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14 giugno 1990, Italia vs Stati Uniti 1-0
Scritto il 2014-06-14 da Dario Torrente su History
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E' una calda serata il 14 giugno 1990. La partita deve ancora iniziare ma il pubblico e già impegnato nell'allestimento della ola. Ci sarà da ondeggiare parecchio stasera, devono aver pensato, e allora meglio mettere a punto la coreografia. Ma l'Italia che scende in campio dà subito l'impressione di non voler riproporre i travolgimenti marosi con i quali aveva annegato l'Austria. Il CT Azeglio Vicini ha spiegato quale deve essere la rotta e quale la velocita: da crociera, perche l'importante è ridurre al niente la possibilità che la patacca siano i turistici calciatori americani a rifilarcela.
Stiamo ai confini della realtà ma Vicini, si sa, guarda con sospetto anche la sua ombra e alle prime mosse gli yankee non sembrano quegli ectoplasmi che erano stati fotografati dalla Cecoslovacchia. Al 6' dopo una punizione, con schema, John Harkes impegna Walter Zenga. Gli azzurri si danno una sgrullata e un attimo dopo Nicola Berti, servito dal romanista Beppe Giannini (nella foto sopra inseguito da Marcelo Balboa) si fionda in area, ma il portiere Meola lo anticipa in scivolata. L'Italia è consapevole della sua superiorità e sembra snobbare un tantino i volenterosi ragazzi americani. Forse non è nemmeno snobbismo ma solo tranquilla attesa che la storia faccia il suo corso. E all'11' Il Principe decide che è giunto il momento.
Azione Carnevale, Donadoni. Il milanista mette al centro per Gianluca Vialli che fa velo per Giannini e il principe strappa un gol bello per prepotenza e stile: salta tutti i «birilloni» della difesa Usa e poi con gran scioltezza e coordinazione fulmina il portiere Tony Meola. E adesso via con la goleada, chiede il pubblico dell'Olimpico. Macchè, gli azzurri riprendono il loro accademico tran-tran che non viene spezzato nemmeno da Berti che nelle intenzioni del cittì azzurro avrebbe dovuto guidare il nostro Settimo cavalleggeri all'assalto del debole Forte americano. Al 15' ci prova il milanista Roberto Donadoni con una vellutata punizione che spolvera la traversa, lo "zio" Beppe Bergomi regala sprazzi di partita facendo a capocciate con Michael Windischmann: lo scontro finisce in parità con un livido per parte.
Gli azzurri tentano di andar via in eleganza e Andrea Carnevale con un passaggio da «atélleur» serve lo stilista della fascia sinistra del Milan e figlio d'arte, Paolo Maldini. Cross e Donadoni prova ad indossare i panni dell'incornatore ma il tiro e buono solo per far fare bella figura al portiere Meola. La goleada non arriva mentre piovono fischi sul gioco rinunciatario dell'Italia. Ad un certo punto gli azzurri vengono «assediati» nella loro meta campo dai perplessi americani, Donadoni con un'azione alla Bruno Conti rompe il fugace accerchiamento ma gli Usa non tremano più di tanto e l'onorevole sconfitta sembra alla loro portata. Ma all'improvviso si mette in moto la cavalleria. È il sauro Berti che va al galoppo dentro l'area, Paul Caligiuri lo azzoppa all'entrata e con l'aggiunta di uno spenzolare tuffo l'arbitro si convince a decretare il rigore. È il 33' quando con dinoccolata sufficienza Vialli si avvia a calciare il pallone del possibile raddoppio. Ma Vialli, invece, lascia e centra in pieno il palo alla destra di Meola.
Boato di delusione che Vialli prova a spegnere dieci minuti dopo infilando elegantemente il numero uno americano, ma il messicano Codesal fischia il plateale fuorigioco. E sono sempre sibili quelli che accompagnano l'inizio della ripresa. Il pubblico si aspettava la goleada e si ritrovano a tifare un Italia sparagnina anche nel gioco. Vicini riprova, allora con il vìncente schema della partita d'esordio: entra Totò Schillaci ed esce Carnevale. Non sembra che le cose cambino di molto. Giannini Donadoni fanno girare la testa agli americani con le loro serpentine ed i loro guizzi, ma i «plasmoniani» dilettanti mondiali la perdono del tutto. Anzi riescono pure a connettere qualche contropiede, quando l'Italia si fa troppo sfilacciata. Di nuovo fischi, interrotti solo da un «oh!» per un colpo d tacco di Maldini che scuote la rete, esterna.
Dai fischi si passa ai singulti. Al 70' c'è una punizione dal limite degli Stati Uniti. Murray fa partire una randellata che rintrona Zenga. Sulla respinta si avventa Peter Vermes [attuale allenatore dello Sporting KC campione in carica MLS, Ndr], nuova staffilata e Zenga si salva con una botta di culo. Nessuna metafora, la palla gli passa in mezzo alle gambe e riesce provvidenzialmente a smorzarla con le natiche, poi Riccardo Ferri spazza via quasi sulla linea. Gli Azzurri provano a spazzar via la contestazione che monta. Ma non c'è niente da fare. A cinque minuti dalla fine Schillaci potrebbe rifare il verso a se stesso, azione quasi identica a quella del gol contro l'Austria. Cross di De NapoliSchillaci salta ed incorna al centro dell'area ma la palla finisce nelle braccia di Meola. Niente abbracci ma soltanto urla per questa Nazionale che stavolta non finisce in gloria, e che terminerà la propria avventura nella sfortunata semifinale persa ai rigori contro l'Argentina di Diego Armando Maradona e Claudio Caniggia.
  • HIGHLIGHTS: Italia vs. USA 1-0 (Giannini 11')
Vicini: «Due più due quattro»
Ct matematico. Il pallottoliere non è servito ma la qualificazione è ora sicura: «La staffetta Carnevale-Schillaci ? Nessuno si deve lamentare»
Aveva ragione lei. Vicini. Partita per niente facile. Il pallottoliere non e servito e poi comunque gli Stati Uniti hanno giocato la loro partita.
«Si, direi proprio che avevo ragione io. Comunque l'importante è che l'obiettivo è stato raggiunto: questa vittoria per 1 a 0 ci qualifica matematicamente, ora siamo più tranquilli. Dover aspettare l'ultima gara ci avrebbe dato notevoli fastidi. La partita ha subito preso una buona piega, poi il rigore sbagliato ci ha un po' frenati... Voglio dire che se lo segnamo forse le cose cambiano. Direi inoltre che anche stavolta ci è mancata un pizzico di fortuna in fase di conclusione. Ma la fortuna la troveremo in futuro...Per la verità, io m'auguro anche che in futuro non si sottovalutino più squadre come questa. Sì, avevo ragione io alla vigilia, quando dicevo che avremmo dovuto giocarla tutta fino in fondo, questa partita. Gli Stati Uniti avevano perso e male contro la Cecoslovacchia, ed era assolutamente ovvio che cercassero contro di noi un'occasione di riscatto. E' impensabile che nove giocatori di grande buona volontà, piena di forza e un altro paio che poi sanno anche giocare a pallone, si rassegnassero a fare brutte figure. Era assolutamente impossibile che questa accadesse. Le squadre materasso non ci sono proprio più, questo lo ha insegnato anche la fetta di mondiale che abbiamo visto finora».
[...] E' sempre convinto che Berti sia il sostituto ideale di Ancelotti? Certe avanzate di Berti in attacco, hanno costretto Giannini ad arretrare. Questo è sembrato evidente soprattutto nel secondo tempo.
«Berti ha spinto bene per tutti e novanta i minuti. Giannini, nella ripresa, s'e messo dietro, perchè era tutta la squadra che doveva tornare indietro per cercare di stanare gli Stati Uniti, per costringerli in qualche modo, a uscire dalla loro area. Berti e andato bene, non cerchiamo sempre di far sembrare indispensabili quelli che mancano».
Il pubblico dell'Olimpico prima ha invocato Schillaci, poi ha chiesto l'ingresso di Baggio. Quindi, verso la fine, ha anche fischiato.
«Ho sempre detto che giocare in casa questo mondiale ci dava più possibilità di vittoria ma nessun vantaggio. I fischi, alla fine, ci potevano anche stare. Ma il pubblico s'e fatto influenzare dal 5 a 1 con cui la Cecoslovacchia aveva battuto gli Stati Uniti. La verità è che poi, qui, gli Stati Uniti hanno fatto un'altra partita, più attenta, più accorta».
[...] Vicini si alza e lascia il posto a Gansler, il ct statunitense. Uno che stasera s'e preso qualche soddisfazione:
«Abbiamo potuto finalmente dimostrare la nostra reale forza. La partita contro la Cecoslovacchia ci la aiutato ad entrare nel clima del mondiale. Quei cinque gol sono stati un'esperienza utile, abbiamo imparato bene la lezione. L'Italia se ne e accorta».
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14 giugno 1990 (21.00) Roma, Stadio Olimpico
Italia vs USA 1:0 (1:0)

Marcatori: ITA - Giannini 11' (al 20' Vialli ha sbagliato un rigore)

Italia: Walter Zenga, Franco Baresi, Giuseppe Bergomi, Riccardo Ferri, Paolo Maldini, Nicola Berti, Fernando de Napoli, Giuseppe Giannini, Andrea Carnevale (Salvatore Schillaci 51'), Roberto Donadoni, Gianluca Vialli
USA: Tony Meola, John Doyle, Jimmy Banks (John Stollmeyer 80'), Michael Windischmann, John Harkes, Tab Ramos, Peter Vermes, Desmond Armstrong, Bruce Murray (Christopher Sullivan 82'), Marcelo Balboa, Paul Caligiuri

Arbitro: Edgardo Codesal Méndez (México)
Ammoniti: Riccardo Ferri  69', Jimmy Banks 62'
Spettatori: 73.000

  • VIDEO: Guarda l'intera partita

Fonte: Storie di Calcio

Non è stato un grande anno per la Nazionale a stelle e strisce, proprio no. Nonostante alcuni grandi momenti, tutti gli obiettivi sono stati mancati, lasciando molti interrogativi sul lavoro del CT Jurgen Klinsmann. E dopo un 2014 decisamente positivo, l'anno che si sta chiudendo appare invece un deciso passo indietro. Il quadro preciso lo ha dato Grant Wahl  di Sports Illustrated: "C'è molto di cui essere preoccupati riguardo l'intero programma della Nazionale USA. In termini di match ufficiali il 2015 è stato un anno terribile. Gli USA hanno chiuso al quarto posto la Gold Cup e hanno perso il playoff di qualificazione alla Confederations Cup contro il Messico- Inoltre, la squadra è stata messa sotto da praticamente ogni squadra decente affrontata. Il trend preso non è per niente bello" La parte bella. Il migliori momenti della stagione sono stati segnato da alcune amichevoli fatte di risultati sorprendenti e protagonisti ancor di più. Basti pensare ai gol vittoria segnati entrambi nel finale dal carneade Bobby Wood (gioca in 2.Bundesliga con l'Union Berlin) contro Olanda e Germania lo scorso giugno, o il gol d'apertura del giovane Jordan Morris - che ancora gioca al college, con la Stanford University - contro il Messico a San Antonio, nel suo primo match dall'inizio con la maglia della Nazionale. Un altra buona notizia per la Nazionale è l'impegno preso dal promettente regista dell'Arsenal (attualmente in prestito ai Rangers Glasgow) di giocare con gli USA, scelti rispetto a Germania ed Etiopia. E qualcosa ci si può aspettare anche da Darlington Nagbe, liberiano naturalizzato americano dei Portland Timbers vincitori della MLS Cup, centrocampista offensivo capace di colpi notevoli, che ha già impressionato nel suo primo ritiro. Bene, ma era il minimo, anche i quattro punti ottenuti nei primi due match di qualificazione mondiale, anche se ci si aspetterebbe un percorso netto quando gli avversari si chiamano Guatemala, Saint Vincent e Grenadine, e Trinidad & Tobago. L'anno comunque si chiude con 10 vittorie, 6 sconfitte e 4 pari, anche se i numeri dicono poco. La parte brutta. Il vero obiettivo dell'annno era uno: vincere la CONCACAF Gold Cup per assicurarsi un posto nella Confederations Cup 2017 di preparazione ai Mondiali di Russia del 2018. Ma saltato l'obiettivo a causa di un'orrenda prestazione contro la Giamaica, a quel punto il nuovo obiettivo è diventato battere il Messico nel playoff. Ma al Rose Bowl di Pasadena la partita l'ha fatta il Messico, e l'ha anche vinta meritatamente, seppur ai supplementari. Inevitabili a quel punto le critiche per Klinsmann, difeso dal presidente della US Soccer Federation Sunil Gulati in una situazione nella quale la grande maggioranza dei CT sarebbe stata licenziata in tronco, viste anche le scelte molto discutibili in termini di convocazioni da parte dell'ex attaccante dell'Inter. Da un certo punto di vista la posizione di Gulati è sensata, visto che JK è stato preso con un ottica di lungo periodo, ma certo per lui è arrivato il tempo dei risultati. L'avvio delle qualificazioni ai Monidali 2018 era l'occasione per ripartire, ma i problemi non potevano certo sparire in un secondo, come si è visto quando Saint Vincent e Grenadine è andata in gol dopo soli 5 minuti dall'inizio del match contro gli Stati Uniti in quel di St. Louis. Poi gli USA hanno preso il controllo e vinto, ma i segnali d'allarme rimangono, come anche la pressione su Klinsmann. Anche perché è proprio il trend che preoccupa. Negli ultimi 15 anni raramente gli USA hanno lasciato punti contro squadre CONCACAF (escluso il messico, ovviamente) snei match su suolo americano. Ma nel 2015, dopo due vittorie, ne è seguita una sola in sei partite casalinghe contro team CONCACAF. E l'unica vittoria è stata un 6-0 su Cuba. A parte quella: due pareggi con Panama (inclusa la finale per il terzo posto della Gold Cup, poi persa ai rigori), la semifinale persa con la Giamaica, il playoff perso col Messico e pure un pari in amichevole col Costarica! Un anno che si chiude quindi con gli USA maramaldeggianti con le grandi ma poi dimentichi di curarsi del giardino di casa propria, col risultato di perdere il posto in Confederations Cup, accumulando anche tanti punti interrogativi. Ancora Michael Bradley. Quasi inevitabile la vittoria del premio "US Soccer Player of the Year" per Michael Bradley, vero fulcro del progetto di Klinsmann. Leader in campo e fuori, tatticamente bravissimo, difficilmente sbaglia una partita, e quest'anno è riuscito nell'impresa "leggendaria" di portare il Toronto FC ai playoff per la prima volta. Forse non la sua miglior stagione, ma nel grigio panorama USA 2015 il suo standard lo eleva sul piano più alto del podio. Ciò nonostante Clint Dempsey abbia messo a segno 9 gol (7 in Gold Cup), ma la stagione di quest'ultimo è stata segnata dal brutto incidente con l'arbitro in US Open Cup. Inoltre i grandi giocatori si vedono nei momenti importanti, e lui nella semifinale con la Giamaica e nel playoff col Messico è mancato totalmente. L'altro candidato era Fabian Johnson, che ha avuto un'ottima stagione col Borussia Monchengladbach, andando anche in gol in Champions League, ma messo da parte da Klinsmann dopo aver chiesto di essere sostituito nel match col Messico ai supplementari senza nemmeno essere infortunato. Che sarà nel 2016? Il momento più importante dell'anno a venire sarà sicuramente la Copa America Centenario, che si giocherà proprio negli USA, che avranno l'occasione di misurarsi con alcune delle migliori Nazionali al mondo. Gli stadi americani potranno quindi ammirare le gesta dei vari Leo Messi, Neymar, Luis Suarez e Jaime Rodriguez, e gli Stati Uniti non possono permettersi brutte figure dopo quanto accaduto tra Gold Cup e mancata Confederations, tanto più che affronteranno il sorteggio da teste di serie insieme a Argentina, Brasile e Messico, trovando quindi un girone gestibile. Il 2016 prenderà il via il 4 gennaio col classico ritiro invernale, che prevede anche due amichevoli: il 31 gennaio contro l'Islanda e il 4 febbraio contro il Canada. A marzo poi ci sarà il doppio match di qualificazione mondiale contro il Guatemala. Ancora un paio di match a settembre e poi via all'Hexagonal finale di qualificazione a novembre. Nel mezzo sicuramente Klinsmann vorrà organizzare qualche amichevole di alto profilo, anche se dovrà utilizzare date non previste dalla FIFA, con inevitabili restrizioni nella scelta dei giocatori. E questo sarà anche l'anno in cui probabilmente si vedranno molti cambiamenti, con l'ingresso di tanti giovani. Non per niente Klinsmann ha decisio che il ritiro di gennaio vedrà insieme i "grandi" e gli under 23, che dovranno prepararsi per il doppio playoff di marzo contro la Colombia di qualificazione alle Olimpiadi di Rio 2016. E' quindi probabile che qualche veterano inizi a rimanere a casa, specie dopo la Copa America. Un nome per tutti: Clint Dempsey. L'attaccante dei Seattle Sounders è a soli 9 gol dal record di segnature in nazionale di Landon Donovan, ma senza la Confederations Cup nel 2017, e con 35 anni sulle spalle nel 2018, è assai probabile che Klinsmann decida di guardare oltre. E l'esclusione nel primo match di qualificazione mondiale è stato un chiaro segnale al riguardo.

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College statunitensi offrono ad atleti promettenti, in qualsiasi disciplina, borse di studio per studiare e contemporaneamente mandare avanti la propria carriera sportiva: a copertura parziale o totale. Un sito offre collegamento tra studenti ed università Studiare in America senza pagare esorbitanti rette universitarie? Oggi non è più impossibile. L’ “American Dream” potrebbe presto diventare realtà grazie a borse di studio istituite da college statunitensi. I requisiti d’accesso richiesti? Essere degli sportivi. Ebbene sì, il proprio background atletico giocherà un ruolo fondamentale nell’ottenimento della borsa. Grazie ad un’iniziativa di College Life Italia, una società che si occupa di creare un ponte tra atleti e college statunitensi, ragazzi e ragazze italiani, avranno la possibilità di ottenere borse di studio per proseguire contemporaneamente la propria carriera sportiva ed universitaria negli Stati Uniti. DISCIPLINE E REQUISITI - Non importa di quale sport si tratti: si va dal calcio alla pallavolo, dal basket alla pallanuoto, passando per la scherma, il rugby, l’atletica leggera ed il canottaggio, senza tralasciare il football americano, il baseball e lo sci: insomma una pluralità di discipline che offriranno la possibilità di coprire le intere spese del percorso di studi all’interno del college. La borsa può avere la durata di 2 o 4 anni e può essere ottenuta per meriti sportivi o accademici: per accedere però, bisogna innanzitutto superare un esame in lingua inglese. IL PONTE DI COLLEGE LIFE ITALIA - Nell’aiutare i ragazzi a muoversi nella nuova realtà, College Life Italia (disponibile anche come App su Smartphone), provvede a creare un profilo del giovane con la parte riguardante il suo livello accademico (voti universitari), e quella riguardante il suo livello sportivo (calciatore, tennista, nuotatore, ecc...). In questo secondo caso, video dell’atleta in azione, verranno inviati agli allenatori di college, che avranno la possibilità di selezionare il profilo più congeniale alle loro esigenze. Basta compilare la formula presente sul sito www.collegelifeitalia.com per lanciarsi nella nuova sfida. La copertura della borsa di studio può essere parziale o totale: a seconda delle competenze sportive e/o accademiche. Inoltre nel caso in cui un ragazzo abbia raggiunto un punteggio minimo all’esame di inglese (necessario per accedere ai corsi di studio), ma abbia delle straordinarie qualità sportive, il coach può decidere di coprire per intero il badget della sua borsa di studio. Le università associate? Tutte quelle degli Stati Uniti. Dalla Alderson Broaddus University alla Florida Institute of Technology passando per la West Virginia University e la University of Missouri-Kansas City. PROTAGONISTI E PROSPETTIVE FUTURE - Numerosi gli atleti italiani, soprattutto giovanissimi calciatori come Michele Drago (ex Cremonese), Andrea Cioffi (Galatina), Andrea Barbieri (Ostiamare) e Marco Guzzo (ex capitano del Milan primavera), che il prossimo anno, approderanno negli Usa attraverso questa formula. Terminata l’esperienza nel college i ragazzi, avendo ottenuto la laurea, potranno o intraprendere la carriera lavorativa o fare il salto di qualità nei professionisti, nel caso del calcio infatti, il salto più probabile è quello in Major League Soccer. “Impossible is nothing”. Fonte: Michela Cuppini - Repubblica.it

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Dopo la vittoria contro la Colombia conquistata grazie ad un gol dell'attaccante dell'Utrecht Rubio Rubin, i ragazzi di Tab Ramos ci speravano. Oggi invece l'avventura americana si è infranta nei quarti contro la Serbia, uscita vincitrice dopo i calci di rigore. Ne sono serviti ben nove per assegnare il posto in semifinale, al termine di un match in cui gli Stati Uniti sono arrivati privi di ben quattro titolari: Jamieson e Tall infortunati, Allen e Acosta squalificati). Bella e combattuta la partita, con la Serbia più propositiva e gli USA bravi di rimessa. Prima occasione per Antonov, su cui salva Steffen - l'eroe del rigore decisivo parato alla Colombia - mentre poi tocca a Thompson spedire di poco a lato. Ancora Steffen para alla grande su una punizione bassa e angolata di Živković, mentre Rajković blocca su Rubin, su bell'assist dell'ala del Tijuana Paul Arriola. A Tommy Thompson (San Jose Earthquakes) arriva poi la palla del match, ma l'errore è macroscopico. Si va ai supplementari. La Serbia che va vicinissima alla rete con Saponjic che in scivolata a porta vuota manda la sfera fuori incredibilmente da due passi su cross Mandic, col difensore del Tottenham Cameron Carter-Vickers che sporca la palla sulla linea. Dall'altra parte gli americani hanno la palla della vittoria quando il difensore serbo Babic toglie dalla testa di Rubin una possibile conclusione in rete. E quindi i rigori. Errore di Rubin. Il portiere e capitano della Serbia, Predrag Rajković,  para e sbaglia un rigore decisivo, come anche Joel Soñora (Boca Juniors). Ma poi John Anthony Requejo, Jr., 19enne terzino sinistro del Club Tijuana, si fa parare il tiro e  regala la semifinale ai suoi contro il Mali. Si chiude così un buon Mondiale U20 per gli USA, che però non riescono a superare lo scoglio quarti ancora una volta, e a superare così il miglior risultato ottenuto al 1989 FIFA World Youth Championship in cui chiusero quarti assoluti dopo aver perso la finalizza col Brasile. In quell'edizione l'ex attaccante dello Standard Liegi Steve Snow si classificò secondo nella classifica marcatori con tre reti. ________________________________________________________________________ USA vs. SERBIA: 5-6 d.c.r. (0-0) Marcatori: – Rigori: Rubin (USA, parato), Zdjelar (S, gol), Payne (USA, gol), Mandić (S, fuori), Arriola (USA, gol), Babić (S, gol), Hyndman (USA, gol), Grujić (S, gol), Zelalem (USA, gol), Živković (S, gol), Soñora (USA, traversa), Rajković (S, parato), Delgado (USA, gol), Antonov (S, gol), Caster-Vickers (USA, fuori), Veljkovic (S, parato), Requejo (USA, parato), Maksimović (S, gol) USA (4-2-3-1): Steffen; Payne, Miazga, Carter-Vickers, Requejo; Hyndman, Delgado; Arriola, Thompson (103′ Soñora), Zelalem; Rubin. A disp.: Moore, Olsen, Donovan, Palmer-Brown, Caldwell, Jamieson. All.: Ramos Serbia (4-2-3-1): Rajković; Stevanović, Veljkovic, Babić, Antonov; Zdjelar, Maksimović; Živković, S. Savić (111′ Grujić), Gaćinović (68′ Šaponjić); Mandić. A disp.: Manojlović, Milošević, Pankov, V. Savić, Ilić, Janković, Jovanović. All.: Paunović Arbitro: Artur Dias (Portogallo) Note: ammonizioni: Requejo (USA), Antonov, Mandić (S)

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