genuinamente americani ancora in corso, in più New York è la capitale mondiale dell’entrateinment, e nonostante il marchio Cosmos sia epico, al presente rappresenta una squadra che seppur di qualità gioca in una seconda divisione con scarsa copertura televisiva, in più c’è chi accusa l’ufficio marketing di non reclamizzare abbastanza il marchio confidando troppo nel passato epico. Per quanto incisivo e per quanto la squadra è anche attiva in iniziative sociali o inaugurazioni di cliniche, mai come ora quel che conta è il presente, e le magagne vere o presunte di chi dovrebbe occuparsi della comunicazione sono venute fuori mettendo a confronto l’operato del front office dei Cosmos con la campagna di sensibilizzazione faraonica che sta compiendo al momento la franchigia satellite del Manchester City che dall’anno prossimo prenderà casa allo Yankee Stadium, vale a dire i New York City F.C., che a parte gli acquisti di David Villa, Frank Lampard e a quanto pare anche Xavi stanno realmente creandosi una base di tifosi tra gli appassionati di baseball grazie alla partnership con gli Yankees, tra chi segue la EPL (evitando l’errore dei Chivas Usa che hanno trasportato il proprio nome e marchio negli Usa come se fossero una squadra messicana che giocava in MLS) sia tra chi è tifoso o simpatizzante del Manchester City sia tra chi non lo è, accaparrandosi anche una fetta tra chi non segue i Red Bulls per via della locazione non considerandoli di New York ma del New Jersey mentre il N.Y.C. F.C. giocando nel Bronx può fregiarsi di dire di essere la squadra della Grande Mela e i puristi che mai seguirebbero una squadra col nome di un soft drink.

Tutto questo va a scapito dei Cosmos che se vorranno sopravvivere dovranno veramente invertire la rotta e fare in modo di ottenere tutta l’esposizione possibile se vogliono mantenere una base di tifosi sufficiente per sopravvivere e restare sulla cresta dell’onda coniugando un passato epico con un presente di altra qualità ma anche sensibilizzando tifosi e simpatizzanti e il lavoro da fare è molto considerata l’apaticità degli sportivi di Long Island. Comunque durante l’ultima partita di campionato l’affluenza si è attestata ancora sulle 6400 unità, dato che lasciava ben sperare per la Fall Season imminente ma purtroppo nel debutto casalingo della Fall Season contro San Antonio il problema dell’affluenza anemica si è ripresentato con appena 3800 paganti dispersi all’interno dell’ Hofstra Stadium.

Per quanto riguarda la Us Open Cup anche in questa competizione l’amaro in bocca è il leit motiv, dopo aver agevolmente sconfitto la squadra amatoriale dei Brooklin Italians, militanti nella NPSL, si sono imposti per 3-0 sui New York Red Bulls, con doppietta di Mads Stokkelien e rete del 3-0 di Alessandro Noselli, ma nel turno successivo sono stati sconfitti per 2-1 ai supplementari dai Philadelphia Union con un discutibile rigore trasformato dal francese Sebastien Letoux dopo che l’arbitro aveva negato la massima punizione per un evidente fallo in area su Stokkelien. Al di là dell’arbitraggio a tratti scandaloso i Cosmos hanno tenuto testa ad una squadra molto più motivata in campo di quanto non lo fossero stati i New York Red Bulls nel turno precedente, giocando in trasferta e senza la propria punta di diamante, vale a dire il brasiliano Marcos Senna, infortunio al quale si aggiungono quello dell’attaccante Diomar Diaz e della punta olandese Hans Denissen che durante la Spring Season non è sceso in campo.

Sicuramente durante la Fall Season i giocatori sopra nominati torneranno in forma e aggiungeranno ulteriore lustro e valore ad una squadra che ha già un ottimo telaio e che si candida tra le vincitrici del Soccer Bowl 2014, sperando che nel frattempo si abbiano notizie sullo stadio nella contea di Belmont o soluzioni alternative a breve termine e che un’ulteriore trofeo in bacheca, magari coadiuvato dalla Woosnam Cup, la risposta della Nasl al Supporters Shield della MLS, cementi ulteriormente la base di tifosi e ne porti di nuovi, facendo si che l’erosione di appassionati di soccer a stelle e strisce e non solo avvenga prevalentemente a danno dei Red Bulls.

In tutto questo tourbillon di notizie ed avvenimenti colpisce il silenzio su Raùl. L’ex nazionale spagnolo stella del Real Madrid e Schalke 04 era stato dato come acquisto dei Cosmos dal popolare giornale spagnolo AS già dai primi di maggio, e tutto questo dopo mesi di notizie comparse sul web recanti notizie di una trattativa tra la squadra di Savarese e i qatarioti dell’Al Sadd, con tanto di foto di Raùl assieme a Marcos Senna durante il tour precampionato dei newyorkesi negli emirati. Conoscendo lo stile pragmatico e silenzioso di Seamus O’ Brien, completamente antitetico a quello del suo predecessore Paul Kemsley, questo snervante silenzio stemperato dal rumore e dal clamore della Coppa del Mondo potrebbe solo essere  foriero di novità e della notizia col botto che tutti  i tifosi aspettano, e che sicuramente farebbe balzare le vendite di biglietti e darebbe ai Cosmos quella maggior esposizione che è necessaria come l’acqua nel deserto, considerando che questo potrebbe essere l’ultimo anno di Thierry Henry ai Red Bulls, per cui i proprietari austriaci potrebbero cercare un altro designated player di grosso nome per colmare la lacuna che lascerebbe il francese e ridare un po di speranza ai propri tifosi disamorati e scontenti, e che dall’anno prossimo ci saranno anche i N.Y.C.F.C. a cui dar conto e che da come già stanno facendo capire, metteranno in campo un prodotto di qualità.

L’arrivo di Raùl provocherebbe, fatte le debite proporzioni, creare lo stesso effetto che creò Pélé nell’oramai lontano 1975, ma come la vecchia NASL ed i Cosmos della Warner Bros dovettero lottare contro i “Big Four”, la lega e la squadra omonimi sembrano condannati a ripetere la loro storia, questa volta in lotta contro la MLS e due squadre professioniste nella Serie A americana nella stessa città. Si spera che questa volta la storia dei Cosmos vedrà un finale diverso di quello mestamente raccontato da Alex Yannis nel 1985 e ricordato nel finale del film documentario “Once upon a lifetime” del 2006 e che invece la conclusione sarà un happy ending.

Nel frattempo i Cosmos hanno tagliato il bosniaco Peri Marosevic e questo libera appunto uno slot internazionale, mentre alcune fonti accreditate danno l’affaire Raùl ancora in corso, solo che il giocatore ha voluto estendere il suo contratto con l’Al Sadd visto l’inaspettato avanzamento in nella Coppa Campioni della AFC, l’equivalente asiatico dell’UEFA. Se, come è molto probabile la compagine del Qatar verrà eliminata dagli arabi del Al Hilal F.C. a fine Agosto l’ex stella del Real Madrid potrebbe unirsi ai Cosmos a campionato in corso, se invece ottimisticamente e contro la maggior parte dei pronostici dovesse essere l’Al Sadd a passare il turno, il fuoriclasse spagnolo potrebbe arrivare a New York addirittura per la primavera del 2015….aspettando Raul sperando che questa attesa interminabile non sia come quella dell’opera di Ionesco “Aspettando Godot”.

Intanto la Fall Season è cominciata e dopo aver perso il primo incontro casalingo per 3-1 contro i San Antonio Scorpions che quest’anno sembrano essere la bestia nera dei Cosmos davanti ad appena 3800 spettatori, hanno vinto ad Ottawa rovinando la festa ai canadesi contenti per gli oltre quattordicimila spettatori presenti che hanno così battuto un nuovo record per la presenza spettatori ad una partita della Nasl. Sicuramente il blasone dei Cosmos ha contribuito non poco, ma a parte questo la squadra di Savarese si è rimessa in corsa per il titolo mettendosi alle spalle la brutta partita contro San Antonio e in più può finalmente annoverare l’olandese Hans Denissen, che pur non avendo segnato ha già fatto vedere in campo delle buone cose, ed oltre lui fa capolino l’attaccante salvadoregno Andres Flores, ex stella dell’Isidro Metapan e con un’esperienza alle spalle anche nel Viborg, tutto questo mentre si parla ancora di Adu, mossa di mercato che verrebbe vista molto bene dal suo ex compagno di nazionale olimpica Danny Sztela, mentre non si sa cosa sia successo ad Alessandro Noselli, che ha momentaneamente abbandonato la squadra ed è tornato in Italia per problemi personali o così almeno dice la società.

Viene da pensare se in chiave arrivo di Raùl e visto l’arrivo di Flores sia proprio l’italiano a doversene andare e che magari stia già cercando un ingaggio in patria magari nel suo Sassuolo dove ha passato gli anni migliori, ma per ora non trapela nessuna notizia. Sarebbe comunque brutto se proprio l’italiano se ne dovesse andare specie viste le ultime cose in campionato ed Us Open Cup. Cosa succederà in casa Cosmos? Lo sapremo nelle prossime puntate.

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(Dario Torrente) Il 2014 avrebbe dovuto essere per i New York Cosmos l’anno della riconferma della squadra schiacciasassi che aveva fatto il vuoto nel girone durante la Fall Season della Nasl la passata stagione vincendo il Soccer Bowl 2013 in quel di Atlanta a spese dei Silverbacks, e i pronostici davano comunque i Cosmos come la compagine da battere. La squadra non aveva subito stravolgimenti ed a parte la dipartita del portiere Kyle Reinish e dell’attaccante Henry Lopez si era addirittura rinforzata portando a se l’attaccante olandese Hans Denissen, il norvegese Mads Stokkelien, il quale fatte le debite proporzioni sarebbe dovuto essere un nuovo Roberto Cabanas, ed il difensore in prestito da Seattle Jimmy Ockford, che aveva fatto vedere cose buone nel tour mediorientale. La Spring Season aveva visto la squadra di Savarese stravincere contro gli Atlanta Silverbacks in casa per ben 4-0 facendo presagire che la squadra avrebbe fatto il vuoto nel girone, ma dopo la vittoria esterna contro Edmonton sono arrivate le sconfitte contro San Antonio e Carolina. La squadra ha subito dopo ripreso il passo che l’aveva contraddistinta durante la passata stagione ma purtroppo, per via di un pareggio casalingo contro la cenerentola Indy Eleven ed una stagione ridotta ad appena nove giornate per un solo punto i Cosmos si sono visti sfilare davanti i Minnesota United che si sono così laureati campioni primaverili. Certamente l’amarezza in casa O’ Brien si tagliava a fette ma il ritmo e lo spettacolo in campo lasciavano pensare che durante la Fall Season la squadra di New York sarebbe tornata quel rullo schiacciasassi che tutti erano abituati a vedere, tutto questo coadiuvato dalle ottime prestazioni in Us Open Cup, dove dopo un agevole 2-0 ai Brooklin Italians militanti in NPSL, i Cosmos avevano spazzato via i concittadini Red Bulls con un sonoro 3-0 e successivamente al PPL Park di Philadelphia aveva tenuto testa agli Union fino ai tempi supplementari, perdendo per via di un rigore molto sospetto ed un arbitraggio a dir poco discutibile. Nel frattempo tutti aspettavano l’arrivo dello spagnolo Raùl, il quale però ha deciso di rimanere in Qatar fino a quando l’Al Sadd andrà avanti nella coppa dei campioni d’Asia, e in più il Real Madrid gli ha offerto un posto di direttore tecnico, per cui l’arrivo della stella merengue è tutt’altro che sicuro anche se le trattative non sono ancora chiuse come fa intendere durante le interviste l’allenatore Joe Savarese, pur senza fare alcun nome. Nel frattempo le cose però sono andate a sfavore dei Cosmos, l’infortunio di Diomar Diaz, capocannoniere sociale assieme a Marcos Senna si è protratto più del previsto e dopo aver giocato ancora qualche scampolo di partita il suo stato di salute è peggiorato. Stessa cosa è successa al brasiliano naturalizzato spagnolo Senna, che per via di uno strappo all’inguine è stato fuori dai campi di gioco per più di un mese e non ha ancora recuperato la forma fisica ideale tanto da sbagliare il rigore che avebbe dato ai Cosmos una vittoria di misura su Edmonton. Nel frattempo è stato tagliato il bosniaco Peri Marosevic, Jimmy Ockford si è infortunato, Jemal Johnson, il quale era stato via durante la precedente stagione pur facendo vedere buone cose ha avuto ancora qualche piccolo problema, il brasiliano Roversio, uno dei perni della difesa, è stato fermato da problemi col visto che finalmente sembrano essersi risolti, Hans Denissen è tornato a giocare ma ancora deve trovare la piena forma fisica nonché l’intesa con Stokkelien che sembrava intendersi molto bene con l’italiano Alessandro Noselli. Purtroppo, a causa di problemi familiari l’ex bomber del Sassuolo, che proprio ora sembrava essere tornato in forma ed aveva fatto vedere cose molto interessanti durante il finale della Spring Season ed in Us Open Cup, ma causa seri problemi di salute del padre ha chiesto ed ottenuto di lasciare New York e strappare il contratto per la Fall Season e tornare nella sua natia Italia. Anche il brasiliano Paulo Mendes ha lasciato New York sebbene in prestito, dirottato ai venezuelani del Metropolitanos. Nel frattempo sono arrivati il difensore/centrocampista Connor Lade in prestito dai New York Red Bulls ed il salvadoregno Andre Flores. Entrambi hanno già esordito in campionato durante la sconfitta in casa contro i Carolina Railhawks, e per via di un infortunio alla spalla l’ex Red Bull ha dovuto saltare la sfida tra gli homegrown players ed i Portland Timbers Under23, ma a parte questo verebbe da chiedersi se ci sono problemi nella preparazione atletica della squadra e del perché di questi infortuni a catena, certamente il calcio è un gioco a volte duro ed alcuni giocatori come Senna, per quanto ben conservati cominciano a sentire le ingiurie del tempo, ma oltre questo la squadra sembra aver perso quel tocco magico, l’attacco dei Cosmos sembra imbolsito, debole, rinunciatario, la squadra sembra lenta e prevedibile, il clima di euforia della passata stagione sembra essersi volatilizzato in campo e sugli spalti dove l’emorragia di spettatori continua, adesso giustificata dal pessimo andamento della squadra unito all’apatia degli sportivi di Long Island per tutti gli sport che non siano il baseball. Dalla sua esperienza di giocatore Savarese sa che anche nelle migliori squadre questi momenti sono ciclici e che ripetersi è tra le cose più difficili nel calcio, e come dice un vecchio adagio le disgrazie non vengono mai sole, tra sopraccitati infortuni, recuperi più lunghi del previsto, abbandoni ed altro. In più quando il leone è ferito gli avvoltoi sono tutti lì aspettando di poter sbranare la carcassa, e così succede ai Cosmos, le squadre avversarie sapendo del momento di difficoltà di New York diventano più audaci perché sanno che se vogliono avere la chance di poter portare tre punti in cascina questo è il giusto momento per approfittarne. Nel frattempo la squadra sta reagendo cercando sul mercato rinforzi adeguati che possano ovviare alla penuria di goal del reparto offensivo. A dire il vero il problema è annoso, ma lo scorso anno il centrocampo aveva spesso ovviato mettendoci una pezza grazie alle prodezze di Marcos Senna, match winnder del Soccer Bowl tra le altre cose, ma quest’anno si pensava che grazie ai rinforzi al reparto offensivo si sarebbe trovata la quadratura del cerchio, cosa che sembra invece ben lungi dall’essere vicina. Allenatore e addetti ai lavori cercano di mantenere la calma e di portare per quanto possibile un clima positivo tra i giocatori, perché in ogni caso la situazione non è irreparabile ed i Cosmos con la nuova formula di accesso al Soccer Bowl sono ancora in corsa per i play-off. La stagione è ancora lunga,  e con la vittoria esterna di Atlanta, dove nonostante la pioggia che sembrava facesse sospendere l’incontro e lo svantaggio per 1-0, i Cosmos salgono al terzo posto in classifica. Per la cronaca le reti son state segnate dal neo acquisto Flores e dal solito Marcos Senna con una delle sue punizioni magistrali, ma come già detto più volte non ci si può aspettare che sia sempre lui a cavare le castagne dal fuoco. Resurrezione della fenice o effimero fuoco di paglia? E’ presto per dirlo. Comunque, come spesso è consuetudine  nello sport americano, proprio le squadre che non hanno brillato in campionato sono quelle che poi stupiscono sconfiggendo le favorite ed aggiudicandosi i titoli nazionali tra lo stupore generale e la frustrazione di tifosi avversari e scommettitori, San Antonio, Carolina e Minnesota stiano comunque in guardia. In più, guardando indietro nella storia dei Cosmos, è d’obbligo ricordare che la memorabile stagione del 1977, l’ultima di Pelé e che vide l’arrivo di Beckenbauer e Carlos Alberto cominciò nel peggiore dei modi con la squadra demotivata e disunita in campo ed allenatori e dirigenti silurati dalla sera alla mattina. Certamente ci auguriamo che Savarese resti al suo posto visti i meriti della passata stagione e la carica che infonde ai giocatori, ma il de profundis dei newyorkesi è ben lungi dall’essere scritto, lo tengano a mente avversari e menagramo. Nel frattempo, aspettando Raùl e sperando che non si faccia incantare dalla proposta indecente della sua ex squadra alcuni trialists si stanno allenando a New York, alcuni dei quali non si conosce nome e provenienza, ma tra loro sbuca la faccia conosciuta dell’italo-brasiliano Caetano Calil, l’anno scorso in forza al Varese con 23 presenze in campo e 2 goal, un po poco per impressionare forse, e bisogna dire che nonostante le promesse ai tempi dell’Under 19 e il brutto infortunio avvenuto quando militava nell’Atletico Paranense non sembra aver più ripreso il lustro che lo contraddistingueva ed ha sempre segnato pochi goal ad eccezione del biennio 2011/2013 quando in forza al Crotone nella serie B italiana portò a casa un bottino di 20 reti in 78 presenze e non sono comunque moltissime. Un'operazione simile a quellla, grazie a dio vinta, di voler riportare al soccer professionista l’ex enfant prodige Dennis Szetela dopo un brutto infortunio che lo aveva tenuto lontano dai campi di gioco per due anni. Comunque vada, anche se l’aria di Long Island dovesse rigenerare il giocatore e fargli ritrovare il fiuto del goal non è questo ciò di cui hanno bisogno la squadra ed i tifosi, non si può in una situazione così delicata ingaggiare un carneade dall’oscuro passato, i Cosmos meritano una certezza ed un grande nome degno della loro storia che doni l’entusiamo ai tifosi e infonda adrenalina, porti popolarità e aumenti di presenze sugli spalti, anche se è vero che è difficile trovare giocatori di tale portata durante il mercato di riparazione, ma negli Usa si gioca ad agosto mentre in Europa e Sudamerica i campionati sono fermi, e specie per contrastare l’attacco, per ora solo mediatico, della nuova franchigia MLS nata grazie agli sceicchi del Manchester City che ha portato a New York David Villa e Frank Lampard (e sta corteggiando Xavi), ci vuole il grosso nome, ci vuole un Raùl.

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A volte la storia è come nel film "Sliding doors". Cosa srebbe accaduto infatto al calcio americano di oggi se la FIFA non avesse assegnato al Messico ma agli Stati Uniti l'organizzazione dei Mondiali 1986. Ma quello è solo un lato della storia, e il difensore/centrocampista dei New York Cosmos anni '70/80, Carlos Alberto, ha recentemente deciso dio raccontare come sarebbero andate le cose con i Mondiali in America. “Nessuno qui sa del perché il calcio professionistico si è fermato nel 1985", ha spiegato Carlos Alberto al sito EmpireofSoccer.com." Ma io lo so, perché ci stavo dentro". Secondo Carlos Alberto, la china discendente per la NASL, e per il calcio in generale in America, non è stata dovuta alle spese eccessive dei Cosmos (e di qualche altro club che li inseguì), ma fu interamente dovuta all'aver preso i Mondiali 1986. Non una notizia, ma lo è invece la rivelazione di Carlo Alberto che ha spiegato come con i Mondiali alle porte i Cosmos e la Warner Communications sarebbero stati pronti a riversare milioni di dollari per rilanciare il campionato e anche Nazionale USA. Nel mezzo dl proprio successo, e con un forte supporto internazionale, ad inizio anni '80 la NASL e Steve Ross iniziarono a preparare il piano Mondiali, che dovevano rappresentare l'ultimo sforzo per lanciare il calcio in America. “Se avessimo avuto i Mondiali negli Stati Uniti nel 1986 invece del 1994... i Mondiali che gli americani avrebbero voluto vincee sono quelli dell'86- Se fossi stato lì, oggi sarei qui, non sarei mai tornato in Brasile", raccomta Carlos Alberto Torres, capitano del Brasile campione del mondo 1970. “Sapete perché? Perché Steve Ross e i Cosmos redigettero una lista dei migliori 26 giocatori al mondo, e io fui parte delle trattative  con alcuni. Il prezzo non era un problema per i Cosmos, avevano un sacco di soldi". La lista conteneva alcuni dei nomi più importanti della storia del calcio, come ad es. Maradona, Zico, Junior e Falcao per nominarne alcuni. Nel tipo stile Cosmos, gli americani erano già in contatto coi giocatori prima ancora di vedersi assegnato il Mondiale. “Fui io a contattare Falcao. Giocava per la AS Roma e lo chiamai. Potete immaginare i 26 migliori calciatori al mondo giocare a calcio negli Stati Uniti?" Il contatto con Falcao, con un'offerta da $3 milioni, in realtà fu rivelato all'epoca da Julio Mazzei, caoch dei Cosmos, al NY Times nell'aprile 1983 (giusto un mese prima dello Scudetto vinto dalla AS Roma), in occasione del ritorno di Beckenbauer ai Cosmos dopo l'esperienza all'Amburgo. “Sfortunatamente la FIFA decise di assegnare i Mondiali al Messico", dopo la rinuncia della Colombia. "Steve Ross [presidente dei Cosmos e CEO della Warner] era molto dispiaciuto, e disse 'E' finita tra me e il calcio, non voglio essere più coinvolto' - racconta Carlos Alberto - e così Steve Ross decise che non ci sarebbe stato più il clacio in America. lo racconto perché io c'ero!” Col suo sogno spezzato, Ross lascio la NASL morire lentamente. Carlos Alberto ricorda che i Cosmos richiamarono Franz Beckenbauer per il suo ultimo anno da calciatore, ma rifiutaronono di investire uteriormente su altri giocatori. Steve Ross aveva ormai perso ogni interesse, inziando anche a disertare i match dei Cosmos, lui che non si perdeva una partita. “Ecco cosa ha ucciso il calcio qui", spiega Carlos Alberto. "Non gli ingaggi, perché i soldi c'erano. Credetemi, questa è la ragione, Poche persone cononosco questa storia". In realtà già Giorgio Chinaglia in passato fece qualche riferimento a questo piano, ma a causa della sua storia coi Cosmos da dirigente, finita male, e dei suoi rapporti pessimi con i media USA, probabilmente non venne preso sul serio. “Sono triste, perché le persone che conoscono questa storia non l'hanno mai raccontata, ma io voglio farlo. Quando c'è qualcosa da dire, io lo faccio, non ho paura. E questa è la vera storia degli ultimi giorni del calcio negli Stati Uniti", spiega Carlo Alberto. Prima della rinascita iniziata coi Mondiali 1990.  

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La compagnia austriaca Red Bull Gmbh, fondata nel 1984 dal magnate austriaco Dietrich Mateschitz, il quale volle creare una bevanda energetica ispirandosi a prodotti già esistenti nel sud est asiatico, è diventata negli anni un global brand riconosciuto in tutto il mondo. Una parte della sua dirompente strategia di marketing è stata investire nello sport. Per questo motivo ha creato due scuderie di formula uno, la Red Bull Racing e la Scuderia Toro Rosso, due squadre di hockey, l’E.H.C. Red Bull Muenchen in Germania e l’ Eishockeyclub Red Bull Salzburg in Austria, città dove è stata fondata la ditta. Dopo aver investito persino negli sport estremi tra i quali no snow board e il windsurf e creato alcuni avvenimenti ad hoc la multinazionale tirolese ha investito naturalmente anche nello sport più bello del mondo, creando squadre di calcio ad ogni angolo del pianeta. La prima creatura di questa nuova strategia è stata la Red Bull Salzburg, creata sulle ceneri dello storico club locale Austria Salisburgo nel 2005, con cambio di blasone, nome e colori sociali, scelta che ha creato non pochi malumori nella tifoseria locale tanto da far si che i tifosi scontenti del cambiamento fondassero una nuova squadra con gli stessi colori e nome dell’originale che ora milita in terza divisione. A questo acquisto sono seguiti la fondazione della Red Bull Ghana in Africa, Red Bull Leipzig in Germania, attualmente nella serie B tedesca, Red Bull Brasil, squadra dello stato di San Paolo anch’essa partita dalle divisioni inferiori ed arrivata alla serie B brasiliana. Nel 2006 la Red Bull Gmbh ha diramato i suoi investimenti sportivi anche negli Stati Uniti acquistando dalla AEG, colosso delle comunicazione americano, gli allora New York Metrostars. A quel tempo la lega pro soccer americana, la MLS, non versava in buone condizioni ed annoverava al tempo appena tre investitori che gestivano più franchigie, per cui l’acquisto della squadra newyorkese da parte delle multinazionale austriaca fu salutato come un’ottima cosa da entrambi i lati, sia per l’azienda produttrice del soft drink energetico che trovava così nuovi pascoli da poter sfruttare, sia per la lega che allargava così il proprio novero di investitori e che con la Red Bull tra di essi acquistava così un tocco di internazionalità ed un ritorno di immagine non indifferente mostrando al mondo che investire nel soccer Usa stesse finalmente diventando redditizio. La scelta non è stata vista bene da molti tifosi, nonostante a differenza dell’Austria Salisburgo, i Metrostars e la MLS esistevano da appena una decade e il soccer negli Usa, sebbene nei fatti non sia esattamente così, era ed è visto ancora come uno sport nuovo ed in ascesa. Ma New York, fin dalla notte dei tempi dei sodalizi etnici fondati dagli emigranti arrivati da tutto il mondo ha comunque una forte tradizione a livello di soccer ed i suoi appassionati sono comunque più difficili da accontentare rispetto a quelli di altre latitudini del paese delle opportunità e degli hamburger, tanto che il forum dei tifosi della squadra si chiama ancora Metrofanatic.com e quando si riferiscono alla squadra la chiamano ancora Metrostars invece di Red Bulls. Questo cambio di nome ha così creato malcontento quasi quanto in Austria ed ha allontanato dagli spalti molti appassionati che mai e poi mai tiferebbero per una squadra nata fondamentalmente per fare pubblicità a un soft drink per giunta straniero. Questo disamore intorno alla squadra si è sviluppato anche perché in una tale situazione la nuova dirigenza avrebbe dovuto fare di tutto per mettere in campo un prodotto di qualità che desse spettacolo e che mietesse trofei, invece l’immagine che è trapelata sia tra gli appassionati di soccer della grande mela che tra gli addetti ai lavori è stata come la massima anno nuovo vita vecchia, perché specie nei primi anni gli uomini messi a gestire la società non si sono discostati molto dalle predenti disastrose gestioni di Charlie Stillitano e soci, e tutto questo nonostante a New York vi siano sempre stati dei nomi di impatto internazionale o giocatori che in nazionale dicevano o avevano detto il fatto loro, come grandi nomi si sono seduti storicamente su quella maledetta panchina, ma nonostante i milioni di dollari spesi la franchigia newyorkese nonostante il cambio nome è rimasta fallimentare. Tutt’ora i dirigenti sono spesso messi sotto accusa dai tifosi e dalla stampa locale, con soventi rimproveri di incompetenza e di scarso attaccamento e poca passione, ed in effetti le uniche due cose tangibili che la Red Bull ha portato a New York sono la Red Bull Arena, costruita su modello di quella presenti in Austria e Germania che dal 2010 ha sostituito il cavernoso Giants Stadium, poi demolito, e il Supporters’ Shield arrivato inaspettatamente la scorsa stagione. La Red Bull Arena ha una capienza di 25000 posti ma solitamente la media spettatori si attesta sulle 15000 unità, con punte di 18000 quando la squadra figura bene in classifica, e a parte il pessimo andamento della squadra nonostante la presenza di talento in campo, ed il cambio nome di cui si è già discusso un’altra ragione dello scarso appeal della squadra è anche perché nonostante la squadra giochi ad Harrison nel New Jersey la squadra si picca del titolo di squadra di New York, creando così un doppio effetto negativo, vale a dire allontanare gli abitanti del New Jersey che non si sentono rappresentati che gli snob newyorkesi che non considerano seriamente una squadra che gioca al di là del fiume Hudson. Questi problemi verrebbero comunque e sicuramente risolti se al posto di un’eterna incompiuta ci fosse una squadra con nomi di caratura internazionale e americani di una certa classe coadiuvati da giovani promesse in arrivo dall’accademy o dai college che mieta trofei nazionali ed internazionali e che sia conosciuta in tutto il mondo come una squadra di calcio stellare e non per via dell’accostamento ad disgustoso energy drink (de gustibus non disputandum est, si dice, ma a mio parere è disgustoso –ndr-). L’esempio più lampante anche perché proprio delle stesse terre sono i New York Cosmos, che sebbene rappresentassero nel nome la grande mela giocarono la maggior parte delle loro stagioni, tra cui quelle più memorabili, al Giants Stadium che si trovava a Meadowlands, nel New Jersey… proprio quei New York Cosmos che dopo una gestazione triennale sono tornati alla vita nel 2013 ed ora militano come allora in una lega chiamata Nasl che al momento è una seconda divisione con scarse prospettive di crescita, scarsa copertura televisiva e che rischia di venire addirittura schiacciata dalla fruttuosa partnership tra MLS e la terza divisione USL. Gli attuali Cosmos giocano a Long Island nello stadio di proprietà dell’Hofstra University, e nonostante abbiano messo in campo un prodotto di qualità che potrebbe tranquillamente competere con squadre della MLS, come dimostrato in US Open Cup proprio a spese dei Red Bulls e tenendo testa agli Union di Philadelphia, ed abbiano vinto il campionato 2013, il primo trofeo nazionale vinto da una squadra di New York dal 1995, ovverosia quando i Long Island Rough Riders allora militanti in seconda divisione vinsero il titolo U.S.I.S.L. (allora la prima divisione non essendoci ancora la MLS era la A.P.S.L.) soffre di un problema di forte decremento di presenze allo stadio, con un affluenza crollata a volte ad appena 3000 presenze. Come già scritto in passato Charles Cuttone aveva previsto tutto ciò, e per quanto i Cosmos possano riuscire con l’acquisto di grandi nomi, vincere altri campionati Nasl, fare un miglior lavoro di marketing per coinvolgere più gente possibile, amichevoli di lusso e dulcis in fundo lo stadio di proprietà a Belmont County, la prospettiva che hanno davanti è asfittica, perché a dispetto della storia e del nome e di tutto quel che potranno fare, resteranno sempre una squadra di seconda divisione, visto che la franchigia NY2 è stata infine assegnata agli arabi proprietari del Manchester City che hanno creato il N.Y.C.F.C. che pur non essendo ancora sceso in campo si sta ritagliando già una grossa fetta di appassionati, sia per i grandi nomi già ingaggiati, sia per la partnership con i New York Yankees ed il sapiente lavoro di marketing, erodendo come già detto la base di fans dello sport più bello del mondo che non seguono né Red Bulls né Cosmos, ma anche tra le basi delle due squadre newyorkesi. I Cosmos, se le cose continuano ad andare in questa maniera rischiano di chiudere per la seconda volta i battenti nel giro di pochi anni, e quand’anche riuscissero a costruire il loro stadio a meno che la Nasl non cresca rapidamente in termini di investitori, franchigie, qualità del gioco e visibilità ed appetibilità, avrebbero comunque serie difficoltà a riempirlo. Chi andrebbe a vedere Cosmos vs Oklahoma City in seconda divisione quando in città, senza contare l’offerta a livello sportivo di hockey, football, basket e baseball, puoi vedere Red Bulls vs Los Angeles Galaxy o N.Y.C.F.C. vs Washington D.C.? I New York Red Bulls non corrono lo stesso rischio ma potrebbero venire risucchiati dal vertice di popolarità che i nuovi arrivati si stanno creando e che probabilmente manterranno o aumenteranno. Dice un antico proverbio, chi è causa del suo mal, pianga se stesso, e mai agio fu più adatto sia per i Red Bulls che per i Cosmos. I primi sono stati incapaci di dare a New York quello che il popolo calcistico locale si aspettava, e questo nonostante i grandi nomi sia in campo che in panchina, quasi tre lustri gettati alle ortiche per mala gestione, per quanto riguarda i Cosmos, voci accreditate dicono che il moro mancato ingresso in MLS sia dovuto al non voler dividere con la lega di Don Garber i proventi del marchio nonostante gli fosse stato offerto di entrare in MLS per sessanta milioni di presidenti morti invece dei cento pagati dal Manchester City. Certamente le colpe in trattative di questo genere non sono mai solo da un lato, ma oramai è inutile piangere sul latte versato. Garber ha parlato chiaro, non ci sarà posto per una NY3 in MLS, per cui per salvare capra e cavoli bisognerebbe forse, come già scritto su Empire of Soccer da Patrick MacDonald, che la Red Bulls cambi leggermente la sua politica e acquisti il marchio Cosmos, denominando così i Red Bulls New York Cosmos con lo sponsor del loro energy drink sulle maglie verdi della squadra che fu di Péle, Chinaglia, Beckenbauer e Carlos Alberto per tacer degli altri. La differenza tra l’Austria Salisburgo ed i Cosmos è sostanziale, per quanto molto più antica, la squadra austriaca non è un marchio globale, ma solo una squadra che ha vinto alcuni trofei in un campionato ristretto e modesto come quello austriaco ed è quasi sconosciuta fuori dai suoi confini e in passato aveva già cambiato nome (ma non maglie e stemma) a seconda dello sponsor, basti ricordare nel ’94 quando arrivarono in finale Uefa con l’Inter la denominazione del sodalizio era Casinò Salisburgo. Per quanto riguarda Red Bull Leipzig e Red Bull Brasil erano squadre semiprofessioniste che giocavano in campionati modestissimi e senza lustro e blasone alcuno. Il marchio Cosmos invece evoca una storia prestigiosa e vittoriosa che anche ora sebbene in chiave minore evoca una mentalità ed una squadra vincente, per cui una fusione tra le due società magari con la Sela Sport come socio di minoranza sarebbe la soluzione migliore per le due squadre, per la città di New York e per la MLS. Altra ragione per cui questa soluzione sarebbe quella più adatta è perché gli allora Metrostars avrebbero voluto chiamarsi Cosmos, ma chi al tempo era detentore del marchio, Peppe Pinton, già assistente di Chinaglia, non volle vendere i diritti perché sosteneva che la MLS per via della sua politica di salary cap molto angusti e la sua entità unica non avrebbe onorato lo storico marchio, e i tentativi di appropriarsene sono stati molteplici, ma senza successo. Se così non fosse stato i Metrostars non avrebbero messo in panchina Eddy Firmani, che aveva portato i Cosmos alla vittoria del campionato NASL 1977 e che anche in seguito aveva regalato alla squadra pagine di gloria rimaste scolpite negli annali. Altro indizio è l’inaugurazione della Red Bull Arena con l’amichevole Red Bulls vs Santos, una squadra brasiliana che oggi sebbene abbia recentemente vinto una Copa Libertadores non è da tempo nell’elite del calcio mondiale ed è conosciuta nel mondo solo perché era la squadra dove militava Pélé, proprio quel Péle che nel 1975 sarebbe arrivato ai Cosmos iniziando la soccer devolution che ha portato nei decenni gli Usa ad essere una squadra da non sottovalutare a livello mondiale ed una potenza continentale. Questa soluzione sembra al momento fantasiosa ma allo stesso tempo molto realista e potrebbe essere conveniente per tutti. Storicamente il buon senso non è mai stato merce reperibile facilmente nella storia del soccer Usa, e lo vediamo anche oggi nella guerra tra le leghe minori, l’esistenza di due leghe femminili e due leghe indoor, ma quando gli odi e le divisioni sono state messe da parte il soccer ha fatto passi da gigante in poco tempo. Chi vivrà vedrà

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