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MLS Week #14, i Red Bulls espugnano Boston. Pari il SuperClasico di LA
Scritto il 2014-06-09 da Giacomo Costa su MLS
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New York Red Bulls riescono ad espugnare per la prima volta il Gillette Stadium di Foxborough (MA), e lo fanno contro un New England Revolution primo in classifica e senza i servigi di Jamison OlaveRoy Miller e Thierry Henry, che non giocano sul sintetico.

Il primo gol dei NYRB è del centrocampista Eric Alexander al 17', seguito al 76' dall'ex PSG attaccante convertito trequartista Peguy Luyindula, alla sua terza rete stagionale con un bel tiro dal limite. Eroe della serata il portiere dei NYRB, Luis Robles, autore di una serie di parate decisive e primo nella classifica di lega per numero di palle salvate.

La vittoria - la prima dopo 4 partite - permette ai Red Bulls di rientrare in zona playoff a quota 18 punti in 15 partite, mentre i Revs, nonostante la seconda sconfgitta consecutiva, reggono in testa alla Eastern con 23 punti in 14 partita, un punto avanti e una partita in meno rispetto alla seconda, lo Sporting KC.

  • HIGHLIGHTS: New England Revolution vs. New York Red Bulls 0-2

Nell'altro match della notte, il derby di LA tra Chivas USA e Los Angeles Galaxy, il team di Bruce Arena perde l'occasione di portare a casa tre punti contro l'ultima in classifica e rimane a 4 punti dalla zona playoff (ma con tre partite in meno rispetto alle prime della Western Conference).

Il Chivas USA, al suo ultimo anno in MLS (sono attesi entro fine stagione una nuova proprietà e un nuovo nome) va addirittura in vantaggio con Erick "Cubo"  Torres, il quale potrebbe a breve tornare alla "casa madre" Chivas de Guadalajara dopo i 9 gol segnati sino ad ora.  Il pari di LA è del giovane Gyasi Zardes al 35'.

  • HIGHLIGHTS: LA Galaxy vs. CHivas USA 1-1

Dopo un turno infrasettimanale martedì 11, con in campo DC United vs Montreal Impact e Dallas vs Portland Timbers, la MLS andrà in pausa per due settimane causa Mondiali, con ritorno in campo il 26 giugno col match tra Vancouver Whitecaps e  Montreal, proprio il giorno dell'ultimo match del gruppo G tra USA e Germania. Ma, giustamente, sono due club canadesi.

Nel mezzo però non si smetterà di giocare, visto che il 14 giugno ci saranno i sedicesimi di US Open Cup, con match di cartello il primo derby tra NY Cosmos (NASL) e NY Red Bulls.

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Il gruppo di nazionali che ogni anno si raduna a gennaio non è mai al completo, visto che gli americani che giocano in Europa e Messico sono impegnati nei rispettivi campionati, e che i club non li rilasciano non essendo date FIFA. Per questo il ritiro di Carson si appoggia principalmente sui giocatori MLS e su giovani prospect che altrimenti difficilmente vedremmo chiamati. Quest'anno il CT USA Jurgen Klinsmann ha spostato il concetto di "gruppo sperimentale" un passo più in là, lasciando fuori molto veterani e chiamando in ritiro 11 ragazzi dell'Under 23, che ha come obiettivo a marzo il playoff di qualificazione contro la Colombia per le Olimpiadi di Rio. Il gruppo che andrà in ritiro già da domenica prossima sarà composto da 23 giocatori con una media di 24 anni. Ben 10 dei chiamati non hanno ancora esordito in Nazionale. Altri giocatori verranno convocati nei prossimi giorni, e Klinsmann potrebbe chiamare alcuni veterani — quali Clint Dempsey, Kyle Beckerman, Brad Evans, Graham Zusi, Chris Wondolowski e Brek Shea — in vista delle due amichevoli dello StubHub Center del 31 gennaio contro l'Islanda e del 5 febbraio contro il Canada. , “Sarà più un campo per identificare nuovi ragazzi", ha spiegato Klinsmann. “Vogliamo dare a quei giocatori un buon via verso un impegnativo 2016, ma voglio anche far loro capre che è una grande opportunità per comprendere cosa serve per diventare un giocatore a livello internazionale”. E per aiutarli JK ha chiamato alcuni fedelissimi quali Michael Bradley, Jermaine Jones, Matt Besler, Jozy Altidore e Mix Diskerud. Tra i convocati i più giovani sono il promettentissimo difensore dei New York Red Bulls Matt Miazga e Kellyn Acosta del FC Dallas, entrambi ventenni. Sono tre, come previsto, i rappresentanti del Columbus Crew finalista di MLS Cup: Ethan Finlay, Wil Trapp e il naturalizzato (passaporto camerunense) Tony Tchani. A rappresentare i campioni in carica Portland Timbers c'è invece l'altro naturalizzato Darlington Nagbe, che ha debuttato con la maglia a stelle e strisce lo scorso novembre. L'unico chiamato dall'estero è l'attaccante Jerome Kiesewetter, che approfitterà della pausa invernale dello Stuttgart II, che milita nella terza divisione tedesca. In lista anche il talento della Stanford University l'attaccante Jordan Morris, che firmerà un ricco "homegrown contract" con i Seattle Sounders o volerà presto in Europa. Sia Morris (impegnato al Werder Brema) che Nagbe, arriveranno in ritiro più avanti. Due i portieri nella lista iniziale: dal D.C. United Bill Hamid, e sai New York Red Bulls Luis Robles, vincitore del premio di MLS Goalkeeper of the year, che torna in Nazionale dopo l'esordio del 2013. Un terzo portiere raggiungerà il gruppo più avanti, probabilmente Nick Rimando del Real Salt Lake o un giovane tipo Ethan Horvath, sorpresa col Molde in Europa League. La sorpresa negativa è invece Jesse Gonzalez del FC Dallas, che dopo aver dato la propria disponibilità ad accettare la chiamata ha fatto marcia indietro e ha optato per l'U23 messicana, lasciandosi però la porta aperta da regolamento. Che però si dubita che Klinsmann possa lasciargli aperta. Per l'occasione Klinsmann ha integrato i ragazzi dell'Under 23 che il 25 marzo a Barranquilla se la vedranno con la Colombia per l'andata del playoff olimpico, con ritorno il 29 negli Stati Uniti, nello stesso giorno in cui gli USA affronteranno il Guatemala per le qualificazioni mondiali a Columbus, Ohio. La lista dei convocati: Portieri: Bill Hamid (D.C. United), Luis Robles (New York Red Bulls). Difensori: Kellyn Acosta* (FC Dallas), Matt Besler (Sporting Kansas City), Matt Miazga* (New York Red Bulls), Eric Miller* (Montreal Impact), Tim Parker* (Vancouver Whitecaps), Marc Pelosi* (San Jose Earthquakes), Matt Polster* (Chicago Fire). Centrocampisti: Fatai Alashe* (San Jose Earthquakes), Michael Bradley (Toronto FC), Mix Diskerud (New York City FC), Jermaine Jones (senza squadra), Darlington Nagbe (Portland Timbers), Lee Nguyen (New England Revolution), Tony Tchani (Columbus Crew), Wil Trapp* (Columbus Crew). Attaccanti: Jozy Altidore (Toronto FC), Ethan Finlay (Columbus Crew), Jerome Kiesewetter* (VfB Stuttgart), Jordan Morris* (Stanford University), Khiry Shelton* (New York City FC), Gyasi Zardes (L.A. Galaxy). *nazionali under-23

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A guarde Steven Gerrard, non sembra proprio essere un atleta pronto ad entrare nel suo ultimo anno di carriera. Ma l'ex capitano del Liverpool e della Nazionale inglese tornerà a Los Angeles a gennaio, e sembra ormai chiaro che questa sarà la stagione finale. “Non sono sicuro al 100% - ha dichiarato al Daily Telegraph in un intervista rilasciata presso il suo ristorante "Vincents", al centro di Liverpool - ma credo che questo sarà il mio ultimo anno da giocatore”. Il saluto di Steven Gerrard ad Anfield lo scorso maggio Ciò che però sembra preoccupare di più Gerrard è il dopo. Al momento non sembra avere in mano nulla, se non una vaga promessa del Liverpool che ci sarà qualcosa per lui. Una situazione simile a quella di altri giocatori della cosiddetta "golden generation" (che però con la Nazionale nulla ha vinto), tipo Frank Lampard, pieni di entusiasmo e idee ma ormai disincantati. “Dovrebbero ricevere offerte che non si possono rifiutare", spiega Gerrard. "Se uno ha giocato 100 volte in Nazionale e 700 match a livello di club, come può la FA lasciarlo andare? Hanno troppo da offrire. In molti club non succede. Guarda il Manchester United con Ryan Giggs o il Barcellona con Pep Guardiola, che hanno detto loro 'quando avrete finito succederà questo'. “Mi spiace non aver iniziato a prendere i patentini quando avevo 21/22 anni. All'epoca ho sprecato un sacco di tempo negli hotel a guardare 'The Office' e 'I Soprano'. Avrei dovuto prendere il patentino CBA all'epoca per poi poter diventare allenatore ora. Ho avuto recentemente un meeting con la FA e mi hanno detto che ora intendono trovare il modo di coinvolgere di più chi ha giocato in Nazionale un certo numero di partite. Gente quale Jamie Carragher e like Robbie (Fowler) ha troppo da dare per essere lasciata andare". “Ammiro Gary Neville e il suo aver fatto il salto così prest, specialmente in un grande club come il Valencia. Sapevo che Gary era uno che avrebbe potuto avere un ruolo. Bisogna togliersi il cappello”. Gerrard ha recentemente scritto nella sua biografia che avrebbe voluto che il Liverpool facesse di più per tenerlo, in campo o come membro dello staff. “Sarei potuto rimanere nel gruppo, magari con un piano a più fasi". Nelle ultime settimane si è allenato a Melwood sotto la guida del tedesco Jurgen Klopp, sì da arrivare preparato a fine gennaio per il ritiro coi LA Galaxy in vista della stagione 2016 della MLS. “Ho parlato con Klopp. Non ho ricevuto offerte, ma il club si è dichiarato disponibile, seppur senza entrare nei dettagli". Gerrard in allenamento a Melwood “Mi hanno accolto bene. Avrò sempre un debole per il Liverpool e per la FA, ma quando sono a casa intendo lavorare e girare tra i vari club per osservare gli altri allenatori e acquisire esperienza. Di base sarà disponibile da novembre, dicembre, 2016. Tutto il mondo saprà che sono disponibile, e a quel punto sarò al 75% del mio eprcorso da allenatore. Ho il sogno e l'aspirazione di diventare allenatore e dirigente, ma al momento non sono pronto a dirigere. Quando inizi a preparati capisci che è tutt'altro dallo giocare. Devi controllare 25 uomini con personalità molto diversi”. Nel frattempo Gerrard sta imparando da Klopp. “Mi sono allenato con lui un paio di settimane. Ero un suo grande fam già da prima che arrivasse al Liverpool, ma vederlo lavorare coi singoli giocatori è davvero eccitante". Che quello di allenatore fosse il destino prossimo di Gerrard lo sa anche Bruce Arena, coach e GM dei LA Galaxy, - ed ex CT della Nazionale USA - che già lo scorso agosto spiegava come "il prossimo passo di Gerrard è quello di diventare allenatore, non ho dubbi. Sta studiando molto tutto quello che succede qui. Parliamo spesso di ciò che ha fatto al Liverpool e compariamo i nostri appunti". E tra meno di un mese proprio da un uomo di grande esperienza come Arena Gerrard tornerà ad imparare, anche se prima dovrà pensare a guidare i Galaxy sul campo alla sesta MLS Cup della loro storia.

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Intervista con Stefano Benzi, Direttore di Eurosport, il canale che dal 2015 trasmette i match della MLS in esclusiva in Italia È stato l’anno del boom per la MLS, un boom estesosi anche all’Italia grazie al ruolo giocato da Eurosport, che per la prima ha trasmesso (e continuerà per altri 3 anni) i match della lega USA valorizzando il prodotto dal punto di vista giornalistico con telecronache di livello, approfondimenti e promozione. Un approccio molto diverso da quello di Sky del passato, che mandava in onda i match alle 3 del mattino nel totale disinteresse della struttura giornalistica (spesso non c'era nemmeno la telecronaca). Il merito di questo va dato a Eurosport Italia e al suo direttore Stefano Benzi, che insieme alla sua squadra di telecronisti ha fatto diventare famosi in Italia calciatori fino a ieri noti solo a pochi. Due nomi per tutti: Mix Diskerud del New York City FC e Nat Borchers, difensore rude con barbona hipster dei Portland Timbers vincitori della MLS Cup, come ci conferma lo stesso Benzi, grande esperto di calcio internazionale, ma diventato noto al grande pubblico negli anni di Sportitalia, dove conduceva con enorme passione il programma ‘WWE News’. “Ricordo di aver raccontato in diretta la storia di Diskerud, partito dalla Norvegia - dove è nato da madre americana e cresciuto - sino ad arrivare a New York, e da lì è partita una lunga discussione su twitter, al punto che prima l’ufficio stampa del New York City FC e poi lo stesso giocatore mi hanno contatto ringraziandomi. Con Borchers invece siamo diventati persino amici. Lui è un personaggio incredibile, per me un mito. Per lui è stata una stagione da sogno: giocatore “scarso”, la sua è una incredibile storia di successo fatta di umiltà, coraggio e determinazione”. Per te il soccer USA è stato un qualcosa di nuovo da affrontare? Assolutamente. Sono andato in America da giornalista per la prima volta nel 1994 [la MLS ha preso poi il via nel 1996, NdR], e mi ritrovai dalle parti di New York in un enorme stadio da football con tanto di liee sul campo con sole 600 persone sugli spalti. Uno spettacolo imbarazzante, un match che definire improvvisato – dai giocatori all’arbitro – è poco. Tornai nel 1999 a Los Angeles e vidi giocare i Galaxy, mentre nel 2003, sempre a LA, assistetti ad un match di CONCACAF Champions Cup, con i Chivas Guadalajara in campo. Cosa ti ha impressionato di questa prima stagione MLS? Innanzitutto un livello di organizzazione mostruoso. La capcità della lega e dei club di genera informazione intorno ad ogni singola partita è incredibile. Sono capaci di far diventare ogni match un vero e proprio fenomeno di marketing. E anche i rapporti con i media, visti giustamente come il mezzo per raggiungere il pubblico: statistiche, contenuti (pure troppi, una volta ho ricevuto 112 cartelle per un match!), dvd con foto e video. Bellissimo poi lo stile americano di telecronaca, uno storytelling - molto diverso da quella sguaiata all’italiana – che abbiamo cercato di replicare e che pensiamo sia piaciuto anche alla MLS. Sappiamo infatti che la MLS ha degli auditors che seguono le telecronache italiane per valutarne il livello, e con l’ufficio stampa della lega c’è stato uno scambio continuo. Eurosport è un canale divulgativo, la MLS è nel nostro DNA: abbiamo divulgato un prodotto, raccontandolo in modo narrativo e forse anche bizzarro, spiegando tutto: squadre, regole, città, tifosi. Ad esempio Montreal, in cui tifosi hanno una storia più lunga e divertente della stessa squadra, o Portland, dove segano il tronco dopo ogni gol, in omaggio al Timber Sport, che Eurosport trasmette da 15 anni. Che tipo di ritorno avete avuto in termini di audience? La MLS ha avuto ascolti molto superiori alle aspettative fin dall’inizio, ed è stato un crescendo già prima dello sbarco di Pirlo a NY. A dispetto di quanto ci si sarebbe potuti attendere però, le squadre più seguite non sono state i LA Galaxy e i NY Red Bulls, andati peggio del NYCFC televisivamente, ma Portland e Orlando, oltre a Seattle. E continueremo a trasmettere la MLS sino almeno al 2018. Da più parti si leggono però commenti sarcastici sul livello dei match? Ma l’errore è guardare le partite della MLS usando lo stesso metro di quando si guarda la Serie A. Personalmente la MLS non la guardo dal punto di vista tattico e tecnico, non mi interessa. Agli americani delle tattiche e delle strategie altrui non interessa, ciocano come sanno, e lo si vede. Pochissima attenzione alle marcature ma molta all’impostazione. Possesso palla sempre proiettato in avanti, tipo rugby. Fisicamente poi sono ad un altro livello rispetto ai nostri, sono mostruosi, forse perché si formano prima come atleti che come calciatori, grazie anche a strutture sportive che già alle scuole medie superano quelle di molti club professionistici nostrani. Ciò che mi piace di più è che li vedi giocare liberi, in una sorta di ritorno alle radici del calcio. Capisco chi dice che è brutto calcio, ma lo spirito è e deve essere un altro. Non sopporto il tiki taka, il possesso fine a se stesso o l’aggressività mirata a soffocare l’avversario. Oggi i miei punti di riferimento sono l’Olanda e il Brasile infatti, e anche l’Inghilterra che però ora si sta europeizzando a causa dei tanti allenatori stranieri. Purtroppo il calcio inglese “libero” anni 80/90 non c’è quasi più. A proposito di allenatori. In MLS gli stranieri hanno sempre fallito, e quasi tutti quelli attuali arrivano dai ranghi della lega.   Non li prendono da fuori perché oltre a regole complesse e salary cap, quelli che hanno vanno comunque bene. Inoltre sono di alto livello, sottovalutati. È gente che ha un quadro globale ampio. Ho parlato con alcuni di loro e sono manager a 360°, seguono tutto. Ad esempio, hanno gli osservatori ma poi vanno loro a visionare i calciatori. Inoltre, sovrintendono direttamente le academy, obbligatorie in MLS, che hanno standard altissimi. Chi sono i tuoi preferiti? Mi piace molto Caleb Porter, che aveva già fatto vedere ottime cose a livello di college [con Akron, NdR] e che è stato capace di dare un bel gioco a Portland. Bruce Arena poi è un grande: leadership, mentalità e intelligenza, è uno che sa di vita, parla 4 lingue, ha viaggiato, è autorevole. È l’ideale per far crescere i nuovi talenti, farli maturare. Mi ricorda Osvaldo Bagnoli. Bravissimo il colombiano Oscar Pareja. Con dei ragazzini semisconosciuti a Dallas ha portato un bellissimo calcio e ottimi risultati. È riuscito a valorizzare al massimo uno come Castillo, che ricordavo con la Colombia quale vice Muriel, tirandogli fuori il meglio. Bene anche l’ex nazionale USA Pablo Mastroeni a Colorado, e ancor di più Mauro Biello a Montreal. Quest’ultimo, privo di esperienza da allenatore, è stato bravissimo a mettere in campo i suoi e a saper poi sfruttare al meglio l’arrivo di Didier Drogba. Sorpreso dell’impatto dell’ivoriano, apparso devastante? Onestamente sì. Pensavo che Drogba andasse a “rubare” gli ultimi soldi. Ma invece ha trasformato una squadra stanca, che aveva ormai mollato, portandola ai playoff e mostrando di essere ancora competitivo ai massimi livelli, un vero uomo squadra. I campioni possono fare la differenza, ma spesso non bastano. Vedi il New York City FC. Il NYCFC ha mostrato molti problemi: la concorrenza dei New York Red Bulls e i troppi soldi spesi dagli Emirati che hanno creato troppe aspettative. Il rendimento di Andrea Pirlo, e anche quello di David Villa. Entrambi sono andati lì alla fine della propria stagione. Troppe aspettative nei loro confronti e alle spalle una squadra raccogliticcia. La brutta stagione non è stata tutta colpa di coach Jason Kreis, ma certo se hai Villa e Diskerud e poi Lampard e Pirlo devi fare qualcosa. Spero mi facciano cambiare idea nel 2016. Lo stesso vale per Steve Gerrard. Purtroppo tutti i giocatori che arrivano in MLS in estate sono spremuti dalla lunga stagione europea. Ora a NY arriva in panchina Patrick Vieira, ma mi ho l’idea che la proprietà pensi più ai media che al campo. Oltre tutto Vieira avrà come supporto solo uno come Javier Perez, che in carriera al massimo ha allenato la Nazionale USA U18. Occhio invece al nuovo allenatore del Chicago Fire, il serbo però a Veljko Paunović, che da CT della Serbia U20 ha fatto vedere bellissime cose, seppur con tanto talento in campo. Ancora giovane, 38 anni, in passato ha giocato in MLS con Philadelphia, e proverà a rivoluzionare una squadra reduce dall’ennesima stagione fallimentare con molti suoi uomini di origini slave. Proverà a tenere gli attaccanti il brasiliano Gilberto e il ghanese David Accam [che però sembra prossimo allo Stoke, NdR], e sono curioso delle sue scelte draft, dove il Fire parlerà per primo. Che ne pensi del lavoro di Klinsmann con la Nazionale USA, molto criticato negli ultimi mesi? Jurgen Klinsmann ha una personalità e una storia molto diverse da quelle di Bruce Arena. Il suo lavoro è ancora in pieno sviluppo, e non ha ancora fatto ciò per cui è stato scelto. Di certo è stato un po’ una delusione, ha fatto il minimo. Grande personaggio dal punto di vista tecnico, come allenatore però non ha mai completamente convinto: un triennio da CT della Germania non indimenticabile e una stagione al Bayern Monaco che è sembrata più l’omaggio al personaggio che altro. Come vedi il futuro della MLS? La crescita sarà continua, e vista la media pubblico e le entrate in aumento, presto farà concorrenza anche a molte società europee. I calciatori adorano gli Stati Uniti, la vita lì. Guarda Pirlo: lì vive bene, si allena bene, è considerato un mito, una leggenda, ma può anche uscire per strada tranquillamente. E presto toccherà anche a giocatori più giovani. Peccato che a suo tempo non sia andato in America Alessandro Del Piero. Se avesse scelto gli USA avremmo forse preso i diritti prima e lui si sarebbe divertito di più e per più tempo. E anche la MLS sarebbe cresciuta prima. The best is yet to come Fino al 2019 compreso https://t.co/XhXXHEQOsl — Stefano Benzi (@stefano_benzi) November 29, 2015

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