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Nasce la partnership tra il Sunderland e il DC United di Thohir
Scritto il 2014-08-08 da Franco Spicciariello su Soccer Business
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Il DC United, club più vittorioso della storia della MLS e attualmente secondo in classifica nella Eastern Conference, ha annunciato ieri il lancio di una partnership con il Sunderland, club della Premier League. I due clubm che hanno già in piedi un “friendship agreement”, adesso condivideranno “expertise, benefici e iniziative promozionali" che si realizzeranno su entrambe le sponde dell'Atlantico.

Il proprietario del Sunderland è l'americano Ellis Short, originario del Texas (ed uno dei 5 americani titolari di club di Premier League), e in biancorosso gioca il centravanti della Nazionale USA Jozy Altidore.

La news della partnership fra Sunderland e DC - che fa seguito all'investimento del Manchester City nella joint venture coi New York Yankees per il lancio del New York City FC, la nuova franchigia MLS che inizierà a giocare nel 2015 con in campo David Villa e Frank Lampard - arriva al termine di una serie di amichevoli di successo che hanno visto coinvolte numerose squadre inglesi in territorio americano, e punta ad accrescere la presenza su un "mercato" calcistico in veloce e notevole crescita.

Per dare un'idea, il Manchester United ha attirato un totale di 360.000 spettatori in occasione delle partite contro Los Angeles Galaxy (a Pasadena), AS Roma (Denver), Internazionale (Washington DC), Real Madrid (Ann Arbor, Michigan) e Liverpool (Miami). Il match contro il Real Madrid (vittoria United per 3-2) ha visto addirittura 109,318 fans affollare la famosa "Big House" della University of Michigan, record per il calcio negli USA. Tra gli altri club scesi in campo in America quest'estate ci sono stati anche Arsenal, Tottenham e Manchester City.

Non c'era invece il Sudnerland, che ha preferito una preparazione più tradizionale affrontando club come Darlington, Carlisle e Hartlepool, nel nord d'Inghilterra, poi Portogallo, Real Betis e Udinese.

Nel comunicato ufficiale il CEO del DC United Tom Hunt ha dichiarato: “Attraverso questa partnership vogliamo condividere le best practices dei due club in tutti i campi, tecnico e commercial, e allo stesso tempo aiutare il Sunderland ad accrescere la riconoscibilità del proprio brand negli USA"

Per il Direttore Commerciale del Sunderland, Gary Hutchinson, “E' un passo importante per il Sunderland, ed un interessante sviluppo per noi sul mercato americano, un territorio chiave per noi".

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Il Sunderland, reduce da un retrocessione scampata per un soffio con quattro vittorie consecutive nel finale (una all'Old Trafford) e dopo l'avvicendamento in panchina dell'ex laziale Paolo Di Canio con l'uruguayano Gus Poyet, scenderà in campo per la pirma di campionato il prossimo 16 agosto in casa del West Brom, puntando molto sull'arrivo dal Manchester City del centrocampista Jack Rodwell, pagato circa €13 milioni. I Mackems proveranno anche a ripetere la scalta che li ha portati sino alla finale di Capital One Cup, persa per 3-1 col Manchester City a Wembley.

Il DC United, di proprietà del magnate indonesiano e presidente dell'Inter Erick Thohir, ha vinto 4 volte la MLS Cup, l'ultima nel 2004, una Champions Cup e la Copa Interamericana contro il vasco de Gama. La scorsa stagione per i rossoneri è stata pessima, chiusa all'ultimo posto ma anche con un imprevedibile vittoria in US Open Cup, che è valsa un posto in CONCACAF Champions League. Coach Ben Olsen ha però condotto un ottimo lavoro di ricostruzione, e i rossoneri stanno avendo un'ottima stagione, spesa quasi tutta in testa. .

Ci sarebbe da chiedersi quale sia la connection tra un sobborgo industriale inglese, diventato "città" solo nel 1992, e la capitale del più potente paese al mondo. L'unica forse è la presenza del politico laburista David Milliband nel Consiglio del club, che nel ruolo di British foreign secretary tra il 2007 e 2010 mise in piedi uno stretto legama con Barack Obama e l'allora Segretario di Stato Hillary Clinton.

Leggere il suo nome tra i convocati della Nazionale USA era normale qualche anno fa, mentre oggi la sorpresa è sapere che si aggregherà al ritiro di Carson (CA) - che durerà fino all'11 febbraio - nel quadro del programma di recupero da uno dei tanti infortuni che hanno limitato la carriera di un ottimo giocatore come Stuart Holden. A volere Holden in ritiro come "ospite" è stato il CT Jurgen Klinsmann, precisando però che il giocatore non fa parte pienamente del gruppo che affronterà l'Islanda il 31 gennaio e il Canada il 5 febbraio. La sfortuna del centrocampista americano Stuart Holden sembra senza fine. Al rientro lnel marzo 2014 da un lungo infortunio, in campo con la squadra U21 del Bolton Wanderers, dopo soli 30 minuti è finito in terra tenendosi il ginocchio con una nuova lesione dei legamenti, che lo ha di fatto portato a rimanere fuori sino ad oggi, essendo senza contratto dallo scorso giugno. Questo è l'ultimo (si spera) di una serie di infortuni iniziata nel marzo 2010, quando l'olandese Nigel De Jong procurò a Holden una frattura ad una gamba in occasione di un'amichevole pre mondiale ad Amsterdam, finendo poi col giocare solo pochi minuti ai Mondiaali 2010. Quasi un anno dopo, proprio mentre si stava affermando come uno dei migliori giocatori della Premier League, è stata un'entrata assassina del difensore del Manchester United Johnny Evans a procurargli una nuova frattura che lo ha tenuto fuori per sei mesi. Ma i sei mesi sono poi diventati 16 a causa di un danno alla cartilagine scoperto solo dopo, e per lui il rientro è arrivato nel gennaio 2013.  Qualche buona prestazione aveva convinto il CT USA Jurgen Klinsmann a convocarlo per la CONCACAF Gold Cup, terminata con la vittoria degli USA. Ma proprio nella finale contro Panama ecco la lesione ai legamenti che ha rimandato ai blocchi Holden, fino alla ricaduta. Nato in Scozia, cresciuto negli USA, dopo un'esperienza al Sunderland, Holden si è affermato con la Houston Dynamo (vincendo anche due MLS Cup), trasferendosi poi al Bolton nel gennaio 2010, dove fino all'infortunio si era messo in mostra come uno dei migliori giocatori della Premier League. Per anni è stato un punto fermo della Nazionale USA, con cui ha messo insieme 25 partite e 3 gol, partecipando anche anche alle Olimpiadi 2008. Ma il giocatore a soli 31 anni non intende mollare, e durante l'inverno ha continuato ad allenarsi in California con altri colleghi della MLS quali Benny Feilhaber e Dom Dwyer dello Sporting Kansas City, Sacha Kljestan (New York Red Bulls), Servando Carrasco (Orlando City), A.J. DeLaGarza (LA Galaxy), Hector Jimenez (Columbus Crew) e Steve Birnbaum (D.C. United).    

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Dopo aver onorato per anni unicamente le stelle di Redskins, Senators, Nationals, Capitals, Wizards, la Washington D.C. Sports Hall of Fame vedrà finalmente un giocatore del D.C. United essere nominato nei suoi ranghi, con tanto di cerimonia il 17 luglio prima del match Nats-Pirates e con un banner commemorativo al Nationals Park (stadio di baseball). E il DCU non poteva che entrare nella HoF se non con la stella più lucente della sua storia: "El Diablo", Marco Etcheverry, vincitore coi rossoneri di 3 MLS Cup (1996, ’97 e ’99), una US Open Cup (’96), una CONCACAF Champions’ Cup e una Copa Interamericana (1998), oltre ad essere nominato MLS MVP nel 1998. Sarà il terzo personaggio nella HoF legato al calcio, dopo il coach della Howard University James ‘Ted’ Chambers e l'ex allenatore dei NY Cosmos e della Nazionale USA Gordon Bradley. “Ha fatto così tanto per me, per la squadra e per il calcio di questo paese", disse nel 2004 - in occasione dell'addio al calcio del giocatore - Bruce Arena, ex coach del DC United e oggi ai LA Galaxy. “Non credo che le persone riusciranno a capire... Non vedremo un giocatore così in MLS per molti anni a venire". E Arena fu profeta. LA STORIA Ottimo dribbling e tecnica sopraffina, Etcheverry è cresciuto nell'Academia Tahuichi, forse il più grande serbatoio di calcio giovanile del Sudamerica. Ha fallito il tentativo di sfondare in Europa (è stato solo per pochi mesi nell'Albacete, in Spagna), ha però trascinato la Bolivia alla - fino ad oggi almeno - sua ultima partecipazione ai Mondiali, a USA 1994, in cui però giocò solo 5 minuti per un'espulsione per fallaccio di reazione su Lothar Matthaeus all'esordio. Ma sempre con la Nazionale boliviana (13 gol in 71 partite) nel 1997 sfiora la vittoria nella Copa America casalinga, perdendo in finale col Brasile. Due anni dopo i Mondiali ecco lo sbarco in America, dove Marco Antonio Etcheverry scrive la storia degli albori della Major League Soccer, rendendo il D.C. United una potenza della nuova lega. In 191 match a Washington D.C. “El Diablo” segna 32 gol, piazzando 101 assist, la gran parte dei quali per il suo connazionale, il centravanti Jaime Moreno, a lungo top scorer assoluto della MLS. Oltre ai due boliviani, lo United dell'epoca presenta molti giocatori di buon livello: John Harkes (che giocò anche con lo Sheffield Wednesday), Eddie Pope, Jeff Agoos, Roy Lassiter (recordman di gol in una stagione MLS con 27, meteora al Genoa) e Raúl Díaz Arce, per nominarne alcuni, ma è Etcheverry la vera spinta di un motore inarrestabile. Un'avventura di successo quella col DCU, iniziata però molto male. “Iniziammo col piede sbagliato", ha [in realtà 7 delle prime 9, NdR]. Eravamo una buona squadra, con un buon allenatore, ma non stava funzionando nulla. Fossimo stati in un altro paese sarebbe crollato tutto. Fu dura, ma alla fine vincemmo la MLS Cup 1996, mostrando di essere i migliori”. Molti non ricordano quella che ad oggi rimane la più incredibile vittoria di una squadra americana, e cioè la oggi defunta Copa Interamericana nel 1998, che metteva di fronte i vincitori della Copa Libertadores contro quelli della CONCACAF Champions’ Cup. E il D.C. fu capace di superare per 2-1 tra andata e ritorno il Vasco de Gama, che presentava gente quale Mauro Galvão, Donizete, Guilherme, Luizão e un giovane Juninho Pernambucano (finito in seguito ai NY Red Bulls nel 2013). LEGGI: Interamericana, quando DC battè il Vasco de Gama “Eravamo in qualche modo diventati il miglior team delle Americhe battendo il Vasco de Gama che aveva appena perso la finale di Coppa Intercontinentale con il Real Madrid. Mostrammo di essere ad un livello più alto", ricorda Etcheverry, che insieme ad un gruppo di grandi giocatori, americani e stranieri, ha seminato la rinascita del calcio in America dopo il crollo della NASL all'inizio degli anni '80. "Quando arrivai in America non c'erano campi né stadi per il calcio. Oggi vedi campi ovunque e sempre pieni. C'è grande passione per il calcio negli USA. Facemmo il lavoro sporco insieme a ‘El Pibe’ [Carlos Valderrama], [Jorge] Campos, [Roberto] Donadoni – giocatori straordinari. Ma alla fine nessuno di noi lavora in MLS oggi sì da continuare ad ispirare talenti", spiegò a FIFA.com. Oggi Etcheverry vive in West Virginia, ed è rimasto rossonero: "Questo è il mio club. Il mio cuore e la mia anima saranno sempre col DC United”. LA SCHEDA Bolivia. Santa Cruz de la Sierra, 26 settembre 1970 • Ruolo: attaccante • Squadre di appartenenza: 1985-87: Academia Tahuichi; 1987-89: Destroyers; 1990-91: Bolívar; 1991-92: Albacete; 1992: Bolívar; 1993-94: Colo Colo; 1995: América Calí; 1996-97: DC United Washington; 1997-98: Barcelona (Ecuador); 1999: DC United Washington; 2000: Oriente Petrolero; 2001: DC United Washington • In nazionale: 70 presenze e 13 reti (esordio: 22 giugno 1989, Bolivia-Cile, 0-1) • Vittorie: 2 Campionati boliviani (1991, 1992), 1 Campionato cileno (1993), 1 Campionato ecuadoregno (1997), 3 Campionati statunitensi (1996, 1997, 1999)

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