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Stoichkov: "Bob Bradley è il 'padre' della nuova generazione di allenatori americani"
Scritto il 2014-09-08 da Franco Spicciariello su MLS
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Pallone d'Oro 1994, leggenda del calcio bulgaro e internazionale, Hristo Stoičkov, - ex di Chicago Fire (due stagioni , con 35 partite e 15 reti) e D.C. United a inizio anni 2000, torna a parlare di MLS con la televisione USA di lingua spagnola UniMas.

In particolare Stoichkov ha prodotto un elogio di Bob Bradley, di cui fu anche assistant coach a Chicago nel 2002, che l'ex attaccante del Parma ha definito "padre" della prossima generazione di allenatori americani.

Il nome di Bradley è uscito fuori nel corso della telecronaca di Columbus Crew vs Chivas USA di UniMas. Ad un certo punto della conversazione tra Stoichkov e Jorge Perez Navarro si è spostata sul coach del Crew, Gregg Berhalter, che prima di diventare allenatore ha giocato per i LA Galaxy e per altri sei club in Europa, indossando per 44 volte la maglia degli Stati Uniti.

  • HIGHLIGHTS: Columbus Crew 3, Chivas USA 0

Proprio il percorso di Berhalter ha attirato l'interesse di Stoichkov, che ha quindi allargato il discorso agli altri allenatori MLS con alle spalle un passato da giocatore nella lega.

Molti di questi giocatori, incluso Greg [Vanney], appena arrivato a Toronto, C.J. Brown, Peter Nowak – che ha allenato a lungo – e Diego Gutierrez, sono tutti parte di una generazione ben formata", ha detto Stoichkov. "Credo che tutti siano rimasti sempre in contatto con Bob Bradley. Credo che Bradley sia il 'padre" di molti di questi giocatori di cui stiamo parlando, che stanno allenando o che comunque lavorano nel calcio".

A quel punto il telecronista ha pressato Stoichkov nel comparare Bradley, allenatore del Fire dal 1998 al 2002,tra gli altri, e della Nazionale USA a Sudafrica 2010, con l'ex CT Bruce Arena, oggi ai LA Galaxy. Bradley fu peraltro vice di Arena quando il D.C. United vinse la MLS Cup 1996 e 1997.

"Credo che entrambi abbiano fatto cose importanti per questo paese, portando la Nazionale avanti ai Mondiali. Li considero gli influenzatori, i padri e gli amici di tutti questi calciatori diventati tecnici"

Dopo un 2013 pessimo, e pessimo è dire poco, nonostante il trionfo in US Open Cup, il DC United è ripartito per la stagione 2014 in ombra. Un po' per la stagione precedente, un po' per il presidente, Thohir, che sembrava sempre più "snobbare" il DCU per l'Inter. In fin dei conti lo ha pure dichiarato tempo fa: "Il figlio deluso dalla mia mancanza di tempo sarà il DC United, non l'Inter". L'effetto, però, è stato decisamente ottimo. Con un Thohir distante la società ha operato in un modo chiaro con un budget normalissimo, con soldi da spendere per una squadra esperta con giocatori della Major League Soccer. Perché è statistica il fatto che serva un allenatore statunitense e una difesa almeno per 3/4 formata da calciatori che la MLS la conoscono per trionfare a dicembre, praticamente sempre con 3 americani almeno. I capitolini hanno un po' agito di conseguenza, andando a prendere giocatori esperti e affidabili, dal basso costo (perché si tratta di trasferimenti dentro la lega) e con stipendi bassi. Non a caso hanno il 10° tetto salariale più alto (su 19), circa $4M, di cui $600.000 vanno nelle casse di Eddie Johnson, unico acquisto pesante sotto l'aspetto economico della campagna acquisti. Per rinforzare una difesa mediocre hanno deciso di portare a Washington gli espertissimi Bobby Boswell, Jeff Parke e Sean Franklin. Il primo, classe '83, è un difensore centrale ex Houston Dynamo e proprio DC United dove cominciò la carriera. Finalista della MLS 2011&2012, MLS Best XI nel 2006 e miglior difensore nello stesso anno. Il secondo, Parke, classe '82, vanta oltre 200 presenze nella lega. Il 29enne Franklin, invece, è uno dei migliori terzini e conta 2 MLS in bacheca, oltre che un "Rookie of the year". Al SuperDraft, poi, è arrivato Steve Birnbaum che si sta disimpegnando molto bene da titolare. Come terzino sinistro avevano prelevato Christian dall'Almeria, complici prestazioni mediocri e un ambientamento difficile gli è stato risolto il contratto. A centrocampo hanno portato in prima squadra il '94 Robinson, hanno acquistato un altro veterano, Arnaud da Montréal, e Chris Rolfe da Chicago, che si è rivelato un grande colpo. Due movimenti importanti anche in attacco, dove hanno decisamente aumentato la qualità con Eddie Johnson, seppur stia faticando, e Fabian Espindola, 29enne nella MLS dall'età di 22 anni che ha vinto una Copa Sudamericana con il Boca e una MLS a Salt Lake City. Sta vivendo la sua miglior stagione essendo a quota 9 goal e 8 assist in 20 partite. Di contorno la partnership con Richmond della USL PRO (terza lega USA) dove hanno potuto mandare diversi giovani in prestito come il '96 Seaton, che ha già svolto allenamenti all'Inter, e Collin Martin. Questi giocatori si sono andati ad aggiungere a quelli che nella passata stagione si sono salvati. In primis il portiere del '90 Bill Hamid, vero e proprio uomo dei miracoli. Sono tantissimi i punti che ha salvato alla sua squadra. Poi un mediano come Perry Kitchen (1992), una vera e propria diga che fa legna quando serve (9 gialli e i 2.3 falli a partita di media), ma che offre anche una buona qualità con 4 goal e 3 assist in 24 partite, una buona percentuale passaggi riusciti (85%) e 12 passaggi chiave secondo Whoscored. Buona anche la stagione di Luis Silva (8 goal in 21 partite). Coach Ben Olsen (1977) è stato confermato ed è alla 5° stagione da allenatore con il DC United. Confermatissimo il suo classico 4-3-1-2. Secondo Whoscored la squadra attacca per il 40% dal lato destro, mentre l'80% dei passaggi sono corti e il 16% lunghi. Il possesso palla medio è del 49% e la "action zone" della squadra è per il 48% nella trafficata parte centrale del campo. Non a caso la percentuale passaggi riusciti (78%) è una delle più basse della lega, il possesso palla è sotto il 50%, per i cartellini gialli sono tra i peggiori e tra i migliori per palloni intercettati. Tutti sintomi di un gioco abbastanza battagliero nel centro del campo dove ci sono meno spazi e dove è più facile sbagliare. I tiri subiti sono più di quelli fatti, e qui entra in gioco super Bill Hamid. Sono inoltre una squadra cinica, visti i 4 tiri in porta di media a partita (11 considerandoli tutti) per 42 goal in 26 partite. Altro dato importante sono i duelli aerei vinti, 54%, solo Seattle fa meglio con il 56%. Si può facilmente capire che il DC United punta molto sulla concretezza e sulla fisicità, dove spesso ha la meglio, su una squadra corta con il baricentro decisamente alto. Classica squadra che riesce a far giocare male gli avversari, ma gli va riconosciuto che riescono anche ad esprimere un buon calcio. Attualmente guidano la Eastern Conference con 46 punti in 26 partite (4 più dello Sporting KC) e puntano al primo posto nella classifica generale, anche se Seattle ha due punti in più e una partita in meno.

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Gli Stati Uniti torneranno in campo per la prima volta, dopo l'eliminazione subita agli ottavi nei Mondiali, il prossimo 3 settembr contro la Repubblica Ceca in quel di Praga, e lo farà senza quello che è stato probabilmente il suo miglior giocatore in Brasile, il portiere Tim Howard, che la scorsa settimana ha annunciato che si prenderà una apusa di un anno dalla Nazionale. La dinamica è certamente differente rispetto a 12 anni fa, quando Brad Freidel e Kasey Keller erano messi in competizione dai CT Steve Sampson prima Bruce Arena dopo, lamentandosene pubblicamente. E Friedel - che oggi, a 43 anni, è il numero 12 del Tottenham e gioca titolare in Europa LEague - mollò nel 2005, lasciando sapzio a Keller. Inevitabilmente, la decisione - momentanea - di Howard lascia finalmente spazio a quello che in questi 8 anni è stato sempre il suo numero due: il portiere dell'Aston Villa, ma formatosi nel Chivas USA, Brad Guzan,  che nonostante abbia subito 126 gol in 74 partite da quando ha tolto il posto all'irlandese Shay Given, è da tutti elogiato come unica ragione della mancata retrocessione del Villa. Inevitabile, viste anche le 235 parate in due stagioni. Per dare un'idea, nello stesso periodo Howard ha subito 77 reti e fatto 203 parate in 73 match per un team decisamente migliore.  E lo stesso Howard è il suo primo fan: “E' un portiere fantastico. Dal punto di vista mentale e fisico ha tutti gli elementi per essere al top come portiere. Per questo il suo successo non mi sorprende". E' arrivato quindi il grande momento epr Guzan, che in questi anni ha sempre messo in mostra grandi riflessi e capacità di posizionamento, rendendolo uno dei portieri più affidabili della Premier League. “Ovviamente con il momentaneo passo indietro di Tim per me è una grande opportunità", ha spiegato Guzan al NY Times. “E' un momento eccitante non solo per me, ma anche per altri portieri. Voglio solo fare la mia parte per mostrare a me stesso, all'allenatore e allo staff tecnico che possono contare su di me". Per Guzan però la Nazionale non è una novità, avendo giocato spesso piazzando anche prestazioni di alto livello. Quando Howard rimase fuori nel 2013 per un infortunio alla schiena, Guzan non ebbe problemi a subentrare per il mactch contro il Costarica in casa e col Messico in trasferta, non subendo gol in entrambe le partite. Seconda scelta assoluta nel MLS SuperDraft 2005 del Chivas USA, dopo essere stato nominato "Portiere dell'anno" nel 2008 decise di lasciare la MLS. “All'epoca eravamo [il Chivas USA] un team abbastanza di successo. Mi ha aiutato molto all'inizio della mia carriera essere circondato da ottimi professionisti quali Claudio Suarez, Paco Palencia, Ramon [Ramirez], Jesse Marsch, Ante Razov - gente che mi ha insegnato cosa serve per essere ai livelli più alti". Ma in Inghilterra Guzan ha scoperto che giocare titolare in Premier League non è una partita semplice. Al Villa - con cui ha un contratto sino al 2017 - si ritrovò quindi prima a fare da seconda scelta per quattro stagioni, andando anche in prestito all'Hull City. Stesso problema in Nazionale, dove è stato sempre il primo back up di Howard. "Essere il numero due per un certo numero di anni vuol dire provare di essere in grado di far parter di questo gruppo", ha detto Guzan. “Penso che negli ultimi due anni col Villa ho provato di essere in grado di esserci e che si può contare su di me. Quando vai in Nazionale vuoi semplicemente dare il meglio per aiutare la squadra e creare problemi di scelte all'allenatore. certo, quando hai due bravi portieri, è più complicato". “Quando mi è stata data l'opportunità in passato, credo di aver fatto buone cose per la squadra. Al momento c'è da coprire la posizione di portiere, e sono pronto a farlo", ha aggiunto. Il centrocampista del Bolton e della Nazionale USA Stuart Holden conosce bene Guzan, con cui ha giocato contro sia in college che in MLS e in Premier League, oltre che insieme alle Olimpiadi 2008 e ai Mondiali 2010. “Tutti sammo come Brad abbia lottato per un posto. Tim [Howard] è senza dubbio il numero uno, ma Brad gli è sempre stato addosso. Una delle ragioni per cui Tim fa così bene è anche perché sa che se molla un attimo Brad [Guzan] è pronto a prendergli il posto". Nelle prime due settimane di Premier League di quest'anno Guzan è uno dei due portieri a non aver ancora concesso un gol. Per lui il regal di compelanno del match con la Repubblica Ceca arriva giusto una settimana prima del 30° compleanno, e avrà un anno per dimostrare di meritare il posto dopo tanta attesa. “Devi avere una personalità forte per sapere di dover sedere sempre dietro per così tanti anni, aspettando il tuo turno, specie se sei un titolare in Premier League,” spiega il suo compagno di Nazionale Alejandro Bedoya. “Tutti i portieri hanno qualità uniche e la pelle dura. Penso che sia stato questo a consentirgli di reggere, e dimostra che tipo di persona sia”. Con la Repubblica Ceca per gli USA prende il via il nuovo ciclo che sfocerà nei Mondiali di Russia (sempre che non si cambi sede) del 2018, con gli importanti step intermedi della Gold Cup 2015, la Copa America Centenario e 2016, e potenzialmente la Confederations Cup 2017, con in mezzo ovviamente tutti i match di qualificazione mondiale. Aver perso Howard per un anno sarà sicuramente una sfida per gli USA, ma per il CT Klinsmann e per la Nazionale è chiaramente anche giunto il tempo di iniziare a guardare avanti, visto anche che il portiere dell'Everton avrà quasi 39 anni in Russia. “Tim Howard è una bestia, ed è uno dei migliori portieri del mondo. Ma avere Brad tra i pali non sarà un problema. Tutti hanno piena fiducia in lui e nelle sue capacità, perché è un grande portiere. Ogni volta che entrato ha fatto ottime cose", ha aggiunto Bedoya, centrocampista del Nantes. Guzan ha spiegato di comprendere le ragioni della decisione di Howard di fare un passo indietro e passare più tempo con la sua famiglia. In fondo si assenterà per un solo anno, e avrà 36 anni il prossimo settembre quando anche Klinsmann ha detto che la situazione verrà rivalutata- Ma per la prima in un decade, nella porta USA c'è uno spazio. “E' sempre eccitante l'avvio di un nuovo ciclo", spiega Guzan. "sappiamo che sarà lunga sino ai prossimi Mondiali. Ci sono un sacco di tornei importanti per gli USA nel mezzo. E' importante costruire su quanto realizzato in quest'estate". Dietro Guzan a spinegere ci sarà come sempre il numero 3, Nick Rimando, portiere del Real Salt Lake. Loro due e Howard hanno un ottimo rapporto, e i  Nazionale sono seguiti dall'ex portiere della Nazionale inglese Chris Woods. Ma presto arriveranno le nuove leve, e si vedono già all'orizzonte le potenzialità dei vari Cody Cropper (Southampton) e Bill Hamid (DC United). Ma dovranno aspettare un bel po' di anni con un Guzan così.    

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Dopo Steven Gerrard, anche Frank Lampard dà l'addio alla nazionale inglese: il 36enne ex centrocampista di Chelsea e West Ham, recentemente ingaggiato dagli americani del New York City FC e attualmente in prestito al Manchester City, ha annunciato il ritiro dalla scena internazionale dopo avere collezionato 106 presenze (sesto posto all-time al fianco di Sir Bobby Charlton) e 29 gol con la maglia dei Tre Leoni. Lampard, che aveva esordito con l'Inghilterra nell'ottobre del 1999 contro il Belgio, ha quindi giocato la sua ultima gara lo scorso giugno contro il Costarica ai Mondiali brasiliani: uno 0-0 inutile vista la già matematica eliminazione degli uomini di Hodgson nello stesso girone dell'Italia. "E' stata una decisione molto dura da prendere, per questo mi sono preso molto tempo dalla fine del Mondiale. Per me è sempre stato un onore e motivo d'orgoglio rappresentare il mio Paese e, guardando indietro, devo dire che mi sono goduto ogni singolo momento che ho indossato la maglia dell'Inghilterra", dice Lampard, che a giugno ha lasciato il Chelsea e da gennaio, dopo la parentesi in prestito al Manchester City, volerà negli States per giocare nei New York City, all'esordio in MLS nel 2015. "La mia carriera con i club va in un'altra direzione, per questo è ancora più importante considerare le esigenze della mia famiglia e concentrarmi sul come fare meglio possibile i miei prossimi anni nel calcio - sottolinea Lampard -. Adesso è il momento di guardare avanti e sono molto fiducioso del fatto che, con Roy Hodgson in carica, i giocatori che si sono inseriti e i cambiamenti effettuati nel nostro settore giovanile, il nostro Paese possa finalmente raggiungere i risultati che merita". I momenti d'oro di Lampard con la maglia dell'Inghilterra sono tanti. A cominciare dal debutto, nel 1999 allo Stadium of Light, in un'amichevole giocata contro il Belgio. Quel giorno, l'ex Chelsea giocò per 76' al fianco del cugino, Jamie Redknapp. Il primo gol è datato agosto del 2003: un tiro da 25 metri, contro la Croazia a Portman Road, che regalò la vittoria agli inglesi (3-1). Nel 2005, il suo talento era sotto gli occhi di tutti: vinse il premio di "Fans' Player of the Year", miglior giocatore secondo i tifosi. Nel 2011, a Wembley, firmò di testa l'1-0 con cui l'Inghilterra piegò in amichevole la Spagna campione di tutto. Lampard metterà nel cassetto tutti questi splendidi ricordi, chissà se ci inserirà anche il famoso gol fantasma in Germania-Inghilterra durante il Mondiale sudafricano...  

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