SPORT
MLS e Caraibi in cerca degli eredi di Shalrie Joseph e Stern John
Scritto il 2013-11-19 da Franco Spicciariello su Concacaf
Tweet

Alla ricerca del nuovo Shalrie Joseph. O magari anche qualcosa in più. A porre le basi di questa ricerca dovrebbe contribuire la partnership annunciata ieri ad Antigua da Caribbean Football Union (CFU) e MLS, che ha deciso di organizzare una Caribbean Player Combine dal 2 al 5 gennaio a St. John (Antigua).

La manifestazione sarà sul modello della MLS Player Combine, che si terrà a Ft. Lauderdale pochi giorni dopo, e cui saranno invitati i migliori giocatori tra i 18 e i 21 che usciranno dalle quattro giornate di allenamento all'Antigua Recreation Grounds.

Riconosciamo che la CONCACAF, e in particolari e i Caraibi, è ricca di talento” ha dichiarato l'MLS executive vice president Todd Durbin. "Questa sarà un'opportunità per i nostri scout per valutare e identificare i giocatori top della regione".

Tra i buoni giocatori usciti dai Caraibi si ricordano l'ex Toro e Inter Jocelyn Angloma (Guadalupa), i trinidegni Dwight Yorke del Manchester United, Kenwyne Jones del Sunderland e Carlos Edwards dell'Ipswich Town e più recentemente ,a NY di Dane Richards. Breve esperienza del portiere Shaka Hislop, mentre sono da attendere i giovani l'attaccante dei Vancouver Whitecaps Darren Mattocks, ex Akron, e Deshorn Brown (Colorado).

Fori dali giri sono al mmento il trio giamaicano Demar Phillips (ala sinistra dell'Aalesunds FK) e Ricardo Fuller dello Stoke e Marlon King del Wigan Athletic.

I paesi membri della CFU hanno già lo sguardo a Russia 2018, e questa è una grande opportunità di crescita per i talenti della Confederazione", ha dichiarato il presidente Gordon Derrick. “Questa partnership con la MLS è un'altra via per ridurre il gap tra gli scout e i nostri giovani”.

Sin dalla nascita della MLS (nel 1996) i giocatori caraibici hanno avuto un ruolo importante per i club della lega, con in testa l'attuale centrocampista dei Seattle Sounders Shalrie Joseph - per anni colonna del New England Revolution (con cui ha vinto una US Open Cup, una SuperLiga e raggiunto tre finali di MLS Cup) - nazionale di Grenada e quattro volte MLS Best XI.

A guidare la classifica dei giocatori top in MLS arrivati dai Caraibi insieme a Joseph è sicuramente il trinidegno Stern John, uno capace di mettere a segno 26 gol nel 1998 (capocannoniere) e 18 nel 1999 (primo alla pari) con la maglia del Columbus Crew. Di lì, in cambio di un milione di sterline per la MLS, John prese il volo per l'Inghilterra dove ha passato un decennio da "zingaro" tra Nottingham Forest, Birmingham City, Coventry City in prestito al Derby County e ritorno a Coventry. Poi passa al Sunderland, dove vince il Championship e da dove lo preleva il Southampton per £6 milioni, e salvandosi proprio grazi alui. L'anno dopo va al Bristol City, e poi Crystal Palace, Ipswich in prstito e ancora Crystal Palace, mettendo insieme un totale di 338 partite e 87 gol. In Nazionale Stern John è stato fondamentale nel trascinare Trinidad & Tobago ai Mondiali 2006

A seguire l'attaccante giamaicano/americano Jeff Cunningham, recordman di segnature in MLS (134 gol) fino al recente sorpasso da parte di Landon Donovan. Da Saint Vincent and the Grenadines arrivava Ezra Hendrickson. Vincitore di tre MLS Cup con LA Galaxy (2002), D.C. United (2004) e Columbus Crew (2008), nei suoi 11 anni in MLS ha messo insieme 266 partite di regular season con 23 gol e 30 assist, e attualmente assistant coach di Sigi Schmid a Seattle.

A Portland c'è l'accoppiata giamaicana formata dal portiere Donovan Ricketts e l'attaccante Ryan Johnson, mentre a Houston Omar Cummings (vincitore della MLS Cup 2010 con i Colorado Rapids) decisivo anche in questi playoff. Due i cubani in evidenza: l'attaccante Mykel Galindo, persosi però dopo due anni tra Seattle Chivas USA, e il mediano Osvaldo Alonso, diventato cittadino americano e ora addirittura in odore di Nazionale.

A Denver indossa la maglia dei Colorado Rapids l'attaccante Atiba Harris, nativo di St. Kitts & Nevis. Giocatore di talento, 167 partite di regular season con cinque club MLS, è stato però limitato però da qualche infortunio di troppo. La sua migliore stagione è stata sicuramente il 2010, quando con 4 gol in 29 partite ha contribuito alla cavalcata del FC Dallas ino alla finale di MLS Cup.

Pur di origini haitiane, Jozy Altidore è a tutti gli effetti un nazionale americano, di conseguenza - se non si vuole risalire sino all'eroe dei Mondiali '74, Manuel Sanon, ai tempi della NASL - il più forte giocatore espresso da Haiti in MLS è stato Peguero Jean Philippe. Alto e potente, buon cannoniere, è stato però poco in MLS (2004-2008), scendendo in campo in soli 61 match con le maglie di  Colorado Rapids, New York Red Bulls e San Jose Earthquakes. Nel 2006 il suo passaggio Brondby, con un prestito breve ancora a San Jose e poi l'ultima esperienza con Ft. Lauderdale Strikers della NASL. Da allora se ne sono un po' perse le tracce.

Khano Smith è di Bermuda, come il suo predecessore in maglia NY Cosmos (con cui vinse il Soccer Bowl 1972), Randy Horton. Alto e veloce, Smith aveva un sinistro capace di ottimi cross. Dopo un breve periodo coi NY Red Bulls, la sua carriera si è sviluppata principalmente col New England Revolution (100 partite), esplodendo nel 2007, annno in cui i Revs hanno vinto la US Open Cup raggiungendo poi la finale di MLS Cup.

Il 2015 è stato l'anno del boom (atteso da tutti) della Major League Soccer. Ne scrive anche il sito Forbes.com, che spiega come il seguito sia sempre più alto tra i giovani, nella fascia 18-34 anni, mentre è in crollo il baseball. Un boom in corso anche all'estero, con crescita degli ascolti TV del 50% nei 140 paesi in cui sono trasmessi i match MLS, dove in Italia Eurosport è riuscita a valorizzare un prodotto troppo spesso maltrattato da Sky in passato. E sul tema sbarca oggi anche Repubblica.it, che si lascia alle spalle certi toni ironici del passato per passare ad un'analisi più oggettiva. Scrive Nicola Sellitti: Un posto al tavolo delle grandi leghe sportive americane. La Major League Soccer ci sta arrivando, la sfida è lanciata ai colossi Mlb, Nba, Nfl e Nhl. Prima David Beckham, ora Kakà, Frank Lampard, Steven Gerrard e Andrea Pirlo, campioni con il pedigree, assegni circolari di interesse finiti in metropoli glamour - tranne l'ex milanista a Orlando - come New York e Los Angeles. Ma il flusso di stelle dall'Europa verso gli Stati Uniti oppure il format nuovo, da 17 a 19 franchigie con Orlando City e i New York FC in attesa della nuova società a Los Angeles dal 2018, non basta a spiegare il boom del soccer. Sempre Forbes: Con 340 partite trasmesse in diretta tv nell'ultima edizione del torneo, vinta dai Portland Timbers, la MLS presenta un forte seguito soprattutto tra i giovani, nella fascia 18-34 anni, che rappresentano i 2/3 degli spettatori complessivi. Dagli Stati Uniti all'estero, nell'ultima stagione è stata registrata una crescita di ascolti del 50% nei Paesi - oltre 140 - in cui la Lega viene trasmessa (in Europa c'è un accordo quadriennale con Eurosport), con enormi margini di crescita negli altri continenti, grazie anche al supporto delle piattaforme digitali su cui la Lega ha puntato il dollaro, tra contenuti video di partite, allenamenti delle squadre piazzati su Facebook e Twitter. Ancora Rep: Si sta concretizzando solo ora l'investimento sul calcio in America avviato più di due decenni fa che portò la Fifa ad assegnare agli Stati Uniti i Mondiali 1994, mentre ha contribuito alla causa il buon torneo della Nazionale allenata da Jurgen Klinsmann a Brasile 2014, fuori agli ottavi di finale ai supplementari con il Belgio ma con tanti orgogliosi spettatori americani, compreso il presidente Barack Obama, incollati alla tv. Oppure gli americani avevano solo bisogno di tempo per assimilare le leggi non scritte di uno sport culturalmente diverso da basket, baseball o football, che leggono la sconfitta nelle analisi statistiche, mentre nel pallone si può subire l'avversario per 90 minuti, con il bus davanti alla linea di porta e poi vincere con un calcio da fermo. Risultato: ora il pubblico lo guarda in tv e negli stadi, di proprietà delle franchigie, sicuri, moderni, tecnologici, a impatto zero sull'ambiente, di medie dimensioni, senza cattedrali vacanti da 80 mila posti a sedere. Il boom spettatori La media spettatori della Mls 2015 cresce del 12,5% rispetto alla passata stagione, con oltre 21 mila a gara, è stata ancora più alta ai playoffs. La Serie A non è troppo lontana, anzi i Seattle Sounders, con oltre 44 mila spettatori in media (con autoriduzione dello stadio), sarebbero al top anche in Italia, Premier League o Bundesliga. Ma ancora più importante è il tasso di riempimento degli stadi, superiore al 90% (in Italia è al 55%). LEGGI: Nuovo record media spettatori per la MLS! Per continuare a spingere la crescita la MLS ha deciso di continuare ad investire. Per questo il Board of Directors ha messo sul piatto altri 37 milioni di dollari per ingaggi e acquisti, che vanno ad aggiungersi al salary cap e alle spese senza limite per i tre designated player consentiti ad ogni squadra, Una crescita che sarà accompagnata anche dagli ingressi di grandi città come Atlanta (2017), Los Angeles con l'LAFC a far concorrenza ai LA Galaxy dal 2018 magari insieme a Miami (che intanto sbarca nella NASL con Nesta in panchina) con David Beckham pronto ad importare Ibra e Cristiano Ronaldo, e poi Minnesota (2018) , che porteranno la MLS a 24 team. Ma è stato annunciato che si salirà sino a quota 28 squadre, con Sacramento, San Antonio, Las Vegas e una fra St. Louis (la culla del soccer americano, da dove proveniva gran parte dei nazionali che batterono l'Inghilterra nel 1950), Detroit e Phoenix, pronte a mettere 100 milioni di dollari sul tavolo per entrare. Grandi città che servono anche a far crescere il mercato televisivo. Oggi l'accordo con Espn, Fox e Univision porta nelle casse della MLS 90 milioni di dollari l'anno (intesa per otto anni), il triplo del precedente contratto con i network, sette milioni in più di quanto Nbc sborsi per trasmettere le partite della Premier League negli Stati Uniti. Siamo ancora distanti(e ci rimarremo) dalle cifre monstre spese per la NFL, che da Cbs, Fox e Nbc che sborsano oltre tre miliardi di dollari l'anno, e anche dalla NBA, per cui  TNT e Espn pagano 2,6 miliardi di dollari annui per dieci anni. Ma il calcio in America non si ferma più.

Calcio - Socceritalia

Mai la Major League Soccer (MLS) aveva visto un'estate di fuochi d'artificio come quella del 2015 nemmeno nel 1996, al punto di attrarre l'attenzione di media e fans di tutto il mondo. Del resto se tutto insieme si vede scendere in campo gente quale i campioni del mondo Andrea Pirlo e David Villa (sbarcato già a febbraio), o quale gli ex capitani di Liverpool e Chelsea Steven Gerrard e Frank Lampard, il suo compagno di sempre nei Blues Didier Drogba (che esordirà a giorni), l'ex Pallone d'Oro rossonero Kakà (anche lui presente da inizio campionato), fino ad un giovanotto di 26 anni adorato dalle folle messicane quale Giovani dos Santos, allora qualcosa deve essere successo oltre oceano. LEGGI: Riuscirà Giovani dos Santos a far amare la MLS ai messicani? Mai si erano viste infatti per una città come New York tante magliette con sulle spalle nomi quali "Villa", "Lampard" e ora "Pirlo", tutti del New York City FC, laddove in precedenza né i NY MetroStars poi NY Red Bulls erano riusciti a sfondare (dura se ti chiami col nome di un energy drink) nonostante grandi quali Yuri Djorkaeff o Thierry Henry. A qualcuno questa lunga serie di sbarchi di nomi altisonanti farà certamente venire in mente la NASL degli anni '70, quando nel giro di due anni a NY si palesarono prima Pelé e poi Giorgio Chinaglia e i capitani campioni del mondo di Germania e Brasile, Franz Beckenbauer e Carlos Alberto, tutti in maglia Cosmos. A fianco a loro in quegli anni il pubblico americano poté ammirare quel che restava dei vari Johann Cruyff, George Best, Gerd Muller, Kazimierz Deyna, fino ai fantasisti inglesi negletti da Don Revie, quali ad esempio Rodney Marsh, Peter Osgood e Charlie George. Il primo della nouvelle vague dei grandi nomi MLS fu David Beckham nel 2007, che accese i riflettori sulla lega USA. Oggi Gerrard, Pirlo e Lampard non hanno certo il suo appeal, ma la strada è quella indicata dall'ex United e Real Madrid, il cui trasferimento a LA mentre era ancora in piena carriera rese "legittima" la MLS agli occhi dei suoi colleghi in giro per il mondo. E al primo giro Becks fu seguito dai vari Juan Pablo Angel (ex Aston Villa), il messicano Cuauhtemoc Blanco (capace di riempire solo lui lo stadio del Chicago Fire), il deludente brasiliano Denilson a Dallas, Guillermo Barros Schelotto protagonista nella MLS Cup vinta da Columbus, e altri, fino a Thierry Henry. LEGGI: Garber: Al top grazie a Beckham e ai fans Le cifre di oggi corrispondono a quelle guadagnate da Beckham, se non di più a livello base: Pirlo guadagnerà sugli 8,5 milioni più 2 di bonus; Lampard e Gerrad intorno ai 6. Tutte cifre extra salary cap, dato che ognuno di loro peserà massimo $436,250 sui $3.49 milioni assegnati ad ogni squadra per gli ingaggi. Il resto è paato dai titolari delle singole franchigie. Il timore di alcuni oggi è che la MLS possa essere avviata sullo stesso percorso che portò la NASL al fallimento a inizio anni '80, diventando una "retirement league". LEGGI: Stipendi MLS, Gerrard e Lampard giù dal podio. Kakà il più pagato Ma sarebbe un errore pensarlo, in quanto le condizioni e i tempi sono estremamente diversi rispetto ad allora. Innanzitutto in America è completamente cambiata la demografia, con una crescita esponenziale della popolazione di origine latinos. Inoltre, da oltre una decade il pubblico americano è sottoposto ad un bombardamento calcistico quotidiano, con centinaia di migliaia di persone che ogni sabato e domenica mattina si riversano nei pub per guardare i campionati europei o interrompono il lavoro per guardarsi un match di Champions League. L'opposto di quanto accadeva 30 anni fa, quando al massimo negli USA si riusciva a vedere qualche finale o un programma sulla Bundesliga sulla PBS, il servizio pubblico. E poi, altro punto fondamentale per un paese come gli Stati Uniti, c'è una Nazionale - guidata da un nome top come Jurgen Klinsmann, CT anche della Germania nel 2006 - sempre presente ai Mondiali dall'edizione 1990, giunta sino ai quarti nel 2002 e capace di creare ormai problemi a chiunque, con alcuni dei propri giocatori cresciuti nella MLS (ad es. Tim Howard, Clint Dempsey, Michael Bradley, ecc.) e poi protagonisti anche in Europa. In sintesi, è un altro mondo.   Altro mondo testimoniato anche dalla televisione. La MLS ha chiuso accordi per trasmettere i match di campionato in 86 paesi: dal Regno Unito all'Italia (Eurosport) e i nel resto d'Europa, arrivando sino ad Australia, Cina, Medio Oriente, Nordafrica e Brasile! Ma per riuscirci la MLS ha dovuto cambiare strategia negli ultimi anni. Dopo la crisi che portò nel 2002 alla chiusura delle franchigie di Miami e Tampa, la lega - sotto la guida saggia di Don Garber, ex capo di NFL Europe - ha avviato un processo di crescita lento ma costante, che dalle 10 squadre rimaste nel 2002 vedrà la MLS arrivare a 24 entro il 2020, e probabilmente ognuna col proprio stadio, dopo i primi anni in cui tutte erano costrette a giocare nei cavernosi stadi da football, con atmosfere totalmente diverse da quelle spettacolari (e televisive) di stadi come lo StubHub Center dei LA Galaxy, lo Sporting KC Park (considerato lo stadio più tecnologicamente avanzato al mondo) o la Red Bull Arena. LEGGI: Ultimissimo stadio: lo Sporting KC Park   Ma dopo aver portato la gente allo stadio negli USA e avviato due generazioni di calciatori, investendo poi pesantemente in centri di allenamento e academy, era arrivato il momento di costruirsi un profilo internazionale. Per questo, dopo aver riportato a casa alcuni dei migliori nazionali - Dempsey, Bradley, Jozy Altidore - strapagandoli anche per dare l'idea di una MLS quale "destination league" per i talenti nazionali, la lega ha deciso di puntare al top possibile. Un top che inevitabilmente non può che passare per giocatori con alle spalle il meglio della propria carriera, ma ancora in grado di dare qualcosa sul campo. Del resto Pirlo ha giocato la finale di Champions solo due mesi fa ed è (per ora) titolare nell'Italia, mentre Lampard e Gerrard sono stati comunque tra i protagonisti dell'ultima Premier League. E con loro la MLS si è lanciata definitivamente, come si può vedere anche dall'enorme interesse mediatico, con stampa e siti di tutti i paesi a coprire risultati e giocatori d'oltre oceano, quando - ad esempio in Italia - il solo www.SoccerItalia.it (in precedenza c'era solo una rubrica MLS su www.playitusa.com) se ne occupava fino a pochi anni fa. Del resto nel 2007 il Commissioner della MLS Don Garber disse allo scrivente: "Se un giorno acquistare Kakà o uno come lui dovesse per noi avere un senso dal punto di vista del business, non avremmo certo problemi a farlo. Basti dare un'occhiata agli azionisti della MLS titolari delle franchigie". E quel giorno è evidentemente arrivato. LEGGI: Garber e la MLS: i 15 anni del Don (SI.com) L'unico rischio per la MLS è che la mossa di investire sui grandi nomi possa identificarla troppo con una "retirement league", sul modello di quelle mediorientali tipo Qatar o Emirati, e ciò anche a causa di molti giornalisti che non conoscono o non capiscono regole e meccanismi. Per questo comunque la lega ha deciso di puntare anche su giovani ottimi giocatori quali Giovani dos Santos o Sebastian Giovinco, ad oggi vera stella del campionato, che sta illuminando con tutto il suo talento troppo spesso soffocato dai tattici allenatori italiani. E il mix sembra funzionare. Si prendano i LA Galaxy, dove accanto a due campioni un po' in la con gli anni quali Steven Gerrard e Robbie Keane (l'anno scorso miglior giocatore della lega), ecco una stellina come dos Santos e giovani promesse americane come Gyasi Zardes e Jose Villareal cresciute nell'Academy, o professionisti usciti dal Draft quali Omar Gonzalez (a suo tempo vicino anche alla AS Roma) e AJ De La Garza, o ottimi "lavoratori" del campo scovati in giro come Juninho (cresciuto nel Sao paulo) e Marcelo Sarvas. Non lo stesso si può dire ancora per il NYCFC, dove effettivamente a parte i gol di Villa, Pirlo è appena arrivato e Lampard è stato sempre infortunato, ma coach Kreis ha puntato anche sul giovane nazionale USA Mix Diskerud, su un veterano come Ned Grabavoy, e sta assistendo all'esplosione di Poku. Ma certo non è facile assemblare una squadra dal nulla. LEGGI: MLS MVP 2014: Robbie Keane (LA Galaxy) Nel mezzo di questa strategia qualche errore certo è stato fatto. Si pensi al Toronto, dove il management non è stato sempre il top. Prima il fallimento Danny Koevermans, poi l'arrivo stellare del cannoniere della nazionale inglese Jermain Defoe, immalinconitosi però dopo il cambio allenatore e ceduto al Sunderland. Mentre meglio è andata con Michael Bradley e, principalmente, Sebastian Giovinco, mentre Jozy Altidore si sta ancora riadattando dopo gli anni europei. Tutti nomi importanti, ma per Toronto e il calcio canadese e la MLS è forse ancor più importante l'investimento fatto da Toronto per la costruzione di un centro tecnico all'avanguardia affiancato da un'Academy considerata il futuro della squadra e della Nazionale della foglia d'acero (a fiabco dell'Academy dei Vancouver Whitecaps). Dal punto di vista del business le cose stanno andando sempre meglio per la MLS, anche se alcuni club,quelli senza stadio come il DC United, continuano a perdere soldi, ma la direzione imboccata è certamente quella giusta. Una direzione secondo alcuni simile - fatte le dovute distinzioni - a quella presa dalla Premier League. Fondata nel 1992, il calcio inglese era reduce dagli anni delle violenze degli hooligans, con anche l'addio al calcio europeo per i propri club. Per lanciare la Premier alcuni club puntarono proprio su grand giocatori, alcuni anche un po' in la con gli anni, in arrivo da quello che allora era il campionato top nel mondo la Serie A: ed ecco che per la prima volta sui giornali nostrani si iniziò a leggere delle vicende dei vari Paolo Di Canio, capace di appassionare i tifosi di Sheffield Wednesday, Celtic Glasgow, West Ham e Charlton (che lasciò insieme au milione e mezzo di contratto per tornare alla Lazio nel 2004), e grande rimpianto di Alex Ferguson allo United; Gianluca Vialli, Gianfranco Zola e l'ex laziale Roberto Di Matteo al Chelsea; Fabrizio Ravanelli al Boro; Attilio Lombardo; l'ex parmense Tino Asprilla; o anche gli olandesi Ruud Gullit, reduce dai successi col Milan di Sacchi, e Dennis Bergkamp, che invece all'Inter aveva fallito e che all'Arsenal cambiò la storia e l'immagine noiosa dei Gunners insieme a Thierry Henry, altro ad aver fatto male in Italia alla Juve, con Arséne Wenger in panchina. Grandi nomi accompagnati tutti da una rivoluzione iniziata da stadi nuovi (o rinnovati) e bellissimi, capaci di attrarre un pubblico grande ma diverso dal passato, senza più violenza. E così la Premier divenne un campionato di sapore internazionale dopo un secolo di quasi autarchia. Che la MLS possa essere destinata allo stesso futuro è forse improbabile, sia per ragioni storiche che finanziarie (lega chiusa, salary cap), oltre al fatto che per guadagnarsi davvero la rispettabilità nel mondo i suoi club dovrebbero iniziare a vincere la CONCACAF Champions League (e magari un giorno la Copa Libertadores, dove le messicane partecipano ma non vincono) e ben figurare nel Mondiale per Club. Realista peraltro Garber, che parla sempre di una lega nella top 10 mondiale nel 2020, ma non certo di più. Ma la differenza col resto del mondo è che la MLS può solo crescere, e che gli USA rimangono un'attrazione enorme per i giocatori di tutto il mondo come luogo per vivere e per pagare (meno) tasse sugli ingaggi. E già si parla dello sbarco di Zlatan Ibrahimovic nel 2016 e di Cristiano Ronaldo e Wayne Rooney nel 2018. Sotto a chi tocca.

Calcio - Socceritalia

Qualche giorno fa tutta l'élite del soccer americano si è riunita in occasione della presentazione del calendario della Concacaf Gold Cup, e il CT USA Jurgen Klinsmann ha fatto il punto della situazione in vista dell'avvio del percorso che si chiuderà con i Mondiali di Russia del 2018. Gran parte del discorso di Klinsmann è stata focalizzata sulle sfide per i giovani giocatori americani nel loro percorso per diventare dei top players, sia che giochino in Major League Soccer o all'estero. E non ha risparmiato critiche per nessuno. Il calendario e le sfide MLS Per Klinsmann il problema MLS rimane quello di una lega che non abbastanza difficile per i migliori calciatori americani. Già lo scorso autunno il CT e il commissioner Don Garber non se la sono mandata a dire, con quest'ultimo che ha chiesto pubblicamente all'ex interista di smetterla di denigrare la lega. Ma il dibattito ora si sta focalizzando sulla scelta dei vari Altidore, Bradley e Dempsey, che stanno preferendo i soldi di casa al mettersi alla prova in Premier League, Bundesliga o Serie A. Ma nel meeting della CONCACAF tenutosi a Philadelphia, Klinsmann è sembrato più preoccupato per i giovani USA e per i problemi di calendario della MLS, molto spesso in conflitto con le date FIFA, tanto da far saltare varie partite con l'Under 20 o l'Under 23 a vari giocatori, visto che i club sono obbligati a rilasciarli sono in date ufficiali. Una questione di importanza fondamentale nell'anno in cui l'Under 23 dovrà provvare a qualificarsi per le Olimpiadi 2016. “Siamo ad una o due settimane dalle partite, e Andi non sa ancora quali giocatori potrà avere", riferendosi al CT dell'Under 23 - e suo vice - Andreas Herzog, che a fine mese giocherà due amichevoli contro Bosnia-Herzegovina e Danimarca. Per Klinsmann, dare ai giovani calciatori la possibilità di gioare con le giovanili della Nazionale è essenziale per la crescita del calcio USA. Un discorso che vale specialmente per molti ragazzi che non scendono quasi mai in campo coi propri club, e che invece con le rispettive nazionali possono mettere nelle gambe altri 15 match di livello internazionale in un anno. Un problema che in genere non si pone in Europa e Sudamerica, dove i calendari sono allineati con le date FIFA. Ma la MLS, cui Klinsmann riconosce un importante ruolo nello sviluppo del calcio USA, è costretta a giocare in peridodi diversi - con un campionato marzo-dicembre - a causa del clima e di un pubblico non abituato ai match infrasettimanali. Ma per Klinsmann c'è anche il prblema delle poche partite in assoluto. Per esempio, un giocatore di un club di Premier League scende in campo circa 60 volte in un anno, mentre ad esempio i LA Galaxy campioni hanno giocato in tutto poco più di 40 match nel 2014. Metti anche le partite con le Nazionali e un americano della MLS arriva al massimo a 80/90 partite contro le oltre 100 degli altri. L'importante è che giochino Di certo anche Klinsmann è convinto non sia un bene per un giovane americano firmare con un club europeo e poi sedere in panchina ad oltranza, ma almeno massimizzare le opportunità di competere a livello internazionale è essenziale per la crescita dei giocatori. “La cosa più importante è che i ragazzi giochino", ha spiegato l'ex CT della Germania, molto frustrato dal vedere i propri Under 17 giocarsela alla pari con i migliori pari età e poi perdersi. "Non riusciamo coprire il periodo tra i 18 e i 22 anni", ha spiegato, insistendo sul fatto che i calciatori americani devono capire meglio come allenarsi e vivere per arrivare al top- Una questione che Klinsmann ha affrontato direttamente nel ritiro di gennaio, dove dei 30 giocatori chiamati molti sono apparsi fuori forma, fermi anche da due mesi. Nei fitness test pochi hanno raggiunto gli standard previsti, subendo le critiche aspre del CT. Ha provato a difendere sé e i suoi compagni il difensore dello Sporting KC Matt Besler, spiegando che non ci si può aspettare di essere al top in piena off-season. Ma Klinsmann ha spiegato che a differenza loro, i migliori del mondo giocano per 11 mesi e continuano ad allenarsi durante le quattro settimane di stop estive. Non si sdraiano sulla spiaggia con un drink in mano. “Se ti fermi per un mese, te ce ne vogliono due per riprenderti la forma". LEGGI: Jordan Morris, un ragazzo della Stanford con la Nazionale USA Klinsmann, che segue anche il settore giovanile della Nazionale, ha spiegato di essere a stretto contatto con molti prospect, e di aspettarsi tante nuove facce nella squadra del 2018. Ha fatto riferimento a Jordan Morris, sophomore (secondo anno) alla Stanford University e già chiamato in Nazionale contro la Repubblica Ceca. JK ha spiegato a Morris come muoversi nel 2015 per continuare a crescere. Ha poi parlato del talentino 19enne Julian Green, che ha raggiunto ad Amburgo, dove ha qualche problema con l'allenatore, che lo ha spedito tra le riserve. "Sta facendo un'esperienza formativa". Infine, Klinsmann ha espresso apprezzamento per Gedion Zelalem, il 18enne centrocampista dell'Arsenal, nato in Germania da genitori etiopi, ma cresciuto vicino a Washington, considerato pronto per la Nazionale (nonostante un solo match da pro alle spalle con i Gunners) e che a breve dovrebbe esordire  dopo aver ricevuto il passaporto.

Calcio - Socceritalia

Login
SOCCERITALIA
SPORT
Tweet di @MLSsocceritalia
Serie A: Calendario e Classifica del Campionato 2015-2016

 


Questa opera è pubblicata nel rispetto delle licenze Creative Commons.

© 2016 Nanalab S.r.l.. Tutti i diritti riservati.

P.IVA 09996640018