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Jonathan De Guzman, un canadese a Napoli
Scritto il 2014-08-31 da SoccerItalia su Concacaf
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E' sbarcato a Napoli dopo il Mondiale giocato con l'Olanda, ma Jonathan de Guzman è invece canadese: madre giamaicana, padre filippino, è infatti nato a Toronto, in Canada, con la cui Nazionale con la quale gioca infatti suo fratello Julian de Guzman, ex Toronto FC e Deportivo La Coruna. Una sotria simile a quella di Jerome e Kevin-Prince Boateng.

Una perdita enorme per la Canadian Soccer Association, allo stesso livello di quella di Owen Hargreaves, che scelse l'Inghilterra a fianco di David Beckham, suo compagno anche nel Manchester United, e certamente superiore a quelle ad esempio del portiere dello Stoke Asmir Begovic. Un gruppo di giocatori che se oggi fosse al servizio del CT spagnolo Benito Floro, porterebbe senza problemi il Canada assai sopra il 122° attuale nel ranking FIFA.

Ma tant'è. Nonostante fino ad un paio di anni fa si parlasse ancora della voglia di de Guzman di entrare nei ranghi del Canada, ormai la sua scelta è definitiva, e certo a un club come il napoli non dispiace di non dover vedere un suo giocatore viaggiare a livello intercontinentale.

Jonathan De Guzman, non solo un jolly tattico capace di giocare in tre posizioni: centrocampista centrale, trequartista, esterno destro offensivo; e perciò in grado di togliere il posto a Inler (che rischia seriamente), Hamsik e Callejon.

Cresciuto calcisticamente in Olanda, scuola Feyenoord, dove arriva a 12 anni, grazie al fratello, che si trasferisce all'Olympique Marsiglia, dove incanta tutti, ma gli viene negato il permesso di giocare fin quando di anni non ne compirà 18. Rimane quindi in Olanda, dove però non sboccia come ci si aspettava, anche a causa del mancato trasferimento al Manchester City nel 2008 che lo butta un po' giù. Inizia quindi a girovagare: prima al Maiorca e poi al Villarreal e il prestito allo Swansea, dove ha militato per due stagioni totalizzando 9 gol in 71 presenze di Premier League. Il centrocampista, che ha collezionato 13 presenze complessive con gli Oranje, ha partecipato quest'estate al Mondiale FIFA in Brasile.

Da attaccante a centrocampista offensivo
, e via via sempre più indietro in campo: la duttilità tattica di Jonathan De Guzman potrebbe essere utilissima al Napoli e a Rafa Benitez, che però potrà purtroppo misurarsi solo in Europa League, dopo l'eliminazione subita con l'Athletic Bilbao nel preliminare di Champions League.

Se i Mondiali 2018 e 2022 dovessero essere tolti alla Russia e al Qatar, la FIFA riceverà la richiesta di portare un'edizione in Canada. “Non vorrei altro che ottenere i Mondiale o un pezzo dei Mondiali maschili nel prossimo futuro", ha dichiarato il presidente della Canadian Soccer Association Victor Montagliani. Le scene impressionanti di domenica dello stadio di Edmonton tutto esaurito o per quello di Ottawa, e per Winnipeg ieri (con gli USA in campo) in occasione dell'apertura dei Mondiali femminili, hanno improvvisamente spinto il Canada in una posizione tale da rendere possibile ogni ipotesi. Le scene di entusiasmo per il calcio in Canada stridono con quanto visto nelle scorse settimane nel quartier generale della FIFA a Zurigo, con i dirigenti arrestati e le successive dimissioni (non immediate) del presidente Sepp Blatter. “Penso che molte cose siano cambiate nel nostro mondo nelle ultime due settimane", ha spiegato Montagliani, 49enne originario di Vancouver. “Se le indagini sull'assegnazione delle edizioni 2018 e 2022 dovessero individuare comportamenti impropri, è possibile per i membri rivisitare le scelte fatte", ha aggiunto. “Se ciò dovesse accadere, vorrebbe dire che tutto cambierà nel calcio per i prose tre e sette anni, e il Canada sarebbe nella posizione di potersi proporre per ospitare una di quelle edizioni. Francamente penso che lo meritiamo". “Tutto quello che stiamo facendo accresce la nostra credibilità. Abbiamo iniziato proprio ad Edmonton nel 2002 col Mondiale U19. E' stato il primo colpo per noi. Poi è toccato al Mondiale maschile U20 nel 2007 e a quello femminile U20 l'anno scorso, fino a quello in corso oggi. E' credibilità per nostri desideri e sogni". Sabato a Edmonton la Nazionale canadese femminile ha battuto il record assoluto di spettatori per un match calcistico di una Nazionale in Canada, con 53.058 persone sugli spalti. Uno spettacolo capace di attirare l'interesse di molti in giro per il mondo. “Sapevamo che per noi è una grande occasione, non solo per il calcio femminile ma per il calcio in generale. Penso che quanto stiamo facendo ci posizioni ora diversamente nell'arena internazionale", spiega Montagliani. “Il modo in cui gestiamo il business, gli eventi, particolarmente dopo quanto accaduto negli ultimi 10 giorni, penso che rappresenti una luce in questo gioco. Questo torneo è un raggio di sole"  

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Trattenete il fiato voi tutti tifosi del Canada: Tesho Akindele ha deciso di sottomettersi acca bandiera della foglia d'acero. L'attaccante del FC Dallas è stato infatti convocato oggi dal CT spagnolo Benito Floro per un paio di partite di qualificazione Mondiale, ed ha deciso di accettare la chiamata, ponendo così fine all'incertezza che lo vedeva al bivio tra Canada e USA. Il Canada affronterà la piccola isola caraibica di Dominica in doppio scontro di qualificazione CONCACAF ai Mondiali 2018 in Russia, con andata l'11 giugno e ritorno al BMO Field il 16. Akindele, 23 anni, è un brillante prospect canadese, scelto al primo giro (sesto assoluto) da FC Dallas nel 2014 Major League Soccer SuperDraft, venendo nominato MLS rookie of the year la scorsa stagione, in cui ha messo a segno 7 reti in 26 partite. In questa è già andato a sego tre volte in 13 match. LEGGI: MLS' Got Talent: Tesho Akindele, FC Dallas Nato a Calgary, origini nigeriane, nonostante avesse rappresentato il Canada a livello U17, aveva fino ad oggi respinto le advances del CT Floro, esprimendo interesse per una possibile chiamata degli USA dopo aver ottenuto recentemente la cittadinanza (è cresciuto in Colorado). Una possibilità che sembrava essere sempre più vicina dopo la convocazione da parte del CT degli Stati Uniti, Jurgen Klinsmann, per il classico ritiro pre season di gennaio. Ma Floro, ex allenatore del Real Madrid tra le altre, non ha mai mollato, rimanendo sempre in contatto col ragazzo, e poco tempo fa si era detto sicuro al "99%" che Akindele avrebbe indossato la maglia del Canada. LEGGI: MLS Rookie of the Year 2014: Tesho Akindele (FC Dallas) La scelta sarà però definitiva solo l'esordio in un match ufficiale, e quindi tecnicamente Kindle potrebbe cambiare ancora idea non dovesse scendere in campo contro Dominica. Un caso del genere avvenne con l'ottimo portiere dello Stoke City, Asmir Begovic, che rimasto in panchina in un match di qualificazione mondiale contro la Giamaica nel 2008 decise poi di scegliere la Bosnia Herzegovina. Un rischio che certamente Floro non intende correre. “Giocatori e staff sono pronti. Queste prime eliminatorie saranno molto importanti per testare la nostra capacità di rimanere concentrati”, ha dichiarato Floro. LEGGI: Canada, Benito Floro nuovo CT La vincitrice di Canada-Dominica avanzerà al third round delle qualificazioni CONCACAF insieme a nove altre vincitrici del second-round più Giamaica e Haiti, in un'altra serie di playoff.  Il Canada al momento è al 115° posto nel ranking FIFA, Dominica invece è 165°. I convocati del Canada Portieri: Milan Borjan (Radnički Nis/Serbia), Lars Hirschfeld (Vålerenga/Norway) and Kenny Stamatopoulos (AIK/Sweden). Difensori: Nana Attakora (San Antonio Scorpions/NASL), Manjrekar James (Pécsi MFC/Ungheria), Dejan Jakovic (Shimizu S-Pulse/Giappone), Ashtone Morgan (Toronto FC/MLS), Karl W. Ouimette (New York Red Bulls/MLS) David Edgar (Birmingham City/Inghilterra), Nik Ledgerwood (Energie Cottbus/Germania), Adam Straith (Fredrikstad FK/Norway) and Maxim Tissot (Montreal Impact/MLS). Centrocampisti: Julian de Guzman (Ottawa Fury/NASL), Atiba Hutchinson (Besiktas/Turchia), Will Johnson (Portland Timbers/MLS), Jonathan Osorio (Toronto FC), Samuel Piette (Deportivo la Coruña/Spagna) and Russell Teibert (Vancouver Whitecaps/MLS). Attaccanti: Tosaint Ricketts (Hapoel Haifa/Israele), Tesho Akindele (FC Dallas/MLS), Randy Edwini-Bonsu (Stuttgarter Kickers/Germania), Marcus Haber (Crewe Alexandra/Inghilterra) and Cyle Larin (Orlando City/MLS) Fonte: Sportsnet.ca

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Intervista a tutto campo con la Gazzetta dello Sport per il nuovo patron del Bologna, il magnate italocanadese Joey Saputo, proprietario anche del Montreal Impact della MLS. «Sono nato a Montreal, stato di Quebec, in Canada da genitori emigrati dall’Italia - esordisce il chairman rossoblù - papà Emanuele (per tutti Lino) è originario di Montelepre, un paesino di 6mila abitanti in provincia di Palermo, dove l’anno passato gli hanno dedicato una festa; mamma Mirella è di Treviso. Ho due fratelli, Lino jr e Nadia. Mia moglie Carmie è di origine calabrese. Abbiamo 4 figli maschi, tutti tifosi di calcio: Luca, Simone, Joey e Jesse». Le attività di famiglia «Mio padre ha costruito la Saputo Incorporated fondata sul commercio dei latticini conquistando il terzo polo del mercato nordamericano. Nel tempo gli affari si sono allargati ad altri settori, ora sono quattro: alimentare, immobiliare, trasporti/logistica e legname. Negli immobili abbiamo molte proprietà (oltre 2 milioni di metri quadrati, ndr)nei trasporti con l’acquisto della Transforce mobilizziamo oltre 21mila camion. Nel 1997 le attività di famiglia sono state quotate alla Borsa di Montreal per 400 milioni di dollari e generano un fatturato di 10 miliardi. Negli ultimi anni, la famiglia ha diviso le attività in diverse holding: io gestisco quella immobiliare oltre ad essere titolare di una holding tutta mia, la Free2B, nella quale confluisce il Montreal Impact, il club del campionato MLS di cui sono presidente. Nel business la mia filosofia è non guardare alla top line (i ricavi nell’immediato) ma alla bottom line (la rendita nel tempo)». Come è arrivato al calcio? «È cominciato tutto nel 1993 quando mi sono avvicinato alla a squadra di una lega secondaria [era l'American Professional Soccer League (APSL)] di cui mio padre era sponsor. Quella squadra è diventata il Montreal Impact [quell'anno fu allenato da Eddie Firmani, Ndr]. Volevamo restituire alla comunità italiana in Canada quello che avevamo ricevuto in termini di successo e fortuna. All’epoca era un hobby, adesso è una passione. Il calcio mi è sempre piaciuto ma non l’ho mai praticato e non ho mai fatto il tifo per questo o quel club, da ragazzo giocavo ad hockey ghiaccio come tutti i canadesi». Perché l'Italia? «Non pensavo di comprare un club italiano. Se non fossi italocanadese non lo avrei mai fatto, le radici contano. In passato ho avuto contatti col Parma, ai tempi della vicenda Parmalat, e ci ho fatto un pensierino ma tutto è finito lì. Poi ho avuto rapporti con la Fiorentina per sviluppare la nostra academy giovanile al Montreal. È stato in quel periodo che ho conosciuto Pantaleo Corvino. Il Bologna si è presentato come un’opportunità che andava afferrata al volo. Non l’ho cercato, è arrivato da solo. È stato Andrew Nestor, patron dei Tampa Bay Rowdies, lega minore americana, amico comune mio e di Tacopina, a parlarmene. Nell’agosto scorso ho conosciuto Joe e abbiamo sviluppato la trattativa. [...]». Il suo giudizio sul calcio italiano? «È bello ma anche molto complicato. Per esempio la questione dei biglietti e degli ingressi allo stadio è un passaggio faticoso in confronto alle abitudini in Canada. Il problema è strutturale, occorre migliorare i servizi e le condizioni degli impianti. Sono stato allo Juventus Stadium su invito di Andrea Agnelli che conoscevo da tempo. È un modello rispetto allo standard italiano con 4mila posti per l’hospitality. Inoltre, bisogna ragionare sulle barriere tra i tifosi perché se vengono trattati come animali in gabbia è normale che si comportino da animali». Al Bologna volevate Giovinco che ha scelto proprio il Canada. Commenti? «Ho letto che va a Toronto, la nostra rivale, per tanti soldi. Noi abbiamo una strategia diversa sui contratti e sulle persone. Puntiamo su quei giocatori che hanno buone ragioni, non solo economiche, per venire da noi. L’esempio è Di Vaio. Auguro a Giovinco il meglio, per nostra fortuna verrà in Canada a luglio mentre il derby Montreal-Toronto è in programma a maggio». [...] Col suo socio Tacopina come va? «Joe con la sua energia ha portato entusiasmo facendo un grande lavoro in città ma adesso è il momento di rallentare, non dobbiamo sovraesporci troppo. La nostra partnership ha completato la prima fase, quella più facile. Non abbiamo fatto ancora niente. Adesso viene il difficile con tanti obiettivi da raggiungere». [...]   Quando la Fiorentina si divertì a casa sua «Andremo a giocare a Montreal, al Saputo Stadium, contro gli Impact di Joey Saputo! ». «E chi è?». «Vedrai... Un personaggio incredibile. La sua famiglia di origine italiana è leader, tra le altre cose, nella produzione di mozzarelle in Canada. Joey ha un impero, se vuole può comprarsi mezza Serie A...». Era il marzo 2010 quando Mencucci, ad della Fiorentina, annunciò per fine maggio la tournee canadese che avrebbe chiuso il ciclo viola di Prandelli. La notizia di Cesare futuro c.t. azzurro arrivò mentre la squadra era in volo per il Canada con tre giornalisti al seguito: io [Andrea Di Caro], Matteo Dalla Vite e Giovanni Sardelli. Sarebbe stata, quella tournee, l'occasione per salutare il tecnico che aveva fatto innamorare Firenze, e per scoprire che Mencucci aveva ragione. Saputo, oltre che ricchissimo, era davvero un tipo straordinario. ILLUMINATO. All'inizio la sua quasi fanciullesca gioia nell'ospitare una squadra di A, ricordò quella di Amedeo Nazzari, l'emigrante italiano nel film Il Gaucho. Ma poi sentendolo parlare del futuro del soccer nord americano,di progetti, dello stadio da ristrutturare, fu evidente che lo Zio d'America era un manager illuminato. Come si illuminarono gli occhi dei giocatori un pomeriggio ospiti nella tenuta di Saputo. Parchi, fontane, una villa enorme. Frey saliva e scendeva dalle tante auto d'epoca della collezione di Saputo. Quella dei vini ricercatissimi stupì invece i compagni abituati alla non irresistibile produzione di rosso «Fenomeno 10» di Adrian Mutu. Donadel si limitò a dire: «Sembra Disneyland...». Joey come Walt? Al concreto ed equilibrato Saputo forse il paragone non piacerà, ma ai tifosi del Bologna è consentito sognare.

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