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La rinascita del DC United: pochi "nomi" e tanta esperienza in MLS
Scritto il 2014-09-04 da Giacomo Costa su MLS
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Dopo un 2013 pessimo, e pessimo è dire poco, nonostante il trionfo in US Open Cup, il DC United è ripartito per la stagione 2014 in ombra. Un po' per la stagione precedente, un po' per il presidente, Thohir, che sembrava sempre più "snobbare" il DCU per l'Inter. In fin dei conti lo ha pure dichiarato tempo fa: "Il figlio deluso dalla mia mancanza di tempo sarà il DC United, non l'Inter". L'effetto, però, è stato decisamente ottimo. Con un Thohir distante la società ha operato in un modo chiaro con un budget normalissimo, con soldi da spendere per una squadra esperta con giocatori della Major League Soccer.

Perché è statistica il fatto che serva un allenatore statunitense e una difesa almeno per 3/4 formata da calciatori che la MLS la conoscono per trionfare a dicembre, praticamente sempre con 3 americani almeno. I capitolini hanno un po' agito di conseguenza, andando a prendere giocatori esperti e affidabili, dal basso costo (perché si tratta di trasferimenti dentro la lega) e con stipendi bassi. Non a caso hanno il 10° tetto salariale più alto (su 19), circa $4M, di cui $600.000 vanno nelle casse di Eddie Johnson, unico acquisto pesante sotto l'aspetto economico della campagna acquisti.

Per rinforzare una difesa mediocre hanno deciso di portare a Washington gli espertissimi Bobby BoswellJeff Parke e Sean Franklin. Il primo, classe '83, è un difensore centrale ex Houston Dynamo e proprio DC United dove cominciò la carriera. Finalista della MLS 2011&2012, MLS Best XI nel 2006 e miglior difensore nello stesso anno. Il secondo, Parke, classe '82, vanta oltre 200 presenze nella lega. Il 29enne Franklin, invece, è uno dei migliori terzini e conta 2 MLS in bacheca, oltre che un "Rookie of the year". Al SuperDraft, poi, è arrivato Steve Birnbaum che si sta disimpegnando molto bene da titolare. Come terzino sinistro avevano prelevato Christian dall'Almeria, complici prestazioni mediocri e un ambientamento difficile gli è stato risolto il contratto.

A centrocampo hanno portato in prima squadra il '94 Robinson, hanno acquistato un altro veterano, Arnaud da Montréal, e Chris Rolfe da Chicago, che si è rivelato un grande colpo. Due movimenti importanti anche in attacco, dove hanno decisamente aumentato la qualità con Eddie Johnson, seppur stia faticando, e Fabian Espindola, 29enne nella MLS dall'età di 22 anni che ha vinto una Copa Sudamericana con il Boca e una MLS a Salt Lake City. Sta vivendo la sua miglior stagione essendo a quota 9 goal e 8 assist in 20 partite.

Di contorno la partnership con Richmond della USL PRO (terza lega USA) dove hanno potuto mandare diversi giovani in prestito come il '96 Seaton, che ha già svolto allenamenti all'Inter, e Collin Martin.

Questi giocatori si sono andati ad aggiungere a quelli che nella passata stagione si sono salvati. In primis il portiere del '90 Bill Hamid, vero e proprio uomo dei miracoli. Sono tantissimi i punti che ha salvato alla sua squadra. Poi un mediano come Perry Kitchen (1992), una vera e propria diga che fa legna quando serve (9 gialli e i 2.3 falli a partita di media), ma che offre anche una buona qualità con 4 goal e 3 assist in 24 partite, una buona percentuale passaggi riusciti (85%) e 12 passaggi chiave secondo Whoscored. Buona anche la stagione di Luis Silva (8 goal in 21 partite).

Coach Ben Olsen (1977) è stato confermato ed è alla 5° stagione da allenatore con il DC United. Confermatissimo il suo classico 4-3-1-2. Secondo Whoscored la squadra attacca per il 40% dal lato destro, mentre l'80% dei passaggi sono corti e il 16% lunghi. Il possesso palla medio è del 49% e la "action zone" della squadra è per il 48% nella trafficata parte centrale del campo. Non a caso la percentuale passaggi riusciti (78%) è una delle più basse della lega, il possesso palla è sotto il 50%, per i cartellini gialli sono tra i peggiori e tra i migliori per palloni intercettati. Tutti sintomi di un gioco abbastanza battagliero nel centro del campo dove ci sono meno spazi e dove è più facile sbagliare. I tiri subiti sono più di quelli fatti, e qui entra in gioco super Bill Hamid. Sono inoltre una squadra cinica, visti i 4 tiri in porta di media a partita (11 considerandoli tutti) per 42 goal in 26 partite. Altro dato importante sono i duelli aerei vinti, 54%, solo Seattle fa meglio con il 56%. Si può facilmente capire che il DC United punta molto sulla concretezza e sulla fisicità, dove spesso ha la meglio, su una squadra corta con il baricentro decisamente alto. Classica squadra che riesce a far giocare male gli avversari, ma gli va riconosciuto che riescono anche ad esprimere un buon calcio.

Attualmente guidano la Eastern Conference con 46 punti in 26 partite (4 più dello Sporting KC) e puntano al primo posto nella classifica generale, anche se Seattle ha due punti in più e una partita in meno.

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Il DC United, club più vittorioso della storia della MLS e attualmente secondo in classifica nella Eastern Conference, ha annunciato ieri il lancio di una partnership con il Sunderland, club della Premier League. I due clubm che hanno già in piedi un “friendship agreement”, adesso condivideranno “expertise, benefici e iniziative promozionali" che si realizzeranno su entrambe le sponde dell'Atlantico. Il proprietario del Sunderland è l'americano Ellis Short, originario del Texas (ed uno dei 5 americani titolari di club di Premier League), e in biancorosso gioca il centravanti della Nazionale USA Jozy Altidore. La news della partnership fra Sunderland e DC - che fa seguito all'investimento del Manchester City nella joint venture coi New York Yankees per il lancio del New York City FC, la nuova franchigia MLS che inizierà a giocare nel 2015 con in campo David Villa e Frank Lampard - arriva al termine di una serie di amichevoli di successo che hanno visto coinvolte numerose squadre inglesi in territorio americano, e punta ad accrescere la presenza su un "mercato" calcistico in veloce e notevole crescita. Per dare un'idea, il Manchester United ha attirato un totale di 360.000 spettatori in occasione delle partite contro Los Angeles Galaxy (a Pasadena), AS Roma (Denver), Internazionale (Washington DC), Real Madrid (Ann Arbor, Michigan) e Liverpool (Miami). Il match contro il Real Madrid (vittoria United per 3-2) ha visto addirittura 109,318 fans affollare la famosa "Big House" della University of Michigan, record per il calcio negli USA. Tra gli altri club scesi in campo in America quest'estate ci sono stati anche Arsenal, Tottenham e Manchester City. Non c'era invece il Sudnerland, che ha preferito una preparazione più tradizionale affrontando club come Darlington, Carlisle e Hartlepool, nel nord d'Inghilterra, poi Portogallo, Real Betis e Udinese. Nel comunicato ufficiale il CEO del DC United Tom Hunt ha dichiarato: “Attraverso questa partnership vogliamo condividere le best practices dei due club in tutti i campi, tecnico e commercial, e allo stesso tempo aiutare il Sunderland ad accrescere la riconoscibilità del proprio brand negli USA" Per il Direttore Commerciale del Sunderland, Gary Hutchinson, “E' un passo importante per il Sunderland, ed un interessante sviluppo per noi sul mercato americano, un territorio chiave per noi". Il Sunderland, reduce da un retrocessione scampata per un soffio con quattro vittorie consecutive nel finale (una all'Old Trafford) e dopo l'avvicendamento in panchina dell'ex laziale Paolo Di Canio con l'uruguayano Gus Poyet, scenderà in campo per la pirma di campionato il prossimo 16 agosto in casa del West Brom, puntando molto sull'arrivo dal Manchester City del centrocampista Jack Rodwell, pagato circa €13 milioni. I Mackems proveranno anche a ripetere la scalta che li ha portati sino alla finale di Capital One Cup, persa per 3-1 col Manchester City a Wembley. Il DC United, di proprietà del magnate indonesiano e presidente dell'Inter Erick Thohir, ha vinto 4 volte la MLS Cup, l'ultima nel 2004, una Champions Cup e la Copa Interamericana contro il vasco de Gama. La scorsa stagione per i rossoneri è stata pessima, chiusa all'ultimo posto ma anche con un imprevedibile vittoria in US Open Cup, che è valsa un posto in CONCACAF Champions League. Coach Ben Olsen ha però condotto un ottimo lavoro di ricostruzione, e i rossoneri stanno avendo un'ottima stagione, spesa quasi tutta in testa. . Ci sarebbe da chiedersi quale sia la connection tra un sobborgo industriale inglese, diventato "città" solo nel 1992, e la capitale del più potente paese al mondo. L'unica forse è la presenza del politico laburista David Milliband nel Consiglio del club, che nel ruolo di British foreign secretary tra il 2007 e 2010 mise in piedi uno stretto legama con Barack Obama e l'allora Segretario di Stato Hillary Clinton.  

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La compagnia austriaca Red Bull Gmbh, fondata nel 1984 dal magnate austriaco Dietrich Mateschitz, il quale volle creare una bevanda energetica ispirandosi a prodotti già esistenti nel sud est asiatico, è diventata negli anni un global brand riconosciuto in tutto il mondo. Una parte della sua dirompente strategia di marketing è stata investire nello sport. Per questo motivo ha creato due scuderie di formula uno, la Red Bull Racing e la Scuderia Toro Rosso, due squadre di hockey, l’E.H.C. Red Bull Muenchen in Germania e l’ Eishockeyclub Red Bull Salzburg in Austria, città dove è stata fondata la ditta. Dopo aver investito persino negli sport estremi tra i quali no snow board e il windsurf e creato alcuni avvenimenti ad hoc la multinazionale tirolese ha investito naturalmente anche nello sport più bello del mondo, creando squadre di calcio ad ogni angolo del pianeta. La prima creatura di questa nuova strategia è stata la Red Bull Salzburg, creata sulle ceneri dello storico club locale Austria Salisburgo nel 2005, con cambio di blasone, nome e colori sociali, scelta che ha creato non pochi malumori nella tifoseria locale tanto da far si che i tifosi scontenti del cambiamento fondassero una nuova squadra con gli stessi colori e nome dell’originale che ora milita in terza divisione. A questo acquisto sono seguiti la fondazione della Red Bull Ghana in Africa, Red Bull Leipzig in Germania, attualmente nella serie B tedesca, Red Bull Brasil, squadra dello stato di San Paolo anch’essa partita dalle divisioni inferiori ed arrivata alla serie B brasiliana. Nel 2006 la Red Bull Gmbh ha diramato i suoi investimenti sportivi anche negli Stati Uniti acquistando dalla AEG, colosso delle comunicazione americano, gli allora New York Metrostars. A quel tempo la lega pro soccer americana, la MLS, non versava in buone condizioni ed annoverava al tempo appena tre investitori che gestivano più franchigie, per cui l’acquisto della squadra newyorkese da parte delle multinazionale austriaca fu salutato come un’ottima cosa da entrambi i lati, sia per l’azienda produttrice del soft drink energetico che trovava così nuovi pascoli da poter sfruttare, sia per la lega che allargava così il proprio novero di investitori e che con la Red Bull tra di essi acquistava così un tocco di internazionalità ed un ritorno di immagine non indifferente mostrando al mondo che investire nel soccer Usa stesse finalmente diventando redditizio. La scelta non è stata vista bene da molti tifosi, nonostante a differenza dell’Austria Salisburgo, i Metrostars e la MLS esistevano da appena una decade e il soccer negli Usa, sebbene nei fatti non sia esattamente così, era ed è visto ancora come uno sport nuovo ed in ascesa. Ma New York, fin dalla notte dei tempi dei sodalizi etnici fondati dagli emigranti arrivati da tutto il mondo ha comunque una forte tradizione a livello di soccer ed i suoi appassionati sono comunque più difficili da accontentare rispetto a quelli di altre latitudini del paese delle opportunità e degli hamburger, tanto che il forum dei tifosi della squadra si chiama ancora Metrofanatic.com e quando si riferiscono alla squadra la chiamano ancora Metrostars invece di Red Bulls. Questo cambio di nome ha così creato malcontento quasi quanto in Austria ed ha allontanato dagli spalti molti appassionati che mai e poi mai tiferebbero per una squadra nata fondamentalmente per fare pubblicità a un soft drink per giunta straniero. Questo disamore intorno alla squadra si è sviluppato anche perché in una tale situazione la nuova dirigenza avrebbe dovuto fare di tutto per mettere in campo un prodotto di qualità che desse spettacolo e che mietesse trofei, invece l’immagine che è trapelata sia tra gli appassionati di soccer della grande mela che tra gli addetti ai lavori è stata come la massima anno nuovo vita vecchia, perché specie nei primi anni gli uomini messi a gestire la società non si sono discostati molto dalle predenti disastrose gestioni di Charlie Stillitano e soci, e tutto questo nonostante a New York vi siano sempre stati dei nomi di impatto internazionale o giocatori che in nazionale dicevano o avevano detto il fatto loro, come grandi nomi si sono seduti storicamente su quella maledetta panchina, ma nonostante i milioni di dollari spesi la franchigia newyorkese nonostante il cambio nome è rimasta fallimentare. Tutt’ora i dirigenti sono spesso messi sotto accusa dai tifosi e dalla stampa locale, con soventi rimproveri di incompetenza e di scarso attaccamento e poca passione, ed in effetti le uniche due cose tangibili che la Red Bull ha portato a New York sono la Red Bull Arena, costruita su modello di quella presenti in Austria e Germania che dal 2010 ha sostituito il cavernoso Giants Stadium, poi demolito, e il Supporters’ Shield arrivato inaspettatamente la scorsa stagione. La Red Bull Arena ha una capienza di 25000 posti ma solitamente la media spettatori si attesta sulle 15000 unità, con punte di 18000 quando la squadra figura bene in classifica, e a parte il pessimo andamento della squadra nonostante la presenza di talento in campo, ed il cambio nome di cui si è già discusso un’altra ragione dello scarso appeal della squadra è anche perché nonostante la squadra giochi ad Harrison nel New Jersey la squadra si picca del titolo di squadra di New York, creando così un doppio effetto negativo, vale a dire allontanare gli abitanti del New Jersey che non si sentono rappresentati che gli snob newyorkesi che non considerano seriamente una squadra che gioca al di là del fiume Hudson. Questi problemi verrebbero comunque e sicuramente risolti se al posto di un’eterna incompiuta ci fosse una squadra con nomi di caratura internazionale e americani di una certa classe coadiuvati da giovani promesse in arrivo dall’accademy o dai college che mieta trofei nazionali ed internazionali e che sia conosciuta in tutto il mondo come una squadra di calcio stellare e non per via dell’accostamento ad disgustoso energy drink (de gustibus non disputandum est, si dice, ma a mio parere è disgustoso –ndr-). L’esempio più lampante anche perché proprio delle stesse terre sono i New York Cosmos, che sebbene rappresentassero nel nome la grande mela giocarono la maggior parte delle loro stagioni, tra cui quelle più memorabili, al Giants Stadium che si trovava a Meadowlands, nel New Jersey… proprio quei New York Cosmos che dopo una gestazione triennale sono tornati alla vita nel 2013 ed ora militano come allora in una lega chiamata Nasl che al momento è una seconda divisione con scarse prospettive di crescita, scarsa copertura televisiva e che rischia di venire addirittura schiacciata dalla fruttuosa partnership tra MLS e la terza divisione USL. Gli attuali Cosmos giocano a Long Island nello stadio di proprietà dell’Hofstra University, e nonostante abbiano messo in campo un prodotto di qualità che potrebbe tranquillamente competere con squadre della MLS, come dimostrato in US Open Cup proprio a spese dei Red Bulls e tenendo testa agli Union di Philadelphia, ed abbiano vinto il campionato 2013, il primo trofeo nazionale vinto da una squadra di New York dal 1995, ovverosia quando i Long Island Rough Riders allora militanti in seconda divisione vinsero il titolo U.S.I.S.L. (allora la prima divisione non essendoci ancora la MLS era la A.P.S.L.) soffre di un problema di forte decremento di presenze allo stadio, con un affluenza crollata a volte ad appena 3000 presenze. Come già scritto in passato Charles Cuttone aveva previsto tutto ciò, e per quanto i Cosmos possano riuscire con l’acquisto di grandi nomi, vincere altri campionati Nasl, fare un miglior lavoro di marketing per coinvolgere più gente possibile, amichevoli di lusso e dulcis in fundo lo stadio di proprietà a Belmont County, la prospettiva che hanno davanti è asfittica, perché a dispetto della storia e del nome e di tutto quel che potranno fare, resteranno sempre una squadra di seconda divisione, visto che la franchigia NY2 è stata infine assegnata agli arabi proprietari del Manchester City che hanno creato il N.Y.C.F.C. che pur non essendo ancora sceso in campo si sta ritagliando già una grossa fetta di appassionati, sia per i grandi nomi già ingaggiati, sia per la partnership con i New York Yankees ed il sapiente lavoro di marketing, erodendo come già detto la base di fans dello sport più bello del mondo che non seguono né Red Bulls né Cosmos, ma anche tra le basi delle due squadre newyorkesi. I Cosmos, se le cose continuano ad andare in questa maniera rischiano di chiudere per la seconda volta i battenti nel giro di pochi anni, e quand’anche riuscissero a costruire il loro stadio a meno che la Nasl non cresca rapidamente in termini di investitori, franchigie, qualità del gioco e visibilità ed appetibilità, avrebbero comunque serie difficoltà a riempirlo. Chi andrebbe a vedere Cosmos vs Oklahoma City in seconda divisione quando in città, senza contare l’offerta a livello sportivo di hockey, football, basket e baseball, puoi vedere Red Bulls vs Los Angeles Galaxy o N.Y.C.F.C. vs Washington D.C.? I New York Red Bulls non corrono lo stesso rischio ma potrebbero venire risucchiati dal vertice di popolarità che i nuovi arrivati si stanno creando e che probabilmente manterranno o aumenteranno. Dice un antico proverbio, chi è causa del suo mal, pianga se stesso, e mai agio fu più adatto sia per i Red Bulls che per i Cosmos. I primi sono stati incapaci di dare a New York quello che il popolo calcistico locale si aspettava, e questo nonostante i grandi nomi sia in campo che in panchina, quasi tre lustri gettati alle ortiche per mala gestione, per quanto riguarda i Cosmos, voci accreditate dicono che il moro mancato ingresso in MLS sia dovuto al non voler dividere con la lega di Don Garber i proventi del marchio nonostante gli fosse stato offerto di entrare in MLS per sessanta milioni di presidenti morti invece dei cento pagati dal Manchester City. Certamente le colpe in trattative di questo genere non sono mai solo da un lato, ma oramai è inutile piangere sul latte versato. Garber ha parlato chiaro, non ci sarà posto per una NY3 in MLS, per cui per salvare capra e cavoli bisognerebbe forse, come già scritto su Empire of Soccer da Patrick MacDonald, che la Red Bulls cambi leggermente la sua politica e acquisti il marchio Cosmos, denominando così i Red Bulls New York Cosmos con lo sponsor del loro energy drink sulle maglie verdi della squadra che fu di Péle, Chinaglia, Beckenbauer e Carlos Alberto per tacer degli altri. La differenza tra l’Austria Salisburgo ed i Cosmos è sostanziale, per quanto molto più antica, la squadra austriaca non è un marchio globale, ma solo una squadra che ha vinto alcuni trofei in un campionato ristretto e modesto come quello austriaco ed è quasi sconosciuta fuori dai suoi confini e in passato aveva già cambiato nome (ma non maglie e stemma) a seconda dello sponsor, basti ricordare nel ’94 quando arrivarono in finale Uefa con l’Inter la denominazione del sodalizio era Casinò Salisburgo. Per quanto riguarda Red Bull Leipzig e Red Bull Brasil erano squadre semiprofessioniste che giocavano in campionati modestissimi e senza lustro e blasone alcuno. Il marchio Cosmos invece evoca una storia prestigiosa e vittoriosa che anche ora sebbene in chiave minore evoca una mentalità ed una squadra vincente, per cui una fusione tra le due società magari con la Sela Sport come socio di minoranza sarebbe la soluzione migliore per le due squadre, per la città di New York e per la MLS. Altra ragione per cui questa soluzione sarebbe quella più adatta è perché gli allora Metrostars avrebbero voluto chiamarsi Cosmos, ma chi al tempo era detentore del marchio, Peppe Pinton, già assistente di Chinaglia, non volle vendere i diritti perché sosteneva che la MLS per via della sua politica di salary cap molto angusti e la sua entità unica non avrebbe onorato lo storico marchio, e i tentativi di appropriarsene sono stati molteplici, ma senza successo. Se così non fosse stato i Metrostars non avrebbero messo in panchina Eddy Firmani, che aveva portato i Cosmos alla vittoria del campionato NASL 1977 e che anche in seguito aveva regalato alla squadra pagine di gloria rimaste scolpite negli annali. Altro indizio è l’inaugurazione della Red Bull Arena con l’amichevole Red Bulls vs Santos, una squadra brasiliana che oggi sebbene abbia recentemente vinto una Copa Libertadores non è da tempo nell’elite del calcio mondiale ed è conosciuta nel mondo solo perché era la squadra dove militava Pélé, proprio quel Péle che nel 1975 sarebbe arrivato ai Cosmos iniziando la soccer devolution che ha portato nei decenni gli Usa ad essere una squadra da non sottovalutare a livello mondiale ed una potenza continentale. Questa soluzione sembra al momento fantasiosa ma allo stesso tempo molto realista e potrebbe essere conveniente per tutti. Storicamente il buon senso non è mai stato merce reperibile facilmente nella storia del soccer Usa, e lo vediamo anche oggi nella guerra tra le leghe minori, l’esistenza di due leghe femminili e due leghe indoor, ma quando gli odi e le divisioni sono state messe da parte il soccer ha fatto passi da gigante in poco tempo. Chi vivrà vedrà

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Gli USA erano usciti umiliati dai Mondiali 1998, tra brutto gioco, tre sconfitte e dissaporti tra allenatore e giocatori oltre che tra i giocatori stessi. E solo 4 giorni dopo la sconfitta con la Jugoslavia arrivano le dimissioni del CT Steve Sampson. Nell'ottobre 1998 la USSF nomina al posto di Sampson Bruce Arena, allenatore reduce da una lunga carriera di successo con la University of Virginia, con cui aveva vinto 5 titoli NCAA di cui 4 consecutivi (1991-94) e la cui esperienza internazionale era imitata a 3 partite (1-1-1) con l'Olimpica nel 1996. Ma la sua fama derivava principalmente da quanto ottenuto a livello di club, con due MLS Cup e una US Open Cup col DC United, oltre ad una CONCACAF Champions Cup e la Copa Interamericana nel 19998. E già  allora era il coach di maggior successo negli USA. A differenza di Sampson (all'inizio nominato ad interim), Arena ricevette pieno supporto da parte della federazzione, oltre ad un contratto da $2 milioni l'anno senza precedenti. E la scelta sembrò premiare subito, con un brellissimo 3-0 sulla Germania nel febbraio 1999, cui seguì un bellissimo terzo posto in Confederations Cup con nel mezzo una vittoria sull'Argentina, mettendo in mostra una squadra quadrata e solida, scoprendo anche giovani dal sicuro futuro come Landon Donovan, John O'Brien e DaMarcus Beasley. Nelle qualificazioni mondiali gli USA non trrovarono grossi problemi, dando anche il via ad un decennio di vittorie casalinghe contro il Messico, con cui chiusero alla pari il girone. A febbraio 2002, in preparazione ai Mondiali, arriva anche la vittoria in Gold Cup, e a quel punto Arena ha poerfettamente chiara la rosa da portare ai Mondiali, con ben 11 giocatori provenienti dalla MLS – che peraltro era nata anche con questo scopo – 6 dall'Inghilterra e 6 da altre leghe europee, con un'età  media di 29 anni. Ai Mondiali il CT di origini italiane, e da giovane portiere scelto dai NY Cosmos al Draft, ma preferì il lacrosse – avrebbe usato 16 dei 23, cambiando formazione ogni match. In Francia le cose iniziarono alla grande . L'ultima partita del primo turno della prima fase dei mondiali fu infatti la seconda grande sorpresa del trneo (la prima era stata la sconfitta nella partita d'esordio della Francia ad opera del Senegal). Gli Stati Uniti approfittarono delle gravi incertezze della difesa del Portogallo chiudendo, meritatamente, l'incontro nei primi 45'. Al 4' un'errore del portiere portoghese che si fa fuggire il pallone permette al centrocampista dell'Ajax John O 'Brien di portare gli Usa in vantaggio. Alla mezz'ora il raddoppio statunitense grazie ad una sfortunata autorete di Jorge Costa ed al 37' Brian Mc Bride porta incredibilmente il punteggio sul 3-0. Portogallo scosso, ma arriva subito il 3-1 grazie a Beto, lesto a riprendere una ribattuta della difesa Usa e a fiondare in rete. Nella ripresa il Portogallo, apparso compagine di fuoriclasse poco amalgamati, cerca di risalire la china e quando Jeff Agoos segna un magnifico goal, ma nella sua rete, sembra che possa farcela a rimediare. Ma è un fuoco di paglia. Finisce 3-2 per gli “Yankees”. Ed era la prima volta dal 1930 che gli USA non segnavano 3 gol ai Mondiali, e allora fu un certo Bert Patenaude. Nel secondo match, contro i padroni di casa, gran bella partita dei sudcoreani che hanno però rischiato di perdere contro una squadra quadrata e con buoni giocatori. Gli USA vanno in vantaggio con Clint Mathis, che indovina un gran tiro dal limite sul quale il portiere coreano non può arrivare. La Corea, spinta da un pubblico calorosissimo, reagisce e si procura un rigore che Lee Eul-Yong si fa parare dall'ottimo Brad Friedelche nella ripresa, con alcuni interventi strepitosi ritarda il pareggio degli asiatici che, comunque, arriva al 79' quando il perugino Ahn (che poi eliminerà  l'Italia), con un gran colpo di testa, manda in rete il pallone. Ancora qualche azione pericolosa sui due fronti, ma risultato alla fine giusto. Nella partita di chiusura del Girone per gli USA, arriva un'imprevedibile disfatta, con gli americani che escono umiliati da una Polonia che fino ad allora era parsa poca cosa e demotivata. Ma alla combriccola allenata da Bruce Arena va bene lo stesso perchè nell'altra partita del girone D il Portogallo perde contro la Corea del Sud consentendo agli Stati uniti di passare agli ottavi di finale. E' Olisadebe ad approfittare di un errore della difesa Usa e porto la Polonia in vantaggio (3'). Due minuti dopo Kryszalowicz raddoppia mandando in rete un bel cross dalla sinistra. Continua a dominare la Polonia che prende un palo con Zurawski ,che nella ripresa porta a tre le reti polacche. Un calcio di rigore dello stesso Zurawski viene parato da Friedel al 77' e Donovan salva la bandiera a stelle e strisce all'84'. Nell'altra partita per passare alla seconda fase ai padroni di casa della Corea del Sud a quel punto bastava il pareggio, un pari che avrebbe promosso anche il Portogallo, mandando i lusitani ad incontrare il Messico negli ottavi. Ma il Portogallo ci ha messo del suo, giocando larga parte della partita in 10 per l'inutile espulsione di Joao Pinto e terminando addirittura in 9 (fuori anche Beto per una dura entrata su Lee Young-Pyo). Puntuale la punizione fatale: goal spettacolare di Ji-Sung che raccoglieva un cross dalla sinistra, si smarcava di Conceicao con un delizioso pallonetto e batteva Vitori Baia. Ma si finiva così, con Corea del Sud e USA al turno successivo, dove gli americani avrebbero trovato il nemico di sempre: ElTri. Ottavi di finale: USA vs. Messico Il risultato che non ti aspetti. Gli Stati Uniti battendo per 2-0 il Messico si qualificano per i quarti dei mondiali. Le reti sono state realizzate da Brian McBride all'8' e da Landon Donovan al 65'. Il ct degli Stati Uniti, Bruce Arena, ha rivoluzionato la squadra, sia per scelta tecnica, sia per necessità  dovute a infortuni e squalifiche, e ha presentato contro il Messico una squadra sempre fedele al 4-4-2, ma con delle novità . Claudio Reyna si è spostato dal centro sulla fascia destra di centrocampo, Donovan dalla destra è andato a occupare una posizione più centrale dietro le punte, limitando anche l'azione di Gerardo Torrado. Il Messico non sembra risentire particolarmente delle contro misure adottate dagli Stati Uniti, prendendo subito in mano le redini del gioco. Il gioco in quei frangenti si svolge tutto nella metà  campo Usa. All'8', però, sono gli Stati Uniti ad andare in vantaggio, nella loro prima azione della partita. Percussione di Reyna sulla fascia destra e cross rasoterra centrale, un retropassaggio di Josh Wolff favorisce il tiro di destro di McBride che batte in diagonale Perez. La partita si mette nei binari voluti da Arena. Grande muro a centrocampo, sul quale va a sbattere l'attacco messicano, e ripartenze veloci in contropiede. Al 15', Morales scaglia un destro da fuori area che sfiora il palo destro di Brad Friedel, al 26' lo stesso portiere respinge una botta di Cuauhtémoc Blanco da fuori area e al 35' ancora Blanco, dopo un errore di Friedel, tira sul portiere che mette in angolo da pochi passi. Aguirre, tecnico del Messico, al 28' inserisce la terza punta Hernandez per Vidrio, un difensore. Il tempo si chiude con un'occasione per Wolff che sbaglia il raddoppio a botta sicura. Non cambia la partita nel secondo tempo. Il Messico attacca con generosità , ma la sua lentezza di manovra viene sistematicamente mortificata dalla tattica americana sempre attenta e poco disposta a concedere spazi. Al 3', Arellano impegna Friedel con un tiro cross. Al 7', Luna su punizione trova Friedel che devia la palla sulla traversa prima di mandarla in calcio d'angolo. Al 10' st, l'arbitro Melo Pereira non assegna un evidente calcio di rigore al Messico per un fallo di mano di O'Brien. Il ct messicano tenta la carta di Mercado per Vidrio, ma gli americani si rendono ancora pericolosi in contropiede. Al 16' per un altro fallo al limite provocato da Gregg Berhalter. Luna da calcio piazzato accarezza la traversa. Messico generosamente in avanti ma con un micidiale contropiede gli Usa passano per la seconda volta al 20'. Il terzino Eddie Lewis scende in contropiede sulla sinistra e mette in mezzo per l'accorrente Donovan che schiaccia di testa e batte imparabilmente Perez sulla sinistra. Al 28', Carmona da fuori area tenta di sorprendere Friedel, ma il portiere si fa trovare attento. La partita dice ancora poco con i verdi messicani più nervosi e Rafa Marquez viene espulso per un fallo molto violento su Jones. Entra al 33' un altro pezzo storico, Garcia Aspe (terzo mondiale anche per lui) al posto di un affaticato Torrado. Ma la partita finisce così, con gli Stati Uniti che si mettono alle spalle l'eterno rivale continentale e volano insperabilmente ai quarti dove affronteranno i panzer tedeschi. Quarti di finale: USA vs. Germania La Germania non sembra in grande giornata, ma non è la prima volta che succede, in questi Mondiali, e così gli Usa ci provano. Per due volte, 16' e 30' vanno vicini al clamoroso goal del vantaggio con Landon Donovan, ma in entrambe le occasioni è bravo il portierone tedesco Oliver Kahn a salvare la porta dei teutonici. Sembra che i tedeschi possano rimediare una figuraccia da un momento all'altro, invece un calcio si punizione battuto ottimamente da Ziege sulla trequarti sinistra dello schieramento statunitense trova pronto Ballack a deviare in rete (39'). Poco dopo, su un cross proveniente dalla sinistra, Klose manda il pallone a picchiare sul palo alla sinistra di Friedel. La Germania gioca molto meglio dopo aver segnato, e finisce il tempo attaccando. Nella ripresa, ancora Donovan si fa pericoloso e ancora Kahn para. Poi una respinta di Kahn su una conclusione ravvicinata statunitense finisce su un braccio di Linke sulla linea di porta (forse dentro la porta) ma l'arbitro opta a favore di una punizione per i tedeschi. Finale “anema e core” degli uomini di Bruce Arena che non riescono a riequilibrare le sorti dell'incontro. La Germania guadagna le semfinali, ma onore e merito agli Stati Uniti, squadra giunta senza grandi pretese a questi campionati mondiali ma comportatasi in modo eccellente (tranne nell'ultima gara del girone di qualificazione agli ottavi contro la Polonia). Un'uscita assolutamente immeritata quella contro la Germania, messa spesso sotto e avanzata solo per la maggior esperienza a gestire partite di questo livello. Per gli USA comunque i Mondiali 2002 rimangono come il miglior risultato dopo il terzo posto del 1930, ma rimangono anche un rimpianto pensando che la semifinale sarebbe stata contro la Corea del Sud. Rimane però la soddisfazione di essere usciti per la prima volta dalle retrovie del calcio e di aver messo in mostra una generazione di giovani (come Donovan e Beasley, e anche O'Brien se gli infortuni non lo avessero fermato) che ancor oggi sono la spina dorsale della Nazionale USA. ________________________________________ 05/06/2002, Suwon (South Korea), Suwon World Cup Stadium, 37306 USA 3 (John O'Brien 4', Jorge Costa 29' OG, Brian McBride 36') PORTUGAL 2 (Beto 39', Jeff Agoos 71' OG) USA: Brad Friedel, Frankie Hejduk, Pablo Mastroeni, John O'Brien, Ernie Stewart [c] (Cobi Jones 46'), Jeff Agoos, DaMarcus Beasley, Brian McBride, Landon Donovan (Joe-Max Moore 75'), Tony Sanneh, Eddie Pope (Carlos Llamosa 80'). Portogallo: Và­tor Baà­a, Jorge Costa (Jorge Andrade 73'), Fernando Couto [c], Figo, Joà£o Manuel Vieira Pinto, Pauleta, Rui Costa (Nuno Gomes 80'), Sérgio Conceià§à£o, Petit, Beto, Rui Jorge (Paulo Bento 69'). Arbitro: Byron Moreno (Ecuador). CT: USA: Bruce Arena – Portogallo: Antà³nio Oliveira. Ammoniti: USA: DaMarcus Beasley [Y 90+']. Portugal: Beto [Y 34'], Petit [Y 52']. 10/06/2002, Daegu, Daegu World Cup Stadium, 60778 SOUTH KOREA 1 (Ahn Jung-Hwan 78') USA 1 (Clint Mathis 24') South Korea: Lee Woon-Jae, Choi Jin-Cheol, Kim Nam-II, Yoo Sang-Cheol (Choi Yong-Soo 69'), Kim Tae-Young, Seol Ki-Hyun, Lee Eul-Yong, Hwang Seon-Hong (Ahn Jung-Hwan 56'), Hong Myung-Bo [c], Park Ji-Sung  (Lee Cheon-Soo 38'), Song Jong-Gook. USA: Brad Friedel, Frankie Hejduk, John O'Brien, Claudio Reyna [c], Clint Mathis (Josh Wolff 82'), Jeff Agoos, DaMarcus Beasley (Eddie Lewis 75'), Brian McBride, Landon Donovan, Tony Sanneh, Eddie Pope. Arbitro: Urs Meier (Svizzera). CT: South Korea: Guus Hiddink (Olanda). USA: Bruce Arena. Cards: South Korea: Hong Myung-Bo [Y 80']. USA: Frankie Hejduk [Y 30'], Jeff Agoos [Y 39']. Note: Brad Friedel saved a penalty by Lee Eul-Yong at 39'. 14/06/2002, Daejeon (South Korea), Daejeon World Cup Stadium, 26482 POLONIA 3 (Emmanuel Olisadebe 3', Paweł Kryszałowicz 5', Marcin Żewłakow 66') USA 1 (Landon Donovan 83') Polonia: Radosław Majdan, Tomasz Kłos (Tomasz Wałdoch 89'), Jacek Zieliński [c], Cezary Kucharski (Marcin Żewłakow 65'), Paweł Kryszałowicz, Emmanuel Olisadebe (Paweł Sibik 86'), Arkadiusz Głowacki, Maciej Murawski,  Jacek Krzynà³wek, Maciej Żurawski, Marek Koźmiński. USA: Brad Friedel, Frankie Hejduk, John O'Brien, Ernie Stewart [c]  (Cobi Jones 68'), Claudio Reyna [c], Clint Mathis, Jeff Agoos (DaMarcus Beasley 36'), Brian McBride (Joe-Max Moore 58'), Landon Donovan, Tony Sanneh, Eddie Pope. Arbitro: Jun Lu (Cina). CT: Poland: Jerzy Engel. USA: Bruce Arena. AMmoniti: Polonia: Radosław Majdan [Y 44'], Marek Koźmiński [Y 46'], Cezary Kucharski [Y 63'], Emmanuel Olisadebe [Y 86']. USA: Frankie Hejduk [Y 72']. Note: Brad Friedel ha parato un rigore a Maciej Żurawski al 67'. Table: 1.SOUTH KOREA 3 2 1 0 4- 1 7 2.USA 3 1 1 1 5- 6 4 3.Portogallo 3 1 0 2 6- 4 3 4.Polonia 3 1 0 2 3- 7 3 Ottavi di finale 17/06/2002, Jeonju (South Korea), Jeonju World Cup Stadium, 36380 World Cup USA 2 (Brian McBride 8', Landon Donovan 65') MEXICO 0 USA: Brad Friedel, Gregg Berhalter, Pablo Mastroeni (Carlos Llamosa 90+'), John O'Brien, Eddie Pope, Eddie Lewis, Claudio Reyna [c], Josh Wolff (Ernie Stewart 59'), Brian McBride (Cobi Jones 79'), Landon Donovan,  Tony Sanneh. Mexico: Oscar Pérez, Rafael Mà¡rquez [c], Manuel Vidrio (Sigifredo Mercado 46'), Gerardo Torrado (Alberto Garcà­a Aspe 78'), Jesàºs Arellano, Ramà³n Morales  (Luis Hernà¡ndez 28'), Jared Borgetti, Cuauhtémoc Blanco, Braulio Luna, Salvador Carmona, Johan Rodrà­guez. Referee: Và­tor Melo Pereira (Portugal) Coaches: USA: Bruce Arena Mexico: Javier Aguirre Cards: USA: Eddie Pope [Y 26'], Pablo Mastroeni [Y 47'], Josh Wolff [Y 50'], Gregg Berhalter [Y 53'], Brad Friedel [Y 83']. Mexico: Manuel Vidrio [Y 37'], Luis Hernà¡ndez [Y 67'], Cuauhtémoc Blanco [Y 70'], Alberto Garcà­a Aspe [Y 81'], Salvador Carmona [Y 84'], Rafael Mà¡rquez [R 88']. Quarti di finale 21/06/2002, Ulsan (South Korea), Munsu Football Stadium, 37337 World Cup GERMANY 1 (Michael Ballack 39') USA 0 Germany: Oliver Kahn, Thomas Linke, Christian Ziege, Oliver Neuville (Marco Bode 80'), Dietmar Hamann, Miroslav Klose (Oliver Bierhoff 88'), Michael Ballack, Sebastian Kehl, Bernd Schneider (Jens Jeremies 60'), Christoph Metzelder, Torsten Frings. USA: Brad Friedel, Frankie Hejduk (Cobi Jones 65'), Gregg Berhalter,  Pablo Mastroeni (Ernie Stewart 80'), John O'Brien, Eddie Lewis,  Claudio Reyna [c], Brian McBride (Clint Mathis 58'), Landon Donovan, Tony Sanneh, Eddie Pope. Referee: Hugh Dallas (Scotland). Coaches: Germany: Rudi Và¶ller. USA: Bruce Arena. Cards: Germany: Sebastian Kehl [Y 66'], Jens Jeremies [Y 68']. USA: Eddie Lewis [Y 40'], Eddie Pope [Y 41'], Claudio Reyna [Y 68'], Pablo Mastroeni [Y 69'], Gregg Berhalter [Y 70'].

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