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Fantastici USA, battuta 2-1 la Germania campione del mondo
Scritto il 2015-06-11 da Franco Spicciariello su Nazionale USA
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Clamoroso al RheinEnergieStadion di Colonia, dove gli Stati Uniti hanno battuto la Germania campione del mondo per 2-1, bissando quindi la vittoria inflitta all'Olanda pochi giorni fa ad Amsterdam.

Seconda dietro la Polonia nel gruppo D delle qualificazioni ad Euro 2016, la Germania si è dovuta arrendere a sorpresa agli USA. Di Mario Götze, eroe della finale Mondiale in cui siglò il gol vittoria, il gol che al 12' ha aperto le marcature. Ma al 41' arriva il pari a stelle e strisce di Mix Diskerud (nella foto in alto), centrocampista del New York City FC, su assist di Michael Bradley, il migliore in campo dei suoi.

Nel secondo tempo il match veleggia, anche a seguito dei tanti cambi, ma all'87' è ancora una volta Bobby Wood - come ad Amsterdam - che su assist di Brad Evans tutto solo dal limite spara un gran sinistro che batte Zieler e fa esplodere la gioia della panchina USA e delle migliaia di americani sugli spalti.

La Germania di Joachim Löw si presenta in campo senza molti dei suoi uomini migliori, quali Manuel Neuer, Toni Kroos e Thomas Muller. Ma per Klinsmann, che certo ha a disposizione meno talento in assoluto, la situazione era anche peggiore, essendo volato in Europa con un gruppo imbottito di giovani, in assenza dei vari Jozy Altidore, Clint Dempsey e Jermaine Jones, tra gli altri.

Inevitabilmente è la Germania a dominare nel primo tempo, con un controllo di palla del 67%  e creando numerose occasioni da gol ispirate da Schweinsteiger e Gündogan con Herrmann spina nel fianco all'ala, tra cui quella che al 12' la porta in vantaggio con Götze.  Alla sua prima in nazionale, il centrocampista del  Borussia Mönchengladbach Patrick Herrmann taglia nella difesa americana, approfittando della dormita di Timmy Chandler, e appoggiando per Götze tutto solo. Ma gli USA crescono col passare dei minuti e al 41' un assist di Bradley permette a Diskerud di pareggiare meritatamente.

La crescita continua nel secondo tempo, in cui sono gli USA a tenere il pallino del gioco nei primi 20 minuti, apparendo pienamente a loro agio contro i campioni del mondo, grazie anche principalmente alla regia dell'ex romanista Michael Bradley, pienamente adattatosi al nuovo ruolo di punta del diamante di centrocampo. La sua visione e la sua abilità nei passaggi ha consentito ai compagni di trovare sempre spazi incisivi, e stasera ha anche rischiato di andare a rete all'83', ma il suo sinistro è salvato di piede da Ron-Robert Zieler. Poco prima aveva sfiorato il gol anche Jordan Morris, ancora studente alla Stanford University.

A decidere il match ci pensa però ancora una volta il centravanti del Bobby Wood, 22enne delle Hawai'i, che dopo l'Olanda punisce anche la Germania. Suo infatti all'87' il tiro che regala la vittoria agli americani, un gol che magari lo aiuterà a trovare una nuova squadra in Germania dopo la pessima stagione all'Erzgebirge Aue (Bundesliga II), e che permette ai ragazzi di Klinsmann di avvicinarsi con fiducia alla CONCACAF Gold Cup di luglio, nonostante alcune coesistano ancora da rivedere. In prima fila Ventura Alvarado, apparso ancora una volta alquanto spaesato in mezzo alla difesa, dove invece John Brooks non ha avuto problemi. Male i terzini Chandler e Johnson, e delusione notevole per Juan Agudelo, atteso a mostrare di rimeritarsi un posto in nazionale ma non riuscendo quasi a toccar palla.

Per gli USA prossima e ultima amichevole il prossimo 3 luglio contro il Guatemala, con esordio in Gold Cup contro l'Honduras fissato per il 7.

Michael Bradley

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10 giugno 2015 - Colonia, Rhein-Energie-Stadion, Köln 
Germania vs USA 1-2

Marcatori:
GER - Götze (12., Rechtsschuss, Herrmann)
USA - Diskerud (41., Rechtsschuss, Bradley)
USA - Wood (87., Linksschuss, Evans)

GER:  Zieler, Rudy, Mustafi, Rüdiger, Hector, B. Schweinsteiger (46. Khedira), Gündogan (60. Kramer), Herrmann (73. Bellarabi), Özil , Schürrle (46. Podolski), M. Götze (73. M. Kruse). Non entrati: Weidenfeller (Tor),J. Boateng,Durm.
CT: Joachim Löw

USA: Guzan - Chandler, Alvarado, Brooks, F. Johnson (46. Yedlin), Williams (46. Evans), Zardes (74. Wood) , Bradley , Diskerud (74. Morales), Johannsson (74. Morris), Agudelo (46. Beckerman). Non entrati: Yarbrough, Orozco, Ibarra, Shea.
CT: Jurgen Klinsmann

Ammoniti: Williams, Yedlin
Arbitro: Danny Makkelie (Niederlande)
Spettatori: 40.000

Michael Bradley, ex centrocampista della AS Roma e capitano della Nazionale di Jurgen Klinsmann, è stato votato come miglior giocatore statunitense del 2015. E' la prima volta che Bradley, compagno di squadra di Sebastian Giovinco a Toronto, si aggiudica questo riconoscimento. Per lui il 43% delle preferenze che gli ha permesso di battere la concorrenza di Fabian Johnson (33%) del del Borussia Mönchengladbach e Clint Dempsey (20%) dei Seattle Sounders. Per il figlio dell'ex CT USA Bob Bradley (attuale allenatore dei francesi del Le Havre) è l'ennesimo riconoscimento di una carriera già molto lunga nonostante i 27 anni. Bradley si era già aggiudicato il premio giovane dell’anno ricevuto nel 2007, mentre nel 2012, era stato proclamato vincitore della prima edizione dell’American Player of the Year Award. Nel 2014 la celebre rivista Forbes lo ha inserito, per la seconda volta, nella lista dei 30 sportivi under 30 più influenti dell’anno. “Essere votato Player of the Year mi rende molto orgoglioso. E' stato un anno brutto a livello di squadra, e sarà ciò che ricorderò di più. Nelle partite importanti siamo mancati, e il dispiacere è ancora lì”, ha dichiarato al Toronto Sun. Centrocampista del Toronto FC e della nazionale USA (di cui è capitano), fu ingaggiato dalla AS Roma il 15 luglio 2012 a fronte di 3 milioni versati nelle casse del Chievo (quando avrebbe potuto prenderlo l'anno prima quasi a zero, ma Franco Baldini disse no) e di un quadriennale. Finito in seconda linea con l'arrivo di Radja Nainggolan a Roma, per lui il DS Walter Sabatini non poté rifiutare la super offerta da 10 milioni dei canadesi, che lo portarono a Toronto nel gennaio 2014 insieme all'attaccante inglese Jermaine Defoe.

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"Se il CT [Jurgen Klinsmann] mi includerà nella rosa, voglio assolutamente esserci", ha invece risposto Chandler. Timothy Chandler dovrebbe riconsiderare i suoi impegni con la Nazionale USA. Lo affermato, in maniera abbastanza irrispettosa in quanto difficilmente lo avrebbe detto con altre Nazionali coinvolte, l'allenatore dell'Eintracht Francoforte Armin Veh, secondo cui gli impegni internazionali stanno limitando la crescita del giocatore nel suo club. Il 25enne difensore è rientrato a Francoforte lo scorso giovedì, reduce dall'impegno con gli USA in CONCACAF Gold Cup, ultimo a tornare dopo che i compagni di Nazionale John Anthony Brooks dell'Hertha Berlino e il laterale del 'Gladbach Fabian Johnson si erano già rivisti da una settimana per propria scelta. "Dovrà aspettare", ha detto Veh riferendosi a Chandler. Nella scorsa stagione, reduce dal Mondiale brasiliano, l'allenatore Thomas Schaaf aspettò quattro match di campionato prima di spedirlo in campo da titolare in un campionato in cui ha poi collezionato 29 presenze totali (25 dall'inizio). Ma secondo Veh gli impegni estivi con gli USA stanno minando la carriera di Chandler, che anche l'anno prossimo sarà impegnato nella post season con la Nazionale a stelle e strisce che parteciperà alla Copa America Centenario. "Capisco che voglia giocare con gli USA, ma così non aiuta né me né l'Eintracht", ha spiegato Veh alla Bild. "Deve domandarsi cosa voglia veramente", ha aggiunto con tono anche minaccioso. Ma Chandler non ci pensa per niente a mollare. "Se il CT [Jurgen Klinsmann] mi includerà nella rosa, voglio assolutamente esserci", ha dichiarato Chandler alla stampa. Tornato dalla CONCACAF Gold Cup, Chandler ha passato una settimana a Norimberga. "Non è stata proprio una vacanza, perché il calcio ce l'ho sempre in testa", ha spiegato alla Frankfurter Rundschau. "Fisicamente non ho perso molto, non devo iniziare da zero. Sarò pronto per l'avvio della Bundesliga la prossima settimana". Sul dover aspettare preannunciato da Veh: "Posso capirlo. I miei compagni si sono allenati per sei settimane. Ma quando l'allenatore avrà bisogno di me, ci sarò". Si attende a questo punto la posizione di Jurgen Klinsmann, che certamente non avrà apprezzato.

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Per Jurgen Klinsmann la Gold Cup 2015 era la priorità, ma gli USA sono andati malissimo La Gold Cup 2015 verrà ricordata come un vero e proprio fallimento per la Nazionale USA. Reduci da un Mondiale da cui è stata eliminata solo ai supplementari dal Belgio, gli Stati Uniti hanno invece messo in campo nel torneo continentale una serie di prove nettamente al di sotto delle possibilità del gruppo di giocatori a disposizione del CT tedesco. LEGGI: Gold Cup, USA eliminati dalla Giamaica Le recenti vittorie su Germania, Olanda e Messico avevano lasciato sperare in una crescita post Mondiale, dimostrandosi invece di aver unicamente nascosto una serie di problemi che gli USA si sono portati dietro nei 12 mesi post Mondiali. Un periodo fatto di ben 13 amichevoli, durante il quale gli uomini di Klinsmann poche volte hanno fatto vedere buone cose, a parte i flash europei e in Messico, sino alla meritata eliminazione in semifinale di Gold Cup contro la Giamaica, rafforzata dalla partecipazione alla Copa America. Nel torneo CONCACAF la Nazionale USA è apparsa assolutamente non pronta, iniziando ogni partita fin troppo lentamente (Cuba a parte, ma non fa testo), e di questo Klinsmann delle colpe le ha di certo, anche se difficilmente lo si sentirà fare autocritica. Autocritica che invece sarebbe utile anche per togliere un po' di pressioni dalle spalle dei giocatori. La "Pantegana" aveva dichiarato che il suo primo ciclo Mondiali avrebbe messo giù le fondamenta del suo programma, mentre in questo secondo avrebbe costruito. Oggi, più di un anno nel secondo ciclo, qualche dubbio invece inizia a sorgere, specie per alcune scelte del CT. DIFESA SBAGLIATA. A parte la porta, copertissima con Brad Guzan (Aston Villa) e il rientrante Tim Howard (Everton), la difesa è il problema. Klinsmann aveva chiarito prima del torneo che la coppia centrale in difesa sarebbe stata composta dal "tedesco" John Brooks e dal "messicano" Ventura Alvarado. Perché? Alvarado ha alle spalle un totale di 1.317 minuti nella Liga MX. Dopo aver esordito a marzo con gli USA, è stato spesso scostante nel rendimento, a parte la vittoria di aprile in Messico,  casa sua. Giocatore con potenziale, ma forse il suo lancio nel ruolo da titolare è stato troppo veloce, e la ragione non è affatto chiara. Il suo compagno Brooks, reduce da una Bundesliga con qualche ottima prova con la maglia dell'Hertha Berlino, anche lui in Nazionale è apparso spesso incerto, spaventando compagni e tifosi nei match ad esempio contro Danimarca, Olanda e Svizzera. Inoltre Brooks aveva alle spalle un solo match ufficiale da titolare, negli scorsi Mondiali, in cui era anche andato in gol. Alvarado non ne aveva nessuno, e anche a livello di club poca roba. Una coppia decisamente inesperta e probabilmente non del livello adeguato. Una scommessa persa per JK. A questo punto rimane l'interrogativo del perché Klinsmann proprio non creda nei centrali di casa, gli esperti Matt Besler (Sporting KC) e Omar Gonzalez (LA Galaxy), che bene avevano fatto ai Mondiali e in passato in CONCACAF, o anche Tim Ream del Bolton. CENTROCAMPO STANCO. A centrocampo il problema è stato un Kyle Beckerman apparso a 33 anni in netto calo. Da oltre un decennio leale guerriero al servizio dei CT USA, in Gold Cup si è trovato spesso in difficoltà contro avversari più giovani e veloci. A questo punto Klnsmann deve trovare un sostituto all'altezza, più atletico: Danny Williams o Perry Kitchen del DC United sono due dei nomi in cima alla lista. Per fortuna Michael Bradley continua a reggere a grandi livelli, mentre si spera che Jermaine Jones possa riprendersi dall'infortunio, anche se l'età non lo aiuterà di certo. ATTACCO ANEMICO. A parte i sei gol contro la povera Cuba, l'attacco americano si appoggiato totalmente sulle spalle di Clint Dempsey. Punto. L'attaccante dei Seattle Sounders ha segnato tutte le reti della squadra, a parte quella di Michael Bradley contro Panama, peraltro proprio su assist di Dempsey. Notevole la delusione per le prestazioni del centravanti Jozy Altidore, fuori forma e rispedito a Toronto prima del tempo. Meglio è andato l'avanti dell'AZ Alkmaar Aron Johannsson, che ha messo in mostra qualche flash, ma che non è riuscito ad infilare le reti necessarie nei momenti cruciali. Il problema è che Dempsey ha già 32 anni, e che in Russia ne avrà 35, con i due dietro che al momento non sembrano in grado di sostituirlo al meglio (si spera più in Johannsson che in Altidore ormai, troppo spesso deludente), e alle loro spalle a parte il 19enne Rubio Rubin dell'Utrecht sembra esserci poco altro.   POCO GIOCO. Nel fallimento complessivo è finito inevitabilmente anche il gioco. Mancano le ali. In Gold Cup Klinsmann ha cercato di supplire con Alejandro Bedoya (che gioca in mezzo al Nantes), Gyasi Zardes (attaccante nei LA Galaxy) e DeAndre Yedlin (terzino destro al Tottenham). Non sorprende che il risultato non sia stato un granché. Si spera nel rientro di Graham Zusi dello Sporting KC, ad oggi - almeno dal punto di vista tecnico-tattico - unico possibile erede di Landon Donovan. Rimane un mistero poi l'insistere sul terzino del Norimberga, Timothy Chandler. Fuori con la Giamaica per infortunio, è ancora lui il titolare a destra. Giocatore ormai esperto con 124 match in Bundesliga sulle spalle, in Nazionale non ha mai convinto pienamente, mentre gente quale Eric Lichaj (Nottingham Forest) non viene nemmeno messa alla prova. Ma ciò che preoccupa più in generale è l'assoluta mancanza di progressi dal Mondiale, sotto tutti gli aspetti, considerando che JK è anche direttore tecnico e pure le giovanili dei problemi li hanno messi in evidenza. IL FUTURO E' ADESSO. Klinsmann certamente non si muove dalla panchina, come confermato ufficialmente - e senza alcun dubbio - da parte del presidente della USSF, Sunil Gulati. La figura di JK è centrale ormai nella struttura del calcio americano. Del resto Gulati lo avrebbe voluto già nel 2006 (e forse anche prima), e in lui crede tantissimo per lanciare la Nazionale USA nell'empireo del calcio mondiale. Ad ottobre però arriverà un momento cruciale per Klinsmann e gli USA, che ad ottobre affronteranno il Messico vincitore della Gold Cup per conquistare il posto CONCACAF nella 2017 Confederations Cup in Russia; nello stesso mese l'U23 parteciperà alle Qualificazioni per le Olimpiadi di Rio 2016, dopo aver saltato Londra 2012. Dovessero portare a casa il risultato, allora la Giamaica sarà solo un brutto ricordo. Ma avendo considerato priorità top queste due competizioni, per Klinsmann la vera valutazione arriverà su queste. Un fallimento sarebbe pesante anche in ottica Mondiali, avendo molte meno possibilità di misurarsi al top nei prossimi anni, visto anche che la Copa America Centenario sembra ancora a rischio.

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