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USA e Mondiali: la bellissima estate del 1994
Scritto il 2014-06-13 da Franco Spicciariello su History
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Quando Bora Milutinovic prese in mano le sorti della Nazionale USA la situazione non era allo sbando come molti potevano pensare. Il suo predecessore Bob Gansler, sebbene sollevato senza troppi complimenti, aveva comunque centrato l'obbiettivo storico della qualificazione ai Mondiali 40 anni dopo la storica apparizione della prima edizione del dopoguerra. Quello che mancava a Gansler, era l'esperienza internazionale necessaria per poter effettuare quel salto di qualità  che non era avvenuto durante la sua gestione, e con i mondiali Usa '94 alle porte la federazione aveva bisogno di un uomo che fosse in grado di portare la nazionale stelle e strisce dove nessuno aveva mai nemmeno immaginato.

Probabilmente la scelta cadde su Milutinovic in quanto aveva già  allenato club e nazionali di tutto il mondo quasi sempre con ottimi risultati, ultima ma non ultima l'ottima performance sotto la sua gestione dell'esordiente Costarica, arrivata fino agli ottavi di finale durante l'edizione mondiale Italia '90, coronata con una storica vittoria per 1-0 sulla Scozia. A parte l'esperienza, Milutinovic aveva probabilmente una cosa che forse Gansler non aveva saputo trasmettere ai suoi ragazzi: la mentalità  vincente.

Bora sapeva che gli Usa dovevano per forza ben figurare durante i mondiali da loro stessi organizzati, un insuccesso non sarebbe stato perdonato in alcun caso, anche perché avrebbe compromesso le sorti del soccer Usa per sempre. Partendo da questi presupposti Milutinovic chiese ed ottenne carta bianca, e considerando che negli Stati Uniti non esisteva ancora un campionato professionistico degno di tale nome e che i Mondiali sarebbero stati cruciali per la nascita di una nuova lega calcio professionista, con il plauso della federazione Usa trattò la nazionale come un club, così come era successo durante la precedente gestione. Ma quello che cambiò, a parte il numero delle partite giocate, fu anche il calibro degli avversari, questo sia per accrescere nel suo team l'esperienza internazionale delle giovani leve che lo componevano, sia per far capire loro la tecnica e la potenza delle squadre più titolate nel mondo calcistico, così da ottenere dai suoi uomini dedizione, umiltà  ed impegno, facendo loro comprendere che un pareggio col Canada ad esempio non era un qualcosa di cui gloriarsi.

Diverso e più utile sarebbe stato con una potenza come il Brasile. Poco prima del suo arrivo, il coach ad interim John Kowalski aveva dovuto cimentarsi nella North American Cup, competizione antesignana della Gold Cup. Il suddetto torneo era in pratica un triangolare con Canada e il ben più titolato Messico. L'esordio della nazionale USA dopo l'era Gansler arrivò il 12 marzo del 1991 a Los Angeles contro il Messico, voglioso di rivincita contro l'odiato vicino dopo l'esclusione alle qualificazioni di Italia '90. La partita finì 2-2, risultato storico ed inaspettato per gli USA, di fronte a soli 5.261 spettatori. Le reti furono dell'esordiente Washington e del veterano Murray. Il seguente e conclusivo match della competizione si tenne a Torrance, sempre in California, di fronte a 4.000 persone contro la nazionale canadese, il risultato fu di 2-0 per gli USA, con reti ancora una volta di Washington e Murray e conseguente vittoria del trofeo, che dava una forte iniezione di ottimismo nell'ambiente calcistico Usa in vista anche della Gold Cup che si sarebbe tenuta nell'estate dello stesso anno in California, con generosi sponsor a quest'uopo mobilitatisi, e che da quel momento sarebbe stata organizzata in maniera costante ogni due anni con maggiorato interesse, vista anche la finale al Rose Bowl di Pasadena.

Prima della Gold Cup però tre importanti e significative amichevoli vennero giocate contro nazionali titolate o comunque di una certa consistenza. La prima di esse, esordio assoluto di Milutinovic alla guida della nazionale Usa, si tenne il 5 maggio 1991 a Denver contro la storica nazionale Celeste, vale a dire l'Uruguay, che sebbene in decadenza da alcuni anni era pur sempre vincitore di due edizioni della Coppa del Mondo, 1930 e 1950, ed ai Mondiali del '90 era comunque arrivato agli ottavi di finale, eliminata dall'Italia. La sorte volle premiare i 35.772 spettatori accorsi al seguito della nazionale Usa con una clamorosa quanto inaspettata vittoria yankee per 1-0, con rete segnata al 26' dal veteranoPeter Vermes (oggi coach dei Kansas City wizards della MLS).

L'ottimismo che con la fine dell'era Gansler si era volatilizzato, dopo i primi risultati positivi si era magicamente rimaterializzato. Questo grande afflusso di pubblico fece subito capire le potenzialità  del bacino americano, di quella base di appassionati che per ora vivacchiava grazie alle leghe semipro ed alle leghe indoor, ma allo stesso tempo fece anche capire che gli americani non si sarebbero accontentati di surrogati di soccer di terzo e quarto ordine e che per seguire il gioco più bello del mondo volevano dei vincenti.

La seconda amichevole di preparazione fu tenuta sempre in California il 19 maggio, ma questa volta a Palo Alto, contro l'Argentina finalista ai Mondiali '90 visibilmente svecchiata nell'organico, con giocatori all'esordio quali Gabriel Batistuta ed altri. La partita terminò per 1-0 per gli argentini, ma gli USA ben figurarono di fronte ai 31.763 paganti accorsi ancora una volta al seguito.

L'ultima delle tre amichevoli in programma si tenne invece a Foxboro, nelMassachussets dove, contro la Nazionale dell'Eire, che aveva esordito nella fase finale dei Mondiali '90 arrivando fino ai quarti di finale (anch'essa eliminata dall'Italia). Complice forse la forte componente di cittadini a discendenza irlandese nel Massachussets, i 51.723 presenti colorarono lo stadio in gran parte di verde. Il risultato fu di 1-1 con goal degli americani segnato da Eric Wynalda.

Con queste ottime prestazioni ed un clima di generale ottimismo, gli Usa si avviavano a disputare la Gold Cup tra le mura amiche californiane, ma rimaneva il tempo per un'amichevole di lusso col AC Milan -in tournée tra Canada e Stati Uniti – al Soldier Field di  Chicago. Un 1-1 che soddisfa di certo più gli americani. Il goal del vantaggio milanista è segnato dall'olandese Marco Van Basten, mentre l'onore degli Usa è salvato pochi minuti dopo dall'uruguagio naturalizzato americano Hugo Perez.

  • HIGHLIGHTS: USA vs. AC Milan 1-1

L'esordio degli Usa nella competizione fu il 29 giugno 1991 contro Trinidad & Tobago, rabbiosi per la mancata qualificazione ai mondiali del '90 di appena un anno prima, ma finì con una vittoria Usa, seguita da un 3-0 al Guatemala (MurrayQuinn e Wynalda) e un 3-2 al Costarica. Superata la prima fase la nazionale a stelle e strisce si trovò davanti i temibili messicani, mai battuti in una competizione ufficiale dal lontano 1934, quando un match preliminare per accedere ai mondiali fu vinto per 4-2 dagli Usa all'allora Stadio del PNF a Roma (oggi Flaminio -ndr-). Dopo ben 57 anni, il 5 luglio 1991 gli Usa si ripeterono contro il Messico davanti a 41.103 tifosi (in gran parte messicani) accorsi al Rose Bowl di Pasadena, accedendo alla finale con un rotondo 2-0 ad opera di John Doyle e Peter Vermes, in un' atmosfera di incredulità  generale. La finale venne giocata il 7 luglio 1991 sempre a Pasadena, contro la Nazionale dell'Honduras., con vittoria ai rigori e prima Gold Cup per gli Stati Uniti. Milutinovic aveva centrato il suo primo obiettivo. Con la conquista della Gold Cup gli Usa si erano scrollati di dosso quell'etichetta di perdenti e di eterni esordienti totali nel soccer, qualcosa era cambiato, un altro passo da gigante era stato compiuto.

  • HIGHLIGHTS: USA vs. Messico 2-0

Molti giocatori che si erano messi bene in vista durante Mondiali 1990 e Gold Cup erano stati ingaggiati da club europei: Tab Ramos e Peter Vermes (Figueres, Spagna), John Harkes (Sheffield Wed., Inghilterra), Kasey Keller (Milwall, Inghilterra), Thomas Dooley (Kaiserslautern, Germania), Ernie Stewart (Tillburg, Olanda), Paul Caligiuri (Hansa Rostock, Germania Est, ma già  nel Meppen nella serie B tedesca dal 1987 al 1989) A questi veterani si aggiunse poi una nuova generazione di giocatori che dopo l'esordio della nazionale olimpica a Barcellona '92, si sarebbe presto integrata nei ranghi della nazionale di Milutinovic. Questi giovani atleti erano nell'ordine Brad FriedelMike BurnsAlexi LalasClaudio ReynaCobi Jones,Joe-Max MooreMike Lapper e Chris Henderson, che avevano già  esordito nella nazionale under 20 e che avrebbero avuto un forte impatto sia sui mondiali Usa '94 che sulla erigenda MLS pochi anni dopo.

La vittoria in US Cup contro l'Italia. Nel 1992 ecco la Us Cup '92, un torneo organizzato dalla U.S.S.F., con finale contro l'Italia al Los Angeles Coliseum il 6 giugno '92. La stampa Usa come spesso è accaduto snobba l'avvenimento e prevede una goleada per la nazionale italiana. Contro tutti i pronostici gli Usa pareggiano 1-1 con goal di John Harkes a riportare il risultato in parità  dopo il vantaggio di Roberto Baggio dopo soli 2', e per differenza punti la coppa viene assegnata agli americani. Il tutto di fronte a 26.874 spettatori, un ottimo numero considerando che lo stesso giorno venivano giocate a Los Angeles e altrove partite importanti per il campionato NBA.

  • HIGHLIGHTS: Italia vs. USA 1-1

Nel 1993 il comitato organizzatore Usa '94 stava cercando sponsor per la competizione a tambur battente, ed adattando gli stadi per il soccer, con la scelta delle città  di Foxboro(Boston), New York (Giants Stadium), Washington DCOrlandoPalo AltoPasadenaChicagoDallas e Detroit (la prima partita giocata in una struttura indoor con manto erboso temporaneo). La ricerca degli sponsor e dei contratti televisivi andò a gonfie vele, con l'assegnazione dei diritti di trasmissione del mondiale alle reti ABC ed ESPN. La vendita dei biglietti andò anche essa ottimamente, l'ambiente calcistico americano era ansioso che la competizione cominciasse per dimostrare agli scettici che anche gli Usa erano capaci di organizzare un evento calcistico di tale portata. Per quel che riguarda la nascita di una lega professionista, la A.P.S.L., con il fallimento della Canadian Soccer League si era arricchita dei team Toronto Blizzard, Montreal Impact e Vancouver '86, e reclamava a gran voce lo status di serie A, in quanto era rimasta l'unica lega outdoor di una certa consistenza dopo il fallimento di A.S.L. e L.S.S.A. ma le ambizioni del commissioner Willam De La Pena vennero frenate dal gruppo di investitori capeggiato e caldeggiato da Alan Rothenberg, in più una terza cordata capeggiata dall'italo-americano Jim Paglia si era messa in moto, spalleggiata da un gruppo di costruttori che si prefiggevano di costruire nuovi stadi con grandi centri commerciali annessi. Alla fine, ubi maior minor cessat, e il gruppo di Alan Rothenberg, spalleggiato dai più influenti e abbienti sponsor vinse la gara d'appalto per creare una nuova lega calcistica che avrebbe preso il posto della N.A.S.L., lasciato vacante dal 1984. La Major League Soccer nasce ufficialmente nel dicembre 1993.

La nazionale Usa, in vista degli imminenti mondiali, giocò ben 34 partite, come fosse una squadra di club, con un ritmo quasi frenetico, comprendendo match di mera esibizione con tornei non ufficiali e tornei ufficialmente riconosciuti come la Gold Cup , e per la prima volta nella storia degli Usa, la Copa America. L'anno dopo arriva dopo 43 anni una clamorosa vittoria contro una malandata Inghilterra (che non centrerà  la qualificazione ad Usa '94) per 2-0, con reti Thomas Dooley e Alexi Lalas, davanti ai fortunati ed increduli 37.652 di Foxboro che possono ancora dire "Io c'ero!". 

Intanto la soccer fever avanzava nel paese e gli ottimi risultati al botteghino ne davano conferma, e la bella figura in Copa America migliorò ancora l'ambiente, nonostante sia seguita da un umiliante 4-0 dal Messico in finale di Gold Cup. 

  • HIGHLIGHTS: Messico vs. USA 4-0

TRA I MONDIALI E LA NASCITA DELLA MLS

Arriva cosi il 1994, l'anno dell'ora o mai più per il soccer Usa. I preparativi per la Coppa del Mondo volgevano al termine in un'atmosfera di febbrile attesa, ed il gran risultato che grazie a tutta la pubblicità  riguardo l'imminente Mondiale l'opinione pubblica cominciò ad interessarsi del soccer, mentre la neonata MLS stava cominciando a muovere i primi passi e nel gennaio del '94 si aprirono le selezioni dei nuovi investitori, rappresentanti ben 29 differenti comunità  che dopo l'ecatombe della NASL di dieci anni prima volevano investire ancora una volta nel gioco più bello del mondo.

I requisiti per concorrere erano un piano minimo di investimento, un deposito per la vendita dei biglietti, costruzione o acquisizione di centri sportivi dove le squadre potessero allenarsi, e le garanzie per l'affitto di uno stadio. Nike e Reebok furono scelte come sponsor e fornitori ufficiali per le uniformi, Adidas venne scelta per le scarpe e Mitre per la fornitura dei palloni. Il 24 marzo la MLS firmò un contratto con ABC ed ESPN/ESPN 2 per la trasmissione di almeno 32 partite. Ben 22 città  avevano fatto richiesta di poter avere una franchigia nella MLS, anche se dopo una attenta scrematura onde evitare gli errori della NASL anche in fatto di investitori poco seri che spesso dopo un anno o due lasciavano, i club annunciati nel '94 furono sette, con altre tre squadre che sarebbero state svelate una volta visti i piani di investimento. Le città  scelte furono nell'ordine: Washington (DC)BostonColumbusLos AngelesNew JerseyNew York (poi ritirata),e San Jose. Onde procacciare maggiori sponsorizzazioni, per rendere finanziariamente più stabile la neonata lega Alan Rothenberg decise, e non senza contestazioni, che la MLS avrebbe debuttato nel 1996 invece che nel 1995, nonostante il rischio di veder evaporare quella soccer fever che stava pervadendo il paese. La APSL guadagnò lo status di seconda divisione mentre la USISL si espanse a tal punto di dividere la lega in due divisioni, quella professionista e quella amatoriale. La preparazione della nazionale Usa al mondiale consistette in 19 amichevoli giocate per la maggior parte dei casi contro squadre qualificatesi al Mondiale, il conto alla rovescia era incominciato e gli Usa dovevano a tutti i costi ben figurare nel torneo.

Finalmente però arriva il 18 giugno. A Pontiac Silverdome, nel Michigan, gli Usa esordiscono contro la Svizzera nella prima partita di una Coppa del Mondo giocata in un impianto indoor. Dopo un iniziale svantaggio gli americani portano il risultato in parità  alla fine del primo tempo con rete di Wynalda davanti a 73.000 spettatori a sostegno della nazionale di casa. Il risultato finale sarà  di 1-1, contro una Svizzera che annoverava nei propri ranghi giocatori come Ciriaco Sforza (poi finito all'Inter), Alan Sutter e Stephane Chapuisat.

  • HIGHLIGHTS: USA vs. Svizzera 1-1

Il 22 giugno gli Usa sono di scena a Los Angeles, al Rose Bowl di Pasadena, contro la più titolata, almeno sulla carta, Colombia, con giocatori del calibro di Carlos Valderrama, Fredy Rincon e Tino Asprilla. 93000 spettatori sono al sostengo degli yankees e tutti insieme si alzano in piedi cantando a gran voce "Star Spangled Banner" quando l'orchestra intona gli inni prima di cominciare la partita. Il vantaggio Usa viene siglato da una clamorosa autorete di Escobar (che verrà  ucciso poco tempo dopo dalla malavita colombiana per questa ragione), al 34' minuto. Il raddoppio viene siglato nel secondo tempo da Ernie Stewart (52'), con l'inutile rete dei colombiani di Valencia ad accorciare le distanze. Gli Usa si sono qualificati, per la prima volta dopo il 1930, alla seconda fase di una Coppa del Mondo.

  • HIGHLIGHTS: Colombia vs. USA 0-1

L'entusiasmo è alle stelle, anche se la partita conclusiva del girone, disputatasi ancora una volta al Rose Bowl, termina con una sconfitta di misura contro la Romania, grazie ad un gol del poi genoano Dan Petrescu su assist di Florin Raducioiu. Avendo però la Romania conquistato la testa del girone, agli Usa tocca andare a San Francisco ad affrontare il Brasile, futuro campione del Mondo.

  • HIGHLIGHTS: USA vs. Romania 1-0

Contro quella squadra di stelle che annoverava fuoriclasse del calibro di TaffarelCafùAldairLeonardoZinhoDungaMauro Silva, Bebeto e Romario gli Stati Uniti resistettero eroicamente, giocando di rimessa e riuscendo qualche volta a presentarsi di fronte alla porta dei verdeoro. Le illusioni Usa di un passaggio di turno vengono spente da un diagonale secco di Bebeto al 73'. Sebbene gli Usa non potessero di certo pensare vincere la Coppa del Mondo, le alte sfere del calcio così come gli appassionati americani e non avevano capito che gli Stati Uniti non erano più una Cenerentola e che d'ora in avanti dovevano essere presi sul serio.

  • HIGHLIGHTS: Brasile vs. USA 1-0

Ancora una volta lo zingaro Milutinovic aveva recitato la sua parte di Re Mida, prendendo in mano una squadra di ragazzi provenienti dai college e dalle leghe indoor e semipro come la APSL, e con costanza e duro lavoro aveva fatto si che questi ragazzi raggiungessero gli ottavi di finale di una Coppa del Mondo, peraltro perdendo contro quel Brasile che avrebbe conquistato la coppa per la prima volta dopo il 1970, ancora una volta contro l'Italia. Un altro passo da gigante era stato compiuto, un'altra era si era però conclusa. Milutinovic aveva concluso il suo lavoro e come da copione sarebbe emigrato altrove in cerca di un'altra nazionale da allenare in vista della Coppa del Mondo Francia '98 (avrebbe allenato il Messico nel '98 e la Cina nel 2002) lasciando così il posto al suo assistente Steve Sampson in vista delle sfide future (in primis la Copa America) e dell'imminente nascita della MLS.

Non è stato un grande anno per la Nazionale a stelle e strisce, proprio no. Nonostante alcuni grandi momenti, tutti gli obiettivi sono stati mancati, lasciando molti interrogativi sul lavoro del CT Jurgen Klinsmann. E dopo un 2014 decisamente positivo, l'anno che si sta chiudendo appare invece un deciso passo indietro. Il quadro preciso lo ha dato Grant Wahl  di Sports Illustrated: "C'è molto di cui essere preoccupati riguardo l'intero programma della Nazionale USA. In termini di match ufficiali il 2015 è stato un anno terribile. Gli USA hanno chiuso al quarto posto la Gold Cup e hanno perso il playoff di qualificazione alla Confederations Cup contro il Messico- Inoltre, la squadra è stata messa sotto da praticamente ogni squadra decente affrontata. Il trend preso non è per niente bello" La parte bella. Il migliori momenti della stagione sono stati segnato da alcune amichevoli fatte di risultati sorprendenti e protagonisti ancor di più. Basti pensare ai gol vittoria segnati entrambi nel finale dal carneade Bobby Wood (gioca in 2.Bundesliga con l'Union Berlin) contro Olanda e Germania lo scorso giugno, o il gol d'apertura del giovane Jordan Morris - che ancora gioca al college, con la Stanford University - contro il Messico a San Antonio, nel suo primo match dall'inizio con la maglia della Nazionale. Un altra buona notizia per la Nazionale è l'impegno preso dal promettente regista dell'Arsenal (attualmente in prestito ai Rangers Glasgow) di giocare con gli USA, scelti rispetto a Germania ed Etiopia. E qualcosa ci si può aspettare anche da Darlington Nagbe, liberiano naturalizzato americano dei Portland Timbers vincitori della MLS Cup, centrocampista offensivo capace di colpi notevoli, che ha già impressionato nel suo primo ritiro. Bene, ma era il minimo, anche i quattro punti ottenuti nei primi due match di qualificazione mondiale, anche se ci si aspetterebbe un percorso netto quando gli avversari si chiamano Guatemala, Saint Vincent e Grenadine, e Trinidad & Tobago. L'anno comunque si chiude con 10 vittorie, 6 sconfitte e 4 pari, anche se i numeri dicono poco. La parte brutta. Il vero obiettivo dell'annno era uno: vincere la CONCACAF Gold Cup per assicurarsi un posto nella Confederations Cup 2017 di preparazione ai Mondiali di Russia del 2018. Ma saltato l'obiettivo a causa di un'orrenda prestazione contro la Giamaica, a quel punto il nuovo obiettivo è diventato battere il Messico nel playoff. Ma al Rose Bowl di Pasadena la partita l'ha fatta il Messico, e l'ha anche vinta meritatamente, seppur ai supplementari. Inevitabili a quel punto le critiche per Klinsmann, difeso dal presidente della US Soccer Federation Sunil Gulati in una situazione nella quale la grande maggioranza dei CT sarebbe stata licenziata in tronco, viste anche le scelte molto discutibili in termini di convocazioni da parte dell'ex attaccante dell'Inter. Da un certo punto di vista la posizione di Gulati è sensata, visto che JK è stato preso con un ottica di lungo periodo, ma certo per lui è arrivato il tempo dei risultati. L'avvio delle qualificazioni ai Monidali 2018 era l'occasione per ripartire, ma i problemi non potevano certo sparire in un secondo, come si è visto quando Saint Vincent e Grenadine è andata in gol dopo soli 5 minuti dall'inizio del match contro gli Stati Uniti in quel di St. Louis. Poi gli USA hanno preso il controllo e vinto, ma i segnali d'allarme rimangono, come anche la pressione su Klinsmann. Anche perché è proprio il trend che preoccupa. Negli ultimi 15 anni raramente gli USA hanno lasciato punti contro squadre CONCACAF (escluso il messico, ovviamente) snei match su suolo americano. Ma nel 2015, dopo due vittorie, ne è seguita una sola in sei partite casalinghe contro team CONCACAF. E l'unica vittoria è stata un 6-0 su Cuba. A parte quella: due pareggi con Panama (inclusa la finale per il terzo posto della Gold Cup, poi persa ai rigori), la semifinale persa con la Giamaica, il playoff perso col Messico e pure un pari in amichevole col Costarica! Un anno che si chiude quindi con gli USA maramaldeggianti con le grandi ma poi dimentichi di curarsi del giardino di casa propria, col risultato di perdere il posto in Confederations Cup, accumulando anche tanti punti interrogativi. Ancora Michael Bradley. Quasi inevitabile la vittoria del premio "US Soccer Player of the Year" per Michael Bradley, vero fulcro del progetto di Klinsmann. Leader in campo e fuori, tatticamente bravissimo, difficilmente sbaglia una partita, e quest'anno è riuscito nell'impresa "leggendaria" di portare il Toronto FC ai playoff per la prima volta. Forse non la sua miglior stagione, ma nel grigio panorama USA 2015 il suo standard lo eleva sul piano più alto del podio. Ciò nonostante Clint Dempsey abbia messo a segno 9 gol (7 in Gold Cup), ma la stagione di quest'ultimo è stata segnata dal brutto incidente con l'arbitro in US Open Cup. Inoltre i grandi giocatori si vedono nei momenti importanti, e lui nella semifinale con la Giamaica e nel playoff col Messico è mancato totalmente. L'altro candidato era Fabian Johnson, che ha avuto un'ottima stagione col Borussia Monchengladbach, andando anche in gol in Champions League, ma messo da parte da Klinsmann dopo aver chiesto di essere sostituito nel match col Messico ai supplementari senza nemmeno essere infortunato. Che sarà nel 2016? Il momento più importante dell'anno a venire sarà sicuramente la Copa America Centenario, che si giocherà proprio negli USA, che avranno l'occasione di misurarsi con alcune delle migliori Nazionali al mondo. Gli stadi americani potranno quindi ammirare le gesta dei vari Leo Messi, Neymar, Luis Suarez e Jaime Rodriguez, e gli Stati Uniti non possono permettersi brutte figure dopo quanto accaduto tra Gold Cup e mancata Confederations, tanto più che affronteranno il sorteggio da teste di serie insieme a Argentina, Brasile e Messico, trovando quindi un girone gestibile. Il 2016 prenderà il via il 4 gennaio col classico ritiro invernale, che prevede anche due amichevoli: il 31 gennaio contro l'Islanda e il 4 febbraio contro il Canada. A marzo poi ci sarà il doppio match di qualificazione mondiale contro il Guatemala. Ancora un paio di match a settembre e poi via all'Hexagonal finale di qualificazione a novembre. Nel mezzo sicuramente Klinsmann vorrà organizzare qualche amichevole di alto profilo, anche se dovrà utilizzare date non previste dalla FIFA, con inevitabili restrizioni nella scelta dei giocatori. E questo sarà anche l'anno in cui probabilmente si vedranno molti cambiamenti, con l'ingresso di tanti giovani. Non per niente Klinsmann ha decisio che il ritiro di gennaio vedrà insieme i "grandi" e gli under 23, che dovranno prepararsi per il doppio playoff di marzo contro la Colombia di qualificazione alle Olimpiadi di Rio 2016. E' quindi probabile che qualche veterano inizi a rimanere a casa, specie dopo la Copa America. Un nome per tutti: Clint Dempsey. L'attaccante dei Seattle Sounders è a soli 9 gol dal record di segnature in nazionale di Landon Donovan, ma senza la Confederations Cup nel 2017, e con 35 anni sulle spalle nel 2018, è assai probabile che Klinsmann decida di guardare oltre. E l'esclusione nel primo match di qualificazione mondiale è stato un chiaro segnale al riguardo.

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Per Jurgen Klinsmann la Gold Cup 2015 era la priorità, ma gli USA sono andati malissimo La Gold Cup 2015 verrà ricordata come un vero e proprio fallimento per la Nazionale USA. Reduci da un Mondiale da cui è stata eliminata solo ai supplementari dal Belgio, gli Stati Uniti hanno invece messo in campo nel torneo continentale una serie di prove nettamente al di sotto delle possibilità del gruppo di giocatori a disposizione del CT tedesco. LEGGI: Gold Cup, USA eliminati dalla Giamaica Le recenti vittorie su Germania, Olanda e Messico avevano lasciato sperare in una crescita post Mondiale, dimostrandosi invece di aver unicamente nascosto una serie di problemi che gli USA si sono portati dietro nei 12 mesi post Mondiali. Un periodo fatto di ben 13 amichevoli, durante il quale gli uomini di Klinsmann poche volte hanno fatto vedere buone cose, a parte i flash europei e in Messico, sino alla meritata eliminazione in semifinale di Gold Cup contro la Giamaica, rafforzata dalla partecipazione alla Copa America. Nel torneo CONCACAF la Nazionale USA è apparsa assolutamente non pronta, iniziando ogni partita fin troppo lentamente (Cuba a parte, ma non fa testo), e di questo Klinsmann delle colpe le ha di certo, anche se difficilmente lo si sentirà fare autocritica. Autocritica che invece sarebbe utile anche per togliere un po' di pressioni dalle spalle dei giocatori. La "Pantegana" aveva dichiarato che il suo primo ciclo Mondiali avrebbe messo giù le fondamenta del suo programma, mentre in questo secondo avrebbe costruito. Oggi, più di un anno nel secondo ciclo, qualche dubbio invece inizia a sorgere, specie per alcune scelte del CT. DIFESA SBAGLIATA. A parte la porta, copertissima con Brad Guzan (Aston Villa) e il rientrante Tim Howard (Everton), la difesa è il problema. Klinsmann aveva chiarito prima del torneo che la coppia centrale in difesa sarebbe stata composta dal "tedesco" John Brooks e dal "messicano" Ventura Alvarado. Perché? Alvarado ha alle spalle un totale di 1.317 minuti nella Liga MX. Dopo aver esordito a marzo con gli USA, è stato spesso scostante nel rendimento, a parte la vittoria di aprile in Messico,  casa sua. Giocatore con potenziale, ma forse il suo lancio nel ruolo da titolare è stato troppo veloce, e la ragione non è affatto chiara. Il suo compagno Brooks, reduce da una Bundesliga con qualche ottima prova con la maglia dell'Hertha Berlino, anche lui in Nazionale è apparso spesso incerto, spaventando compagni e tifosi nei match ad esempio contro Danimarca, Olanda e Svizzera. Inoltre Brooks aveva alle spalle un solo match ufficiale da titolare, negli scorsi Mondiali, in cui era anche andato in gol. Alvarado non ne aveva nessuno, e anche a livello di club poca roba. Una coppia decisamente inesperta e probabilmente non del livello adeguato. Una scommessa persa per JK. A questo punto rimane l'interrogativo del perché Klinsmann proprio non creda nei centrali di casa, gli esperti Matt Besler (Sporting KC) e Omar Gonzalez (LA Galaxy), che bene avevano fatto ai Mondiali e in passato in CONCACAF, o anche Tim Ream del Bolton. CENTROCAMPO STANCO. A centrocampo il problema è stato un Kyle Beckerman apparso a 33 anni in netto calo. Da oltre un decennio leale guerriero al servizio dei CT USA, in Gold Cup si è trovato spesso in difficoltà contro avversari più giovani e veloci. A questo punto Klnsmann deve trovare un sostituto all'altezza, più atletico: Danny Williams o Perry Kitchen del DC United sono due dei nomi in cima alla lista. Per fortuna Michael Bradley continua a reggere a grandi livelli, mentre si spera che Jermaine Jones possa riprendersi dall'infortunio, anche se l'età non lo aiuterà di certo. ATTACCO ANEMICO. A parte i sei gol contro la povera Cuba, l'attacco americano si appoggiato totalmente sulle spalle di Clint Dempsey. Punto. L'attaccante dei Seattle Sounders ha segnato tutte le reti della squadra, a parte quella di Michael Bradley contro Panama, peraltro proprio su assist di Dempsey. Notevole la delusione per le prestazioni del centravanti Jozy Altidore, fuori forma e rispedito a Toronto prima del tempo. Meglio è andato l'avanti dell'AZ Alkmaar Aron Johannsson, che ha messo in mostra qualche flash, ma che non è riuscito ad infilare le reti necessarie nei momenti cruciali. Il problema è che Dempsey ha già 32 anni, e che in Russia ne avrà 35, con i due dietro che al momento non sembrano in grado di sostituirlo al meglio (si spera più in Johannsson che in Altidore ormai, troppo spesso deludente), e alle loro spalle a parte il 19enne Rubio Rubin dell'Utrecht sembra esserci poco altro.   POCO GIOCO. Nel fallimento complessivo è finito inevitabilmente anche il gioco. Mancano le ali. In Gold Cup Klinsmann ha cercato di supplire con Alejandro Bedoya (che gioca in mezzo al Nantes), Gyasi Zardes (attaccante nei LA Galaxy) e DeAndre Yedlin (terzino destro al Tottenham). Non sorprende che il risultato non sia stato un granché. Si spera nel rientro di Graham Zusi dello Sporting KC, ad oggi - almeno dal punto di vista tecnico-tattico - unico possibile erede di Landon Donovan. Rimane un mistero poi l'insistere sul terzino del Norimberga, Timothy Chandler. Fuori con la Giamaica per infortunio, è ancora lui il titolare a destra. Giocatore ormai esperto con 124 match in Bundesliga sulle spalle, in Nazionale non ha mai convinto pienamente, mentre gente quale Eric Lichaj (Nottingham Forest) non viene nemmeno messa alla prova. Ma ciò che preoccupa più in generale è l'assoluta mancanza di progressi dal Mondiale, sotto tutti gli aspetti, considerando che JK è anche direttore tecnico e pure le giovanili dei problemi li hanno messi in evidenza. IL FUTURO E' ADESSO. Klinsmann certamente non si muove dalla panchina, come confermato ufficialmente - e senza alcun dubbio - da parte del presidente della USSF, Sunil Gulati. La figura di JK è centrale ormai nella struttura del calcio americano. Del resto Gulati lo avrebbe voluto già nel 2006 (e forse anche prima), e in lui crede tantissimo per lanciare la Nazionale USA nell'empireo del calcio mondiale. Ad ottobre però arriverà un momento cruciale per Klinsmann e gli USA, che ad ottobre affronteranno il Messico vincitore della Gold Cup per conquistare il posto CONCACAF nella 2017 Confederations Cup in Russia; nello stesso mese l'U23 parteciperà alle Qualificazioni per le Olimpiadi di Rio 2016, dopo aver saltato Londra 2012. Dovessero portare a casa il risultato, allora la Giamaica sarà solo un brutto ricordo. Ma avendo considerato priorità top queste due competizioni, per Klinsmann la vera valutazione arriverà su queste. Un fallimento sarebbe pesante anche in ottica Mondiali, avendo molte meno possibilità di misurarsi al top nei prossimi anni, visto anche che la Copa America Centenario sembra ancora a rischio.

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Il c.t. all’aeroporto di Filadelfia ha colpito con un pugno un giornalista che lo aveva criticato durante la Copa America L’ aveva promesso, via twitter: «Spero di poterti incontrare da qualche parte prima o poi. Per aggiustare i conti». Cinguettio minaccioso del “Piojo” Herrera, sanguigno ct del Messico in risposta alle critiche di un giornalista tv, Christian Martinoli, dopo la pessima prestazione del “Tri” nella Copa America (dove Herrera aveva portato le riserve puntando tutto su questa Gold Cup). I due si sono incontrati ieri all’aeroporto di Philadelfia. Tornavano a casa dopo il successo del Messico nella Gold Cup, 3-1 in finale alla Giamaica. Il giornalista era in fila al controllo della sicurezza, il ct è arrivato e l’ha colpito con un pugno che era diretto alla mascella ma ha chiuso la sua corsa sul collo di Martinoli. Molti i testimoni, diversi i tweet di sdegno, compreso quello di Ines Sainz, gloria televisiva al seguito del “Tri”: «Che brutto, le cose non si risolvono in questo modo, pessimo esempio per i propri giocatori».   SOFFERENZA CONTINUA Degna conclusione di una Gold Cup che il Messico ha vinto soffrendo sempre meno che contro i semipro di Cuba (6-0) e nella finale contro la Giamaica, vinta senza problemi grazie ai gol di Andres Guardado (6 reti, l’eroe della coppa per “El Tri”), del “Tecatito” Jesus Corona (che Herrera ha coraggiosamente preferito alla gloria nazionale Hector Herrera) e di Oribe Peralta. Una gara nella quale il “Piojo” si giocava il futuro alla guida del Messico, finito in disgrazia appena 12 mesi dopo il grande Mondiale che lo aveva portato alla ribalta per i risultati del ‘Tri’ e per le sue celebrazioni senza freni in area tecnica. ERRORI ARBITRALI Il Messico è arrivato in finale dopo aver battuto nei quarti la Costa Rica ai supplementari con un rigore contestatissimo al 123’ che ha provocato il tweet funesto del presidente del Paese sconfitto, Guillermo Solis: «Non era rigore. Perdere così NON vale. Il Messico non ha vinto la partita, gliela hanno regalata avvolta nel cellophane. Che vergogna». E in semifinale contro Panama un altro penalty regalato e successivo comunicato della Concacaf che ammetteva che l’errore umano ha condizionato il risultato della gara. Quella Concacaf che è uscita malissimo dal Fifagate e che non si è certo ripresa con questa Gold Cup: i giocatori di Panama hanno mostrato uno striscione con scritto "CONCACAF LADRONES" nel quale accusavano i dirigenti della confederazione di essere ladri e corrotti. PLAY OFF In questa strana atmosfera il Messico ha vinto la sua settima Gold Cup, due in più dei grandi rivali, gli Stati Uniti, eliminati in semifinale dalla Giamaica e poi battuti da Panama per il terzo posto. Il 9 ottobre al Rose Bowl di Pasadena, pieno di messicani, “El Tri” del “Piojo” e gli Usa della “Pantegana” Klinsmann si giocheranno in una sfida secca l’accesso alla Confederations Cup russa del 2017. Herrera dovrà di nuovo vincere per calmare le acque. Che stavolta ha agitato lui stesso col pugno a Martinoli. Fonte: Gazzetta dello Sport

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