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Il Verona punta Bradley. Sogliano: "Ci interessa, ma acquistarlo sarà difficile"
Scritto il 2013-06-01 da Amerindo Gazzini su Calciomercato
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La dirigenza dell'Hellas Verona dovrà fare i conti coi parametri economici del club per portare avanti il mercato. E l'americano della AS Roma Michael Bradley sembra inarrivabile, ma il corteggiamento continua...

Un'assenza durata un'eternità, quella del Verona, nell'elìte della massima Serie. Per 11 lunghissimi anni gli scaligeri sono mancati dai maggiori palcoscenici calcistici nostrani. L'obiettivo per la prossima stagione è, va da sè, la permanenza in A. Per farlo, la società mira a pochi target, ma di indubbia qualità. Un nome su tutti, quello di Michael Bradley.

Il nazionale statunitense è attualmente in forza alla Roma e gli spiragli per una prossima cessione sembrano essere davvero esigui. Tuttavia, ai piani alti dell'Hellas, stanno escogitando una soluzione per portare alla corte di Mandorlini il centrocampista ex-Chievo. Magari anche considerando la soluzione del trasferimento in prestito.

Il direttore sportivo del club neo-promosso Sean Sogliano non fa fatica ad esternare l'apprezzamento per il classe '87, quando è chiamato a rispondere al portale veronese 'Tggialloblu.it': "Bradley è un profilo che ci interessa, ma sarà difficile riuscire ad acquistarlo". Certo è che la frase, di per sè, non risulta granchè incoraggiante; ma il mercato, lo si sa, è strano e, magari, questa è solo una dichiarazione di circostanza per abbassare le pretese economiche del club della Capitale.

La prima è andata. Si apre come meglio non poteva per gli Stati Uniti l'esperienza nella Coppa del Mondo 2014. Nel pomeriggio, la Germania travolge il Portogallo mentre nella partita in notturna, ora italiana, gli USA sconfiggono lo spauracchio Ghana per 2-1, ponendosi alle spalle dei tedeschi nel proprio gruppo mondiale. Non è comunque stata una partita agevole per gli uomini di Jurgen Klinsmann e non poteva essere altrimenti. (Michele Tossani) La tensione dell'esordio, le polemiche che hanno accompagnato lo USMNT in Brasile, riguardo l'esclusione di Landon Donovan, l'avversario di tutto rispetto... eppure alla fine gli Yankee sono usciti con tre preziosissimi punti dalla partita inaugurale della loro avventura in Brasile. Come ampiamente previsto alla vigilia, Klinsmann è rimasto fedele al centrocampo a rombo sperimentato durante le ultime amichevoli in preparazione al torneo. Kyle Beckerman è stato schierato alla Andrea Pirlo, davanti alla difesa, affiancato dagli interni Jermaine Jones a sinistra e Alejandro Bedoya a destra. Michael Bradley, ancora una volta, è stato posizionato come 'falso dieci', alle spalle degli attaccanti Jozy Altidore e Clint Dempsey. In quella posizione, non nuova per Bradley, dato che è quasi la stessa nella quale viene impiegato abitualmente dai Toronto FC, l'ex romanista ha sfoderato un'altra buona prestazione. La stampa americana ha criticato la prestazione del centrocampista americano, contestandone soprattutto la scarsa precisione nella gestione offensiva del pallone. In realtà, Bradley è vittima di un equivoco tattico. Come recuperatore di palloni, posizionato nella posizione di No. 10, il compito èprimario di Bradley è quello di inserirsi in zona tiro in fase offensiva e di contrastare sul nascere l'azione avversaria qualora gli Americani decidano di giocare un pressing ultra- offensivo. Il suo ruolo è quindi quello di guastatore, simile a quello svolto egregiamente per anni da Simone Perrotta nella Roma di Luciano Spalletti. Per questo definiamo Bradley un 'falso dieci'. Se si pretendono da Bradley le giocate illuminati ed i passaggi filtranti tipici di una mezza punta classica, allora si è sbagliato giocatore e molto meglio sarebbe inserire Brad Davis o Mix Diskerud in quel ruolo. Mqa il valore di Bradley è dato dal fatto che, diversamente da quello che può offrire un No. 10 tradizionale, lui può tornare indietro per posizionarsi al fianco dell'altro centrocampista centrale, trasformando il 4-3-1-2 americano in un compatto 4-4-1-1 in fase difensiva. Questo è quello che è accaduto contro il Ghana, dove Bradley ha svolto con efficacia il lavoro difensivo, andandosi a posizionare al fianco di Beckerman nei ripiegamenti difensivi, con gli interni Jones and Bedoya che si allargavano sugli esterni per tamponare gli africani. Proprio gli esterni sono invece risultati un punto debole della nazionale americana. Sia DaMarcus Beasley che Fabian Johnson, i due terzini, sono stati infatti spesso superati dai diretti avversari. Fortuna per gli USA che i Ghanesi si sono limitati a produrre dei cross una voltvinti i duelli in fascia, con il risultato di favorire i centrali Matt Besler e Geoff Cameron. Specialmente Beasley ha sofferto sulla sua fascia di competenza, dove spesso è mancato l'aiuto di Jones, almeno nel primo tempo. Nella ripresa invece, complice anche un calo del suo diretto avversario, Christian Atsu, gli aiuti di Jones sono stati migliori e la pericolosità del Ghana si è ridotta da quella parte. In sofferenza è invece rimasto Johnson. Nonostante la vittoria, restano comunque delle preoccupazioni, soprattutto di natura fisica. Il duro training camp cui Klinsmann ha sottoposto i suoi in preparazione al Mondiale ha già prodotto alcuni effetti: non soltanto la squadra è vistosamente calata nel secondo tempo, cosa che non dovrà ripetersi contro i più quotati, sulla carta, i portoghesi, ma ci sono stati tutta una serie di problemi muscolari che, via via, hanno afflitto prima Altidore, poi Besler, infine Cameron. Klinsmann dovrà cercare di recuperarli prima della prossima gara. La situazione più difficile appare quella di Altidore: fra l'altro, il suo precoce infortunio ha impedito a Klinsmann di inserire un centorcampista in più a partita in corso al posto del giocatore del Sunderland, forzando invece il tecnico tedesco ad immmettere immediatamente un'altra punta in Aron Johannsson, la cui prova è stata opaca. Se Besler non dovesse recuperare, è probabile che Klinsmann si affidi ancora a John Brooks, il match winner contro il Ghana. Tuttavia anche qui ci sono delle perplessità, visto che Brooks è andato spesso in difficoltà, risollevando la sua prestazione con il goal vittoria. Altra opzione sarebbe Omar Gonzalez. Ma il fatto che, al momento della sotituzione di Besler, Klinsmann abbia optato per l'ultimo arrivato Brooks non fa pendere la bilancia dalla parte del difensore dei Los Angeles Galaxy.

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La conferenza stampa di presentazione di Jermain Defoe e Michael Bradley è stata un avvenimento per la città di Toronto, con i due giocatori immortalati in gardne sulla prima pagina del giornale cittadino, il Toronto Star. Un affare enorme, è stato definito da tifosi e media. E sia Bradley che Defoe non hanno potuto che confermare. Entrambi avevano l'opportunità di rimanere in Europa, ma hanno ammesso di non aver potuto rifiutare l'opportunità di far parte di un qualcosa percepito co,e “molto speciale, qualcosa di unico e diverso”, come Bradley ha definito il progetto portato avanti dal CEO del Toronto FC Tim Leiweke (colui che portò David Beckham a LA), dal general manager Tim Bezbatchenko e dall'allenatore il neozelandese Ryan Nelsen. “Da giocatore vuoi far parte di qualcosa così, in un posto dove le persone condividono la tua ambizione, i tuoi obiettivi e la tua voglia”, ha dichiarato Bradley, il cui ingaggio è stato annunciato giovedì scorso. “Mi ci sono voluti due secondi per capire che stavo arrivando in un posto dove sarei stato circondato da persone con quella motivazione e impegno”. E' stata un decisione non facile lasciarsi la AS Roma dietro, ha ammesso Bradley, Stesso sentimento per Defoe, nativo di Londra, nel lasciare il Tottenham, dove ha speso gran parte della sua carriera. “Non è stato facile [cambiare club] a causa del rapporto che ho col Tottenham,” ha detto il 31enne attaccante. "Avevo ancora un anno di contratto, ma Leiweke mi ha detto 'Voglio che tu sia parte di qualcosa di speciale’. E quando qualcuno ti dice qualcosa del genere, è difficile rifiutare. E normale voler arrivare a fine carriera e poter dire ‘Sono andato in questo club e ho fatto la differenza, ho aiutato il club a fare qualcosa di speciale, qualcosa mai successo prima. L'ambizione di Leiweke è molto simile alla mia. Sono un vincente e per me è sempre stato così". Inevitabile per Bradley la domanda relativ alle perplessità di molti tifosi americani sul suo passaggio dalla AS Roma ad un TFC con una storia disastrosa. Per rispondere Bradley ha fatto un parallelo con un altro trasferimento che qualche anno fa fece molto rumore. “La vita non segue sempre un copione. E' il progetto speciale che mi ha attirato. Quando ero sull'aereo ho pensato  quando uno Yaya Touré ha lasciato il Barcellona per andare al Manchester City [all'epoca non ancora quello di oggi, Ndr], con molta gente pronta a chiedersi 'Ma che sta facendo?', 'Sta lasciando la miglior squadra del mondo per per un Man City che all'epoca non vinceva da anni”. Il TFC invece non ha mai vinto, e arriva da un'altra pessima stagione, chiusa senza qualificazione ai playoff, per il settimo anno consecutivo. Sia Defoe che Bradley conoscono bene la situazione, ma puntano sul potenziale di una città (la quarta per popolazione in Nordamerica dietro Città del Messico, LA, e NY) e un club che ha tutto per arrivare allo stesso lievllo dei LA Galaxy. Ed entrambi puntano a cambiare la storia del TFC, uno dei club più ambiziosi della MLS, ma allo stesso tempo tra i peggiori in assoluto per risultati. Bradley ha chiuso parlando della Nazionale USA. “Ho sentito Jurgen alla fine della scorsa settimana: Abbiamo avuto sempre una rapporto onesto. Quando stavo per chiudere volevo sentire la sua opinione. Lui vuole ragazzi in situazioni in cui possano sfidare sé stessi e in ruoli di leadership. Ed è esattamente quello che troverò a Toronto". L'ex centrocampista della AS Roma raggiungerà probabilmente la Nazionale USA in ritiro nei prossimi giorni in vista dell'amichevole con la Corea del Sud dell'1 febbraio. Il GM Tim Bezbatchenko, considerato l'astro nascente tra i manager MLS, ha sottolineato l'opportunità per Bradley e Defoe. “Non è stata tanto una questione di comprare o vendere, ma in primo piano c'è la collaborazione su un progetto che punta a cambiare la storia dello sport in Nordamerica. Ci piacciono le sfide e la pressione, e ora tutto è sulle nostre spalle. Michael ci ha detto una cosa interessante, 'Sto tornando con una gran voglia di rivalsa'. Nella sua testa c'è la volontà di provare ancora tanto e diventare uno dei più grandi calciatori della storia del calcio USA. E lo può fare a Toronto".  

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Un doppio colpo giallorosso in due giorni: arriva alla Roma il belga/indonesiano Radja Nainggolan e saluta l'americano Michael Bradley. Pagamento differito per il primo, incasso immediato per il secondo, l cui cessione è stata annunciata ufficialmente ieri sera tardi dopo il match di Coppa Italia vinto contro la Sampdoria. La Roma è attiva e in attivo. Michael Bradley saluta tra il dispiacere di tanti, a cominciare dal presidente James Pallotta e l'allenatore Rudi Garcia, che hanno apprezzato il calciatore, il professionista, e perfino “l’attore”, visto il riuscito spot pubblicitario insieme con Francesco Totti, quello del bluetooth.Va via lasciando una serie di prestazioni buone e soprattutto il gol a Udine, che ha dato tre punti pesanti alla Roma. Detto questo, applausi per l’avvio scoppiettante di questo mercato invernale, con l’arrivo di Radja Nainggolan e la partenza “costosa” di Bradley, quest’ultimo pagato 3,5 (compresa la metà di Stojan) e venduto a dieci milioni di dollari (meno di otto milioni) più bonus (amichevoli comprese) alla Major League Soccer, anche se in realtà la spesa verrà sostenuta dalla Maple Leafs Entertainment proprietaria del TFC. Un onesto gregario del centrocampo - scrive Il Tempo -  comprato 18 mesi fa dal Chievo per 3,25 milioni più la metà di Stoian valutata 500mila euro, frutta una plusvalenza niente male, merito di Walter Sabatini, il direttore sportivo della Roma, protagonista indiscusso di questo avvio del mercato invernale Bradley quindi - nonostante i tntati inserimenti dell'ultimo momento di Psv, Schalke 04 e Wolfsburg - si trasferisce in Canada per vestire la maglia del Toronto FC allenato dal neozelandese Ryan Nelsen, che si affiderà a lui per raggiungere per la prima volta i playoff nel suo ottavo anno in MLS. Alla fine ci hanno guadagnato tutti: Michael si avvicina a casa a e si arricchirà  (per lui un contratto di 6 anni a tre milioni a stagione) , il Toronto ha un calciatore serio e il leader in campo che gli manca da anni, e la Roma qualche soldo in più in tasca. Il Canada sarà per Bradley il sesto paese negli ultimi sette anni: le esperienze precedenti, NY MetroStars, Heerenveen, Borussia Monchengladbach, Aston Villa (in prestito per sei mesi) e Chievo Verona, prima del passaggio alla AS Roma nell'estate 2012, dopo averla sfiorata l'anno precedente. Grazie Michael #Bradley per questa avventura passata insieme: good luck! pic.twitter.com/m0ltYkjPlc — A.S. Roma (@OfficialASRoma) January 9, 2014

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