SPORT
Bradley, quel no della Roma al Cardiff…
Scritto il 2013-10-29 da SoccerItalia su Yanks Abroad
Tweet

Una squadra in un gol. Nel destro di Michael Bradley a Udine che ha regalato i tre – pesantissimi – punti alla Roma si racchiude lo spirito intero di un gruppo dove anche chi non è un titolare inamovibile diventa fondamentale.

Gol vittoria, sì, ma anche qualcosa di più. Perché Bradley in estate poteva seriamente lasciare la Capitale. Lo voleva il Cardiff e faceva sul serio, Bradley in Premier era diventata più di una tentazone. Offerta da 7 milioni sul tavolo del d.s. Walter Sabatini. Che rifiuta la proposta. Perché tutta la Roma credeva e crede in Bradley, l’americano con professionalità, umiltà e piedi buoni.

Aver tenuto lui, Borriello, Marquinho e molti altri che potevano andar via, oggi, si sta dimostrando una scelta determinante. A cominciare da Pjanic – per cui la Roma nell’ultimo mercato ha declinato la proposta del Tottenham da 25 milioni – per arrivare anche a Dodò, chiesto in prestito dal Verona.

Una serie di no che ora fa rima con una serie di nove vittorie consecutive. Anche grazie a  Michael Bradley e i ‘suoi fratelli’. Simboli della nuova Roma di Garcia, vincente con tutti.

Una soddisfazione che arriva dopo l'infortunio che l'aveva tenuto fuori dai campi per un mese. Alberto Faccini, agente del calciatore americano. Queste le sue parole: "Si merita questa piccola soddisfazione per quello che ha fatto fino a questo momento, considerando anche il suo rendimento positivo dello scorso anno. Questa stagione, invece, purtroppo è stata condizionata da un infortunio che gli ha impedito di lottare subito per una maglia da titolare".

Poi una precisazione: "E' un professionista dalla grande determinazione e sono sicuro che cercherà fino all'ultimo di mettere in difficoltà l'allenatore per conquistarsi maggiore spazio. Ieri lui era comunque molto tranquillo dopo la partita con l'Udinese perché ha segnato sì un gol importante, ma non ha vinto una Coppa".

Fonti: GianlucaDiMarzio.com - Calciomercato.it

Michael Bradley, ex centrocampista della AS Roma e capitano della Nazionale di Jurgen Klinsmann, è stato votato come miglior giocatore statunitense del 2015. E' la prima volta che Bradley, compagno di squadra di Sebastian Giovinco a Toronto, si aggiudica questo riconoscimento. Per lui il 43% delle preferenze che gli ha permesso di battere la concorrenza di Fabian Johnson (33%) del del Borussia Mönchengladbach e Clint Dempsey (20%) dei Seattle Sounders. Per il figlio dell'ex CT USA Bob Bradley (attuale allenatore dei francesi del Le Havre) è l'ennesimo riconoscimento di una carriera già molto lunga nonostante i 27 anni. Bradley si era già aggiudicato il premio giovane dell’anno ricevuto nel 2007, mentre nel 2012, era stato proclamato vincitore della prima edizione dell’American Player of the Year Award. Nel 2014 la celebre rivista Forbes lo ha inserito, per la seconda volta, nella lista dei 30 sportivi under 30 più influenti dell’anno. “Essere votato Player of the Year mi rende molto orgoglioso. E' stato un anno brutto a livello di squadra, e sarà ciò che ricorderò di più. Nelle partite importanti siamo mancati, e il dispiacere è ancora lì”, ha dichiarato al Toronto Sun. Centrocampista del Toronto FC e della nazionale USA (di cui è capitano), fu ingaggiato dalla AS Roma il 15 luglio 2012 a fronte di 3 milioni versati nelle casse del Chievo (quando avrebbe potuto prenderlo l'anno prima quasi a zero, ma Franco Baldini disse no) e di un quadriennale. Finito in seconda linea con l'arrivo di Radja Nainggolan a Roma, per lui il DS Walter Sabatini non poté rifiutare la super offerta da 10 milioni dei canadesi, che lo portarono a Toronto nel gennaio 2014 insieme all'attaccante inglese Jermaine Defoe.

Calcio - Socceritalia

Clamoroso al RheinEnergieStadion di Colonia, dove gli Stati Uniti hanno battuto la Germania campione del mondo per 2-1, bissando quindi la vittoria inflitta all'Olanda pochi giorni fa ad Amsterdam. Seconda dietro la Polonia nel gruppo D delle qualificazioni ad Euro 2016, la Germania si è dovuta arrendere a sorpresa agli USA. Di Mario Götze, eroe della finale Mondiale in cui siglò il gol vittoria, il gol che al 12' ha aperto le marcature. Ma al 41' arriva il pari a stelle e strisce di Mix Diskerud (nella foto in alto), centrocampista del New York City FC, su assist di Michael Bradley, il migliore in campo dei suoi. Nel secondo tempo il match veleggia, anche a seguito dei tanti cambi, ma all'87' è ancora una volta Bobby Wood - come ad Amsterdam - che su assist di Brad Evans tutto solo dal limite spara un gran sinistro che batte Zieler e fa esplodere la gioia della panchina USA e delle migliaia di americani sugli spalti. La Germania di Joachim Löw si presenta in campo senza molti dei suoi uomini migliori, quali Manuel Neuer, Toni Kroos e Thomas Muller. Ma per Klinsmann, che certo ha a disposizione meno talento in assoluto, la situazione era anche peggiore, essendo volato in Europa con un gruppo imbottito di giovani, in assenza dei vari Jozy Altidore, Clint Dempsey e Jermaine Jones, tra gli altri. Inevitabilmente è la Germania a dominare nel primo tempo, con un controllo di palla del 67%  e creando numerose occasioni da gol ispirate da Schweinsteiger e Gündogan con Herrmann spina nel fianco all'ala, tra cui quella che al 12' la porta in vantaggio con Götze.  Alla sua prima in nazionale, il centrocampista del  Borussia Mönchengladbach Patrick Herrmann taglia nella difesa americana, approfittando della dormita di Timmy Chandler, e appoggiando per Götze tutto solo. Ma gli USA crescono col passare dei minuti e al 41' un assist di Bradley permette a Diskerud di pareggiare meritatamente. La crescita continua nel secondo tempo, in cui sono gli USA a tenere il pallino del gioco nei primi 20 minuti, apparendo pienamente a loro agio contro i campioni del mondo, grazie anche principalmente alla regia dell'ex romanista Michael Bradley, pienamente adattatosi al nuovo ruolo di punta del diamante di centrocampo. La sua visione e la sua abilità nei passaggi ha consentito ai compagni di trovare sempre spazi incisivi, e stasera ha anche rischiato di andare a rete all'83', ma il suo sinistro è salvato di piede da Ron-Robert Zieler. Poco prima aveva sfiorato il gol anche Jordan Morris, ancora studente alla Stanford University. A decidere il match ci pensa però ancora una volta il centravanti del Bobby Wood, 22enne delle Hawai'i, che dopo l'Olanda punisce anche la Germania. Suo infatti all'87' il tiro che regala la vittoria agli americani, un gol che magari lo aiuterà a trovare una nuova squadra in Germania dopo la pessima stagione all'Erzgebirge Aue (Bundesliga II), e che permette ai ragazzi di Klinsmann di avvicinarsi con fiducia alla CONCACAF Gold Cup di luglio, nonostante alcune coesistano ancora da rivedere. In prima fila Ventura Alvarado, apparso ancora una volta alquanto spaesato in mezzo alla difesa, dove invece John Brooks non ha avuto problemi. Male i terzini Chandler e Johnson, e delusione notevole per Juan Agudelo, atteso a mostrare di rimeritarsi un posto in nazionale ma non riuscendo quasi a toccar palla. Per gli USA prossima e ultima amichevole il prossimo 3 luglio contro il Guatemala, con esordio in Gold Cup contro l'Honduras fissato per il 7. __________________________________________________________________ 10 giugno 2015 - Colonia, Rhein-Energie-Stadion, Köln  Germania vs USA 1-2 Marcatori: GER - Götze (12., Rechtsschuss, Herrmann) USA - Diskerud (41., Rechtsschuss, Bradley) USA - Wood (87., Linksschuss, Evans) GER:  Zieler, Rudy, Mustafi, Rüdiger, Hector, B. Schweinsteiger (46. Khedira), Gündogan (60. Kramer), Herrmann (73. Bellarabi), Özil , Schürrle (46. Podolski), M. Götze (73. M. Kruse). Non entrati: Weidenfeller (Tor),J. Boateng,Durm. CT: Joachim Löw USA: Guzan - Chandler, Alvarado, Brooks, F. Johnson (46. Yedlin), Williams (46. Evans), Zardes (74. Wood) , Bradley , Diskerud (74. Morales), Johannsson (74. Morris), Agudelo (46. Beckerman). Non entrati: Yarbrough, Orozco, Ibarra, Shea. CT: Jurgen Klinsmann Ammoniti: Williams, Yedlin Arbitro: Danny Makkelie (Niederlande) Spettatori: 40.000

Calcio - Socceritalia

Lo scandalo FIFA avrà probabilmente conseguenze che si dilungheranno per anni, e quanto accaduto in questi giorni è probabilmente solo la parte iniziale. Lo si può capire anche dalle parole di Jack Warner, l'ex vice-presidente della Fifa e presidente CONCACAF dal 1990 al 2011, arrestato nella sua Trinidad & Tobago e poi rilasciato su cauzione, che ieri ha parlato in televisione e minacciato di rivelare tutto quello che sa alla giustizia USA, aggiungendo inoltre di temere per la sua vita. "Non manterrò più segreti per loro che hanno cercato di distruggere il Paese", ha detto senza specificare di quale Paese si trattasse. E ha aggiunto: "Temo per la mia vita". Oltre a Warner, tutta la struttura che retto la CONCACAF negli ultimi 25 anni è stata decapitata. L'FBI ha cominciato da Chuck Blazer, Segretario Generale della CONCACAF dal 1990 al 2011, membro dell'Esecutivo FIFA dal 1996 all'aprile 2013, sostituito poi dal presidente della USSF Sunil Gulati. Blazer, da tempo malato e sotto inchiesta. è diventato l'informatore su cui il Dipartimento di Giustizia americano ha costruito l'inchiesta FIFA che ha portato alle dimissioni di Blatter. LEGGI: Chuck Blazer, la talpa USA che sta facendo saltare la FIFA Dopo Blazer, il nome di spicco nella lista degli arrestati FIFA è stato quello di Jeffery Webb (Isole Cayman), presidente della CONCACAF e vicepresidente FIFA vicinissimo a Blatter, cui apportava i voti delle piccole - ma numerose - isole caraibiche membre delle Federazione Internazionale che vede più paesi rappresentati di quanti ce ne siano all'ONU. LEGGI: La FIFA spiegata tramite Webb e le Isole Cayman In sintesi la CONCACAF - insieme in parte al Sudamerica - sta risultando il perno di tutta l'inchiesta che, come detto, ora inizierà ad approfondire in maniera più completa ruoli e responsabilità. Sul tema però sarebbe interessante ascoltare il giudizio di qualcuno che vive e lavora in Italia, e che di quanto accaduto negli scorsi anni nella CONCACAF qualcosa almeno dovrebbe sapere, anche solo per sentito dire. Il riferimento è a Italo Zanzi, quarantenne CEO della AS Roma. Italo chi? Fisco possente e bell'aspetto (molto apprezzato dalle signore romane), Zanzi ha alle spalle un passato sportivo nel calcio giovanile e poi come portiere della nazionale a stelle e strisce di pallamano, con cui ha vinto la medaglia di bronzo nel 2003 ai Giochi Panamericani. Laurea in storia dell’arte e master in legge con abilitazione alla professione forense nel 2005 ha vinto l’ambitissimo El Diario Award, assegnato ogni anno dalla comunità ispanica ai volti emergenti di politica, sport e spettacolo, per poi candidarsi al Congresso coi Repubblicani nell’area di NY, facendo commentare al New York Times: «Questo Zanzi non passerà inosservato. È carismatico, istruito, combattivo e anche glamour. Ha un potenziale enorme, può affrontare qualsiasi sfida». Di lì ha preso il volo la sua carriera. Zanzi- scrive il sito della AS Roma - [dal dicembre 2007] fino a ottobre 2011, ha avuto la funzione di Vice Segretario Generale della CONCACAF,  la confederazione calcistica del Nord e Centro America e dei Caraibi. Durante questo incarico, Zanzi ha supervisionato gli eventi e le attività redditizie della confederazione, come la CONCACAF Champions League e la CONCACAF Gold Cup, e ne ha gestito la comunicazione e il marketing: inoltre Italo ha rappresentato la confederazione all’interno della commissione FIFA per il Fair Play e le responsabilità sociali e della commissione dei media.   Zanzi è stato quindi per quattro anni il vice di Chuck Blazer (segretario generale CONCACAF dal 1990 al 2011) durante la presidenza Warner, e poi per alcuni mesi ha collaborato con il nuovo segretario ad interim Ted Howard (diventato poi vice a sua volta con la nomina di Enrique Sanz) e il neo presidente (dal maggio 2012) Jeffrey Webb. Un rapporto stretto anche quello con Webb, visto che - secondo quanto riportato dalla Gazzetta dello Sport - questi lo avrebbe voluto alla FIFA per assumere un incarico qualora fosse riuscito ad ereditare il trono di Joseph Blatter. In quegli anni Zanzi ha avuto la fortuna di affiancare Blazer nel lavoro e nei viaggi - immortalati nel blog del paffuto ex dirigente USA, "Travels with Chuck Blazer and his Friends..." - e ieri negli USA è stato reso noto il verbale delle dichiarazioni di Blazer, in cui si può leggere: "I and others agreed to accept bribes and kickbacks in conjunction with the broadcast and other rights to the 1996, '1998, 2000, 2002, and 2003 Gold Cups. Beginning in or around 2004 and continuing through 2011, I and others on the FIFA executive committee agreed to accept bribes in conjunction with the selection of South Africa as the host nation for the 2010 World Cup. Among other things, my actions described above had common participants and results." Quindi, nel periodo 2007-2011, mentre Zanzi era il vice di Blazer questi si faceva corrompere dal Sudafrica per l'assegnazione dei Mondiali 2010. Non solo. Negli anni da vicesegretario generale Zanzi aveva come compito, tra gli altri, quello di occuparsi di comunicazione e marketing anche della Gold Cup, sui cui Blazer ha ammesso di aver "guadagnato" illegalmente fino all'edizione 2003 (prima quindi dell'arrivo di Zanzi). Temi peraltro per i quali era stato voluto da Blazer stesso, che nel comunicato di presentazione della sua nomina aveva detto: “I am very pleased to announce that Italo Zanzi will join us from his role at Major League Baseball in the USA, in the capacity of Deputy General Secretary. Italo’s experience in international TV and sponsorship in sport will prove an invaluable asset to CONCACAF as we enter a new phase for the Confederation; we are pleased that Italo will be joining our team in New York and everyone is excited by the work that lies ahead.” A questo punto la domanda sorge spontanea, pur nel massimo rispetto dei principi del garantismo: ma in tutti quegli anni lavorando e viaggiando insieme, sedendo agli stessi tavoli, con le stesse persone - Blazer, Webb e Warner - con anche sulle spalle responsabilità importanti sul business della Confederazione, possibile che non si fosse accorto di nulla? Che non avesse sentito nulla? Che i manager TV con cui si confrontava non avessero proferito parola sui kickbacks dati al suo capo Chuck Blazer? La questione è seria, in quanto l'inchiesta è comunque agli inizi e molti nomi devono ancora uscire, come ha sottolineato Jack Warner, e come si deduce dal verbale di Blazer quando dice "I and others" riguardo le operazioni illegali compiute, senza dare specifiche. Ed è ancor più seria per una società come l'AS Roma che tiene molto alla sua immagine internazionale, specie a quella negli USA dove si sta svolgendo l’inchiesta, paese della proprietà guidata dal finanziere Jim Pallotta. LEGGI: Zanzi, AS Roma: "MLS nostra alleata. Possiamo aiutarci a vicenda" Lascia perplessi che in questi primi giorni nessuno in Italia si sia posto domande su Zanzi o ne abbia fatte. Sul tema basterebbe peraltro una dichiarazione del CEO della AS Roma (sul modello di quelle, ad esempio, del presidente della USSF, Sunil Gulati) che spiegasse bene il suo ruolo nella CONCACAF e i suoi rapporti con i soggetti coinvolti nell'inchiesta, a lui superiori funzionalmente nella CONCACAF, per dissolvere ogni possibile dubbio di chiunque, che al momento sarebbe basato sul nulla. Certo, poi sarebbe farsi delle domande sulle sue capacità manageriali, se nella posizione di vicesegretario generale in carico del business per quattro anni Zanzi non ha mai sentito, visto o saputo nulla. Ultimo spunto: è di questi giorni la notizia che la AS Roma avrebbe scelto come nuovo Team Manager (sorta di responsabile di tutta la logistica) Manolo Zubiria (a destra nella foto), entrato nelle fila giallorosse già nel 2013 come "Head of Special Projects". Zubiria, come Zanzi, è un ex CONCACAF, dove dal 2008 al 2013  - tre anni con Blazer e Warner e due con Webb quindi - è stato "Managing Director of CONCACAF Marketing and TV, responsible for TV distribution and production of CONCACAF’s international soccer competitions, as well as the sponsorship sales business. Negotiate broadcast rights deals directly with television networks in North, Central America and Caribbean to increase the coverage and exposure of the competitions and the CONCACAF brand", come riporta il suo profilo LinkedIn. Anche qui, nulla da dire? La precisazione di Italo Zanzi all'ANSA Fifa: Zanzi, indagini non mi riguardano Il ceo della Roma, non sono coinvolto nell'inchiesta in corso (ANSA) - ROMA, 9 GIU - "In riferimento a quanto riportato recentemente da alcuni media, tengo a precisare di non essere in alcun modo coinvolto nelle indagini riguardanti Fifa e Concacaf". Dopo essere stato accostato al terremoto che sta sgretolando la Fifa, il ceo della Roma Italo Zanzi precisa la sua posizione all'Ansa. "Poiché è in corso un'inchiesta, sarebbe inappropriato ogni altro commento", conclude il dirigente giallorosso che, prima di arrivare nella Capitale, era stato vicesegretario generale della Concacaf.

Calcio - Socceritalia

Login
SOCCERITALIA
SPORT
Tweet di @MLSsocceritalia
Serie A: Calendario e Classifica del Campionato 2015-2016

 


Questa opera è pubblicata nel rispetto delle licenze Creative Commons.

© 2016 Nanalab S.r.l.. Tutti i diritti riservati.

P.IVA 09996640018