Erick Thohir, nuovo presidente indonesiano dell'Inter, sta conquistando il popolo neroazzurro con parole di prospettiva e di ottimismo. Fedele all'idea che di lui si era fatta buona parte della stampa italiana, il successore di Massimo Moratti alla guida della Beneamata professa serenità e lungimiranza. Perché il domani si costruisce con il lavoro e non soltanto con il denaro. E perché Giacarta non è Abu Dhabi e nemmeno Doha.
Dunque, no a investimenti selvaggi su campioni di fama mondiale, sì all'arrivo di giocatori che oggi sono senza dubbio bravi ma che domani lo saranno quasi certamente di più. Formalizzato il nuovo progetto nel quartier generale dell'Inter, Thohir ha fatto il giro delle parrocchie televisive per raccontare la sua personalissima visione del gioco del calcio. È stato da Fabio Fazio a "Che tempo che fa", raccogliendo numeri da rete ammiraglia, e ieri ha fatto visita a Pierluigi Pardo nello studio di "Tiki Taka", il fortunatissimo (perché ben fatto) programma di Mediaset. Thohir piace e convince. Tutti, grandi e piccini.
Questa la sintesi del suo discorso al microfono di Pardo: «Devo raffreddare l'entusiasmo perché il lavoro non è ancora stato compiuto. Il punto di partenza è stabilizzare i ricavi». L'imprenditore indonesiano sa come si fa, è il suo mestiere, probabile che riesca a raggiungere il traguardo che per ragioni diverse è sfuggito al suo predecessore. Altro capitolo, il mercato. Valentino Rossi, noto interista doc, gli ha fatto sapere di confidare nel prossimo acquisto di Lionel Messi, il funambolo del Barcellona che, per dirla con Mino Raiola, il superprocuratore tra gli altri di Ibrahimovic e Pogba, «ha un valore inestimabile, come la Gioconda». Thohir non si scompone, anzi. Spiega il numero uno neroazzurro: «Mi piacerebbe prendere Messi (ndr, il sorriso era obbligatorio, pena lo sfottò eterno), come chiedono i tifosi. Stiamo valutando se intervenire a gennaio, ma senza fretta. Voglio prendere tanti giovani talenti». Poi, la visione, straordinariamente appagante e allettante per chi tifa Inter: «La finale della Champions 2016 a Milano? Speriamo sia quella che vinceremo». Punto e a capo. Come si diceva, Thohir parla e conquista.
Fin qui, tutto bellissimo. Erick Thohir all'Inter: non poteva andare meglio. Poi, il dubbio, modesto, appena accennato epperò bagnato fino alle ginocchia nella realtà: siamo sicuri che la pensino così a Washington, dove ha sede il Dc United, il club a stelle e strisce di proprietà del tycoon indonesiano? Sì, perché la stagione 2013 della Major League Soccer a stelle e strisce non si è conclusa nel migliore dei modi per il club che Thohir controlla più o meno direttamente dal luglio dello scorso anno. Nella classifica generale, la squadra del Distretto di Columbia si è piazzata al diciannovesimo posto. Su diciannove. Ultima, insomma, a meno dieci punti dal Chivas.
Eccolo il ruolino di marcia del Dc United: in 34 gare della stagione regolare, 3 vittorie, 7 pareggi e ben 24 sconfitte. Ventidue i gol fatti, 59 quelli subiti. Per un totale di 16 punti messi a referto, da cui la media desolante di poco meno di 0,5 a partita. Male, malissimo. E va bene che il torneo Usa fa storia a sé per tradizione, regole e possibilità, ma da qui a rappresentare un buon biglietto da visita per la nuova esperienza italiana, beh, ce ne passa. Le prime promesse di Thohir all'inizio del suo mandato nella terra dei cowboy? «D.C. United is a club with great tradition and history of winning. I am looking forward to helping with the continued development of D.C. United both on and off he field as well as expanding its reach as a global brand». Tradotto: più o meno quello che ha spiegato qualche giorno fa durante la sua prima conferenza stampa da timoniere dell'Inter. Lo ripetiamo, andrà sicuramente benissimo. Ma per prenotare le prime bottiglie di champagne forse è meglio attendere qualche mese. Se non per diffidenza, almeno per scaramanzia.
Fonte: Dario Pelizzari - IlSole24Ore.com










































