SPORT
Brad Guzan, la porta della Nazionale USA è sua. Almeno per un anno
Scritto il 2014-09-01 da Arnaldo Selmosson su Nazionale USA
Tweet

Gli Stati Uniti torneranno in campo per la prima volta, dopo l'eliminazione subita agli ottavi nei Mondiali, il prossimo 3 settembr contro la Repubblica Ceca in quel di Praga, e lo farà senza quello che è stato probabilmente il suo miglior giocatore in Brasile, il portiere Tim Howard, che la scorsa settimana ha annunciato che si prenderà una apusa di un anno dalla Nazionale.

La dinamica è certamente differente rispetto a 12 anni fa, quando Brad Freidel e Kasey Keller erano messi in competizione dai CT Steve Sampson prima Bruce Arena dopo, lamentandosene pubblicamente. E Friedel - che oggi, a 43 anni, è il numero 12 del Tottenham e gioca titolare in Europa LEague - mollò nel 2005, lasciando sapzio a Keller.

Inevitabilmente, la decisione - momentanea - di Howard lascia finalmente spazio a quello che in questi 8 anni è stato sempre il suo numero due: il portiere dell'Aston Villa, ma formatosi nel Chivas USA, Brad Guzan,  che nonostante abbia subito 126 gol in 74 partite da quando ha tolto il posto all'irlandese Shay Given, è da tutti elogiato come unica ragione della mancata retrocessione del Villa. Inevitabile, viste anche le 235 parate in due stagioni. Per dare un'idea, nello stesso periodo Howard ha subito 77 reti e fatto 203 parate in 73 match per un team decisamente migliore.  E lo stesso Howard è il suo primo fan:

“E' un portiere fantastico. Dal punto di vista mentale e fisico ha tutti gli elementi per essere al top come portiere. Per questo il suo successo non mi sorprende".

E' arrivato quindi il grande momento epr Guzan, che in questi anni ha sempre messo in mostra grandi riflessi e capacità di posizionamento, rendendolo uno dei portieri più affidabili della Premier League.

Ovviamente con il momentaneo passo indietro di Tim per me è una grande opportunità", ha spiegato Guzan al NY Times. “E' un momento eccitante non solo per me, ma anche per altri portieri. Voglio solo fare la mia parte per mostrare a me stesso, all'allenatore e allo staff tecnico che possono contare su di me".

Per Guzan però la Nazionale non è una novità, avendo giocato spesso piazzando anche prestazioni di alto livello. Quando Howard rimase fuori nel 2013 per un infortunio alla schiena, Guzan non ebbe problemi a subentrare per il mactch contro il Costarica in casa e col Messico in trasferta, non subendo gol in entrambe le partite. Seconda scelta assoluta nel MLS SuperDraft 2005 del Chivas USA, dopo essere stato nominato "Portiere dell'anno" nel 2008 decise di lasciare la MLS.

“All'epoca eravamo [il Chivas USA] un team abbastanza di successo. Mi ha aiutato molto all'inizio della mia carriera essere circondato da ottimi professionisti quali Claudio SuarezPaco PalenciaRamon [Ramirez]Jesse MarschAnte Razov - gente che mi ha insegnato cosa serve per essere ai livelli più alti".

Ma in Inghilterra Guzan ha scoperto che giocare titolare in Premier League non è una partita semplice. Al Villa - con cui ha un contratto sino al 2017 - si ritrovò quindi prima a fare da seconda scelta per quattro stagioni, andando anche in prestito all'Hull City. Stesso problema in Nazionale, dove è stato sempre il primo back up di Howard.

"Essere il numero due per un certo numero di anni vuol dire provare di essere in grado di far parter di questo gruppo", ha detto Guzan. “Penso che negli ultimi due anni col Villa ho provato di essere in grado di esserci e che si può contare su di me. Quando vai in Nazionale vuoi semplicemente dare il meglio per aiutare la squadra e creare problemi di scelte all'allenatore. certo, quando hai due bravi portieri, è più complicato". “Quando mi è stata data l'opportunità in passato, credo di aver fatto buone cose per la squadra. Al momento c'è da coprire la posizione di portiere, e sono pronto a farlo", ha aggiunto.

Il centrocampista del Bolton e della Nazionale USA Stuart Holden conosce bene Guzan, con cui ha giocato contro sia in college che in MLS e in Premier League, oltre che insieme alle Olimpiadi 2008 e ai Mondiali 2010.

“Tutti sammo come Brad abbia lottato per un posto. Tim [Howard] è senza dubbio il numero uno, ma Brad gli è sempre stato addosso. Una delle ragioni per cui Tim fa così bene è anche perché sa che se molla un attimo Brad [Guzan] è pronto a prendergli il posto".

Nelle prime due settimane di Premier League di quest'anno Guzan è uno dei due portieri a non aver ancora concesso un gol. Per lui il regal di compelanno del match con la Repubblica Ceca arriva giusto una settimana prima del 30° compleanno, e avrà un anno per dimostrare di meritare il posto dopo tanta attesa.

“Devi avere una personalità forte per sapere di dover sedere sempre dietro per così tanti anni, aspettando il tuo turno, specie se sei un titolare in Premier League,” spiega il suo compagno di Nazionale Alejandro Bedoya. “Tutti i portieri hanno qualità uniche e la pelle dura. Penso che sia stato questo a consentirgli di reggere, e dimostra che tipo di persona sia”.

Con la Repubblica Ceca per gli USA prende il via il nuovo ciclo che sfocerà nei Mondiali di Russia (sempre che non si cambi sede) del 2018, con gli importanti step intermedi della Gold Cup 2015, la Copa America Centenario e 2016, e potenzialmente la Confederations Cup 2017, con in mezzo ovviamente tutti i match di qualificazione mondiale.

Aver perso Howard per un anno sarà sicuramente una sfida per gli USA, ma per il CT Klinsmann e per la Nazionale è chiaramente anche giunto il tempo di iniziare a guardare avanti, visto anche che il portiere dell'Everton avrà quasi 39 anni in Russia.

“Tim Howard è una bestia, ed è uno dei migliori portieri del mondo. Ma avere Brad tra i pali non sarà un problema. Tutti hanno piena fiducia in lui e nelle sue capacità, perché è un grande portiere. Ogni volta che entrato ha fatto ottime cose", ha aggiunto Bedoya, centrocampista del Nantes.

Guzan ha spiegato di comprendere le ragioni della decisione di Howard di fare un passo indietro e passare più tempo con la sua famiglia. In fondo si assenterà per un solo anno, e avrà 36 anni il prossimo settembre quando anche Klinsmann ha detto che la situazione verrà rivalutata- Ma per la prima in un decade, nella porta USA c'è uno spazio.

“E' sempre eccitante l'avvio di un nuovo ciclo", spiega Guzan. "sappiamo che sarà lunga sino ai prossimi Mondiali. Ci sono un sacco di tornei importanti per gli USA nel mezzo. E' importante costruire su quanto realizzato in quest'estate".

Dietro Guzan a spinegere ci sarà come sempre il numero 3, Nick Rimando, portiere del Real Salt Lake. Loro due e Howard hanno un ottimo rapporto, e i  Nazionale sono seguiti dall'ex portiere della Nazionale inglese Chris Woods. Ma presto arriveranno le nuove leve, e si vedono già all'orizzonte le potenzialità dei vari Cody Cropper (Southampton) e Bill Hamid (DC United). Ma dovranno aspettare un bel po' di anni con un Guzan così.

A guarde Steven Gerrard, non sembra proprio essere un atleta pronto ad entrare nel suo ultimo anno di carriera. Ma l'ex capitano del Liverpool e della Nazionale inglese tornerà a Los Angeles a gennaio, e sembra ormai chiaro che questa sarà la stagione finale. “Non sono sicuro al 100% - ha dichiarato al Daily Telegraph in un intervista rilasciata presso il suo ristorante "Vincents", al centro di Liverpool - ma credo che questo sarà il mio ultimo anno da giocatore”. Il saluto di Steven Gerrard ad Anfield lo scorso maggio Ciò che però sembra preoccupare di più Gerrard è il dopo. Al momento non sembra avere in mano nulla, se non una vaga promessa del Liverpool che ci sarà qualcosa per lui. Una situazione simile a quella di altri giocatori della cosiddetta "golden generation" (che però con la Nazionale nulla ha vinto), tipo Frank Lampard, pieni di entusiasmo e idee ma ormai disincantati. “Dovrebbero ricevere offerte che non si possono rifiutare", spiega Gerrard. "Se uno ha giocato 100 volte in Nazionale e 700 match a livello di club, come può la FA lasciarlo andare? Hanno troppo da offrire. In molti club non succede. Guarda il Manchester United con Ryan Giggs o il Barcellona con Pep Guardiola, che hanno detto loro 'quando avrete finito succederà questo'. “Mi spiace non aver iniziato a prendere i patentini quando avevo 21/22 anni. All'epoca ho sprecato un sacco di tempo negli hotel a guardare 'The Office' e 'I Soprano'. Avrei dovuto prendere il patentino CBA all'epoca per poi poter diventare allenatore ora. Ho avuto recentemente un meeting con la FA e mi hanno detto che ora intendono trovare il modo di coinvolgere di più chi ha giocato in Nazionale un certo numero di partite. Gente quale Jamie Carragher e like Robbie (Fowler) ha troppo da dare per essere lasciata andare". “Ammiro Gary Neville e il suo aver fatto il salto così prest, specialmente in un grande club come il Valencia. Sapevo che Gary era uno che avrebbe potuto avere un ruolo. Bisogna togliersi il cappello”. Gerrard ha recentemente scritto nella sua biografia che avrebbe voluto che il Liverpool facesse di più per tenerlo, in campo o come membro dello staff. “Sarei potuto rimanere nel gruppo, magari con un piano a più fasi". Nelle ultime settimane si è allenato a Melwood sotto la guida del tedesco Jurgen Klopp, sì da arrivare preparato a fine gennaio per il ritiro coi LA Galaxy in vista della stagione 2016 della MLS. “Ho parlato con Klopp. Non ho ricevuto offerte, ma il club si è dichiarato disponibile, seppur senza entrare nei dettagli". Gerrard in allenamento a Melwood “Mi hanno accolto bene. Avrò sempre un debole per il Liverpool e per la FA, ma quando sono a casa intendo lavorare e girare tra i vari club per osservare gli altri allenatori e acquisire esperienza. Di base sarà disponibile da novembre, dicembre, 2016. Tutto il mondo saprà che sono disponibile, e a quel punto sarò al 75% del mio eprcorso da allenatore. Ho il sogno e l'aspirazione di diventare allenatore e dirigente, ma al momento non sono pronto a dirigere. Quando inizi a preparati capisci che è tutt'altro dallo giocare. Devi controllare 25 uomini con personalità molto diversi”. Nel frattempo Gerrard sta imparando da Klopp. “Mi sono allenato con lui un paio di settimane. Ero un suo grande fam già da prima che arrivasse al Liverpool, ma vederlo lavorare coi singoli giocatori è davvero eccitante". Che quello di allenatore fosse il destino prossimo di Gerrard lo sa anche Bruce Arena, coach e GM dei LA Galaxy, - ed ex CT della Nazionale USA - che già lo scorso agosto spiegava come "il prossimo passo di Gerrard è quello di diventare allenatore, non ho dubbi. Sta studiando molto tutto quello che succede qui. Parliamo spesso di ciò che ha fatto al Liverpool e compariamo i nostri appunti". E tra meno di un mese proprio da un uomo di grande esperienza come Arena Gerrard tornerà ad imparare, anche se prima dovrà pensare a guidare i Galaxy sul campo alla sesta MLS Cup della loro storia.

Calcio - Socceritalia

Non è stato un grande anno per la Nazionale a stelle e strisce, proprio no. Nonostante alcuni grandi momenti, tutti gli obiettivi sono stati mancati, lasciando molti interrogativi sul lavoro del CT Jurgen Klinsmann. E dopo un 2014 decisamente positivo, l'anno che si sta chiudendo appare invece un deciso passo indietro. Il quadro preciso lo ha dato Grant Wahl  di Sports Illustrated: "C'è molto di cui essere preoccupati riguardo l'intero programma della Nazionale USA. In termini di match ufficiali il 2015 è stato un anno terribile. Gli USA hanno chiuso al quarto posto la Gold Cup e hanno perso il playoff di qualificazione alla Confederations Cup contro il Messico- Inoltre, la squadra è stata messa sotto da praticamente ogni squadra decente affrontata. Il trend preso non è per niente bello" La parte bella. Il migliori momenti della stagione sono stati segnato da alcune amichevoli fatte di risultati sorprendenti e protagonisti ancor di più. Basti pensare ai gol vittoria segnati entrambi nel finale dal carneade Bobby Wood (gioca in 2.Bundesliga con l'Union Berlin) contro Olanda e Germania lo scorso giugno, o il gol d'apertura del giovane Jordan Morris - che ancora gioca al college, con la Stanford University - contro il Messico a San Antonio, nel suo primo match dall'inizio con la maglia della Nazionale. Un altra buona notizia per la Nazionale è l'impegno preso dal promettente regista dell'Arsenal (attualmente in prestito ai Rangers Glasgow) di giocare con gli USA, scelti rispetto a Germania ed Etiopia. E qualcosa ci si può aspettare anche da Darlington Nagbe, liberiano naturalizzato americano dei Portland Timbers vincitori della MLS Cup, centrocampista offensivo capace di colpi notevoli, che ha già impressionato nel suo primo ritiro. Bene, ma era il minimo, anche i quattro punti ottenuti nei primi due match di qualificazione mondiale, anche se ci si aspetterebbe un percorso netto quando gli avversari si chiamano Guatemala, Saint Vincent e Grenadine, e Trinidad & Tobago. L'anno comunque si chiude con 10 vittorie, 6 sconfitte e 4 pari, anche se i numeri dicono poco. La parte brutta. Il vero obiettivo dell'annno era uno: vincere la CONCACAF Gold Cup per assicurarsi un posto nella Confederations Cup 2017 di preparazione ai Mondiali di Russia del 2018. Ma saltato l'obiettivo a causa di un'orrenda prestazione contro la Giamaica, a quel punto il nuovo obiettivo è diventato battere il Messico nel playoff. Ma al Rose Bowl di Pasadena la partita l'ha fatta il Messico, e l'ha anche vinta meritatamente, seppur ai supplementari. Inevitabili a quel punto le critiche per Klinsmann, difeso dal presidente della US Soccer Federation Sunil Gulati in una situazione nella quale la grande maggioranza dei CT sarebbe stata licenziata in tronco, viste anche le scelte molto discutibili in termini di convocazioni da parte dell'ex attaccante dell'Inter. Da un certo punto di vista la posizione di Gulati è sensata, visto che JK è stato preso con un ottica di lungo periodo, ma certo per lui è arrivato il tempo dei risultati. L'avvio delle qualificazioni ai Monidali 2018 era l'occasione per ripartire, ma i problemi non potevano certo sparire in un secondo, come si è visto quando Saint Vincent e Grenadine è andata in gol dopo soli 5 minuti dall'inizio del match contro gli Stati Uniti in quel di St. Louis. Poi gli USA hanno preso il controllo e vinto, ma i segnali d'allarme rimangono, come anche la pressione su Klinsmann. Anche perché è proprio il trend che preoccupa. Negli ultimi 15 anni raramente gli USA hanno lasciato punti contro squadre CONCACAF (escluso il messico, ovviamente) snei match su suolo americano. Ma nel 2015, dopo due vittorie, ne è seguita una sola in sei partite casalinghe contro team CONCACAF. E l'unica vittoria è stata un 6-0 su Cuba. A parte quella: due pareggi con Panama (inclusa la finale per il terzo posto della Gold Cup, poi persa ai rigori), la semifinale persa con la Giamaica, il playoff perso col Messico e pure un pari in amichevole col Costarica! Un anno che si chiude quindi con gli USA maramaldeggianti con le grandi ma poi dimentichi di curarsi del giardino di casa propria, col risultato di perdere il posto in Confederations Cup, accumulando anche tanti punti interrogativi. Ancora Michael Bradley. Quasi inevitabile la vittoria del premio "US Soccer Player of the Year" per Michael Bradley, vero fulcro del progetto di Klinsmann. Leader in campo e fuori, tatticamente bravissimo, difficilmente sbaglia una partita, e quest'anno è riuscito nell'impresa "leggendaria" di portare il Toronto FC ai playoff per la prima volta. Forse non la sua miglior stagione, ma nel grigio panorama USA 2015 il suo standard lo eleva sul piano più alto del podio. Ciò nonostante Clint Dempsey abbia messo a segno 9 gol (7 in Gold Cup), ma la stagione di quest'ultimo è stata segnata dal brutto incidente con l'arbitro in US Open Cup. Inoltre i grandi giocatori si vedono nei momenti importanti, e lui nella semifinale con la Giamaica e nel playoff col Messico è mancato totalmente. L'altro candidato era Fabian Johnson, che ha avuto un'ottima stagione col Borussia Monchengladbach, andando anche in gol in Champions League, ma messo da parte da Klinsmann dopo aver chiesto di essere sostituito nel match col Messico ai supplementari senza nemmeno essere infortunato. Che sarà nel 2016? Il momento più importante dell'anno a venire sarà sicuramente la Copa America Centenario, che si giocherà proprio negli USA, che avranno l'occasione di misurarsi con alcune delle migliori Nazionali al mondo. Gli stadi americani potranno quindi ammirare le gesta dei vari Leo Messi, Neymar, Luis Suarez e Jaime Rodriguez, e gli Stati Uniti non possono permettersi brutte figure dopo quanto accaduto tra Gold Cup e mancata Confederations, tanto più che affronteranno il sorteggio da teste di serie insieme a Argentina, Brasile e Messico, trovando quindi un girone gestibile. Il 2016 prenderà il via il 4 gennaio col classico ritiro invernale, che prevede anche due amichevoli: il 31 gennaio contro l'Islanda e il 4 febbraio contro il Canada. A marzo poi ci sarà il doppio match di qualificazione mondiale contro il Guatemala. Ancora un paio di match a settembre e poi via all'Hexagonal finale di qualificazione a novembre. Nel mezzo sicuramente Klinsmann vorrà organizzare qualche amichevole di alto profilo, anche se dovrà utilizzare date non previste dalla FIFA, con inevitabili restrizioni nella scelta dei giocatori. E questo sarà anche l'anno in cui probabilmente si vedranno molti cambiamenti, con l'ingresso di tanti giovani. Non per niente Klinsmann ha decisio che il ritiro di gennaio vedrà insieme i "grandi" e gli under 23, che dovranno prepararsi per il doppio playoff di marzo contro la Colombia di qualificazione alle Olimpiadi di Rio 2016. E' quindi probabile che qualche veterano inizi a rimanere a casa, specie dopo la Copa America. Un nome per tutti: Clint Dempsey. L'attaccante dei Seattle Sounders è a soli 9 gol dal record di segnature in nazionale di Landon Donovan, ma senza la Confederations Cup nel 2017, e con 35 anni sulle spalle nel 2018, è assai probabile che Klinsmann decida di guardare oltre. E l'esclusione nel primo match di qualificazione mondiale è stato un chiaro segnale al riguardo.

Calcio - Socceritalia

Intervista con Stefano Benzi, Direttore di Eurosport, il canale che dal 2015 trasmette i match della MLS in esclusiva in Italia È stato l’anno del boom per la MLS, un boom estesosi anche all’Italia grazie al ruolo giocato da Eurosport, che per la prima ha trasmesso (e continuerà per altri 3 anni) i match della lega USA valorizzando il prodotto dal punto di vista giornalistico con telecronache di livello, approfondimenti e promozione. Un approccio molto diverso da quello di Sky del passato, che mandava in onda i match alle 3 del mattino nel totale disinteresse della struttura giornalistica (spesso non c'era nemmeno la telecronaca). Il merito di questo va dato a Eurosport Italia e al suo direttore Stefano Benzi, che insieme alla sua squadra di telecronisti ha fatto diventare famosi in Italia calciatori fino a ieri noti solo a pochi. Due nomi per tutti: Mix Diskerud del New York City FC e Nat Borchers, difensore rude con barbona hipster dei Portland Timbers vincitori della MLS Cup, come ci conferma lo stesso Benzi, grande esperto di calcio internazionale, ma diventato noto al grande pubblico negli anni di Sportitalia, dove conduceva con enorme passione il programma ‘WWE News’. “Ricordo di aver raccontato in diretta la storia di Diskerud, partito dalla Norvegia - dove è nato da madre americana e cresciuto - sino ad arrivare a New York, e da lì è partita una lunga discussione su twitter, al punto che prima l’ufficio stampa del New York City FC e poi lo stesso giocatore mi hanno contatto ringraziandomi. Con Borchers invece siamo diventati persino amici. Lui è un personaggio incredibile, per me un mito. Per lui è stata una stagione da sogno: giocatore “scarso”, la sua è una incredibile storia di successo fatta di umiltà, coraggio e determinazione”. Per te il soccer USA è stato un qualcosa di nuovo da affrontare? Assolutamente. Sono andato in America da giornalista per la prima volta nel 1994 [la MLS ha preso poi il via nel 1996, NdR], e mi ritrovai dalle parti di New York in un enorme stadio da football con tanto di liee sul campo con sole 600 persone sugli spalti. Uno spettacolo imbarazzante, un match che definire improvvisato – dai giocatori all’arbitro – è poco. Tornai nel 1999 a Los Angeles e vidi giocare i Galaxy, mentre nel 2003, sempre a LA, assistetti ad un match di CONCACAF Champions Cup, con i Chivas Guadalajara in campo. Cosa ti ha impressionato di questa prima stagione MLS? Innanzitutto un livello di organizzazione mostruoso. La capcità della lega e dei club di genera informazione intorno ad ogni singola partita è incredibile. Sono capaci di far diventare ogni match un vero e proprio fenomeno di marketing. E anche i rapporti con i media, visti giustamente come il mezzo per raggiungere il pubblico: statistiche, contenuti (pure troppi, una volta ho ricevuto 112 cartelle per un match!), dvd con foto e video. Bellissimo poi lo stile americano di telecronaca, uno storytelling - molto diverso da quella sguaiata all’italiana – che abbiamo cercato di replicare e che pensiamo sia piaciuto anche alla MLS. Sappiamo infatti che la MLS ha degli auditors che seguono le telecronache italiane per valutarne il livello, e con l’ufficio stampa della lega c’è stato uno scambio continuo. Eurosport è un canale divulgativo, la MLS è nel nostro DNA: abbiamo divulgato un prodotto, raccontandolo in modo narrativo e forse anche bizzarro, spiegando tutto: squadre, regole, città, tifosi. Ad esempio Montreal, in cui tifosi hanno una storia più lunga e divertente della stessa squadra, o Portland, dove segano il tronco dopo ogni gol, in omaggio al Timber Sport, che Eurosport trasmette da 15 anni. Che tipo di ritorno avete avuto in termini di audience? La MLS ha avuto ascolti molto superiori alle aspettative fin dall’inizio, ed è stato un crescendo già prima dello sbarco di Pirlo a NY. A dispetto di quanto ci si sarebbe potuti attendere però, le squadre più seguite non sono state i LA Galaxy e i NY Red Bulls, andati peggio del NYCFC televisivamente, ma Portland e Orlando, oltre a Seattle. E continueremo a trasmettere la MLS sino almeno al 2018. Da più parti si leggono però commenti sarcastici sul livello dei match? Ma l’errore è guardare le partite della MLS usando lo stesso metro di quando si guarda la Serie A. Personalmente la MLS non la guardo dal punto di vista tattico e tecnico, non mi interessa. Agli americani delle tattiche e delle strategie altrui non interessa, ciocano come sanno, e lo si vede. Pochissima attenzione alle marcature ma molta all’impostazione. Possesso palla sempre proiettato in avanti, tipo rugby. Fisicamente poi sono ad un altro livello rispetto ai nostri, sono mostruosi, forse perché si formano prima come atleti che come calciatori, grazie anche a strutture sportive che già alle scuole medie superano quelle di molti club professionistici nostrani. Ciò che mi piace di più è che li vedi giocare liberi, in una sorta di ritorno alle radici del calcio. Capisco chi dice che è brutto calcio, ma lo spirito è e deve essere un altro. Non sopporto il tiki taka, il possesso fine a se stesso o l’aggressività mirata a soffocare l’avversario. Oggi i miei punti di riferimento sono l’Olanda e il Brasile infatti, e anche l’Inghilterra che però ora si sta europeizzando a causa dei tanti allenatori stranieri. Purtroppo il calcio inglese “libero” anni 80/90 non c’è quasi più. A proposito di allenatori. In MLS gli stranieri hanno sempre fallito, e quasi tutti quelli attuali arrivano dai ranghi della lega.   Non li prendono da fuori perché oltre a regole complesse e salary cap, quelli che hanno vanno comunque bene. Inoltre sono di alto livello, sottovalutati. È gente che ha un quadro globale ampio. Ho parlato con alcuni di loro e sono manager a 360°, seguono tutto. Ad esempio, hanno gli osservatori ma poi vanno loro a visionare i calciatori. Inoltre, sovrintendono direttamente le academy, obbligatorie in MLS, che hanno standard altissimi. Chi sono i tuoi preferiti? Mi piace molto Caleb Porter, che aveva già fatto vedere ottime cose a livello di college [con Akron, NdR] e che è stato capace di dare un bel gioco a Portland. Bruce Arena poi è un grande: leadership, mentalità e intelligenza, è uno che sa di vita, parla 4 lingue, ha viaggiato, è autorevole. È l’ideale per far crescere i nuovi talenti, farli maturare. Mi ricorda Osvaldo Bagnoli. Bravissimo il colombiano Oscar Pareja. Con dei ragazzini semisconosciuti a Dallas ha portato un bellissimo calcio e ottimi risultati. È riuscito a valorizzare al massimo uno come Castillo, che ricordavo con la Colombia quale vice Muriel, tirandogli fuori il meglio. Bene anche l’ex nazionale USA Pablo Mastroeni a Colorado, e ancor di più Mauro Biello a Montreal. Quest’ultimo, privo di esperienza da allenatore, è stato bravissimo a mettere in campo i suoi e a saper poi sfruttare al meglio l’arrivo di Didier Drogba. Sorpreso dell’impatto dell’ivoriano, apparso devastante? Onestamente sì. Pensavo che Drogba andasse a “rubare” gli ultimi soldi. Ma invece ha trasformato una squadra stanca, che aveva ormai mollato, portandola ai playoff e mostrando di essere ancora competitivo ai massimi livelli, un vero uomo squadra. I campioni possono fare la differenza, ma spesso non bastano. Vedi il New York City FC. Il NYCFC ha mostrato molti problemi: la concorrenza dei New York Red Bulls e i troppi soldi spesi dagli Emirati che hanno creato troppe aspettative. Il rendimento di Andrea Pirlo, e anche quello di David Villa. Entrambi sono andati lì alla fine della propria stagione. Troppe aspettative nei loro confronti e alle spalle una squadra raccogliticcia. La brutta stagione non è stata tutta colpa di coach Jason Kreis, ma certo se hai Villa e Diskerud e poi Lampard e Pirlo devi fare qualcosa. Spero mi facciano cambiare idea nel 2016. Lo stesso vale per Steve Gerrard. Purtroppo tutti i giocatori che arrivano in MLS in estate sono spremuti dalla lunga stagione europea. Ora a NY arriva in panchina Patrick Vieira, ma mi ho l’idea che la proprietà pensi più ai media che al campo. Oltre tutto Vieira avrà come supporto solo uno come Javier Perez, che in carriera al massimo ha allenato la Nazionale USA U18. Occhio invece al nuovo allenatore del Chicago Fire, il serbo però a Veljko Paunović, che da CT della Serbia U20 ha fatto vedere bellissime cose, seppur con tanto talento in campo. Ancora giovane, 38 anni, in passato ha giocato in MLS con Philadelphia, e proverà a rivoluzionare una squadra reduce dall’ennesima stagione fallimentare con molti suoi uomini di origini slave. Proverà a tenere gli attaccanti il brasiliano Gilberto e il ghanese David Accam [che però sembra prossimo allo Stoke, NdR], e sono curioso delle sue scelte draft, dove il Fire parlerà per primo. Che ne pensi del lavoro di Klinsmann con la Nazionale USA, molto criticato negli ultimi mesi? Jurgen Klinsmann ha una personalità e una storia molto diverse da quelle di Bruce Arena. Il suo lavoro è ancora in pieno sviluppo, e non ha ancora fatto ciò per cui è stato scelto. Di certo è stato un po’ una delusione, ha fatto il minimo. Grande personaggio dal punto di vista tecnico, come allenatore però non ha mai completamente convinto: un triennio da CT della Germania non indimenticabile e una stagione al Bayern Monaco che è sembrata più l’omaggio al personaggio che altro. Come vedi il futuro della MLS? La crescita sarà continua, e vista la media pubblico e le entrate in aumento, presto farà concorrenza anche a molte società europee. I calciatori adorano gli Stati Uniti, la vita lì. Guarda Pirlo: lì vive bene, si allena bene, è considerato un mito, una leggenda, ma può anche uscire per strada tranquillamente. E presto toccherà anche a giocatori più giovani. Peccato che a suo tempo non sia andato in America Alessandro Del Piero. Se avesse scelto gli USA avremmo forse preso i diritti prima e lui si sarebbe divertito di più e per più tempo. E anche la MLS sarebbe cresciuta prima. The best is yet to come Fino al 2019 compreso https://t.co/XhXXHEQOsl — Stefano Benzi (@stefano_benzi) November 29, 2015

Calcio - Socceritalia

Login
SOCCERITALIA
SPORT
Tweet di @MLSsocceritalia
Serie A: Calendario e Classifica del Campionato 2014-2015

 


Questa opera è pubblicata nel rispetto delle licenze Creative Commons.

© 2016 Nanalab S.r.l.. Tutti i diritti riservati.

P.IVA 09996640018