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Ma Thohir quanti soldi ha? Ed è importante?
Scritto il 2014-05-25 da Franco Spicciariello su
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Erick Thohir ha preso in giornata posizione sul diverbio a distanza con Massimo Moratti, che non avrebbe gradito le dichiarazioni del tycoon indonesiano concernenti il risanamento dei conti dell'Inter.
Il presidente nerazzurro, e proprietario del DC United in MLS; ha dichiarato: "Ho incontrato Moratti e ho parlato con lui, è stato solo un equivoco. Tra noi non c'è nessun problema. Non ho mai detto che il club non era sano. Quando parlo di risanamento non voglio certo andare in competizione con il Presidente che ha fatto la storia dell'Inter. C'è da lavorare per un club più sano aumentando i ricavi e portandoli sui livelli delle grandi squadre europee, ma nessuno vuole assolutamente mancare di rispetto" (tratto da fcinternews.it).
Oggi inoltre, i giornali italiani illustravano la complessa operazione finanziaria (ben spiegata dal Sole 24 Ore) che dovrebbe portare l'Inter verso il rilancio attraverso lo sfruttamento del marchio e l'iniezione di capitali, garantita da un pool di fondi (c'è anche Doyen Sports, fondo che si occupa di compravendita di giocatori?) coordinato da Goldman Sachs.

Ma la figura di Thohir, chiamato da Moratti per rilevare e rilanciare un club la cui struttura finanziaria era ormai diventata insostenibile, rimane in parte coperta da mistero, non essendo l'indonesiano il classico miliardario, e tanto più con la gran parte dei suoi investimenti sparsi nel lontano Oriente.

Ma chi è quindi Thohir? E dove troverà i soldi anche per costruire due stadi nei prossimi anni? Uno infatti dovrà metterlo in piedi a Washington (DC), un affare che potrebbe chiudersi già nelle prossime settimane se il consiglio del District of Columbia darà il via libera. L'altro invece è quello dell'Inter, anche se in questo caso è possibile che i nerazzurri restino a San Siro, che però necessita di notevoli ammortamenti.

Con tali investimenti davanti, inevitabile porsi delle domande sulla reale consistenza finanziaria di Thohir e dei suoi interessi nel mondo dell'industria dei media, di cui è definito un magnate dal Jakarta Post.

Tra le società a lui riconducibili la prima sembra essere Mahaka Media, della quale è co-fondatore e e chairman. E' una società quotata fondata nel 1992. Nel 2008, Independent News and Media ha acquistato il 20% di Mahaka Media per 4.8 milioni di Euro, che dà un'idea del valore della compagnia all'epoca. L'affare in questione lascia Thohir col 52% della società, anche se pare che Thohir abbia ricomprato parte delle azioni, dato che molti siti di investimenti scrivono che la Beyond Media holding company quale titolare del 60% di Mahaka. Mahaka è il gruppo che ha portato i LA Galaxy in tour in Indonesia nel 2011, un tour che attirò l'attenzione di Thhir nei confronti della Major League Soccer.

Thohir gestisce la Mahaka Media attraverso Beyond Media, un'altra holding della quale possiede tutto il capitale o quasi. Inoltre, questa società è proprietaria del 75% della Indonesian Live Entertainment, conosciuta anche come Elive, che fornisce servizi di ticketing e promozione per concerti in Indonesia.

Thohir è anche presidente di Visi Media, conosciuta come Viva Group, gruppo fondato da un'altra potente famiglia indonesiana i Bakries. Aburizal Bakrie, patriarca della famiglia e candidato alla presidenza in Indonesia, è il primo azionista del Bakrie Group e uno dei 30 uomini più ricchi del paese. Visi Media - valutata $400 milioni nel 2011sulla base di un'offerta di azioni - aè stata fondata dal figlio di Aburizal, Anindya Bakrie, che ha più o meno la stessa età di Thohir, e i due sono partner in varie avventure. Il Jakarta Globe ha pubblicato un'ntervista con i due in cui affermano che le rispettive famiglie sono state amiche per anni.

Oltre al D.C. United e all'Inter, Thohir è coinvolto in altre società sportive, come il Persib Bandung, una delle due squadre affrontate dal D.C. United nel recente tour, e gli Indonesia Warriors, squadra di basket di cui è presidente.

Se le società di cui sa essere il titolare fossero le sue uniche proprietà, Thohir non avrebbe avuto certamente i soldi per acquistare il D.C. United, per non parlare dell'Inter. Ma se invece si dà un'occhiata alla TriNugraha Thohir, la holding della famiglia Thohir fondata dal padre del presidente nerazzurro, Teddy, e guidata da suo fratello, Garibaldi. Un'analisi delle informazioni disponibili non rende del tutto chiaro il livello di coinvolgimento di Erick Thohir nella TriNugraha Thohir, anche perchè in passato il sito del D.C. United scriveva che Thohir “opera, accanto alla famiglia, la TriNugraha Thohir”, mentre il sito attuale menziona solo Mahaka Media oltre all'Inter e al DC.

Suo padre, Teddy Thohir, era in passato un alto funzionario della sede indonesiana della Union Carbide, che lasciò per diventare uno dei fondatori della Astra International, la più grande società di automotive in Indonesia.

Garibaldi Thohir è il mebro della famiglia con più soldi, dal punto di vista personale, e la vera forza trainante dietro TriNugraha Thohir. Garibaldi nel 2012 era nell'elenco dei miliardari 2012 di  Forbes, e nel 2013 la sua fortuna è stata stimata intorno ai $960 milioni. Garibaldi Thhir è coinvolto nel settore energetico, in cui guida l'Adaro Energy, presente nel carbone, e la Surya Esa Perkasa, forte nel gas. Parte delle azioni di Garibaldi in queste due società, come anche parte delle azioni di Erick Thohir in Mahaka Media, sono di loro proprietà attraverso TNT, insieme a pezzi di varie società. Il valore degli asset controllati da TNT però, e anche quali questi siano, non appare del tutto chiaro: questo articolo del Jakarta Globe del 2011 parla di un valore totale di $2 miliardi.

Un altro importante investimento di Thohir negli USA è quello effettuato sui Philadelphia 76ers nell'ottobre 2011. Dopo aver comprato, il suo amico e partner in vari affari, Handy Soetdejo, è diventato a sua volta co-proprietario dei 76ers, mentre nel periodo tra luglio e agosto 2013 entrambi hanno venduto le rispettive quote.

Ma stranamente la notizia non ha mai avuto molto risalto, a differenze di altri movimenti - anche minimi - che normalmente avvengono nella NBA. Effettivamente la tempistica della vendita coincide con  la negoziazione per l'acquisto del 70% dell'Inter da parte di Thohir e dei suoi partner: Handy Soetdejo e Rosan Roeslani.

L'Inter è stata infatti acquistata dalla International Sports Capital, una società registrata ad Hong Kong di cui pare che Thohir possegga il 51%, mentre Roeslani e Soetdejo sarebbero titolari ognuno del 24.5%. Rosan Roeslani è un venture capitalist ed ex investitore in una nota società mineraria a cui però sembra debba restituire $173 milioni di spese non giustificare.  Sul tema, di cui la stampa italiana ha parlato abbondantemente, proprio recentemente è stato pubblicato un articolo alquanto approfondito. In ogni caso, lo scorso febbraio Thohir ha ricomprato le quote da Roeslani, sostuito nel CdA da Grant Ferguson, un uomo d'affari con base in Malesia, scelto per la sua esperienza nelle telecomunicazioni. Per alcuni mesi però Thohir e Roeslani sono rimasti soci, (un comunicato stampa dell'Inter speciificava che Rosan Roeslani “è titolare di una quota del D.C. United insieme a Mr. Thohir”). Una questione risoltasi solo giovedì scorso con l'annuncio della cessione delle quote di Roeslani nel club rosonero a Thohir, una decisione arrivata anche a causa delle indagini su Roeslani partite dal Regno Unito e finalizzate a recuperare i soldi presuntamente dovuti alla sua ex società.

E Anindya Bakrie? Attraverso il Bakrie Group sembrerebbe in trattative con Thohir per entrare nell'Inter, sì da riunire le fortune di due tra le più ricche famiglie di Indonesia per supportare la società nerazzura. Inoltre, Bakrie Group è proprietario di squadre quali il Brisbane Roar (A-League australiana); Deportivo Indonesia, una squadra di soli U-19 indonesiani che però gioca in Uruguay (!); l'Arema Cronus FC, una delle squadre affrontate dal DC United in tour l'anno scorso; e il C.S. Vise, che milita nella seconda divisione belga, e da cui il team di Washington ha preso in prestito Syamsir Alam (rispedito a novembre in Belgio senza aver nemmeno esordito).

Chiudendo con Erick Thohir, il suo nome non è mai entrato nella lista dei miliardari di Forbes, nemmeno in quella riservata al'Indonesia. E così qualche dubbio rimane. Del resto, ad oggi, la ristrutturazione finanziaria dell'Inter è ancora in corso dopo quasi un anno dall'acquisto della maggioranza da parte del magnate indonesiano, che sino ad oggi ha sborsato solo 75 milioni di euro, cui si è aggiunta la storia, rivelata da Il Giornale, di come il brasiliano della SS Lazio Hernanes sia arrivato a Milano solo grazie alle garanzie rilasciate dallo stesso presidente della Lazio, Claudio Lotito! E chissà che i malumori di Moratti di questi giorni non derivino anche da qualche dubbio che magari sta salendo anche a lui? (e al riguardo si legga questa interessante intervista a Marco Belinazzo del Sole 24 Ore).

Sempre però che la premessa sia quella di considerare Thohir - erroneamente - un miliardario pronto a pompare soldi nell'Inter, e non invece un grande manager, sul modello del proprietario della AS Roma Jim Pallotta (che a quanto risulta a SoccerItaliait lo scorso anno avrebbe cercato attraverso i propri uomini proprio Thohir, per chiedergli di entrare nella holding titolare del club giallorosso, scontrandosi però con la trattativa già avanzata con l'Inter). Uno quindi ricco, sì, ma non "ricco scemo", capace con i soldi necessari, e principalmente attraverso managerialità e relazioni commerciali, di rilanciare un grande club con un brand conosciuto in tutto il mondo, ma sino ad oggi non sfruttato in maniera adeguata.

In ogni caso, un sì di Goldman Sachs (e UniCredit) entro giugno dovrebbe risolvere l'impasse attuale, avviando l'Inter verso una crescita responsabile e in linea col Financial Fair Play. Ma per tornare ai fasti di Moratti e del Triplete, è probabile che i tifosi nerazzurri debbano aspettare qualche anno.

Si ringrazia Black&Red United

Dopo aver onorato per anni unicamente le stelle di Redskins, Senators, Nationals, Capitals, Wizards, la Washington D.C. Sports Hall of Fame vedrà finalmente un giocatore del D.C. United essere nominato nei suoi ranghi, con tanto di cerimonia il 17 luglio prima del match Nats-Pirates e con un banner commemorativo al Nationals Park (stadio di baseball). E il DCU non poteva che entrare nella HoF se non con la stella più lucente della sua storia: "El Diablo", Marco Etcheverry, vincitore coi rossoneri di 3 MLS Cup (1996, ’97 e ’99), una US Open Cup (’96), una CONCACAF Champions’ Cup e una Copa Interamericana (1998), oltre ad essere nominato MLS MVP nel 1998. Sarà il terzo personaggio nella HoF legato al calcio, dopo il coach della Howard University James ‘Ted’ Chambers e l'ex allenatore dei NY Cosmos e della Nazionale USA Gordon Bradley. “Ha fatto così tanto per me, per la squadra e per il calcio di questo paese", disse nel 2004 - in occasione dell'addio al calcio del giocatore - Bruce Arena, ex coach del DC United e oggi ai LA Galaxy. “Non credo che le persone riusciranno a capire... Non vedremo un giocatore così in MLS per molti anni a venire". E Arena fu profeta. LA STORIA Ottimo dribbling e tecnica sopraffina, Etcheverry è cresciuto nell'Academia Tahuichi, forse il più grande serbatoio di calcio giovanile del Sudamerica. Ha fallito il tentativo di sfondare in Europa (è stato solo per pochi mesi nell'Albacete, in Spagna), ha però trascinato la Bolivia alla - fino ad oggi almeno - sua ultima partecipazione ai Mondiali, a USA 1994, in cui però giocò solo 5 minuti per un'espulsione per fallaccio di reazione su Lothar Matthaeus all'esordio. Ma sempre con la Nazionale boliviana (13 gol in 71 partite) nel 1997 sfiora la vittoria nella Copa America casalinga, perdendo in finale col Brasile. Due anni dopo i Mondiali ecco lo sbarco in America, dove Marco Antonio Etcheverry scrive la storia degli albori della Major League Soccer, rendendo il D.C. United una potenza della nuova lega. In 191 match a Washington D.C. “El Diablo” segna 32 gol, piazzando 101 assist, la gran parte dei quali per il suo connazionale, il centravanti Jaime Moreno, a lungo top scorer assoluto della MLS. Oltre ai due boliviani, lo United dell'epoca presenta molti giocatori di buon livello: John Harkes (che giocò anche con lo Sheffield Wednesday), Eddie Pope, Jeff Agoos, Roy Lassiter (recordman di gol in una stagione MLS con 27, meteora al Genoa) e Raúl Díaz Arce, per nominarne alcuni, ma è Etcheverry la vera spinta di un motore inarrestabile. Un'avventura di successo quella col DCU, iniziata però molto male. “Iniziammo col piede sbagliato", ha [in realtà 7 delle prime 9, NdR]. Eravamo una buona squadra, con un buon allenatore, ma non stava funzionando nulla. Fossimo stati in un altro paese sarebbe crollato tutto. Fu dura, ma alla fine vincemmo la MLS Cup 1996, mostrando di essere i migliori”. Molti non ricordano quella che ad oggi rimane la più incredibile vittoria di una squadra americana, e cioè la oggi defunta Copa Interamericana nel 1998, che metteva di fronte i vincitori della Copa Libertadores contro quelli della CONCACAF Champions’ Cup. E il D.C. fu capace di superare per 2-1 tra andata e ritorno il Vasco de Gama, che presentava gente quale Mauro Galvão, Donizete, Guilherme, Luizão e un giovane Juninho Pernambucano (finito in seguito ai NY Red Bulls nel 2013). LEGGI: Interamericana, quando DC battè il Vasco de Gama “Eravamo in qualche modo diventati il miglior team delle Americhe battendo il Vasco de Gama che aveva appena perso la finale di Coppa Intercontinentale con il Real Madrid. Mostrammo di essere ad un livello più alto", ricorda Etcheverry, che insieme ad un gruppo di grandi giocatori, americani e stranieri, ha seminato la rinascita del calcio in America dopo il crollo della NASL all'inizio degli anni '80. "Quando arrivai in America non c'erano campi né stadi per il calcio. Oggi vedi campi ovunque e sempre pieni. C'è grande passione per il calcio negli USA. Facemmo il lavoro sporco insieme a ‘El Pibe’ [Carlos Valderrama], [Jorge] Campos, [Roberto] Donadoni – giocatori straordinari. Ma alla fine nessuno di noi lavora in MLS oggi sì da continuare ad ispirare talenti", spiegò a FIFA.com. Oggi Etcheverry vive in West Virginia, ed è rimasto rossonero: "Questo è il mio club. Il mio cuore e la mia anima saranno sempre col DC United”. LA SCHEDA Bolivia. Santa Cruz de la Sierra, 26 settembre 1970 • Ruolo: attaccante • Squadre di appartenenza: 1985-87: Academia Tahuichi; 1987-89: Destroyers; 1990-91: Bolívar; 1991-92: Albacete; 1992: Bolívar; 1993-94: Colo Colo; 1995: América Calí; 1996-97: DC United Washington; 1997-98: Barcelona (Ecuador); 1999: DC United Washington; 2000: Oriente Petrolero; 2001: DC United Washington • In nazionale: 70 presenze e 13 reti (esordio: 22 giugno 1989, Bolivia-Cile, 0-1) • Vittorie: 2 Campionati boliviani (1991, 1992), 1 Campionato cileno (1993), 1 Campionato ecuadoregno (1997), 3 Campionati statunitensi (1996, 1997, 1999)

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Il 2015 è stato l'anno del boom (atteso da tutti) della Major League Soccer. Ne scrive anche il sito Forbes.com, che spiega come il seguito sia sempre più alto tra i giovani, nella fascia 18-34 anni, mentre è in crollo il baseball. Un boom in corso anche all'estero, con crescita degli ascolti TV del 50% nei 140 paesi in cui sono trasmessi i match MLS, dove in Italia Eurosport è riuscita a valorizzare un prodotto troppo spesso maltrattato da Sky in passato. E sul tema sbarca oggi anche Repubblica.it, che si lascia alle spalle certi toni ironici del passato per passare ad un'analisi più oggettiva. Scrive Nicola Sellitti: Un posto al tavolo delle grandi leghe sportive americane. La Major League Soccer ci sta arrivando, la sfida è lanciata ai colossi Mlb, Nba, Nfl e Nhl. Prima David Beckham, ora Kakà, Frank Lampard, Steven Gerrard e Andrea Pirlo, campioni con il pedigree, assegni circolari di interesse finiti in metropoli glamour - tranne l'ex milanista a Orlando - come New York e Los Angeles. Ma il flusso di stelle dall'Europa verso gli Stati Uniti oppure il format nuovo, da 17 a 19 franchigie con Orlando City e i New York FC in attesa della nuova società a Los Angeles dal 2018, non basta a spiegare il boom del soccer. Sempre Forbes: Con 340 partite trasmesse in diretta tv nell'ultima edizione del torneo, vinta dai Portland Timbers, la MLS presenta un forte seguito soprattutto tra i giovani, nella fascia 18-34 anni, che rappresentano i 2/3 degli spettatori complessivi. Dagli Stati Uniti all'estero, nell'ultima stagione è stata registrata una crescita di ascolti del 50% nei Paesi - oltre 140 - in cui la Lega viene trasmessa (in Europa c'è un accordo quadriennale con Eurosport), con enormi margini di crescita negli altri continenti, grazie anche al supporto delle piattaforme digitali su cui la Lega ha puntato il dollaro, tra contenuti video di partite, allenamenti delle squadre piazzati su Facebook e Twitter. Ancora Rep: Si sta concretizzando solo ora l'investimento sul calcio in America avviato più di due decenni fa che portò la Fifa ad assegnare agli Stati Uniti i Mondiali 1994, mentre ha contribuito alla causa il buon torneo della Nazionale allenata da Jurgen Klinsmann a Brasile 2014, fuori agli ottavi di finale ai supplementari con il Belgio ma con tanti orgogliosi spettatori americani, compreso il presidente Barack Obama, incollati alla tv. Oppure gli americani avevano solo bisogno di tempo per assimilare le leggi non scritte di uno sport culturalmente diverso da basket, baseball o football, che leggono la sconfitta nelle analisi statistiche, mentre nel pallone si può subire l'avversario per 90 minuti, con il bus davanti alla linea di porta e poi vincere con un calcio da fermo. Risultato: ora il pubblico lo guarda in tv e negli stadi, di proprietà delle franchigie, sicuri, moderni, tecnologici, a impatto zero sull'ambiente, di medie dimensioni, senza cattedrali vacanti da 80 mila posti a sedere. Il boom spettatori La media spettatori della Mls 2015 cresce del 12,5% rispetto alla passata stagione, con oltre 21 mila a gara, è stata ancora più alta ai playoffs. La Serie A non è troppo lontana, anzi i Seattle Sounders, con oltre 44 mila spettatori in media (con autoriduzione dello stadio), sarebbero al top anche in Italia, Premier League o Bundesliga. Ma ancora più importante è il tasso di riempimento degli stadi, superiore al 90% (in Italia è al 55%). LEGGI: Nuovo record media spettatori per la MLS! Per continuare a spingere la crescita la MLS ha deciso di continuare ad investire. Per questo il Board of Directors ha messo sul piatto altri 37 milioni di dollari per ingaggi e acquisti, che vanno ad aggiungersi al salary cap e alle spese senza limite per i tre designated player consentiti ad ogni squadra, Una crescita che sarà accompagnata anche dagli ingressi di grandi città come Atlanta (2017), Los Angeles con l'LAFC a far concorrenza ai LA Galaxy dal 2018 magari insieme a Miami (che intanto sbarca nella NASL con Nesta in panchina) con David Beckham pronto ad importare Ibra e Cristiano Ronaldo, e poi Minnesota (2018) , che porteranno la MLS a 24 team. Ma è stato annunciato che si salirà sino a quota 28 squadre, con Sacramento, San Antonio, Las Vegas e una fra St. Louis (la culla del soccer americano, da dove proveniva gran parte dei nazionali che batterono l'Inghilterra nel 1950), Detroit e Phoenix, pronte a mettere 100 milioni di dollari sul tavolo per entrare. Grandi città che servono anche a far crescere il mercato televisivo. Oggi l'accordo con Espn, Fox e Univision porta nelle casse della MLS 90 milioni di dollari l'anno (intesa per otto anni), il triplo del precedente contratto con i network, sette milioni in più di quanto Nbc sborsi per trasmettere le partite della Premier League negli Stati Uniti. Siamo ancora distanti(e ci rimarremo) dalle cifre monstre spese per la NFL, che da Cbs, Fox e Nbc che sborsano oltre tre miliardi di dollari l'anno, e anche dalla NBA, per cui  TNT e Espn pagano 2,6 miliardi di dollari annui per dieci anni. Ma il calcio in America non si ferma più.

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Quando giovedì notte scenderanno in campo allo Yankee Stadium, i titolari di New York City FC e DC United simboleggeranno le differenze economiche e filosofiche tra le due franchigie MLS. L'undici casalingo probabilmente presenterà tre dei più vincenti e ricchi giocatori della propria generazione: l'italiano Andrea Pirlo, l'inglese Frank Lampard e lo spagnolo David Villa. I tre hanno partecipato in tutto a 8 Mondiali, e 6 Europei, e insieme i loro ingaggi valgono $15 milioni. Dall'altra parte ci saranno 7 calciatori dello United arrivati in MLS direttamente dal college e uno addirittura dalla high school. Nessuno di loro guadagna più di $500,000. Tre di loro sono scesi in campo in Europa in campionati di secondo piano, uno ha partecipato ad un Mondiale da riserva col Costarica nove anni fa. “Si può dire che siamo le due facce della stessa medaglia", ha spiegato il coach dello United, Ben Olsen. Le due squadre sono molto lontane anche da altri punti di vista. Con due terzi della stagione alle spalle, il gruppo privo di stelle del DC United è in testa alla classifica assoluta della MLS con 13 vittorie, 5 pareggi e 7 sconfitte, mentre il luccicante expansion di NY è ottavo nella Eastern Conference con 6 vittorie, 6 pari e ben 11 sconfitte, di cui tre consecutive nei derby coi rivali New York Red Bulls. La filosofia del NYCFC di concedere pesanti contratti a un piccolo gruppo di giocatori di talento circondandoli di onesti calciatori, non si è tradotta in risultati. Va detto che le tre mega stelle non hanno mai giocato insieme sino alla scorsa settimana, col solo David Villa presente con la squadra sin dall'inizio. Il gruppo dell United invece è praticamente rimasto intatto per due stagioni. Ad ottenere molto spendendo tanti soldi sono stati i Los Angeles Galaxy, che hanno vinto tre delle ultime quattro MLS Cup con gente quale Landon Donovan, David Beckham e Robbie Keane. Donovan e Beckham si sono ormai ritirati, ma in estate i Galaxy hanno ingaggiato l'inglese Steven Gerrard e il messicano Giovani dos Santos per un totale di $10 milioni di spesa per i loro contratti . Attualmente terzi nella Western Conference, i Galaxy anche quest'anno sono favoriti nella corsa alla MLS Cup, che sarebbe per loro la sesta in 20 stagioni. LEGGI: Ufficiale: Giovani Dos Santos ai LA Galaxy Tra gli spendaccioni ci sono anche i Seattle Sounders e il Toronto FC, rispettivamente noni e decimi nella classifica assoluta. Meglio Orlando, col centrocampista brasiliano Kakà, il più pagato in MLS con un contratto da $7,1 milioni, che sta trascinando l'expansion team della Florida nella lotta per i playoff. Dopo il più pagato Kakà, i 9 successivi giocano tutti per Los Angeles, NYCFC, Seattle o Toronto, mentre lo United e FC Dallas (quarto assoluto) sono tra i club che spendono meno. In MLS i team sono costretti a rispettare il salary cap, ma la regola del "designated player" consente ai club di spendere senza limiti su tre giocatori. nel DC United il più pagato è l'attaccante argentino Fabian Espindola, a quota $600,000. Gli investitori del DC United, guidati dal businessman indonesiano [e proprietario dell'Inter, NdT] Erick Thohir, non prevedono di aumentare il monte ingaggi fino a quando anche le entrate non aumenteranno grazie al nuovo stadio da costruire a Buzzard Point nell'area sudovest di Washington. Attualmente il club perde milioni ogni anno trovandosi a giocare [in affitto] nel vetusto RFK Stadium, di proprietà della città. LEGGI: Nuovo stadio del DC United, progetto da $286 milioni Sino a quando il nuovo stadio non sarà pronto, lo United continuerà a contare sulle capacità del General Manager Dave Kasper di individuare ottimi giocatori a costi adeguati, e sulla bravura di coach Ben Olsen nel costruire la chimica giusta. Una formula che sembra funzionare: dopo il fiasco del 2013, chiuso con sole tre vittorie, la rivoluzione successiva ha portato un totale di 30 vittorie, 13 pareggi e 16 sconfitte. “Ho un grandissimo rispetto per Dave e Ben, per ciò che riescono a fare nonostante le 'manette'", dice l'attaccante Chris Rolfe, che guadagna $225.000 e con 9 gol è il capocannoniere della squadra, rappresentando il modello di acquisto saggio voluto dal club. "Ciò che fanno mostra come lavorano, come fanno scouting con in testa un'idea chiara di squadra che vogliono". Tra le linee è facile vedere una critica alla strategia del NYCFC: "Dispiace vedere una proprietà pronta ad abbandonare un certo tipo di cultura per acquistare solo 'giocatori da collezione' per poi provare a costruirci una squadra. Non ho rispetto per questo approccio", aggiunge Rolfe. "Un approccio che certo è attraente e porta tifosi, aumenta le entrate in ottica business. Ma in termini di costruire una squadra di success i nostri hanno fatto un lavoro assai migliore". Ma pur privo di successi sul campo, il NYCFC si è certo costruito un pubblico: è terzo assoluto per spettatori allo stadio, con 28.961 di media allo Yankee Stadium. Ma come lo United, che attira 15.035 fans a partita, il NYCFC - il cui 20% è degli Yankees in società col City Football Group di Abu Dhabi - si ritrova in uno stadio fuori misura in attesa di averne uno proprio. LEGGI: Da Manchester a NY: il City alla conquista del mondo Nonostante ci siano davanti solo 10 match, il NYCFC è convinto di avere la forza di diventare grande [già quest'anno]. “Sono fiducioso che con il talento che abbiamo qui, una volta trovato l'amalgama, penso che inizieremo a vincere ed andremo ai playoff", speiga Frank Lampard, 37 anni, campione che ha speso gran parte della carriera con il Chelsea. Il 33enne Villa è invece arrivato ad inizio stagione dall'Atletico Madrid [passando brevemente per il Melbourne City FC, NdT]. In carriera per lui un Mondiale vinto nel 2010 con la Spagna, di cui è il capocannoniere. Per lui già 13 gol nella sua prima stagione in MLS. Considerato un maestro al Milan e poi alla Juventus, Pirlo, 36 anni, è considerato insieme a Roberto Baggio il miglior giocatore italiano degli ultimi 25 anni. L'americano più noto del NYCFC è invece Mix Diskerud, nazionale USA ai Mondiali 2014 e attratto in America da un ingaggio di $750.000 annui al termine del suo contratto col Rosenborg. Una così forte enfasi sui giocatori d'attacco ha inevitabilmente provocato qualche problema alla difesa, con il NYCFC quarto peggior club per gol subiti e alcune prestazioni imbarazzanti come nelle ultime due partite perse per 3-2 e 2-0. “Non voglio fare paragoni tra quello che stiamo facendo qui e ciò che stanno facendo gli altri. Questo è ciò che siamo e come facciamo le cose.... E' bello vedere squadre che puntano su grandi nomi, è un qualcosa che fa parte del DNA del NYCFC. E' un forte contrasto, e le differenze sono una bella cosa. Ci sono differenze reali in termini di filosofia tra il loro club e il nostro. Non voglio dire che una è giusta e l'altra no. Semplicemente sono diverse", chiude Ben Olsen. Fonte: Steven Goff - Washington Post

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